EVANESCENCE

The Open Door

2006 - WindUp Records

A CURA DI
ANDREA AMATA
04/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Tra tutti i lavori degli Evanescence, The Open Door  lo definirei come il lavoro più relativo a ciò che sono gli Evanescence dal punto di vista musicale, lirico e filosofico. Con l'abbandono di Ben, il complesso sonoro di quest'album risulta molto più caldo del freddissimo "Fallen", nonostante siano stati utilizzati strumenti organici ed elettronici in egual misura rispetto l'album precedente. Questo sconvolgimento sonoro è il risultato dal fatto che ormai Amy Lee e Terry Balsamo (diventato il Lead Guitarrist della band subito dopo l'abbandono di Ben) hanno ereditato la percentuale compositiva di Ben rendendo Amy più libera nel processo di composizione e permesso a Terry di seguire meticolosamente Amy per l'intero processo musicale, indirizzando il suono della band su un piano molto più "Metal" rispetto a tutte le altre composizioni. Esattamente per questa nuova formazione compositiva, "The Open Door" si presenta (involontariamente) come un vero e proprio Concept ed in esso si collezionano le svariate sfaccettature della personalità della co-fondatrice, adesso, finalmente libera di poter esprimere il proprio più immacolato senso artistico. Come da Amy dichiarato in un intervista del 2004, la band avrebbe dovuto iniziare il periodo compositivo subito dopo il tour di "Fallen", il quale andò molto a rilento per vari motivi: l'abbandono dell'ex fondatore, alcuni componenti avevano altri progetti paralleli al progetto "Evanescence", la perdita del manager (in quel periodo Dannis Rider) e soprattutto perché Amy si impegnò nell'intento di "massimizzare il processo creativo" ponendosi come unico obiettivo spingere questo nuovo album ai limiti dell'originalità, proteggendolo ad ogni costo da ogni tentativo di semplicizzarne il suono, rischio che sarebbe potuto sopraggiungere se i due compositori si sarebbero lasciati influenzare dalle musicalità e dalle sonorità delle correnti musicali vigenti. 18 mesi dopo la perdita del manager, gli Evanescence iniziarono le registrazioni di questo tanto travagliato album presso i "Record Plant Studios" di Los Angeles (California), e venne quindi mixato e prodotto da Dave Fortman agli "Ocean Way Studios". Di questo album 13 canzoni vennero accreditate a Lee/Balsamo, mentre altre 4 vennero accreditate solo alla giovane Lee (infatti queste 4 vennero scritte, composte ed arrangiate unicamente da Amy) ed una sola a Lee/LeCompt. Il prodotto finale soddisfò molto Amy, la quale non nascose di esser stata molto gratificata dal lavoro fatto assieme a Balsamo, il quale l'ha spinta verso un "livello completamente nuovo di ispirazioni e possibilità". Se con i precedenti Ben e David ci si muoveva con cautela nell'intrecciare un organizzatissima tessitura dell'originalità attraverso una ricerca perfezionistica di elementi, con Terry l'originalità veniva concepita lasciandosi direzionare quasi sempre dall'intuito e dalla spontaneità. Nell'album possiamo ascoltare un suono composto da tematiche Metal, Rock, Trip-Hop, Classica-Orchestrale, Pop, Soul, Piano-Rock e Gothic: un puzzle di sonorità e stili mediati e filtrati da un atmosfera sicuramente romantica per dar vita ad un unico e singolo soggetto. Un esempio che calza a pennello è quello di un dipinto che, composto da vari punti e pennellate, di vari pigmenti che vengono applicati su una tela attraverso diverse tecniche, da vita ad un immagine dove il soggetto viene definito diventando così l'opera d'arte conclusa. L'album risulta facile all'ascolto per via di uno stile musicale composto ma non disomogeneo, presenta una quantità di argomenti molto validi ed esaustivi se riusciamo ad ascoltare l'intero album con il presupposto che questo album è un'autobiografia caratteriale e personale della cantante. Comprai l'album poco dopo la sua uscita e ad esso lego molti ricordi ed esperienze, quindi lo prendo dalla libreria con molta cura e lo inserisco nello stereo: neanche il tempo di risedermi dopo aver premuto il tasto Play e la band ti sussurra una frase che ti fa già comprendere come questa personalità "Evanescence" sia cambiata, maturata, pronta a darti delle conclusioni a delle domande che si è sempre posta. Il jewelcase si presenta esattamente come un libro: come front-cover abbiamo una fotografia in cui si può vedere Amy vestita con un abito che ricorda un po' una veste da notte ed un po' un abito vittoriano. Dandoci le spalle ma sbriciando dietro, varca la soglia di una porta che sembra indirizzarla verso un mondo magico, l'intera foto sfuma in quello che sembrerebbe un vinile o un mobile graffiato. In alto a destra il logo "Evanescence" circoscritto in uno scudo di rovi mentre la scritta "The Open Door" si confonde tra questi. Nella back-cover riusciamo a sbirciare meglio oltre la porta, e scoviamo il cielo porpora tanto menzionato nella storica traccia "Imaginary". La tracklist ha una font che ricorda molto la corrente artistica Art-Nuveau ed il colore oro, adottato per quasi tutte le scritte nel booklet, dona ancora un senso romantico alla presentazione dell'album ricordando un vecchio libro. Aprendo il jewelcase ci sembrerà di aprire un libro con illustrazioni in sile "china su pergamena", mentre il cd in blu ricorda una singolare mappa celeste, il booklet invece alterna pagine pergamenate con le lirycs delle canzoni a fotografie, mantenendo intatto questo concetto di "libro antico". Abbiamo già messo il cd nello stereo e la musica è già partita senza freni, quindi facciamo ripartire l'album e usando il booklet come un libretto d'opera, iniziamo a seguire "The Open Door".

Sweet Sacrifice

Sweet Sacrifice (Dolce Sacrificio) apre l'Album con una filosofia completamente nuova e rivoluzionaria per la band. Se dagli "Evanescence" precedenti ci saremo aspettati un pensiero del tipo "sono tutti impazziti, tutto ciò è sbagliato, mi infastidisce questa situazione", adesso troviamo un approccio molto diverso ai problemi già intravedibile dal primissimo vero: "è vero, noi tutti siamo un po' folli, e adesso è così chiaro che non mi sento più in catene". Quindi non ci troviamo più in un piano esterno al soggetto analizzato nel brano, ma troviamo un confronto sullo stesso piano mescolandoci ad esso ed analizzandolo molto da vicino dando una risposta ponderata al problema posto in analisi e includendo anche se stessi in questa. In generale questa traccia si presenta come una risposta all'intero album Fallen, rispondendo di tale punto ad ogni argomento trattato in esso, prendendo in mano la situazione e reagendo, in questo caso, lasciando una situazione che l'opprimeva affrontando le sue paure riuscendo a capovolgere il tutto. Questa volta è Amy che volge le spalle a colui che l'ha sempre trattata male, facendogli provare a sua volta le stesse pene dell'inferno per poi andare da lui e dirgli "asciuga le lacrime ed assapora il momento". Nel bridge si può notare che questo "lui" comprende tutto, adesso, pentendosi di come si è comportato e si chiede perché è stato così crudele con lei, mentre lei cinicamente gli fa comprendere che è ormai tardi per i pentimenti. Per l'intero brano si avverte come la voce sia sballottata tra gioia e rabbia, da qui il "Dolce Sacrificio", abbandonare la persona che si ama per rispetto della propria persona da questo poco rispettata e, una volta invertiti i ruoli, godere a pieno della vendetta consumata. Continua la voce di Amy a giocare con la sua versatilità tra note basse, aggressività e dolcezza, senza lasciarsi scappare qualche nota da soprano acchiappata con molta eleganza da un falsetto donando un che di folle all'intera atmosfera del brano. Il brano inizia direttamente con il primo verso sospirato sopra una chitarra elettrica molto ritmica, mentre entra aggressiva l'intera band per il resto del verso con un ritmo dalle sonorità molto Nu-Metal ed un suono di effettistica molto simile ad una batteria. Subito dopo un pre-ritornello ci fa comprendere che non abbiamo sbagliato album, sono proprio gli Evanescence con la loro inconfondibile campionatura di batteria, la loro malinconia ed un eccelso lavoro di voci di controcampo, per poi riproporre la ritmica utilizzata come introduzione ma questa volta accompagnato da un angelico falsetto della Lee che spiazza l'ascoltatore con qualcosa che non ci saremmo mai potuti aspettare da questa band. Poi il ritornello impazza, aggressivo, cattivo, sexy, quasi erotico, con delle chitarre ruggenti che ogni tanto si ammutoliscono e ripartono ed una voce calda, accattivante e libera di muoversi tra le note senza alcuna remore o paura alcuna. Questo ritornello si conclude con delle note nette di chitarra elettrica sopra un "Sacrifice" di Amy scandito da denti che si serrano in preda alla rabbia, poi silenzio. Amy ha cambiato le regole, adesso è lei che ha la situazione in pugno e "lui" rimane allibito da questo comportamento ed avvertiamo questa sua disarmante sorpresa con questo silenzio dove non si riesce a trovare niente da dire. Il secondo verso riappare più cattivo di prima, riadattando la stessa ritmica di chitarra ad una batteria più semplice dando però un ottimo effetto, quasi cinematografico, dove possiamo avvertire una marcia dai passi calcati. Un'altra cosa che ci salta all'orecchio è il basso: finalmente scorgiamo nell'insieme un quattro corde che riesce a farsi notare regalando più calore al verso, liberandosi da un ruolo che in precedenza lo obbligava a passare in secondo piano. Riprende il pre-ritornello e questa volta con una linea di basso più evidente ed accompagnato da una sessione di archi. Si riallaccia adesso il secondo ritornello caricato da un precedente passaggio ritmico  che rimette sotto gli spot light il falsetto di Amy, da questo elemento (come da molti altri già presenti in questa Opener) possiamo intuire come il ventaglio creativo degli Evanescence si sia ampliamente arricchito. Dopo un'altra sfuriata di Amy con il secondo ritornello ci troviamo in un bridge dove nella parte strumentale una chitarra che crea un tappeto semplice ad un gioco di archi, mentre una voce sussurrata e la voce di Amy si sovrappongono mettendo in contrasto la sua vecchia personalità (questa sospirata) con quella nuova (questa cantata). L'ultimo ritornello ci accompagna ad una fine aspra della traccia che si chiude con le ultime note, questa volta un po' più marcate, del ritornello.

Call Me When You're Sober

Ci allontaniamo da ciò che succede dentro la testa di Amy ed analizziamo la stessa situazione, ma nel piano materiale con Call Me When You're Sober (Chiamami quando sei Sobrio): abbiamo lasciato in totale solitudine questo ragazzo il quale sta pagando il prezzo per averci trattato male, trovatosi solo ed ammettendo i propri passi falsi crolla in una crisi di nervi e scoppia in lacrime. Qui ci troviamo esattamente in mezzo ad un senso di tenerezza ed un senso di rabbia, e non ci facciamo scappare l'occasione di rinfacciare con dolce schiettezza che questa situazione è stata una ovvia reazione ad un rapporto ormai logorante. Questa ragazza si è sempre trovata a dover accudire questo ragazzo, il quale necessita di continue attenzioni e che, per amore, ci si affiancava sempre risolvendo ogni suo problema. Aver ristrutturato una personalità suppurata da un ristagno di problemi è stata una gran fatica, peccato che lo sforzo non è stato ben che minimamente riconosciuto, almeno, non dopo che questa relazione sia andata a mal fine. Amy rivede e riposiziona le sue priorità e adesso decide di mollare tutto e che è "troppo tardi" per i pentimenti. "Non piangermi se mi hai amato, hai voluto avermi con te e se mi vuoi ancora vieni a cercarmi": si, Amy dà una seconda possibilità, ma questa volta non sarà più lei ad adattarsi, quindi se ne va via "svigorita, imbarazzata ed esausta da questo gioco" dove chi ha dettato le regole "adesso fa la vittima". "Call Me When You're Sober" è stato il primo brano che Amy compose per il suo ex-ragazzo Shaun Morgan (cantante degli Seether) il quale diventava facilmente molesto per via del suo vizio alcolico. Il brano inizia con l'essenziale (accordi di pianoforte e voce), arrivando direttamente al nocciolo della faccenda, senza ulteriori giri di parole, con una voce ormai usurata dalla paternale precedente ma guarnita da un senso di liberazione. Questo primo ritornello di introduzione si chiude in un meraviglioso gioco di voci ed un leggero crescendo di archi, per poi tuonare nel riff di apertura. Questo riff, accompagnato da una strumentazione semplice, risulta molto accattivante nonostante la sua semplicità. Il primo verso entra riprendendo in parte (poi totalmente) il riff di apertura dove risalta, nuovamente, il basso che accostato alla cedevole voce di Amy dona calore e corposità al brano. Le parole vengono chiaramente scandite regalando una traccia vocale d'approccio più intimo dei brani che ascoltiamo con i lavori precedenti, dando come la sensazione di avere la cantante figurativamente di fronte a noi stessi. Dopo il verso, il ritornello si riespone con l'intera band, la quale è focalizzata più sulla scelta degli accordi che sulla tecnica o sul ritmo, e la voce di Amy sembra quindi rilassarsi. Finisce il ritornello ed Amy si cimenta in un piccolo passaggio di pianoforte dalla scelta di sonorità prettamente classiche, dopo di che il verso ritorna con il suo riff accattivante, mentre Amy abbandona la tenerezza del ritornello per premere sull'aggressività dei testi del verso. Ricomincia il ritornello, dopo il verso, e sembra già di conoscerla quasi canticchiandola fino a quando non arriviamo alla fine dove Amy ripropone il gioco di voci dell'introduzione mentre ci delizia con un delicatissimo passaggio di pianoforte, fino a quando non sfociamo nella prima parte del verso. Qui fanno breccia un organo ed un loop batteria campionata, e qui andiamo ad ascoltare un altro tratto distintivo "Evanescence" che non è mai stato sacrificato mantenendo limpida la loro originalità. Amy adotta un tono molto più rilassato, mentre delle voci di controcampo scaldano l'atmosfera. Giunge di soppiatto la seconda parte del bridge dopo un rinforzo da parte dei violoncelli nella prima parte del bridge e smorzati da un piccolo stacco, così la seconda parte del bridge entra molto più autorevole con Amy che in preda all'ira scarica tutta la tensione accumulata sopra la povera vittima. Ci si gira attorno al concetto base allontanandosi dalle melodie base del brano per poi ritornare al ritornello, perché in fondo il messaggio globale del brano viene circoscritto tutto li dentro. Il brano si chiude con un accordo in sospeso che viene chiuso con un altro accordo ma solo di pianoforte e la voce di Amy che si addolcisce prima di un ghigno di soddisfazione.

Weight of the World

Dopo qualche secondo di rilassante silenzio ecco che entra di soppiatto Weight of the World (Il peso del Mondo) con un riff di chitarre aggressivo dalla sonorità particolarmente grave e calda, un "Metal" che in fondo non ci saremo mai potuti aspettare da un precedente stile degli "Evanescence". Una chitarra solista riprende qualche ottava più sopra la melodia dettata dalle chitarre gravi, poi si giunge al primo verso trasformandosi completamente. Un loop di batteria campionata ed un carillon si alternano con l'intera band riprende l'aggressività dell'introduzione mentre Amy, colma di frustrazione, bisbiglia al megafono prendendo  note davvero molto gravi. La voce si pulisce da ogni effetto verso la fine del verso, mentre delle voci di controcampo ci accompagnano ad un etereo pre-ritornello dove un basso, un organo ed una batteria campionata preparano l'assetto d'attacco per il primo ritornello. Questo ritornello l'ho sempre trovato molto geniale dal punto di vista metrico, dove la voce prende la nota della misura successiva qualche misura prima il suo effettivo inizio creando così un perfetto Enjambement il quale conferisce una distensione delle note dando un senso di comfort nell'emissione di queste, descrivendo così perfettamente la sensazione liberatoria di un'altra faccenda in sospeso risolta. Il primo ritornello si chiude con piccolo riff confinante con le sonorità del Thrash e del Nu-Metal di passaggio per poi ritornare al verso. Qui si ordinano tutte le carte appena messe in gioco: le tonalità gravi della Lee, il carillon con la batteria campionata e i riff indiscutibilmente Metal, questa volta riscaldate da una sessione di archi i quali non prendono determinate note, né seguono una determinata melodia, ma danno il giusto riempimento atmosferico alla traccia. Gli archi invece si fanno più interessanti nel pre-ritornello, tra pizzicati accennati e virtuose decorazioni per poi levarsi più acuti nel ritornello. Il ritornello ritorna, quindi, con una sonorità leggermente più romantica, per via degli archi per chiudersi con il medesimo riff di chiusura del ritornello precedente anche se questa volta sempre persistere accompagnandoci verso il bridge. Qui succede una cosa spettacolare, da brivido, Amy si improvvisa Soprano leggero e con il suo falsetto raggiunge delle note spaventosamente alte che giocano con una chitarra elettrica urlante donando un cuore colmo di genio e follia a questa traccia dove, come protagonista assoluta, Amy è riuscita a prendere in un unico brano la nota più bassa e la nota più alta del suo intero range vocale, dando la più totale e completa dimostrazione delle sue capacità canore. Rimasti sbigottiti da tale bravura (che, fidatevi, non viene a mancare nel live) riprendiamo fiato con un ritornello, questa volta ripresentato in chiave acustica. Ancora increduli di ciò che abbiamo appena sentito, riadattiamo l'orecchio all'ascolto con questo piccolo spazio rilassante che viene reso ancor più incalzante da una batteria campionata e chiuso allacciandosi ad un ultimo ritornello. In quest'ultimo troviamo tutti gli elementi dei ritornelli precedenti, eccetto una chitarra che si cimenta in un assolo che accompagna Amy nella conclusione del brano, conclusione che con un interruzione brusca da spazio ad una chiusura flebile dove Amy si trova sola con l'ascoltatore in tono assolutamente confidenziale. Il brano è totalmente indirizzato ai fanatici della band, gli ascoltatori incalliti, i seguaci, che sfruttano e spremono fino al midollo ciò che gli Evanescence rappresentano fino a quasi dettare legge sul loro destino pretendendo di organizzarne il futuro a seconda delle loro esigenze. Amy è sempre stata vista come la ragazza tormentata, triste, introversa e misteriosa, quasi allacciandone una figura da Gothic Lolita o da ragazza Alternative, quasi per utilizzarla simbolo di rappresentazione figurativa di una corrente sociale ai tempi molto presente. Amy avverte tutto questo peso che gli è stato conferito dai fan, infatti con questo brano approfitta di questo legame per parlare direttamente a loro e fargli capire chi è lei davvero. Infatti già dal primo verso possiamo ascoltare "non aggrappatevi a me, vi garantisco che non vi guarirò. Sono ancora nell'ombra, riuscite voi a guarire me?" , come Amy ribalta la situazione facendo capire ai fan che è deleterio trovare una risposta in una persona che a sua volta cerca ancora le medesime risposte. Smette poi di essere vaga e decide di essere diretta nel ritornello chiedendo ai fan di "lasciarla continuare per la sua strada se veramente l'amano" , perché consapevole che verrà trattenuta dentro una personalità ormai non più sua riaffermando che ormai "lei (rivolta ad una vecchia Amy) non c'entra più niente con lei". Prosegue con parole più pesanti la traccia, dove Amy intuisce che tutte le sue parole spese attraverso gli Evanescence siano "andate perse, inascoltate" comprendendo allora che i suoi ascoltatori, in verità non credono in ciò che gli Evanescence vogliono veramente trasmettere ma che si sono semplicemente limitati nel crogiolarsi della fama del loro precedente album "Fallen", risultato capostipite della corrente musicale di quel preciso periodo, causando un ascolto mirato a ciò che gli Evanescence rappresentavano in rapporto dalla scena musicale, e non al messaggio e al core che erano intenzionati a manifestare. Tutto questo porta ad una frase conclusiva: "salvi nell'oscurità, come potreste mai vedere?", riferendosi quindi a tutte quelle persone che utilizzavano uno stato d'animo depressivo, triste o rabbioso (alcuni di questi manifestati dai precedenti lavori della band) per bearsi nella loro posizione culturale e sociale autocertificandosi un etichetta di riconoscimento quale "Alternative". Quindi Amy si chiede se gli Evanescence debbano il loro successo per via della loro arte o per via del loro involontario adattamento alla scena musicale di quel preciso periodo che li ha portati ad uno sbalorditivo successo commerciale. Come possiamo notare, in questa traccia possiamo trovare una musicalità legata ad alcuni canoni riconoscitivi della tipica arte degli Evanescence, includendo altri elementi che discostano questa band al di fuori di altri canoni precedentemente adottati, rivalutando quindi il loro concetto di originalità che gioca come risposta a quel tipo di successo che gli Evanescence non più vogliono, prendendosela con quel determinato tipo di fan che distruggono la vera figura della band dando importanza solo e unicamente a quei punti di collegamento che si sono creati tra il suono della band e il suono della corrente musicale commerciale.

Lithium

 Abbiamo visto come Amy ha affrontato disparate situazioni, percepito pesanti emozioni e risolto in sbrogliabili problemi, sia con i lavori precedenti che con questi ultimi tre brani ascoltati, ma con Lithium (Litio) Amy ci fa un resoconto di ciò che è successo e del suo rapporto con le sue emozioni. Il Litio è un farmaco che viene utilizzato nel trattamento del disturbo della bipolarità, probabilmente consigliato ad Amy da qualcuno ( dal suo ex-ragazzo) per via di questo disturbo che disturbava la povera ragazza. Il brano presenta nei testi un'alternanza di felicità, tristezza, rabbia e rassegnazione, alternanza tipica del disturbo bipolare. Questa terapia viene rifiutata, ed Amy si lascia trasportare da quest'alternanza di emozioni contrastanti tra loro e trovano tutte un unico core genetico quale il peso accumulato per tutto questo tempo dalla povera Lee. Nel ritornello viene descritto il Litio come un elemento che allontanerebbe l'autrice dal proprio essere in quanto "se" e appunto per questo lo si respinge "non volendo rinchiudersi dentro se, non volendo dimenticare cosa si prova senza (il Litio), rimanendo innamorata del suo lato tormentato", ma allo stesso tempo prega perché non vuole continuare a stare male. Rispunta, lui, questo amore passato che ormai non prova più niente per lei, mentre ella è triste perché percepisce questo astio che si è sempre nascosto dietro una bottiglia di liquore. Tutto ciò che vuole è non vuole più essere atterrata da questo senso opprimente di tristezza che "atterra la sua volontà ancor prima che questa voli". Confusa e frastornata  da tutte queste emozioni, si ritrova sola ed abbandonata e prova a chiedere scusa al suo ex, riproponendo di rimettersi assieme pur consapevole che tornerà a nascondersi nella sua ombra chiedendogli addirittura se tutti questi problemi, invece, abbiano avuto origine da lei. Il brano ha i testi molto disordinati, caotici e ambigui, come se raccattassimo pagine di vecchi diari e li unissimo tra loro. Anche se i testi possono sembrare di per se incompleti e poco smussati, risultano molto musicali applicati nel complesso che riordina in metrica il concetto base di tutta la traccia, ovvero un disturbo della psiche. Il brano inizia con il ritornello suonato al pianoforte, accompagnato dagli archi e cantato da Amy rappresentando nel nostro immaginario questa ragazza che si presenta a noi disarmata, fragile, condividendo con noi una componente importante della sua intimità. La dolcezza la fa da padrone in questo romantico mix di strumenti che, verso la fine, viene smorzato da un sospiro e dall'entrata di tutti gli strumenti che troncano l'atmosfera con una nota grave, vibrante, dandoti quasi uno scossone facendoti vivere le stesse emozioni di una personalità bipolare: la cullante voce della dolcezza e poi il sussulto della paura e dell'ansia. Gli archi regalano un senso di gelo, quasi burrascoso, con le loro note alte per poi accompagnarti a passo incerto vero il verso. Qui ritroviamo una scelta di strumenti già utilizzata dagli Evanescence, facendoci riallacciare ad alcuni suoi elementi passati: chitarra acustica e pianoforte (accompagnati da basso e batteria). La traccia vocale si presenta prima docile, poi diventa triste e rabbiosa per poi ritornare calma, ottimo tentativo di rappresentare musicalmente il bipolarismo. Il ritornello, questa volta con tutti gli strumenti, diventa una vera e propria lagna (sia dal punto di vista vocale che strumentale), un pianto di autocommiserazione mista ad un cedimento nei confronti di quest'incontrollabile situazione. Da questa trappola deprimente Amy rinsavisce e trova lo sprint per risollevarsi alzando i toni mentre gli strumenti mantengono la piattezza e gli archi soffiano una brezza  che travolge le interiora della cantante. Questa volta troviamo uno scombussolamento dal punto di vista metrico, il bridge è stato posizionato subito dopo il primo ritornello e prima del secondo verso, questo permette a dare una rappresentazione più vivida della rassegnazione portandoti da un bridge dove ci ribelliamo a questo senso di angoscia, ad un verso dalle sonorità rilassate e, di nuovo, rassegnate. Torniamo quindi a quest'alternanza di emozioni contrastanti (dolcezza , tristezza e rabbia), sempre accompagnati dalla chitarra acustica e dal piano che trovano un ulteriore riempimento con gli archi, per poi riaffrontare il ritornello con una traccia vocale molto diversa dalle precedenti. Le note scelte per l'ultimo ritornello sono più alte rispetto a quelle dei ritornello precedenti, come se Amy volesse una volta per tutte concludere quest'argomento e non volerlo riaffrontare mai più dando quindi il massimo di se e porre finalmente fine a questa traccia.

Cloud Nine

Una volta usciti fuori da questo impeto emotivo del bipolarismo, ci troviamo a mettere in discussione la maggior parte dei nostri valori (una volta messi giù i pezzi del puzzle, vanno riordinati) con Cloud Nine (Al Settimo Cielo). In questo brano si nota il più crudo disinteresse di come tutti gli avvenimenti più recenti della propria vita abbiano emotivamente influenzato la nostra giovane Amy, che prende in mano la situazione e volta per sempre pagina abbandonando quei brutti capitoli della propria vita che ormai non più la tangono. Esposti nei testi in maniera un tantino confusa, ma perfettamente adattati alla musicalità del brano, troviamo vari concetti, tra i quali il totale disinteresse nei confronti di una persona dalla quale ci si è allontanati (il famoso ex trattato nei primi due brani), la presa di coscienza che una vita singola appartiene ad una singola persona e che solo persi (quindi da soli, senza alcuna "luce che ti indica la strada") si può comprendere al meglio la propria appartenenza ad essa e appunto per questo è giusto non legarsi completamente ad una persona diventando quello che Amy definisce una "dolce arresa". Quindi in questa traccia troviamo Amy che si riassesta da tutto ciò che l'ha fino ad adesso tormentata, e si rimette soddisfattissima sulla propria via, e come "propria" si intende esattamente quella via che non si lascia influenzare o modificare dalle vie altrui lasciando immacolato mai il proprio corso. Il brano comincia con un gioco di cori acuti, in falsetto, accompagnati da una batteria campionata, dando un senso etero alla traccia, quasi come per simboleggiare questa soddisfazione quasi canticchiando un verso felice. La traccia si scalda subito dopo con l'ingresso di batteria e basso mentre Amy, dalla voce soddisfatta, inizia ad ordinare i primi pensieri con una voce un po' presente un po' meno, questa filtrata da un effetto stile megafono. Qui il suono inizia a prendere una piega Trip-hop, mentre subito dopo, uno stacco, di nuovo quei giochi in falsetto e la batteria campionata, il tempo di prepararci alla seconda parte del verso. Una chitarra entra con un riff minimale che incarna con la sua semplicità il concetto di aggressività, questo prevede stacchi e riprese i quali proiettano la tua attenzione sulla batteria, questa volta organica. Verso la fine del verso la voce si pulisce da tutti gli effetti e ti convoglia vero il pre-ritornello: un ottimo passaggio variegato da giochi vocali (i quali conferiscono, assieme ad una traccia di chitarra, il giusto apporto di romanticismo) ed un piccolo crescendo strumentale diventano un ottimo legante al ritornello. In questo ritornello ritroviamo ancora gli Enjembement, i quali conferiscono un sentore rilassato alla traccia vocale, sempre per riprendere questa figura di Amy che manifesta tutto ciò che ha sempre tenuto celato nel proprio intimo trovando una grande gratificazione in ciò. Le voci di controcampo giocano un ruolo importante raffinando l'intero costrutto delle tracce vocali, così come anche le due tracce distinte di chitarre, dando quindi un forma decoratissima al ritornello. Le ultime due note del ritornello sono paradisiache, e vengono accentuate dalla batteria che si chiude nell'ultima battuta, facendoci apprezzare quest'ultimo accordo meravigliosamente intrapreso da ogni singolo strumento, poi ritorna il riff di chitarre come se aspettasse quel preciso momento di pace per risaltare più all'orecchio. Finito il riff cala il silenzio tra gli strumenti tranne per la presenza di alcuni archi, che danno il giusto sostegno alla voce di Amy che è ritornata in campo; qui ricomincia il verso uguale a quello precedente. Di nuovo si presentano pre-ritornello e ritornello, dove quest'ultimo prevede un prolungamento e l'aggiunta di nuove lyrics. Finisce questo ritornello e le note finali non sono ben curate come quelle del ritornello precedente, sentiamo sorgere un dolcissimo arpeggio di pianoforte sopra il quale ascolteremo adagiarsi la voce di Amy con molta dolcezza ed intimità, riuscendo a percepire ogni movimento labiale della parola "dream". Subito dopo la strumentazione rock prende delle note, staccate, introducendoci così alla seconda parte del bridge. Il piano continua a suonare, mentre le chitarre mantengono più o meno lo stesso riff, batteria e basso si addolciscono per poi dar spazio ad un passaggio parecchio melodico, dove come protagonisti abbiamo sempre dei giochi vocali, accompagnati da una sessione di archi, il tutto riscaldato dalla chitarra e dal basso. La voce, ad un certo punto, si trova senza strumentazione e, da sola, preme sull'ultimo ritornello. Quest'ultimo ritornello presenta degli archi più evidenti, qui la musicalità la fa da padrone, con questo "darsi spazio a vicenda" tra voce, voci di controcampo, archi e chitarra, quasi come una fuga barocca, per poi chiudersi in quei due famosi accordi che, nella loro pienezza di note, quasi ti avvolgono nella loro bellezza per poi far chiudere in brano con l'ultimo riff di chitarre, accompagnate dai soprani, che stronca il brano in uscita.

Snow White Queen

Una campionatura elettronica apre la traccia sei: Snow White Queen (La Regina Biancaneve), sembra riconoscibile, infatti non è altro che lo stesso effetto sonoro utilizzato in "Even in Death" dell'album "Origin", solo questa volta abbassato di tonalità e modificato da vari filtri. Questo effetto viene affiancato da una batteria elettronica riprendendo un suono Trip-hop ma al contempo ricordando l'elettronica di Bjork. Amy inizia a cantare sopra quest'effettistica con una voce rilassata e stanca, come se fosse appena tornata a casa dopo una giornata di lavoro. Una chitarra elettrica, in pulito, entra con un arpeggio il quale diluisce l'artificiosità sonora del brano assieme ad altre tracce vocali, le quali proiettano l'immagine di un ambiente notturno. La voce di Amy mantiene sempre un tono grave e mono espressivo fino alla fine del primo verso, quando non entra il primo ritornello. La fine del verso presenta una batteria organica che ci prepara alla svolta con il ritornello. La strumentalità del ritornello è molto semplice, la chitarra è molto melodica e la voce di Amy cambia iniziando a prendere delle note per lei più usuali. Il verso e il ritornello sembrano essere disconnessi musicalmente l'uno dall'altro, volendo così simboleggiare i due diversi protagonisti di questa traccia ovvero Amy (simboleggiata dalla parte elettronica e dalla voce grave) e lo stalker (simboleggiata dalla parte strumentale rock e dalla voce molto più simile al classico stile Evanescence). Questi due stili simboleggiano ciò che la cantante in verità è come singola persona e non come componente degli Evanescence e come lo stalker vede questa figura (Amy) come persona inscindibile da ciò è sempre stata rappresentata dentro il contesto Evanescence. Ritorniamo a discutere sul punto di visto musicale: il secondo verso prevede un gioco di tracce vocali più presenti per ritornare allo stile Trip-hop precedentemente utilizzato. Solito pre-ritornello e solito ritornello, uguali a quelli precedenti ma non noiosi o scontati, anzi, delineano ancor più vividamente il concetto del doppio soggetto trattato nel brano. Nel bridge troviamo un copioso mix di emozioni quale la prima a prevalere è la rabbia, repressa inizialmente da una traccia vocale contenuta mentre gli archi borbottano una melodia che è intenta ad esplodere. La strumentazione rock si limita, per non rischiare di cadere nell'eccesso, ad accompagnare quest'accompagnamento archi e voci, dove questi ultimi vengono scaldati da un ulteriore traccia vocale. Il bridge si fa più malinconico verso la sua conclusione, la batteria riesce ad aumentare la tensione che si è creata mentre la chitarra mantiene le stesse note della parte precedente del bridge, ed Amy sguinzaglia tutta la sua frustrazione con rabbia, scandendo ogni singola parola e mostrando la sua cristallina sonorità ad ogni mantenimento di nota. Un passaggio di batteria ci accompagna all'ultimo ritornello, le quali note di aperture vengono fate risaltare dall'intera strumentazione rock con degli stacchi netti, mentre Amy intraprende di nuovo la traccia vocale del ritornello. Continua questo ritornello fino a quando non sfocia in una sessione di chiusura dove tutti gli strumenti si concentrano sulla melodia della traccia vocale. Il brano si chiude in definitiva con lo stesso effetto sonoro dell'introduzione. Come abbiamo prima accennato, questo brano parla di un episodio di vita della Lee, ovvero di quando veniva perseguitata da uno (o più) stalker. Questo brano si divide in due parti, la parte in cui Amy tenta di nascondersi da questo stalker e la parte dello stalker che, innamorato, la segue sempre desiderandola. Amy comprende le intenzioni di questo stalker, comprende anche che non è veramente lei la ragazza che vuole, non Amy Lee, ma la front-woman degli Evanescence. Questa attrazione, in fin dei conti, è solo fittizia, tantoché il disturbatore si limita a guardarla, come un programma televisivo, mentre lei si strugge per tutto ciò per la quale stava combattendo. Lo stalker, invece, si limita a ripetere il ritornello come un mantra: "tu appartieni a me, non puoi sfuggirmi, so che presto capirai che sei come me. Non urlare più, amore mio, perché io voglio solo te". Verso la fine, secondo il punto di vista del sottoscritto, si può notare come Amy prenda in giro questo stalker avendo già imparato a memoria questo monito, ripetitivo, noioso, scontato, classico di un fanatico che ha perso la testa per la sua "diva". Intonando con sarcasmo le ultime parole "tutto quello che voglio, sei tu" ripetendole più volte, così da farci intendere (con tono di scherno) che in fondo non è vero, è solo un modo di dire che un fanatico adotta per attirare l'attenzione per la propria "diva". D'altronde se questo fanatico fosse davvero innamorato di lei, si sarebbe dovuto limitare a fare da stalker, oppure avrebbe dovuto fare un passo avanti e cercare di aiutarla? O meglio, consapevole che questo comportamento non avrebbe affatto giovato alla salute psichica di Amy, non avrebbe fatto la cosa più giusta lasciandola semplicemente in pace? Un suono campionato, simile al suono di una rotaia, ci introduce al prossimo brano.

Lacrymosa

 Alcuni archi introducono il brano, seguendo le note di una famosissima e mastodontica composizione, un estrapolato del Requiem di un artista che vanta la paternità della musica classica: stiamo parlando di Wolfgang Amadeus Mozart e della sua Lacrymosa, proveniente dalla messa di Requiem in Re minore. Da notare anche che la "Catocala Lacrymosa" è quella falena che vediamo sia nella parte del booklet rivolta all'interno del jewelcase, sia anche come simbolo di apertura del booklet poco sopra le Lyrics di "Sweet Sacrifice". Originalmente il brano "Lacrymosa" abbiamo visto che è in Re minore, invece la band lo ha riadattato ad una tonalità di un tono più alta. Il brano non è altro che un tentativo di Amy di descrivere lo scenario che gli disegna nell'immaginario ogni volta che ascolta il brano originale di Mozart. Il brano di per se è l'esatta manifestazione della metodologia di composizione che si può trovare nella cooperazione tra Amy Lee e Terry Balsamo. Infatti Amy, in un intervista, dichiara di aver semplicemente giocato con la traccia originale di Mozart con un programma multimediale, mentre Terry iniziava ad adattargli dei riff Metal. il prodotto piacque ad entrambe e decisero, quindi, di integrare questo loro lavoro in "The Open Door". Tutto ciò che c'è da analizzare in questa traccia è il vero e proprio senso compositivo e adattativo della band dando manforte alla loro capacità interpretativa. I testi parlano di questa (ormai) vedova che piange il lutto del proprio amato, pregando per la sua remissione dei peccati, iniziando però a coltivare la paura della solitudine che inesorabilmente la sta aspettando. Questa donna, inoltre, rimpiange tutti quei momenti in cui non riusciva a mettere da parte il suo orgoglio quando, invece, poteva essere più comprensiva nei riguardi del marito (da qui "il mio amore non è stato abbastanza"). Il brano inizia con questo archi che trascinano le note, quasi zoppicando, sofferenti, mentre delle campionature donano una certa dinamicità che viene poi assestata con l'inizio del primo verso. Il connubio che si è creato tra strumenti organici e sintetici è sublime, si ha un utilizzo di due qualità sonore opposte per dar vita ad un'unica atmosfera, definita e travolgente. La voce di Amy piange tra i passi accennati di una vedova che marcia, da sola, dietro il carro funebre, accompagnando il marito fino alla tomba. Entra il basso, che dona corposità al brano e un pianoforte fa gocciolare il pathos nota per nota e qui entra un coro lirico, in tutta la sua maestosità, facendo calare un velo di angoscia sul brano, mentre Amy geme in preda al dolore rispondendo ad esso, la voce svigorita della ragazza risplende in tutta la sua limpidezza tra gli spasimi di speranza delle voci corali che si spengono alla fine del ritornello. Riprende il verso adesso  con la batteria organica, la quale grava ancor più i passi già plumbei della vedova, gli archi pesanti sono sempre li, assieme alla strumentazione elettronica, il tutto viene decorato da delicati arrangiamenti di pianoforte. Usurata dal lutto, la voce si fa di nuovo strada dopo aver preso un del tempo per rinsavire dalle lacrime, le quali scrosciano al suono al ritmo del pianoforte. Tutto ad un tratto, quasi come un cambio di inquadratura, passiamo da una sonorità quasi atmosferica, la quale presenta a noi il background dello svolgimento della vicenda, ad una sonorità più aggressiva e distrutta. Veniamo bombardati da una traccia di chitarra Metal ed una strumentazione rock dalle ritmiche lente e lagnose, il coro si leva con potenza mentre Amy si lascia permeare da uno sfogo di tristezza e melanconia urlando ed esalandosi in preda alla disperazione più totale. Il secondo ritornello si chiude con una nota molto strana a primo udito, ma infine si risolve in quello che sembra essere una nota definita ma distorta dalle lacrime. In questo piccolo stacco troviamo una chitarra elettrica ed una voce apparentemente tranquille, quasi come se parlassero ognuna tra se e se. Poi il bridge entra in scena abbandonando la melodia originale di Lacrymosa trasformando il tempo da un 3/4 in un 4/4, dove la strumentazione intera calca su alcune note della traccia vocale mentre degli archi gravi arrangiano un tappeto dalle sonorità incerte. Questo bridge, poi, si scopre essere una premessa per l'assolo di chitarra che verrà effettuato sulle note del ritornello. Questa parte, invece, non prevede cori o i tipi archi che suonano le classiche note della Lacrymosa, qui la melodia viene dettala interamente dall'assolo, un assolo semplice, musicale, che non si perde in molti virtuosismi e decorazioni varie. L'ultimo ritornello sussegue l'assolo dando l'ultima manifestazione di quella maestosità che solo la composizione classica riesce a dare. La traccia vocale questa volta è stata sensibilmente cambiata per contrappuntare certe note e certi concetti nelle lyrics chiudendo questo ultimo ritornello con un ultimo grido disperato di questa vedova che vede il proprio caro calare nella fossa. Il brano si chiude con una sessione di passaggio strumentale dove gli archi arrangiano un crescendo accompagnando il coro verso la nota finale, qui coro e chitarra elettrica chiudono la traccia mantenendo entrambi una nota di chiusura con un "Amen" lasciandoci letteralmente senza fiato. 

Like You

Like You (Come Te) è la traccia seguente, anche in questo album Amy ha voluto dedicare un brano alla sorella venuta a mancare quando aveva solo sei anni. Questa power-ballad non è mai stata esibita dal vivo per via del messaggio estremamente intimo e personale incarnato in essa. C'è un chiaro legame tra questo brano ed il brano "Hello" del precedente album "Fallen", ovvero dove in quest'ultimo troviamo una Amy che analizza l'accaduto come spettatrice, in "Like You" invece troviamo una maturazione del lutto già avanzata  dove regna sovrana la speranza di un ricongiungimento. Si arriva quasi ad odiare questa distanza tra Amy e sua sorella, consapevoli entrambe dell'esistenza l'una dell'altra ed entrambe cercano in tutti i modi di scorgere l'esistenza (o un qualsiasi segno) della sorella tanto amata. Ci si cerca disperatamente con la memoria, "tra incubi e solitudine" ci si odia per non stare a fianco della propria sorella. Ogni problema, ogni situazione, ogni tormento, ogni evento svanisce ed Amy si isola con il solo pensiero nostalgico di stare con la sorella, d'altronde "potrei anche perdere la strada, ma tutti i sentieri guidano verso di te": qualsiasi cosa stia succedendo Amy sa che comunque, morendo, si ricongiungerà con la sorella. Quindi, come una brava sorella maggiore, Amy rassicura la sorella defunta dicendole che "arriverà da lei, che non sarà sola e staranno assieme per sempre". Il tema affrontato in questo brano è molto semplice e quasi tutto il testo sembra fare solo brodo, ma è il come viene applicato nel brano che sta la bravura. Inizia con dell'effettistica ambientale, "Like You", riproponendo i battiti cardiaci e il respiro affannato che rimbomba dentro una stanza vuota. Una semplicissima sessione di pianoforte viene accompagnato da una chitarra elettrica quasi in pulito dando vita ad un arpeggio dalla sonorità singolare, vibrante come le corde della chitarra e romantica come il morbido martellio del pianoforte. Amy entra con la sua caldissima voce, quasi come per cantare una ninnananna, mentre i sintetizzatori d'ambiente continuano a descriverti tutte quelle sensazioni che si percepiscono con un vero e proprio stato d'ansia. Nella seconda parte del verso, tra queste tenere parole che fumigano tra le labbra della triste ragazza, si avverte una chitarra elettrica che accenna ritmicamente a qualche accordo, come se qualche ricordo ti balena evanescente nella mente, quasi come un disturbo di segnale negli apparecchi audiovisivi di vecchia data. Il primo verso inizia ad addolcirsi verso la sua fine per dar spazio ad un romanticissimo ed amorevole pre-ritornello. La voce di Amy inizia ad affiancare note gravi, mentre gli archi respirano melanconia sopra una strumentazione dalle sonorità pop che si intrecciano ad effettistica elettronica, la quale ci stupisce ancora riuscendo a sintetizzare alla perfezione il suono dello stomaco che si contorce incatenandosi dentro la gelida morsa del panico. Qui il ritornello si insedia dentro il pre-ritornello, in maniera che ad un primo ascolto percepiamo un bridge che sfocia direttamente nel verso, quasi come se non avessimo coraggio di affrontare questo ritornello. Si riprende la melodia di apertura del brano, tra strumenti organici e sintetici, mentre Amy canticchia a bocca chiusa le note di un lontano ricordo riportato in vita. Si avverte ancora l'intero organismo scombussolato da questa situazione ai limiti dell'ansia e della nostalgia con l'effettistica elettronica per poi ritornare al verso. Questo verso presenta la stessa batteria del ritornello con qualche accenno Trip in stile Massive Attack ed alcuni archi che donano una cadenza più drammatica. Un passaggio di chitarra ci ricorda che stiamo sfociando verso il pre-ritornello, portandoci poi alla sezione successiva, questa volta la melodia del ritornello è decisa, illustrata di tutto punto, e non timidamente accennata come il ritornello precedente. La voce di Amy si fa più sicura, mentre una sinfonia di archi accentua determinate note in determinati momenti, così da decorare con interesse pignolo la musicalità del ritornello, fino a quando la traccia vocale si affievolisce sfociando in una frase di pura dolcezza. Allora entra il bridge inizialmente presentato con un pianoforte ed una batteria campionata, Amy inizia ad introdurre la seconda parte del bridge preparandosi per quella che sarà, dopo un'opportuna effettistica, un esplosione emotiva che viene incorniciata da un pianto confuso tra autocommiserazione rabbia. Infatti si può notare, mentre tutte le emozioni che abbiamo caricato nei precedenti tre minuti vengono lasciate tuonare come giochi d'artificio, come sia Amy che Terry (con la chitarra) incrocino i propri pianti illuminati sotto il trambusto deflagrante dell'intera band. Dopo di che il ritornello torna in prima linea, intenso, carico di pathos, splendente sotto quest'incandescente pioggia infuocata, ed Amy questa volta lo affronta con coraggio, con fierezza, consapevole che il fatidico momento varrà il funesto spasimo di quest'interminabile attesa. La musicalità di quest'ultimo ritornello sembra dare più veridicità alle parole di Amy la quale prende più confidenzialità con i testi, i quali nel primo ritornello venivano quasi nascoste e nel secondo venivano recitate e quasi con poca consapevolezza di queste (quasi come una semplice lettura). Il brano finisce in sospeso, tra i delay di una chitarra pulita ed una traccia vocale che accenna a qualche frase, ritornando quasi alla timidezza originaria.

Lose Control

Un sintetizzatore lega "Like You" dalla traccia successiva: Lose Control (Perdere il Controllo), che inizia a distinguersi dalla traccia precedente con una parte introduttiva al pianoforte accompagnata da un gioco di voci di controcampo, le quali trascinano le note verso l'alto e verso il basso iniziando a dare un primo senso di "perdita di controllo", quasi come per simboleggiare un qualche tipo di follia. Dopo un passaggio di strumentazione elettronica ci leghiamo all'inizio del primo verso che si presenta con una sonorità molto rilassante. Un loop di batteria campionata si incastra alla perfezione con la melodia al pianoforte regalandoci una sensazione di comfort, accentuata da giochi vocali dalle sonorità eteree ed oniriche e dalla voce grave ed effettata di Amy che nel secondo verso si spoglia di ogni filtro e si alza di tonalità giocando ogni tanto con qualche effetto di ritardo o di riproduzione inversa sempre per evidenziare una sonorità onirica nel brano. Di soprassalto entra il ritornello, con tutta la strumentazione, senza preavvisi vari. Il ritornello si basa interamente su un accordo solo lasciando le chitarre di trascinare le note dall'alto in basso e la traccia vocale libera di recitare, sospirare e cantare un testo in piena libertà. Prima di riprendere il verso la band intona una melodia dai sapori Nu-Metal (scansandosi per poco un rischio di plagio nei confronti della band P.O.D.) che si sposa alla perfezione con i cori del verso, finito questo passaggio si ritorna ad un verso dallo stile completamente differente dal ritornello. Ritorniamoci a rilassare con questo verso dalle sonorità Trip mentre Amy si diverte a giocare con la propria voce e con gli effetti vocali. Torna a farci sussultare l'ingresso del secondo ritornello che questa volta si chiude in un bridge che ricorda molto lo stile compositivo della cantante Islandese Bjork. Quest'artista non per niente è stata fonte di ispirazione per Amy già dall'uscita dell'album "Debut", infatti si possono notare in alcuni lavori degli Evanescence degli elementi caratteristici della visionaria artista come, ripeto, in questo bridge dove delle voci prendono delle note che legano (quasi cadendo verso) note più gravi mentre dell'effettistica elettronica propone dei suoni molto simili a quelli di una batteria campionata. Ci raggiunge subito dopo la voce di Amy accompagnata da altra effettistica sonora molto atmosferica. Nella seconda parte di questa sessione abbiamo una chitarra elettrica che riprende il gioco di voci, per poi entrare dentro un passaggio dove, dopo uno stacco sonoro, abbiamo l'ingresso dell'intera band, le chitarre sono impegnate con un riff completamente differente mentre il gioco di voci continua ed Amy ne propone un altro di un ottava superiore. Questo, qual si voglia chiamare "bridge", si collegherà con una parte strumentale che riprendere quella del verso ma questa volta chiude la traccia con un fade. Questo brano incarna esattamente il nuovo stile compositivo adottato da Amy con Terry, diretto, imprevedibile, libero, genuino e fuori dagli schemi. Infatti non troviamo una classica metrica, abbiamo solo un alternanza vero-ritornello, i quali sono estremamente contrastanti tra loro, mentre il "bridge" si collega alla fine. Con un testo davvero contenuto, a questo brano possiamo attribuire molti significati, il primo è esattamente quello poco prima spiegato da me, ovvero della libertà compositiva, se analizziamo il ritornello. Un altro significato potrebbe essere una risposta nei confronti di un ex che agiva male e si giustificava con la solita frase "ho perso il controllo" allora Amy risponderebbe in pieno tono "possiamo giocare con le tue regole? Posso veramente perdere il controllo?". A parer personale gli Evanescence, avendo avuto una certa libertà di composizione della traccia, riescono a regalare all'ascoltatore l'occasione di essere altrettanto libero dal punto di vista interpretativo durante l'ascolto di questa traccia.

The Only One

Con una simpatica introduzione entra The Only One (L'unica e Sola), brano dove Amy raccoglie tutte le sue esperienze passate da teenager con alcuni coetanei che lei definiva estremamente ottusi e testardi, fino al preciso momento in cui si è messa con Terry a buttare su carta note e testi di questa canzone. Trasferita da giovane in un paese piccolo come Little Rock (Arkansas), Amy ebbe molte difficoltà a legare con i coetanei, i quali sembravano conoscere solo una loro personale prospettiva di valori e di giudizio mentre Amy cercava un confronto aperto che le permetteva di costruire una sua maturità senza essere influenzata da personalità statiche. Nel testo, soprattutto nei versi, troviamo molto spesso ripetuta la frase "tu sai che non sei l'unico e solo" utilizzata come uno schiaffo morale a coloro che vivono la propria vita inseguendo unicamente le leggi dell'egocentrismo. E mentre Amy cerca la verità ultima di ogni concetto analizzandolo, studiandolo ed assimilandolo, nota con disprezzo che molte altre persone preferiscono "aspettano qualcuno da poter chiamare leader" limitandosi ad adottare una dottrina politica già bella che impacchettata. Questo sua predisposizione alla ricerca della verità in ogni cosa, Amy stessa la simboleggia come un illuminazione: una "luce del paradiso che risplende dentro di se". Inorridita da questa gente "ipnotizzata" cerca di salvarli in qualche maniera da uno "sguardo fisso verso il basso", che marciano sopra un mondo, che non interamente conoscono, dove vivranno su esso una vita da persone sacrificabili. Continua a non spiegarsi come tutte queste persone possano continuare a vivere questa vita, come tutte queste non siano arrivate ad un concetto a lei tanto elementare: "se non percepirò niente, non mi appartengo e non sono reale". Il brano inizia con una batteria dalle ritmicità trip, ma da un suono più ponderoso, nel tentativo di rappresentare una pesante marcia, mentre il basso riempie con una leggerissima distorsione quest'introduzione dove un piano arpeggia delle note alte, ed Amy mette in campo una traccia vocale che poi verrà usata come tappeto sonoro. Intimorita da questa gente che marcia al ritmo di batteria, emette un gemito per introdurre la fulcro del brano, aprendo poi il verso. La strumentazione rimane identica, mentre Amy apre la traccia vocale con delle note da una tonalità naturale, quasi come se invece di cantare parlasse, ma tutto ad un tratto le note scemano ed Amy riesce a prendere delle note davvero molto gravi. Queste riescono ad armonizzarsi alla perfezione con un'altra traccia vocale poco più acuta quasi facendoci confondere su quale delle due sia la traccia vocale di base. Nella seconda parte del verso entra la chitarra elettrica che accentua un ritmo anch'esso dalle tonalità gravi. Questo intrecciarsi di note gravi dona al verso un po' di monotonia rendendo l'ascolto di questo un po' troppo impegnativo, questo però ci permette di apprezzare ancor di più il pre-ritornello dove la voce di Amy si allontana da quella gabbia di tonalità gravi mentre archi e pianoforti, con la loro melanconica melodia, ci introducono al ritornello. Il ritornello si apre con l'accento sul primo accordo ripetuto tre volte, accordo che viene preso in contemporanea dalla strumentazione rock e dagli archi, poi si prosegue con una traccia di chitarra che si limita ad accompagnare la melodia base con una melodia simile ma un po' più grave. Qui Amy trasporta tutta la sua attenzione del messaggio e dalla rabbia che questo le scaturisce, a discapito però di una scelta di note parecchio banale, tranne che nella chiusura del ritornello, dove Amy ripropone un falsetto catturando delle note parecchio alte. Il secondo verso rientra in campo con la stessa musicalità, ma sonorità più raffinate rispetto al primo : qui troviamo una batteria dalle ritmiche più tribali ed una scelta più accurata delle note da parte degli archi, mentre Amy sembra non voler adottare più quelle note gravi precedentemente scelte. Il pre-ritornello sembra più rilassato adesso, rispetto al primo che risultava diverso perché seguiva un verso che si presentava in maniera completamente diversa da quest'ultimo. Dopo aver ascoltato di nuovo il ritornello, il quale sembra risultare meno noioso del primo (probabilmente perché ormai la melodia risulta catchy dopo il primo ascolto), entra un bridge inizialmente dai toni riflessivi (composto da soli archi e voci) mentre si stravolge subito dopo rinforzandosi con la strumentazione rock che, in verità, non fa altro che prendere in accordi di chitarra gli stessi accordi della parte iniziale del bridge. Il risultato è musicalmente poco accattivante, ma la qualità dei testi riescono a salvare un bridge che avrebbe rischiato di crollare nel baratro delle banalità. Un ultimo ritornello chiude l'intero brano, senza alterazioni, senza rinforzi, senza prolungamenti, senza cambi di ritmo o tonalità (forse una traccia vocale aggiuntiva dove Amy prende qualche acuto in più). Un giro di chiusura, leggermente rinforzato da un riff Metal, accompagna gli acuti in falsetto di Amy per poi concludere la traccia.

Your Star

Dopo un lungo silenzio si avverte un sintetizzatore d'atmosfera entrare in fade, e solamente dalla scelta del suono riusciamo a proiettare nelle nostre menti un ambiente notturno, una traccia romantica e minimalista di pianoforte apre Your Star (La tua Stella). È fantastico come con degli strumenti ed una voce che intona "non riesco a vedere la tua stella" con molto rammarico, riesca a farci percepire tutta la solitudine che questa intera traccia incarna. Continua a cantare tra le note del pianoforte, Amy, disperdendo le proprie parole nel vento di un umida e fresca sera. Il primo verso, utilizzato come ottima introduzione del brano, viene seguito da un ritornello da sonorità meticolosamente scelte per giungere al culmine dell'espressione massima del loro singolare gothic e del romanticismo che gli Evanescence hanno sempre rappresentato. Le note gravi della traccia vocale, il loop di batteria campionata, un organo, il coro e il basso sono riusciti, come pennelli e colori, a dipingere tutta la solitudine di questa ragazza che infreddolita cerca, sotto il chiaro di luna sporcato dalle "luci meccaniche di Lisbona", questa stella scomparsa facendole perdere il senso dell'orientamento. Da un primo verso dove abbiamo intuito che questa stella manca, ad un ritornello dove Amy sobbalza in preda all'ansia, adesso la rabbia germoglia con l'entrata delle chitarre elettriche accompagnate dall'intera strumentazione. L'ansia diventa panico verso la fine del secondo verso, il quale aggiunge questo passaggio (non lo definirei pre-ritornello, è davvero troppo piccolo per chiamarlo così), dove un camuffato crescendo fa trasalire la cantante che alza i toni della voce infuriandosi. Tutto ciò rimane legato ad un atmosfera sinfonica che dona grazia e classe ad una traccia dall'originalità ottima, dall'atmosfera passionale. Persi ed intimoriti ci si ferma mentre le proprie urla echeggiano dentro se stessi facendoci vibrare le interiora. Ci si incammina, adesso impavidi, con l'unico intento di ritrovare la via di casa ritornando al ritornello che adesso prende una chiave più disposta e sicura con l'ingresso dell'intera band, la quale trasforma la traccia vocale (identica a quella del brano precedente) da ansiosa a placata e determinata. Giunti nel punto più alto a noi vicino, la volta celeste ci copre con la sua intensità e ciò viene musicalmente trasposto con un arpeggio di pianoforte che successivamente viene accompagnato da dell'effettistica ambientale. La voce è inespressiva, Amy è distratta e cerca la sua stella tra tutte le altre, questa volta il panico ritorna con lo stesso ritmo del fade di chitarra elettrica e si può ritrovare della rabbia in Amy che detesta questo stato di vulnerabilità. Qui la chitarra elettrica prende le stesse note del pianoforte, donando virtuosità al bridge mentre si può notare la batteria che inizia a prendere ritmi più incalzanti. Il bridge si trasforma: la chitarra si incattivisce con un riff aggressivo ed urlante mantenendo le note gravi mentre dei vocalizzi di un coro lirico si levano come il celo sulla band che, con la sua mostruosità, si amalgama ad essa. Questo conflitto musicale tra chitarra e coro prende una piega epica verso la fine di questo bridge, il brano inizia a prendere una metrica classica, quasi Symphonic-Metal. Dopo averci deliziato con una rappresentazione raggiante del livello musicale degli Evanescence, un ritornello quieta la tempesta. La traccia vocale del ritornello è più alta di un ottava adesso e la misticità del coro ci pervade con delle note legate ed ammorbidite dalla vocale "u". Un organo riscalda questo duetto tra Amy e coro, ed un soprano (probabilmente Amy stessa) decora con ancor più maestosità questo passaggio che personalmente trovo sublime oltre ogni dire. Un secondo ritornello viene detonato, la traccia vocale adotta altre note e altri testi che con molta freschezza riesce a muoversi sopra una strumentazione dove una chitarra elettrica di diletta in un virtuosismo non molto elaborato, ma d'effetto. Lo stesso ritornello si ripete senza traccia vocale, i cori si fanno più evidenti e l'arrangiamento orchestrale si fa più interessante, facendo così concludere questa traccia che dopo averci deliziato con tutto questo sfarzo musicale si chiude senza altro compimento alcuno. Questo tipo di chiusura ci da un senso di inconcludenza e smarrimento. Questo brano fu scritto da Amy durante il tour di promozione del precedente album "Fallen", le tappe erano molte e molto lontane da casa. Quando Amy si iscrisse al campus musicale dove conobbe Ben, il padre di Amy disse alla figlia "quando ti senti sola guarda quella stella (non saprei dirvi esattamente quale), ed allora saprai che io sarò vicino a te mentre entrambi guarderemo quella stella" e con questa tenerissima promessa Amy riuscì a fronteggiare la nostalgia di casa. Quando gli Evanescence si trovarono a Lisbona, Amy rivisse tali sensazioni, quindi una sera cerò nel cielo la stella del padre. Per quanto luminosa fosse Lisbona, Amy non riuscì a trovare questa stella, neanche dal punto più alto della città, questo sconvolse e disorientò la povera ragazza la quale depositò tutto nel proprio diario di viaggio. Nei testi si può leggere come lei si senta sola una volta privata dei contatti delle persone care e della famiglia, di come tutto ciò che è diventata e di come tutti i suoi valori perdono di relatività se non c'è qualcuno con il quale condividerli, trovandosi "tutta sola, lei e tutto ciò che lei rappresenta passeggiano adesso, separatamente ed in frantumi". Cercando questa stella come mezzo di comunicazione col padre, lei si chiede il perché non riesce a farsi sentire attraverso questa e come questo "silenzio non si riesce a rompere, perché è lui che sta facendo a pezzi lei, trasformando tutte le sue paure in rabbia".

All That I'm Living For

 La traccia successiva è All That I'm Living For (Tutto Quello per il Quale Vivo), una traccia che vede come protagonista indiscussa l'intera band, del come e del perché è nata e come sia parte integrante della vita di Amy Lee. Possiamo intuire nelle liriche come queste prendono forma e il perché, al termine della composizione, prendono una determinata forma e di come attraverso queste Amy ha una più considerazione di se stessa e riuscendo anche a comprendere come può migliorare la propria personalità. Nel verso possiamo subito individuare come Amy raggiunge il culmine compositivo nelle prime ore della notte con il seguente testo: "riesco a percepire la notte che si leva, mi disgiunge dalla mia vita. Riesco a comprendermi dopo tutto quello che vedo". Una volta entrata in questo stadio compositivo, mette in ordine i ricordi come i tasselli di un puzzle avendo una più nitida immagine di se. Nel ritornello scoviamo questo rapporto amore-odio tra Amy e gli Evanescence ("tutto ciò per il quale vivo, tutto ciò per il quale muoio") e di come ne sia dipendente essendo ormai perennemente legata ad essa, e ciò diventa al contempo un bene e un male. Si vede anche come Amy riesce a fronteggiare tutti i suoi fantasmi del passato, il disturbo bipolare precedentemente accennato, le sue ossessioni, le più oscure paure, una volta incise perennemente su carta, osservandole e a concretizzarne una cura. Nel bridge invece si può vedere come il suo ex sia la persona al quale ha dedicato gran parte delle composizioni, allora nei testi nota come abbia così tanto parlato di lui solo per farsi guardare di nuovo. Queste composizioni sono esattamente quelle che le hanno dato il successo anche con gli album precedenti, e quindi si chiede "quanto lontano sarebbe riuscita ad arrivare senza aver mai compianto il suo amore". Il brano inizia con una chitarra che ruggisce delle note mentre Amy mette bianco su nero "questa è la mia band, la mia band è me". Quindi il verso inizia con gli elementi base dell'originalità distintiva degli Evanescence: un loop di batteria campionata e gli archi. La voce entra poco dopo mentre la strumentazione cambia, la batteria diventa organica ed entra un arpeggio chitarra elettrica senza alcuna distorsione, mentre il basso e il pianoforte riscaldano e rendono più intimo l'ambiente. Amy tiene un tono rilassato, spossato, come se ci trovassimo a casa sua di notte, nel preciso momento in cui lei si siede per dar vita ai suoi nuovi lavori. Il ritornello cambia l'andazzo del brano, si carica, la chitarra ripropone le stesse note dell'introduzione che devolvono ancor più dinamicità ad una batteria ed un basso dalla musicalità essenziale mentre Amy esprime tutta se stessa difendendo con unghia e denti la sua band. Il tutto si prolunga con l'aggiunta di una chitarra e degli archi che aggiungono un'ulteriore melodia ad un ritornello dove vigeva il solo senso ritmico. Un passaggio con il legnoso timbro dei violoncelli ed il loop di batteria legano il ritornello ad un verso che ritorna ad ammorbidirsi con sonorità tenere. Un secondo verso appare e qui Amy contrappunta altri concetti, il tono della voce qui si fa speranzoso, felice, rilassato e confidenziale, si avverte che ci sta parlando di qualcosa che la fa stare bene e molto a proprio agio. Il ritornello rientra dopo la conclusione del verso comunque non rendendo noiosa questa loro alternanza con i versi. L'atmosfera cambia completamente, in una discussione di speranza, gioia e senso protettivo nei confronti dei propri valori, ci si accorge di come tra questi c'è qualcos'altro. Un pianoforte spezza la ritmicità del ritornello facendo così spazio al bridge, subito dopo viene seguito dalla band la quale si limita ad adottare un ritmo molto semplice prendendo dei semplici accordi di riempimento. La scelta di accordi è ottima, riesce a non far risultare noiose le chitarre all'ascolto, le quali hanno il preciso ruolo di calcare sulla sola musicalità. In questo bridge la voce di Amy si presenta docile ed ingenua verso l'inizio mentre, scombussolata da quei ricordi che l'hanno sempre tormentata, in incattivisce poco dopo come se volesse estirpare da se ciò che è rimasto di una relazione logorante. Poi l'attenzione ricade sull'ascoltatore dove ci fa capire che anche questo fa parte degli Evanescence e di ciò che ascoltiamo, e ciò viene messo in evidenza da una presenza della sola voce e della chitarra in un passaggio che poi ci scaraventa dentro il ritornello, questa volta l'ultimo. Il ritornello si prolunga con una traccia di chitarra più piena mentre Amy aggiunge, sussurrando, giusto le ultime frasi per poi chiudere con due accordi netti con l'accordo di base. Siamo alla fine dell'album e l'ultima traccia si presenta con un'introduzione molto delicata, una sessione in pianoforte incorniciata da una sessione di archi i quali ricordano molto una colonna sonora di un qualche film a tematica romantica di fine ottocento. Prosegue quest'apertura che ti avvolge subito con questo profumo legnoso dei violoncelli, del pianoforte che martella docile sulle sue corde e dei violini che donano freschezza a questa perfetta sinfonia di emozioni.

Good Enough

Fa il suo elegante ingresso Good Enough (Buona Abbastanza) tra il tepore dei suoni organici ed una musicalità parimenti paragonabile ad artisti contemporanei quali Ludovico Einaudi oppure Roberto Cacciapaglia. La commovente voce di Amy fa in suo ingresso accompagnata solo ed unicamente dal suon pianoforte, rigiocando così la sua vincente carta della genuinità delle emozioni e della purezza del suono. Giocando con tonalità maggiori e minori il brano prende una piega musicale andante tra il Blues e musica classica. Amy ci conquista con il suo timbro caldo e grave, facendo vibrare ogni singola nota dentro il nostro petto e facendoci commuovere con un'amabilità quasi materna. Il pre-ritornello incrementa la carica musicale con il ritorno degli archi e già sappiamo che ci sta portando verso il ritornello il quale attendiamo ad orecchie spalancate. Ebbene, questa volta gli Evanescence ci danno il colpo di grazia lasciando sfumare verso il silenzio il prima, per dedicarsi ad un ritornello semplice dove un pianoforte sfiora delle note acute, gli archi piangono sopra la voce di Amy che, come uno strumento, distribuisce una parola ad ogni nota ben precisa e questa viene mantenuta facendoci percepire tutta la  bellezza della sua voce. La parte finale del ritornello riacquista un po' di speranza e dopo una bellissima sessione di archi si ritorna sul verso. Ritorna poi una Amy che ti bisbiglia amorevoli frasi nell'orecchio e li puoi percepire tutta l'intimità della quale queste sono costituite. Verso la fine del verso Amy rinforza la voce prendendo con molta carica delle note che, nonostante non siano alte, essendo così sature di emozioni ci lasciano senza fiato. Il pre-ritornello adesso è più legato al ritornello stesso, il quale viene colorato dagli archi e dal violoncello, in tutto questo ensemble di suoni si riesce a vivere questo susseguirsi di emozioni che nonostante siano nettamente discordanti ci danno comunque un senso di sofferta pace. Dopo il ritornello entra il bridge, nel quale Amy riesce a comporre una traccia vocale che risulta molto genuina e sincera, quasi non si riesce a percepire un processo compositivo dietro questo momento dove sembra essere tutto guidato da emozioni ordinate nel loro caos. Le armonizzazioni che si creano tra le due differenti tracce vocali e i vari strumenti ad arco incarnano alla perfezione il concetto della musica stessa quale sequenza armonica armonia di suoni. Un piccolo passaggio lega il bridge al ritornello che questa volta presenta degli archi che, sovrapponendo un'altra traccia melodica, riescono a dare una sequenza evolutiva del brano senza unificare i ritornelli gli uni con gli altri. L'ultimo ritornello termina ed una sessioni strumentale ci delizia con l'esasperazione dell'anima più vera degli Evanescence. L'intero album trova una sua chiusura con una frase che, oltre ad essere utilizzata come fine di questa magnifica ballad, può essere anche applicata all'intero concetto di "The Open Door" lasciandoci sbalorditi e rattristati per la conclusione di questo meraviglioso album. "Good Enough" è una traccia che principalmente è stata composta da Amy per il suo ex, il quale sembra aver avuto molta influenza per la stesura di questo album. È vero che il messaggio base di questo album viene dettato da Amy che in esso deposita tutta la sua dolcezza e la sua predisposizione di cura verso il prossimo. Questo suo essere "abbastanza buona" in verità è quasi una trappola, infatti molto volentieri veniva sfruttata dai suoi ragazzi precedenti e cedeva molto facilmente alle richieste del suo ultimo ex accantonando completamente ogni suo interesse per il suo bene. Possiamo leggere frasi come: "non dovrei lasciarti torturarmi in questa maniera, non riesco a continuare questo sogno, non riesco a respirare ma mi sento abbastanza bene, abbastanza bene per te". Per molte volte Amy non è riuscita a dire di "No": si lasciava influenzare facilmente, si faceva mancare di rispetto, lasciava che il suo ex si ubriacasse e riusciva pure a non interessarsi del fatto che non era più se stessa solamente perché voleva stare accanto a questo ragazzo. Questo tipo di rapporto è comunque applicabile ai fan, i quali non hanno fatto altro che starle dietro, stalkerarla, mancata di rispetto mentre lei non reagiva per mantenere un qual si voglia senso pacifico. Tutto questo, però, viene accumulato e come si può vedere nelle poche righe del bridge, vediamo come Amy aspetti la pioggia per sfogarsi con essa e poi ritrovare le forze per affrontare di nuovo la vita. Nelle ultime due righe di chiusura troviamo scritto "quindi curati di ciò che mi verrai a chiedere, perché io non saprei dirti di no". Ed è questa la frase che chiude l'intero album, una frase dedicata a tutti gli amori passati, ai fan che aiuta, che vengono aiutati e altri che invece le hanno reso la vita impossibile, ma anche a se stessa e al suo desiderio di ricongiungersi con la sorella.

Conclusioni

Sarò schietto, è difficile trovare un altro album con la stessa sonorità, musicalità, vena creativa e senso compositivo. Non mi sto riferendo ad un livello tecnico, metrico, culturale o quant'altro, ma dell'unico fattore che ad una band non dovrebbe mai mancare: la creatività. Abbiamo visto come si sono evoluti gli Evanescence dalle loro origini fino ad adesso e possiamo certamente dire che sono cresciuti da ogni punto di vista. La loro capacità musicale hanno dato vita a questo album dalla conformazione paragonabile ad una personalità umana. Saturo di emozioni, di vario tipo, di varia quantità, The Open Door ha un contenuto misto, ma al contempo è un monolito nella sua musicalità. Ogni suono, ogni strumento è nettamente distinguibile dagli altri, le chitarre elettriche hanno acquisito più colore rispetto ai lavori precedenti, la batteria ed il basso sono usciti da uno scenario "di riempimento" dei lavori precedenti diventando indispensabili nel delineamento dell'unicità musicale di ogni singolo brano nonostante si sia mantenuto un livello compositivo molto semplice, gli archi vengono usati in tutta la loro bellezza, in tutti gli stili e in una disparata quantità di espressione. È straordinario come il massiccio uso di campionature elettroniche invece di aver dato una sonorità artificiosa all'album, in verità, non abbiano fatto altro che riempire quei vuoti atmosferici dove esattamente gli strumenti organici non riuscivano. C'è un fatto molto importante che vorrei sottolineare, questo album è l'unico album dove la voce di Amy, oltre a presentare all'ascoltatore ogni singola sfumatura della sua scala di colori, riesce a delimitare l'estremo minimo e l'estremo massimo del suo intero range vocale. Per ogni traccia abbiamo conosciuto dei massicci frammenti dell'anima di Amy Lee e delle sonorità che caratterizzano l'intera sfera creativa degli Evanescence. Il giudizio per questo brano l'ho stilato dando una valutazione per singola traccia perché ritengo che ogni traccia abbia una storia personale differendo con le altre, molte sono le caratteristiche che mi hanno sempre affascinato quindi ho cercato di fare il possibile per dare una valutazione che trovi equilibrio tra oggettività e soggettività (quest'ultima è stata davvero molto difficile da controllare). L'intero album si presenta con una mistura di vari generi, come detto dell'introduzione, quindi dentro questo album sono sicuro che troverete almeno un elemento che vi possa piacere, dal riff Metal, alla potenza dei cori, al romanticismo del pianoforte, alla scelta di accordi poco convenzionali, all'effettistica elettronica non eccessiva e molte altre singolarità che potrete trovare nonostante io, probabilmente, abbia trascurato perché magari non ci ho fatto neanche tanto caso. In conclusione vi presento questi 54 e poco più minuti con un 9 meritatamente consegnato ad una band che non si è mai lasciata influenzare da scelte commerciali che limitassero il loro genio creativo e dove la spontaneità e la sincerità dei loro lavori sono state pagato con un Album davvero di qualità e ridondante di originalità. È l'album con cui il "fantasma evanescente" di Amy e soci ha letteralmente spiccato il volo e si è stagliato nel firmamento della musica alternativa; un disco che verrà ricordato per sempre dai fan come il picco massimo raggiunto dal gruppo, ed anche come uno dei dischi Alternative migliori mai realizzati. La concatenazione di combo così complesse, le strutture che si intersecano fra loro come rampicanti vegetali, fanno si che The Open Door sia davvero un piccolo capolavoro. Dalla prima volta che poggiamo l'orecchio ai suoi dolci solchi, all'ultima che ripetiamo la medesima operazione, le sensazioni continueranno ad essere sempre le stesse. Emozioni contrastanti, concatenazioni di vari sentori che esplorano sfaccettature dell'animo umano, campionature di batteria e riff incatenati al muro del dolore che ci vengono proiettati direttamente in faccia dalla band stessa. Album assolutamente da avere nella propria collezione se si vuole capire cosa sia realmente questo tipo di musica, ed anche avere un'idea abbastanza chiara di quel che gli Evanescence sono diventati nel corso degli anni. 

1) Sweet Sacrifice
2) Call Me When You're Sober
3) Weight of the World
4) Lithium
5) Cloud Nine
6) Snow White Queen
7) Lacrymosa
8) Like You
9) Lose Control
10) The Only One
11) Your Star
12) All That I'm Living For
13) Good Enough
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