EVANESCENCE

Fallen

2003 - WindUp Records

A CURA DI
ANDREA AMATA
07/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Gli Evanescence si fecero parecchio notare dalle etichette discografiche e dagli ascoltatori di tutta America con l'Album "Origin", quindi decisero di comporre e distribuire altri brani (registrati presso i Makeshift Studios) e riproporne alcuni vecchi con un sound un po' più diverso. Subito dopo, infatti, registrarono una ventina di brani e li inviarono a molte case discografiche, adesso il vaso era stato aperto, bisognava solo dargli corpo. Gli Evanescence questa volta decidono di adottare un sound più nuovo e maturo: ci si concentrò particolarmente sul nu-metal, genere già nato nella seconda metà degli anni '90 e musicalmente definito agli esordi del 2000. Si innamorarono di questo nuovo sound dalle sonorità urbane, aggressive ma non virtuose (tipico dei generi del Metal che personalmente definisco integrali, quale il Thrash e l'Heavy), tendenti ad accentuare più il ritmo che la melodia, arricchito talvolta da campionature elettroniche. Decisero, quindi, di adottarlo in parte nelle demo poco prima menzionate, le quali iniziarono a prendere una forma più Metal, anche se non troppo. Molti produttori rifiutarono queste demo, definendole dal sound "troppo dark, troppo gothic", tutti meno che una manager della Wind-Up records: Diana Meltzer. Diana riconobbe il potenziale dell'esordiente band, decise quindi di legarli presso la propria casa discografica, già subito dopo l'ascolto dell'album, "My Immortal" venne già pre-etichettata dalla Wind-Up come "singolo di successo". Il contratto con la Wind-Up venne firmato nel Gennaio del 2001, in cui veniva concesso ai ragazzi tutto il tempo necessario per trovare il suono giusto ai propri brani. Ci furono molte discussioni e diatribe tra Amy e Diana Meltzer, la quale voleva far diventare gli Evanescence una "LinkinPark-sound-alike" band, includendo quindi un cantante rap nella formazione; la discussione si concluse con un punto d'incontro tra Amy e Diana: il rapper poteva essere presente solo nella traccia di presentazione dell'album, "Bring Me To Life", e così fu. Così come in "Origin" troviamo analisi di emozioni causate da situazioni, in Fallen invece percorriamo le situazioni stesse affrontandole in prima persona. Troviamo adesso una musicalità più incisiva, volendo così raffigurare come le prospettive di determinate situazioni (limitandosi all'analisi con "Origin") siano in verità molto differenti da come queste reagiscono all'impatto con una personalità (attraverso un procedimento di interattività con "Fallen"): da qui la differenza sia musicale che editoriale tra Origin e Fallen (sono ben consapevole che non è davvero questo il motivo per il quale i due album differiscono, ma trovo che la mia teoria ammorbidisca molto questo netto distacco musicale dalla scena precedente). Per creare questo album sono stati utilizzati in parte strumenti organici ed in parte strumenti sintetizzati e campionati. Ben non nasconde, in un intervista, la sua attrazione verso l'editing multimediale che, però, avrebbe potuto minacciare il suono in generale dell'album e di certo questo non era la direzione per la quale l'intera band Evanescence voleva indirizzarsi. Durante l'ascolto di questo album si sentono molto spesso sintetizzatori atmosferici da riempimento, tracce vocali tagliate o filtrate, chitarre rielaborate e batterie elettroniche oppure acustiche ma filtrate; è anche vero  che Ben è riuscito bene a mitigare questo suono apparentemente "elettronico" con l'uso di un coro di voci reali, degli archi veri, una chitarra acustica, una elettrica registrata da microfono e una voce non molto manipolata. Il meticoloso mescolare dell'organico e del sintetico è sempre stato, dal punto di vista musicale, il punto di forza degli Evanescence,  capacità che dona all'intero album un ampio spettro di sonorità. Per via di molti brani dalle tematiche "spirituali", Fallen è stato per molto tempo classificato come album Christian-Rock, (è vero, Bring Me To Life è di per se una preghiera, la traccia finale Whisper presenta un canto gregoriano e Tourniquet, se ascoltata sotto un certo punto di vista, può presentarsi come una vera e propria discussione con Dio), ma la band ha sempre rifiutato questo tipo di etichetta, come d'altronde ogni altro tipo di etichetta che si è voluta applicare al loro genere (anche se ormai, ahimè, l'etichettare è un utile per catalogare ed ordinare le scene musicali di ogni singolo periodo così da non rendere difficile una qualsivoglia ricerca). Poco prima della pubblicazione di Fallen, la tanto travagliata band Gothic venne scombussolata quasi completamente dal punto di vista della formazione: David Hodges abbandona la band dichiarando che "non voleva ulteriormente influenzare la band con musicalità Christian-Rock" ,e si uniscono i vecchi amici di Ben, John LeCompt come secondo chitarrista, Rocky Gray come batterista, e Will Boyd come bassista (i primi due avevano già partecipato ai lavori precedenti). Fallen venne pubblicato ufficialmente nel 2003, presentato attraverso una esibizione acustica, dove venne consegnata un'anteprima dei brani del loro album di debutto: "Mystary EP". La Wind-Up, nel mentre, invia alla Fox "Bring Me To Life" decisa a far esplodere una, se così la vogliamo chiamare, Evanescence-mania, inserendo questo brano nella colonna sonora dell'imminente film della Marvel "DareDevil". La traccia piacque così tanto da spingere ai produttori del film ad ascoltare l'intero album, ammaliati da ciò che gli Evanescence stessero portando nella scena musicale attuale, decidendo in seguito così di includere anche il brano "My Immortal" esattamente così come si presenta nell'album. Gli Evanescence divennero un must già nel mese prima dell'uscita di Fallen, album che scolpì nella storia del rock il nome della band con 17 milioni di copie vendute, ed impreziosendolo con ben 7 dischi di platino solo negli USA. Il 22 Ottobre il co-fondatore e chitarrista Ben Moody decide di lasciare la band per problemi di salute (bipolarismo), che non facevano altro che portare tensioni e diatribe parecchio accese tra lui e la co-fondatrice Amy. Questa, infatti, dichiarò che l'abbandono abbia fatto bene a Ben in primis, perché un problema di tale rilevanza non poteva essere trattato con superficialità, ed in parte anche agli Evanescence, visto che Ben era intenzionato a rendere i lavori successivi più "commerciali" senza badare ad opinioni altrui mentre Amy puntava più all'originalità artistica per la quale gli Evanescence hanno sempre preso il merito. Il 23 Novembre dell'anno successivo Terry Balsamo (chitarrista dei Cold) prese il posto di Ben e la band decide di pubblicare "Anywhere but Home", un album-DVD contenente un live allo Zenith di Parigi, i video musicali fino ad allora pubblicati, ed un sostanzioso e divertentissimo "dietro le quinte". Ma adesso torniamo a Fallen, al quale infondatamente attribuisco un suono ordinato e puro come le sfaccettature di un cristallo o alla forma di un fiocco di neve, probabilmente attribuisco questa inspiegabile impressione ai colori scelti per la copertina dell'album (nero, azzurro e bianco) ed al suo design molto geometrico, semplice, essenziale. Amy spunta in copertina, con i suoi occhi di ghiaccio, la pelle marmorea, quasi come se fosse uno spirito o una Geisha indemoniata e nello sfondo una parete vitrea dai colori gelanti. Girando il jewel-case troviamo la rimanente band, un po' sfocata, in posa "angeli dannati", la mano di Ben che da movimento alla foto e in basso a destra, piccola, la tracklist. Aperto il jewel-case troviamo questo CD "fotocopiato" che galleggia in un simpatico effetto ghiaccio che si crea con la plastica del jewel-case stesso ed i colori delle copertine, come se il CD fosse incastonato in esso. Aperto il booklet si possono iniziare a vedere i testi, bianco su nero, e "Galaxy" il logo appena disegnato dalla band. Nero su bianco invece le ultime due pagine, mentre nel bel mezzo del booklet abbiamo una bella foto, per largo, degli azzurrissimi Evanescence e dei loro penetranti, travolgenti, addolorati e confidenziali sguardi fendenti. Tolgo il CD dal Jewel-case, lo inserisco con cura nello stereo e Fallen comincia a raccontarsi all'ascoltatore.

Going Under

Going Under (Andare Più Giù) apre l'album, con la presentazione netta del nuovo suono, senza tanti convenevoli e giri di parole, Amy e Ben ti sussurrano all'unisono (voce e chitarra) una frase intrisa di odio per poi far entrare un loop di batteria questa volta dal suono più diverso da quelle adottate dall'album "Origin". La batteria sembrerebbe essere stata registrata, poi filtrata, ri campionata e tagliata fino a spingerla al limite del suono elettronico, rendendola quasi artificiale. Prima che il brano risulti troppo elettronico, entra in campo anche un pianoforte e poi un piccolo brake: la voce effettata, come se passasse attraverso un megafono, tende a distruggersi, mentre un suono organico di archi prende un piccolo crescendo che accompagna alla seconda parte del verso, questa volta meno elettronico e più incisivo. Un pre-ritornello dalle sonorità sinfoniche ed al contempo trip, accompagna la voce di Amy verso il ritornello, prima dolce e gentile poi più carica, prende più tono e più forza. Il ritornello ha un ritmo molto rilassato, come se si sciogliessero tutte le tensioni dopo aver confessato quello che sembrava essere un fardello troppo pesante da tener dentro. Anche la traccia vocale è molto rilassata, per ogni parola c'è una determinata nota che a volte si allunga dando una sensazione di comfort successivo ad un momento di scomodità emotiva e sensoriale. Però, ci scordiamo qualcosa, e dopo aver cominciato a fare questa "ramanzina" non possiamo di certo finire lasciando conti in sospeso: dopo il ritornello si ritorna al verso. Una volta ri puntualizzate certe questioni, questa volta descriventi la propria situazione sensoriale, torniamo al ritornello. L'alternanza verso-ritornello è classica della musica Rock, ma qui gli Evanescence sono riusciti a sfruttare questa alternanza per dar un ritmo quasi ossigenato, caricando le tensioni (inspirare) per poi scaricarle (espirare). Il secondo ritornello ci porta, questa volta, ad un bridge un po' sempliciotto, sembra più un lungo passaggio per accompagnarti all'assolo. Pre-ritornello, ritornello, e si chiude l'opener di Fallen con una voce molto soddisfatta (infatti si può ascoltare l'ultimo "Going Under" con una voce travagliata, come se Amy fosse stanca di aver estirpato il marcio che le era rimasto dentro oppure come un gemito di piacere nell'aver spiattellato il tutto in faccia alla principale causa dei propri problemi). Il brano parla di una persona che, dopo aver troncato un rapporto oppressivo, realizza che per tutto questo tempo non ha fatto altro che mettere a disparte i propri valori solo per mantenere una, quel che si voglia intendere, pacifica convivenza. Dopo aver strappato via ogni legame con questa persona, ci si rende conto della precedente situazione in maniera più oggettiva e di come tutti questi "sacrifici" non siano stati apprezzati neanche un po' solo per mero ed egocentrico disinteresse.

Bring Me To Life

Certe volte nella vita, soprattutto quando ci libera di un problema dal quale abbiamo sempre dipeso (come nella traccia precedente), scopriamo nel nostro più celato intimo, parti di noi stessi a volte non ancora conosciute, a volte completamente svuotate e prosciugate. Questo senso di "vuoto" lo affrontiamo con Bring Me To Life (Portami Alla Vita), una preghiera, quando ci si trova disarmati nella lotta contro la vita, la quale ci drena da ogni impulso vitale con il suo tram-tram giornaliero: vita, lavoro, dormire, vita, lavoro, dormire. Questo vuoto interiore si avverte come un anima che manca, lo "spirito che, infreddolito, dorme altrove" sperando che qualcuno o qualcosa lo riporti indietro essendo, quindi, consapevoli che da soli non si riesce ad affrontare un tormento così grave. Il brano può essere facilmente attribuito ad una preghiera nei confronti di Dio, per questo gli Evanescence vennero precedentemente etichettati come christian-rock, ma il mittente può ben essere anche un familiare, un amico o un amante (visto che si usa, nel bridge, il termine "Darling", fin troppo intimo per essere usato nei confronti di una forma Divina). Possiamo notare, sia un senso quasi di arrendevolezza a questa situazione poco prima descritta, ed anche un sottile (ma duro a morire) sentore di speranza, udibile a malapena con frasi accennate: "non lasciarmi morire qui, deve pur esserci qualcos'altro". Il brano entra con un delicatissimo mix di pianoforte ed archi, che creano il giusto tappeto ad una voce molto intima, dove Amy ti introduce al brano intero prima con un flebile sussurro, molto intimo, poi il tutto si carica marciando tra un assai ritmico riff di chitarra elettrica ed un loop di batteria campionata. Il suono risulta molto cinematografico, poi viene stravolto dal ritornello che esplode con batteria, basso, chitarra e, special guest, Paul McCoy dei 12Stones. Il ritornello lo consociamo tutti, è difficile non conoscerlo, in alternativa si può dedurre che non hai mai avuto una televisione o una radio in casa. L'alternanza rap e voce pulita, un mix che si è scatenato ai limiti del virale in quel periodo musicale (e non solo nelle scene Rock e Metal), ricorda molto band appartenenti al filone Nu Metal, e fra le fondatrici delle stesse, come i Linkin Park. Il secondo verso rientra più ritmico del precedente, gli strumenti classici del Rock prendono il posto del piano e dei sintetizzatori del verso precedente per poi ricordare all'ascoltatore l'attrazione maniacale di Ben per l'effettistica e l'editing multimediale: quindi assisteremo ad una piccolissima sessione di archi (a fine verso) che viene letteralmente frammentata con vari tagli netti e poi trasformati in disturbo e il ritornello ha una nuova entrata, d'effetto anche questa. In un piccolo bridge, più lento e romantico, Amy ci mostra qual è, invece, la sua attrazione maniacale: i giochi di tonalità con le tracce vocali. Ci lasciamo cullare per qualche secondo dalla docile voce di un angelo prima di immetterci in una sessione molto più carica: un duetto (botta e risposta) tra Amy e Paul, fino a quando non ti ritrovi di nuovo il ritornello sottomano. La traccia si conclude con una sessione di archi "incerti", il solito loop di batteria e il piano. Come un piccolo film, Bring Me To Life, inizia con dei titoli di testa e finisce con altrettanti titoli di coda.

Everybody's Fool

Dall'entrata Gothic, dove un coro crea la giusta atmosfera ad una chitarra acustica (mix che ricorda un po' "Field of Innocence"), Everybody's Fool (Sono Tutti Folli) sussegue la catchy-song precedente. Dalle atmosfere prettamente Gothic-ecclesiastiche, misticamente decorate da un meraviglioso coro lirico, questo brano ti immerge dentro una città oscura, priva di vita, prosciugata, travagliata, mascherata dalle luci artificiali dei palazzi, dalle strade urbane decorate da luci scorazzanti e persone che girovagano senza meta. Il ritmo di questo brano è un po' noioso in principio, come anche le tracce di chitarre, ma col susseguirsi dei secondi avverti un suono, un "qualcosa" inspiegabile che accresce la tua curiosità all'ascolto. La voce va incontro ad un confuso susseguirsi di sensazioni: delusione, rabbia e tristezza ben pesate tra loro cambiano frase dopo frase, come se vivessimo una prospettiva e un pensiero vivente e mutevole. Il verso presenta una chitarra molto semplice, dove le attenzioni cadono più sul ritmo che sulla melodia, ritmo che viene ripreso dalla traccia vocale dando la sensazione che voce e chitarra siano la stessa persona. Il ritornello è strumentalmente semplice, essenziale: accordi di chitarra, una batteria ed un basso poco caricati, il coro che riprende l'atmosfera gothic questa volta dai sapori più urbani. Questa semplicità nel ritornello sposta tutta l'attenzione nei confronti della traccia vocale, come se di tutto questo brano interessasse solo quello, una traccia vocale che (anche senza badare al testo) ti fa avvertire di come voglia attirare la tua attenzione per proiettarla su qualcos'altro, come per dirti "stai assolutamente sbagliano in qualcosa, non deragliare dalla realtà". La traccia vocale è accompagnata da un'adiacente e sottostante traccia vocale, più grave, molto tipico degli Evanescence, che eleva qualitativamente quella sovrastante. Nel bridge troviamo un azzeccatissimo stacco, dove gli strumenti Rock si bloccano per dar spazio ad un coro dalle sonorità un po' fiabesche e dalla voce dolcissima di Amy che poi si indurisce. Il coro cambia vocale ed impostazione vocale, introducendo una seconda parte del bridge, strumentalmente molto simile ad un ritornello ma il susseguirsi degli accordi e la traccia vocale sono ben differenti: altri accordi, altri testi, altro pathos, altra interpretazione. Torniamo poi al ritornello, prima cantato, poi strumentale, dove però viene integrato, di nuovo, il coro lirico questa volta più presente donando un aspetto più struggente al brano, lasciandolo chiudere con tutt'altro accordo rispetto all'accordi di chiave, dando un bell'effetto "questione in sospeso" senza renderlo però cacofonico. Il brano è stato scritto da Amy Lee quando era più giovane, durante il fenomeno delle pop-divas che si divulgava per Radio e Canali Televisivi. Una sorella più piccola di Amy si travestiva da Britney Spears e ad Amy questo non andava giù: le strappò gli abiti da dosso e le fece una bella ramanzina. Amy si accorse di come questi vip divennero, ben presto, idoli per tutte le ragazzine, le quali, invece di scoprire nuove ambizioni, si limitavano ad imitare queste belle ragazze famose, unificando il proprio obiettivo nei confronti di uno scopo globale: diventare esse stesse ulteriori pop-divas. Amy racconta, in questo brano, come questi personaggi pubblici siano palesemente dei costrutti commerciali utili solo per scopi economici (oltre che di indottrinamento popolare) e che questi esempi distruggono completamente l'obiettivo della formazione meticolosa del "se" annullando quindi la propria singolarità personale, inibendo così l'interiorità di ogni singolo individuo trasformandolo, così, nello "zimbello di tutti".

My Immortal

My Immortal (Mia Immortale), mi spiace ma la introduco così, esattamente come si presenta da sola all'interno dell'album. Il romanticissimo arpeggio di pianoforte iniziale è sempre quello, unico e inconfondibile, e la voce di Amy non è cambiata neanche un poco dalla versione di "Origin". Già dal primo verso si può ascoltare l'aggiunta degli archi, precisamente di un malinconico violoncello all'inizio e poi un meraviglioso ensemble di violini. Il pre-ritornello si presenta esattamente come un piccolo conto alla rovescia per un ritornello che già conosciamo e che non vediamo l'ora di riascoltare. Un incantevole sessione di archi e graziosi giochi vocali accompagnano con molta grazia questa nostra vecchia cara amica, colorando ulteriormente questa traccia dalle sonorità già fresche ed intime, come una leggera brezza primaverile. Finisce il ritornello e sprofondiamo assieme ad Amy in un avvolgente susseguirsi di tristezza e dolcezza. Avvertiamo le labbra della cantante schioccare con tenerezza le parole del secondo verso, per poi riaccompagnarsi (con un nuovo count-down) al prossimo ritornello. Con l'aggiunta degli archi il bridge risulta più caldo, scalpitante di passione, per poi dare spazio ad una sessione di violini strappalacrime, dopo si ritorna al ritornello. Viene recuperata quella parte strumentale che sembrava davvero poco accattivante nella versione precedente, calibrando i suoni con meticolosa musicalità tanto da riuscire pure ad evitare che il ritornello successivo risulti noioso e faticoso da ascoltare. Non contenti di questa bella dose di emotività, gli Evanescence decidono di non risparmiare l'arpeggio finale trasportato poi un ottava più in alto, raffigurando con ungi singola nota, ogni singola lacrima che solca, impregnata di tutto il suo dolore, il volto di questa ragazza abbandonata a se stessa. Il testo già lo avevamo visto con l'album precedente, "Origin"; parla di una ragazza ancora legata ai ricordi di una storia passata perché troppo belli per essere dimenticati. Immortale diventa, quindi, questo amore che infondo non è ancora finito (almeno, non per lei) e che continuerà a vivere vivido nei ricordi. Ovviamente il ricordo non vale la persona in carne ed ossa e la mancanza fisica si riesce comunque a percepire: quindi ci si sente soli, accontentandosi di una manciata di ricordi. E se i ricordi, invece di volerli sempre con te, li rifiuti.. ma essi continuano imperterriti a darti la caccia?

Haunted

Haunted (Infestata) è la traccia seguente, cupa, trascendentemente sinistra, dai suoni ben scelti per dar vita ad un atmosfera di persecuzione spiritica. Questa traccia nasce da un racconto fantastico di Ben, dove la protagonista (una bambina) aveva dei contatti con l'aldilà. Amy decise di scriverci un testo sopra, gestendo il soggetto del brano in modo tale da costruire uno scenario fantastico-horror, senza però rinunciare alle tematiche sentimentaliste degli Evanescence. I soggetti, infatti, sono molteplici in questo brano: l'essere perseguiti da un brutto ricordo (quello che io ritengo più gradevole), un amore che si crea tra la vittima e il suo violentatore, l'essere perseguiti e quindi "cacciati" da una persona oppure si può ben decidere di dare conto al racconto di Ben ed ascoltare il brano sotto una chiave fantastica. Questa controparte che "caccia" il soggetto viene descritta come dagli atteggiamenti maniacali, "mi guardi, mi desideri [?] mi salvi, mi violenti, mi guardi". Il brano inizia con dei lavoratissimi sintetizzatori che ti scaraventano dentro questo brutto posto dall'atmosfera lugubre, oscura, fredda e poco definita. L'entrata della traccia vocale è d'effetto, possiamo sentire principalmente una traccia vocale dalle tonalità bassissime accompagnata da un'altra, invece, dalle tonalità alte. Si cammina dentro questo angusto tugurio saturo di sensazioni caotiche al ritmo di una gelante batteria campionata, fino a quando dei suoni campionati e una voce riprodotta (ma si può benissimo comprendere la frase "i know you still there") legano questo verso (utilizzato come introduzione) al primo ritornello. Il ritornello sembra entrare come una frustata dopo un'introduzione così ipnotica, e ti riaccompagna in un passaggio con altri effetti, ma la sezione elettronica finisce lì. Il verso successivo è appannaggio degli strumenti Rock: chitarra, basso e batteria si cimentano in un ritmo davvero incalzante, mentre una fievole tastiera tiene un docile tappeto mentre la voce di Amy continua sfrontata nel suo intento di rincontrare il prossimo ritornello. Un respiro poco dopo la fine del verso e un altro ritornello rientra frustante ma, questa volta, finisce in tonalità più alta dando spazio ad un assolo di chitarra accompagnato da un coro. Coro che arriva ai limiti dell'epico, intonando con deleteria freddezza il ritornello successivo mentre Amy si limita a dei vocalizzi e ad accennare alcune parti salienti del ritornello stesso. La traccia termina con lo stesso ritmo del secondo verso, questa volta molto più secco (quasi come per dire "The End") con l'aggiunta di una raccapricciante campionatura finale.

Tourniquet

Del vento s'insinua tra le fessure di una camera ferrea, e dei suoni elettronici rimbalzano in essa, poi esplode un riff Metal e così inizia Tourniquet. Nata come brano Death-Metal della band cristiana Soul Embraced (precedente gruppo dei componenti John LeCompt e Rocky Gray), viene questa volta riproposta in chiave nu-metal. La traccia vocale viene ricomposta totalmente da Amy, infatti, escludendo le lyrics, possiamo definire la traccia vocale musicalmente originale nonostante si parli di una "cover". Il riff di apertura è parecchio incalzante, si avvertono dei sapori Death quasi accennati (o almeno, conoscendo i Soul Embraced, si riesce ad intuire quel "che" di Death nel riff), la traccia di batteria è stata molto manomessa a livello compositivo dovendo, purtroppo, far rientrare questo brano nel genere che gli Evanescence si apprestavano a presentare con Fallen. E a proposito di originalità musicale, dopo il riff di apertura, abbiamo un verso decisamente "elettronico",  dove vari Pad accennano un atmosfera eterea e gelida, mentre la voce di Amy (effettata ed amplificata dalle modifiche), viene privata di ogni calore umano.  Dopo una batteria campionata ci riporta agli austeri quartieri dell'insolita città fredda, umidiccia e buia per la quale ci incamminiamo. La seconda parte del verso è più ritmica: batteria, basso e chitarra accennano a delle battute secche, nettamente ritmiche (così, già dalla sesta traccia, abbiamo potuto notare che altra firma musicale degli Evanescence è diventato il verso con una strumentazione ritmico-centrica, dove il riempimento e la musicalità sono obiettivi unicamente di una sessione di archi, cori, sintetizzatori e/o voce). La caldissima voce di Amy rende mite la temperatura del brano precedentemente infreddolita dai sintetizzatori. Nel ritornello abbiamo una strumentazione che riprende il riff di introduzione e un aggiuntivo coro in vocale "uh" quasi impercettibile (il giusto abbastanza per donare una ben che minima atmosfera al brano), mentre Amy intona un canto in principio sofferto per poi diventare rilassato, il tutto si ripete una seconda volta. Devo ammettere, ahimè, che questo ritornello a mio parere perde di corposità per via della modalità di utilizzo degli strumenti  nell'intento di adattamento in tale genere. Riapre un secondo verso, più organico (batteria ed archi) mentre la voce di Amy continua a vacillare tra aggressività e dolcezza. Poco dopo diventa più aggressivo, questo verso, la chitarra invece decide di cambiare con una linea più continua e meno ritmica, dopo di che ci ritroviamo di nuovo al ritornello che ci ri-ipnotizzerà con il suo mantra, "mio Dio, mio laccio emostatico, riportami la salvezza". Senza preavviso la traccia inizia ad incattivirsi, le chitarre ritornano ritmiche, si avverte di più l'origine "Death" del brano, mentre dei sintetizzatori riprendono l'essenza del freddo. Molto carico questo bridge che spezza totalmente la concezione musicale del brano, piazzato nel posto giusto, che si strozza poco prima dell'ultimo ritornello con uno scream. L'ultimo ritornello (teoricamente gli ultimi due) rientra con il solito ritmo ipnotico per poi chiudere la traccia con una sessione strumentale ed una soppesata sessione di archi finale dalle sonorità prettamente Gothic e romantiche. Il brano parla di una ragazza che tenta il suicidio, quindi prega Dio di perdonarla e di ammetterla in paradiso anche se si è tolta la vita. Il "Tourniquet" viene tradotto letteralmente come "laccio emostatico", ma in verità è una vera e propria apparecchiatura sanitaria ideata per l'arresto emorragico causato da un accidentale amputazione o da una ferita importante. Probabilmente questa ragazza si sarà inferta una ferita sperando che il sangue, col suo sgorgare, lavasse via "le urla delle sue ferite" , mentre la sua "anima piange per la liberazione", ma il "cremise rimpianto" la assale subito dopo aver affondato l'oggetto contundente nelle sue carni. Dio viene affiancato alla figura "Tourniquet" come strumento di salvezza: lei non vuole che il sangue si fermi con il "Tourniquet", lei vuole solo che Dio la salvi. 

Imaginary

La sessione di archi, conclusiva di Tourniquet, si lega con sublime sinfonicità alla traccia successiva che, dai primi testi, ci fa comprendere che abbiamo rincontrato una cara amica di vecchia data: Imaginary (Immaginario). Questa nostra vecchia e cara amica, adesso, ha un aspetto più aggressivo, più incisivo, più ritmico, si può sentire già dall'inizio il radicale cambiamento delle tracce di chitarra, cambiamento che ha decisamente dato corposità ad una traccia che conteneva solo dell'atmosfera. La nuova traccia di chitarra ha permesso una più misurata aggiunzione di archi, in modo che il suono risultasse più "fiabesco" senza diventare dissonante, stomachevolmente imbellettato o cacofonico. Il verso, questa volta, presenta una strumentazione diversa: batteria, basso, chitarra acustica e pianoforte, la scelta di questi due ultimi strumenti dona più organicità al brano regalando vera e propria vita a questo mondo immaginario nel nostro immaginario. Il fresco arpeggio di archi in apertura danno il giusto contrasto al riff di introduzione che, sovrapponendosi, rende il tutto movimentato per poi portarti al verso dalle sonorità acustiche e rilassanti, come una foglia d'autunno che si stacca dall'albero e viene strattonata qui e li dal vento per poi adagiarsi soavemente al suolo. Nel verso troviamo Amy, dalla voce cristallina e posata, come per accingersi nel leggerci un racconto, ma notiamo delle note d'angoscia sparse qui e li, uno stato d'animo turbato da un qualcosa che la fa sentire sempre messa in discussione. Le chitarre e il pianoforte disegnano un ambiente romantico, forse un giardino, forse una collina, dove la voce di Amy ci si accomoda sopra gioendo del potere rilassante del tutto e, sempre consciamente, soffrendone la natura artificiosa. Proprio per questo ultimo punto il ritornello aggrava l'atmosfera, dove la voce di Amy sembra rintonare il famoso ritornello non più con un senso di "questo è il mio mondo, qui dentro mi rifugio", ma con un senso più rassegnato e mitigato da alcuni sfarzi di rabbia, mostrandosi più come "il mio mondo non è vero, mento a me stessa mentre la vita scorre". La voce di Amy si alza, come in ricerca di aiuto, mentre la chitarra di Ben ruggisce prendendo semplici accordi e con qualche passaggio un po' barocco, come se il mondo docile e persuadente si trasformasse in inferno per qualche secondo, rincorrendo coloro che vogliono fuggire da esso e prepotentemente rilegarli forzatamente a se, per poi ritornare di nuovo un posto rilassante e di quiete. Questa volta Amy comprende di esser stata soggiogata da questo mondo fantastico, quindi la voce si fa più esasperata, meno rilassata del verso precedente. Ricomincia il ritornello, lo scenario è sempre quello, Amy e Ben in colluttazione per decidere se questa povera ragazza dovrà rimanere sempre schiava delle sue fantasie o meno. Tutto ad un tratto, da uno scenario vasto, veniamo scaraventati nelle riflessioni della ragazza, tristi, combattute. Qui di nuovo troviamo l'accoppiata pianoforte-chitarra acustica, ormai diventata simbolica di quest'ultima versione di Imaginary, gli accordi però sono diversi, gli arpeggi sono più delicati, mentre la voce dall'emissione intima, confidenziale, ci prepara alla tempesta con la quiete. Tempesta che imperversa con l'entrata di tutti gli strumenti introdotti da un piccolo crescendo, la chitarra che accenna qualche nota in più, quasi come se volesse aggiungere un assolo ma non così tanto impegnativo, per dar spazio ad un coro dalle sonorità epiche, dando il giusto accenno Gothic ad una traccia dalle sonorità prettamente Fiabesche. Dopo di che ritorna il ritornello e dopo di questo, in chiusura, troviamo il riff di apertura accompagnato questa volta da cori ed archi, dando ad Imaginary una piega triste, tradita e struggente. La traccia si chiude con un accordo grave di chitarra elettrica e una sessione di archi che ricorda lo stesso senso del "risveglio da un incubo" della versione di "Origin", questa volta reso tutto più teatrale. Il brano, lo conosciamo già, parla di un mondo fantastico creato da questa ragazza, la quale usualmente si rifugia in esso, fuggendo dalle intemperie del mondo odierno. La chiave melodica di questa nuova versione, ci fa intendere come questa ragazza, adesso (a distanza di 3 anni), ci si trovi letteralmente incatenata dentro e diventa man mano consapevole che il mondo attorno a lei scorre mentre lei, avida di se, si lascia pervadere da questo senso auto-protettivo che ormai diventa impossibile da abbattere.

Taking Over Me

Una dolce melodia al pianoforte segue "Imaginary", come una vecchia fotografia o un vecchio clip, porta gioia e nostalgia di un vecchio ricordo, dopo di che ci si accorge che tutto quello che vedi è andato perso. Il gelo (perfettamente interpretato da un lieve crescendo di archi sospirati ed acutissimi) ti lacera le membra, ed entra come uno schiaffo Taking Over Me (Prende Sopra Me), con un riff iniziale dalle battute scandite e degli archi di riempimento per poi chiudersi con un effetto sonoro molto singolare ed introdurre il primo verso. Degli archi fanno scendere una nebbia tra i ricordi ormai sbiaditi di questa ragazza, la quale ricorda solamente le promesse di una vecchia storia conclusa repentinamente. La discussione è face-to-face, praticamente una confessione, tra lei e questo vecchio amore che sembra già aver dimenticato egoisticamente tutto. Lei prova a fargli ricordare tutti i bei momenti passati assieme "tutto ciò che sapevano e tutto ciò che avevano", qui momenti dove "mi hai visto compiangere il nostro amore, ma allora, tenendomi la mano, compresi che mi amavi davvero". Non si riesce a trovare una pace interiore quando un qualcosa ci sfugge tra le mani, nonostante prima ci si poteva immaginare di tutto ma non proprio questo, e allora non ci si chiede solo il "perché" continuando a lottare per recuperare ciò che si è inspiegabilmente perso. Il brano prosegue così: i versi sono delle proprie confessioni e tentativi di rinvigorire dei teneri ricordi, mentre i ritornelli sono delle confessioni d'amore vere e proprie con frasi toccanti come "io credo in te, mollerò tutto solo per trovarti, io devo stare con te per respirare e vivere". Si nota anche che lo stato d'animo di questa ragazza è dipendente dalle scelte di questa controparte, lei lo sa e non si vergogna nel dimostrarlo, per questo "Taking Over Me". Il primo verso si presenta con un docile accompagnamento di archi e pianoforte, dopo raggiunti da un loop di batteria elettronica e dall'intera band per la seconda metà del brano. Il riff del verso è simile a quello dell'introduzione, ritmico, estremamente scandito, ma semplice, questa volta la batteria è meno carica visto che si prevede una traccia vocale nel verso, insomma il verso tipico degli Evanescence. Il ritornello ha un suono più rilassato e melodico, l'intera strumentazione si limita a prendere degli accordi e qualche semplice riff melodico come passaggio tra un accordo e l'altro, gli archi si sentono a malapena e ogni tanto li senti spuntare quando gli strumenti ed Amy mantengono una nota lunga. Nel ritornello troviamo anche un grazioso gioco di voci gravi, dal timbro rilassato, così da mettere in evidenza il timbro addolorato della traccia vocale. Il primo ritornello si chiude con una manomissione della traccia vocale, rompendosi si crea un inaspettato effetto sonoro assieme una batteria campionata, così da accompagnarti un po' stranito al verso successivo che ritorna questa volta molto più incalzante, ma concludendosi con un romantico gioco di voci (e aggiungerei ben scelto visto che precedentemente si raffigurava un evento sgradito e invece adesso si ricorda un momento tenero ed amorevole). Il ritornello torna nuovamente sulla scena e poi da spazio ad un bridge un tantino più incattivito, non dal ritmo, non dalle tonalità, ma semplicemente dalla disposizione, dai ritmi e dalla scelta di note degli strumenti e del tono della voce che, mista tra disperazione, rabbia e pianto carica la musicalità di questo bridge (dai controcanti ben scelti) con un crescendo impercettibilmente accennato che si stronca, in fine, per dar spazio ad un ritornello molto più docile dei precedenti nel quale troviamo solo: un pianoforte, dei malinconici archi e la traccia vocale (come se Amy fosse consapevole che stava caricando emotivamente l'ascoltatore con il bridge e allora cerca di recuperare con un ritornello inizialmente docile e gentile per poi rialzare i toni e ritornare al ritornello vero e proprio). La traccia si conclude con l'ultimo ritornello, un aggiuntivo strumentale ed un accenno di traccia vocale. Un piccolo passaggio semplice decade in un accordo grave che, tenuto in oltranza, ti fa percepire le vibrazioni di ogni singola corda di chitarra.

Hello

 Incombe il silenzio e senti giungere un effetto sonoro molto singolare, indescrivibile, ma non è neanche molto aggressivo, poi inizia un pianoforte nel suonare una melodia triste e deprimente. Inizia Hello (Ciao), il brano scritto dalla sola cantante Amy Lee in ricordo della sorella morta prematuramente. Amy ha sempre trattato l'argomento della morte nei suoi testi, alcuni di questi vennero usati, altri vennero scartati, altri invece riescono a rimanere nascosti in alcuni brani degli Evanescence lasciandosi cogliere da qualche frase o qualche concetto, magari mappato o camuffato in qualcos'altro. Questa volta, invece, la morte è evidente e presente, già nella seconda strofa del primo verso si presenta, crudamente, la figura di una "lei" che "non sta respirando". La sorella di Amy morì nel giardino della propria scuola, a 3 anni, Amy ne aveva solo 6 e, presente durante l'accaduto, non riuscì a comprendere facilmente tutto ciò che stava succedendo, tanto che credette di vivere un sogno "dal quale presto mi sveglierò". Nel testo vengono raffigurate "la mente" e la "menzogna" come due figure che cercano di distogliere la sua attenzione da questa realtà, però con scarso successo, visto che Amy è già consapevole di aver perso la sorella, che tutto questo non è un sogno e che "tutto questo rimarrà abbandonato nel passato". Il brano è musicalmente struggente, non ha uno schema netto che ti permette di distinguere verso e ritornello (anche se matematicamente, facendo i pignoli, si potrebbe comunque riuscire): è un susseguirsi di stati d'animo dove tristezza, angoscia, nostalgia e senso di colpa interagiscono tra loro in una coreografia emotivamente caotica ed incontrollata. Il pianoforte ha una partitura molto semplice ed una melodia di base molto "catchy", riceve l'attenzione invece la voce di Amy che si lascia notevolmente strattonare dalle più genuine sensazioni emotive. Un assolo di violoncello precede l'ultimo "ritornello, esattamente quello che ci vuole per donare un eccelso senso di tristezza al brano. "Hello" risulta essere, nel suo generale, spinto agli estremi del tragico e del deprimente, d'altronde si parla di un lutto molto sentito, un lutto che ha distrutto l'innocenza di una bambina ed Amy ha voluto condividere con l'ascoltatore. Si chiude "Hello" con la melodia di apertura e un accordo di chiusura.

My Last Breath

Stona un po', invece, dopo questa teatrale ballad My Last Breath (Mio Ultimo Respiro), che si insinua nella tracklist con un effetto elettronico ed un loop di batteria campionata (davvero molto in stile Linkin Park) per poi far entrare con l'intera band con un salto di aggressività e melodicità dai sapori gelanti e brinosi, donati da una acuta sessione d'archi, che soffia come bufera tra il calore delle chitarre. Cambiando completamente atmosfera (quasi come in un esibizione di quadri, quando si passa da un quadro all'altro) ci ritroviamo in un miscuglio di sintetizzatori d'atmosfera e questo loop di batteria campionata, che danno il giusto aspetto al concetto di "freddo". La voce di Amy è dolce e flebile all'inizio, come se giacesse in questo ambiente gelido, coperta ed infreddolita. Tra le note del verso, in chiusura, si avvertono degli archi che iniziano ad incrementare il suono, lanciandoti dentro il prossimo ritornello. Il ritornello presenta lo stesso riff carico dell'introduzione, la traccia vocale inizialmente, si concentra su delle note in lunga durata facendoti avvertire come Amy si svuoti di tutta l'aria incamerata nei i polmoni, come per darti questa sensazione di "ultimo respiro", concludendosi con una voce più ammorbidita e tendente a rilassarsi come se fosse stremata del grande sforzo poco prima fatto. Il secondo verso rientra come quello precedente: archi, sintetizzatori, loop di batteria campionata e voce, per poi ritornare al solito ritornello. Dopo il secondo ritornello abbiamo un bridge dalle sonorità più aggressive, una chitarra dal riff indiscutibilmente Metal, la traccia vocale inizia a prendere note più gravi e un ensemble di violini gioca in pari con la dinamicità che si è andata a creare con gli strumenti della Rock-Band. Rientra, subito dopo, quello che sembra essere un ritornello, ma in verità la traccia vocale cambia aggiungendo un nuovo bridge. Questa traccia vocale, poi, si va ad intrecciare con la traccia vocale dei ritornello, rendendo un perfetto gioco di tracce vocali dando come l'impressione di un duetto. Si conclude la traccia con il ritornello strumentale, mentre la batteria si cimenta in un assolo, mentre il tutto sbiadisce con un fade verso il più totale silenzio. Dal testo del brano si può intuire un dialogo tra due persone, una morente mentre l'altra, che sembra essere sopravvissuta dal tragico evento, stringe la mando della controparte gravemente infortunata. La persona sopravvissuta prega all'altra metà di non lasciarla, di combattere contro la morte o nel caso la morte sopraggiunga, di vegliare su di lei. L'altra, invece, trattiene il suo "ultimo respiro" anche se già consapevole che tutto "finirà questa notte" stessa. I versi sono le parole del sopravvissuto che chiede se "riesce a sentire il suo abbraccio" e successivamente (nel secondo verso) sa che l'infortunato (ormai in coma) "riesce a sentirla, lo riesce a capire dalle sue lacrime". Il brano si chiude con un pensiero dell'amato morente, chiedendo di ricevere la buonanotte, come se andasse semplicemente a dormire, chiedendo di non aver paura di affrontare il lutto.

Whisper

Qui ci leghiamo al concetto che avevo esplicato (con la recensione di "Origin") di Whisper (Sussurro), la traccia seguente, come una canzone dedicata ad una persona che manca, infatti il susseguirsi delle tracce Hello, My Last Breath e Whisper (rispettivamente la descrizione dell'avvenimento dell'incidente, il soccorso e la sensazione di lutto) è stata una scelta ben studiata per dare un senso di "concept" nella chiusura dell'album "Fallen". Questa potrebbe anche risultare semplicemente una mia ipotesi oppure un collegamento casuale tra le tre tracce, ma è esattamente il lato degli Evanescence che preferisco: presentare una situazione descrivendola solo con emozioni e sensazioni, il che permettere di dare un significato simbolico soggettivo (ad un brano o ad un insieme di brani) orientandolo comunque verso una piega oggettiva dal punto di vista filosofico. Per fare un esempio semplice ritorniamo a Whisper presa singolarmente, abbiamo appena visto che i soggetti possono essere molteplici (l'abbandono di un amante, la morte della sorella, la scoperta di una personalità perduta, mettere discussione o addirittura perdere alcuni valori personali) e comunque accumunabili tra loro per via di un oggettività applicata al susseguirsi delle emozioni che leggiamo nel testo, quali il sentirsi tradito o abbandonato da una situazione che precedentemente ti accudiva con il suo conforto. Questa volta Whisper entra senza una un introduzione: niente brani di introduzioni, niente cori, niente effetti, niente sintetizzatori, entra e basta (sfortunatamente facendoti spaventare visto che la traccia precedente si è conclusa in fade). Il riff è sempre quello, inconfondibile, vengono aggiunti solo gli archi che sussurrano una leggera melodia. Dopo la carica del riff di apertura e il cuore palpitante (per chi s'è spaventato dell'apertura spavalda), entra un verso molto atmosferico: pianoforte, archi e un sintetizzatore (e dopo un loop di batteria campionata). Vieni scaraventato dentro la mente di questa ragazza e il freddo ti pervade addensando, anche, il fiato di un coro che si aggiunge verso la chiusura del verso. Torna il ritornello con una chitarra grave, ruggente e dalle tracce vocali più curate: i sospiri vengono sostituiti da una semplice traccia vocale dai volumi ridotti, resta solo un piccolo sospiro a fine ritornello. Il verso ritorna subito dopo il ritornello, questa volta i sintetizzatori vengono coperti dalla batteria e da una chitarra elettrica che si unisce alla band anche nella seconda parte del verso. Questa dopo un po' si mitiga, dando di nuovo spazio al coro, dopo di che, un altro ritornello. Il bridge, questa volta, prende più epicità con l'aggiunta di un coro lirico, che da note gravi cresce insieme ad una sessione di archi dai sapori neo-classici mentre Amy rimugina i propri pensieri a bassa voce, dopo di che un sussulto e veniamo deliziati da un passaggio dove la band si ammutolisce per dare scena al vocalizzo di un mezzo-soprano e iniziare subito dopo un assolo. Finito lo storico ed intoccato assolo di Whisper, intoniamo di nuovo il ritornello che inizia, però, a trasformarsi poco alla volta. Sentiamo emergere un coro di tenori e baritoni, dando vita ad un atmosfera ancora annebbiata dall'intera band. Si sente smuoversi qualcosa, i cori iniziano a farsi più evidenti a mano a mano che la traccia va avanti e gli archi rispondono con un oscura linea strumentale ai limiti del neo-classicismo, romanticismo e dark: i violini e le viole che saltellano come spiritelli mentre i violoncelli si limitano a colorare il brano con nostalgici drappi eterei. La traccia strumentale "Rock" esce in fade lasciandoci gustare per bene la sessione orchestrale di chiusura, dove archi e cori ci abbandonano mostrando uno scenario derelitto, riflettendo nel nostro immaginario un angusto senso di amarezza per questa sofferta conclusione del nostro CD.

Conclusioni

Fallen è giunto a termine e, togliendolo dallo stereo, rimaniamo con un senso di sospensione, di incomprensione, che ci lascia riflettere sulle svariate sfaccettature della vita che spesso tentiamo di accantonare. Com'è consuetudine degli Evanescence, vengono esposti ed analizzati i lati più oscuri, tormentati e disturbati della vita umana (il tradimento, l'abbandono, la menzogna, la morte, il rifiuto -della vita e della realtà- e la paura) e non ci resta altro che riflettere sul perché dell'esistenza di queste situazioni e scoprire quali reazioni si scatenano dopo che queste situazioni si siano egoisticamente consumate. Lasciano questi punti aperti, senza dare alcuna risposta apparente, si è riuscito a mantenere viva la loro musica tra i pensieri del "vero ascoltatore". Il suono (soprattutto del mastering) di questo album è molto simile a quella di molti album usciti in quel periodo, lasciando però la musicalità e il concetto stesso dei brani praticamente immacolati, infatti ci basta ascoltare tutti i lavori precedenti e le Demo registrate qualche anno prima per comprendere che i lavori degli Evanescence sono tutti pressoché genuini, donando alla scena musicale del 2003 un lavoro di indiscussa originalità. Come disco dai concetti e sonorità eterogenee, ed in un certo qual senso comunque non discordanti o dissonanti, Fallen presenta sia lacune che punti di forza, i primi però vengono nascosti da un lieve cenno di banalità "Pop", direzionando quindi alcune tematiche (musicali e di testo) su dei cardini un po' comuni dalla scena musicale di quel preciso periodo che sarebbero, probabilmente, potuti essere corretti con un po' più di attenzione e capacità comunicativa nei confronti dell'intera band (cosa che Amy, in fondo, ha sempre lamentato trovandosi sempre da sola o, prima di "The Open Door", solo in compagnia di Ben, durante la fase compositiva). La presenza di una Manager quale Diana ed una volontà invalicabile come quella di Amy, hanno permesso di tirare fuori il meglio da tutti i componenti della band, riuscendo soprattutto a far incontrare dei bisogni "commerciali" con il fortissimo bisogno di una proiezione integra del "se" attraverso una forma artistica. Trovo molto difficile dare una valutazione a questo album perché, sicuramente, è più curato del full lenght precedente sotto ogni punto di vista, le tematiche sono un tantino più forti (altre un po' meno), il suono e la struttura dei brani sono molto schematici ma allo stesso tempo saturi di un ampio spettro di emozioni, la grossa pecca che non mi permette di mettere un voto alto a questo CD è quella di questi ritornelli strumentalmente basilari e talvolta simili gli uni dagli altri quando, invece, si sarebbe potuto dare più colore variando ritmi, cadenze e sonorità. Fallen viene riposato nella libreria con cura quale ottimo pezzo di storia della scena musicale, valutato dal sottoscritto con un meritato 7,5: un mediocre voto alto per un album da tenere sempre tra la propria collezione di Album. Per chi non è molto appassionato di Metal, questo è di sicuro un buon album per iniziare ad allenare l'orecchio ad un ascolto ben curato di tale genere.

1) Going Under
2) Bring Me To Life
3) Everybody's Fool
4) My Immortal
5) Haunted
6) Tourniquet
7) Imaginary
8) Taking Over Me
9) Hello
10) My Last Breath
11) Whisper
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