EVANESCENCE

Evanescence

2011 - WindUp Records

A CURA DI
ANDREA AMATA
03/01/2017
TEMPO DI LETTURA:
5

Introduzione Recensione

Era il 2009 quando Amy mise su Twitter un link di un vide dove la ritraeva mentre, accompagnata da Terry Balsamo (chitarra) e Tim McCord (basso), abbozzare una linea vocale sulla base di quella che sembrò essere una nuova traccia. Il piccolissimo video (adesso pressoché introvabile) venne condiviso e ricondiviso dai fan, i quali gridavano il ritorno degli Evanescence. In questo video si potevano distinguere i classici elementi del sound, solo vi era presente una sessione elettronica più evidente, quasi somigliante ad un brano della cantautrice Bjork. Girarono altri video di Amy che si cimentava in lavori di qualità superiore rispetto ai lavori precedenti, la sperimentazione elettronica e l'aumento dello spettro cromatico della voce sembravano essere i principali cardini in questa riscoperta sonora.  Gli Evanescence entrarono ufficialmente in studio verso il mese di Febbraio del 2010 per cominciare le registrazioni del nuovo album, e Steve Lillywhite divenne il principale produttore di questo lavoro, mentre William "Science" Hunt venne presentato ai fan come "assistente alla programmazione". Steve e William, come osservato da Amy, avrebbero fatto da solido pilastro portante ad un lavoro maggiormente improntato su una sonorità più Elettronica (come si è potuto ascoltare dai video condivisi con i fan, di cui prima ho parlato). L'album avrebbe dovuto contenere ogni singolo costituente del suono Evanescence, ben distribuito per ogni singola traccia in esso annessa creando quello che Amy in un intervista definì "il confine tra suoni sintetici e naturali". Tutto sembrava procedere per il verso giusto, mentre un giorno, successe l'insospettabile: Steve viene rimpiazzato dal produttore Nick Raskulinecz, secondo una dichiarazione depositata dalla giovane Lee "l'album non suonava molto bene nel suo insieme, quindi si è deciso di porre fine a questo viaggio sperimentale". Questa decisione avventata portò a distruzione totale la maggior parte dei lavori della band (composti fino a quel momento), portando quindi una composizione di materiale addizionale praticamente da zero. Trapelarono molte voci in giro ed una che riscontrò molto adito fu l'ipotesi di "una coercizione da parte dell'etichetta discografica nei confronti della band, con l'intento di sopprimere questo progetto sperimentale". Amy quindi si trovò ad accantonare per sempre un lavoro (destinato ad essere cestinato) di piena e totale devozione dal punto di vista sentimentale e creativo: "con quell'album vidi per la prima volta andare completamente in fumo qualcosa a cui stessi lavorando - dichiarò la Lee - i supervisori cambiarono completamente parere durante il processo di registrazione. Ero furiosa, devastata, ma dovevo riprendere il controllo della situazione. Riuscimmo ad utilizzare qualche traccia del progetto cestinato e finire così il processo compositivo di questo nuovo progetto". Il suono venne sintonizzato su una frequenza più rock e l'uscita di quest'ultimo album venne programmata per il Giugno del 2010. Dopo alcune indicazioni della casa discografica (la Wind-Up Records) l'uscita venne posticipata in data non ancora stabilita e la band rientrò in studio nell'aprile del 2011 per continuare a lavorare sul terzo album. Il processo di registrazione ebbe la sua conclusione presso i Blackbird Studio di Nashville e venne rivelato il nome dell'Album: Evanescence. Questo nome (spiegò Amy Lee) gli venne dato perché, dopo un periodo ricolmo di stress, cambiamenti ed insicurezze, la band puntò tutto sull'unità che si era creata tra i singoli componenti, i quali parteciparono personalmente al processo compositivo, riuscendo a recuperare parti di quello che Amy avrebbe potuto definire "disco-rotto".  Essendo un lavoro di gruppo, Amy decise di evitare di utilizzare una fotografia (soprattutto se di se stessa) come copertina, facendoci capire che ascoltando questo album, andremo ad ascoltare un lavoro condiviso, un lavoro da "band" a tutti gli effetti. Il 9 agosto del 2011 venne pubblicato il singolo "What You Want" che raggiunse i primi posti della UK Rock Chart, facendo degli Evanescence la band dai maggiori "singoli al primo posto" del 2011. Nell'Ottobre dello stesso anno, l'album "Evanescence" entrò nei negozi musicali e nello stesso mese raggiunse la prima posizione della Billboards 200 vendendo più di 127.000 copie (comunque la vendita più bassa tra gli Studio Album degli Evanescence). Gli Evanescence incominciarono il loro tour di promozione dell'album il 17 agosto 2011 al War Memorial Auditorun di Nashville e conclusero con la tappa definitiva alla Wembley Arena di Londra. Nell'ottobre del 2013, la "Concord Music Group" (compagnia sorella della "Bicycle Music Company" - famosa casa discografica che vanta artisti attivi del calibro di: Paul McCartney, James Taylor e Steve Martin) annunciò di aver comprato gran parte del catalogo della "Wind-Up Records", inclusi i lavori degli Evanescence. Non avendo più alcun tipo di legame con la Wind-Up Records, Amy decise di agire in risposta a quello che lei stessa definisce " un sabotaggio dall'intendo di far perdere qualità e credibilità al progetto Evanescence" intentando una causa contro di essa accusandola ulteriormente di non aver pagato alla band "1.5 milioni di dollari in royalties". Voce che si unisce al coro è quella di Steve Lillywhite, ex produttore di quello che divenne l'album "Evanescence", dichiarando "il completo e totale appoggio alla causa di Amy. Il progetto al quale la band stava lavorando (parlando del progetto Elettronico-sperimentale) era di ben elevata qualità" e che la Wind-Up Records abbia "forzato la band a pubblicare un lavoro scadente". Solo nel Marzo del 2014 Amy decise di non far trapelare altre informazioni (oltre la pubblicazione dei documenti della causa e di alcuni verbali poco dopo tolti dal web) rispettando l'unico vincolo che ancora la lega alla vecchia casa discografica, ovvero un "accordo di non divulgazione". In questo anno, Amy dichiara di sentirsi rinvigorita da questo allontanamento dalla casa discografica, riuscendo così a concepire la sua indipendenza artistica preservata, adesso, dal contratto stipulato con la Bicycle/Concord il quale non prevede alcun tipo di vincolo (temporale e sonoro) per nuovi eventuali lavori discografici. Con "Evanescence" possiamo, quindi, mettere il punto conclusivo ad un periodo faticosamente condiviso con la Wind-Up Records, la quale si è rivelata essere un'enorme ostacolo per la produzione di lavori genuini e altamente incontaminati. Dopo avervi dato tutte le informazioni che sono riuscito a reperire tra miei vecchi dati salvati, ricerca sul web e screenshots datati, credo che si possa procedere con l'ascolto di questo album, estremamente consapevoli di tutto il lavoro (e non lavoro) che c'è stato dietro, e del motivo per il quale questo disco si presenti in questa determinata maniera. Se andiamo a prendere il jewelcase iniziamo a percepire qualcosa di diverso, certo non c'è una fotografia della cantante in copertina (o dietro) ed abbiamo anche spiegato il perché, ma notiamo come lo stile grafico sia molto "etereo", minimalista, mi azzarderei a dire anche scontato: il nome della band, situato al centro della copertina, viene illuminato da veli luminescenti che si confondono in un gioco di luci, il tutto concentrato in una piccola sezione nella copertina, veramente striminzita. I colori variano dal blu al viola, in prossimità dei fasci di luce, mentre il resto della copertina è lasciata completamente in nero, compatto. Quasi si intravede una scritta "Evanescence", proiettata orizzontalmente (effetto specchio) ai piedi di questa front-cover. Girando il jewelcase possiamo vedere il solito gioco di veli luminosi sotto una luce più violacea, mentre risaltano più all'occhio le scritte del copyright e il codice a barre più che la tracklist per, sfumando con lo sfondo, ad alcuni tratti è praticamente illeggibile. Aprendo il jewelcase troviamo il cd da un colore blu-violaceo quasi compatto, mentre la scritta "Evanescence" in minuscolo corsivo, percorre il perimetro del cd. Sfogliando il Booklet, una volta sfilato via. Dando un occhiata alle fotografie in esso, devo ammettere che sono davvero molte dal punto di vista quantitativo, ma prive di senso artistico, infatti sembra più un catalogo di moda/accessori che un Booklet musicale (stonando per giunta con le grafiche). I testi sono illeggibili per via della "font" dalle dimensioni microscopiche, scaricate e stampate le lyrics se non volete ridurvi con una forte emicrania a fine ascolto. 

What You Want

Il terzo e omonimo album degli Evanescence si apre con un'aspra sessione di batteria con un'aggressiva aggiunta di riverbero mentre un sintetizzatore calca un'altra sessione ritmica. What You Want (Quello che Vuoi) si presenta nell'immediato, infatti già dalla terza battuta di inizio si può ascoltare Amy che intona il titolo della canzone quasi come se fosse un inno alla libertà. Si aggiungono altri sintetizzatori "ritmici" mentre la voce di Amy si ammorbidisce un tantino ed introdurre così il primo verso. Le chitarre iniziano a suonare un riff semplice ma incisivo, adottando una leggera dissonanza, mentre la batteria accoglie un ritmo più mitigato. Continua a farci coraggio Amy rivendicando la consapevolezza del "se" e del mondo che attorno a noi prosegue inerme. Entra il pre-ritornello dove le chitarre si mantengono su delle singole note mentre un pianoforte (dallo stile inconfondibile) risuona quasi camuffato dal resto della strumentazione. I testi risultano un po' confusi, sembra che Amy vorrebbe parlare prima di noi ascoltatori e di come dovremmo coltivare il nostro senso di volontà, poi parla di come noi dovremmo affrontare le intemperie della vita "affrontando ciò che non conosciamo" e poi ancora parlare di se stessa ("ogni cuore, nelle mie mani") quasi come per simboleggiarsi custode dei turbamenti altrui. Il ritornello ci spiazza, ci lascia quasi tramortiti. Il tipo di musicalità non è assolutamente ciò che ci aspettavamo dagli Evanescence, ci allontaniamo di molto al concetto della band come la conoscevano: introspettiva, riflessiva e romantica. Il suono risulta essere quasi sintetico, freddo, poco curato. La batteria adotta una linea veramente banale mentre un'altra batteria elettronica viene sovrapposta ad essa, le chitarre e il basso suonano l'essenziale per riempire la sonorità di questo ritornello, la traccia di pianoforte segue alla lettera la traccia vocale, gli archi (fino ad ora) sono totalmente assenti e le linee vocali di controcampo sono veramente carenti. La melodia di base del ritornello è molto orecchiabile, a discapito dell'insieme strumentale ed atmosferico, attribuendo all'intero brano quella stessa orecchiabilità che io scorgo in (e spietatamente classifico come) un "coretto da stadio". Il testo è molto ambiguo e di certo questa melodia non ci aiuta a comprendere chi sia il soggetto cantante. Da una certa interpretazione possiamo scorgere Amy che, in qualità di "madrina" ci accompagna verso "quel posto, oltre la sofferenza, dove ci sarà un modo per poter sentirsi liberi", da un'altra interpretazione possiamo scorgere invece il mondo (intesto come la vita che ci accingiamo a vivere e tutte le sue difficoltà) che ci mette alla prova continuamente e che "non possiamo controllare" ma che ci da comunque la forza tramite la speranza in una qualche risoluzione, promettendoci una futura e guadagnata libertà. Il ritornello si strozza e le chitarre elettriche introducono il secondo verso. Si continua con il mantra "fai quello che vuoi fare" quasi come un esercizio terapeutico, recuperando le stesse identiche linee vocali del verso precedente, senza alterazioni, senza ulteriori abbellimenti, invogliandoci a continuare a credere nelle nostre intenzioni fino a quando non riusciamo a "trovare ciò che stiamo cercando". Il pre-ritornello seguente ci riaccompagna al solito ritornello, dove possiamo iniziare ad ascoltare una prima sessione di archi anche se sbiaditi e quasi incomprensibili. Quest'ultimo si prolunga il doppio, ripetendosi, alternando solo i testi finali per potersi poi riallacciare al bridge. Non c'è alcun cambio di ritmo, di tonalità o di dinamicità alcuna nel bridge, tanto da sembrare un semplice prolungamento del ritornello. L'unica cosa che scorgiamo è un arpeggio di pianoforte ben fatto e una sessione di archi più evidente, sfortunatamente questi sono quasi totalmente coperti dall'intera strumentazione (sia archi che chitarre elettriche suonano delle note facilmente confondibili tra loro essendo entrambi focalizzati sullo stesso range di note). Sfarzi di aggressività si possono notare in alcune frazioni della linea vocale, esattamente dove Amy ci invoglia ad abbattere i muri e liberare la nostra anima, per poi sfociare nell'ultima parte del bridge. Qui il brano prende carica, la batteria diventa molto aggressiva e riusciamo ad ascoltare degli archi più incisivi anche se un po' zoppicanti. Queste quattro misure vengono poi tamponate da un rallentamento del ritmo e da un massiccio e graduale abbasso di tonalità (una tonalità ogni due battute) conferendo una sonorità estremamente Pop al brano. Concluso il bridge, si introduce l'ultimo ritornello con un piccola ripresa del ritornello vero e proprio, dove ascoltiamo Amy che quasi bisbiglia delle note tra un ritmo di marcia al rullante (spezzata ogni tanto da qualche martellata di chitarra elettrica) ed un sintetizzatore molto aggressivo che riprende il suono di chitarra elettrica. L'ultimo ritornello si ripresenta identico ai precedenti dal punto di vista strumentale, la voce di Amy mantiene la stessa espressività imitata dal pianoforte, unica alterazione è l'aggiunta di archi: i violini si limitano ad accentuare delle note acute mentre i violoncelli decorano umilmente il ritornello. Concluso il ritornello, le chitarre resistono con un ultimo riff per poi dare la conclusione finale ad un brano che trova riassunto e spiegazione negli ultimi testi di questo: "ricordati chi veramente sei, fai quello che vuoi"

Made of Stone

Con un riff ruggente di chitarre si apre Made of Stone (Fatta di Pietra) mentre il resto della strumentazione ci accompagna senza invadere lo scenario della melodia principale dettata dalla chitarra. Solo un pianoforte addolcisce parte di questa sessione introduttiva  per poi sfociare nel verso caratterizzato da una terzina suonata dalle note gravi della chitarra elettrica (che ricorda molto chiaramente lo stesso riff di un brano degli "Slipknot"). In preda all'ira scorgiamo Amy soffiare, tra i denti serrati, parole di odio nei confronti di una persona che si diverte molto a "giocare" con lei: "La tua mente parla, come se mi interessasse. Vedo le tue labbra muoversi, ma ho imparato a non ascoltare". In questo verso la batteria mantiene un ritmo molto banale, mentre la chitarra elettrica zoppica cercando di far incastrare un ritmo in terzine sopra un ritmo (di batteria) base. Si possono ascoltare altre chitarre elettriche, alle quali vengono applicati vari effetti sonori, che legano un riff all'altro creando un'alternanza tra vari suoni. Un piccolo crescendo di rullante suona parallelamente alla chitarra elettrica ed alla voce, quest'ensemble crea un ottimo passaggio verso il ritornello. Notiamo, adesso, come la sessione introduttiva, sia diventata il ritornello. La scelta delle note si discosta molto dalla classica scelta tipica dello stile Evanescence, le linee vocali di controcampo creano uno strano tappeto melodioso il quale conferisce al ritornello un senso di appagamento e serenità, completamente il contrario di ciò che leggiamo nei testi. Nel complesso, in questo ritornello possiamo trovare sonorità dalla sapidità molto più Pop rispetto a tutti i lavori precedenti, conseguendo un ambiente quasi privo di coinvolgimento nonostante le eccelse capacità interpretative di Amy. Si ha quasi la sensazione che ci sia stato un lavoro quasi sbrigativo e/o focalizzato su fulcri obsoleti, a discapito di altri molto più importanti che richiedevano, in verità, più cura. Nel testo possiamo leggere come questa donna, dopo aver incassato ogni singolo torto subito dal suo ragazzo, decide di stroncare la relazione e di utilizzare il dolore della perdita per forgiare il proprio carattere "fino a quanto non sarò fatta di pietra". Il dado è tratto, le chitarre chiudono con la ritmica terzina grave il ritornello che si collega, così, al secondo verso. Questa volta la scelta delle note sembra essere più inerente a ciò che viene detto nei testi che risultano solo adesso convincenti, la resa vocale delle note è molto rilassata, ed il fatto che siano gravi raffigurano alla perfezione questa sensazione di rabbia mista a determinazione e sicurezza. La strumentazione non prevede variazioni rispetto al verso precedente (se non qualche piccolo appunto di violoncello) e con lo stesso, breve ma conciso, crescendo, a fine verso ci colleghiamo al successivo ritornello. Dopo questo secondo verso carico di odio ed incisività, il ritornello che segue si presenta musicalmente inappropriato ad un contesto rabbioso e pungente. Si è persa la capacità di rappresentare figurativamente una determinata scelta di parole, nonostante queste vengano esaltate il più possibile dalle capacità interpretative della giovane cantante. Questo ritornello ti lascia in caduta libera verso il bridge che risuona tra un romantico arpeggio di pianoforte, un buon riempimento di archi e la voce di Amy (appesantita da un applicazione molto eccessiva di riverbero). Un passaggio barocco ci accompagna ad una seconda parte del bridge dove ci raggiunge l'intera strumentazione, qui sembra di riascoltare il vecchio suono degli Evanescence, ed Amy ci accompagna con un falsetto verso l'assolo di chitarra. Gli archi accompagnano lo svolgersi dell'assolo con delle note molto acute, la chitarra che si cimenta nell'assolo ha un suono molto asciutto e dura molto poco, ma la scelta delle note ricorda molto il vecchio suono della band. Subito dopo rientra il ritornello questa volta decorato da una sessione di violini, i quali adottano un range di note molto acuto. Una piccola sessione strumentale ci fa strada verso la conclusione del brano, dove Amy canta delle frasi quasi parlottando, ripetendole, e degli archi si esibiscono in un arrangiamento di riempimento, privo di melodia, per poi chiudere il brano con la terzina delle chitarre elettriche.

The Change

Un sintetizzatore apre il sipario della terza traccia dell'album "Evanescence" puntando poi i riflettori su una base ritmica ben studiata, dove chitarra, batteria, archi e successivamente basso, pianoforte e campionature, ricreano un'atmosfera romantica perfetta per la voce di Amy. Quasi ci sembra inverosimile ma con The Change (il Cambiamento) si è riuscito a mantenere parte di quel suono, tipico degli Evanescence, nonostante nei primi due brani si è potuto ascoltare con chiarezza un distaccamento quasi totale dal suono originale di questa band. Il verso inizia praticamente subito, Amy intona con tono riflessivo un pensiero riguardante la propria forza di volontà e di come si è lasciata scivolare da dosso una certa situazione. Resta vaga, Amy, fino alla sopraggiunta del ritornello che si immette dopo un armonioso crescendo di archi. La batteria ed il pianoforte evidenziano un ritmo tribale, creando un crescendo musicale che va a pari passo con un crescendo di emozioni,  raffigurato da testi ben rappresentati dal punto di vista melodico ed interpretativo, la chitarra elettrica si prepara all'esplosione. "Ho scaraventato le mie urla nel mio profondo e so che percepisci questo (mio stesso) dolore" questo ritornello si presenta quasi come se fosse un pre-ritornello per via di questo crescendo finale nel quale vengono racchiuse, verso la fine, le intenzioni ultime della cantante. Dopo aver messo in chiaro i punti salienti di questo ritornello Amy si lascia andare abbandonando i testi e sfogando l'intero suo dolore con queste "urla interiori". Il ritornello, quindi, esplode in definitiva con questi vocalizzi che rimbombano tra il ruggito delle chitarre elettriche e l'incantevole armonizzazione delle voci di controcampo mentre il resto della strumentazione riesce ad evidenziare bene l'inizio di alcuni accordi dando ancor più potenza ad ogni singola emissione di nota. Gli archi accompagnato il tutto dando il giusto equilibrio tra le molteplici melodie. Verso la fine del ritornello Amy mette le carte in tavola: "hai detto che è finita, si è finita ma ho bisogno comunque di te. Dici di amarmi ma non è abbastanza". Furiosa e delusa, Amy riesce bene a farci percepire questa sua frustrazione nei confronti di questa persona, la quale non ricambiava più l'amore che Amy provava e che questa relazione si era protratta nel tempo un po' per abitudine, un po' per la scarsa volontà di prendere una decisione. Ritorna il ritmo incalzante dalle sonorità Trip-Hop che abbiamo ascoltato nel primo verso e adesso le parole sono più volitive. Amy riacquista il tono rilassato che vestiva nel verso precedente, cercando di mettere in ordine tutti i pensieri che la sfuriata precedente ha sguinzagliato nella sua mente, mettendo quasi un punto con la frase "non sono la ragazza che tu conosci". In questo verso riusciamo ad avvertire di più il basso che ci scalda un riff ben congeniato mentre dei sintetizzatori decorano questo verso filtrati da una serie di effetti che assicurano un suono gradevole e molto originale. Si dissesta di nuovo, Amy, appena comprende che "più sto con te (lui) più sono sola". Un rullante squarcia questo verso come una saetta per poi re-introdurci al ritornello con il suo crescendo e la meravigliosa armonizzazione che si crea tra voci, archi e chitarre elettriche. Si conclude il ritornello collegando la sua seconda parte con il bridge, senza stacco o passaggio alcuno. Le chitarre elettriche rilevano la schiettezza delle parole di Amy con degli accordi netti e ritmici, mentre la chitarra mantenendo un ritmo pressoché costante riesce a far incastrare le chitarre con la sessione di basso. Si avverte molto la malinconia tipica degli Evanescence, soprattutto in testi del bridge , ad esempio "come posso mai perdonarti, sei cambiato. Ed io sono un ipocrita esattamente come te" dove si riesce a percepire ogni singola piccola variazione emotiva in ogni singola parola. Il bridge si conclude con un ambiziosa scelta di note applicate ad un testo semplice quanto efficiente nell'incarnare l'intera percezione sentimentale del testo. Il brano alza la sua tonalità e da spazio all'ultimo ritornello. Il cambio di tonalità rende ancora più percepibile questo senso misto tra liberazione da un flagello troppo doloroso da portare in silenzio ed il dolore di un imminente abbandono. In questo ritornello possiamo udire l'utilizzo di un ottone: il corno, strumento utilizzato per la prima volta nei lavori Evanescence. Verso la fine del ritornello, esattamente verso gli ultimi vocalizzi, possiamo ancora ascoltare l'utilizzo di uno strano strumento elettronico d'effettistica mentre gli archi riempiono le frequenze medie rendendo più corposa la sonorità di questo ritornello di chiusura. Il brano si chiude mantenendo l'ultima nota del ritornello lasciando un senso di sospensione collegandosi così alla traccia successiva.

My Heart Is Broken

Un pianoforte molto romantico apre My Heart Is Broken (Il Mio Cuore è Infranto) facendoci già commuovere, mentre un violoncello e la voce di Amy riportano in vita, dalle ceneri, tutto il romanticismo degli Evanescence che sembrava esser andato perduto. Una nota delicatamente accennata dalla voce cristallina di Amy si espande come eco nell'ambiente dando il "via" al brano. Come "via", dagli Evanescence, ci si poteva aspettare qualcosa di più coinvolgente, teatrale, romantico o al massimo dei casi avremo potuto trovare una detonazione massiccia come effetto di contrasto... invece questo "via" viene dato dalla batteria con un banalissimo giro in quattro quarti leggermente variato, distruggendo tutta l'enfasi e tutto i pathos che il brano sembrava promettere. Un arpeggio di pianoforte si insinua in questa sessione di batteria riuscendo a recuperare questa piccola defiance musicale. Il verso vero e proprio trova una sua apertura subito dopo, con l'ingresso delle chitarre elettriche e del basso, i quali si adoperano a suonare un riff principalmente improntato sulla ritmicità assemblando così tutti gli elementi base contraddistinguenti della personalità di questa band. La voce di Amy riesce ad esprimere un senso di smarrimento causato da un importante perdita, anche in questo piccolissimo verso. Segue il bridge che riprende il tema che abbiamo ascoltato appena all'inizio della traccia, questa volta invece abbiamo l'intera strumentazione che accompagna la voce di Amy questa volta più energica ed accompagnata da una traccia vocale di controcampo più grave, mentre il pianoforte adotta una linea melodica più semplice copiando la melodia della traccia vocale. A questo punto il ritornello si presenta in tutta la sua bellezza: le chitarre e il basso si limitano a prendere degli accordi i quali seguono un ritmo molto semplice, la batteria mantiene una linea ritmica essenziale, mentre le tracce vocali e gli archi si sbizzarriscono in un armonioso intrecciarsi di note creando una melodia molto apprezzabile, romantica, nostalgica e sorprendentemente bella. Il testo è molto breve, nel ritornello ci si focalizza più sulla scelta delle note e sulle armonizzazione, limitandosi a recitare una lode decorata da tematiche gotiche tipiche di questa band: "il mio cuore è infranto, dormi bene mio angelo oscuro, salvaci dalla morsa della sofferenza". Strattonati dal vorticoso guazzabuglio di queste emozioni così ben distillate, ritorniamo al verso, nei panni di questa povera ragazza che piange il suo amore defunto. Abbiamo giusto il tempo di qualche battuta per metabolizzare la melodia base di questo brano, scandito dal quattro - quarti della batteria accompagnata dal pianoforte e dagli archi, per poi inoltrarci nel secondo verso. Il secondo verso viene abbellito da un violoncello mentre Amy ritorna a ponderare, con il suo tono tormentato e smarrito, su quei momenti passati assieme all'ormai futuro defunto amante. Si può notare come questa ragazza, prima di innamorarsi, avesse costantemente paura di non riuscire a guarire dalle ferite inferte alla sua anima e che sarebbe rimasta incatenata ad essa se non avesse conosciuto questo ragazzo. Questa situazione la tormenta facendole rimpiangere il giorno in qui ha conosciuto questo ragazzo per avergli inferto quest'ulteriore ferita del lutto e come al tempo stesso ringraziare questa storia d'amore per aver rinsavito il suo spirito maledetto. Capiamo adesso questa strana e confusa disposizione dei testi del ritornello, circoscrivendo ogni frase a se stessa. Il pre-ritornello questa volta ci si spiega con più chiarezza, dal punto di vista testuale, adesso che siamo consapevoli di quale storia si celava dietro questa storia. Rientra il ritornello, esplosivo come sempre, e questa volta le linee vocali di controcampo sono davvero ben fatte, l'armonia è ancora più studiata e nell'insieme la melodia di base risplende ancor più in questo pot-pourri di suoni. La melodia ormai, per quanto orecchiabile, risuona nella nostra mente quasi come se l'avessimo ascoltata già un'infinità di volte. Segue il bridge dove la strumentazione rock (batteria, basso, chitarra) si cimenta in un ritmo tribale caricato da un contrappunto di violoncelli ed abbellito da una semplicissima sessione di pianoforte. Le tracce vocali sono due, una bassa ed una più alta, altro tratto caratteristico della band che conferisce un effetto di cantilena quasi simile ad un pianto. Le tracce vocali si ricongiungono quasi nello stesso range, mentre la batteria dimezza il ritmo, chitarre e bassi suonano semplici accordi mentre degli archi riempiono questa parte del brano con la loro docile e passionale voluttà. Adesso si riprende il ritmo tribale di inizio bridge mentre Amy si prepara ad un crescendo (accompagnata dagli archi e da una studiatissima linea contro-vocale) dove le note finali ci lanciano, senza fiato, in un ritornello dove troviamo solo gli archi, il pianoforte e la voce. Si conclude questa sessione "orchestrale" con l'accentuazione, da parte dell'intera strumentazione, delle ultime note introducendo così gli ultimi due ritornelli conclusivi. In chiusura possiamo goderci per intero questi due ritornelli dove la melodia vocale continua a deliziarci accompagnata da un'addizionale sessione di archi forgiando così un ottima conclusione del brano dove tutti gli elementi caratterizzanti di questa famosissima band sbocciano come giochi d'artificio tra le nuvole. 

The Other Side

Una batteria scandisce il tempo con una semplice sessione di quattro - quarti arricchita da qualche passaggio con il doppio pedale per, poi, accompagnare un prorompente riff di chitarra elettrica. Si prolunga questa introduzione per dar spazio al primo verso di questo brano: The Other Side (L'altra Sponda). La linea vocale riesce, assieme alla chitarra elettrica, a dar suono ad un pensiero introspettivo che si spalleggia con le emozioni di chi sta trascorrendo un lutto e la sua speranza di ricongiungersi con il proprio amato "dall'altra sponda", ovvero dopo la morte. La scelta delle note non è stata ottimale per poter raffigurare bene ciò che sta per essere raccontato, ma la voce di Amy riesce a recuperare questa carenza, arrivando ad interpretare ed a recitare bene ogni singola parola di questo verso. Il pre-ritornello che lo segue risulta un po' troppo melodico in un contesto di lutto, dove le chitarre guizzano tra un accordo e l'altro e la batteria appiana la dinamicità con un ritmo ancora più banale, Amy approfitta della parola "high" per cimentarsi in un vocalizzo dalle sonorità molto Pop. Ci inoltriamo adesso nel core di questo brano con il ritornello, questa volta il brano sembra recuperare dal punto di vista atmosferico e musicale, la primissima parte del ritornello: contando i giorni per incontrarti nell'altra sponda, io sarò sempre in attesa, già ci fa capire il nesso di tutto questo brano e riusciamo a scorgere dalla voce di Amy tutto un ventaglio di emozioni che si riescono ad applicare bene in questo contesto (l'attrazione per la morte, la perdita del compagno, l'attesa, la speranza). Qui possiamo ascoltare degli archi di riempimento acuti che riescono a diluire bene tutti i suoni, quasi come per dirigere le armonizzazioni vocali. L'unica pecca di questo ritornello è la sessione strumentale: la chitarra si limita a prendere degli accordi e lasciarli suonare sopra una batteria che mantiene una certa (poca) dinamicità, risultando musicalmente distaccati rispetto alle linee melodiche. Il ritornello si conclude con un passaggio di chitarre elettriche che riesce a concatenarsi bene con il riff del verso. In quest'altro verso, la scelta delle note risulta di gran lunga più vincolato al concetto che si sta andando ad ascoltare. Infatti sia i testi che la linea vocale riescono ad manifestare esattamente questa costante ed immortale speranza nel voler ricongiungersi con l'amato defunto,  esaltata dal loro legame e dai ricordi di un passato vissuto sempre assieme. Il pre-ritornello lo ritroviamo anche dopo questo secondo verso e anche questa volta vediamo smorzate un susseguirsi di emozioni con un passaggio settico e dalle sonorità Pop (con l'aggiunta di testi che, in metrica, si riescono ad adattare con una certa forzatura). Rientra in scena il ritornello, focalizzandosi sulla melodia cantata, poco curante del resto della strumentazione (piccolo errore che attribuisce monotonia e piattezza a questo ritornello). La conclusione di quest'ultimo si lega bene al bridge, il quale esplode detonato dalle chitarre elettriche e dai tom gravi della batteria, mentre il basso si cimenta in un piccolo riff che poi prolungherà per la maggior parte del bridge, al quale darà una buona corposità. Nel bridge di questo brano possiamo recuperare gli elementi del suono passato degli Evanescence, completamente trascurati durante il resto del brano, i quali si alternano a delle sessioni più aggressive. Il piano e gli archi ricreano un ambiente romantico, ottimo compagno della voce di Amy la quale si sente "persa" una volta fuori dal suo posto dentro il tuo (suo) cuore. Si alternano queste sessioni aggressive e romantiche, come se volessero simboleggiare questo dinamismo tra speranza e lutto, concetti cardine dell'intero brano nonché soggetti indiscussi e sempre presenti nell'intero svilupparsi dei testi. Il bridge si conclude con un una voce molto rilassata, quasi succube di questa tensione emotiva. Infatti dopo ci troviamo in una sessione molto rilassata, dove si riprende la melodia base del ritornello ma troviamo solo la linea vocale sorretta da una semplice quanto espressiva sessione al pianoforte. Un crescendo strumentale, infine, ci conduce verso gli ultimi due ritornelli, i quali danno gli ultimi sfarzi di speranza al brano. The Other Side Si conclude con il mantenimento di una nota (dal ritornello precedentemente presa) da parte della linea vocale mentre la linea strumentale recupera il riff introduttivo per poi chiudere il brano con le ultime due note dell'ultima battuta, qui la strumentazione.

Earase This

Un pianoforte energico lascia zampillare delle note sostenute dal rullante e dal charleston della batteria per poi dar spazio ad un riff di chitarra che riprende, assieme al resto della strumentazione, la melodia poco prima dettala dal pianoforte. Inizia così Earase This (Cancella Questo), sesto brano del terzo album degli Evanescence, trovando un'apertura quasi immediata nel verso. Quest'ensemble di suoni creano il giusto supporto alla voce di Amy, la quale manifesta un certo senso di agonia e rassegnazione nei confronti del fardello che lei stessa si è fatta carico diventano un personaggio pubblico. Abbiamo visto, il molti lavori passati, il rapporto che Amy ha nei confronti dei suoi fan e come lei trovi quasi una qualsivoglia tristezza e compassione nel vedere come tutte queste persone si aspettino da lei una soluzione a tutti i propri problemi. Già dai primi testi possiamo dedurre come questo brano riprenda lo stesso concetto, questa volta disegnando un profilo della cantante molto umile, come a voler dimostrare quanto lei non sia tanto diversa dai propri fan. Il verso riesce molto bene a far manifestare, attraverso un variegato insieme di suoni, tutte le sfaccettature della personalità della cantante attraverso il romanticismo del pianoforte, la carica della batteria, il calore del basso e l'aggressività della chitarra elettrica. Concluso il verso ci troviamo scaraventati nel ritornello, il quale diluisce ogni traccia di carica che siamo riusciti a rimediare durante l'ascolto del verso. Le chitarre e il basso si focalizzano su un accordo, la batteria, con il suo ritmo, distende ulteriormente le note mentre le linee vocali e gli archi si focalizzano sulle armonizzazioni adottando delle note molto lunghe le quali ammorbidiscono ancor più il suono. Il brano si spezza in due, un verso carico ed energico ed un ritornello molto rilassato, dalla ritmicità piatta e dalle sonorità molto rilassate. In questo ritornello possiamo comunque percepire, sia dai testi che dalla linea vocale, come Amy stia mettendo a confronto la sua figura con quella dei fan "è difficile per te, così come è difficile per me" e che entrambi condividono gli stessi dolori e gli stessi sogni, vivendo delle esistenze molto simili. Il ritornello si lega al riff di apertura, ed il testo dell'ultima misura del ritornello si protrae (creando un certo senso di incompiutezza) per quasi metà del riff seguente. Il secondo verso ha il suo ingresso riacquistando quella carica precedentemente persa. Qui Amy utilizza lo stesso timbro energico (adesso in parte velato da un sapore più confidenziale) per condividere con i fan il suo modo di affrontare la vita, "non lasciando trascorrere i giorni, salverò questa vita sprecata e nessuno potrà ostacolarmi", nonché un piccolo consiglio per vivere la propria vita prendendo in pugno ogni singola situazione ed affrontare la propria vita da protagonisti anziché spettatori. Il ritornello rientra smorzando, di nuovo, quell'energia che si era accumulata sia dal punto di vista musicale sia con il vigore e la fermezza dei testi. Anche qui riusciamo ad ascoltare un lavoro applicato quasi unicamente nella scelta della melodia vocale di base a discapito della strumentazione, la quale viene assolutamente messa in secondo piano. Questo secondo ritornello termina mantenendo la sua nota di chiusura dando spazio ad un passaggio ben guarnito da un pianoforte, per poi introdurci in un bridge molto accattivante. La strumentazione rock si alterna a momenti di silenzio leggermente colorati da una sessione di archi mentre Amy canta in preda allo sconforto realizzando come la vita può mettere alla prova tutti e talvolta è molto possibile non trovare una soluzione ai propri problemi, almeno non subito, paragonando questo accumulo di problemi al livello dell'acqua, che, si sta alzando, non c'è alcuna via di uscita. Il bridge continua con la strumentazione del ritornello mentre Amy prosegue con le note del precedente bridge, dopo di che possiamo ascoltare una sessione di archi. Questa sessione l'avrei trovata più adeguata ad un assolo di chitarra, visto che dall'inizio dell'album fino ad adesso ne abbiamo ascoltato solo uno nella seconda traccia dell'album. Gli archi, in questa sessione, eseguono una linea melodica dai sentori quasi cinematografici e vengono accompagnati da un pianoforte. La batteria incalza un ritmo tribale fintanto che le chitarre mantengono gli accordi di base per poi sistemarsi in modo da poter dar spazio al ritornello conclusivo. Anche in questo brano viene usato un corno, il quale però si limita ad accompagnare le ultime note del pianoforte. Ci addentriamo all'ascolto dell'ultimo ritornello il quale, identico ai precedenti, ci accompagnerà con molta mediocrità alla fine del brano il quale trova la sua chiusura nel riff energico del verso sovrastato da una lunga nota vocale trascinata dal ritornello precedente. La strumentazione accentua le note iniziali dei riff di chitarra elettrica per poi dare l'ultima percossa sulla nota finale.

Lost in Paradise

Un docile accordo si posa con molta delicatezza sui tasti del pianoforte ed un secondo lo segue iniziando a disegnare un ambiente docile, appassionato, caldo. Gli ultimi due completano un giro di accordi moto aggraziato il quale inietterà la vita nel cuore  del brano che ci stiamo accingendo ad ascoltare: Lost in Paradise (Persa in Paradiso). Amy sospira l'inizio del primo verso, ricreando quell'ambiente di intimità che caratterizza le ballads degli Evanescence fin dai loro esordi. Parla di se, Amy, raccontandoci come ogni cosa nella quale crediamo sembra essere, in verità, certe volte molto poco concreto, "distante". Ribadisce, come nella treccia precedente dell'album, la sua estrema uguaglianza all'uomo comune e come tale trovandosi molto spesso a fare i conti con una strana "sensazione di assenza di speranza (hoplessness), dentro di se". Il pianoforte in questo preciso punto inizia ad adottare una linea più decorata mantenendo la dolcezza di una ballad, un violoncello e dell'effettistica riempiono l'ambiente musicale con una calorosa mistura di suoni. Il verso si tramuta in pre-ritornello e la voce di Amy si fa più vigorosa, pronta ad acquistare pieno corpo nel ritornello. Qui la voce riesce a manifestare molto accuratamente la tristezza dell'ultima frase "voi credete in me ma io sono sconfitta", facendoci capire che oltre alle ferite che la vita infierisce durante il suo incurante trascorrere, ad appesantire l'animo della povera ragazza si includono quei fan che a le attribuiscono una figura di salvezza affidandogli completa devozione. Il ritornello trova una sua apertura con l'aggiunta di una linea molto acuta di violini e delle voci di controcampo ben armonizzate con la linea vocale principale. È esattamente in questo momento che riscopriamo il suono degli Evanescence, l'originale, reso ancora più sopraffine da una ben congeniata scelta di accordi. La linea vocale si presenta ben orecchiabile, preservando sia lo stile dei ritornelli delle precedenti tracce (centrati unicamente sulla melodia principale) e comunque non abbandonando quello stile molto "naif" onnipresente nei lavori dell'album passato. Il ritornello sembra tramontare molto dolcemente quando invece Amy intona il titolo della canzone e questa ballad acquista un'eccessiva potenza sorretta da una tuonate entrata strumentale. Degli archi piangono sopra una strumentazione caratterizzata dall'accentuarsi degli accordi di base da parte di batteria, basso e chitarra ritmica, mentre una chitarra solista si armonizza nell'insieme esibendo un'essenziale assolo di passaggio. Il brano prende decisamente più corpo ed il verso seguente si presenta molto più deciso, contraddistinto  dalle chitarre borbottanti e da un ritmo di batteria quasi marciante. La voce di Amy acquista un timbro più risoluto mantenendo le tonalità quasi gravi, riuscendo a dare testa al cambio di stile del verso. Si può avvertire quasi un senso di ansia e di smarrimento nell'interpretazione della cantante per il quantitativo di inalazioni che prende, per come vengono disposte le note (quasi ricordando il respiro di una persona in preda ad un attacco di ansia, scandendo i respiri e i pensieri) e per il tipo di note che vengono prese. Riusciamo addirittura a comprendere un certo senso di persecuzione (da parte di una situazione dalla quale si sta fuggendo) anche senza dover per forza seguire il testo, il quale afferma un sentito disprezzo per il proprio passato il quale tormenta continuamente la mente della cantante, nonostante si abbia sorpassato il traguardo della risoluzione di ogni singolo problema. Entra il ritornello successivo, rispetto al primo rinforzato dalla presenza dell'intera strumentazione. Questa volta il ritornello non è molto convincente: con l'aggiunta della strumentazione completa si perde tutta l'interpretazione musicale che si era creata nel ritornello precedente, preservando solamente la musicalità della melodia vocale. Un piccolo crescendo si presta da passaggio tra questo ritornello ed il bridge. Questo bridge risulta all'ascolto quasi simile ad un ritornello mantenendo dinamica, tonalità ed ambiente sonoro pressoché inalterato. La linea vocale approfitta delle vocali presenti nel testo "correre via, correre via" per permettere ad Amy di avere più malleabilità nei vocalizzi, i quali però sprofondano in uno scontato piagnisteo. Continua il bridge, con una sonorità particolarmente monotona mentre degli archi si cimentano in una sua armonizzazione focalizzandosi su tonalità molto alte, mentre Amy prega a timbro molto agiato di "non provare più, un giorno, questa sofferenza" per poi ritornare quasi a ripetere il vocalizzo precedente. il bridge si conclude con un passaggio di batteria, il quale accenta molto l'inizio di ogni battuta per poi reindirizzarci in un altro ritornello, quello conclusivo. Questo ritornello non prevede alcuna alterazione rispetto al brano precedente riproponendo in tutto punto, risultando molto noioso ad un ascoltatore poco assiduo del genere o a chi si trova ad analizzare questo brano, trovandosi quindi in obbligo di spogliandosi da ogni tipo di legame sentimentale nei confronti del nome della band. Il ritornello si conclude con l'intera band che intona l'accordo di chiusura mentre Amy mantiene vivo l'ultimo sfarzo di romanticismo recuperando l'ultima frase del ritornello dandoci davvero l'impressione di sentirci "persi in paradiso".

Sick

Trovo divertente la presenza di Sick (Stanchi) nella tracklist dell'album Evanescence: questo brano è stato presentato ai fan come un brano di ribellione e di rimprovero nei confronti della casa discografica, la quale però (vogliamo ricordare) ha deciso la direzione sonora di questo album, le tracce componenti dell'album (inclusa questa) ed ha bocciato ed incenerito la maggior parte dei lavori che dovevano esser inclusi in quest'ultimo lavoro di casa Evanescence. Il brano si apre con un sintetizzatore atmosferico mentre una chitarra elettrica, con una singolare amplificazione, arpeggia la melodia del verso, il quale inizia quasi nell'immediato con una batteria molto ritmica, quasi tribale, e la voce grave ed iraconda della cantante. Le chitarre e il basso sembrano assecondare il ritmo della batteria evidenziando questa carica rabbiosa di Amy, la quale ci racconta la sua presa di posizione mentre "viene preso tutto ciò che si è voluto" (parlando della casa discografica) ed Amy non può fare altro che farsi una certa idea di questo sfruttamento, ormai maturando un certo risentimento e "niente potrà mai cambiare ciò che sta provando". Un pre-ritornello più rilassato ci introduce ad un incalzante introduzione al ritornello che sorge tra le voci in preda all'ira, quasi assomigliando ad un coro di manifestanti. La strumentazione mantiene un mediocre riempimento in questo ritornello con ritmo, accordi e sonorità poco elaborati, ritornando così ad focalizzazione incentrata unicamente sulla linea melodica vocale. L'interpretazione vocale e la scelta dei testi, invece, è molto azzeccata: testi come "siamo tanchi, ma loro non capiscono come" ci fa capire quanto il soggetto in questione pecchi molto di empatia perdendo di credibilità (e di professionalità, se rimaniamo sull'ottica del soggetto quale casa discografica) mentre "questa buca, senza fondo, ricolma di menzogne" ci fa intendere alla perfezione quanto gli Evanescence si sentano sfruttati, raggirati e presi per i fondelli da una prospettiva ingannevole. Nel ritornello vige un senso di liberazione, scaricando l'intero stress emotivo accumulato dopo esser stati strapazzati dalle esigenze discografiche, anche se l'ensemble strumentale sarebbe potuto riuscito a donare ancora più dinamicità e corpo se arrangiato diversamente. Il ritornello si chiude sulla nota finale mentre Amy prolunga la nota precedentemente presa, armonizzata a dovere dalle voci di controcampo. Un basso si fa strada poco dopo, aprendo il secondo verso, accompagnato da un pianoforte. Amy ci  rivela la distanza ("l'oceano tra di noi") che si è creata tra loro e la casa, in preda a questa collera velata da un tono quasi di zelo. Il resto della strumentazione entra recuperando il ritmo tribale, quasi sbottando assieme alla linea vocale, assaporando quel "sentore di veleno" che si è venuto a creare da questo rapporto ormai logorato, maledicendo ogni pensiero ed ogni respiro che si è sprecato. Ci ritroviamo, tramortiti da questa rabbia ben interpretata, indirizzati di nuovo nel passaggio pre-ritornello/ritornello che risulta, dopo un secondo ascolto, ben congeniato riuscendo a manifestare la trasmutazione di questo odio represso in una liberazione emotiva sfociando poi nella sfuriata ribelle, nonché il ritornello. Seguiamo questo ritornello dalle sonorità ribelli fino al bridge facendo incrociare la linea vocale precedente con quella nuova. Troviamo una band, adesso, dal tono quasi confidenziale che, collaudata, maturata e forgiata dalle intemperie della vita, schernisce il soggetto del brano dandogli degli insegnamenti, facendogli notare che il suo proseguire così noncurante delle proprie responsabilità non farà altro che coltivare i semi della propria disfatta. Infatti, quasi rilassata, Amy intona frasi quali "un giorno scoprirai il dolore, un giorno la luce svanirà, e allora tutto ciò che dirai non potrà salvarci dalla verità" quasi sicura dell'imminente caduta della casa discografica. D'altronde, questi meccanismi, chi li può conoscere così bene, se non lei? Ed è infatti questo senso di sapienza e conoscenza che da a questo bridge un tono quasi autoritario anche se molto addolcito, quasi come una madre che vuole tramandare la propria esperienza alla figlia. La primissima parte del verso prevede una strumentazione che quasi imita la linea vocale, accentuandone le note, successivamente il ritmo si fa più interessante e gli accordi si fanno più acuti creando un certo senso armonico per poi riversarsi nel ritornello conclusivo. Qui la traccia vocale si trova accompagnata da un alternanza di silenzio/strumenti, il quale evidenzia bene il testo "stanchi di tutto, stanchi di tutto" conferendogli ancor più carattere. L'altra metà del ritornello, invece, riprende la ritmica dei ritornelli precedenti chiudendosi con una nota conclusiva, lunga, facendo emergere l'anima rock della band. 

End of the Dream

Entra prorompente End of the Dream (La Fine del Sogno), con un piccolo riff introduttivo ed una batteria intenta a scandire le singole battute e poi accompagnarci verso la nascita del primo verso. Un accordo di chiusura dà inizio al primo verso, il quale si manifesta una musicalità molto rilassata riscaldata dal tepore del basso, degli archi gravi e dei sintetizzatori, mentre Amy si lascia pervadere da un senso di malinconia passeggiando in un cimitero e ritrovando alcuni ricordi in una lapide. Il timbro della voce di Amy si accompagna bene con la base strumentale, la quale la avvolge dando più adito a questo momento nostalgico. La batteria e la chitarra interpretano un ruolo riempitivo gestendosi vicendevolmente il ritmo bel brano. Il verso acquista un leggero tono di romanticità con la comparsa di un pianoforte che segue la traccia vocale per poi intraprendere il pre-ritornello. Qui le chitarre alternano degli accordi molto semplici al riff che abbiamo ascoltato nell'introduzione, mentre la batteria acquista un ritmo più incisivo ed il basso passa in secondo piano. La voce di Amy rammenda i ricordi di quel dolore che è "meraviglioso da provare" rimbalzando tra uno stato aspro di astio ed uno di dolce mestizia. Il ritornello avanza con un gioco di accordi ed armonizzazioni tra chitarre elettriche e le due linee vocali, queste ultime danno l'impressione che si vogliano contendere una certa ragione, come mettere d'accordo passato e presente. Le chitarre elettriche componendo un'atmosfera molto familiare, riproponendo uno degli elementi cardine del suono degli Evanescence. Queste note lunghe che si accompagnano a vicenda montando il giusto scenario ad una storia da antichi sapori gothic riosservata e rivissuta da una personalità adesso diversa. Il suono del ritornello risulta essere un ben studiata maglia dove vediamo intrecciate le fibre che costituiscono questo nuovo suono degli Evanescence (attribuibile ad una personalità nuova, più matura) ed il vecchio stile compositivo di questa band, simboleggiando perfettamente un analisi del proprio passato, ormai disgiunto dal presente. La strumentazione trova ancora un'esibizione molto semplice, questa volta giustificabile nell'intento di ricreare un'armonizzazione tra i vari strumenti con le linee vocali mentre la batteria da adito agli Enjambement delle battute, distribuendole per bene in un ritmo semplice ed ordinato. Il ritornello si conclude con un falsetto della cantante, quasi come un canto di sirena, che viene sorretto da una base dai sapori molto rock (dove si riesce a cogliere un vecchio stile ritmico) e dalle sonorità molto cupe, poetizzate da un'essenziale melodia al pianoforte e da un morbido decoro di violoncelli. Il verso ha un suo rientro abbellito, questa volta, da una sessione di violoncelli acquistando così una sonorità più organica. La seconda parte del verso si mantiene fedele al verso precedente catapultandoci, di tutta fretta, verso il pre-ritornello. Appena cominciato il pre-ritornello, si ha la netta sensazione che il verso sembra esser durato molto poco, sfuggendoci quasi all'ascolto. Adesso il brano è assolutamente intenzionato a farci ricongiungere con il ritornello, lasciandoci riassaporare questa ben architettata distillazione tra suono vecchio e suono nuovo. Le ultime note rilassanti cedono subito il posto ad un bridge molto ritmato, quasi percepibile l'influenza Metal, con chitarre pestanti, gravi ed una batteria che riprende il ritmo delle chitarre incalzandogli una scansione grossolana del tempio con i piatti. La voce sembra intendere questa piccola sessione come un semplice passaggio, dando l'impressione di essere non molto sintonizzata con l'energia espressa dalla strumentazione, quasi riflettendo distrattamente il perché ha sempre avuto "bisogno di cadere per imparare a volare", arrivando quasi ad una conclusione molto personale (maturata dopo una vita molto difficile e travagliata) decidendo di abbracciare l'umiltà e comprendendo che si può "imparare a volare anche senza ali", scoprendo quindi la soddisfazione di un sogno (sempre stato l'unico rifugio della cantante) anche nella vita reale attraverso le azioni. Si utilizza questa parte del bridge per collegarsi al concetto degli ultimi ritornelli di chiusura, i quali fanno immediatamente sbiadire la sonorità incalzante che si era venuta a creare nel precedente bridge. Le due linee vocali continuano quest'interminabile armonizzazione con gli archi e con le chitarre che, per conclusione di brano, decidono di martellare le ultime note riproponendo il bridge pestante del bridge, per poi far chiudere il brano nella lontana risonanza di un Delay.

Oceans

Aveva parlato molto Amy, di Oceans (Oceani), il brano più strapazzato dell'album. Ocean faceva parte di quei brani che dovevano essere incorporati nel lavoro precedentemente stabilito, una volta cambiata destinazione sonora, questo brano si trasformò (assieme a pochi altri) in quel brano che potete ascoltare nel CD in questione. L'unica parte elettronica che si è voluta mantenere è stata inglobata nell'introduzione, infatti il brano si apre con questo massiccio sintetizzatore elettronico, prodotto (come menzionato dalla giovane Lee) di un filtraggio elettronico di suoni di ben sei tastiere. Trovo parecchio deludente ascoltare lo stesso suono in plug-in elettronici gratuiti facilmente reperibili nel web. Degli archi si aggiungono a questo ed una batteria inizia a mantenere un semplice giro in quattro quarti, mentre Amy intona una disperata melodia, quasi in presa ad un sesso di dispersione. Infatti confessa di sentirsi "veramente persa" per la prima volta, non trovando alcuna via che ci diriga fuori da tutto questo,  facendo finta che tutto vada per il verso giusto mentre si avverte un mondo crollarsi addosso. Si lega con quest'ultimissima frase del verso con un piccolissimo pre-ritornello (quasi un semplice passaggio) dove prevede l'ingresso delle chitarre elettriche accompagnandoci velocemente all'inizio del ritornello. Ritroviamo, nel ritornello, tutti gli elementi base del suono Evanescence più vero, più genuino, elementi andati quasi dimenticati nel resto dell'album, quasi camuffati, mascherati. Una chitarra semplice quanto dinamica accompagna una strumentazione ritmica ben distribuita nella sua semplicità, gli archi e il pianoforte creano una melodia (accompagnata da un vocalizzo molto confuso con l'ambiente) molto romantica quasi paragonabile ad un lavoro risalente al loro primissimo periodo musicale, con Fallen. La voce di Amy ci racconta con un testo molto ambiguo un susseguirsi di immagini dalle tematiche simboliste, riuscendo a dare un significato più ampio di ciò che si è voluto dire dando ai fan una certa libertà di interpretazione (altro vecchio tratto Evanescence riemerso solo adesso dalle ceneri). Personalmente trovo molto interessante il tono della linea vocale, flebilmente velata da un timbro d'ammissione e di consapevolezza di se e del mondo che ci circonda (nonostante questo ci faccia sentire molto spesso non a nostro agio), come degli "oceani si siano incrociati nella sua mente" (indicando i suoi molteplici punti di vista nei confronti della vita) ed in mezzo a questo intruglio di acque comprende che nessuno può sottrarsi a tutto giò che di malvagio c'è al mondo. Un breve assolo lega la chiusura di questo ritornello e l'apertura del nuovo verso. Qui il sintetizzatore si percepisce a malapena, mentre riusciamo ad ascoltare molto chiaramente l'arrangiamento degli archi. La chitarra scompare e lo scenario strumentale rimane di proprietà del basso e della batteria. Adesso sembra prendersela con se stessa, la cantante, la quale si rimprovera di non esser riuscita a "trovare ciò che stava cercando", provando a ricomporre parti di se, quando invece di rimboccarsi le maniche e cercare di ricomporsi da sola, si limitava a "sognare" ad occhi aperti il momento in cui tutti i problemi si sarebbero dovuti estinguere da soli. Il ritornello adesso si ripresenta a noi ascoltatori, adesso quasi prendendo una nota di scherno, quasi scimmiottando la vecchia Amy (quindi riproponendo una musicalità molto simile a quella precedente), molto dissimile alla Amy attuale, adesso cosciente che tutto ciò in cui credevamo è solo una menzogna. Il ritornello si ripete un'altra volta, non risultando però noioso o troppo ripetitivo grazie alla ben studiata composizione, dando sintesi una musicalità molto gradevole. Il bridge che, adesso, si fa breccia subito dopo il ritornello prevede un riff di chitarra elettrica (questa volta discostandosi molto dal range di note gravi adottato fin dall'inizio) seguita da una linea melodica simile interpretata da un sintetizzatore molto simile ad un pianoforte elettronico. Ammette, Amy, anche qui come nonostante tutto, nonostante si abbia maturato una cerca conoscenza della vita, dei suoi meccanismi e delle sue regole, si è comunque ricaduti nella sua cinica trappola, facendo "cadere in basso, ancora" anche l'Amy del presente, trovando (finalmente) un punto di incontro e di legame tra lei e la vecchia Amy. Quella stessa Amy che comunque, incessantemente, trova costantemente (probabilmente volutamente) un incubo dentro un sogno. La chitarra si esibisce in un piccolo passaggio, seguito dagli archi, mentre il resto della strumentazione carica musicalmente l'intero brano, per poi librarsi nel vuoto del silenzio ed aterrare sulla sponda di ritornelli di chiusura. Questa volta il ritornello, nonostante non contenga alcun tipo di alterazione, acquisisce un'altro significato, ovvero la riappacificazione tra il presente e il passato, dove in entrambi Amy si è forgiata su misura, vestigi guerriera. Che sia una guerriera armata di sogni o una guerriera corazzata di volontà, Amy si trova sempre sconfitta nella sua lotta per la risoluzione del male del mondo ed altro non può fare se non ammirare l'esperienza che ha accumulato nell'arco della sua intera vita, lasciando il mondo alle sue intemperie "non riuscendo mai a lavarsi via il sangue dalle proprie mani". L'ultimo ritornello si interrompe verso la fine, lasciando un senso di sospensione poi riempito da una raffinata sessione conclusiva di archi (che, per quanto piccola, ha regalato la giusta chiusura a questa traccia).

Never Go Back

Un riff di chitarre dai sapori Metal apre Never Go Back (Mai tornare Indietro), penultima traccia dell'album. L'introduzione di questo brano sembra esser frutto di una forte ispirazione scaturita dall'ascolto di qualche band Metalcore, ma la sua poca longevità ci lascia a bocca asciutta abbandonandoci per un verso privo di chitarre ed una sessione prevalentemente ritmica caratterizzata da una linea di basso molto energica (mentre la chitarra ritmica accenna a qualche nota ogni tanto, giusto per mantenere la musicalità rock). Amy ha voluto in questo brano raccontare la tragedia dello Tsunami e con esso tutti i disastri naturali e le vite delle vittime ingoiate nel profondo oblio di questi. Descrive nei testi quest'ambiente buio e la sensazione che qualcosa non vada esattamente per il verso giusto, mentre quando si scopre che "non possiamo resistere ancora per molto, realizzo che ho vissuto per amarti". Possiamo quindi dedurre che questo brano è il racconto di due amanti, le quali vite vengono messe a repentaglio da un disastro ambientale (con i testi seguenti comprendiamo si tratta esattamente dello Tzunami del Marzo del 2011 della costa Pacifica del Giappone). Un crescendo di archi ci accompagna al pre-ritornello dove l'intera strumentazione si mantiene su un accordo mentre Amy descrive uno dei due amanti che suggerisce all'altro di salvarsi, non guardare indietro e di separarsi fino a quando tutto non sia passato. Il ritornello ha la sua entrata, ma il suo sviluppo fa perdere di molto la carica e la sonorità ben caratteristica che si era creata precedentemente, quasi come se (questo ritornello) fosse stato attribuito a questo brano in un secondo tempo. Le linee vocali si mantengono su un range di note molto più alto rispetto al corpus mantenuto per il resto dell'album, mentre pianoforte ed archi accompagnano la melodia di base quasi supportando le stesse note. Questa lentezza ritmica ha, però, il grande pregio di riuscire a rappresentare il dolore di una persona che vede dileguarsi nell'unico mondo che conosceva, addormentarsi tra le onde. La strumentazione, mantenuta poco dinamica per tutta la durata del ritornello, trova un nuovo sconvolgimento nella conclusione di questo recuperando la ritmica incalzante dell'introduzione per poi dar spazio al nuovo verso. Adesso è l'amante sopravvissuto che racconta la sua vita, il quale chiede all'ormai defunto/a compagno/a di "mostrare la via", assaporando questa perdita realizzando che ormai non c'è niente che lo/la lega a questo mondo. La voce di Amy riesce ad interpretare molto bene questo senso di panico, misto al lutto e alla confusione ancora vigente di questa situazione disastrosa. E mentre l'amante sopravvissuto fugge via dal pericolo, salvato/a dal sacrificio del partner, ha ancora il volto impresso nella sua mente che risplende anche nel buio che si crea una volta chiuse le palpebre. Segue il pre-ritornello che come un breve passaggio riesce a collegare efficacemente il verso e il ritornello nonostante la drastica differenza musicale. Sopra il pianto strumentale della band, Amy lamenta l'indifesa esistenza di quest'amante che, comunque, non riesce a fuggire dalla morsa di questa calamità, trovandosi anche lui/lei disperso in questo oceano impazzito, quasi condannando la sua sopravvivenza, affrontando la morte senza il suo amore al proprio fianco. Trovandosi quindi persa, incapacitata nel ritornare a casa. Questo drammatico ritornello si lega ad un melodioso bridge strumentale, dove la strumentazione rock si limita a suonare degli accordi gravi e ruggenti mentre un pianoforte dalle sonorita neo-classiche arpeggia una melodia molto triste, un ottimo memorial per le vittime e sopravvissuti, i quali possono trovare il giusto cordoglio in un brano fino ad adesso molto sincero, genuino e dalle emozioni pure. Amy prende la parola di tutte le vittime, ricordandole con un testo semplice quanto d'effetto "attraverso l'oceano, noi chiamiamo e chiamiamo [..] c'è qualcuno?", una frase ben disposta in un contesto dove si è trovato superfluo ideare una classica frase fatta o eccessivamente elaborata, ma mostrando all'ascoltatore l'emozione cruda di una disperata frase d'aiuto, non che il cuore del messaggio di questo commovente brano. La seconda parte del verso trova una sonorità molto più classica, conferendo ancor più carattere ed enfasi in questo preciso svolgimento della storia. Un piccolo passaggio, accennato da un crescendo strumentale ed una traccia vocale stremata, ci accompagna ai ritornelli conclusivi di questo brano. Il primo ritornello è, nell'esibizione, simile ai precedenti mentre il ritmo diventa ancora più incalzante nel secondo lasciando, comunque, inalterata quest'atmosfera tragica lasciandoci comunque riflettere sulle miriadi difficoltà che queste vittime hanno dovuto affrontare e quali emozioni hanno provato vivendo in prima persona una calamità di tali dimensioni e capacità distruttive. Un accordo di chiusura mette la parola fine a questo brano, lasciando vibrare le corde della chitarra elettrica mentre il ritmo rallenta ed Amy dona vita a questo quadro immaginario impersonano alla perfezione il pianto di questi sopravvissuti (ormai senza più una casa) utilizzando la parola "casa", prolungando le sue vocali seguendo il più possibile la nota conclusiva del brano. Le chitarre continuano a suonare mentre il loro suono si mischia a rumori di disturbo dell'amplificatore, quasi come se volesse simboleggiare la fine di questa "esibizione", chiudendo in bellezza la parte "rock" di questo lavoro.

Swimming Home

La parte "rock" dell'album "Evanescence" è giunta al termine, un ultimo brano chiude l'album. Questo va praticamente oltre ogni tipo di sonorità affrontata dai nostri cari compagni nell'arco della loro intera carriera, infatti Swimming Home (Nuotando a Casa) è un brano interamente elettronico, esattamente l'unico brano superstite di quello che doveva essere il  progetto originale. Gia dall'inizio possiamo notare una scelta di strumenti degni di un'equiparazione di stile ad un suono molto curato e all'avanguardia che vanta la famosissima artista Bjork. Infatti Amy confessa che quest'impronta elettronica è stata quasi interamente ispirata dalla musica elettronica della famosa cantante Islandese. La batteria elettronica ed i sintetizzatori si mescolano molto bene con l'arpa, creando un suono molto elaborato ed una musicalità sognante. è molto difficile attribuire un vero significato a questo brano per quanto in esso possiamo trovare una moltitudine di significati. Basandomi su un'interpretazione personale, si riesce ad osservare il fenomeno dell' "immigrazione" nella vastità di significati che questa parole in essa concerne, ovvero dover allontanarsi da un posto o da qualcuno per raggiungere un posto o una condizione più promette sotto ogni punto di vista. Questo abbandono viene vissuto con un dolce senso di accettazione, trovando in questa svolta un futuro più vero, il quale riuscirà ad instaurare in questa ragazza la speranza di una nuova vita. Riusciamo quindi ad avvertire questo stati di tristezza e melanconia ormai maturati ed accantonati per dar posto ad uno spirito più pulito e pronto a scrivere una nuova vita. La batteria si interrompe ed il ritornello entra farcito da una serie di suoni molto originali e dai filtri sonori molto elaborati dando, in conclusione una musicalità molto ricercata. Questo ritornello trova un exploit di romanticismo attraverso il picchiare dell'arpa ed il dolce martellare dei tasti di pianoforte nelle sue corde mentre alcuni suoni sintetici ben equalizzati danno il giusto contrappunto ad alcune battute e ad alcune note. La voce risulta molto rilassata dando quasi la sensazione, assieme alla base strumentale, di galleggiare in questo mare. Concluso il primo ritornello, un' arpa ed un sintetizzatore creano un passaggio dalle sonorità strettamente paragonabili a quelle della cantante Bjork. In questo secondo verso la linea vocale principale sembra imitare la linea vocale del verso precedente mentre delle voci di controcampo, ben amplificate e scrupolosamente modificate, creano un ottimo effetto sonoro. Il verso si conclude con una minima alterazione dei testi, ma mantenendo comunque costante l'interpretazione emotiva il quale sembra sfociare sempre di più in una travagliata e sofferta rassegnazione, intanto un piccolo glissando d'arpa ci fa da passaggio da questo verso al secondo ritornello. Il bridge trova una piccola alterazione negli accordi, conferendo a questo brano una sonorità più classica per gli "Evanescence" aggiungendo più pigmenti in questo quadro, aggiungendo un colore più nostalgico ed amareggiato a questo brano,  per poi incontrare la strumentazione elettronica, mantenendo integro però questo contenuto ricco di emozioni. Una chitarra elettrica privata da ogni qual tipo di distorsione e/o amplificazione viene aggiunta in questa seconda metà del bridge che trova conclusione con un glissando d'arpa molto più lungo. Adesso l'ultimo ritornello sorge sopra questo mare di emozioni che vorticosamente si intrecciano nel più celato cuore di questa povera ragazza costretta ad allontanarsi dal suo posto di appartenenza. Il piando di questa si può ben udire dall'aggiunta di un ulteriore traccia vocale sopra la traccia vocale di base, riuscendo ad distribuire ulteriore armonia, romanticismo e grazia in questo ritornello con una raffinata scelta di note alte. Allontanandosi, questa ragazza, dalla cosa dalla quale si va ad allontanare sempre più, si disperde nella morsa dell'orizzonte questo pianto che ancora echeggia nella nostra anima ancora scombussolata , scomparendo nella morsa dello sconfinato infinito.

Conclusioni

In conclusione devo ammettere che trovo molto difficile dare una valutazione a questo album per una quantità cospicua di ragioni. I brani sono tutti ben curati dal punto di vista della post produzione (quindi mixaggio, mastering, ecc...) mentre trovo molto carente il livello compositivo strumentale, il quale risulta molto monotono e ripetitivo per quasi l'intera durata dell'album. Le tracce vocali si focalizzano unicamente sulla riproduzione di una melodia ben specifiche, mentre viene meno tutto un lavoro di esaltazione di capacità canore, penalizzando la specificità delle tracce vocali di ogni singola traccia. Dobbiamo però tener in conto che il tempo a disposizione dedicabile alla fase compositiva è stato davvero misero e che quasi ogni scelta musicale sia stata messa in discussione dalla casa discografica la quale sequestrava quasi continuamente il tempo a disposizione della band. La qualità dei testi è mediocre anche se la loro applicazione ad una traccia vocale risulta ben fatta. Il lavoro, nella sua generalità, non è male ma se vogliamo ricordare tutti i lavori degli Evanescence, la delusione di un lavoro privo di enfasi, privo di carattere e dalle sonorità davvero poco originali è molto poco trascurabile. Molti elementi classici del suono Evanescence vengono distribuiti quasi con il contagocce tra un brano e l'altro mentre gli elementi costituenti del nuovo suono sono davvero dozzinali. Se questo lavoro venisse da una band agli esordi, probabilmente avrei valutato questo album diversamente, ma proprio per il fatto che stiamo aprlando di una band riuscita a creare un genere su misura, distinguendosi nell'arco della propria intera carriera dalle scene musicali vigenti (commerciali e non) e vantando un'espressività inimitabile, questo brano risulta essere il lavoro meno ben fatto di tutta la discografia Evanescence. Mi trovo quindi a dover dare un misero 5 a questo album. Album nel quale dei buoni elementi (perché ci sono) qualificati devono essere cercati brano per brano non essendo sempre presenti. Se il lavoro avesse previsto più tempo e la casa discografica non avesse messo così tanti limiti, il lavoro sarebbe risultato più curato e molto più ascoltabile anche dopo lo sconvolgimento improvviso dell'intera direzione sonora dell'album. Quindi, permettetemi un giudizio personale nei confronti della musica in generale: un lavoro se deve essere ben fatto ha necessariamente bisogno del giusto tempo, della giusta libertà artistica ed ogni qual tipo di guida deve essere applicata con dei criteri ben chiari e giustificabili in modo da poter accompagnare una band verso un certo traguardo (che deve essere comunemente stabilito). Un disco che lascia abbastanza l'amaro in bocca in diversi frangenti della sua composizione; forse la band, complice anche il brutto periodo passato prima di rilasciare ufficialmente il disco, ha voluto tirar via troppi elementi, dando vita ad un disco che, per quanto abbia elementi che si possono salvare senza problemi, nel complesso non si assesta sulla sufficienza piena. Siamo invece un gradino sotto, non troppo profondo da risultare inascoltabile, ma si sente che manca un pezzo, o più pezzi, tasselli importanti che messi insieme fanno una discreta parte mancante. Allo stato attuale, ci troviamo di fronte all'ultima release dei nostro ghothic metallers, chissà se riprenderanno mai a comporre o a rilasciare nuovo materiale, noi ovviamente lo speriamo con tutto il cuore, visto e considerato anche le conclusioni che abbiamo cercato di mettere insieme qui. 

1) What You Want
2) Made of Stone
3) The Change
4) My Heart Is Broken
5) The Other Side
6) Earase This
7) Lost in Paradise
8) Sick
9) End of the Dream
10) Oceans
11) Never Go Back
12) Swimming Home
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