EVANESCENCE

Anywhere But Home

2004 - WindUp Records

A CURA DI
ANDREA AMATA
09/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

"Fallen", il primo album in studio degli Evanescence, si è affermato a livello mondiale come il disco di maggior successo del gruppo, piazzandosi in pianta stabile per circa cento settimane nelle classifiche USA. Certificato come disco platino per ben sei volte (aprile, giugno e ottobre 2003 e gennaio, aprile e novembre 2004) ha dominato la scena musicale di più di dieci paesi. Vincitore di due Grammy Awards (miglior artista esordiente e miglior interpretazione hard rock) l'album d'esordio sembrava non poter andare in giro per le case degli ascoltatori tutto solo, quindi la band decise nel 2004 di registrare una sessione live, dando quindi a tutti i fan l'opportunità di conoscere più nel dettaglio la loro band preferita facendogli ascoltare un grande concerto, questa per ogni band del resto è sempre stata la prova finale nella quale si mette, nero su bianco, ogni singola caratteristica ed ogni singolo difetto di questa. Anywhere but Home è il primo e (finora) unico DVD live ufficiale degli Evanescence, prodotto dalla Wind-Up Records e registrato presso "Le Zenith" di Parigi, in Francia. Il cofanetto (che vogliate comprare un Jawelcase o un DVDcase è lo stesso) contiene sia il DVD dove potrete vedere il live in tutta la sua bellezza e divertirvi con dei contenuti extra davvero molto esilaranti ed intimi, che ovviamente il CD, dove troverete l'intero live de "Le Zenith" in versione audio più una traccia out-take dell'album "Fallen" (Missing); in questo modo potrete ascoltare l'intero live senza bisogno di utilizzare per forza un lettore DVD. Il DVD è stato diretto da Hamish Hamilton, prodotto da Amy Lee stessa e Ian Stewart, mentre i direttori creativi sono Lee Lodge, Paul Tigwell e Jason Mullings. Anywhere but Home ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo ed è riuscito a scalare, senza alcuna difficoltà, le classifiche Americane (il successo più riconosciuto è stato nel sud America) rimanendo nelle top 10 per circa 18 settimane. L'ex chitarrista, nonché co-fondatore, Ben Moody, lasciò la band poco prima che questa si iniziasse a muovere per l'apertura di questo tour. Quindi si, ci spiace tanto, non ascolteremo Ben suonare dal vivo in questo live, Terry Balsamo prenderà il suo posto già da adesso. La set-list del live prevede comprende le canzoni di "Fallen" (esclusa "Hello" che non verrà mai suonata nei live), due delle tre tracce tagliate fuori dalla tracklist di Fallen ed una cover dei Korn. La copertina del DVD si presenta con dei rovi, probabilmente di Rosa, mentre tra essi scorge in dettaglio l'occhio azzurro di Amy. I colori scelti prevedono un ensemble di tonalità calde di verdi e gialli, mentre i rovi fotografati a più distanze danno un ottimo senso di dimensione facendoci immaginare Amy rinchiusa in questa gabbia spinosa. La font della band risulta leggermente modificata (la gamba della "A" è un tantino più lunga) mentre la font del titolo del DVD e della tracklist, che troveremo all'interno del case, riprende il concetto dei rovi dando all'intera grafica un senso più organico e romantico rispetto al sintetico azzurro con sfondo metallico dell'album "Fallen". Nella parte inferiore del DVD possiamo già notare, da tre fotogrammi, alcuni contenuti del DVD, come il live in se, il "dietro le quinte" della band e i clip musicali usciti fino al 2004. Apriamo il case e troviamo un bugiardino con la tracklist del live scritta nella font precedentemente accennata sopra uno sfondo biancastro. Questa lista in verticale prevede un aggiunta di qualche decorazione così da dar l'impressione che questa lista si aggrovigli tra un titolo e l'altro, per l'appunto come un rovo spinoso. Aprendo il bugiardino abbiamo al suo interno una bellissima foto della band, trovando Amy sdraiata nel letto con un romantico vestito bianco e con trucco e parrucco degni di una pellicola di Tim Burton, mentre molto più sobri il resto dei componenti  in gessato che sembra facciano da guardia del corpo all'eccentrica cantante. Chiuso il bugiardino leggiamo dietro tutti i ringraziamenti e i nomi di tutta la Crew interessata alla produzione di questo DVD Live. A destra del case troviamo il DVD (in bianco) e l'audio CD (in verde); entrambi hanno raffigurato un rametto di rovo, la Font della band e la Font del titolo del dvd. Il DVD si distingue dal CD per la presenza del simbolo "DVD" che, anche se non è davvero così piccolo, non salta molto all'occhio facendoci confondere i supporti almeno per le prime volte. Una volta messo il CD nello stereo lasciamolo partire e mischiamoci nella folla già impazzita, pronta ad accogliere gli Evanescence in questo loro magnifico live. Un sintetizzatore apre il sipario con dell'effettistica che crea un ambiente notturno e sintetico mentre delle chitarre si confondono in questa mistica alchimia di suoni. Fluttuiamo in quest'oscura atmosfera eterea prima di essere frastornati da una martellata grave, dove il doppio pedale della batteria e le ritmiche di chitarra e basso fanno pulsare queste note fino all'interno del cranio. L'adrenalina sale a mille, il pubblico è in estasi e l'ansia dell'apertura del live ti assale, respiri quasi affannosamente per l'entrata che ti ha fatto trasalire. Poi ancora, doppio pedale e strumentazione che evidenzia la ritmicità delle note, non ci resta che tuffarci in questo oscuro mondo unplugged dei nostri goth metallers.

Con l'espressività vocale contesa fra un pianto sofferente e una cantilena demoniaca entra Amy presentandoci Haunted (Posseduta), il brano più dark e angosciante dell'album di debutto, questa volta dalle sonorità più semplici ma perfettamente riadattate. La batteria organica e quella artificiale si incastrano perfettamente, mentre altri sintetizzatori donano una piega diversa ad Haunted rispetto alla traccia originale, comunque mantenendone la bellezza. La seconda parte del ritornello presenta un riff assente nella versione dell'Album, donando a questa traccia una sonorità più Metal. quattro battute vengono scandite da un sintetizzatore campionato e con il ritornello successivo la band esplode sul palco mostrandosi in tutta la loro completezza. La voce di Amy si presenta più espressiva in live che da CD, e le chitarre sicuramente acquistano una sonorità più cupa. Le pause delle chitarre e le pause della voce si avvertono maggiormente creando un gioco molto accurato di melodie, mentre la batteria cerca di abbellire qualche passaggio aggiungendo qualche tocco di pedale in più ma rimanendo fedele, assieme al basso, alla versione originale. Un po' vuoto il ponte che lega il primo ritornello ed il secondo verso, ma è proprio qui che avviene l'impensabile. Il ritmo si fa molto più incalzante, ritmico, riproponendo le note pulsanti dell'introduzione ma questa volta più legate tra loro, Amy invece è entrata nella perfezione nel protagonista del racconto di "Haunted" (ricordiamo la ragazza vittima di abusi continui e si trova in una condizione sentimentale di amore-odio nei confronti del proprio aguzzino), dando completo sfogo ad ogni suo turbamento saturando di rabbia e anima ogni singola nota. Rientra quindi il ritornello con la sua orecchiabile cantilena maledetta, inscurita dal timbro vocale di Amy che dal live sembra, a quanto pare, predisposta ad un canto più centrato sulle emozioni e su tonalità gravi (un po' dissimile da quello che si era tentato di fare in "Fallen"). Dopo il secondo ritornello entra l'assolo di chitarra dopo un avanzamento di tonalità, l'assolo mi spiace appuntare non è uguale né simile a quello del CD "Fallen", questo perché l'assolo sembra essere stato depositato sotto il nome di Ben, infatti Terry Balsamo si diletta in tutt'altro assolo di sicuro più conforme ad uno stile più personale, senza però andare fuori tema con la musicalità del brano in questione. L'ultimo ritornello sopraggiunge dopo l'assolo ed Amy decide di far concludere la traccia rimanendo fedele alla traccia vocale di "Fallen" evitando di dare una brutta piega ad una traccia già abbastanza manomessa dal punto di vista sonoro. Dopo qualche secondo di silenzio, giusto per godersi la calorosa e rumorosa accoglienza da parte dei fan carichi di adrenalina, un accordo di chitarra ci introduce al secondo brano: Going Under (Sprofondare). Dando il "la" di inizio, Amy intona il primo verso con la voce satura d'odio interpretando alla perfezione il soggetto tradito e sbeffeggiato del brano in questione. Dal vivo possiamo notare come la voce di Amy abbia un impatto diverso rispetto all'impatto che abbiamo con l'ascolto dell'Album in studio, secondo un parere personale l'interpretazione sul palco dona più anima, corposità e sentimento nei brani e "Going Under" ne è la prova. La strumentazione organica fa perdere un po' di carattere al brano che nella prima parte dovrebbe risultare più atmosferico per via di alcune campionature che nel live non sono previste. È nella seconda parte del primo verso che l'intera band recupera calcando il ritmo mentre Amy oscilla divinamente tra rabbia, tristezza e sarcasmo. Il pre-ritornello crea la classica calma prima della tempesta, si possono ascoltare in esso delle campionature di archi, allora ci sarebbe da chiedersi il perché di questo strano utilizzo delle campionature a volte presenti e a volte assenti, probabilmente una scelta artistica personale della band per un arrangiamento live, personalmente poco curato, avrei preferito la giusta alternanza di strumenti organici ed elettronici che potevamo ascoltare nello studio-album. Devo però ammettere che queste imprecisioni vengono poi eccelsamente recuperate da molte altre qualità che la band dimostra di avere, come ad esempio l'ingresso del ritornello del brano di cui stavamo prendendo in analisi. Amy ruggisce con il testo vero è proprio "Going Under" introducendo un ritornello dall'entrata deflagrante dove una strumentazione semplice da il giusto tappeto di accompagnamento alla voce di Amy che con le note allungate, tipiche di questo brano, si spiega in tutta la sua bellezza cristallina. Piangono gli archi sopra questo ritornello e il prodotto finale di questa corrispondenza di note incarna la meravigliosa sonorità Evanescence. Dopo aver aperto completamente il proprio cuore in questo ritornello Amy torna a chiudersi in se stessa e le chitarre ritornano ad accennare agli accordi del verso, cupi e ritmici. Nel secondo verso, la band ripropone il tappeto ritmico del verso precedente mentre Amy ricompare più irata di prima, le note che prende sono molto basse, ma cariche di rabbia, qui la sua voce diventa un ibrido tra voce pulita e un quasi growl per poi ritornare dolce nel secondo pre-ritornello. Rientra il ritornello e con esso le urla l'intero pubblico che impazza esaltato dall'adrenalina. Il bridge prevede dal punto di vista strumentale dei cambiamenti, con l'inserimento di in un passaggio leggermente incattivito adottando un ritmo un po' più Metal. Il bridge collega il secondo ritornello all'assolo; ma anche questa volta esso non è quello che ascoltiamo nell'album "Fallen" ma, in fondo, non è neanche tanto male quest'altro dalle sonorità meno pop dell'originale. Un ultimo pre-ritornello per accompagnarci al ritornello di chiusura che anche questa volta si presenta come una paradisiaca miscela di note, semplici e d'effetto. In conclusione la batteria si adopera in un ritmo un po' più tribale, per dare così la giusta carica e far terminare il brano vero la giusta direzione. Concluso in brano Amy saluta e ringrazia il pubblico, per poi riassettarsi e cominciare con il brano seguente. Uno strano effetto sonoro apre il brano successivo, sovrapponendosi ad una sessione di archi, non riusciamo a comprendere esattamente che traccia sia, ma ci vediamo più chiaro dopo che questa si apre con l'intera strumentazione. Dopo il riff di apertura Amy porge con molta delicatezza la propria voce tra chi archi e il pianoforte di Taking Over Me (Cogliermi di Soppiatto): questo brano parla di una ragazza che si trova sempre vittima della volontà di una controparte, questa completamente disinteressata alle proprie opinioni, interessi, sacrifici e valori ed è esattamente per questo che questa cantilena, molto paragonabile ad un gemito, si sposa perfettamente con questa apertura, simboleggiando così il vero e proprio stato d'animo di una ragazza che teme ogni parola che si lascia scappare dalla propria bocca per paura che queste possano avere ripercussioni su questa persona da lei tanto ammirata. Ad un certo punto la ragazza si fa più animo e l'intera band inizia ad essere più presente, mentre Amy, interpretando alla perfezione questo personaggio, dona forza di coraggio a questa povera ragazza che inizia a spogliarsi di ogni sua veste di succube per poter manifestare la propria opinione ed avere, finalmente, un proprio ruolo in mezzo a questa vicenda. Nel ritornello troviamo una band un po' scarna, la batteria sembra molto uguale a quella dei brani precedenti, mentre la chitarra non fa altro che prendere i soliti accordi. Probabilmente nell'album tutta questa uniformità del suono non si è molto rivelata, ma a quanto questo pare risultare molto evidente in questo brano. Possiamo solo contare su Amy, particolarmente sulla sua splendida voce e la sua meravigliosa capacità di interpretazione. La melodia del ritornello è gradevole, ma Amy sembra di cantare di mal voglia questo brano, rendendolo davvero noioso, a meno che non lo si sia ascoltato tante di quelle volte da avere una certa simpatia per il ritornello. Sarò sincero, il brano non ha veramente fatto un buon esito nel live, e non intendo dal punto di vista di esibizione o di interpretazione. Un accenno di carica dato da questo brano possiamo trovarlo nel bridge, dove troviamo delle chitarre che creano un ottimo suono incastrano il loro riff e il loro silenzio tra la batteria e la traccia vocale, per poi sfociare in un piccolo crescendo di archi. Dopo questa carica si resta in sospeso tra un meravigliosa sessione di pianoforte e, successivamente, la voce di Amy che vagisce assieme agli archi per poi ritrovare la forza di emergere con un ruggito carico di esasperazione e rintroducendoci nel ritornello e una sessione strumentale di chiusura che riprende gli stessi accordi del ritornello. Finita la traccia Amy presenta il loro nuovo singolo. L'apertura di questa traccia prevede dei cori e una chitarra acustica, quest'introduzione è inconfondibile: stiamo parlando di Everybody's Fool (Lo Zimbello di Tutti). Il riff di chitarre elettriche, nell'apertura, accompagnate dalla strumentazione e dai cori ripropone la stessa atmosfera epica, quasi gotica, della traccia registrata in studio. La band sembra riprendersi dal flop del brano precedente, il riff del verso, i sintetizzatori e la voce di Amy sono travolgenti oltre ogni dire, sembra di ascoltare il brano versione studio, ma con la sola aggiunta dell'addizionale capacità interpretativa di Amy che, a quanto pare, sembra essere il suo cavallo di battaglia (e aggiungerei anche "vincente") nei live. Il ritornello entra accompagnato da un piccolissimo passaggio di chitarra, che lega alla perfezione con l'entrata del ritornello. È vero, il passaggio che sto analizzando è stato presente per l'intero proseguimento del verso, ma nel live si è potuto ascoltare come questo piccolissimo passaggio nel verso (legano quindi la parte finale della prima parte del verso con la parte iniziale del secondo verso) abbia avuto un certo significato musicale, mentre ne acquisisce completamente un altro legandosi con il ritornello, facendo saltare all'orecchio l'intenzione di aggrapparsi in un secondo tempo ad un accordo grave. Gli accordi di questo ritornello sono ben scelti e ben legati tra loro, nella loro semplicità si legano con dei piccoli passaggi che occupano quelle fessure sonore che avrebbero monotonia in questa precisa parte del brano. Ricordiamo che questo brano Amy lo scrisse per una delle sue sorelle, una volta scoperta l'attrazione maniacale di quest'ultima per le pop-divas, infatti Amy in questo brano non si interpreta come arrabbiata o contrariata, ma sembra più confidenziale, autoritaria e riflessiva. Almeno per tutto il prosieguo del brano fino a quando non arriva al bridge, dove una prima sessione di voce, cori e piano quietano l'atmosfera come per farci analizzare un pensiero ben preciso (il quale rimane ben impresso nella nostra coscienza visto che ce lo si viene praticamente urlato addosso quasi come un rimprovero) per poi buttarsi a capofitto in una seconda parte del bridge dove l'aggressività l'ha da padrone e parlo di un aggressività che non si trova né nella strumentazione né nella scelta di note, ma nella scelta delle parole e nella magia dell'interpretazione. Entrano quindi successivamente i due ritornello di chiusura per poi terminare con un altro ritornello, questa volta strumentale dove i cori non fanno di certo mancare l'essenza della sonorità originale di "Everybody's Fool". Conclusa questa traccia Amy avvisa al pubblico che la traccia seguente non sarà una traccia del loro repertorio, ma bensì la rivisitazione di un brano di un'altra band. Si apre con un dolcissimo accompagnamento di pianoforte questa traccia ancora non ben inquadrata, al piano si aggiunge la voce di Amy dolce e gentile, i fan dei Korn avranno già riconosciuto il brano: Thoughtless (Spensierato). Una pausa di silenzio precede il verso che immette l'intera band sul palco. Da questo verso di apertura possiamo notare come Amy abbia voluto giocare con il riff originale del brano con una scelta di note gravi al pianoforte che si impastano con quelle del basso. La voce di Amy sembra più a suo agio adesso, nel DVD live si può ben vedere che è seduta al pianoforte, questo le permette di riposarsi un poco prima di riprendere con la canzone successiva. Un po' meno nel verso, ma molto di più nel pre-ritornello, Amy mostra un altro lato di se con quest'arrangiamento vocale di un brano "non suo", mentre le chitarre inconfondibile stile Korn trovano un'altra voce e un'altra interpretazione facendo un po' storcere il naso ai fan pignoli della band Nu-Metal, ma dando comunque un'ottima alternativa del brano ad un ascoltatore musicalmente curioso o più permissivo. Il ritornello viene stravolto dal punto di vista musicale (anche se strumentalmente rimane pressoché intoccato) con un pianoforte che trasforma definitivamente il brano in versione Evanescence. Il verso spezza la melodia del ritornello precedente ritornando ad una sonorità più adatta alla band originale del brano (sfruttando questa occasione possiamo mettere a confronto le sonorità delle due band, almeno è quello che ho fatto io al mio primo ascolto dieci anni fa). Con il pre-ritornello ricomincia la metamorfosi della musicalità che, come un fade, cambia da uno stile ad un altro. La gradevole voce di Amy e l'accattivante melodia stile Korn risultano essere un'ottima accoppiata per quello che, vi assicuro, sarà il brano che vi troverete a canticchiare spesso durante l'arco della giornata. Nel bridge troviamo i due elementi cardini delle due band: il suono e il ritmo tipici dei Korn e il romanticismo del piano e della voce degli Evanescence, sembra quasi ascoltarli suonare assieme. La seconda parte del bridge, invece, trova sacrificati i buffi effetti vocali di Jonathan Davis (i quali conferivano più originalità e ritmicità al brano) con alcuni vocalizzi di Amy, i quali sconvolgono questa parte del brano dandogli una piega unicamente Evanescence, mentre le chitarre ruggiscono come leonesse questo tipico riff Korn semplice ed aggressivo. Otto battute per riprendere il fiato e si ricomincia con un primo ritornello uguale ai precedenti ed un secondo dove Amy adotta una scelta di note differente risultando davvero molto apprezzabile per poi concludersi con degli accordi secchi il quale ritmo viene calcato dai tom della batteria. Passano davvero pochi secondi prima che l'inconfondibile sintetizzatore di My Last Breath (Il Mio Ultimo Respiro)  fa breccia nel pubblico che riempie l'arena con il suo fracasso entusiasmante. Entra potente e instancabile la band con l'introduzione del brano, riproposto alla perfezione come da album. Entra la voce di Amy, un po' provata dalla fatica nel primo verso, mentre la batteria di Rocky segue i sintetizzatori e la batteria campionata (una babele di suoni che si poteva anche evitare, almeno con la primissima parte del verso) mentre una chitarra elettrica in pulito, con qualche effetto ambientale, crea corposità all'ambiente già presente con i sintetizzatori di accompagnamento. La voce di Amy, in un primo tempo distratta, si ravvede e diventa più decisa verso la fine del verso per poi riversarsi nel ritornello. La disperazione dell'ultimo respiro viene anche questa volta ben interpretata da una voce di Amy al limite dell'angoscia la quale si riesce a percepire esattamente quando Amy prende quelle note che durano un po' di più rispetto alle altre. Nel secondo verso troviamo una batteria ben adattata ad una presenza di suoni che, prima, sembrava non averne davvero bisogno. Anche in questo verso troviamo una traccia vocale molto distratta,  talvolta sembra anche parecchio simile a quelle precedenti, questo non ci permette di immergerci alla perfezione dentro il cuore del brano mantenendo un certo distacco, almeno, fino a quando non si rimette in carreggiata il secondo ritornello. Il bridge, successivo a questo secondo ritornello, risulta essere davvero molto d'effetto suonato dal vivo quando invece nell'album non riusciva ad acquisire questo spiccato senso musicale. Le chitarre rombano mentre Amy gli da testa mantenendosi su tonalità basse rendendo noto sul senso di rabbia che cova questo preciso momento del brano. La seconda parte del bridge entra dando la prima linea vocale del gioco di voci che poi nascerà nell'ultimo ritornello, solo che durante l'inizio dell'ultimo ritornello non riusciamo ad avere questo gioco di voci (le voci di controcampo cono pressoché impercettibili) lasciandoci con un semplice ritornello in chiusura. La chiusura in fade viene rimpiazzata da una sessione strumentale dove gli archi sono più nitidi all'ascolto e la batteria riesce ad avere più libertà di interpretazione. Una batteria dal ritmo tribale apre la traccia successiva: Father Away (Molto Lontano). Questa traccia è stata registrata in origine per far parte di "Fallen" poi è stata tolta dalla tracklist e successivamente integrata nel singolo "Bring me to Life", tanto per far si che non andasse persa. "Farther Away" parla di un rapporto a distanza, di un amore ricambiato ma non consumabile, di un bacio o di una carezza non ricevuta e quindi di un vuoto incolmabile per via di una mancanza fisica della persona amata. Gli amanti si trovano incatenati in questa relazione dalla quale non possono fuggire per via di questo amore davvero grande, e fanno i conti con una scelta presa consapevolmente da entrambi. Questa versione è molto diversa da quella che ascoltiamo nel single di "Bring me to Life", e secondo me è molto più valida e musicalmente più definita. Le chitarre giocano in stereo creando un ritmo aggiuntivo alla batteria, nei versi e nell'introduzione, mentre nel ritornello le chitarre si spartiscono a dovere una traccia grave ed un'altra più acuta, riuscendo comunque a non lasciare vuoti sonori. Una traccia di pianoforte prende inizialmente note acute per poi prendere delle note davvero molto gravi nei versi. Il ritornello strumentale di apertura dà la giusta introduzione ad un brano che inizialmente si presenta con una sua melodia per poi dirigersi verso una scelta di note più gravi e dar largo spazio al ritmo tribale. La voce di Amy compare tra i tom della batteria, grave, quasi nascosta, come se parlasse a se stessa, per poi prendere corpo ed introdursi al ritornello. Le doppie e distinte tracce di chitarre e di voci creano un quartetto delizioso che ricorda molto i quartetti d'opera, dove ogni parte ha una propria partitura da seguire e nella loro individuale singolarità di crea un armonia che unisce tutti in un'unica melodia. Rientra il verso con il suo ritmo tribale, mentre Amy modella la sua voce intrecciando dolcezza, tristezza e rabbia sovrapponendo ognuna di queste emozioni l'una con l'altra senza mettere in ombra nessuna di queste. Più docile e permissivo invece è il bridge che, nonostante sia davvero molto breve (tanto da sembrare un semplice passaggio), riesce a darci un altro background emotivo il quale ci rende capaci di affrontare il ritornello successivo sotto un altro punto di vista. A mio parere, il punto forte di questo brano è la sua conclusione. Finito il primo ritornello la band si diletta in un allungamento della sessione strumentale di chiusura, questa prevede il riutilizzo del riff dei versi calcando però il loro ritmo con l'intera strumentazione. Qui, Amy si libera di qualsiasi tipo di freno inibitore e si lascia trasportare in un improvvisazione la quale non prevede chissà quale manifestazione del range vocale della giovane, ma di certo scaturisce delle indescrivibili emozioni di libertà quasi impossibili da spiegare attraverso delle comuni parole. Altra out-take dell'album "Fallen" è Breathe No More (Non Respirare Più), brano poi utilizzato in alcune versioni limitate di "Fallen" ed inserito nella soundtrack del film "Elektra". Il brano parla di un'autoanalisi, infatti la protagonista si guarda allo specchio e mette in confronto ciò che è lei nel suo più celato cuore e ciò che appare nello specchio, chiedendosi se è giusto continuare ad essere quello che si è sempre voluto mostrare agli altri oppure rendersi vulnerabile al mondo ma vivere la vita in piena spontaneità. Il brano viene presentato in versione pop-rock, mentre l'unica registrazione audio di questo brano prevede solo una traccia di piano e una di voce. La sessione al pianoforte è molto romantica, poco elaborata ma molto curata, la melodia che viene fuori dai tasti del pianoforte è un ottima melodia di base che successivamente, come possiamo ben ascoltare, risulta essere molto valida anche come accompagnamento. In questo brano non abbiamo chitarre elettriche distorte ma una chitarra acustica e una chitarra elettrica in pulito. Abbiamo visto in brani precedenti com'è tipico negli Evanescence saper creare un ottimo tappeto ambientale unendo il dolce suono del pianoforte con il caldo pizzicato della chitarra acustica. Il ritornello è davvero un colpo di genio, le parole "Bleed" e "Breathe" calcano molto sulla vocale "i" ("ed e") dando la giusta transustanziazione del suono musicale in pianto. Un sublime passaggio di chitarra acustica collega il ritornello al verso. Il suono della band e la voce di Amy creano alla perfezione quest'ambiente domestico e questo momento intimo che si è creato tra se e la propria immagine riflessa allo specchio. La tristezza e l'amareggiarsi per la ricerca dell'assoluta verità sono sempre presenti in questo brano e la musicalità che viene scaturita dal verso non riesce minimamente a distaccarsi da questo concetto. Il brano si conclude ripetendo più volte il ritornello solo che ogni ritornello ha una scelta di note differente, note che riescono ancora a regalare ad Amy l'opportunità di dare largo sfogo alla propria capacità di immedesimazione. Neanche si ha il tempo di prendere l'intero accordo di La Maggiore che la platea scoppia in un boato di urla e disperazione per la tanto attesa My Immortal (Mio Immortale). Brano dal grandissimo riscontro sul pubblico, e che ha permesso alla band di affermarsi nel mondo della musica adesso viene suonata per noi, allo Zenith di Parigi. Poco c'è da dire dell'esibizione se non che Amy ha avuto la capacità di rubare l'intera scena alla band con un interpretazione al limite del personale. Su quel palco Amy era li, a condividere un pezzo della sua vita col mondo intero, e lo si riesce a sentire da come ogni singola parola viene emessa dalle sue labbra. L'esibizione a livello sonoro, musicale e tecnico è stata decisamente perfetta, e le emozioni che vengono scaturite ad ogni ritornello sono a dir poco, poco trascurabili e davvero molto sconvolgenti. Nel bridge si può sentire la batteria iniziare a dare il tempo, ed ecco che l'intera band entra fragorosa nell'ultimo ritornello facendo diventare "My Immortal" una power-ballad, esattamente come la versione "Bonus" che troviamo nella versione deluxe di "Fallen". L'assolo (che riprende la melodia degli archi nella versione dell'album) è riuscita a donare al brano un qualcosa in più, la spinta finale, il classico fattore strappa-lacrime, e la traccia diventa più bella dopo l'entrata di Amy dopo questo exploit di sonorità ed emozioni, rimettendo in carreggiata il brano verso il ritornello. Finito il ritornello la band ritorna dietro le quinte per far concludere il brano ad Amy e la sua poetica bravura nel far scaturire dal pianoforte delle emozioni di tale incisività. Ritorna ad improvvisare al pianoforte, Amy, mentre improvvisa una strana melodia e dando largo sfogo alle proprie capacità canore, per poi, improvvisamente far cominciare Bring Me To Life (Portami in Vita).  La parte introduttiva del brano è rimasta immutata, mentre Amy riesce a dare ancor più anima al brano rispetto a come si era presentato nell'album. Un po' di cattivo gusto è stato l'arrangiamento della strumentazione nella seconda parte del verso, confondendosi su cosa avrebbe dovuto fare la batteria e come si sarebbero dovute spartire le partiture le chitarre, le quali lasciano molti spazi sonori soprattutto nelle frequenze basse. Effetto più contrastante, dopo, è risultata l'entrata del ritornello. John LeComp, chitarrista ritmico della band, interpreterà alla perfezione la traccia vocale maschile nell'album, cantata originariamente da Paul McCoy (12Stones). Il ritornello esplode con questo famosissimo duetto che dal live sembra rendere in egual maniera alla versione dell'album. L'esibizione è perfetta, ogni singola cosa è messa a proprio posto, e John sembra riuscire a gestire il doppio ruolo (voce e chitarra) attribuitogli per questo brano. Il secondo verso entra più incalzante, gli strumenti sono più decisi ed Amy riesce a mantenere questa figura in perenne ricerca del proprio se e di uno scopo per il quale vivere pesando le giuste emozioni applicandole alle giuste note: un lavoro meticoloso di un'artista perfezionista che sembra non saltare all'orecchio le prime volte, ma dopo un ascolto più assiduo si riesce a comprendere come Amy riesce a gestire note e sentimenti in maniera tale da rendere vivo e vitale un concetto senza darlo mai per scontato o dando l'impressione di cantare un brano solo con l'intento di "cantarlo". Un altro ritornello rientra facendoti pensare, ad essere sincero, poco a come la band suona o come il brano viene interpretato, la musicalità di questo brano è così accattivante e travolgente che quasi sicuramente vi troverete impegnati a cantarvi sopra. La prima parte del bridge risulta un po' asciutta dal punto di vista strumentale, mancanza che viene comunque colmata da Amy e dalla sua espressività. Poco spazio per in convenevoli adesso, il duetto si fa più dinamico ed interessante, adesso, ed Amy continua ad incantarci con la sua magica capacità di interpretare qualsiasi ruolo recitando con molta cura ogni singola parte delle proprie canzoni. Nella seconda parte di questo duetto, troviamo Amy che si mette in gioco accennando un Growl che ne viene seguito da un altro (anche se se quello di John non lo definirei esattamente un Growl dal tipo di emissione) per poi chiudersi con "Bring Me To Life" e legarsi all'ultimo ritornello. Dopo di che la strada è in discesa e il brano si avvicina alla sua conclusione ordinato e senza alcun tipo di sbavatura. Gli Evanescence decidono di non far concludere "Bring Me To Life" e decidono di collegare il brano a Tourniquet. Il riff di apertura con chitarre death sovrapposte ad una batteria rock è l'inconfondibile biglietto da visita di "Tourniquet". Si chiude l'introduzione ben eseguita dando spazio ad una parte che Amy stessa (possiamo ascoltare le sue stesse parole nel DVD) è la più cruciale di tutto il live: dopo un brano come "Bring Me To Life" che richiedeva parecchie attenzioni dal punto di vista vocale ed un introduzione carica come quella di "Tourniquet" c'è un taglio netto di sonorità. Qui un silenzio colorato da un sintetizzatore prevede una traccia vocale che affronta note flebili e delicate, ed è qui che la giovane cantante si è sempre trovata in difficoltà anche se ad ogni esibizione sembra esser riuscita ad affrontare questo piccolo cruccio con molta serenità e disinvoltura. Trovo un tantino aggressivo l'ingresso della band nella seconda parte del verso, la sua entrata netta e zoppicante rischia di far trasalire dallo spavento un ascoltatore poco pronto a questa batosta poco gradita. Amy comunque mantiene il controllo della sua voce e la band si riprende subito dopo. Il ritornello si fa largo dopo il verso e qui ogni strumento mantiene un ordine paragonabile solo alla traccia originale dell'album "Fallen". Il secondo verso non prevede intoppi e la band continua indisturbata fino al ritornello successivo, mentre Amy ripropone fedelmente ogni singolo sentimento che concerne il brano nella versione da studio. Dopo quest'ultimo verso ritorna il ritornello, il brano procede bene nel suo insieme, d'altronde il brano è musicalmente molto semplice, è difficile aspettarsi errori da un brano del genere se non quello introduttivo, ma volendo può essere giustificabile. Il bridge acquista più dinamica qui, nel live, dal punto di vista ritmico mentre la chitarra solista sembra anticipare una battuta di qualche frazione di secondo. Gli ultimi due ritornelli ci accompagnano alla fine con la loro cantilena ipnotica e "Tourniquet" sembra essere un ottimo brano per riposarsi un po' prima della grande conclusione. Una volta concluso il brano Amy approfitta della sessione di archi dopo il brano per ringraziare il pubblico di esser stato li per quella sera, dopo di che segue Imaginary (Immaginario) come da Album. Dopo una lunga sessione di archi, l'entrata di "Imaginary" sembra titanica, con le chitarre ritmiche che calcano gli accordi di una partitura ritmica, mentre i violini arpeggiano una fresca melodia quasi simboleggiando i petali di questo mondo immaginario che si lasciando guidare da una fresca brezza, è un bene che li abbiano lasciati, senza questi violini si sarebbe persa gran parte musicale caratterizzante di questo brano. Nel DVD live possiamo vedere come John, il quale si dilettava con la chitarra acustica in "Breathe No More", questa volta si ritrova a dover impugnare solo la chitarra elettrica, mentre la chitarra acustica viene lasciata suonare da campionature: una cosa molto scomoda da vedere. Piano e chitarra vengono seguiti dalla batteria mentre Amy, ormai stremata dall'intero Live, non riesce a mantenere lo stesso livello interpretativo di partenza, quindi si limita ad intonare la linea vocale. Il ritornello ritorna detonante dopo il verso ed Amy si ritrova a dover farsi forza e a dover continuare a cantare, in primo luogo sembra riuscire a mantenere il controllo, ma se dobbiamo proprio essere pignoli possiamo notare come ormai le viene difficile pesare il respiro. La sessione strumentale, invece, riesce ad accennare a dei passaggi che rimanevano velati nelle versioni studio.  Il verso e il ritornello successivo, invece, sembrano acquistare più carica mentre la voce di Amy riacquista precisione anche se ogni tanto possiamo chiaramente avvertire qualche stonatura. Il bridge permette alla band di rilassarsi un po' ed Amy riesce ad intonare le note di questa parte senza alcuna difficoltà. Essendo questa prima parte del bridge quasi totalmente campionata, la riproduzione live è molto simile a quella originale anche se la voce di Amy, dal vivo, sembra dare più veridicità ai sentimenti che, i questa parte, sembravano essere solamente "raccontati" nella versione originale. Nel passaggio successivo, ahimè, non si sentono i cori, la parte caratterizzante di questo brano, e restiamo con un asciuttissimo assolo di chitarra accompagnato da un riff che ripropone più o meno le stesse note in tonalità più grave. Il brano si conclude con un ultimo ritornello ed una sessione conclusiva strumentale che riprende la stessa sessione d'introduzione, lasciando il brano in definitiva immutato tranne che per la fine. La band, infatti, decide di finire il live mantenendo una nota lunga e dando l'ultima scarica di adrenalina al pubblico con assoli di chitarra e batteria. Sembra esser giunto in conclusione, il live, invece un sintetizzatore emerge dal palco venendo poi seguito dalla batteria e da un coro che sicuramente appartiene a Whisper (Sospiro). Amy si desta con un vocalizzo da soprano in falsetto in questa introduzione per poi dar via al potente riff iniziale di "Whisper". Gli archi non vengono camuffati da nessun'altro suono mentre l'intera strumentazione procede senza intoppi, sbavature alcune ed in convenevoli equivoci. Il verso ammutolisce il tutto con i suoi sintetizzatori ed Amy bisbiglia la traccia vocale in un equilibrato connubio di paura e rabbia. Nella seconda parte del verso entrano tutti gli strumenti poco alla volta, questa volta riuscendo ad amalgamarsi bene con la strumentazione elettronica delle campionature. Sembra venir meno, Amy, alla fine del verso ma si riprende subito dopo con il ritornello che schiocca clamoroso come se il live fosse appena cominciato e non dando alcun sintomo di stanchezza o spossatezza alcuna. Nella sicurezza di un eccellente esibizione, la band decide anche questa volta di non manomettere più di tanto quest'altro brano. Il secondo verso si presenta più carico, carica accentuata ulteriormente dalle chitarre che fanno la loro entrata riprendendo il riff di apertura e dando forza sul ritmo dando una piega incattivita in questa parte. In questo pre-ritornello il coro sembra più evidente penalizzando il ritornello successivo per via dell'assenza di un coro in esso. Concluso il ritornello troviamo un bridge dopo a malapena riusciamo a sentire la voce di Amy mentre l'intera strumentazione sacrifica, ancora una volta, le basse frequenze riempito poco dopo da basso e seconda chitarra dando un senso di discontinuità a questo bridge. L'assolo di chitarra, subito dopo il bridge, sembra rimanere invariato nonostante tutti gli assoli di Ben siano stati sostituiti da assoli originali composti dal nuovo chitarrista Terry Balsamo. Un altro ritornello accompagna "Whisper" in chiusura, ed in chiusura non troviamo il fade che ci propone "Fallen" ma una sessione strumentale per dare una chiusura più carica al brano. Tra batteria e chitarre che calcano il ritmo sul doppio pedale, i cori gregoriani e gli ultimi assaggi della meravigliosa voce di Amy, gli Evanescence concludono questo loto DVD live lasciando il palco senza parola alcuna se non "i love you, guys". Come contenuto extra del CD, possiamo trovare Missing (Persa), un brano che è stato tagliato dalla produzione di "Fallen". Questo brano parla della solitudine e di tutti i pensieri che pervadono la nostra mente quando ci troviamo immersi in uno stato d'animo intriso di tristezza, sentendoci abbandonati dal mondo. Nel brano si ripete la frase "Isn't someone missing me?", come se il soggetto del brano cercasse dell'apprezzamento dalle persone, apprezzamento che viene poi negato lasciando ognuno nel proprio più assoluto disinteressamento. Il brano è un'ambient-ballad, ricordando artisti come Bjork e Portishead, in "Missing" possiamo ascoltare archi, chitarra acustica, basso e una batteria campionata, creando quello che personalmente riterrei l'apoteosi del concetto romantico degli Evanescence. "Missing" uscì subito dopo come single on-line. Un brano conclusivo davvero di grande effetto, che per quanto sia morbido nella sua resa complessiva, riesce a farci sanguinare il cuore col suo carico emotivo, dato principalmente dagli argomenti trattati. Si ha la netta sensazione di trovarsi spersi in una desolata landa di solitudine mentre ascoltiamo le gravi note che compongono questa ballata dal sapore mai stucchevole. La composizione generale certamente non è delle più complesse, anzi, le sue strutture generali sfociano quasi nel mediocre in alcuni punti (e forse questo ci da un'idea di come mai sia stata tagliata da Fallen), eppure l'atmosfera che si viene a creare in questi minuti di ascolto, risulta essere davvero coinvolgente. Il disinteressamento del mondo per la nostra protagonista, il rendersi conto che nessuno mai si è veramente occupato di lei, fa si che ogni singolo tassello della canzone ci rimanga impresso nella mente, ad ogni nuovo ascolto.

In questo live, possiamo notare come gli Evanescence si stiano iniziando a distaccare dal genere per il quale li ha lanciati ed affermati nel mondo della musica, dirigendoli verso una dimensione musicale differente. Amy inizia ad usare tonalità più gravi e al contempo stesso si mette alla prova con delle sessioni in soprano. Il suono sembra acquisire una musicalità dai toni più gravi e la ricerca di un nuovo suono ancora non ben definito è palesemente evidente. Le esibizioni prevedono dei momenti di totale estasi ed altri momenti in cui alcuni componenti si perdono in piccoli errori di distrazione oppure si è gestito male parte di arrangiamento dei brani per l'esibizione live. Cavallo di battaglia della band è la capacità interpretativa, di immedesimazione e recitativa di Amy ed alcune tipologie di arrangiamenti (quelli che spingono il suono della band verso una prospettiva più "Metal" per intenderci, più per una questione di incisività caratteriale del suono della band), di contro Amy presenta molte lacune dal punto di vista tecnico. Abbiamo ascoltato dal live la quantità di note che la cantante riesce a brandire, il che ci rende parecchio perplessi di come si è voluto mantenere un range vocale ristretto per l'album "Fallen". Dall'inizio fino alla fine del live, la band non ha mai presentato alcun problema sinceramente rilevante riguardante le sonorità, (escludendo alcune tracce) la tracklist è stata ben ordinata dando il giusto spazio a tracce di diversa natura, ritmica e musicalità. Hanno saputo rielaborare delle tracce dal live improponibili (ad esempio "Haunted" che prevede un massiccio utilizzo di sintetizzatori), la rivisitazione della cover "Thoughtless" dei Korn è stata ben studiata e ben adattata utilizzando e mescolando alla perfezione due stili differenti creandone un altro compatibile con lo stile musicale di ognuna delle singole band. È vero, ho accennato a molti difetti (forse con uno spirito un po' troppo aggressivo) e non lo nego, il live non è stato perfetto, ma devo assolutamente valutare questo live come un live buono, almeno da 7, perché ho riscontrato dei difetti ma in egual misura (o anche in misura maggiore) ho riscontrato dei pregi che non vanno trascurati e il primo di tutto è la bravura nel riuscir a trasmettere un messaggio attraverso un mezzo sincero, vero, sentito, incontaminato e soprattutto genuino e fidatevi se vi dico che di genuinità, in questo live, ne avrete in grandi quantità. Anywhere But Home, come abbiamo detto in apertura d'articolo, rappresenta l'unico (per ora) live rilasciato dai goth metallers Evanescence, il loro unico comparto ritmico unplugged che possiamo trovare; per tutta la durata del concerto parigino, si respira a grandi boccate l'atmosfera oscura e melanconica che questa band si è sempre portata dietro, fin dai propri esordi. Per quanto in questa sede in particolare si inizino a vedere i cambiamenti che porteranno poi il gruppo ad un radicale (o quasi) cambio di sonorità, le strutture e le atmosfere di base sono sempre rimaste le stesse; e cioè quelle di voler raccontare i sentimenti più reconditi e nascosti del nostro animo, quello soprattutto di voler mettere nero su bianco le esperienze migliori e peggiori che una persona possa vivere nel corso della propria esistenza. Dai tradimenti ai sentimenti contrastanti, dalle violenze ai ricordi dolorosi, gli Evanescence mettono sul piatto della bilancia tutto questo, e grazie a melodie litiche e coinvolgenti, ce le sparano direttamente in faccia senza passare dal via, costringendoci a seguirli in questa fantomatica esplorazione delle emozioni. Comprate e consumate questo live sia se siete fan del gruppo (ovviamente), essendo l'unica testimonianza di ciò che la band riesce a dare sul palco di un concerto, ma anche se volete una ferrea e strutturalmente corretta messa in scena di ciò che una band di questo calibro sa fare. Fatevi avvolgere dal manto oscuro della notte, che col suo caldo abbraccio starà lì, a ricordarvi ogni volta quanto dentro di noi alberghi sia la luce più accecante, che il buio più opprimente, in un perenne e mai decadente equilibrio. 

1) Haunted
2) Going Under
3) Taking Over Me
4) Everybody's Fool
5) Toughtless
6) My Last Breath
7) Farther Away
8) Breathe No More
9) My Immortal
10) Bring Me To Life
11) Tourniquet
12) Imaginary
13) Whisper
14) Missing

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