EUROPE

Start from the Dark

2004 - Sanctuary/Sony

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
23/10/2019
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Oggetto di molti dibattiti, il sesto album degli Europe coincide con la loro reunion e a distanza di anni è ancora destinato a far discutere i fans e gli addetti ai lavori sulla spontaneità dell'evento e sulla qualità del prodotto che, a giudizio di molti, sembrano essere dettati da motivi economici. In più, la critica non è tenera sul cambio di stile che i cinque di Stoccolma propongono dopo tantissimi anni di silenzio. L'argomento delle reunion in generale, nella musica rock, è un tema molto discusso che divide perché da un lato, i supporters delle band, sono naturalmente entusiasti che i loro beniamini ricomincino di nuovo, magari da dove avevano lasciato, ma dall'altro lato questi ritorni celano soltanto interessi economici avallati dalle case discografiche o grandi delusioni sul nuovo percorso musicale intrapreso dai propri eroi. Non voglio anticipare da subito il mio pensiero ma preferisco fare subito un passo indietro per inquadrare meglio quest'attesissima uscita discografica degli svedesi. Il 1992 per gli Europe era stato l'anno della scelta di staccare la spina, invece di fingere di essere ciò che non erano, dopo l'uscita del contradditorio album Prisoners In Paradise, che aveva spiazzato per il suo stile la maggior parte dei fan attirando le critiche del mondo musicale, essendo un quasi fallimento in termini di vendite. Questa pausa, per il combo, dopo le note pressioni della Epic, fu una liberazione paragonabile al crollo del muro di Berlino e un toccasana per tutti i membri, perché i ragazzi avevano avuto finalmente la consapevolezza di aver toccato il fondo e solo una decisione coraggiosa poteva sciogliere le catene che li aveva imprigionati con il successo stratosferico di "The Final Countdown". Dopo dieci anni era arrivato quindi il momento di mettere radici, per dei musicisti che erano sempre in viaggio, stressati dai lunghissimi e pesanti tour in giro per il mondo e inseguiti dal fisco svedese che pretendeva il pagamento di tasse evase per il loro trasferimento a Nassau, nelle Bahamas. Così, ogni membro ebbe la chance di seguire il suo percorso musicale individuale, sia da solo, sia in altri progetti con altre formazioni rock, ma senza la visibilità che avevano avuto in passato. Lo stesso Tempest debutta come solista nel 1995 con il disco "Place To Call Home", per poi continuare con altri due album ma senza successo, iniziando a esplorare moderne sonorità e nuovi artisti come Tom Petty, Neil Young, James Brown e addirittura il nostro compianto Pino Daniele, cambiando così la sua visione di fare musica, deviando il suo sguardo verso un rock melodico tipico degli anni '70 e contaminato dal folk, dal country e, dalla musica popolare. In questi lavori spiccano le sue doti vocali e di chitarrista ma anche la sua grande abilità in fase di songwriting riconfermandosi uno dei migliori artisti e vocalist in circolazione nel panorama rock. Questo cambiamento del leader degli Europe e 'decisivo in fase di ripresa con la band madre nel 2004, proprio con l'uscita di "Start From The Dark", che segna in modo definitivo la fine di un'epoca dove i vichinghi suonavano un hair metal ottantiano, abbastanza radio-friendly e commerciale. Alla fine degli anni '90, quando ormai si erano perse le speranze di rivedere all'opera gli Europe, nonostante la disavventura con la Sony, il carismatico Tempest pubblica a sorpresa, con il solo aiuto di Mic Michaeli, una versione dance di "The Final Countdown", ribattezzata "The Final Countdown 2000", con relativo video clip che fa inorridire e ripiombare nel ridicolo il combo, dimostrando ancora una volta  l'avidità della label americana ma soprattutto del biondo vocalist, che si era venduto ancora una volta ai voleri dell'impresa discografica per racimolare un po' di soldi. Per fortuna, grazie a questo remix commerciale si smuove qualcosa tra i cinque scandinavi che a dicembre del 1999 decidono di riunirsi, accettando l'invito di suonare per la vigilia di capodanno a Stoccolma e festeggiare così l'ingresso del nuovo anno. Questo concerto televisivo all'aperto a cavallo del nuovo millennio è la prima reunion momentanea ed ha un successo pazzesco, soprattutto perché i musicisti si presentano con una formazione composta di sei elementi: Joey Tempest alla voce, John Norum e Kee Marcello alle chitarre, Mic Michaeli alla tastiera, John Levén al basso e infine Ian Haugland alle pelli. Gli Europe sono in gran forma nonostante Joey abbia una brutta influenza, ma lo spettacolo non ne risente e la rete televisiva svedese TV3 registra un enorme boom di ascolti. A distanza di qualche mese Il 14 aprile del 2000 i nostri eroi s'incontrano all'hard rock cafè di Stoccolma per la seconda uscita live, dove ricevono il disco d'oro per le vendite della raccolta "1982-1992", che propone e racchiude il meglio della loro discografia. La sorpresa è dietro l'angolo perché quella sera nel locale ci sono i Playboys, una cover band che suona alcuni brani degli Europe, ma prima della fine dell'ultima canzone, Ian Haugland sale sul palco, seguito da John Levén, Kee Marcello e John Norum. Insieme al cantante dei Playboys, intonano il loro vecchio cavallo di battaglia "Rock the Night", che tanto trionfo aveva avuto e il cui video era stato girato proprio in questo fantastico posto. Poco prima del secondo coro, salgono sul palco anche Joey e Mic a completare la rosa e a lasciare il segno su un'esibizione memorabile che li vede ancora protagonisti dopo tantissimi anni. Per la serie a volte ritornano e per la gioia di tantissimi fan sparsi per il globo, nel 2004 viene pubblicato, dopo tredici anni dall'ultimo lavoro in studio, il tanto desiderato disco della rinascita chiamato: Start From The Dark, che per la cronaca è preceduto dall'uscita di una doppia raccolta e dal DVD, entrambi intitolati "Rock The Night". Il DVD è addirittura il primo di tutta la loro carriera e contiene la videografia della band dal 1983 al 1992, più varie interviste e dei brani dal vivo. Naturalmente entrambi ebbero un notevole successo e la loro riunione sollevò domande interessanti. Ascolteremo un nuovo The Final Countdown? Sono tornati con i capelli lunghi, cotonati, il viso truccato e con un sound più metal? Niente di tutto questo, anzi il passato è lontanissimo, i cinque ragazzi hanno meno capelli, hanno scaricato Kee Marcello per far posto solo al figliol prodigo John Norum e sono cresciuti sia umanamente, sia artisticamente perché adesso suonano un moderno hard rock melodico ma sempre legato al suono classico del genere, avvolto da tinte e venature addirittura settantiane. Lo stile del platter è molto hard, con la chitarra elettrica ben in evidenza e le tastiere in sottofondo che si fondono proprio con la guitar, ma definitivamente lontano dall'hair metal degli ultimi tre lavori. Moltissimi fan furono sorpresi e amareggiati. Lapidario il commento del frontman, in una delle prime interviste, dopo la pubblicazione del disco: "Questo è ciò che volevamo. Non volevamo che nessuno della casa discografica interferisse". Ecco comunque i brani del cambiamento che segnano una profonda frattura con gli esordi e i successi del passato.

Got To Have Faith

Con l'apri pista Got To Have Faith (Devi avere fede) scritta dal biondo cantante, si è investiti da un potente impatto sonoro fatto di riff distorti, moderni e accattivanti  provocati dalla ferrosa chitarra del ritrovato John Norum che lasciano sorpresi perché lontani mille miglia dallo stile ottantiano della band. Questo è comunque uno dei migliori brani hard rock del disco ed è anche un modo fantastico e adrenalinico per ricominciare a ricostruire una nuova avventura musicale perché Joey vuole riscattarsi dopo gli errori madornali del passato. Il video e primo singolo dell'album, presenta la band con un look dark, che suona in un garage e con l'aggiunta d'immagini prese dal film Ghostriders 1 e Ghostriders 2, dove si vede una potente motocicletta che sfreccia senza paura, a tutta velocità, per recuperare il tempo perduto: "La corsa è iniziata; ho trovato la mia strada, qualcosa è cambiato da quando sono stato via. La paura è passata e non posso aspettare. Sento la routine, ho ancora debiti da pagare". Naturalmente, durante una sosta i pensieri prendono il sopravvento ma sono solo i bei ricordi che prevalgono nella mente dell'artista e lo portano a riprendere il cammino con la line-up della sua vecchia band ai tempi proprio di "The Final Countdown". Sono trascorsi, infatti, diciotto anni dall'uscita di quella pietra miliare dell'hard rock e sembra un'eternità perché il mondo musicale nel frattempo è cambiato e ha messo sul piedistallo nuovi idoli, generi diversi, stili e mode musicali nuove. Joey sa, che nel suo cuore adesso l'unica cosa che conta veramente è essere se stessi e suonare la musica ispirata dalla propria anima e dai propri sentimenti, senza inganni e senza bugie: "Avanti a tutta velocità senza sprecare tempo. Ora so come vivere la mia vita. Sono stato buttato giù, sono tornato e metterò un po' d'anima in questo mio cuore". Il sound del pezzo è aggressivo e sporco, con una sezione ritmica potente e un ritornello efficace che sfocia in un buon assolo dell'esperto Norum ma purtroppo mancano gli stravaganti attacchi della tastiera di Mic Michaeli, che avevano contraddistinto i vecchi lavori in studio degli svedesi. In compenso la voce del bravissimo vocalist fa ancora la differenza dimostrando un grande talento e le parole scritte sono un atto di maturità, uno sfogo e rappresentano lo specchio di questa nuova resurrezione musicale: "Ne ho avuto abbastanza. Starò in piedi ricostruendo la mia vita. Devi avere fede e non sarà facile. Dovrò combattere ogni giorno finché non tornerò in cima". Il messaggio è chiaro: dobbiamo avere fede e pazienza perché il gruppo ha intrapreso un nuovo tragitto musicale che sicuramente non sarà condiviso da tutti i vecchi supporter e neppure dalla critica.

Start From The Dark

Il timore che ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso si ha con la seconda traccia Start From The Dark (Iniziamo dal buio) un hard rock croccante con un bel ritornello e alcuni riff decisi di Norum ma alla fine si tratta di un brano tipico del mainstream moderno che non esalta più di tanto. Purtroppo niente che possa assomigliare lontanamente all'hair metal o al glam di quattordici anni prima. L'inizio è affidato alla chitarra classica e alla voce lamentosa di Joey, che aumenta d'intensità accompagnata da un refrain molto orecchiabile ed improvviso e che rappresenta uno sfogo e un proclamo da parte dei ragazzi: "Che cosa vuoi fare. Perché tu sei proprio come me. Stasera andremo a scoprire chi siamo realmente. Non abbiamo più niente da perdere. Noi iniziamo dal buio". Parole dirette, chiare, di rivalsa, senza speranze e dubbi di riascoltare la loro vecchia musica creata nei mitici eighties che tanto aveva fatto innamorare milioni di persone. Questo nuovo corso li vede cominciare da zero e uscire dal buio pesto nel quale si erano infilati nel decennio scorso, come se il glorioso passato non sia mai servito a niente: "Hanno detto che non eri niente di speciale, hai sempre tenuto a te stesso. Hai dovuto lottare per farti strada, c'è stato sempre troppo in ballo". Al primo ascolto si è presi da un velo di malumore perché è difficile digerire questa trasformazione radicale ma riascoltando il pezzo si nota una linea melodica interessante e attraente che permette agli artisti di esprimersi sinceramente, confermando la loro bravura soprattutto nell'interpretazione del brano. Tempest abbandonate le tonalità angeliche, che lo avevano sempre contraddistinto nei vecchi dischi, canta con un tono più pesante e graffiante. La voce è ancora in ottima forma, anche se non sale verso tonalità più alte come ci aveva ben abituato in passato e il solo Jon Norum è il motivo principale per un "urrà" in questo inizio di scaletta. Il suo modo di suonare da quella grinta necessaria per far prendere quota alle tracce dell'intero e terribilmente insipido platter. Forse udire la quasi totale assenza delle tastiere di Michaeli sono la prima grande delusione da parte dei supporters storici.

Flames

Come il fuoco che purifica Flames (Fiamme) è un ulteriore conferma del mutamento in corso perché si tratta di un moderno rock, pesante, con un'atmosfera semi-industriale e dark, completamente fuori dai canoni pop metal e glam che ci avevano fatto amare gli Europe negli eighties. Il leggero basso del preciso John Leven anticipa e introduce la voce e la chitarra elettrica, che egregiamente sprigiona scariche di riff cadenzati e infuocati. Per fortuna il brano funziona bene, grazie agli indovinati stacchi e intervalli di tempo e, all'atmosfera realizzata dai lievi tappeti di tastiera di Mic Michaeli, che in questo disco è messo ancora una volta e ingiustamente in secondo piano, ma che in quest'occasione contribuisce meravigliosamente alla riuscita del pezzo. Il suono e le parole della canzone sono "fiamme purificatrici", che bruciano i trionfi del passato e  anche le ambizioni del futuro perché manifestano l'impazienza, la voglia e la paura di ricominciare ma senza l'assillo di essere accettati a tutti i costi: "La pressione sta crescendo, sono pronto e sto contando. Sono senza paura e mi sento spaventato senza motivo. C'è ancora qualcosa che devo essere". Addirittura gli svedesi invitano il pubblico ad ascoltarli e a sostenerli in futuro perché sanno che con questa reunion potrebbero spiazzare i supporter più ortodossi che aspettano impazientemente un altro "The Final Countdown 2, la vendetta": "Non c'è ritorno, questo è ciò che sappiamo. Veniamo a intrattenervi, vi chiediamo di seguirci. Nati per autodistruggerci. Ecco di nuovo il desiderio di scendere nelle fiamme". Colpisce pure la strofa, dove chiedono se sono capaci di suonare: "Allora siamo davvero bravi o stiamo delirando"? La risposta è scontata perché le loro caratteristiche tecniche non si discutono ma Joey che è l'autore delle parole e della musica continua a rafforzare la grande unione che c'è tra i membri della formazione: "Follia o no, rischio tutto quello che ho e se devo farlo di nuovo dall'inizio crederò ancora in questi amici e nel casino in cui mi hanno cacciato".

Hero

Come scritto in precedenza, il disco è moderno e senza fronzoli ma in alcuni casi strizza l'occhio verso un sound più americano che europeo, come nel secondo singolo intitolato Hero (Eroe), che si avvicina a suoni familiari e vicini di una volta. Una ballata mid-tempo commerciale e dallo stile a stelle e strisce, che non è troppo lontana dalla recente era dell'ex nemico e traditore John Bon Jovi. Atmosfera sognante per un pezzo che rilassa e riconcilia il pubblico ai vecchi Europe, dove la chitarra classica si alterna a quella elettrica in un connubio riuscitissimo e dove Joey dedica un sincero ringraziamento a Phil Lynnot dei Thin Lizzy. Carina la melodia e le parole di riconoscenza, dove l'autore esprime una profonda gratitudine per il suo eroe musicale: "Hai tenuto tutti noi vivi, quando i nostri giorni scivolavano via, ci hai dato parte del tuo tempo". Per il vocalist, Phil ha dato tanto alla sua giovinezza per credere e sognare di diventare un musicista famoso ma soprattutto la certezza di crescere con dei valori che solo un musicista sincero come Lynnot poteva trasmettere con le sue note musicali: "Perché tu sei il mio eroe, il mio venerdì notte. Hai scritto la colonna sonora della mia vita e mi hai dato qualcosa cui aggrapparmi, quando stavo crescendo tu eri le fondamenta della mia vita". Testo emozionante, commovente e riflessivo, che porta a pensare quanto sia importante per ognuno di noi avere un artista o un gruppo che ci accompagna nella nostra esistenza a superare i problemi quotidiani della vita, facendoci evadere per qualche minuto dai mille pensieri che ci affliggono ogni giorno. Anche qui è presentato un video molto nostalgico e autobiografico che ricrea la scena di alcuni ragazzi che sognano di diventare delle rock star con protagonista il figlio di Mic Michaeli e il compianto figlio di Ian Haugland, che appaiono come protagonisti nel filmato.

Wake Up Call

Dopo il bel lento di Hero, arriva prepotentemente l'hard rock di Wake Up Call (Sveglia) capace di svegliarci dal torpore e dallo stupore di quanto sentito in precedenza. Questo è un brano pesante, aggressivo sulla falsariga di Flames, con un riff molto ispirato e coinvolgente, grazie allo zampino del guitar hero Norum. Un robusto blues rock caratterizzato però da alcuni tempi leggeri che purtroppo fanno perdere di potenza la song, che recupera il suo sound energico solo nel finale dopo il profondo e fulminante assolo di chitarra. Scritto da Tempest e dal suo fidato chitarrista, la traccia è l'ennesima testimonianza di uno stato d'animo inquieto e strafottente: "Non ho nessuna linea intelligente per spiegare lo stato della mia mente. Beh, non importa, è solo da un po' che ho potuto sentire che questa canzone è ciò di cui ho bisogno, come una chiamata per svegliarmi". In effetti la scaletta del disco ne guadagna in potenza e interesse ma il testo è anche un messaggio a detrattori, ai critici che li hanno sminuiti nel corso degli anni e che dopo lo split della band hanno goduto della loro pausa sperando non tornassero più sulle scene: "Ciao, che cosa ti fa andare avanti, forse il modo in cui abbiamo passato questi anni. Immagino che si veda bene. Che cosa ti ha spinto a venire qui? Io non parlo nel modo in cui parli tu e immagino che tu ti senti nello stesso modo, ma non importa". Ottimo spirito e parole oneste per ricominciare con un animo positivo e speranzoso la nuova avventura, dopo ben tredici anni di lunghissimo oblio.

Reason

Spesso quando accade, qualcosa di negativo nella nostra quotidianità riflettiamo sull'esistenza di Dio e sul mistero della vita, dove ognuno ha un suo destino ma spesso la nostra sorte la indirizziamo noi con i nostri comportamenti e con i nostri errori. L'inizio malinconico di Reason (Motivo), con la soave chitarra elettrica di John, è un'altra testimonianza della paura sul nuovo percorso del gruppo, dove il ritmo preciso dettato dal basso di Leven e dalla batteria di Haugland, riesce a dare forza e coraggio a un indovinato ritornello melodico, ricco di doppi cori e affascinanti spunti di elettronica contemporanei, grazie all'apporto magico del bravo tastierista Michaeli, che collabora finalmente con Tempest alla creazione della traccia. Certo, questa semi ballata fa rimpiangere i vecchi lenti degli Europe, che ormai sono lontani anni luce da questa nuova fatica discografica e non vi nascondo che ad un primo ascolto il rimpianto per il passato prende il sopravvento. Il testo è di speranza ma è soprattutto un interrogativo sulla realtà e sulla fede nel credere a un Dio invisibile e lontano come ultima ancora di salvezza: "Perché ci deve essere un motivo del perché mi state tenendo vivo in giorni bui come questi. Ci deve essere un motivo, una speranza che Dio esista". Il messaggio della canzone è comunque positivo e si riferisce all'intera umanità in cerca di se stessa, per un futuro migliore di pace e solidarietà: "E tutti arriveranno a giocare, si daranno la mano e ognuno si meriterà lo spazio dove vive. Ognuno proverà un po' di pace dentro di se e tutti avranno qualcuno con cui parlare". Traccia rock sorvolabile e trascurabile che non incide più di tanto sull'intero platter ma dove si apprezza ancora una volta la classe di John Norum che pesca dal suo cilindro un altro bell'assolo piacevole da ascoltare.

Song No. 12

La settima traccia Song No. 12 (Canzone no.12) è amaramente, dove le cose iniziano a scivolare un po' e dove nella parte finale dell'opera alcune canzoni, iniziano a suonare un po' allo stesso modo. In effetti, questo brano rock stile anni '70 è terribilmente tremendo, con un inizio di chitarra distolto e un riff cadenzato che si ferma per dare spazio alla voce sottotono di Joey e al basso di Leven, per ripartire poi con un ritornello semplice e monotono perché interrotto sempre da tempi morti che rallentano e sviliscono la canzone. Durante queste pause si ascolta in primo piano, stranamente, la mediocre tonalità di Tempest, il basso e leggermente la chitarra. Anche qui Norum, influenzato dal suono dell'americano Zakk Wylde e dei suoi Black Label Society, si esibisce positivamente in un assolo magistrale e in alcuni riff metal gracchianti ed efficaci ma senza mai riuscire a far decollare il pezzo. La stessa delusione si legge nelle liriche, troppo sufficienti e grossolane: "Spero che troverai questo messaggio, le parole cominciano a lasciare la mia bocca attraverso il filo dell'apparecchio". Si continua con un ritornello, dove è raccontato un rapporto d'amore e d'odio a distanza, perché nonostante la nuova unione c'è ancora un passato non cancellato del tutto che fa arrabbiare, provoca malessere e che è alimentato dalla distanza tra i due: "Sei venuta per amore provocando quella scintilla omicida, sei venuta per amore strappando tutti i miei dubbi e io ti raggiungerò attraverso l'aria sperando che tu troverai questo messaggio". Un filler che poteva essere evitato e che se da un lato vuole mettere in luce un'idea genuina e l'onestà del gruppo, dall'altro lato mostra che siamo ancora in una fase di rodaggio e transizione dove regna un po' di confusione sulla tendenza musicale da intraprendere in questo nuovo corso. In definitiva una traccia con poco mordente.

Roll With You

Immaginate di essere per strada, tristi e sconsolati perché vi è successo qualcosa di negativo o dopo una giornata storta, all'uscita da lavoro, mentre state andando a piedi per tornare a casa, sentite all'improvviso il vento nei capelli e la pioggia che vi bagna il viso e i vestiti peggiorando ancora di più il vostro stato d'animo e la vostra pazienza. Arrivati a destinazione, per fortuna siete accolti dall'abbraccio del vostro patner, dei vostri figli o dei vostri amici, che con quell'amore gratuito e sincero vi danno calore e vi asciugano tutta la rabbia accumulata, mettendovi in pace con voi stessi e, dandovi la certezza di non essere soli nell'affrontare i molteplici problemi della vira. Roll With You (Cammino con te) parte con una leggera chitarra melodica e ritmata, che introduce la mesta tonalità vocale del singer, che per qualche minuto quasi sottovoce ci invita a riflettere sulle tenebre che regnano nella nostra anima. Il brano trasmette da subito questa sensazione perché è un lento oscuro e lunatico, che verso la fine del suo percorso comincia a trasmettere un po' di calore e amore grazie a un bel groove creato dai riff di Norum: "Quando ti senti fuori posto, lascia che io ti stia vicino. Quando la tua luce sta per scomparire, io ho la forza di trovarti".  Questa è una delle poche tracce dove si sente un bel piano e delle tastiere in sottofondo che accompagnano un ritornello troppo debole e con poca energia. La chitarra di Norum immette nei timpani una melodia triste che cresce con i tappeti di tastiera di Mic per arrivare a un potente assolo. I riff successivi smuovono un po' la staticità della traccia, creando un'atmosfera di speranza per un futuro migliore: "Quando quello che senti è troppo intenso. Quando l'oscurità sembra intrappolarti dentro, io cammino con te. Quando sei così triste e non ne conosci il motivo io camino conte e noi insieme lo supereremo". È vero, da soli è dura affrontare i tantissimi problemi e gli Europe, in effetti, ne hanno superati tanti grazie all'amicizia tra i vari membri, che li lega da quando erano ragazzini e che continua fino ai giorni nostri senza scalfirsi o deteriorarsi di un centimetro. Il buio però è ancora presente perché i cinque musicisti hanno resettato il leggendario e sofferto passato e si sono lanciati nel buio di una nuova e imprevedibile rotta musicale: "Quando l'oscurità sembra intrappolarti dentro, io cammino con te e quando ti stai trascinando attraverso tutte le tue sofferenze e non riesci a trovare un amico vero in questo mondo io cammino con te e noi lo supereremo".

Sucker

Sucker (Fanatica) è una canzone che illude all'apertura con dei buoni riff massicci e ritmati di chitarra elettrica ma che non si sviluppa, come potrebbe, verso un robusto sound heavy metal, rimanendo appiattita da un ritornello monotono, troppo ripetitivo e con delle sciocche strofe: "Lei lavora duramente per godersi il week end, tutta agghindata per descrivere quello che prova facendosi strada tra la folla ma qualcosa la fa diventare matta". Questo è un altro momento basso dell'album e il vocalist stranamente canta male, camuffando la sua bella voce con tonalità bassissime e non incidendo per niente sulla riuscita del pezzo. Nonostante Norum sprigioni dal suo strumento un grande metal con tanta energia, la song non emoziona e rimane a metà strada, sembrando un incompiuta anche nel testo: "Accende il suo stereo, vuole che tutti sappiano che si sta preparando a vedere lo show, lei diventa matta per un chitarrista". Che sia per il nostro John Norum la cotta della ragazza? Tutto è possibile perché bravo alle sei corde, bello, ricco e famoso. Insomma una rock star inseguita da una groupie disposta a tutto: "La sua ossessione è leggendaria e in tutti i suoi fidanzati temporanei cerca l'idea dell'uomo perfetto. Accende il suo stereo e vuole che tutti sappiano che si sta preparando per vedere lo show". Eppure l'autore del pezzo è ancora l'affascinante Joey Tempest al quale, negli anni '80, quasi ogni ragazza ha sacrificato il suo primo reggiseno e quindi il testo potrebbe essere autobiografico: "Dio sa che non può controllare la sua debolezza, a volte si accontenta del talento locale ma tutti sanno che è una fase perché è solo contenta di passare il tempo perché lei tornerà al suo posto giusto quando i camion entreranno in città. Spargerà tutto il suo amore in giro finché non ce la farà più. Lei è matta per un chitarrista"!

Spirit Of The Underdog

Una delle canzoni che vale il costo del disco è la sconsolata Spirit Of The Underdog (Spirito dello sfavorito), buona canzone hard rock che propone varie situazioni, a cominciare dall'intro pianistico dell'abbandonato Mic Michaeli, per poi proseguire con uno stupendo riff di Norum e da una strofa dalle sonorità ultra melodiche, tetre e pesanti: "Perché se devi fare qualcosa devi dare il meglio di te. E' lo spirito dello sfavorito e se devi fare qualcosa, devi fare qualcosa di unico". Il pezzo riconcilia in parte con lo spirito rock del passato, anche se in sottofondo si sente un palpabile angoscia, soprattutto nella voce di Joey, autore del brano, che vuole dimenticare definitivamente il successo e cominciare daccapo senza alcun vantaggio: "Ti ho visto raggiungere l'obiettivo principale e farlo sembrare un incidente. Il tuo bisogno d'amore non può essere sostituito così mettilo via almeno per oggi". Forse l'unica via è di provare con un nuovo stile, dark nel look e nel sound anche grazie al rientro dell'ex talentuoso chitarrista John Norum, che aiuta in questa totale trasformazione stilistica e tecnica. Insomma i ragazzi sono cresciuti e adesso sono dei maturi quarantenni che suonano negli anni '2000 quello che vogliono, sentendosi liberi e senza dare conto a nessuno. ll tema e il suono di "Spirit Of The Underdog" lasciano contenti e rilassati, come se tutto quello ascoltato in scaletta precedentemente non sia vero o il frutto di un brutto incubo. In generale, la canzone è molto varia, energica e i riff mantengono un tono basso, che li rende comunque robusti e convincenti. Penso sia la migliore traccia dell'opera che riconcilia il pubblico degli Europe ai loro mai dimenticati beniamini.

America

Finalmente, con America, i cinque vichinghi continuano il percorso metal con una buona parte finale dell'album, che rispetto all'inizio risulta molto più ispirata, dove emerge il lavoro diretto e senza orpelli del produttore Kevin Elson, come si conviene ad un disco rock datato 2004. Un muro sonoro capitanato dal guitar hero degli Europe,  seguito dalla precisa sezione ritmica, investe da subito i timpani dell'ascoltatore con un Ian Haugland martellante, che si sbizzarrisce follemente con i suoi tamburi, incalzato dalla potente chitarra elettrica che emana riff e scale metal mozzafiato. Joey, in quest'occasione è più convincente al microfono e con la scrittura di questo brano rende omaggio alla sua vecchia e amata America che tanto gli è rimasta nel cuore ma che è stata anche la croce e la delizia della sua carriera: "Pensavi che avrei imparato a ingannarlo. Pensavi che avrei trovato la pace e non c'è rischio che valga la pena prendere. Pensavi che sarei andato tranquillo ma il viaggio continua ancora per la mia America". La tentazione del leader del gruppo di ributtarsi su un sound tipico del rock americano è forte e alberga ancora nel suo animo. In particolare i ricordi vanno agli Stati Uniti, dove il combo ha avuto meno soddisfazioni e consensi rispetto al resto del mondo, ma la ragione e la saggezza emergono e allontanano quest'assurda tentazione trasformandola solo in bei ricordi. Rimangono la nostalgia e l'amore per una terra bellissima alla quale il vocalist è sinceramente attratto e dove vuole comunque ritornare: "Pensavi che avrei preso la via più semplice e fossi soddisfatto di quello che ho visto. Ormai penseresti che me lo sarei messo in testa. Sono lo stesso ragazzo di sempre ma il viaggio continua per la mia America". Nell'anima il vocalist è rimasto uguale con i suoi sentimenti ma nella mente è maturato ed ha fatto quelle esperienze, anche negative, che l'hanno fatto crescere in saggezza e sapienza. Una nuova vita artistica è ricominciata e ormai è troppo tardi guardare indietro.

Settle For Love

Settle For Love (Accontentarsi di amare) è un lento acustico e anche una novità, per i nordici europei, che per la prima volta incidono su un loro disco in studio un inedito del genere; e questo la dice lunga, sul cambio di stile dei risuscitati Europe. Trascinato dal suono caldo e dall'andamento malinconico delle chitarre, il brano pone particolare rilievo alla prova vocale di Tempest, fisiologicamente bisognoso di dare risalto al testo e alla sua storia. La batteria, cadenzata ma non certo lasciata in ombra, rafforza e accentua con precisa discrezione i momenti salienti, fino al culmine chitarristico ad anticipare il finale, morbido e sfumato, obbligariamente prevedibile, di un lento molto classico nei modi e nella struttura. Il sound infatti è quello tipico dei lavori pubblicati da Tempest nel corso degli anni '90, e il testo nostalgico scritto dal bravo vocalist è ancora una volta una separazione netta dal passato: "Qualunque cosa pensi di aver perso e tempo di lasciar andare il tuo cuore perché quando hai camminato questo tipo di distanza non possiamo più imbrogliarci a vicenda; forse c'è una luce che non vuole uscire". Gli svedesi sono cresciuti umanamente e artisticamente come musicisti ed hanno capito quanto sia importante fare quello che si sente: "Abbiamo percorso una lunga strada. Allora dimmi perché non possiamo accontentarci di amare". L'unica soluzione è rimboccarsi le maniche e ripartire da zero". Canzone carina ma che sembra davvero fuori posto, in questo disco. Più adatta a uno degli album da solista del biondo leader degli Europe, questa traccia presenta alcuni ottimi lavori di chitarra, ma non troppi in termini di spunti memorabili.

Conclusioni

Da recensore, penso che questa metamorfosi non sia stata studiata a tavolino da Tempest & company, ma al contrario sia stata naturale, provocata da una serie di circostanze nelle quali gli Europe, esentati dal dover rincorrere i fantasmi di fine anni ottanta, si sono ritrovati, concentrandosi, lavorando e sperimentando un genere sonoro a loro più adatto, senza quella pressione che aveva finito per schiacciarli mentalmente e fisicamente. I due, amici da una vita, sono diventati degli uomini maturi e si ritrovano finalmente con le stesse idee, dopo anni di collaborazione nei rispettivi progetti solisti, decidendo per il bene comune del gruppo di estromettere il talentuoso Kee Marcello in modo da evitare che si possa tornare alle sonorità pop metal degli anni d'oro. Due galli nello stesso pollaio sarebbero stati troppi e due chitarre elettriche avrebbero portato al glam metal o a un heavy metal melodico più robusto, cosa che il frontman svedese vuole evitare a tutti i costi dopo aver finalmente perdonato Norum per l'improvviso split del 1986: "Mi è sempre mancato John Norum. Quando abbandonò, quella fu l'inizio della fine per gli Europe. Sono contento che la band sia tornata attiva e che John sia di nuovo con noi". Il guitar hero Marcello, infuriato dalla decisione della band di estrometterlo, denuncia il gruppo a livello legale chiedendo un risarcimento ma senza esito e dichiara, qualche anno dopo in una recente intervista, tutto il suo disprezzo per il nuovo sound dei suoi ex compagni: "Volevo che la nostra reunion fosse una celebrazione di tutto quello che erano stati gli Europe. Negli anni 2000 la scena musicale era cambiata, ma gli Europe non potevano fare musica diversa da quella che li aveva sempre contraddistinti. Quindi, ho pensato che se volevamo tornare a incidere, dovevamo creare un qualcosa che eravamo soliti fare. Ma gli altri non si trovavano sulla stessa lunghezza d'onda". In effetti, se non si va verso la stessa direzione, è inutile stare insieme; poiché l'unione fa la forza, Joey e John si rimboccano le maniche e si rendono protagonisti, per la prima volta, della creazione e della scrittura di tutte le tracce dell'opera, orientandosi verso un hard rock melodico, moderno, pesante e con delle atmosfere cupe e a tratti tenebrose: "Quando io e Norum incominciammo a scrivere, era ovvio che l'album sarebbe stato impostato in questo modo. Non abbiamo mai scritto così tanto insieme con gli Europe. Lui suonava la chitarra e io scrivevo i testi. Ora invece dal momento che ci siamo messi a scrivere le canzoni insieme, ci siamo orientati più sull'heavy. È una cosa automatica. Era qualcosa che volevamo fare." L'impronta di Norum con le sei corde si fa sempre più invadente negli assoli, mentre il bravo singer cambia maschera e tonalità secondo lo stile della canzone da interpretare perché il passato, questa volta, conta sempre di meno. Il ritorno degli Europe raffigura un capitolo importante nella storia dell'hard rock melodico europeo e internazionale, ma soprattutto riporta sulle scene dei musicisti vogliosi di mettersi in discussione, ripartendo dal buio della crisi passata, nell'attuale e moderno panorama rock mondiale senza apparire pacchiani e commerciali. Come scritto in precedenza, una reunion spesso significa raccattare ancora qualche spicciolo, tornare alla ribalta per un po' di tempo e magari sparire di nuovo nel dimenticatoio con il portafoglio pieno a godersi il resto della vita. In questi anni ne abbiamo viste tante di false ripartenze, ma questo non è sicuramente il caso dei cinque vichinghi, che, da questo più che sufficiente "Start From The Dark", hanno dato alle stampe fino a oggi sei album in studio, dimostrando che la voglia di suonare scorre ancora nelle loro vene e quello che parte dal cuore è più forte di tutto il resto che li circonda. Da fan invece sono rimasto deluso da una svolta artistica clamorosa e per certi versi inaspettata, ma quello che amareggia i miei ricordi dell'infanzia è che dopo tredici, lunghissimi anni di silenzio, mi aspettavo qualcosa di più qualitativo e fottutamente trascinante. Un paio di canzoni piuttosto brutte riducono la qualità generale e danneggiano il flusso dell'album, così come pure dei pezzi troppo contemporanei portano via qualcosa d'importante, da quello che avrebbe potuto essere un platter di rock classico suonato da una band storica formata da artisti che fin da bambini erano cresciuti ascoltando dalla mattina alla sera i Deep Purple e i Thin Lizzy. Di contro, i nostri mostrano che sono in grado di offrire alcune canzoni rock di spessore, aggiornando con bravura il loro suono e calandosi in un certo senso nella parte di esperti debuttanti, che a dire di Joey Tempest suonano con passione e divertimento soprattutto dal vivo: "Credo che la band suoni molto meglio sullo stage. Quando sei giovane, suoni molto veloce e sei molto eccitabile, il che può essere dannoso, ma adesso suoniamo davvero bene". Vedendoli parecchie volte dal vivo confermo la tesi dell'artista e rilancio affermando che la loro musica ha avuto il grande merito di avvicinare al metal migliaia e migliaia di persone. Il mio invito, se ancora non l'avete fatto, è quello di ascoltare questo disco perché merita per sincerità e attitudine, ma non è il capolavoro che tanti supporter aspettavano impazientemente di ascoltare quindici anni fa.

1) Got To Have Faith
2) Start From The Dark
3) Flames
4) Hero
5) Wake Up Call
6) Reason
7) Song No. 12
8) Roll With You
9) Sucker
10) Spirit Of The Underdog
11) America
12) Settle For Love
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