ERYN NON DAE

Meliora

2012 - M&O Music

A CURA DI
GIACOMO METALLO E PAOLO FACCHINELLO
27/02/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Apocalisse/fine del mondo, profezie date, meteoriti, il caos con palazzi che crollano, città in fiamme, grida lancinanti, disperazione, oscurità. Questo è lo scenario che si presenta nel mondo tenebroso degli ERYN NON DAE, band francese nata nei pressi di Tolosa nel 2001 dedita al metal sperimentale, influenzato dal post hardcore/progressive e dal cosiddetto "ambient doom" (se così vogliamo inquadrarli con questa etichetta). Il sound a cui fanno riferimento è riconducibile a band del calibro di Buried Inside, Cult of Luna, Gojira, Isis, Meshuggah, Neurosis, The Ocean e Tool. I cinque ragazzi transalpini mi hanno già in precedenza colpito favorevolmente con il lavoro d'esordio (Hydra Lernaia) e ora con questo nuovo full lenght Meliora (Migliora) riconfermano l'ottimo stato di salute della band. Quello che si percepisce subito fin da subito è una maggiore coesione tra le parti del suono di derivazione ambient e assalti metal carichi di rabbia. Se in Hydra Lernaia il suono è fangoso e soffocante in Meliora il tutto è più dinamico e pulsante, merito dell'ottimo lavoro di Julien Rufiè (batteria) con i nervosi e discontinui controtempi e gli stacchi improvvisi e prolungati in grado di spiazzare l'ascoltatore fin da subito, senza contare poi dell'apporto di Mathieu Nogues (voce) che passa da urla laceranti e sofferte a parti più bisbigliate e sussurrate. Mickael Andrè (basso), Yann Servanin (chitarra), Franck Quintin (chitarra e voce) completano il mosaico di questo belligerante ensemble. Le 7 lunghe tracce di cui si compone il disco vanno vissute come un viaggio crepuscolare e vespertino nel "terreno propizio", o meglio ancora nell'humus del buio, un luogo dove più ci si addentra nel profondo e più il suono diventa avvolgente e fasciante. Si parte con Chrysalis, opening track del disco. Il lungo intro dal sapore introspettivo e misticheggiante lascia spazio a un'esplosione fragorosa della sezione ritmica (chitarra, basso, batteria e voce riuniti assieme in una scarica tremenda di decibel); i protagonisti principali di questo pezzo sono sicuramente il cantante (Mathieu Nogues) con il cantato in growl animalesco e il batterista (Julien Rufiè), vero e proprio motore degli equilibri ritmici della band. Il pezzo lungo e complesso si estende con questi cambi aritmici e dissennati e dagli attacchi chitarristici che sfociano in un caos sonoro agitato e irrefrenabile fino alla fine del pezzo. Partenza turbolenta! Si prosegue poi con The Great Downfall, 2^track, una canzone assai articolata e complessa nell'organicità della struttura musicale. Il basso palpitante dell'inizio imprime nell'astante una sensazione di arcano, di ignoto; per fare un esempio pratico e suggestivo è parificabile nell'essere immersi nei bassifondi di un pozzo sonoro indecifrabile quanto tenebroso dove la "sinestesia percettiva" dei sensi si lascia coinvolgere in un reflusso angariante e tentacolare del male. I continui quanto incessanti assalti delle chitarre e i colpi martellanti della batteria dettano i tempi di questo brano agitato e burrascoso. Finale da cardiopalma per un brano scrosciante in tutte le sfumature!

Scarlet Rising, 3^track, ripropone lo stesso contesto sonoro dei precedenti brani ma con una variante nel finale del pezzo con uso sapiente degli effetti elettronici che formano una "coperta nebulosa" per corniciare un pezzo granitico e persistente nella sua forma. Brillante! La 4^track, Ignitus, assume i connotati di una song "schiacciasassi" grazie all'approccio enfatico con il quale i nostri 5 amici francesi premono sull'accelleratore per suonare i loro rispettivi strumenti. I ritmi anche qui sono frenetici, addirittura fuori misura in certi attimi ma vengono accentuati da controtempi improvvisi che compensano questa vistosità appariscente. Muto, 5^track, è una song in cui il gruppo ripete gli stilemi stilistici di sempre con le solite aperture chitarristiche brusche e impreviste anche se la parte migliore del pezzo avviene nel break centrale con dei momenti più calmi e pensati dove le partiture chitarristiche della coppia Quintin/Servanin appaiono più distese, regolate variabilmente dalla batteria e dalla voce multiforme e versatile di Nogues. Da tachicardia! La penultima track, Black Obsidian Pire, è forse la canzone che spezza (in parte) quel livello di cattiveria accumulato nelle tracce antecedenti. Pur mantenendo una tensione emotiva molto forte, qui i ragazzi dimostrano di saper essere (oltre che eccellenti arrangiatori) degli abili alchimisti in grado di piazzare un colpo a sorpresa con quella imprevedibilità che li contraddistingue. Perspicuamente ingegnosi! Per finire in bellezza i nostri ci propongono un brano di rara sinergia metallica ovvero Hidden Lotus, un pezzo carico e urlato con le maestose chitarre che fanno da apertura ideale al brano per poi incedere impetuose nel furore spasmodico dei decibel... anche in questo episodio la parte più interessante pare avvenire verso il finale con un "rilassamento simultaneo" degli strumenti che finiscono per attenuarsi in un "dirupo eterico" che spazza via tutti i fragorosi bombardamenti dei brani presenti nel lotto. In tutta sincerità l'impressione avuta è che qui abbiamo a che fare con dei veri e propri "sperimentatori chimici" del suono. La facilità con cui gli ERYN NON DAE archiviano questo capitolo è da applausi. Il contesto lirico e tematico di fondo è sicuramente affascinante: Meliora parla in un certo senso della metamorfosi, della trasformazione dell'uomo in "essere superiore" a livello evolutivo; il messaggio di fondo è che nel difficile cammino di vita in cui l'uomo si trova a percorrere (nonostante sia sempre minato da un futuro fosco e incerto) può ritrovare se stesso grazie ad un viaggio interiore in grado di cogliere quel barlume di luce primordiale che è la Verità! Questo album è da consigliare a tutti coloro che cercano esperienze cerebrali molto forti. Tra crudeltà vendicativa e sensibile fragilità dell'essenza, Meliora è il tassello giusto per andare alla ricerca di quel frammento invisibile di pura umanità! 


 1) Chrysalis
 2) The Great Downfall
 3) Scarlet Rising
 4) Ignitus
 5) Muto
 6) Black Obsidian Pyre
 7) Hidden Lotus