ENZO AND THE GLORY ENSEMBLE

In The Name Of the Father

2015 - Underground Symphony

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
25/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Gli appassionati di hard rock e metal degli anni '80 dovrebbero conoscere gli Stryper, la prima band ad aver dato il via alla corrente del "christian metal". Prima di loro, negli anni '70 ci pensarono i Jerusalem ad abbinare tematiche a sfondo religioso, con un sound più duro, in questo caso il rock. Il Christian metal o white metal che dir si voglia, termine che è stato coniato più in là nel tempo, non è da considerarsi un genere musicale vero e proprio, ma piuttosto una corrente stilistica che può abbracciare qualsiasi categoria metal, dal classico heavy al thrash, dal power metal ai più estremi death e black metal. In tutto questo poi non possiamo non contare il Christian Rock stesso, un filone che dalla fine degli anni '60 in poi, contrapponendosi al Proto Doom che utilizzava tematiche prettamente oscure, fece altrettanto scalpore nelle orecchie degli appassionati. Nel caso specifico del "Black Metal Cristiano", c'è proprio una denominazione ad hoc, chiamata "unblack metal", una sorta di sottolineatura che distingue le due fazioni, una i cui testi fanno chiaro riferimento a correnti religiose, e l'altra che si concentra su un'ideologia di stampo nettamente più oscuro, con i classici ed ormai famosi riferimenti al satanismo, all'occultismo religioso ed all'esoterismo in generale. Questo è in sostanza il riassunto descrittivo per quanto riguarda il christian metal, ma ci sarebbe ancora da dire, come ad esempio un'ulteriore distinzione lirico/compositiva, che vede testi più intimi e profondamente incentrati sulla preghiera e la vicinanza a Dio, in abbinamento a musicalità melodica, mentre in generi estremi come il death metal ad esempio, le tematiche toccano guerre contro il male e l'apocalisse. Il christian metal non è sempre stato visto di buon occhio, sia dagli stessi metallari sia dalla gente in generale, poiché per molti accomunare la fede a musica "spinta", risultava essere un azzardo troppo grande o una specie di contraddizione ipocrita. In un certo senso ciò ha portato alla ghettizzazione di questa categoria, spingendo le band religiose a firmare contratti solo con etichette specifiche nell'ambito white metal, e ad aprire i concerti di band facenti parte della stessa corrente. Le cose sono meno esasperate oggi, poiché i detrattori in questione si sono resi conto che il livello musicale delle white metal band è comunque valido, non di meno delle altre, ma poi del resto proclamiamo e professiamo tanto la libertà di pensiero, che un qualunque essere umano può permettersi di giudicare le scelte professionali ed artistiche altrui? Chi è quindi il vero ipocrita? Riflettere non basta mai. Questa introduzione mi porta a parlarvi della recensione che state leggendo, quella di Enzo and the Glory Ensemble. Partiamo con parlarvi di Enzo Donnarumma, l'artefice della band in questione. Nato a Gragnano in provincia di Napoli, da ragazzino dopo la perdita dei genitori, va a vivere con gli zii ed avvia i suoi studi musicali, incentrandoli su chitarra ed il pianoforte. Si appassiona alla teologia cristiana e comincia a lavorare in campo teatrale, dirigendo progetti inediti che abbracciano tematiche religiose. I suoi ascolti musicali sono sempre stati variegati, dal metal al blues, dal gospel al progressive, generi che hanno influenzato ovviamente la sua creatività musicale. Donnarumma ha vinto diversi premi come partecipante a competizioni musicali; ha inoltre collaborato con artisti come Orphaned Land, Ralf Scheepers, Mark Zonder, Marty Friedman e Shadow Gallery, con i quali si è esibito dal vivo. L'attività da polistrumentista di questo alfiere musicale italiano, lo ha portato negli scorsi anni a comporre e dirigere il musical "Vincimi e ti Vincerò" con cui ha vinto tre premi alla rassegna nazionale "Maggio si tu", come miglior regia, miglior spettacolo e miglior attore protagonista. Nel 2012 reinterpreta il musical "Jesus Christ Superstar", e con questo lavoro vince il premio come miglior regia alla rassegna nazionale Teatroggi. Nel 2011 Donnarumma pubblica un disco con il gruppo Members of God, dal titolo di "Ten Talking Words", il cui sound spazia principalmente attorno al progressive. La firma di un contratto nel 2015 con l'etichetta Underground Symphony, porta Donnarumma ad incidere un disco per il suo progetto solista, Enzo and the Glory Ensemble, che gode della partecipazione di Shadow Gallery, Orphaned Land, Ralf Scheepers, Mark Zonder, Marty Friedman, Whispers from Heaven e Tina Gagliotta, singer dei Poemisia; un enorme pout puri dunque quello che si presenta alle nostre orecchie, andando ad attingere a piene mani nelle varie attività che il musicista ha avuto durante la sua lunga carriera, la rete di contatti che si è creato, ed ovviamente le amiczie strette. L'intero album è come un enorme mosaico in cui mettere assieme tasselli di vari dimensioni, sempre tutti rischiarati dalla stessa luce, ma ognuna delle quali la riflette in modo diverso. L'artwork di copertina è stato realizzato da Jahn Carlini; da quella che sembra una finestra in frantumi, lo sguardo si affaccia chiaramente all'interno di una chiesa o monastero. L'alto soffitto composto da svariate volte mette in risalto la grandezza del posto, i cui corridoi o stanze laterali fanno da cornice ad un corridoio centrale illuminato da una luce che proviene dal fondo (sicuramente l'ingresso della struttura). Davanti al nostro punto focale guardando la copertina, possiamo scorgere ai lati di due colonne, dei candelabri ed al centro in posizione più avanzata, un crocifisso a terra comunica l'idea di essere caduto. Macchie di sangue su di esso e sul pavimento ci fanno interrogare sul perché di tale scena. Il genere musicale su cui si ergono i brani del disco è il Symphonic Progressive Metal con tematiche cristiane. Il disco si intitola In the Name of the Father, ed è stato masterizzato e mixato da Gary Wehrkamp degli Shadow Gallery ai New Horizon Studios; contiene 12 tracce per una durata di 47 min. e 27 sec.

In The Name Of the Father

Il disco incentra le sue sonorità sul symphonic prog metal, mischiando quindi le candide note del sinfonico, di scuola prettamente nord europea, alla durezza del metal, il tutto rischiarato e reso onirico dai testi a sfondo "bianco". Il pezzo di apertura, intitolata In The Name Of the Father (Nel Nome del Padre), è un intro della durata di circa un minuto e mezzo; il sound che si ode rimanda ad antiche civiltà, un'atavica rimembranza di sensazioni arcaiche arricchita dai vocalizzi di Donnarumma. Le uniche parole proferite vengono enunciate in chiusura di brano ed appartengono alla classica preghiera abbinata al segno della croce, ovvero: "Nel nome del padre e del figlio e dello spirito santo". Queste parole si riferiscono alla Trinità, una delle dottrine più diffuse nella religione cristiana. Le tre entità che la compongono sono Dio, il creatore della Terra, il Figlio Gesù, generato dal Padre avanti a tutti i secoli e lo Spirito santo, mandato da Padre e Figlio ai discepoli di Gesù, affinché comprendessero e testimoniassero le "verità rivelate". L'enunciazione delle tre frasi riferita ognuna alle tre entità, viene descritta con il gesto della mano che compone una triangolo, partendo dalla fronte e toccando le due spalle. Un intro assai particolare per questo disco; certo, abbiamo la convinzione ancor prima di ascoltando, anche semplicemente andando a leggere le poche righe che si trovano in rete, di che cosa aspettarci durante l'ascolto, ma la scelta di piazzare una vera recitazione religiosa come apripista del disco, è assai strane ed al contempo affascinante. Si ha la sensazione, mentre odiamo le poche liriche che ci vengono proposte, di varcare la litica e massiccia porta di un antico monastero, dove fra il buio e la flebile luce delle candele, possiamo sentire il tonfo sordo della preghiera pronunciata da più voci insieme. Il tutto serve sia ad introdurci ancor meglio nell'argomento principe dell'album, ma anche a creare una atmosfera quasi sacrale, di modo da scatenare nell'ascoltatore sensazioni ed emozioni ogni volta diverse.

Psalm 63

La seconda traccia, Psalm 63 (Salmo 63), viene introdotta da un inizio corposo musicalmente parlando, evocativo, lento, quasi sognante e di stampo epicheggiante. Poco prima del minuto il registro comincia a mutare forma, incalzando in un ritmo che prende sempre più vigore. L'accelerata accompagna l'ingresso delle voci di Donnarumma e Brian Ashland, singer degli Shadow Gallery, che duettano in una staffetta canora, alternandosi e mescolandosi. L'alternanza delle due voci porta l'ascoltatore spesso a scegliere una parte piuttosto che l'altra, propendendo per la voce che gli sembra più interessante; in questo caso specifico invece, l'amalgama fra le parti è così intensa e ben oliata, che si ha l'impressione si di ascoltare due cantanti esibirsi, ma alla fine si ha la sensazione generale che sia una unica e grande voce quella che ci sta comunicando i vari dati del testo. Donnarumma ha il suo carico di vetrosa energia, spigliato e cadenzato, mentre Brian è la parte ancor più ritmica, ed aggiunge nuova linfa al cantato generale, innalzandolo a livelli molto alti. Il songwriting è energico, le cavalcate si manifestano con colpi di batteria decisi e persistenti. Il refrain ha la capacità di essere facilmente assorbito; mentre si ascolta, ci si fa una lineare idea di un brano fatto più che per stupire, per catturare l'attenzione dell'ascoltatore, grazie ai mutamenti sonori presenti, alle repentine variazioni inserite, ed alle pelli in sottofondo che non smettono di martellarci un secondo. Innesti orchestrali donano alla canzone quel sapore cinematografico e drammatico, che ne sottolineano una certa ricercatezza stilistica. Le liriche riportano le parole del Salmo 63, contenuto nel libro dei salmi appartenente alla bibbia ebraica e cristiana. Molte le metafore che descrivono devozione ed amore verso Dio. Pregarlo e glorificarlo sono il cibo più appagante per placare la fame, bearsi della grazia del Signore è la gioia più grande, perché Colui che può giudicare tutti, saprà salvare le vittime innocenti ed azzittire i bugiardi.

The Lord's Prayer

I ritmi atavici ritornano in The Lord's Prayer (La Preghiera del Signore), dove è l'evanescente suono del flauto ad avviare il pezzo. Questa volta a duettare con Donnarumma troviamo Kobi Farhi, vocalist degli Orphaned Land. La prestazione vocale dei due si dirama su di un tappeto sonoro la cui melodia strizza abbondantemente l'occhio ai musical più celebri della storia, o comunque all'atmosfera generale che questi ultimi sanno creare. Questa stilizzazione è un po' uno dei fulcri principali dell'intero disco; infatti, anche la brevità di tanti pezzi all'interno del disco, ci fanno subito pensare alle varie sezioni di un enorme spettacolo teatrale mischiato alla musica che prende vita sotto i nostri occhi. E tutto questo viene ulteriormente amplificato dalla presenza di più voci che si alternano sul palcoscenico, come se fossero appunto gli attori che, man mano che la storia procede, cambiano volto ed interpretano nuovi personaggi. Il combo vocale viene sorretto ed impreziosito da pregevoli chorus, un altro tassello che dona pathos all'ascoltatore. The Lord's Prayer presenta una composizione strumentale piuttosto semplice; le caratterizzazioni principali che danno movimento al brano sono i cori appunto e l'assolo di chitarra di Enzo Donnarumma; esso ha la principale funzione di scuotere gli animi di chi sta ascoltando, dando una scudisciata di bibliche proporzioni alle loro schiene. Ramificazioni musicali da parte della sei corde si alternano ai momenti di pura estasi forniti dal duetto vocale e dal resto della strumentazione, che innalza le ugole e la chitarra stessa, ed al contempo dona sempre quel sentimento basico per innalzare la composizione intera. Il testo della traccia è la più classica nonché conosciuta preghiera cristiana: il "Padre Nostro", nominata anche "La preghiera del Signore", proprio come il titolo della traccia. L'origine di questa preghiera risale all'insegnamento che Gesù fece ai suoi discepoli, per indirizzare loro ad avvicinarsi a Dio nel miglior modo possibile. Tale spiegazione viene raccontata nel Vangelo secondo Luca. Chi enuncia le parole di tale preghiera chiede a Dio di essere sfamato giornalmente, di tenerli lontani dalle tentazioni, di essere liberati dal male, il tutto in nome della santificazione del suo nome, ovvero della sua imparzialità.

Anima Christi

Si procede con la quarta canzone Anima Christi (Anima Cristiana). L'incipit della melodia, in particolare dell'intro, ha una forte sottolineatura orientaleggiante, che viene rafforzata dall'interpretazione vocale. Rispetto alla traccia precedente, il songwriting viaggia su binari più ritmati quasi per tutta la durata. Ne danno conferma la sezione ritmica con una batteria presente, così come presente è la chitarra. Squadra che vince non si cambia poiché il duetto vocale ascoltato in precedenza, è presente anche stavolta. Il refrain è orecchiabile e viene susseguito da un deciso innesto di chitarra; un'altra dichiarazione di sinceri sentimenti verso la sei corde, che pur mantenendosi su strutture semplici ed efficaci, decide ogni tanto di darci un sonoro colpo di frusta, inserendosi quando meno ce lo aspettiamo. Verso metà brano i colpi di batteria scandiscono il tempo portando ad un lieve cambio di registro prima dell'altro ritornello. In chiusura di brano ritroviamo il motivo orientaleggiante udito inizialmente. Un brano in cui in maniera assai introspettiva, si va a scavare nelle radici della cristianità stessa, come vedremo anche nelle liriche, prese sempre dalle tradizioni bibliche; la canzone, con quel suo tocco quasi arabo, affonda le mani nelle polverose terre che hanno dato origine a quello che è uno dei culti religiosi più seguiti di tutto il globo.Il Cristianesimo, come la storia ci insegna, trova le proprie radici proprio nelle terre che oggi fanno parte del mondo arabo, in particolare nella zona compresa fra Egitto, Palestina ed Israele. Enzo qui probabilmente, inserendo melodie così particolari, ha voluto rendere il giusto omaggio ad una terra che, per quanto oggi sia sotto l'influenza religiosa di altre culture (non nella sua totalità, è ovvio), non ha mai dimenticato quali siano le proprie basi, conservando al suo interno alcuni dei monumenti e dei luoghi di culto più sacri per chi abbraccia questa fede. Anima Chisti è una preghiera che viene enunciata dopo la comunione eucaristica; le parole sono dedicate a Gesù sulla croce e chi le proferisce chiede al figlio di Dio di stargli sempre accanto e di essere protetto dal Diavolo. L'orazione Anima Chisti pare appartenga ad un autore sconosciuto del quattordicesimo secolo, in seguito arricchita di parole benevole da Papa Giovanni XXII.

Glory be to the Father

La voce di Amulyn, cantante dei Whisper from Heaven, intona le prime parole di Glory be to the Father (La Gloria Sarà del Signore). La melodia dal forte impatto cinematografico, è impreziosita da una emozionante sezione d'archi. Flemmatica e rilassante la ritmica del brano, comincia con delicatezza ed aumenta progressivamente l'incedere, assumendo vigore dato dai violini e da un chorus sempre di grande impatto emotivo. Non manca la voce di Enzo ad accompagnare la singer, incamminandosi verso un finale adornato anche da note acustiche. Qui il nostro compositore ha voluto invece rendere il giusto omaggio alla parte sinfonica che è propria della sua musica; quelle atmosfere che ci portano all'interno di un enorme teatro, assistendo ad una qualsivoglia opera, le ritroviamo anche in questo slot del disco. Gli archi e tutti gli altri strumenti orchestrali inseriti all'interno della melodia, non fanno altro che rendere ancora più altisonante e sacrale l'atmosfera che si respira; pare quasi di ripetersi nelle parole, e forse da una parte è così, ma come avremo modo di approfondire nel finale, Enzo ha voluto omaggiare la propria fede con musiche che ne riprendesso l'aspetto più onirico e setoso che ci possa essere. Per questo la presenza di strumenti così particolari in un disco la cui matrice è Metal, fanno si che l'intera atmosfera che si respiri sia quella della litica cattedrale che troviamo anche sulla copertina; esattamente come era accaduto per il primo brano infatti, anche mentre si ascolta questo quinto blocco, si ha la netta sensazione di calpestare il marmoreo pavimento di una chiesa gotica, con le sue volute altissime, pronte quasi a toccare con mano Dio, che ci guardano da lassù e ci ricordano che, secondo il nostro credo, c'è sempre qualcosa sopra di noi. La sognante trasposizione melodica è il veicolo sonoro che fa da custode alle liriche della preghiera Gloria al Padre. Questa dossologia riprende il concetto della Trinità; viene declamata al termine di ogni dieci Ave Maria nel Rosario ed appartiene alla parte finale di ogni Salmo nella Liturgia delle Ore. Le poche frasi che compongono la preghiera sono una lode alle tre sante entità. 

Benedictus

Benedictus (Benedetto) si presenta dalle prime note come una power track venata di prog; la presenza delle tastiere è prominente e si interfaccia bene con chitarra e basso, in generale la sezione ritmica offre un degno accompagnamento. In questa traccia la prima strofa viene interpretata da Enzo, la seconda vede l'intervento vocale di Ralf Scheepers vocalist dei Primal Fear, mentre la terza strofa ci offre il suono della voce di Nicholas Leptos, frontman degli Warlord. L'aggregazione dei tre timbri vocali produce un effetto sicuramente disomogeneo ma non sgradevole. Ogni performer si distingue per un colore personale e che padroneggia con abilità. In generale la traccia è godibile, la struttura è solida ed offre un buon muro del suono, potente, ma non eccessivamente invadente nella sua aggressività. Qui abbiamo una scelta stilistica ancora diversa; la presenza di un frontman così al vetriolo come Leptos, che con i suoi Warlord è abituato a cantare un Power/Heavy di forte impatto, ma anche lo squillante Scheepers, fanno sì che questa canzone alzi il tiro ogni volta che uno dei microfoni viene acceso. Non è per niente facile gestire due voci, figuriamoci tre come in questo caso; eppure l'amalgama che ne viene fuori è lisergica e compatta, si distinguono bene le abilità di ogni cantante, il cui sound generale fa sì che la musica di sottofondo riesca ad essere ancora più alto. Il cantico Benedictus è anche chiamato Cantico di Zaccaria poiché descrive le lodi ed i ringraziamenti che Zaccaria rivolge a Dio. Tale canto è contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca. Nell'antico Testamento si parla della venuta in terra di Giovanni, figlio che il sacerdote Zaccaria riceverà. L'incredulità dell'uomo nel sentirsi dire che riceverà un genito dalla moglie in tarda età, fa si che l'angelo lo renda muto. Zaccaria riacquista l'uso della parola solo quando si convince dell'accaduto e scrive su di una tavola, che il nome di suo figlio sarà Giovanni. Resosi conto della grandezza divina, il sacerdote intona un canto per ringraziare il Signore per la sua presenza e per aver assolto il suo popolo. Sostanzialmente questo cantico è un elogio a Dio che ha mantenuto l'alleanza nei confronti del popolo di Israele.

The Apostle's Creed

Il musical si palesa alle mie orecchie in maniera prepotente con la canzone The Apostle's Creed (Il Credo dell'Apostolo); un concentrato di melodie altisonanti, di vocalizzi intrisi di sentimento che duettano alternandosi ad un approccio stilistico a cavallo tra teatralità e potenza da concerto metal puro. Quest' ultima prerogativa la si può assegnare ai soli di Donnarumma, che fa scorrere le dita sulle corde con tutta la passione di cui dispone. In questo caso Enzo è l'unica voce cantante del brano, ed il tutto appare in perfetto stile opera rock. Nella parte finale la traccia cambia ancora registro, regalando all'ascoltatore una raffinata interpretazione di canto popolare, con tanto di ritmica e vocalizzo abbinato, enfatizzato dall'innesto di voci sovra incise. Un'altra scelta particolare; in un disco intriso di collaborazioni, guest stars, voci autorevoli ed atmosfera data proprio da questi elementi, il nostro alfiere cristiano decide di dedicarsi un auto momento in solitaria, ponendosi al centro della scena per tutta la durata della canzone. La sinfonia messa in atto è meccanica, articolata ed altisonante al tempo stesso; certo, pecca in alcune parti in quanto a composizione e ripetitività di stili, ma nel complesso, come accade praticamente per qualsiasi traccia del disco, l'ascolto finale risulta essere piacevole ed orecchiabile. Magari si poteva fare qualche volo pindarico in più sul testo, come diremo poi in parole più concrete nella conclusione, ma in buona sostanza ci si assesta sempre sul filo della sufficienza piane. In questa canzone il testo si riferisce al Simbolo degli Apostoli o Credo degli Apostoli, una sorta di vademecum di regole sante a cui ogni cattolico cristiano deve appartenere. Si narra che tale formulario fosse talmente prezioso e sacro da non poter essere riportato per scrittura, ma solo memorizzato, ecco perché non si hanno date certe della sua creazione. Questa formula di fede, sino al quindicesimo secolo è stata attribuita agli apostoli. Non vi è certificazione di questa notizia, ma pare che nell'antica Chiesa Cristiana, chi si apprestava a ricevere il battesimo proferisse il credo degli apostoli. Questa sorta di sintesi della fede racchiude quelle regole a cui un cristiano aderisce naturalmente è che fa sue, proprio in virtù DEL credo, come primissimo termine che rappresenta la sua devozione nei confronti di Dio. 

Hail Holy Queen

La lenta melodia che si ascolta in Hail Holy Queen (Salve Sacra Regina) percorre un cammino intimista, in cui musicalmente parlando è la chitarra la protagonista indiscussa. Le prime note vengono intonate da un arpeggio senza distorsione; la voce di Enzo alterna la sua performance tra cantato alto e basso, supportato dagli immancabili chorus. Sezione d'archi e flauto di pan rifiniscono l'orlo di una trama delicata. Le corde della chitarra elettrica che si palesano all'udito, riescono a comunicarci un inossidabile veemenza esecutiva, prerogativa che aggiunge notevole fascino alla trama della song. Dietro la chitarra troviamo il talentuoso Marty Friedman, che tutti ricordiamo come presenza di pregevole fattura nei Megadeth e nello strabiliante duo con Jason Becker nel gruppo Cacophony. Il tocco di Friedman alle corde regala quelle sensazioni uniche, di chi la chitarra non la suona, ma la vive. Qui Donnarumma ha fatto la scelta che probabilmente qualsiasi compositore avrebbe fatto; avendo a disposizione un istrione così fuso con la propria sei corde come Friedman, ha deciso di sfruttarlo appieno ponendolo al centro della scena. Marty dal canto suo ricama nel miglior modo che le sue famose mani sanno fare; il tocco è inconfondibile, e se prima abbiamo sentito le comunque ottime mani di Enzo intonare le nebulose note di chitarra, adesso riusciamo distintamente a sentire un cambio di registro, sia di velocità, ma anche di accuratezza d'esecuzione. La presenza di una guest star così importante, unita alla voce ed alla sacralità che Donnarumma vuole trasmettere in ogni nuovo brano di questo concept, fa sì che l'intera suite sia al contempo una grande dichiarazione d'amore al padre celeste, ma anche una, seppur più piccola, dichiarazione di forte sentimento alla chitarra elettrica. Il testo del brano è la preghiera "Salve Regina", la cui attribuzione è stata assegnata a diversi personaggi nel corso della storia. Nel 1200 questa ode veniva cantata nella compieta (l'ultimo momento di preghiera del giorno) dai Domenicani. Per tradizione questo canto viene intonato dopo il rosario. Nella chiesa cattolica il canto di Salve Regina viene intonato in prossimità delle feste dell'Assunta e dell'Immacolata Concezione. La versione del Canto Gregoriano di questa ode, è uno dei più antichi, se non il più antico in forma musicale. I canti gregoriani a tutt'oggi sono la più arcaica forma di musica sacra. Le parole del Salve Regina sono dedicate a Maria Vergine, madre di Gesù, portatrice di dolcezza e speranza. Negli occhi misericordiosi i fedeli si specchiano, chiedendole di mostrare loro il frutto benedetto, Gesù figlio del Signore.

Guardian Angel Prayer

La canzone che segue è Guardian Angel Prayer (La Preghiera dell'Angelo Custode) è una breve composizione di un minuto e mezzo, che vede Donnarumma duettare alla voce con la ritrovata Amulyn. La struttura compositiva riprende quella stilistica del pezzo precedente, dove gli strumenti orchestrali costruiscono un suono ovattato ed evanescente, stemperato dagli innesti di chitarra pulita che vede alle corde Marty Friedman, mentre alla chitarra classica troviamo Enzo. Il primo strumento ad entrare è la chitarra, seguito dal flauto di pan. La linea vocale adottata, in particolare quella di Amulyn, mi ricorda molto le sonorità celtiche, che ben si sposa con l'arrangiamento del pezzo. Dei colpi che simulano un battito cardiaco, mettono fine alla melodia. La breve lirica della canzone è una preghiera dedicata all'Angelo Custode. Quella più conosciuta nella religione cattolica di fede cristiana è L'Angelo di Dio. Chi enuncia tali parole confida nella protezione dell'entità alata, mandata da Dio per difendere ed illuminare il cammino dei fedeli. Il concetto più antico di Angelo Custode lo ritroviamo nella tradizione ebraica, in cui la creatura alata rappresenta un tramite, un anello di congiunzione tra Dio e l'uomo. Da prima del cristianesimo esisteva la teoria che le divinità mandassero degli spiriti a sorvegliare i mortali. La visione più specifica che ad ogni individuo fosse assegnato un "personale" Angelo Custode, viene ripresa nel Cristianesimo primitivo e sostenuta da San Basilio, vescovo e teologo della Grecia antica. Nel credo ortodosso e cattolico l'assegnazione di un angelo custode trova riscontro in due concetti generali, il primo è che Dio ritiene ogni persona unica e la ama in maniera individuale, il secondo è che la sacralità degli Angeli implica la loro partecipazione a questo amore celestiale. In conclusione nel credo cattolico ogni uomo ha bisogno del suo Angelo per portare a termine il cammino che Dio gli ha riservato, aiutato dalla "presenza" di un'entità che lo protegga in questo viaggio.

Psalm 3

La track Psalm 3 (Salmo 3) è la più lunga del disco; poco più di sei minuti per un registro sonoro che acquista vigore rispetto alle canzoni precedenti. L'equilibrio che Donnarumma ha creato con l'alternanza di melodie pacate e soffuse a canzoni dal wall of sound granitico, ci porta dopo due ascolti rilassanti ad uno più incisivo dal punto di vista dell'energia. L'intro del brano riprende la conclusione del precedente. Il basso intona i suoi accordi seguito subito dopo dalla chitarra e via via dal resto degli strumenti. Enzo comincia a cantare la sua strofa accompagnato con ritmo piuttosto cadenzato, arrivando ad un ritornello che non si discosta molto dalla melodia della strofa. Successivamente gli si affianca Gary Wehrkamp alla voce, ma nemmeno la sua performance riesce a risollevare le sorti di un brano che proprio non decolla, almeno sino a quel punto. Infatti subito dopo c'è una ripresa, un cambio stilistico che riesce a dare una virata da sonorità piatte e senza verve. Si ha  il pensiero quasi ossessivo, durante l'ascolto di questa suite, di un brano che poteva essere condensato in tre minuti anziché in sei; ridondante sotto molti punti di vista, la canzone come abbiamo detto subisce un cambiamento solo nel secondo imponente blocco, nel quale la sei corde e gli strumenti granitici intorno, creano un muro che si alterna molto meno spesso con melodie più leggere sentite in precedenza. Va bene voler creare l'atmosfera, ma forse poteva essere fatta una virata stilistica di altre proporzioni, cercando di fondere le idee insieme e dando vita ad un brano ancor più energico e scattante. Il libro dei Salmi contenuto nella Bibbia si pensa che abbia avuto la sua stesura definitiva nel terzo secolo a. C. e contiene lodi, inni, preghiere e suppliche scritte da autori ignoti vissuti nei secoli precedenti. Il testo di Psalm 3 è la trasposizione in musica fatta da Donnarumma delle frasi contenute nel salmo 3. L'autore originale di questo scritto descrive se stesso trovatosi di fronte ad un gruppo di avversari, questi ultimi pensano di avere Dio dalla loro parte. L'oratore non si abbatte e continua a pregare il Signore invocando la sua fiducia; la forza che lo spinge a credere diventa per lui motivo di coraggio, si glorifica della fede in Dio e solleva il suo capo camminando a testa alta. C'è un passo in cui l'autore del salmo cita una montagna santa, si tratta del monte Sion, rappresentazione che vede l'entrata di Gesù Cristo nel Tempio Celeste. Nella religione cristiana tale tempio viene rappresentato da ogni altare presente in una chiesa dove si celebra l'Eucarestia. Il Salmo si conclude con l'autore che continua a pregare il Signore, il quale arriva in suo soccorso annientando i nemici. Le parole di ode a Dio esprimono l'attaccamento alla propria fede, divulgandola anche agli altri ed affermando che il Signore ha salvato lui ed il suo popolo e che Dio sosterrà sempre la chiesa.

Hail Mary

Ci avvicendiamo verso il finale; la penultima traccia, Hail Mary (Ave Maria), si compone di una melodia pacata in cui si scorgono in primis le note di pianoforte, seguite da una corposa e setosa sezione d'archi e ritmica che donano pathos alla musica, dandole un sapore orchestrale e classicheggiante, andando a scavare nelle basi del genere; il tutto avviene  con l'innesto della chitarra elettrica a dare corpo e vigore alla struttura sonora. Abbiamo notato più di una volta nell'album come alla sei corde tocchi l'arduo e gravoso compito di dare energia al pezzo, ed ogni volta che essa entra in scena, ci riesce; anche in questo frangente la chitarra sprizza scintille, facendo da spina dorsale agli strumenti di fondo quasi, scambiandosi con essi il ruolo principale che solitamente le toccherebbe. In questa Babele di suoni poi si inserisce la parte sinfonica, che con il suo carico di alternanza da forte a lemme, dona quel velo mistico ed avvolgente che permea l'intero brano. La performance vocale si arricchisce grazie all'intervento del soprano Tina Gagliotta, cantante dei Poemisia. Oltre alla voce della Gagliotta troviamo altre due guest stars nel brano, ovvero il batterista dei Warlord ed ex Fates Warning Mark Zonder, e Marty Friedman alla chitarra. Hail Mary rivela come il resto delle tracce, una struttura musicale sacra, messa in risalto dagli immancabili cori. Passati circa tre minuti il registro subisce una mutazione, regalando grazie all'interpretazione vocale di Donnarumma e dei chorus, un momento emozionante. Il testo riporta una delle preghiere mariane più conosciute in ambito religioso e cattolico, l'Ave Maria. L'ode a Maria si suddivide in tre parti: il saluto dell'Angelo, il saluto di Elisabetta, e l'innesto dell'intercessione "Santa Maria, madre di Dio..". La preghiera dell'Ave Maria viene menzionata più volte nella declamazione del Rosario, ed è stara musicata più volte, sin dal Rinascimento. Le parole rivolte alla madre di Gesù Cristo, sono un invito a pregare per i peccatori mortali che si apprestano a passare nell'Aldilà.

Maybe You

Siamo giunti al termine, con l'ultimo tassello che compone In the Name of the Father; il brano Maybe You (Forse Tu) è un gospel moderno, la cui melodia cattura sin dalle prime note. Punto focale dal quale si dirama il songwrtiting è la sezione d'archi che dal suo sottofondo emana evanescente emozione. Questo sentimento diventa man mano sempre più forte con il procedere dell'interpretazione canora e l'innesto di chitarra e chorus. Le voci soliste sono quelle di Donnarumma, Nicholas Leptos, Gary Wehrkamp e Brian Ashland. Dietro le pelli troviamo Mark Zonder, l'assolo di chitarra iniziale è eseguito da Donnarumma, mentre il secondo solo di chitarra è eseguito da Alex Megas. Nonostante la struttura del brano sia, come tante altre all'interno del disco, molto semplice e diretta, qui a farla da padrone sono proprio le sensazioni che essa riesce a trasmettere mentre la si ascolta; la musica fa da sottofondo alle melliflue parole del testo, ed il loro messaggio di base così carico di cristallino sentimento, semplicemente da brividi. Di questa canzone è stato realizzato un videoclip ufficiale; le immagini mostrano inizialmente Enzo che acquista una manciata di candele bianche in un negozio, ne fa accendere una al commesso. Subito dopo il cantante esce dal negozio con una delle candele accese che porta tra le mani per non farne spegnere la fiamma. Enzo cammina per la strada e dona ai passanti una candela che lui stesso accende. L'azione dell'artista viene presa come modello dalle altre persone, le quali cominciano a regalare candele accese alla gente attorno a loro. In breve il gesto della candela aggrega un grande gruppo di persone che camminano intonando il ritornello della canzone e portando in mano la fiamma della speranza. Il testo parla della pace. Le liriche indicano una speranza affinché nel mondo il sogno di pace del protagonista si realizzi. Il messaggio è chiaro, non tutti abbiamo la forza ed il coraggio di esprimere e combattere per una serenità globale, ma anche se sentiamo la nostra voce flebile, ovvero poco importante, se ci crediamo, l'unione di ogni singola voce può creare una forza benevola di immensa portata. Il titolo della traccia è Maybe You, la cui traduzione è "forse tu"; non esiste una certezza che il sogno di pace possa un giorno realizzarsi, ma "forse tu" puoi, esprimendo un messaggio di armonia  e serenità interiore, darai l'esempio ad altri di fare come te. Il protagonista esorta il prossimo a non essere avaro di sentimenti, ma a donare agli altri tutto l'amore possibile, perché un cuore che dona riempie e tanti cuori che donano e si riempiono di altruismo, possono raggiungere obiettivi inaspettati.

Conclusioni

Le dodici tracce contenute all'interno di In the Name of the Father compongono una sorta di concept album incentrato sulla fede, il cui filo conduttore è la preghiera e non di certo la fede, poiché se di christian metal trattasi, essa è la tematica principale. Partendo dal presupposto che si evince del talento in Enzo Donnarumma, in questo caso di Enzo And The Glory Ensemble, il quale ha composto musiche, anche se non originalissime, ma di tutto rispetto ed in modo particolare poiché le ha strutturate come un'opera rock; mi domando perché la scelta di assegnare ad ogni composizione musicale un testo (tranne l'ultima canzone) preso da Bibbia, Vangelo, libro dei Salmi e via discorrendo. Avrei personalmente apprezzato uno sforzo maggiore sotto il punto di vista delle liriche, poiché la propria fede ed attaccamento a Dio, li si dimostra tanto con le note, quanto con le parole. Cosa c'è di più bello e sentito, che professare al Signore il proprio amore per lui con parole inedite, invece di enunciare scritti di età atavica? Probabilmente la scelta è stata fatta seguendo un ragionamento mirato, non lo metto in dubbio, ma spero per Donnarumma che in futuro, in un prossimo disco, metta la sua arte a servizio delle parole, oltre che della composizione musicale. Un merito grande che gli va dato, è quello di aver messo in piedi una parata di guest stars eccezionale, che ha saputo regalare più di un'emozione. Detto questo, bisogna concentrarsi sull'aspetto più tecnico del disco. Preso per intero il lavoro funziona, è gradevole l'ascolto, rilassante indubbiamente, con qualche picco di sferzata che stempera la melodia presente in ampia parte. Il discorso cambia se devo dare un giudizio su ogni singola traccia. Alcune canzoni risentono di ripetitività, di già sentito, di banale, mi spiace dirlo, e non sono certo le orchestrazioni e la presenza di guest stars a risollevare l'andazzo del brano. Questo mio discorso esula dalla prestazione tecnica, che ho trovato sempre competente, equilibrata, come equilibrato è sempre il gioco delle parti ad opera degli strumenti. Il mio è un discorso sensoriale, di ascoltare le canzoni e dire: "bella, questa mi piace però sa di già sentito", oppure "canzone fatta bene, ma di nuovo un pezzo lento? Ne ho già sentiti troppi". Per contro ho ascoltato dei brani veramente belli, ai quali non mi sento di dire nulla, come Psalm 63, Glory be to the Father e l'ultima, la meravigliosa Maybe You. Ci tengo a fare i complimenti ad Enzo per il coraggio dimostrato nel professare la sua fede, abbinandola alla passione per il metal. Se già la musica più dura è ancora oggi considerata di nicchia, appartenente ad una minoranza sociale, immaginiamoci come sia giudicata la musica metal a sfondo religioso. Considerando anche il fatto che, nonostante siamo nel ventunesimo secolo, la musica metal viene vista per ignoranza e bigottismo, come opera del Demonio, auspico in una rivalutazione di questo da parte dei malpensanti (e spesso da gente che fa parte del mondo clericale). La musica non è responsabile di azioni buone o cattive, sono gli uomini responsabili delle proprie azioni, che prescindono qualsiasi gusto musicale. Concludo consigliando ai lettori di questa recensione, la visione del film "Devil's Knot - Fino a prova contraria" e di informarsi poi sulla relativa vicenda dei "Tre di West Memphis", caso giudiziario che ha lasciato basite migliaia di persone nel mondo. La musica, come il cinema o la letteratura, devono alimentare la passione e saziarla al tempo stesso, ma devono e fanno riflettere, ecco perché le considero tra le arti più importanti per l'essere umano.

1) In The Name Of the Father
2) Psalm 63
3) The Lord's Prayer
4) Anima Christi
5) Glory be to the Father
6) Benedictus
7) The Apostle's Creed
8) Hail Holy Queen
9) Guardian Angel Prayer
10) Psalm 3
11) Hail Mary
12) Maybe You