ENTOURAGE

Vivendo Colore

2013 - La Dura Madre Dischi

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
12/01/2014
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

In fondo i sentimenti e l’arte sono strettamente collegati. Una delle componenti fondamentali dell’arte è il colore, e ad ogni colore ognuno di noi può associare un sentimento. Da sempre il verde è sinonimo di speranza, il giallo di invidia, il rosso di passione, il bianco di purezza e via discorrendo. Queste “traduzioni” non le ho mai capite fino in fondo, mentre credo molto di più alla propria personale interpretazione dei colori. La mia visione è molto più vicina alla natura paesaggistica che il nostro pianeta terra ci offre, e che riesce a creare un connubio interiore con la nostra anima. Credo che questo sia anche un po’ il modo di pensare dei messinesi Entourage che hanno intitolato il loro ultimo lavoro “Vivendo Colore”. Il gruppo nasce a Capo Peloro (Messina) nel 2001, il cantante pianista e chitarrista Luciano Panama ed il batterista Cesco Piccione cominciano a suonare insieme fino a quando nel 2006 fa il suo ingresso nel gruppo Paola Longo al basso, che definisce l’assetto della formazione. Si danno subito da fare gli Entourage che nel 2004 pubblicano un ep dal titolo “Entourage Ep”, due anni dopo è la volta di un mini album “Enter in our age” che sarebbe un po’ l’acronimo del loro moniker e rappresenta appieno il pensiero filosofico della band. Lo stesso anno partecipano all’Arezzo Wave Sicilia, lo vincono ed è così che salgono sul palco dell’Arezzo Wave Festival nel ruolo di gruppo rappresentante la Sicilia. Quattro anni dopo nel 2010 gli Entourage si cimentano nel debut album dal titolo “Prisma” in cui rock, psichedelia ed esperimenti noise si mescolano. Nel Gennaio 2012 ritornano sulle scene con l’ep “Yoga” ed a fine dello stesso anno, si propongono con un altro ep “Supercar”. A novembre 2013 è la volta del secondo full lenght “Vivendo Colore” registrato mixato e prodotto da Luciano Panama presso YOUTH Studio Messina e masterizzato da Gengy @ Elettroformati Milano, pubblicato da La Dura Madre Dischi. Il cd contiene undici tracce per una durata di 48 min e 31 sec. La musicalità degli Entourage ha una struttura concettuale intimista e sicuramente legata alla natura, da quella umana a quella ambientale. Lo spirito New Age è palpabile, non tanto dal sound che è più su una linea rockeggiante, ma più dal punto di vista delle liriche e sensoriale. Ed il titolo Vivendo Colore ne è un esempio decisamente lampante. Così come l’artwork del cd: una copertina semplicissima, con sfondo nero su cui all’estrema destra appaiono il nome della band ed il titolo dell’album in bianco. Una cornice costituita da piccoli rettangoli multicolor definisce il tutto. Il cantato è in italiano tranne che per la traccia Navarra. L'opener dell’album si intitola “Tappeto Volante” ed è una ballata di sapore acustico. Le note calme acuiscono la delicatezza dell’atmosfera uditiva, così come l’interpretazione sospirata del vocalist. Canzone semplicissima ma che arriva dritta al punto. I testi delle tracce sono un po’ tutti in bilico tra sogno delirante, sentimenti viscerali, profonda riflessione il cui mix è tenuto legato da un’astrattismo concettualmente moderno dell’ espressione emotiva. Del resto gli Entourage hanno descritto con un aggettivo il loro modo di fare rock e cioè “prismatico” per cui le tante facce e le conseguenti innumerevoli visioni del mondo circostante. Tappeto volante è una deliziosa poesia che descrive l’appagamento di sentirsi parte della natura e questa bellezza è un rifugio di beatitudine in cui sentirsi a proprio agio. Si prosegue con “Kronos” in cui l’interpretazione decisamente cantautoriale è molto forte, Luciano mi ricorda molto il Vasco Rossi dei bei primi tempi, ironico, sarcastico e pungente. Musicalmente ci spostiamo su strade che si animano di ritmo, la mano sulla chitarra si appesantisce ed il suono è più corposo ma non scuro, anzi la brillantezza della chitarra è perfetta per il contesto sonoro. La sezione ritmica assolve il proprio dovere di accompagnamento senza intoppi. Alcuni suoni psichedelici si insinuano tra le note senza essere invadenti, dosaggio accurato direi. Nelle parole si scorge un paragone tra i colori e la luce e l’animo umano; sostanzialmente si percepisce una preoccupazione per le generazioni moderne il cui cambiamento ha portato alla decadenza, alla morte metaforica dell’animo umano. Ma anche la crescita numerosa di persone che attraverso la musica, manifestano la loro rabbia. C’è una frase che mi ha colpita ed è “E bravi ragazzi che si confondono fra la normale gente”. Una descrizione dura e cruda che mette in risalto quanto al giorno d’oggi, la normalità sia l’essere infami, crudeli, egoisti e manipolatori ed in mezzo a questa maggioranza, le poche anime altruiste rimaste, si mescolano venendo offuscate. Con “I Can” il mood pur non accelerando si incattivisce, i riffs alle corde parlano anzi suonano chiaro, così come il purtroppo brevissimo intro al basso. Molto interessante e coinvolgente il ritmo che prende la batteria, divenendo protagonista indiscussa di quel momento. Di breve durata il pezzo, ma perfettamente dosato, una struttura che vede un inizio moderato che poi si infittisce. Il testo credo si riferisca alla musica scritta dal gruppo, canzoni che descrivono il loro mondo e che è, sia un rifugio che un modo per fronteggiare gli ostacoli di tutti i giorni. Il pianoforte introduce “Battiti” ed è piacevole scorgerlo per tutto il brano, come un tappeto infinito sul quale camminare attraverso le strade per chilometri e chilometri. Placida e intima semi ballad ricca di emotività; sarà per il pianoforte, sarà per il timbro del vocalist, col suo naturale “menefreghismo” interpretativo e magnetico, ma questo è un pezzo davvero ben scritto. Certo nello stile Entourage si scorgono similitudini o comunque una forma interpretativa e di arrangiamento, molto vicina al gruppo degli Afterhours. Ma del resto non è né una critica né un demerito. Ogni musicista coscientemente o no, scavando nella propria interiorità e creatività, mette qualcosa di ispirato, o di sentito tempo addietro e che ha conservato nei meandri della mente. Una storia d’amore quella descritta nelle liriche, semplice come il prendersi per mano, una storia che come tante rappresenta un sentimento di comprensione e complicità che aiuta a vivere giorno dopo giorno, attraverso i giorni, gli eventi e le persone. La successiva “Guru” sembra il proseguimento della traccia precedente; una sorta di concept track melodica. La prima parte ha un assetto più flemmatico, la chitarra e la batteria assolvono al ruolo di accompagnamento per la voce. Una voce pacata, intima. Dopo il ritornello l’ambiente si riscalda, gli strumenti incorporano vigore espressivo ed esecutivo. Così come la voce del cantante che si apre e si graffia esplodendo in un vortice accattivante di trepidante smania. Il sogno di avere un figlio che probabilmente tarda ad arrivare. Credere che un aiuto “divino” possa portare alla realizzazione di questo desiderio, e chiedere alla persona amata di confermare che il dono prima o poi verrà fatto loro. Distorsione di chitarra successivamente accompagnata dalle note del basso, sono l’intro di “Tha Maya”. Proseguendo con l’ascolto ci si trova una costruzione melodica anonima, il songwriting è confusionario, senza filo logico. Pochi i momenti strumentali convincenti, a tenere un po’ i pezzi insieme è l’interpretazione vocale, che fa da collante ad una composizione che pare assemblata da sezioni discordanti l’una con l’altra. Potrebbe sembrare un tentativo di progressive rock, non so se sia stato questo l’intento degli Entourage, ma il pezzo non decolla. Trovo confusione anche nelle parole; l’astrattismo descrittivo di cui parlavo all’inizio qua diventa caos. Frasi che apparentemente non hanno un senso logico, anche se sicuramente l’autore del testo sa a cosa si riferisce. Impegnandomi per dare un significato, sembra che il protagonista della canzone, spera che la donna amata possa ricredersi su di lui. Poiché è un uomo non perfetto, ma che crede nei suoi sogni e sa di poter amare la donna da lui bramata. Interessante intro con sovrapposizione di chitarra nella traccia “Navarra”. Questo particolare è ancora più fruibile con l’ausilio di cuffie, e ci si trova così ad avere in un orecchio il suono della chitarra e nell’altro i brevi accordi del basso, fin quando anche la sezione ritmica entra in scena e la musica si fa tutt’uno. La breve durata del pezzo racchiude un’esecuzione ed un arrangiamento dalla verve pungente, impostazione strong e tagliente che sottolinea durezza verso il finale. Il vaneggiamento di parole dal senso logico alquanto incomprensibile è in linea con l’impostazione melodica sopra le righe. Il protagonista che asserisce di essere giovane e bello, spiega che questo è il suo modo di vivere, alla ricerca di gente per una nuova era. Probabilmente la spiegazione di queste parole è nello sperare di trovare persone che seguano la musica e l’intento musicale prodotto dal protagonista, la cui fortuna di fare il mestiere di musicista può dissolversi o andare avanti, ma nonostante il rischio che sa di correre, continuerà la sua strada poiché ama il suo lavoro. Strumenti che si accordano danno il via a “Giungla” una traccia di oltre cinque minuti dall’aspetto davvero prismatico. L’atmosfera sonora cambia più volte, e troviamo molti richiami al rock settantiano, con un accento sui suoni psichedelici, senza però calcare troppo la mano. Il cantato è minimo; gli Entourage hanno scelto un approccio più strumentale per questo brano articolato, ben fatto! Rabbia rock ed introspezione melodica sono due degli ingredienti di “Giungla”, due sentimenti apparentemente in contraddizione, invece legati tra loro. A livello compositivo si percepisce il senso del testo, ovvero il protagonista manifesta una rabbia interiore accomunandola ad una giungla. L’introspezione sta nel riflettere sulla propria condizione, che sembra quella di aver lottato per tenere a bada il demone dell’ira, ma la “giungla” interiore prende il sopravvento scatenando le grida del protagonista, che si manifestano con quelle reali del vocalist. I suoni psichedelici e space sono inseriti a regola d’arte bilanciando il songwriting. “Brigitte” è una canzone concettualmente vincente, ma nel complesso qualcosa di discordante la rende poco appetibile. Alcuni momenti che dovrebbero servire a smorzare l’assetto troppo lineare e lungo di questa traccia la cui durata è di sei minuti, sembrano inseriti un po’ a caso, e non seguono il filo conduttore della musica. Come quello a metà circa in cui un innesto spagnoleggiante, se pur bello, stona del tutto con il contesto. Ed anche a quell’effetto organetto della chiesa, non riesco proprio a dargli un senso. Alle volte le idee più semplici sono le migliori, una durata inferiore con l’omissione di quei “particolari” avrebbero reso il brano più sciolto e meno pesante per l’ascolto. Una dichiarazione d’amore quella proclamata dal cantante, ad una donna che è la perfezione per lui, la sua vertigine, colei da proteggere ed amare all’infinito. “Prima Luce” è un altro pezzo estremamente melodico, con il pianoforte ad enfatizzarne il risultato. Scorrevole e fruibile a chiunque questo brano, senza scadere nel commerciale. Una storia d’amore quella descritta, una storia che però ha un sapore amaro, come se il protagonista parlasse della donna che ama ma che ha perso. Una perdita a lungo raggio, forse tragica, di una donna che amerà per sempre oltre il tempo e lo spazio, oltre i limiti del tangibile. Con il pezzo conclusivo di Vivendo Colore ritroviamo il tentativo di cimentarsi con un brano di lunga durata. “Evoluzione” dura la bellezza di quasi otto minuti, ma in questo caso rispetto a Brigitte, c’è più costanza strutturale. L’atmosfera è piuttosto rarefatta, ricreata da effetti space e dal tocco cadenzato alle pelli. Molti suoni synth sono la caratterizzazione del brano che ci accompagnano fino all’assolo di metà canzone. Gli ultimi due minuti riproducono soltanto richiami di onde, aerei librati nel cielo e macchine che sfrecciano sulla strada. Termina così la canzone, con un orecchio ai suoni della vita di tutti i giorni, una mano sul cuore e la mente che scava nella propria anima. Il vocalist porta tutti noi attraverso le sue parole, a credere in un’evoluzione della nostra specie, ad essere più attenti alla natura ed a tramandare questa filosofia alle generazioni che verranno, continuando nel frattempo a “cantare” tradotto metaforicamente col combattere per la nostra esistenza. Vivendo Colore degli Entourage non è soltanto un cd, è un viaggio nelle viscere dell’anima e dell’umanità. Una riscoperta di sentimenti, sensazioni, “colori” e sapori di una vita volta al decadimento, ma che basterebbe poco per rendere nuovamente bella da vivere. Lo spirito con cui la band affronta le tematiche psicologiche, sentimentali e naturali, possono sembrare a primo impatto musicalmente contorto o esasperato. In realtà è un modo moderno ed alternativo, nel senso sperimentale del termine, di portare una nuova concezione sonora al genere rock melodico.


1) Tappeto Volante
2) Kronos 
3) I Can 
4) Battiti
5) Guru
6) The Maya 
7) Navarra
8) Giungla
9) Brigitte
10) Prima Luce
11) Evoluzione