Enthroned

Obsidium

2012 - Agonia Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
02/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Non sempre è l'originalità della proposta a giocare un ruolo di fondamentale importanza per decidere se una band sia valida o meno. A volte anche percorrendo sentieri già tracciati da svariati anni da ancor più svariati gruppi, può portare ad un giudizio positivo da parte di critica e fans, "basta" solamente aggiungere quel microscopico dettaglio che porta a renderti inconfondibile, il cosiddetto marchio di fabbrica. Ed è stata proprio questa serie di considerazioni a scattarmi nella mente terminato il primo ascolto di "Obsidium", la nuova opera degli Enthroned.  Fieri portabandiera e sovrani indiscussi del black metal made in Belgique, sin dai primi anni di attività hanno sempre dimostrato di avere le idee ben chiare sul proprio stile musicale, quel black metal feroce, assassino e luciferino che ha reso celebri ad esempio i Marduk, ma, sia chiaro, lo stile degli Enthroned non ne è affatto una brutta copia, è uno stile abbastanza simile ma con una sua precisa identità. Magari non brillano per grande inventiva, magari pensano a svolgere il proprio compitino senza voler strafare, ma pur peccando di originalità e di idee sperimentali, non hanno mai dato l'impressione di finire alla deriva, nè tantomeno hanno mai fallito su tutta la linea. Con una line up ormai consolidata dopo la dipartita di Alsvid dietro le pelli e di Nguaroth alla chitarra ed i rispettivi subentri di Garghuf e di Neerath, gli Enthroned hanno così dato vita ad un altro disco malvagio, oscuro ed annichilente, in poche parole un album da aggiungere alla lista dei must have di questo primo semestre del 2012.  Il terzo cambio di etichetta consecutivo dimostra di non aver minimamente influito sulla riuscita del disco, anzi, la qualità della produzione pare proprio granitica, impossibile da scalfire nonostante negli ultimi cinque anni siano passati dalla austriaca Napalm alla svedese Regain, prima di finire alla olandese Agonia Records. Le mie parole non vi hanno convinto del tutto? Non preoccupatevi, vi basterà inserire il cd nel lettore e premere il tasto play per entrare di peso nell'atmosfera occulta, tenebrosa e diabolica di "Sepulchred Within Opaque Slumber". I chorus da rituale esoterico lasciano presto spazio ad una serie di riff affilati e taglienti ai quali sarete inesorabilmente costretti a sottomettervi. Le chitarre a mò di mitraglietta vi concederanno qualche attimo di respiro verso metà brano, rallentando il ritmo prima di prepararsi all'ipnotico finale dove vi sembrerà di trovarvi faccia a faccia con il più malvagio dei demoni. Un intro martellante apre "Nonus Sacramentvm - Obsidium", brano altrettanto devastante condito da un drumming che più estremo non si può da parte di Garghuf, che conferma le buone impressioni lasciateci in "Pentagrammaton", senza far minimamente rimpiangere il predecessore, e per certi versi riportandoci alla mente una delle poche band scandinave ancora in grado di produrre black metal di elevata qualità, ossìa i finlandesi Behexen. Verso la parte centrale accade più o meno lo stesso cambio ritmico del pezzo precedente, fino ad un'apparente quiete totale. Dopo appena due secondi Neerath ci infligge un riff devastante ed arroventato, una freccia avvelenata che ci colpisce in pieno petto. "Horns Alfame" prosegue come prevedibile sugli stessi binari dei primi due brani, senza però far cadere il disco nello scontato, proponendo infatti riff ben riusciti e graffianti che lasceranno indelebili segni sulla nostra pelle. Terzo brano e terzo intermezzo lento, questa volta in maniera più pesante e forzata, la quale ci prepara per una sezione in cui Phorgath ci annuncia, con il suo tono diabolico, la venuta del demonio, che qui corrisponde al nome di Nornagest, autore di uno screaming talmente esasperante da risultare quasi disumano. "Deathmoor" ci permette di apprezzare invece la qualità della registrazione, pulita come da tradizione attuale ma con alla base tonnellate di marciume che danno al pezzo la giusta dose di grezzosità, elemento immancabile nella produzione black metal. Un altro aspetto significativo di questo brano è quello che concerne il songwriting, precisamente il riffaggio, non meno violento ma più incentrato su un'incisività sporadica che lascia spazio a tonalità più marziali ed ipnotiche, a dimostrazione che il loro mestiere non è semplicemente quello di devastarci l'udito o di portare avanti il messaggio anticristiano, in quanto intendono farlo dispensando qua e là pennellate di classe ed estro. "Oblivious Shades" parte su una ritmica più lenta a causa del riffaggio ma ugualmente incessante grazie al devastante drumming di Garghuf, una sorta di schiacciasassi umano che ci calpesta come fossimo margherite in un prato. Il minutaggio, il più elevato del disco, non incide minimamente a livello di coinvolgimento, grazie al songwriting brutale e sapiente inframezzato da un ottimo stacco, il quale ci fa tirare un attimo di respiro in modo tale da prepararci ad innalzare gli inni a Lucifero della seconda parte. Negli ultimi due minuti il ritmo riprende l'andatura iniziale divenendo man mano più martellante sino alla chiusura, un tripudio di violenza e ferocia inaudita. Un intro dove dominano ispirazione ed epicità apre "The Final Architect", ennesimo brano tale da non poter definire "capolavoro" ma strepitosamente convincente e di buona fattura. Anzi, ciò che mi sorprende ad ogni ascolto è il fatto che non ci sia un riff poco azzeccato, stucchevole, od esageratamente ispirato a sonorità già sentite, come se i due chitarristi fossero come due macchinari addetti al riciclo (mi voglino scusare il paragone) che funzionano talmente bene da rendere personale e caratteristico il risultato finale. Il finale brutale ed annichilente è perfetto per l'entrata in scena di "Petraolevm Salvia", pezzo che non aggiunge ovviamente nulla di nuovo a quanto abbiamo udito nei primi sei brani, ma che per l'ennesima volta risulta ben strutturato fra feroci incursioni nel miglior stile della band e in parti più controllate ma che comunque non abbassano la pesantezza del suono e la massiccia dose di blasfemia. Verso la fine ecco fare capolino una prima, quasi insignificante macchia nera, in quanto la seconda parte del brano sembra voler ricalcare troppo strutturalmente il brano precedente, ma in fondo dopo svariati minuti di musica di buonissima qualità glielo si può perdonare senza problemi. "Oracle ov Void" parte in maniera lenta ed ipnotica, le note sembrano quasi cullarci in un rifugio oscuro ed ottenebrato dalle più oscure presenze, sino a quando il pezzo non esplode in un'orgasmica sezione dove violenza ed ispirazione si fondono dando vita ad una sfuriata senza precedenti a livello strutturale. Anche se la somiglianza con i Marduk è veramente accentuata, i quattro demoni belga riescono a mantenere puro ed intatto il proprio sound senza scadere nel banale e senza farci scaturire la disgustosa sensazione del plagio. Per l'ennesima volta Garghuf dà prova di avere un notevole bagaglio tecnico ma anche di saper variare molto il proprio drumming adattandolo alle più disparate situazioni, da quelle più devastanti a quelle più rallentate. "Thy Blight Vacuum" cambia un pò le coordinate del disco aprendosi con una sorta di invocazione al demonio, mentre musicalmente assistiamo ad un brano lento e dall'andatura compassata ma mai goffa od annoiante. Si tratta però solamente di una parte introduttiva, in quanto poco dopo il pezzo assume la solita potenza grazie a riff granitici e tritaossa. Ad un certo punto il pezzo riprende la lentissima e cadenzata andatura simil-doom della parte introduttiva, per permettere a Phorgath di tornare a rievocare antichi demoni e creature luciferine. Il finale giunge un pò a sorpresa, mentre il ritmo è ancora incalzante e brutale, risultando come uno dei pochi istanti dell'ascolto del disco in cui rimarremo lievemente spiazzati. Considerando gli ultimi rilasci dei mostri sacri del black metal dell'ultimo decennio pre-2000, non mi resta altro da fare che omaggiare questa band che con vigore porta avanti il suo messaggio, proprio mentre il black metal sembra attraversare una fase di stallo alla quale pare proprio non esserci soluzione. I tempi cambiano ma le grandi band rimangono.


1) Sepulchred Within Opaque Slumber
2) Nonus Sacramentvm - Obsidium
3) Horns Alfame
4) Deathmoor
5) Oblivious Shades
6) The Final Architect
7) Petraolevm Salvia
8) Oracle ov Void
9) Thy Blight Vacuum