ENSIGHT

Hybrid

2011 - Indipendente

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
28/12/2011
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

In questi giorni mi ritrovo a spulciare nell'underground nostrano, in cui adoro letteralmente sguazzare, motivazione principale quella di dare supporto ai miei connazionali sempre e comunque, poiché capacità ed estro creativo a parte, è sempre bene dare appoggio a chi decide di calarsi nei profondi meandri della musica metal, imbracciando gli strumenti suonati con dedizione e passione. In quel di Pisa, le mie orecchie vengono a contatto con una band di recente formazione, gli Ensight, creazione partorita dalla volontà di Gabriele Caselli, tastierista nell'odierna formazione degli Eldritch, accompagnato nell'avventura da Raffahell Dridge, batterista anch'egli negli Eldritch, e suo fratello Dimitri Meloni che prende posto alla chitarra. La formazione degli Ensight si completa con l'entrata in scena di Alessio Cosani al basso e con la voce del cantante Antonio Cannoletta, il quale gode della collaborazione nella sua carriera, del celebre Timo Tolkki. Nel luglio 2011 la band affida il mixaggio del proprio ep di debutto "Hybrid", a Marco Ribecai, che ne registra le tracce presso i Syncropain Studio di Pisa, ed in attesa di una casa discografica che li produca, gli Ensight portano il loro materiale sui palchi, pubblicizzandosi e facendosi conoscere al pubblico. Proponendosi nell'ostico genere del progressive metal, gli Ensight ci provano incamminandosi in un primo percorso sonoro creato come concept album, una sorta di legame non solo testuale ma proprio di stile musicale, una visione a tutto tondo delle note che diventano una linea invisibile, che parte dall'intro e si dipana attraverso le cinque tracce, intrecciandole tra di loro fino a ricongiungersi nel finale. Cominciamo ad analizzare i 27 min e 17 s di questo ep, il cui inizio strumentale dal titolo Morning Star è totalmente concepito con l'ausilio del sintetizzatore del bravo Caselli, che ci trasporta in un atmosfera futuristica e surreale. Le seguenti tracce Godfreak e Pain Society, hanno una discreta caratterizzazione, sono di certo suonate con criterio e conoscenza degli strumenti, anche perché non ci troviamo di fronte a dei ragazzini inesperti, ma non trovo nulla di nuovo nel songwriting, tutt'altro, molti, troppi richiami al già sentito, e sinceramente è un vero peccato, poiché la musica in genere può offrire ancora tanto a livello di composizione originale ed in particolare il genere prog, può essere un canale eccezionale per sbizzarrirsi con la sperimentazione e l'estrosità. Una nota favorevole per Pain Society è la rocciosa parete sonora molto heavy, che stempera bene i pirotecnici virtuosismi, senza rendere stucchevole la song. Di contro devo tessere le lodi alla title track dell'ep, Hybrid nonostante le solite scale ormai inflazionate, ha dei punti molto coinvolgenti che seguono un vento nuovo e rigenerante; i 7 min scorrono lisci e senza alcun noioso intoppo, come a volte (altre anche spesso) accade nei lunghi brani di stampo progressive, le circensi evoluzioni alle corde sono sempre ben accette a qualsiasi udito che apprezzi il metal raffinato, ed in Hybrid tale suono è ottimamente concepito. In questa canzone tra l'altro viene fuori un bel tiro alle pelli, che in certi momenti è davvero massiccio, sarà che ultimamente il suono di una batteria poderosa lo gradirei anche nelle sigle dei puffi, ma comunque nel suono proposto dagli Ensight ci sta alla grande. Anzi una peculiarità della band potrebbe diventare quella di una batteria protagonista, che toglie sorprendentemente la scena a tastiere e corde, per farsi spazio con un serrato blast beat rubato al death metal... perché no?! Words and Dust è la track melodica di questo ep, che come quasi sempre accade con le ballads o semi-ballads, fa presa sull'ascoltatore, l'atmosfera è suggestiva, ed Antonio alla voce è un perfetto equilibrista che cammina sull'armonico filo conduttore della canzone. Il brano che conclude l'esordio discografico degli Ensight, Until the End, è un altro classico componimento in puro stile prog, ma con delle efficaci caratterizzazioni power, tirate e decise. Il suono è sempre ben amalgamato, come un po' in tutto l'album del resto, diamo atto ai cinque musicisti di aver composto un lavoro di buona fattura, tecnicamente e stilisticamente parlando, per quanto riguarda l'originalità, quella manca e si sente. Ora detto questo, espongo il mio personale punto di vista in merito a questo discorso, chiaro che di questi tempi sempre più band spuntano come funghi, e chiunque impari a strimpellare un po' crede di poter partorire capolavori leggendari. Ovviamente la verità è ben lontana da questo, e se da un lato si trova davvero poca originalità nelle composizioni musicali, e parlo anche di band famose, d'altro canto preferisco il "già sentito" ma fatto bene, che pezzi concettualmente nuovi ma frutto di un delirante accatastamento senza senso di note. Se ci fosse il giusto compromesso sarebbe il massimo, come in alcuni frangenti si ha la fortuna di ascoltare, per quanto riguarda gli Ensight, nonostante il loro ep non brilli per innovazione, è a mio parere un album ben suonato e gradevole all'ascolto. Per cui bravi Ensight, ma come consiglio a tutte le nuove bands, non adagiatevi sugli allori di tecnica, scale e songwriting già fin troppo utilizzati, ma spremete le meningi e create, osate, sperimentate, e se non dovesse uscire nulla di convincente, avrete almeno il merito di averci provato e di riuscire a fare comunque dell'ottima musica.


1) Morning Star
2) Godfreak
3) Pain Society
4) Hybrid
5) Words and Dust
6) Until the End