EMPYRIUM

Where at Night the Wood Grouse Plays

1999 - Prophecy Productions

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
15/10/2011
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Il bianco pallido della neve, l'azzurro metallico del gelido cielo invernale, in cui plumbee nubi fluttuano evanescenti, carezzano il mio sguardo e mi avvolgono in quelle soffici ma spettrali braccia di aria e vapore. Un tipico paesaggio mattutino, che è possibile ammirare nelle fredde lande dei paesi nordici, atmosfera di tale bellezza, da imprigionare il respiro in una morsa tenace, lo sguardo si perde nelle lucenti lastre di ghiaccio di mari e fiumi, diventando veri e propri specchi, in cui riflettere la propria immagine e disperdere i propri pensieri. Lo splendore dell'inverno avvolge il mattino e si impossessa della notte, rendendola ancora più misteriosa, volgendo lo sguardo in su, si viene pervasi da una pallida luce lunare, tanto lugubre quanto magnetica, le ombre che genera si tingono di mistero ed ogni cosa o forma, tramutano ed assumono molteplici significati, dalla passione più languida al terrore più cupo. Ogni stagione è accompagnata da colori, profumi e suoni particolari, io amo l'inverno poiché abbraccia le sensazioni che nutro nel profondo dell'anima, toni scuri e glaciali, tingono le mie lacrime di malinconia, il sibilo del vento ed il picchiettare cadenzato della pioggia, accompagnano il battito del mio cuore, l'odore pungente dei temporali inebria il mio olfatto e la musica perfetta, quella in grado di placare i miei sensi, delicata e melanconica colonna sonora, di un'esistenza inquieta alla continua ricerca della soddisfazione, è la melodia che scaturisce dagli Empyrium, le cui melliflue note, portano l'ascoltatore in un evanescente  universo ancestrale, ove il confine tra sogno ed incubo, è sottile come un esile stelo d'erba. Nascono in Germania gli Empyrium, nel 1994, inizialmente basandosi su suoni symphonic, dark e folk, proseguono il cammino verso una strada più lineare, quella del neofolk; catalogazione per me, assolutamente poco indispensabile, ma che cito per una semplice questione di riconoscimento riassuntivo del genere al quale appartengono. Il padre fondatore del gruppo è il poli strumentista e vocalist, Ulf Theodor Schwadorf, che nei suoi album si è avvalso della collaborazione di uno o al massimo due elementi, come la moglie Nadine Moelter, che ha suonato il violoncello ed il flauto in due album. Il capolavoro in cui mi appresto ad immergermi "Where at Night the Wood Grouse Plays" è datato 1999, distribuito per la Prophecy Productions, contiene nove tracce per una durata complessiva di 32 min e 27 s, la cui line up è formata da Ulf Theodor Schwadorf alla voce, chitarra, basso e pelli, Nadine Moelter al flauto e violoncello e Andreas Bach alle tastiere. L'intero disco è concepito su scala acustica, le atmosfere che si respirano sono malinconicamente evocative, ogni singola nota viaggia sulle ali di mistica passione, assaporo la bellezza della natura, catturo e colgo anche il più piccolo frammento di un'anima inquieta, che cerca salvezza dalla disperazione, lasciandosi cullare da sospirate note di dolciastra melanconia. La prima canzone è la title track dell'album " Where at Night the Wood Grouse Plays" le cui folate iniziali del vento mi trasportano come foglie autunnali, attraverso un cielo plumbeo le ipnotiche note, aleggiano tutt'intorno, si adagiano sui magnetici cori e languiscono su pelli e corde, accarezzate pacatamente. Lo spazio circostante si tinge di spasmi dolciastri, l'aria si fa tristemente languida con la seconda traccia "Dying Brokenhearted" un pezzo quasi tutto strumentale,tranne che per un breve verso, permeato dalle note del mellifluo flauto e dalla chitarra acustica, protagonista indiscussa, si lascia affiancare da un basso presente, ma non invadente, che le lascia il ruolo di primario gioiello. Il terzo brano "The Shepherd and the Maiden Ghost" è un cammino iniziale in un crescendo di intensità sonora, la profonda voce di Ulf torna a scorrere nelle nostre orecchie, supportato da vocals femminile e chorus di monumentale espressività. "The Sad Song of the Wind" è una delle tracce più coinvolgenti del disco, l'arpeggio alle corde emana una tale carica empatica, da entrare sotto pelle e rimanerci per sempre, come un marchio a fuoco, queste note si imprimono con passione ardente e ne bruciano anche il cuore più gelido.. magnetica perfezione!

Non c'è esitazione nella beltà della musica acustica, le melodie fuoriescono con naturale intensità, gli Empyrium concepiscono le note come fossero boccioli di rose, pronti a sbocciare in tutta la loro bellezza, i cori, le corde solleticate con trasporto, l'ovattato eco del flauto, sono il divenire dello splendore più poetico, la magnificenza della vita in tutti i suoi aspetti, si colora con le intense note di "Wehmut". La struggente malinconia strumentale continua con "A Pastoral Theme" e "Abendrot"che ci conducono su una nuvola onirica di splendidi arpeggi, ove la chitarra è la regina di questo splendido sogno. La sinfonia folk pervade ogni senso nella penultima canzone "Many Moons Ago" in cui si  scorgono spazi immensi e lande stagliate infinite all'orizzonte, boschi avvolti dalla nebbia ospitano il fantasma di una fanciulla, che riposa all'ombra di una grande quercia, gli strumenti e la narrante voce di Ulf raccontano questa triste storia, in una composizione armonica fluttuante ed intrisa da celestiale pathos, acuito ed intensificato dai magistrali chorus.. meraviglia!!! Il viaggio attraverso i freddi ed evocativi paesaggi termina con "When Shadows Grow Longer" ove i cori iniziali sembrano indugiare in un'accorata preghiera di speranza e rassegnazione, Ulf decanta con timbrica uggiosa parole tristemente melanconiche:



"Quando le ombre si allungano

ed il sole tramonta per la notte imminente;

il nostro dolore è più forte

l'oscurità e la morte sono ora vicine al nostro fianco.

Molti soli tramonteranno e le lacrime di dolore saranno versate..."



Le anime che come me hanno il sole sul viso e la luna nel cuore, si riconoscono in questa concezione, il dolore per molti esseri viventi, è un parametro per riconoscere felicità e fortuna, la malinconia con la quale si impara a convivere, diventa una compagna di vita, spettrale amica che con il suo pianto disperato, insegna paradossalmente ad amare ogni più piccolo brandello di vita. La musica degli Empyrium ha acquistato per me un valore speciale, oltre che ad emanare un fascino magnetico, descrive perfettamente cosa si cela dentro la mia anima; se dovessi descrivere in musica le sensazioni che provo al mio interno, sceglierei loro. Armonie sofisticate ma concepite con semplicità, la seduzione delle note acustiche, rilasciano un retrogusto dolciastro, ricco di amabile disperazione... questo sono gli Empyrium, consigliati a chi vede il mondo attraverso la pallida luce lunare, cullata dallo spettrale canto del vento.


1) Where at Night the Wood Grouse Plays
2) Dying Brokenhearted
3) The Shepherd and the Maiden Ghost
4) The Sad Song of the Wind
5) Wehmut
6) A Pastoral Theme
7) Abendrot
8) Many Moons Ago
9) When Shadows Grow Longer