EMPEROR

Wrath of the Tyrant

1992 - Self

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
11/12/2015
TEMPO DI LETTURA:
5

Recensione

Questo demo è la prima prova degli Emperor che, con "Wrath of the Tyrants" (1992), si presentano alla scena locale norvegese. Si tratta di una musicassetta autoprodotta che, negli anni successivi, sarà riedita inizialmente come musicassetta dalla Wild Rags Records nel 1994, poi in formato vinile dalle etichette Head Not Found (nel 1995), Damnation Records (nel 1997) ed infine dalla Hammerheart Records (nel 2012). Questo interesse che si rinnova negli anni potrebbe essere semplicemente il risultato del fatto che il gruppo, già dal primo album in verità, è diventato un fenomeno di portata sempre più grande tanto che anche i suoi primi lavori vengono trattati come oggetti di culto tra gli estimatori; oppure è questo primo demo in sé ad essere un lavoro che merita attenzione? Questa è la domanda che sta alla base della recensione che state pazientemente seguendo, intanto una parziale risposta può arrivare dal fatto che la durata di questo demo è atipica e si attesta attorno alla mezz'ora e quindi, se si considera che i brani che contiene non sono stati ripresi da nessun album successivo, si potrebbe considerare alla stregua di un "album mancato" che rappresenta tutta una fase, non trascurabile, della vita di un gruppo che si era formato un anno prima. La presenza di un brano introduttivo sembra corroborare questa ipotesi, il gruppo non si voleva limitare a dare un assaggio delle proprie potenzialità, come si fa solitamente coi demo, ma voleva creare un lavoro che avesse una propria individualità e che fosse interessante come un album a tutti gli effetti. Alla formazione vediamo coloro che saranno gli artefici dell'EP nell'anno successivo: Ihsahn alla chitarra, voce e synth; Samoth alla chitarra; Mortiis al basso e Faust alla batteria. Quanto alla copertina possiamo notare l'influenza della scena Black Metal norvegese: si vede l'immagine, anche piuttosto sgranata, di un blackster con tanto di facepainting e posa truce, lo sfondo è tutto nero tanto da far emergere solo i contorni del volto che si presenta con un bagliore sinistro ed inumano. Quanto all'identità della persona in copertina pare che si tratti di Tchort, bassista norvegese che prenderà parte al primo album degli Emperor in effetti, probabilmente avrebbe preso parte anche al primo demo ed EP ma pare che proprio in quel periodo fosse in galera per aggressione. Va detto anche che un altro elemento molto importante, già presente nella grafica del primo demo, è proprio il logo realizzato da Christophe Szpajdel il "Lord of Logos", il calligrafo belga che aveva iniziato la propria proficua attività da appena un anno e già la sua fama si era spinta in Norvegia.

L'album inizia con un brano introduttivo, "Introduction" appunto, che consiste in un minuto di suoni di tipo dungeon, oscuri e claustrofobici, molto gravi; progressivamente l'atmosfera cambia e si inserisce quello che sembra una tastiera in effetto organo oppure un coro di voci femminili sintetizzato. Successivamente a questo passaggio il coro fa delle pause improvvise e prende ritmo, quindi anche il pezzo cambia veste perché se all'inizio era lento ed oscuro adesso sembra epico ed incalzante. Si sentono colpi di grancassa, che prende sempre più il sopravvento, il coro continua a farsi sentire e duetta con una nuova melodia oscura che progressivamente conquista il ruolo principale. Un pezzo di preparazione che ci fa inserire in un mondo oscuro e blasfemo. "Ancient Queen" (Regina antica) si presenta con una chitarra ritmica e le voci in uno scream eccessivamente riverberato con un'eco fredda e lontana, la batteria è anch'essa lontana e poco percettibile mentre le frequenze del basso si mischiano a quelle delle chitarre in un impasto poco intellegibile. Una serie di stoppate, la batteria poi sfuma sui piatti, la voce prende una struttura da strofa ma a volte la registrazione è troppo distorta e quindi si spezza, il riff si fa nefasto con una serie di vibrato melodici alla chitarra distorta. Lo stile dei Mayhem si sente tra le influenze, c'è comunque una certa propensione melodica e questa si avverte meglio nella seconda parte del pezzo fatta di urla acute e disperate (altro elemento che sarà molto ricorrente nel sound del gruppo) e melodie distorte. Parti si susseguono, l'ascolto è ostico per la produzione amatoriale che comporta un fruscio costante, picchi di distorsione, abbassamenti improvvisi di volume. Nel finale lo scream si fa più basso e controllato, mentre la sezione musicale incalza di meno, quasi tende a calmarsi mentre la batteria si fa più statica salvo qualche sprazzo ai piatti. Lo stile è primordiale, un Raw Black Metal in cui la distorsione ed il riverbero giocano un ruolo importante. Nel finale il riff continua in un'ultima cavalcata con uno straziante scream acuto che si spezza assieme agli altri strumenti. Quanto al testo, questo rappresenta la stessa spontaneità amatoriale nel tratteggiare questa Regina che vive nell'ombra, padrona del proprio dominio di oscurità, portatrice di odio ed amore mortali, fiumi oscuri scorrono dentro di lui ed i regni cadono uno dietro l'altro. Strisciano verso di lei che è l'antica regina, da donna più oscura, lei che vede l'anima, ha il sangue nero ed è portatrice di furia. Non è molto chiaro ma in questo testo potrebbe esserci un vago riferimento alla figura di Hel, l'orchessa padrona dell'omonimo regno che potrebbe essere considerato una sorte di Ade del pantheon norreno. Infatti il regno di Hel è un qualcosa di oscuro e nero, questa orchessa divora le anime dei caduti ed ha diritto alla metà di essi; è anche responsabile delle epidemie che devastano i regni e forse a questo si riferisce il passaggio dei fiumi neri che strisciano verso di lei. In ogni caso, anche a cercarci dentro la poesia, resta pur sempre un testo scritto senza molta cura. "My Empire's Doom" (La rovina del mio impero) ha un inizio decisamente Raw visto che si sentono le bacchette che danno il tempo e poi il gruppo che parte all'unisono: le chitarre tirano fuori un riff molto distorto e malefico, la voce è uno scream che aggredisce immediatamente, la batteria tiene un tempo guerresco, il basso si sente poco. Lo stile Mayhem si avverte con forza anche in questo pezzo, nel riff iniziale che procede con delle variazioni di chitarra e poi arriva ad un punto in cui rallenta e, accompagnato sempre da uno scream molto riverberato, approfondisce le sonorità basse con ritmiche cadenzate fino ad arrivare ad una parte di stallo con corde a vuoto e poi ripartire con la cavalcata furiosa. Quello che colpisce è l'aggressività, il blast si traduce in colpi forsennati su rullante e cassa, sfumature sui piatti in un assalto continuo che spesso rallenta di colpo e cambia volto diventando una lenta marcia che poi riprende forza. In questo pezzo la voce è molto presente e svolge un ruolo più importante rispetto al precedente pezzo, rispetta tutti gli standard del Black Metal della scena locale, con riverberi ed eco molto pronunciati, urla disumane qua e là e basso quasi inesistente. Nella seconda parte le chitarre si fanno più presenti sfoderando il riff più riuscito, ma anche più derivativo, del pezzo che sa coinvolgere; continua l'alternanza di parti furiose e marce lente, i riff sono sempre gli stessi, nel finale la voce viene lasciata sola per un attimo e si riesce a capire la quantità esagerata di effetti, ogni tanto la registrazione distorce, infine il pezzo si conclude mentre sta partendo l'ennesima sfuriata che viene quindi velocemente sfumata dall'abbassamento del volume. Un pezzo che deve molto alla vecchia guardia del genere, alla quale poco aggiunge, una buona prova di fedeltà ai canoni del genere ma nulla di più. Il testo non è da meno, i cuori neri celebrano il ritorno dell'oscuro signore, un mostro del regno del dolore, le ombre e gli esseri della notte invocano lo spirito stesso della notte. Il castello del nostro signore è andato, lontani sono i giorni della sua gloria, perché niente può fermare la purificazione; queste bestie ricordano come quel signore ha iniziato gli anni del dolore. Poi si capisce che il testo si riferisce ai cristiani, visto che nella strofa successiva si accanisce contro i servi di dio, i preti e le croci, razza codarda responsabile delle sofferenze cui si faceva prima riferimento; quindi queste creature notturne arrivano per purificare il mondo da loro. Il ritorno di questo oscuro signore sembra debba avvenire assieme ai morti, agli spiriti dei caduti (questo passaggio potrebbe anche avere una lettura vagamente pagana) ai quali conferisce la capacità di tornare al mondo per conquistarlo trasformandolo nel regno dei morti. Il testo, similmente alla musica, riprende concetti già elaborati lungamente altrove, quello che colpisce è il piccolo tocco epico/pagano contenuto in alcuni passaggi, che fa presagire quello che poi accadrà coi testi del gruppo quanto ad approfondimento mitologico. Segue "Forgotten Centuries" (Secoli dimenticati), va detto immediatamente che è stato impossibile trovare il testo di questo pezzo, mentre per gli altri testi c'è stata la possibilità di trarli da un ascolto del cantato (mentre per altri ancora è stato più facile approfittando di compilation future in cui erano anche riportati i testi) con questo è stato impossibile sia per la qualità della registrazione che per l'esecuzione molto caotica. L'inizio è dato da uno scream che, simile a quello del pezzo precedente, irrompe malefico seguito dalle chitarre e batteria, veloci ed acute a plettrata alternata. Lo scream anche in questo caso mostra un riverbero eccessivo, il riff passa ad una tonalità più bassa ed il sound è riempito dai riverberi della voce, alcuni disturbi rendono in alcuni punti ancora più grezza la registrazione. Il lavoro alla batteria, specialmente, è figlio di quelli che sono i primordi del Black e non convince molto, molto meglio le chitarre che sono più fantasiose ed aggressive; in un passaggio successivo infatti alternano lente scale ascendenti a plettrate melodiche e distorte in un inseguimento continuo ed ipnotico. Poi segue un rallentamento che ci riporta alle origini del Black, passaggio strumentale che poi viene accompagnato dalla voce, ancora dei rantoli malefici e riverberati, questo riff si protrae identico per molto tempo fino a sfumare e trasformarsi nella plettrata alternata del riff iniziale. Si ritorna al riff iniziale che viene riproposto con una variazione aggiuntiva, molto cadenzata e malefica, che poi sfocia nel finale con l'accordo che viene lasciato aperto. Forse uno dei pezzi meno riusciti del demo, è aggressivo, certo, ma manca davvero di personalità e sa di banale. Nessun artista riesce ad emergere, infatti, perché le parti sono piuttosto anonime, i passaggi scontati, c'è una grande carica di aggressività, specie nelle parti lente, ma non riesce a convincere pienamente. Brano abbastanza breve, sembra pure essere stato stirato al massimo. E' interessante analizzarlo perché, se non altro, restituisce al meglio quella che era la condizione del gruppo; spesso si è impietosi analizzando gli esordi dei grandi nomi (oppure si elogia, col senno di poi, un materiale che oggettivamente, se paragonato ad altre pubblicazioni contemporanee, non ha nulla di speciale), questo pezzo ci mostra che stiamo parlando pur sempre di un gruppo ancora in cerca della propria dimensione; che ripercorre lo stile più in voga e, di tanto in tanto, si stacca parzialmente per trovare la propria strada. Proseguiamo con "Night of the Graveless Souls" (Notte delle anime senza tomba), in questo caso il testo è altrettanto caotico ma si riesce comunque a trarre uno scenario fatto di profondità, paure oscure, venti tempestosi che si raccolgono e sembrano accendere la fiamma. Venti spettrali soffiano sui loro occhi, occhi che iniziano a bruciare di odio mentre le profondità diventano sempre più nere; l'oscurità sta prendendo il sopravvento, le anime si manifestano nell'aria per stuprare le nostre usanze moderne. C'è un male bruciante che si cela nella terra e adesso emerge, anime dalle tombe emergono e vogliono cibarsi di carne umana, i neri sono tornati. Anche questo è un pezzo breve, con testo altrettanto breve che - comprensibile in parte - si basa sul concetto di queste anime nere che emergono dalla terra per cibarsi della carne umana e distruggere i costumi moderni, molto probabilmente anche qua va il riferimento al cristianesimo, che hanno oltraggiato quelli antichi. Insomma le idee ci sono, col senno di poi si riescono anche ad individuare alcuni riferimenti o stili che verranno poi approfonditi nell'album con una veste che punta di più all'epico e melodico, per adesso, invece, troviamo solamente una pietra grezza. Col pezzo si respira la stessa aria, inizio rutilante e confusionario alla batteria, chitarre distorte e zanzarose accompagnate da urla indemoniate piene di riverbero, un pezzo poco riuscito che fa il verso ad altri lavori del tempo ma ha una produzione addirittura inferiore (giustamente è un demo), il riff principale coinvolge ed acchiappa, a volte si aggiunge una chitarra stridula e distorta, sono molte le pause in cui la voce non fa altro che lanciare urla diaboliche, spesso acute ed a volte anche gutturali. Un pezzo di cui si può salvare poco, però si apprezza l'atmosfera caotica e grezza che riesce ad evocare; dalla seconda metà in poi il riffing diventa più chiaro e regolare, si può anche apprezzare di più anche se ci sono dei problemi nella registrazione. Insomma questo è lo stile che gruppi quali Maniac Butcher svilupperanno e lasceranno immutato nei decenni ma, come sappiamo, gli Emperor sono celebri per altro. Con "Moon over Kara-Shehr" (Luna su Kara-Shehr) c'è bisogno di un particolare approfondimento storico perché in effetti Kara-Shehr è una località immaginaria che appartiene al mondo dei romanzi di Conan il Barbaro di Robert E. Howard (Kara-Shehr è anche chiamata Città dei Morti, era un avamposto in rovina dell'antica Acheronia, un regno ormai estinto ai tempi di Conan, a sud-est del mare di Vilayet), stiamo parlando romanzi avventurosi molto attempati ormai ma che all'epoca hanno influenzato non poco il mondo del Metal. Basti pensare che la rivista Metal Hurlant (parliamo dei primi anni '80) ha dedicato più di una copertina a Conan, successivamente Heavy Metal - la rivista che incorpora lo stile di Metal Hurlant e lo porta a livello mondiale - ne fa un mito (assieme a tanti altri chiaramente) tanto che è possibile rinvenire lo stesso stile ed immaginario in moltissimi gruppi Metal (si pensi ai Manowar su tutti!). Se nel testo precedente si era parlato dei morti adesso questi assumono una veste più chiara, per chi conosce i romanzi di Conan il Barbaro, si parla di negromanzia e questi spiriti una volta arrivati invocano il proprio padrone, tutti i servi volano in un cielo oscurato dal serpente (qua si può riscontrare un'ambiguità: forse si riferisce al serpente dell'Apocalisse, forse si riferisce al serpente del culto del male nella Stygia, altra zona del mito di Conan) mentre i loro nemici (se si vuole seguire ancora il mito di Conan possiamo pensare al regno di Aquilonia) urlano disperati in preda al terrore. Poi delle truppe cavalcano nella tempesta agli ordini del loro sire, il re dei lupi, qua il riferimento è troppo evidente per non essere colto: questo è l'appellativo di Conan quando è ancora l'usurpatore del trono di Aquilonia, infatti Conan era un cimmero e con questi barbari (i lupi appunto) assalta il regno di re Numedides. Va detto che se i Cimmeri non facevano uso di negromanzia vi erano delle tribù di Pitti che, più o meno volontariamente, stavano al servizio di sciamani e negromanti vari. Poi il testo continua con delle esclamazioni di rivendicazione del trono, si parla della potenza e del tuono, di una tempesta di male e violenza. Dopo uno stacco di batteria quanto più possibile grezzo parte un riff che sembra una marcia di guerra, si sentono urla lontane, distorte e riverberate, il pezzo trasuda malvagità e grezzume. Il riff rimane statico e poi rallenta per lasciare spazio ad una chitarra in plettrata alternata e dopo c'è tutto un caos vocale con una batteria che pesta forte sui piatti, dopo passa ai tom e quindi il riff rallenta di colpo per sfoderare un'altra marcia funebre che progressivamente aumenta velocità incalzata dalle urla demoniache. Un pezzo che farà la gioia di quelli a cui piace la malvagità a tutti i costi, segue una parte in cui delle chitarre in stile dannatamente norvegese tirano fuori delle parti intricate e dalle plettrate veloci (alla Immortal primo periodo per intenderci), poi ancora il rallentamento. Un pezzo con poca coerenza perché la serie di accelerazioni e decelerazioni arrivano di colpo ma invece di aumentare l'attenzione distruggono il pezzo. Poi c'è una parte con un riffing più vibrato e malevolo nelle melodie, segue una parte con profusione di colpi alla batteria, sfuriata finale e quindi il pezzo si chiude. Brano grezzo, sì, ma più entusiasmante dei precedenti due. "Witches Sabbath" (Sabba delle streghe) è un pezzo più canonico, comincia con un riff lento e cadenzato, inframezzato da urla particolarmente distorte (anche confront alle altre presenti nel demo),rallentamento melodico con una chitarra distorta e quindi si sente un growl molto effettato che inaugura un altro riff cadenzato e lento, si disegnano melodie imponenti e compare una voce bassa e pulita che canta una inquietante litania. Poi fa la sua apparizione lo scream che porta la ferocia nel pezzo che viene accolta anche dalle chitarre che raddoppiano la velocità e l'aggressività con delle plettrate alternate, riprende la parte lenta con la litania, che dura molto poco e subito viene sostituita da uno scream acuto e bestiale. Il pezzo continua molto lento, una marcia funebre pesante e strascicata, la batteria è quasi sempre statica, il basso si riesce a sentire meglio visto che si viaggia su frequenze più gravi. Il riff prende vigore nella fase centrale, marcando gli accenti, la voce tace e quindi gli strumenti si lanciano all'assalto con un riff Black/Thrash, urla demoniache ed il ritornello all'insegna della devastazione. Il grezzume di questa registrazione si potrebbe raggiungere solamente registrando col telefono a gettoni un audio che esce dal citofono ma è proprio questo il punto: la devastazione sonora che emana da questa registrazione non è un grezzo artefatto e creato a tavolino, è cattiveria autentica parametrata ai tempi in cui è venuto alla luce questo demo. Nella parte finale si riprende con la litania che viene accompagnata da melodie stridule di chitarra, poi un finale con volumi che vanno tutti in picco e quindi si sente solo distorsione, alla fine un urlo lancinante acutissimo e disperato. Il testo sembra voler riprendere la vicenda raccontata nel brano precedente, è autunno e le ombre guidano la sua via mentre sente forti i richiami dei lupi e le legioni distruggono la fortezza (probabilmente si sta parlando ancora della fortezza di Tarantia e dell'assedio da parte dei cimmeri, i lupi per l'appunto). Si parla della rabbia, è sorto di nuovo e con esso gli antichi dèi, (in questo i riferimenti a Conan diventano molto vaghi, forse ci si riferisce al fatto che i Pitti hanno approfittato della debolezza di Aquilonia per accrescere le loro forze in alcuni punti spesso corrispondenti alle rovine della vecchia Acheronia, oppure si fa riferimento a Crom il dio delle tempeste visto che queste pare accompagnino spesso i cimmeri in battaglia), inizia un incubo e ci sarà sofferenza eterna. Procediamo con "Lord of the Storms" (Il signore delle tempeste), anche in questo pezzo un lungo stacco di batteria, chitarre veloci e zanzarose e poi uno scream distorto in modo imbarazzante, è un devasto caotico ed incomprensibile, il Raw Black Metal autentico, poi allo scream si avvicendano rantoli e urla varie, le chitarre si fanno statiche anche grazie ad una batteria che rallenta e dà accenti marcati di rullante. Distorsione a volontà, una stoppata generale e si riparte con un altro riff guerresco, c'è malvagità inaudita, casino con grida e chitarre che sparano accordi a casaccio in un tripudio di ignoranza distorta. Si tratta di un pezzo breve in realtà, appena due minuti e quindi il più breve del demo (perfino l'introduzione è più lunga), quello che colpisce non è di certo la composizione ma è la ferocia nell'esecuzione, si capisce bene che si tratta di un gruppo con molta voglia di fare, solo che il pezzo in questione non è proprio il migliore esempio di quello che sanno fare. Ripetitivo, caotico, grezzo, eppure è migliore di altri brani del demo perché almeno questo pezzo ha una sua personalità che consiste nella ferocia inaudita? peccato che la qualità della registrazione sia pessima. Quanto al testo è piacevolmente interessante, si parla dei terremoti che rompono il silenzio, una visione d'odio, una magia del male, si parla di un servo a forma di serpente (molto probabilmente si riferisce a Set, dio del caos di Conan - nulla a che vedere con l'omonimo dio egizio - detto anche il Grande Serpente, le sue caratteristiche rispecchiano quasi totalmente quelle del Serpente dell'Apocalisse) a questo punto interviene il signore delle tempeste che, coi fulmini, crea cicatrici sul cielo, nuvole di oscurità si preparano a scatenarsi. E' interessante notare come Crom, divinità inventata nei romanzi di Conan, derivi molto probabilmente dal dio celtico Cromm Crúaich, era il dio del massacro al quale si dedicavano perfino sacrifici umani nell'Irlanda, sacrifici che poi sono diventati animali ed infine solo votivi/simbolici, va detto però che il dio in questione conserva il desiderio di massacro ma si atteggia perlopiù come un Odino permaloso e sempre pronto a giudicare gli umani. Poi si dice che venti oscuri comandano al trono (infatti Conan era molto devoto a Crom, il quale però se ne infischiava della devozione e non guardava nessuno con favore, era semplicemente spietato e si dilettava nell'osservare l'abilità di Conan alla conquista e massacro). Si suggerisce una lotta nei cieli tra queste divinità, che però non si svolge - come se essi in realtà si limitino a contendere osservando i loro "campioni" umani. Concludiamo con "Wrath of the Tyrant" (Collera del tiranno), il testo in questione non mostra alcun legame con le tematiche sopra richiamate ma anzi reintroduce i temi tipicamente satanici dell'armageddon, delle bestie infernali e via dicendo. Si cerca di dare un carattere mistico al testo coi lupi che ululano alla luna per la settima volta, si fanno delle descrizioni paesaggistiche parlando dell'ombra della luna che oltrepassa il limite dello strapiombo, in uno scenario del genere questo verrà ad invocare i nomi dei prescelti alzando la voce della rovina. Si parla insomma di un'Apocalisse in cui, l'Anticristo, vorrà chiamare i nomi dei prescelti a formare l'armata che devasterà il mondo, portando la fiamma negli occhi e con la spada dorata col simbolo del male. L'inferno salirà sulla terra ed agli angeli non rimarrà altro che piangere e lamentarsi delle sofferenze che gli saranno inflitte, perché egli è il vento, la tempesta, sta nelle radici della terra, sta nelle foreste. In questo si vuole delineare una figura alquanto pagana che potrebbe, in qualcosa, essere associata con Crom (per il discorso delle tempeste), ma più che altro appare come un tentativo di introdurre degli elementi epici di fantasia prendendo spunto dai temi trattati e cambiandoli dandogli un tono più diabolico e, innegabile, infarcendoli con tutta la serie di cliché del genere. Il pezzo comincia con un urlo acuto e dei riff zanzarosi, la batteria è statica e si sente anche qualcosa del basso per quanto confusa, la registrazione è disturbata e carica di odio. La voce appare più lontana e meno riverberata rispetto a quella degli altri pezzi, ci sono alcuni urli che sembrano essere in falsetto, le chitarra in alcuni punti sembrano scordate, c'è un macello incredibile ed a volte la voce non si sente, altre ha un volume spropositato e va in distorsione. Una parte massacrante con un riff che sembra non voler mai finire con blast e furia alla plettrata alternata, la voce aggredisce ancora con delle tonalità medie (che nel resto dei brani sono state sfruttate poco). Si tratta di un pezzo che, specie per come suonato, ricalca l'operato dei Mayhem e poco aggiunge. Dopo una lunga ripetizione di parti molto simili si arriva ad un finale in cui si sente tutto il brusio di fondo sul quale c'è una voce che recita, con tono di litania religiosa. Si fa valere più che altro per la durata e per il fatto che riprende appieno lo stile più in voga nella scena del momento quindi suona molto come un pezzo creato ed ostentato per dimostrare di far parte della scena, emblematico in questo il fatto che proprio in questo pezzo le tematiche che in altri testi erano più fantasy prendono delle connotazioni sataniche.

Giungiamo quindi alle conclusioni, molto difficili, generali su questo demo. Bisogna tenere bene a mente che è autoprodotto, che si inserisce in un contesto molto particolare e che era stato inteso per dimostrare le abilità del gruppo e non tanto la qualità del suono (infatti nell'album non c'è stata questa qualità di registrazione) eppure, per una fruizione attuale non si può ignorare il fatto che la registrazione è decisamente scadente, tanto che sembra registrata al citofono. Del resto c'è una corrente del Black Metal che anche oggi cerca di emulare questo sound, quindi ci riferiamo alle correnti più Raw e Lo-Fi - nella recensione abbiamo citato i Maniac Butcher ad esempio - e quindi a limite si potrebbe consigliare a quei pochi estimatori un ascolto del genere. Ciò che può emergere dal sound di interessante è il modo di ricalcare la scena in voga al momento ma, nonostante ciò, cercare di metterci del proprio in alcune parti ed in alcuni brani; una cosa che non è affatto scontata. La personalità del gruppo fa capolino nei testi, se n'è discusso ampiamente, tanto che questo famigerato Emperor pare essere stato - perlomeno agli esordi - nientemeno che Conan il Barbaro, il cimmero che ha conquistato il trono di Aquilonia che regna col pugno di ferro, tema tratto da libri e fumetti vecchissimi (parliamo degli anni '30) che è stato successivamente ripreso da Metal Hurlant ed Heavy Metal, riviste attive negli anni 80/90 che hanno plasmato tutto l'immaginario del Metal sia per quanto riguarda i temi sia, specialmente, per quanto riguarda le grafiche. Ecco che abbiamo quindi un gruppo che vorrebbe lanciarsi nel mondo del fantasy però, per rimanere fedele ai dettami della scena locale, porta avanti come cavalli di battaglia dei pezzi del tutto privi di personalità mentre ne nascondono altri che hanno proprio quel potenziale che decreterà il loro successo. Era dunque importante analizzare questo demo perché ci presenta un gruppo che segue la stessa evoluzione che ha caratterizzato gruppi quali Immortal (non dimentichiamo i loro temi basati su un mondo ispirato a Dungeons & Dragons), evoluzione che se fosse conosciuta da coloro i quali "per me il Black Metal è solo Satana, leggere i fumetti non è TRVE" provocherebbe in loro una crisi esistenziale potentissima: perché scoprirebbero che buona parte dei loro testi satanici, nordici, pagani e via dicendo deve molto anche al mondo del fantasy e del fumetto, come in questo caso. Del resto è noto come gli Emperor abbiano sempre preso le distanze dal fanatismo anti-religioso di alcuni esponenti della scena Black Metal norvegese dell'epoca. Una valutazione di questo lavoro è possibile solo se si ricordano le premesse fatte in questa conclusione: si tratta di un demo autoprodotto nel 1992 per la scena Black Metal norvegese, si tratta di un lavoro che se affrontato con l'approccio di chi apprezza il Raw Black Metal può dare soddisfazioni, per chi è avvezzo alle produzioni moderne sarà un supplizio. Il voto complessivo vuole essere una somma di tutti questi aspetti senza nulla togliere al fatto che questo demo, dalla lunghezza e dalla completezza di un album, rappresenta un tassello essenziale alla preparazione di un gruppo che poco dopo farà la storia.

1) Introduction 
2) Ancient Queen 
3) My Empire's Doom
4) Forgotten Centuries
5) Night of the Graveless Souls
6) Moon over Kara-Shehr
7) Witches Sabbath
8) Lord of the Storms
9) Wrath of the Tyrant

correlati