EMPEROR

Scattered Ashes: A Decade of Emperial Wrath

2003 - Candlelight Records USA

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
09/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Gli Emperor di "Scattered Ashes: A Decade of Emperial Wrath" sono un gruppo di successo mondiale nel Metal estremo, sciolto nel 2001 all'indomani della pubblicazione di "Prometheus - The Discipline of Fire & Demise" perché ormai tutti i suoi componenti si sentivano soddisfatti di quanto raggiunto. Siamo nel 2003 ed il gruppo decide di celebrare il decennio con una ricchissima compilation - si tratta infatti di un doppio CD - che attinge chiaramente dagli album, specie quelli degli esordi, ma propone anche live, cover e pezzi che non sono stati inclusi nei dischi. A pubblicare questo lavoro ci pensa, ovviamente, la "Candlelight Records". Abbiamo notato come sempre più, in modo davvero evidente nell'ultimo album, il gruppo stava diventando l'espressione di Ihsahn che si era preso sempre più spazio sia nella composizione che nell'esecuzione, tanto che Emperor sembrava essere diventato il suo progetto solista; questa compilation rappresenta il riassunto ma anche l'epilogo concettuale di un viaggio iniziato nel lontano 1992. Il gruppo, evidentemente, voleva salutare i fan nel pieno della propria popolarità e forza artistica (sebbene già l'ultimo album soffrisse di un calo d'ispirazione); questa compilation, quindi, è un tassello importante che dà un'ulteriore dignità artistica alla produzione del gruppo riunendola sotto un'unica veste e proponendola come un testamento ai posteri. Tutto rimane fedele alla migliore tradizione Emperor, a partire dalla grafica: vediamo infatti l'ennesima illustrazione di Gustave Doré, questa volta si tratta di una delle illustrazioni per "Paradise Lost" di Milton, "Satan holds court in Hell" (Satana tiene corte all'Inferno), debitamente modificata con scritte dal sapore runico/esoterico, il logo del gruppo carico di bagliore ed un gioco di luci che conferisce all'illustrazione ulteriore profondità. Cipò che colpisce maggiormente in questa illustrazione, può essere riassunto da ciò che disse William Blake descrivendo Milton come uno "of the Devil's party without knowing it" (dalla parte del Diavolo senza saperlo); in questa illustrazione di Doré si coglie pienamente il significato di questa frase: Satana non viene dipinto come un "mostro", una bestia feroce, ma come un Principe dotato di una enorme dignità, in atteggiamento regale e nell'atto di tenere corte. Anche Shelley notò la forte somiglianza tra Prometeo ed il Satana di Milton, si ricordi l'ultimo album degli Emperor in merito, concludendo che i due sono diversi solo per quanto riguarda i moventi: altruistici per Prometeo, egoistici per Satana. L'illustrazione è, come abbiamo già notato, di una tridimensionalità poco accentuata, tanto che il grafico l'ha sottolineata con effetti di luci ed ombre; questa circostanza non può essere certamente un errore di Doré, maestro nell'illustrazione, ma è un effetto voluto anche per imitare i dipinti di Milton che con la bidimensionalità volevano creare un distacco nella percezione del lettore, insomma non volevano terrorizzarlo con visioni infernali. Una piccola curiosità: i francesi Helkagor, giusto un anno dopo, pubblicheranno un demo, "Angelus Daemoniacus", usando la stessa illustrazione. Abbiamo fatto innumerevoli volte, nel corso delle recensioni degli album, paralleli tra i temi evocati dai testi e la trama, il senso, del Paradiso Perduto di Milton, questa volta il gruppo si risolve a rendere la cosa "ufficiale" usando proprio un'illustrazione concepita per quel romando come veste grafica per questa compilation che racchiude tutta la storia del gruppo. In questa compilation si compie, si spiega, tutto il concept del gruppo; è come se il gruppo avesse voluto lasciare dei messaggi criptati nel corso degli anni per poi, alla fine, fornire la chiave per decifrarli e lasciare che i fan riscoprissero tutti i loro lavori andando a ritroso e scovandone i significati nascosti, così rinnovandone il valore. Mentre nel primo CD, tranne un'eccezione, si tratta unicamente di brani tratti dagli album; nel secondo CD c'è una prevalenza di cover e pezzi tratti dai demo o che, comunque, non hanno ricevuto l'attenzione che meritavano per qualche altro motivo. Una precisazione è d'obbligo: avendo già trattato molti di questi brani in apposita sede, con questa recensione cercheremo di fare una veloce rassegna concentrandoci maggiormente su quei pezzi che non erano stati pubblicati altrove e, per quanto riguarda quelli contenuti in album o demo già abbondantemente trattati - valutarne le connessioni col resto.

Possiamo quindi iniziare l'ascolto con "Curse You All Men! (Maledetti tutti voi uomini!)", tratto da "IX Equilibrium", in pieno stile Emperor, delle voci demoniache e poi un passaggio di tastiere e chitarre inferocite, una tempesta di piatti su un blast costante e velocissimo di cassa e rullante, maestosa presentazione. La voce è uno scream sfiatato abbastanza melodico, altri passaggi melodici in cui chitarra e tastiere disegnano panorami infernali; è un inizio spettacolare che ci presenta i migliori Emperor. Stoppate ad arte, la chitarra fischia frequentemente dando del caos alla struttura del pezzo, altri blast e devastazione per mezzo di plettrate alternate veloci, la batteria è un continuo di variazioni, la voce segue a ruota cambiando la metrica anche se continua a prolungare i finali. Ci sono cori demoniaci, in un'ennesima stoppata si inseriscono delle influenze Death, specie sul ritmo, un pezzo bestiale che ci mostra la furia e la magnificenza che può uscire fuori dalle menti di questi artisti, un pezzo molto cadenzato e ricco di elementi orchestrali che non rimangono costanti ma si alternano per dare spazio alla sezione distorta. Dopo delle stoppate finali il pezzo si conclude in bellezza, non ci poteva essere inizio migliore. Se applicato a questo concept luciferino il testo inizia con questo che si presenta maledicendo l'umanità, che continua a credere nella falsa fede e rifiuta il suo impero che, comunque, è risorto ed è pronto alla guerra. La profezia, con buona probabilità quella apocalittica, si realizzerà e non ci sarà luogo in cui rifugiarsi: Lucifero metterà fine a quel teatro della miseria che è diventata la vita umana. Il testo gioca sul tema principale del misticismo di Crowley, e poi di LaVey: il peccato. Per le persone asservite alle leggi divine si tratta di un tabù che ne limita gli orizzonti, per i pochi prescelti (che lo aiuteranno nella conquista del mondo) il peccato non ha significato: è solo un modo per rendere schiavi i deboli, o il modo in cui i deboli si consolano a vicenda (possiamo far riferimento alla volpe con la coda tagliata da una trappola che tornando dalle altre volpi sfoggia quella mutilazione come un dono di bellezza e cerca di convincere le altre a mutilarsi allo stesso modo) assicurandosi che tutti condividano gli stessi limiti e le stesse debolezze realizzando l'uguaglianza al ribasso ed esaltando caratteristiche quali l'umiltà, la povertà e simili a pregi. "The Tongue of Fire (La lingua di fuoco)" è tratta da "Prometheus - The Discipline of Fire & Demise", è il pezzo che ci mostra gli ultimi risultati raggiunti dal gruppo guidato da Ihsahn che, specie nell'ultimo album, ha un ruolo predominante nella composizione. Già dall'inizio si capisce bene che stiamo ascoltando un brano molto complesso ed intricato, melodie di tastiere e chitarre creano un intreccio poliritmico, la voce si inserisce in tutto questo seguendo un'ulteriore linea e tutto diventa un caos ordinato. Basso e batteria sono quegli elementi che danno ordine con una presenza costante nei punti forti, poi fischi di chitarra e melodie Progressive, il brano è un tripudio di tecnica esecutiva e compositiva: ogni spazio viene riempito di parti complesse ed inusuali, con una vena neoclassica. Uno sfogo melodico da colonna sonora fa aprire il sound, con archi e poi una voce pulita dal sapore lirico, la nuova veste degli Emperor ha messo un po' da parte il Black Metal per lanciarsi in esplorazioni musicali in cui prevale la melodia e la componente Avant-Garde, sempre sopita, emerge. Nei passaggi successivi c'è della Fusion vera e propria, con interventi di un basso decisamente Jazz, poi le chitarre Progressive e quindi una nuova parte orchestrale incalzante, si torna al Progressive e di Black non c'è davvero niente se non la distorsione di alcune parti, uno scream che comunque è poco cattivo confronto ad altri pezzi del gruppo, poi un coro di acuti in falsetto ci rende chiaro che qua si vuole sperimentare. Groove pazzesco e melodie dissonanti si alternano, con alcune apparizioni di cori in falsetto, a volte rinforzati da scream e qualche sprazzo Black che ogni tanto fa capolino. Il testo apre le porte a tutto un dibattito su questa "lingua di fuoco" che (per approfondire si veda la recensione dell'album di riferimento) sembra fare riferimento allo Spirito Santo da un punto di vista gnostico come fuoco che porta alla conoscenza, alla magia, ma anche al fuoco di Lucifero/Prometeo che dà all'uomo la capacità di discernimento e lo fa sollevare dalla bestialità. Il testo è un grido di disperazione di chi, privo di questa capacità, la invoca con forza in modo da potersi innalzare, sollevare, costruire la propria esistenza; in questo concept il testo può fare riferimento al patto satanico col quale l'uomo rinuncia a Dio in favore di Satana e delle capacità/conoscenze che solo questo gli può trasmettere. Con "The Majesty of the Nightsky (La maestosità del cielo notturno)" si torna agli esordi, al primo album "In the Nightside Eclipse", con tutta la furia malefica che ne deriva dall'assalto improvviso col quale si apre. Nonostante questo si tratta di uno dei pezzi più melodici dell'album e forse anche per questo la scelta è ricaduta proprio su questo brano: si intravede, col senno di poi, il germe Progressive del gruppo e le melodie di chitarra si ritagliano davvero molto spazio per essere un Black Metal furioso qual è. La voce è uno scream bestiale, ci sono trilli di chitarra, dopo una prima parte con blast la batteria prende delle cadenze con ritmi lenti e poi il sound si apre con interventi sinfonici sempre più maestosi ed imponenti. Stoppate e poi un nuovo passaggio melodico, accompagnato da ritmiche dissonanti e qualche scarica di pedale, ad un certo punto si sente soffiare il vento e la tastiera rimane solitaria con un coro di voci sintetiche a sottolineare il momento mistico, la batteria poi scandisce un tempo leggero, onirico, quindi torna in gioco la voce con una narrazione cupa e misteriosa. Il pezzo è maestoso, un'altra colonna sonora di malvagità che trova posto in questa raccolta a pieno titolo e non sfigura messa vicina ad un pezzo tratto dall'ultimo album, anzi ne sottolinea la soluzione di continuità e quel filo invisibile che unisce tutti i lavori del gruppo. Il testo è più naturalistico, si sofferma sul paesaggio e ci sono delle riflessioni del narratore sui deserti di sabbia dell'eternità, quello che si descrive è un viaggio mistico in occasione del quale sprofondare nell'oscurità per riemergerne rinato, cambiato. Si parla del presagio di ciò che accadrà, delle orde di demoni che si riverseranno nel mondo, dopo questa specie di ordalia, fatta di sofferenze, il protagonista guadagna il controllo dei poteri dell'oscurità. E' immediato pensare alla Caduta di Lucifero, alle sofferenze e privazioni dell'esilio che, per via della previsione dell'Apocalisse, sono pronte a sfogarsi in un episodio di violenza planetaria. "Cosmic Keys to My Creations and Times ( Le Chiavi cosmiche dei miei Tempi e Creazioni)" effettivamente è incluso nel primo album già citato, eppure la versione qui proposta è quella tratta dall'EP "Emperor", cui è seguito appunto l'album d'esordio. Con questa scelta il gruppo ha voluto affondare ulteriormente nelle radici del sound del gruppo, ha deciso di portare l'ascoltatore alla riscoperta del sound grezzo e diabolico dal quale ha avuto tutto origine. La plettrata alternata melodica viene presto accompagnata dalla scarica elettrica della chitarra ritmica, così lontana dal sound che il gruppo ha sviluppato nel corso degli anni ma, concettualmente, molto simile. La malvagità del pezzo è rafforzata dalla voce spietata ed acutissima, che unisce innata malvagità e sofferenza, tastiere e scariche elettriche si fondono creando un amalgama all'epoca inedito, la stessa imponenza riscontrata nei precenti brani si può rintracciare anche nell'incedere di questo brano che alterna lunghi accordi melodici a raffiche di colpi alla cassa. Poi una parte con una melodia tra il Gothic ed il neoclassico tempestata di colpi, in un caos maligno e con qualche sfumature horror. Le atmosfere sono demoniache, la voce è un gracchio lontano che fa rizzare i peli, il rullante pesta feroce in blast che passano da mani a piedi. Un caos più grezzo ed irruento, ma che conserva quella maestosità che caratterizza il gruppo. Anche in questo pezzo trova spazio una parte narrata che dona al tutto un qualcosa di mistico, rituale, rendendo più oscuro il brano. "The heavens are lit by the stars where years of secrets of universal forces lay hid. They shine so bright, but yet they have seen more evil than time itself" (I cieli sono illuminati dalle stelle dove anni di forze universali segrete si sono nascoste. Queste brillano così luminose, ma già hanno visto più male loro che il tempo stesso), già dal principio il testo ci mostra le intenzioni del gruppo, in questa sede basterà affrontare il tema dal punto di vista del concept che sembra delinearsi dalla scelta di questi brani per la raccolta: la nascita del male. Nel testo si fa un riferimento vago agli dèi, alla conoscenza che l'Imperatore vuole ottenere tramite di loro (ancora una volta torna in gioco il riferimento al patto satanico), però questa volta avviene in un'ottica cosmica, si parla dell'universo intero e quindi questi concetti vengono proposti in un'accezione più generale. Questo pezzo è abbastanza vago e dà spazio alle interpretazioni più disparate (che nell'apposita sede sono state tentate in modo più prolisso), in questo testo si parla di un osservatore cosmico che testimonia la nascita e la fine di mondi, interrogandosi sul passato e sul futuro e comprendendo che tutto quanto è a sua disposizione ed attende solo di essere determinato dalla sua volontà. Da questo testo si possono trarre ipotesi complottistiche interstellari, oppure si può fare uno sforzo e comprenderne la portata mistica che, se inserita in questo concept, premesso il concetto base del satanismo quale autodeterminazione e ricerca della potenza, ci parla di un essere che si autodetermina e conquista una potenza tale da poter determinare le sorti dell'universo: Satana. Passiamo a "Wrath of the Tyrant (Collera del tiranno)" che, come il precedente, è stato tratto dall'EP "Emperor". Stesso sound grezzo dunque, la scelta di insistere nella rievocazione dei primi successi è perfettamente in linea col senso di questa compilation, lo scream irrompe diabolico accompagnato da tastiere e chitarre, di cui una particolarmente distorta. Si sentono cori bestiali, è lo stesso caos cui abbiamo assistito durante il precedente pezzo, ma amplificato nella cattiveria; i blast non mancano ed il lavoro ritmico è pressante nelle cadenze veloci, le melodie sono litanie ripetitive e quasi dissonanti, le chitarre spesso si trovano in una plettrata alternata zanzarosa. Un pezzo con lunghe divagazioni di Black Metal strumentale, ad ogni riff si cerca di dare la massima importanza in una durata estesa, le chitarre sono le protagoniste coi loro riff distorti e veloci; la batteria è una tempesta di colpi. Ancora una volta ci si può soffermare sulla voce, molto acuta e feroce, si legge qualche influenza dei Mayhem nella devastazione vocale. Questo brano però è meno riuscito del precedente, più legato ai canoni del genere e meno temerario; il testo è un inno al Demonio. L'oscurità consuma ogni felicità, lui verrà e griderà i nomi dei prescelti, alzerà la propria voce di sventura; trasporterà la polvere dei guerrieri caduti, avrà le fiamme dell'Inferno negli occhi, camminerà in mezzo alle sue anime questa notte portando con sé la settima spada dorata, e portando il segno del male. Si continua a parlare di profezie di distruzione, il brano è irruento e non molto ricco di varietà, dura anche meno rispetto al precedente: ci mostra le origini di un gruppo che è noto per la sua creatività anche avanguardistica ma che, come tutti quanti del resto, deve aver cominciato in piccolo, necessariamente. Inserire "The Loss and Curse of Reverence (La perdita e la maledizione della Riverenza)" era una scelta obbligata: tratto dall'album "Anthems to the Welkin at Dusk" (1997) ma già pubblicato in un EP, "Reverence", questo brano ha ricevuto molta attenzione dal gruppo che lo ha trattato come un singolo a tutti gli effetti. Per questo motivo il brano è stato recensito nelle due sedi richiamate, nelle quali è stato abbondantemente esaminato in ogni suo contenuto - ivi compreso il videoclip - che si caratterizza per aver saputo unire una devastante ferocia Black Metal con delle melodie e dissonanze che hanno momenti sinfonici e Progressive. Siamo davvero ad alti livelli artistici, c'è un ché di operatico nel modo di comporre questo brano che prosegue senza ripetersi e seguendo una linea che vuole raccontare una storia che scorre durante l'ascolto. Molti i passaggi melodici e le tastiere guadagnano spesso il primo piano dell'ascolto, assieme agli accordi di chitarra resi con plettrate alternate senza pietà; la voce si esprime con metriche stabili, spesso prolungando i finali, ma si fa valere specialmente per l'interpretazione magistrale. Frequenti cambi di ritmo mantengono viva l'attenzione e forniscono tutta la varietà che era stata negata col precedente brano. Particolarmente poetico il punto narrato, cui segue una melodia spettacolare e coinvolgente come poche altre, una di quelle melodie che ha fatto il trademark del gruppo e che ha determinato i successivi sviluppi stilistici di questo e molti altri gruppi Symphonic Black Metal. Belli i vari stop'n'go disseminati lungo il brano, con rallentamenti cui seguono frenetiche scariche di blast e rincorse di riff in cui le plettrate alternate sono inarrestabili. Il finale arriva dopo un rallentamento straziante, un pezzo coi fiocchi. In questo brano il testo si fa intimo, c'è un narratore che ricorda le sue origini, il fatto che abbiano cercato di soffocarlo alla nascita, fallendo, ed abbiano compiuto altri tentativi di farlo fuori. Eppure egli era già antico e non si può uccidere ciò che alberga ovunque, si capisce che il riferimento va al Male primordiale che ha trovato incarnazione in Lucifero. Gli immondi schiavi dell'ignoranza terrena, forse si riferisce alla religione o forse semplicemente alla condizione mortale, però si prendevano gioco di lui, insultandolo, sputavano ciecamente sopra la divinità dell'odio così provocandone la furia. Dopo la sua rinascita saprà mostrare a quelle anime sconcertate come sia stato in realtà il peccato a creare dio, un dio che sembra godere nel mantenere servili le masse e nel piegarle tramite il concetto di peccato (ancora molti riferimenti al satanismo), a fiaccarne l'orgoglio e la forza. Quelle che un tempo erano virtù adesso sono chiamate peccato, ma quando sarà sconfitta la luce l'onore sarà di nuovo una virtù come lo era un tempo (probabilmente durante il paganesimo). Da un punto di vista concettuale "An Elegy of Icaros (Un'elegia di Icaro)" è la continuazione di quanto prima espresso. Tratto da "IX Equilibrium" il brano si concentra sulla figura di Icaro, nel concept dell'album veniva fatto in un'ottica dantesca che leggeva il noto mito in maniera negativa; cioè collocando Icaro tra i suicidi e blasfemi perché ebbe l'arroganza - col suo cercare di volare più in alto di quanto necessario per quello che adesso potremmo definire "spirito di avventura" o "intraprendenza" - di volersi avvicinare troppo al sole (che in un'ottica mistica rappresenta sempre Dio), di volersi innalzare troppo oltre l'umana natura, di volersi avvicinare troppo alla divinità. Questa sua impresa gli è costata la vita, come narra il mito, ma nell'ottica degli Emperor è esattamente questo lo spirito intraprendente che col cristianesimo è diventato oggetto di biasimo, mentre in altri tempi sarebbe stato visto come meritevole di onore. Si continua quindi coi paragoni: Icaro e Prometeo (citato nell'album successivo) come spiriti molto vicini alla vicenda ed alla condizione di Lucifero. In questo brano Icaro viene sfidato a fare quel volo, per questo motivo si unisce al coro dei dannati - insomma sperimenta la stessa "caduta" di Lucifero - i quali cantano una canzone pura. La purezza sta forse nel fatto di non essere soggetti alla paura, alla debolezza cui sono soggetti coloro che, per timore dell'ira divina, nemmeno provano ad innalzare la propria condizione accettando passivamente i propri limiti e condannandosi ad un'esistenza insoddisfacente credendo così di compiacere dio che, pericolosamente, coincide con le loro paure. Il brano comincia con una sviolinata che preannuncia il dramma, poi però sfocia in una melodia epica e trionfale, ricca di passaggi Avant-Garde ed intrecci improbabili, la voce è pulita e mostra tutta l'epicità della sfida che viene lanciata ad Icaro. Ci sono passaggi chitarristici, i suoni sono quelli puliti degli Emperor seconda maniera, la batteria è ancora una tempestosa raffica di blast, cui segue uno scream più preciso e meno irruento rispetto agli esordi. Anche la batteria beneficia di una pulizia nell'esecuzione, anche una velocità disumana per la cassa; le chitarre non sono da meno e mettono in mostra ritmiche complesse che, in qualche modo, sopperiscono alla semplicità melodica imposta dal largo uso di tastiere che intervengono spesso e con dinamiche marcate. Un pezzo avvincente, specie per l'uso dei fiati e per le dinamiche che si infiammano con dei tempi forti esplosivi, lo scream si fa più basso nella tonalità, si aggiungono influenze Death ed il pezzo prosegue come una marcia che si arresta in una serie di stoppate intrise di interventi melodici, sia tasti eristici che alla chitarra.  Un pezzo che merita molta attenzione e che rappresenta forse l'apogeo del gruppo. "I Am the Black Wizards (Io sono i maghi neri)" ci riporta alle sonorità del primo album, un inizio caotico e Black Metal con tanto di chitarra zanzarosa e tupa tupa nefasto alla batteria, c'è solo odio e malvagità, con spazio per melodie oscure. Stoppate con cupi suoni di tastiera, urla di cori demoniaci e si continua con enorme cattiveria con parti in scream acuto a volte rinforzate da cori più bassi. Le tastiere ancora non avevano preso molto spazio nel sound degli Emperor ed in questo caos sono le chitarre ed i piatti ad occuparsi delle frequenze alte, poi un passaggio melodico riempie di misticismo il pezzo, la voce resta uno scream che si fa più sofferente e prolungato. La magia degli Emperor iniziava già a farsi sentire con la sua aura di maestosità; poi sono le chitarre a portare la melodia ed il pezzo continua ad essere cattivo anche se riempito di molte linee melodiche che si alternano passando da tastiere a chitarra. Rimane un'atmosfera da Black Metal novergese, che però viene sommersa di melodie (pur senza rinunciare alla cattiveria) ed è proprio questo il germe di ciò che crescerà nel sound degli Emperor. A volte le melodie prendono il sopravvento e le chitarre distorte lanciano lunghi accordi nei quali le tastiere possono prendersi più spazio. Un pezzo che continua a ricordarci il gruppo degli esordi ed un'altra bella parte narrata nel finale che ci ricorda che questa soluzione è stata praticata più volte. Con questo testo ci allontaniamo abbastanza dal concept principale, nonostante venga descritto un essere potentissimo; colline nere con anime nere che coltivano le arti oscure. Su nelle montagne dove la pioggia ci mette poco a cadere, eppure questi monti non possono raggiungere il sole (questo potrebbe essere un bel collegamento col mito di Icaro prima citato); queste anime vengono chiamate nella sua prigione di odio infinito, dove egli si ciberà delle loro anime urlanti. Egli è il padrone indiscusso di tutto quanto, dai monti ai leghi neri, lui è loro, questi maghi neri non sono altro che un'appendice di lui. Un testo inquietante e ricco di un fantasy gotico che, a tratti, si presenta specie nei primi lavori del gruppo. Adesso è il momento di un brano dal vivo, "Thus Spake the Nightspirit (Così parlò lo Spirito della Notte)", così come incluso nel live album "Emperial Live Ceremony" (2000), registrato in studio per il secondo album degli Emperor. Il boato della folla, la chitarra distorta in feedback, la presentazione del pezzo e quindi gli imponenti accordi e le melodie, la batteria tempestosa ed il pezzo decolla con un sound davvero ben curato, che premia il gruppo. Ecco che la famigerata melodia delle tastiere ad organo irrompe nella scena, le chitarre si lanciano in un assalto cavalcante e la voce si presenta in uno scream, torna la melodia di organo, tripudio di malvagità! La chitarra solitaria, vibrante, un lungo passaggio melodico in cui la batteria non smette di devastare le pelli, assolo Progressive, risata diabolica, un susseguirsi di melodie che si intrecciano. Un gruppo che dal vivo riesce a riproporre tutta la complessa epicità, gli assoli del pezzo rendono il pezzo un ottimo candidato per i live, visto che sa regalare momenti solistici di un certo livello ed atmosfere grandiose. Ancora le chitarre al centro dell'attenzione, su di una batteria che continua a macinare blast di cassa e rullante, i piatti quindi si presentano nella fase successiva, melodica e lenta, col sound che si apre e dà il via ad una fase atmosferica. Un gruppo che dal vivo sa come incantare, anche la voce pulita col passaggio tra il cantato ed il narrato, una poesia sottolineata da brevi interventi solistici dal sapore Progressivo. In questo testo si parla di magia, uno spaventato viandante oscuro invoca lo spirito della notte affinché abbracci la propria anima; se dimostrerà paura cadrà, perché la debolezza soffoca la volontà, ma se avrà il coraggio di osare non fallirà mai, la saggezza guiderà colui che - forte - può sfidare la morte. Ancora una volta torna quindi in ballo la temerarietà, il rischiare la propria vita per via di un'ambizione di grandezza che non viene punita - come vorrebbe la concezione cristiana rappresentata nella Divina Commedia dantesca, ma viene elogiata come avverrebbe nei canti bardici. C'è tutta un'aura di mitologia nordica, che caratterizza buona parte del secondo album del resto; che adesso potremmo rileggere e rivalutare anche alla luce del mito della Caduta e dei personaggi di Icaro e Prometeo, nelle vesti di Lucifero. Restiamo sempre nel secondo album con "Ye Entrancemperium (lett. Tu Entrataimpero)", questa volta estratto dall'album studio, in questo testo l'Imperatore fa ritorno al proprio regno oscuro, alla ricerca della morte e del terreno sacro, cavalcando venti bramosi della sua nera anima, diventando sempre più forte quanto più si addentra nel suo regno. Poi si rivolge all'Impero, affinché osservi il suo ritorno trionfale; il titolo dunque è un tu vocativo e poi spiega che si rivolge all'entrata del suo impero, proprio al luogo di passaggio descritto poco fa. La luna piena sorge su di lui illuminando il suo regno di un bagliore argenteo, nonostante ciò le ombre strisciano ancora proteggendo i tesori nascosti del regno. Nel concept originale si seguivano le vicende, a metà tra il fantasy ed il norreno, dell'Imperatore (e vi rimando alla recensione dei primi lavori del gruppo per scoprire a quale imperatore si siano ispirati gli Emperor); in questa sede, con uno sforzo di immaginazione, possiamo pensare ad un Luficero in vesti mortali che, come un dio o semi-dio della mitologia classica, percorre le terre occupandosi delle faccende mortali. Si parla quindi di una sorte di morte rituale, che in questa sede ci potrebbe ricordare l'episodio della Caduta, in occasione della quale Lucifero perde la condizione angelica e viene scagliato nella Terra, dove si farà un regno tutto suo; quindi una sconfitta dalla quale deriva un nuovo inizio, un'ascesa. L'inizio è fischiante, poi stoppate e riff a plettrata alternata, un feroce assalto di blast con uno scream battagliero, è una cavalcata furiosa; accordi funesti qua e là scandiscono un ritmo incalzante. Di nuovo la voce all'inseguimento, cattiva, diabolica, acuta, sommersa da una musica caotica e veloce, poi violini e cori epici sui quali si sentono ancora interventi brevi in scream; ancora archi in una base estrema stabile. Altro assalto furioso, fischi e chitarre che impazziscono, una batteria che pesta freneticamente i piatti, rullante a bestia, cattiveria e sete di sangue? poi l'atmosfera rallenta e si fa vagamente horror per ripartire senza preavviso. Bestialità che ci ricorda le origini Black del gruppo che, già al secondo album, si sono fatte ancora più complesse ricorrendo a dissonanze e melodie spesso a limite dell'Avant-Garde, specie durante i cori epici e le dissonanze che hanno quel sapore di Progressive/Atmospheric Rock che farà la fortuna di gruppi norvegesi ed islandesi. Si passa a "In the Wordless Chamber (Nella camera senza parole)", tratta dall'ultimo album degli Emperor, un testo è ambientato nella "camera senza parole", in cui ci sono degli esseri che temono la morte disperatamente, si raggruppano presso i frutti della terra bramando la dispersione, per evitare di dover conoscere il perché delle cose. Il riferimento non può che andare a tutti quegli uomini che vivono la loro vita vuota senza porsi domande, semplicemente accettando per buone le risposte che vengono date dalla religione. La ribellione di Lucifero, in quest'ottica, rappresenta una volontà di conoscere, un conoscere che è potere perché solleva dall'ignoranza e quindi dalla servitù. Nonostante questo sapiente, Lucifero, sia venuto ad illuminare la gente molti non gli danno retta, come del resto è capitato a tanti altri veggenti, perché preferivano non conoscere e sostituire alla conoscenza le superstizioni, per giustificare ed alimentare le proprie paure. Il pezzo contiene in sé qualcosa della caotica aggressività dei primi album, le melodie sono lasciate all'orchestra che le offre sotto forma di sinfonie di archi, cui si alternano fiati - specie corni - che disegnano fanfare belliche. La batteria non smette un attimo di pestare sul rullante in un blast continuo, la voce dialoga con le sinfonie ed a volte si arricchisce di cori, una voce che è uno scream più espressivo, dal volume più basso e dall'esecuzione più articolata che violenta. Dopo una marcia al rullante l'epicità aumenta a dismisura, con una parte da colonna sonora ed una chitarra che si impone facendosi strada tra la marcia, poi il coro magnifico e la magia inizia, alternata a vocalità più estreme. Poi i violini hanno una lunga parentesi in esclusiva, l'orchestra si fa sentire con piglio neoclassico, con tanto di arpeggi, quindi un'improvvisa esplosione di violenza e riprende il pezzo col blast di cassa che macina furioso. Un brano a dir poco riuscito! Un capolavoro col quale ci hanno salutato gli Emperor e che in questa compilation sta a ribadire che il gruppo ha smesso di pubblicare album proprio per aver raggiunto l'apogeo. "With Strength I Burn (Con forza io Ardo)", tratto dal secondo album, un Black Metal irruento con plettrate alternate e ritmo incalzante, le sinfonie di tastiere si inseriscono nel caos in cui la voce occupa un posto principale e lascia il posto alle chitarre ed all'onnipresente blast della batteria; il basso partecipa con pulsazioni veloci che rinforzano la cassa. E' un'aggressione fatta di sofferenza, uno sfogo, la voce lascia il passo a melodie drammatiche che poi sfociano in sonorità vagamente Viking, con tanto di voci pulite che si intrecciano, è un ottimo lavoro di canto e le chitarre lo accompagnano con incedere marziale mentre le sinfonie si fanno stabili e la batteria si concede qualche stacco tra una parte cantata e l'altra. Il coro pulito dura per molto tempo e porta avanti a lungo il pezzo, parti più tipicamente Black continuano ad accompagnare le voci pulite, le sinfonie si fanno più epiche, poi una voce cupa inizia una narrazione con sottofondo di corni e le onde del mare che si infrangono sulla costa. C'è un'atmosfera epica, di conquista, poi di nuovo un'esplosione di sound con altri cori puliti e si ripete la parte già apprezzata che poi si conclude con degli assalti estremi all'insegna di un Black Metal senza compromessi. Nel testo una vicenda vicina ai miti nordici, il protagonista conosce bene questi cammini che lo conducono a delle scogliere che danno sul mare. Le sue fondamenta sono quelle pietre, sagomate negli anni dal mare e dai venti, invulnerabili e senza vita; ha desiderato per tanto tempo esserne parte ma il mare lo chiama. Vorrebbe vedere almeno per una volta l'entità che sta dietro alla voce che lo seduce, la bellezza del suo dolore, non sa se può definirsi benedetto o maledetto da quella presenza, a quale crimine o merito è da attribuirsi, si chiede se questa vita sia un modo per espiare i suoi peccati oppure compiere imprese. Questo è il dilemma già presentato, la risposta è ciò che distingue l'approccio cristiano da quello pagano; la sua condizione lo porta ad odiare perfino la sua stessa carne. Un testo esistenziale che riflette sul senso della vita e della morte quindi. Il primo CD si conclude con "Inno a Satana", così come tratto dal primo album del quale è anche il pezzo conclusivo. Questa volta il concept è centrato in pieno: il testo infatti inizia venerando il potente signore delle tenebre, padrone delle bestie e portatore di timore, il cui spirito è insito in ogni atto di oppressione ed odio, la cui presenza è in ogni ombra. Quindi è un'invocazione iniziale, cui poi fa seguito la venerazione definendolo signore dell'oscurità, padrone dei lupi, che ha il potere di far svanire qualsiasi luce, che non ha compassione, il cui cammino è imprevedibile ma così ampio ed inarrestabile. E' un omaggio finale e conclusivo a Satana. La musica è caratterizzata dalla produzione più caotica del primo album, il ritmo si impone sin dall'inizio, melodie dissonanti si mescolano ed il ritmo resta cadenzato. E' tutto un caotico insieme di melodie cui si aggiunge un coro e poi una diabolica voce in scream, carica di odio e malvagità, l'atmosfera è epica ed a tratti emerge una chitarra alternata nel sound, i cori sono vagamente nordici ed a due voci armonizzate; un capolavoro di cattiveria che poi si placa per far iniziare una marcia malvagia, con numerosi stacchi di batteria e la voce che continua ad infierire. Ecco che chitarre e basso ci danno dentro con ritmiche dai toni leggermente Progressive, se consideriamo il contesto. Un pezzo caotico e violento, con largo spazio per la melodia, ricorda qualcosa di Bathory, ma senza nemmeno avvicinarsi ad un plagio e mantenendo lo stile Emperor. Così si conclude il primo CD che ripercorre alcune delle glorie musicali degli Emperor.

Il secondo CD, come detto, contiene diverse cover ed anche brani non inclusi negli album, inizia proprio con una cover dei Bathory, citato poco fa: "A Fine Day to Die (Un bel giorno per morire)". Dopo aver riproposto gli stessi effetti sonori del pezzo originale possiamo sentire un arpeggio pulito durante il nitrito di un cavallo, l'arpeggio prosegue lento e quindi una bella voce si fa strada riverberando. Il pezzo viene reso in tutta la sua magia e poesia, si associa una seconda voce che esegue la stessa parte in una tonalità più alta. Di colpo uno scream, chitarre distorte e dei colpi di cassa e rullante irrompono nella scena, si innesca un riff pesante, cadenzato, cattivo. C'è spazio per un assolo vibrato, caotico e tecnico, il tocco norvegese nel ritmo trascina, le cadenze ritmiche mutano e catturano l'ascoltatore. Anche lo scream cerca di essere più statico e vicino allo stile di Bathory, il pezzo procede secco e diretto, con qualche stacco di batteria, fino ad arrivare all'arpeggio clean, che riprende la parte iniziale, poi un altro assalto con lunghi assoli fischiati e di nuovo un ritmo di marcia. Un brano lungo ed atmosferico, senza molta varietà, ma pieno di quell'atmosfera del Black norvegese. Nel testo c'è una lunga descrizione paesaggistica, come da tradizione, notte e stelle, la luna che circola; in un accampamento si trovano degli uomini provato da acciaio, spade e frecce, attendono impazienti, con le bandiere di Ebal (un monte dell'odierna Cisgiordania, luogo indicato nella Bibbia come sede di sacrifici rituali), che sorga il sole per iniziare l'attacco. Adesso il sole si fa strada dal lontano oriente ed una foresta di lancia appare tra le colline, lo scontro è imminente. Così si chiude il pezzo, lasciando l'ascoltatore in sospeso sulle sorti dello scontro. Una cover ben interpretata, nello spirito dell'originale. Si va avanti con "Ærie Descent (Disceso dall'alto della sua dimora)" cover dei Thorns, un gruppo di Industrial Black Metal che pochi anni prima aveva fatto uno split con gli Emperor ("Thorns vs. Emperor" del 1999) proponendo, tra gli altri, anche questo brano. Tempi lenti, una marcia imponente, melodie affidate alla tastiera ed alla chitarra acuta, atmosfere horror ed un basso bello presente nello scandire una contro melodia lugubre. Riff solitario di chitarra, lento, quindi lo scream si inserisce con cattiveria, l'atmosfera è dannatamente norvegese e sembra di ascoltare gruppi quali Satyricon, per l'ossessiva ripetizione di riff cadenzati e malefici. La plettrata si fa alternata e veloce, i tempi rimangono ancora lenti e la batteria lancia un blast veloce con rullante lento. Ancora una strofa, una marcia funebre; la cattiveria aumenta e la voce si prolunga mentre le chitarre lanciano plettrate veloci. Stoppata e quindi il basso prevale, portando la melodia lugubre, intanto una voce narra, concitata. Dopo aver ripetuto la parte violenta il finale è una parte con delle tastiere dal sapore vagamente Avant-Garde, si innesca una parte totalmente neoclassica, tastiere con sinfonie, è una marcia funebre a tutti gli effetti, durante la quale si sentono lontani rombi di tuoni. Il testo narra di qualcuno che cavalcò sopra la luce della luna, ora questa si fa rossa ed illumina una figura che discende, qualcuno che un tempo ha schiacciato molti uomini. Chi attende in basso, allarmato dai cattivi presagi, forma un consiglio segreto per opporsi ai propri tanti nemici, in basso cercano di divorarne l'anima, gettandola nella fossa infernale, e lanciano assalti contro i villaggi. Discende nel mondo, cibandosi solamente delle nostre anime, spezza la loro fede, e discende ancora ed ancora a mietere vittime. Viene in mente il cavaliere dell'apocalisse che troviamo nei cieli, vicino alla luna, nella grafica del primo album degli Emperor. Adesso un classico, "Cromlech" dei Darkthrone, gli Emperor vogliono omaggiare un altro pezzo grosso del Black Metal. L'inizio è un coro mistico, subito irrompe il riffing bestiale e la batteria massacra le pelli, è una devastazione metodica. Il rullante impazzisce e regala malvagità, il pezzo rallenta e si fa imperioso, con una melodia portata da plettrate alternate, altra accelerazione estacco di batteria. Lo stile diretto del pezzo colpisce, le chitarre eseguono la celebre parte frenetica e veloce, il coro estremo non si fa attendere, il riff rimane solitario e si ripete ispirando l'omicidio. La voce riprende e la cattiveria continua ad aumentare, il blast di cassa rende più oscuro il pezzo, massiccio, tastiere che sembrano cori di voci femminili, cattiveria in abbondanza. Stoppata a sorpresa e si riprende con una tempesta di colpi, la voce si prolunga nuovamente assieme alla chitarra. Altri stacchi e riff imponenti, cadenzati, lenti e decorati dai piatti, altra accelerazione e si ripete l'assalto iniziale. Un classico della nera cattiveria, l'assolo si sente spietato e casinaro, con tanto fischi, poi ancora una marcia possente ed il pezzo si conclude in tutta la potenza, prolungandosi per tanto tempo. Il testo ci porta nel mondo infernale dominato dalla legge del "Do What Thou Wilt" (Fai ciò che desideri) di crowleyana memoria; tumulato in Cromlech nella pace dei sensi, il Signore Lucifero. Un oceano di blasfemia oltre il fiume Stige, i morti cadono dal cielo e si accumulano all'inferno. In questo brano non ci sono molti giri di parole e non c'è molto spazio per il misticismo: è satanismo bello e buono in cui si parla della profezia che sta per avverarsi, con ogni probabilità il riferimento è alla seconda venuta. Forse non molto interessante come eseguito dagli Emperor, anche perché le parti melodiche sono davvero pochissime, eppure potrebbe far piacere vedere il gruppo cimentarsi con questo stile esclusivamente Black. Andiamo Avanti con una cover di "Gypsy (Zingara)" dei Mercyful Fate, si inizia con un acuto in falsetto, seguito presto da una voce da Black Metal, poi un dialogo tra acuti e scream, la musica ha una distorsione ed un incedere estremo, le tastiere sono sfuggenti e veloci. Assolo di chitarra improvviso, una veloce successione di note morbide e melodiche, con qualche fischio a sporcare. Ancora la strofa, con una batteria in blast; ricordiamo che gli Emperor hanno provato qualcosa di acuto del genere nell'ultimo periodo e questa cover ci dà una chiara idea di dove abbiano preso l'ispirazione. Un pezzo in cui Ihsahn può mettere in mostra delle doti canore che, fino ad ora, non aveva potuto esprimere in maniera così evidente. Il pezzo si ripete, costante, senza molte variazioni ed arriva alla fine continuando ad alternare falsetto e scream, in una struttura stabile e ricca di ritmo e melodia. Riconosciamo più che altro il sound degli Emperor, perché il resto è molto diverso da quello che ci aspetteremmo da questo gruppo, specie voce e batteria; è una prova riuscita, comunque, eseguita con un tocco di Avant-Garde. Forse stona in mezzo alle altre cover proposte, eppure chi ama gli Emperor non può non cogliere le connessioni che ci sono tra questo brano e gli ultimi fantastici lavori del gruppo, ispirati prevalentemente da Ihsahn. Il testo è ambientato tra le carovane gypsy, nella neve; il protagonista è smanioso di vedere quella donna, che conosce il segreto del tempo, la prega di farlo entrare. Le chiede di guardare il cristallo e rivelare tutto ciò che vi vede dentro, questa risponde "Oh, my son, you were never gone / You're the Devil's child and so am I" (O, figlio mio, non te ne sei mai andato / Tu sei il figlio del Diavolo ed anche io). Ecco come il pezzo si lega al concept della raccolta qui recensita, gli uomini come figli del Diavolo in quanto peccatori ma, forse, anche in quanto hanno condiviso la sua stessa sorte: anch'essi infatti sono stati cacciati dal paradiso, per via della loro temerarietà, e mandati in Terra come una sorta di punizione. Torniamo al caos con "Funeral Fog (Nebbia Funerea)", celebre pezzo dei Mayhem, l'inizio consiste in un blast interminabile in cui le chitarre la fanno da padrone, all'unisono tra ritmi serrati e plettrate alternate. Le melodie sono gelide e veloci, la batteria non accenna a diminuire la velocità e continua a massacrare il rullante. Il brano si distende ed ecco uno stacco sui tom, il pezzo prende di nuovo la rincorsa e la voce imita lo scream tipico dei Mayhem, più oscuro e gutturale, ci sono anche delle voce pulite con dei cori ingolati, fischi ed il caos è garantito. Le parti sono disperate e violente, questa volta la voce non è completamente a proprio agio; la parte delle chitarre rievoca benissimo l'originale, le melodie di tastiera creano momenti cimiteriali. La lunga parte del ritornello in cui la voce si prolunga è demoniaca, malvagia, la voce si prolunga sprezzante, poi una lunga parte strumentale cui segue un altro ritornello in cui la voce si prolunga e poi esplode di colpo in coro. Le chitarre lanciano un nuovo assalto ad ogni coro, con un'impennata di dinamica. Esplosione di rabbia e violenza in tutto il pezzo, ennesimo omaggio al Black Metal norvegese dal quale il gruppo ha tratto molta ispirazione prima di prendere una strada inesplorata. Il finale è dato da rintocchi di campana, riff ritmati e cadenzati in modo lento. Il testo è ambientato in Transilvania, dove ogni anno di quel periodo cala una nebbia fitta, tutta la vita è scomparsa da tempo in quelle lande ostili, in questo luogo ostile il prete, mentre officia un funerale, pronuncia la formula con la quale invoca la benedizione divina. La nebbia torna per completare quel funerale, ed uccidere tutti quelli che ancora sono vivi; solo alberi morti rimangono. Qua c'è davvero poco da collegare al concept principale, per cui il brano è da intendersi come doveroso omaggio ai Mayhem, capostipiti del Black Metal norvegese. Anche in questo caso, come accaduto per la cover dei Darkthrone, si tratta di un pezzo d'assalto, senza melodie e basato sull'impatto feroce e la cattiveria. Gli Emperor giocano bene il ruolo, a parte qualche insicurezza alla voce in alcuni punti; più che altro per differenze interpretative. Adesso passiamo ad "I Am (Io sono)", che non è una cover, ma è un brano degli Emperor che non ha trovato spazio in nessun album, è stato incluso nello split "Thorns vs. Emperor". Ecco che si capisce come l'intento del secondo CD sia proprio quello di dare spazio ai pezzi che sono rimasti un po' in ombra negli anni, per dargli un'altra possibilità. Il brano inizia con dei suoni Industrial, completamente elettronici, poi si sentono delle chitarre distorte effettata e continua l'elettronica. E' un Industrial Black Metal dall'approccio sperimentale, molto vicino all'Avant-Garde di gruppi quali Ulver, poi parte un riff tipicamente Raw Black Metal, la voce è uno scream irriconoscibile, molto distorto, intanto si sentono altri passaggi elettronici. Il tutto è condito da un Noise perenne, che rende difficile seguire il brano, ad un certo punto si innesca un loop di cori distorti e violenti, poi parte un blast che viene interrotto da un'esplosione. Riprendono le chitarre con un riff e quindi torna l'elettronica, questa volta assieme ad una componente neoclassica, i suoni campionati danno una parvenza di Breakcore al tutto, anche per i ritmi serrati ed al largo uso di campionamenti anche per le percussioni. Ritroviamo lo stile Emperor in un passaggio che è una marcia epica dai suoni campionati, ma comunque efficaci, ancora una volta un riff scarno ed effetti campionati e melodie neoclassiche. Le parole dello scream non si riescono a capire neanche sforzandosi, tranne che per il coro del ritornello che fa "I am the Emperor" (io sono l'Imperatore), ripetuto in loop. Alla fine una sfuriata Black piena di campionamenti, percussioni in Breakcore, che si ripete scatenata fino alla conclusione del brano. Un brano davvero assurdo, in cui non si riconosce il gruppo se non nelle melodie neoclassiche ed epiche; il gruppo quindi già sperimentava nel 1999 ed ha preferito non includere negli album delle sonorità così lontane dallo stile che ha sempre contraddistinto gli Emperor. Il testo consiste, appunto, in questa frase campionata e ripetuta di continuo. La natura Avant-Garde del gruppo, che è sempre rimasta inespressa, ha trovato sfogo in questo brano che si porta in un contesto molto differente da quello cui appartiene il gruppo: prima di tutto i suoni Lo-Fi, la produzione Raw, il ricorso a campionamenti rielaborati in chiave Breakcore (uno stile che molti anni dopo si farà vedere più spesso mescolato al Raw Black Metal, si pensi a Maurice de Jong, in arte Mories). In questa raccolta si presenta un gruppo poliedrico che non ha alcun problema a cimentarsi in sfumature completamente diverse del Black Metal: dal Black norvegese più puro, a quello più sinfonico ed epico, per poi includere anche quello sperimentale con numerosi innesti elettronici. Il prossimo pezzo continua per la linea sperimentale con "Sworn (Giurato)" un remix degli Ulver, pubblicato come bonus track dell'edizione limitata di "IX Equilibrium". Il pezzo ha lo stesso stile del precedente, campionamenti a manetta, effetti a dire basta: il riff è totalmente Black Metal ma gli effetti, che incidono specie sul ritmo, sono di un Breakcore assurdo e riempiono il brano di elettronica. Il pezzo è trascinante, impossibile restare fermi, gli sono molti effetti anche sulle voci, parti con melodie al synth, effetti sonori sincopati, è un tripudio: anche la batteria si mette in mezzo con stacchi rutilanti. Si torna a fare macello con un riff a plettrata alternata, la voce si fa più tradizionale e ci sono risposte in coro di scream, si torna ad un riff marziale e stoppato, accompagnato da un ritmo in loop sintetizzato, elettronica e distorsione ad alti livelli. Il 1999 deve essere stato l'anno degli esperimenti coi suoni sintetici per gli Emperor. Vengono proposti dei cori in stile Ulver, poi delle parti di elettronica pura con melodie di pianoforte e ritmi carichi di groove con una batteria campionata a tratti verosimile a tratti vistosamente sintetica. Molti rumori meccanici tipici degli Ulver del periodo centrale, ad un certo punto parte un loop Industrial con una presa assurda, coinvolgente e fatto di chitarre e meccanica. Poi inizia un blast campionato che si inserisce nel loop che si arricchisce ad ogni ripetizione come se venissero azionate nuove macchine nella fabbrica; si ripete in maniera ossessiva e si arricchisce ad ogni passaggio mantenendo uguale tutto il resto; in conclusione si sente solo il pianoforte che si spegne lentamente. Questo brano va a braccetto col precedente e mostra gli Emperor alle prese con un nuovo amore per le sonorità elettroniche e che approfittano dell'esperienza Ulver per inserirle, in maniera massiccia, nelle proprie sonorità. Il testo è in stile Ulver, criptico e difficile da decifrare nel suo significato profondo: inizia parlando di quattro occhi come se fossero due in uno, una visione frontale circolare che non finisce mai. Da questo primo passaggio sembra di intuire una capacità visiva non lineare, che permette di osservare la realtà in maniera circolare, quindi di avere una percezione più completa della stessa. Un viaggio orbitale attraverso questa sconfinata sfera dell'infinito, dove il tempo è perso e tutto trascende la realtà. C'è una graziosa presenza nel tempo perduto, come fantasmi al mondo. Con quattro occhi, due in uno, appare colui che ha giurato, il prescelto; appare come un fantasma, in una nebbia fredda, bruciante. Appare per essere visto, temuto, ma mai raggiunto. Ricordiamo il terzo periodo degli Ulver, con riferimenti mistici che si avvicinano sempre di più alla religione cristiana; questo testo riprende gli spunti del secondo periodo inaugurato da "Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell" (1998). E' probabile che gli Emperor abbiano apprezzato questo lavoro, l'evoluzione che ha comportato per la musica degli Ulver, ed abbia deciso di omaggiare quel lavoro in questo pezzo, che lo segue di un solo anno del resto. "Lord of the Storms (Il signore delle tempeste)" è una vecchia gloria degli Emperor che risale al primo demo, sonorità grezzissime, distorsione in abbondanza ed un massacro di Raw Black Metal molto influenzato dai Mayhem. Il pezzo dura appena due minuti in cui si ripete un baccano infernale, con una voce da invasato che mostra tutta la furia degli Emperor che muovono i primi passi. Riverbero e cattiveria, riff basilari e veloci, stoppate ad effetto ed esecuzione un po' confusionaria. L'enorme cattiveria che emerge dal brano riesce a far perdonare la produzione infima e l'esecuzione approssimativa; nel finale un tripudio di distorsione e versi animaleschi in scream. Abbiamo già approfondito il pezzo nella recensione dedicata al primo demo, nella quale si illustrano nel dettaglio tutti i collegamenti alle tematiche trattate in questo testo. In questa sede basti pensare che, inizialmente, il signore delle tempeste non era lucifero ma una divinità dai sapori fantasy di ispirazione celtica. E' uno dei migliori brani del demo, si distingue per la ferocia bestiale mentre altri pezzi sono più derivativi ancora e non colpiscono in modo particolare. si parla dei terremoti che rompono il silenzio, una visione d'odio, una magia del male, si parla di un servo a forma di serpente a questo punto interviene il signore delle tempeste che, coi fulmini, crea cicatrici sul cielo, nuvole di oscurità si preparano a scatenarsi. In questo concept sembra che si possa pensare ad una lotta tra il bene ed il male. Un altro estratto del primo demo è "My Empire's Doom (La rovina del mio impero)", tempo al rullante e quindi parte furioso un riff tipicamente Black Metal, la produzione è la stessa del pezzo precedentemente ascoltato, qualche problema di picco all'audio che rende poco comprensibili i passaggi più forti. La batteria è veloce ed arricchisce il blast di rullante con i piatti, parte una lenta marcia cadenzata dal sapore marziale, la voce è a proprio agio sia sulle tonalità alte che su quelle basse. Una nuova distruzione parte con un altro riff che è una scala ascendente, dalla dinamica che cresce sempre di più e culmina con una serie di urli. Il pezzo rallenta di nuovo e si fa imponente, ci sono molte influenze dei Mayhem, che vengono praticamente saccheggiati prima di comporre questo pezzo. Violenza e cattiveria in abbondanza, l'odio traspare anche dagli scream più acuti della fase centrale, cui segue una nuova cavalcata assassina, la batteria emerge specialmente coi piatti e le chitarre hanno il ruolo primario con i loro riff veloci e cadenzati sul finale. Altro rallentamento, il pezzo consiste in due riff che si alternano tra loro con qualche variazione, probabilmente improvvisata; nel finale la voce rimane in primo piano e poi c'è una nuova aggressione cui segue un finale che sfuma lentamente il volume. Nel testo i cuori neri celebrano il ritorno dell'oscuro signore, un mostro del regno del dolore, le ombre e gli esseri della notte invocano lo spirito stesso della notte. Il castello del nostro signore è andato, lontani sono i giorni della sua gloria, perché niente può fermare la purificazione; queste bestie ricordano come quel signore ha iniziato gli anni del dolore. Un testo derivativo e banale, ma si deve ricordare che questi erano solamente i primi passi di un gruppo che, lo abbiamo visto, ha raggiunto vette di un certo livello col tempo. Proseguiamo con "Moon over Kara-Shehr (Luna su Kara-Shehr)", un pezzo che appare per la prima volta nel primo demo del gruppo, assieme ai pezzi che abbiamo appena trattato; la versione che è contenuta nella raccolta è la registrazione di una prova che sarà inclusa nella compilation "Nordic Metal". Un sound pieno che dà molta importanza alle frequenze medio-alte, lo scream è molto acuto e distruttivo. Sicuramente la registrazione è migliore rispetto a quella del primo demo, il risultato è glaciale e farà la gioia di tutti i cultori del Black primo stile senza fronzoli. Una cattiveria che gela il sangue, chitarre in continua plettrata alternata con distorsione e riverbero, poi la batteria si prende spazio in un ritmo più vivace e pieno di piatti, la voce non la smette di infierire sull'ascoltatore con strilli acuti e carichi di odio. Il blast della batteria crea un'atmosfera più battagliera; stoppata a sorpresa con melodie lugubri, dal sapore gotico, che vengono riprese dai riff di chitarra in uno sfogo strumentale di bestialità. Uno scream prolungato all'inverosimile, nuovi stacchi di batteria, un'altra marcia di guerra, il basso che sferraglia, una lunga serie di urla demoniache che incalzano tra la tempesta di colpi della batteria; ferocia inaudita e massacro garantito fino alla fine. Falso finale e quindi il pezzo riparte assieme a melodie cimiteriali, la parte strumentale si protrae fino al finale in cui si aggiungono urla e risate indemoniate. Kara-Shehr è una località immaginaria, la Città dei Morti, che appartiene al mondo dei romanzi di Conan il Barbaro di Robert E. Howard. Rimandiamo ogni approfondimento alla recensione del primo demo, in questa sede basti sapere che il testo racconta di una battaglia feroce in cui i servi dell'Imperatore volano in stormi provenienti dalle nere montagne e si riversano sulla città, nel terrore e nello strazio della popolazione. Il potere scorre nel malefico signore, pronto a scagliare il tuono, a conquistare il trono, infine lo stormo demoniaco vola in cielo per vendicare il proprio signore che ne è stato cacciato. Ecco qua un bel riferimento a Lucifero nonostante l'ambientazione fantasy. "The Ancient Queen (L'antica regina)" è un pezzo citato più volte dagli Emperor, nella loro discografia; non c'era dubbio, dunque, che l'avrebbero riproposto anche in questa sede. Per la prima volta apparso nel primo demo, come i precedenti pezzi, è stato ripreso nell'EP "As the Shadows Rise" (anch'esso recensito nel nostro sito) che gli dedica tutto il concept. La versione che è stata inclusa in questa raccolta è proprio quella dell'EP, datata 1994. Sonorità violente, ricollegabili al sound del secondo album, ricche di melodie ma anche di distorsioni senza pietà. Plettrate malvagie con un continuo sottofondo di tastiera che pare un organo gotico, poi delle parti senza tastiere in cui la voce calca di più sui tempi forti, stoppata a tradimento e si cambia ritmo per poi trovarsi in tempi simili ai precedenti ma con variazioni vibrate di chitarra. Si riprende con le melodie che hanno un qualcosa di epico e glorioso, poi tornano neoclassiche e la chitarra ci dà dentro con una fuga accompagnata dalle urla invasate. Ancora una blast e plettrate alternate, un pezzo diabolico in cui il riverbero svolge una funzione importante, altra pausa e si riprende col riff principale; si percepisce disperazione e malvagità. Quello che contraddistingue il sound è che le tastiere hanno ormai occupato un ruolo fisso nella musica degli Emperor, eppure lo stile classico del Black norvegese è onnipresente, anche se accompagnato da melodie oscure e gotiche. Dominatrice del dominio e custode della furia, la regina che vive nelle ombre; nel primo demo il concept era legato alla mitologia di Conan il Barbaro, mentre nell'EP su citato abbiamo notato tutte le somiglianze con la figura di Maria Maddalena (e tutte le interpretazioni gnostiche che ruotano attorno a questa figura). Scorrono fiumi oscuri dentro sé, i regni cadono uno dietro l'altro, nuovamente striscia verso la regina, passa attraverso l'ombre di colei che vede attraverso lo spirito, In questo brano si parla di una figura femminile che esprime grande potenza. Rimandiamo alle opportune sedi per tutti gli innumerevoli approfondimenti (che troverete nelle apposite recensioni richiamate); adesso quello che preme osservare è che la figura della regina dal sangue nero propone, per la prima volta, una figura femminile nelle vesti del Lucifero della situazione. Ossia del ribelle che si innalza e conosce le arti oscure delle quali fa tesoro al fine di perseguire fini positivi per l'umanità, eppure mal visti da Dio. "Witches Sabbath (Sabba delle streghe)" è un altro pezzo che, come il precedente, è stato pubblicato nel primo demo e poi è stato rielaborato ed inserito nell'EP "As the Shadows Rise". L'inizio è da Black tradizionale, più rispetto al precedente brano, con un urlo acuto da gelare il sangue, un riff ritmato e cattivo, la batteria gioca molto sui piatti e tiene un rullante costante poi si lancia in un ritmo più veloce, si aggiungono delle tastiere a basso volume, poi le chitarre si fanno più cupe in una melodia sinistra, si sente ansimare una voce diabolica man mano che la litania aumenta di intensità anche con delle variazioni, poi un coro rituale si sente in sottofondo accompagnando con voci gravi la litania. Il pezzo è meno innovativo rispetto al precedente ma si fa comunque apprezzare per le atmosfere tetre. Un rallentamento improvviso ed ecco che si ripete la lenta marcia, con passaggi sui tom, le chitarre sono lente e sono al centro del sound con uno stile inconfondibile da Black norvegese, ancora i cori in sottofondo che si sentono pochissimo ma conferiscono al tutto un'atmosfera tetra. Poi dei colpi di cassa con degli archi, altra sfuriata bestiale, urla agghiaccianti ed improvvise ed ecco il finale che arriva come un rombo di tuono. L'oscurità gioca un ruolo fondamentale in questo pezzo. Nel testo si parla di lupi e di legioni di demoni che assaltano una fortezza, dell'oscurità nella foresta autunnale, devono temere la sua rabbia, gli dèi sorgono, le città bruciano e l'incubo inizia. Soffrirà, ultimo rappresentante di una razza coraggiosa di uomini, loro (le streghe) non negheranno mai ciò che riescono a vedere, nella malizia, comprenderanno il suo dolore. In questo testo dunque si parla di queste streghe, depositarie di conoscenze ormai perdute, proprie di una razza fiera di uomini ormai estinta. Ancora una volta si insiste sulle figure femminili e ci si avvicina al folklore nordico, associandolo alla stregoneria così come vista dai cristiani. Il brano è molto più aggressivo, gli scream sono di un gelo glaciale e molto acuti. Arriviamo ad "In Longing Spirit (Nello spirito bramoso)", apparso originariamente nell'EP "Reverence" (1997), poi ripreso nel secondo album (solo nella versione per gli Stati Uniti e successive ristampe, come bonus track). Qui ascoltiamo la versione dell'EP, che è il lavoro che segue all'EP citato nei pezzi precedenti, anche se successivo di tre anni. Molto più posato e dal tempo meno pressante, il pezzo è infatti una marcia funebre, diventa lento e marcato nel ritmo, la voce è spaventosa in un rantolo sofferente e strozzato, le melodie oscure prendono il sopravvento, la voce è pulita quando pronuncia delle frasi con fare meravigliato e solenne, la voce parla dei paesaggi che si profilano nella propria mente con pensieri di tempi antichi, si chiede se gli altri abbiano percorso questo cammino. Il pezzo procede con incedere solenne ed oscuro e la voce diventa uno scream, tutto è magniloquente, una presa davvero enorme, un risultato suggestivo, c'è molto Gothic in questo pezzo. C'è un alternarsi di parti lente e calme con parti più forti ed aggressive, una continua trasformazione vocale. La musica, in verità, non segue queste trasformazioni, si limita a diventare più intensa nelle parti aggressive, è un'atmosfera avvincente, quasi teatrale anche grazie alla pronuncia della narrazione. La voce comunica tutta la sofferenza di chi annega nei propri pensieri nonostante le risposte abbiano abbandonato quel posto da tanto tempo, insomma è un dramma interiore che si sta raccontando, un dilemma. Il pezzo ha quindi un testo intimo, uno struggersi alla ricerca di risposte che non arrivano, un annegare nei pensieri che tornano sempre in mente tormentandolo. In questo pezzo il passo avanti compiuto nei tre anni di silenzio, è importante anche per capire che durante quegli anni gli Emperor hanno rimesso tutto in discussione ed hanno sudato per tirare fuori quello che sarebbe stato il loro nuovo corso e che è entrato a far parte di un EP che ha fatto da precursore al loro secondo album. Concludiamo con un altro pezzo tratto dallo stesso EP e confluito nel secondo album, "Opus a Satana (Inno a Satana)" brano in cui si sentono esclusivamente delle melodie sinfoniche e dei tamburi, il tutto disegna un clima che è medievale, epico, per via dei fiati, molto ritmato come una marcia o fanfara; poi ci sono dei passaggi decisamente magici esclusivamente melodici, un crescendo di intensità ed atmosfera mistica data dagli archi che si intrecciano in cascate di melodie, squilli di trombe come per annunciare un qualcosa di glorioso, poi torna il gusto gotico con dei violini veloci, viole, violoncelli, un continuo aumentare di intensità che porta nuovi strumenti. Ancora solo melodie in un walzer del male, passaggi veloci ed intricati, che si alternano a momenti di morbide melodie, il tema si sviluppa ripetendo alcune parti già suonate, l'ascoltatore viene avvolto da una coltre di epica malvagità. In questo pezzo strumentale non ci sono strumenti elettrici, le parti sono al massimo tre e si alternano ripetendosi, è un brano che ha tutte le caratteristiche di un'intro tirata per le lunghe, è un ottimo brano col quale terminare l'ascolto di un'opera. Un modo davvero bello per concludere una pubblicazione ed anche in tema col concept di questa raccolta.

In definitiva ci troviamo davanti ad una raccolta che ha due volti, quanti sono i CD che la compongono: da un lato si vuole fare la somma dei maggiori capolavori del gruppo, gli immancabili pilastri del successo di questi innovatori. Dall'altro lato, per la gioia degli irriducibili che già conoscono a memoria i brani proposti nel primo CD, c'è una raccolta di pezzi che sono passati in secondo piano, per varie ragioni, nel corso del tempo e che grazie a questa raccolta prendono nuova vita e trovano un posto a loro esclusivamente dedicato. In questi CD si trovano le origini e l'apogeo degli Emperor. E' un prezioso testamento artistico che descrive i confini esplorati dalla fantasia di questo gruppo a cavallo tra innovazione e violenta tradizione del Black Metal norvegese. Una raccolta che darà soddisfazione ai cultori del gruppo ma anche a chi si avvicina per la prima volta a questa discografia non di certo ricchissima di quantità, ma pregna di qualità che offre spunto per innumerevoli approfondimenti per le musiche e le tematiche coinvolte. Questa ricca raccolta ha una veste grafica in tono con la migliore tradizione degli Emperor, già di per sé oggetto di desiderio di ogni fan, e dà una nuova veste concettuale (aprendo le porte a nuove interpretazioni che, se vogliamo, offrono la chiave di lettura che risolve molti enigmi lasciati in sospeso precedentemente) ai testi contenuti. Un lascito di un gruppo che, al suo apogeo, ha deciso che sarebbe stato meglio salutare i propri fan nel pieno delle forze piuttosto che vivere di rendita diventando una scialba copia di se stessi. Una doppia celebrazione degli Emperor, che si traduce in una doppia celebrazione di Lucifero fatta coi molti riferimenti che vengono dedicati al Principe del Male nel corso di tutti i testi, attraverso la lettura dei vari passaggi principali che vanno dalla Caduta, con la cacciata dal Paradiso, passano per la sofferenza infernale, per la preparazione della legione di demoni ed infine sfocia nella Seconda Venuta col ribaltamento che ne consegue. Un lavoro davvero complesso dal punto di vista concettuale, che si presta ad interpretazioni gnostiche, mistiche ed esoteriche che possono essere le più disparate. Il messaggio di ribellione, connaturato al Metal in sé, è sempre presente in ogni pezzo che racconta un viaggio spirituale, interiore; anche attraverso eventi fantasy o vicini ai miti nordici. Il Black Metal degli Emperor raccontato in tutta la sua sofisticata complessità, in tutta la sua gloriosa epicità, in una raccolta che ce lo restituisce in tutte le sue sfaccettature che, proprio in ragione della loro diversità, concorrono a determinare la preziosità di questa gemma di gruppo.

Disc 1:

1) Curse You All Men!
2) The Tongue of Fire
3) The Majesty of the Nightsky
4) Cosmic Keys to My Creations and Times
5) Wrath of the Tyrant
6) The Loss and Curse of Reverence
7) An Elegy of Icaros
8) I Am the Black Wizards
9) Thus Spake the Nightspirit (Live)
10) Ye Entrancemperium
11) In the Wordless Chamber
12)With Strength I Burn
13) Inno a Satana

Disc 2:

1) A Fine Day to Die (Bathory cover)
2) Ærie Descent (Thorns cover)
3) Cromlech (Darkthrone cover)
4) Gypsy (Mercyful Fate cover)
5) Funeral Fog (Mayhem cover)
6) I Am
7) Sworn (Ulver Remix)
8) Lord of the Storms
9) My Empire's Doom
10) Moon over Kara-Shehr (Rehearsal)
11) The Ancient Queen
12) Witches Sabbath
13) In Longing Spirit
14) Opus a Satana

correlati