EMPEROR

Reverence

1997 - Candlelight Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
08/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Torniamo ad occuparci degli Emperor con un EP, "Reverence", che ha tutta l'aria di un singolo. Pubblicato dalla Candlelight Records nel Marzo 1997, giusto qualche mese prima della pubblicazione di "Anthems to the Welkin at Dusk" che ne contiene praticamente tutti i brani: sicuramente contiene "The Loss and Curse of Reverence" in tutte le edizioni, gli altri due pezzi invece sono inclusi nell'edizione americana e nella ristampa del 1998 (è stato ristampato appena un anno dopo!) e successive. Quanto all'EP di cui ci occupiamo adesso è interessante notare che si tratta di un enhanced CD, che include quindi anche un videoclip per il primo brano della tracklist; anche per questo ha tutta l'aria di essere un singolo, perché precede di poco il lancio dell'album e dà molta attenzione ad un pezzo in particolare che sarà incluso nell'album di prossima pubblicazione. Il lavoro è stato anche pubblicato, sin dall'uscita, in vinili (quindi privi del videoclip) in edizione limitata: uno 12'' ed un altro 7'' che contiene solo un brano per lato, con la stessa grafica in copertina. Quanto alla formazione, ovviamente, rispecchia quella dell'album in questione: Ihsan per voci chitarra e tastiere, Samoth alla chitarra, Alver al basso e Trym alla batteria. A colpire immediatamente in questa pubblicazione è proprio la copertina, diversa da qualsiasi altra copertina dei lavori del gruppo, sfoggia uno stile meno "particolare" e più in linea coi canoni standard del Black Metal: possiamo infatti osservare una fotografia di un paesaggio invernale, ancora abbastanza luminoso sul quale è stato applicato un filtro che scurisce e rende più fredda ancora l'immagine, in primo piano, inginocchiato sulla neve, un blackster con in mano un lungo coltello; se ne riesce a vedere giusto la sagoma scura. Altra particolarità è il logo del gruppo ed il titolo dell'EP che sono stati resi in un blu non troppo scuro e molto saturo. Insomma anche la veste grafica rivela che il lavoro di cui ci stiamo occupando vuole avere una veste tutta sua, sicuramente meno criptica del solito, e distinguersi dagli altri album ed EP, la scelta di includere anche il video mostra che il gruppo cerca di proporsi con modalità più accessibili al pubblico più ampio. La proposta musicale degli Emperor è complessa, articolata, sperimentale, i testi invece fanno spesso riferimento a temi mistici affrontati anche con una certa serietà e colmi di riferimenti non immediati da cogliere; insomma non è di certo quello che si direbbe un prodotto di facile fruizione, questo EP cerca di risolvere il problema proponendo il gruppo in una veste che può essere maggiormente apprezzata, anche da chi non è un conoscitore o appassionato di determinate sperimentazioni e tematiche.

The Loss and Curse of Reverence

Iniziamo l'ascolto e la visione di "The Loss and Curse of Reverence" (La perdita e maledizione della riverenza), anche la visione perché - per comodità espositiva ed anche perché del pezzo ci si è già occupati nella recensione di Anthems to the Welkin at Dusk che vi invito ad approfondire - mi accingo a trattare il pezzo secondo la veste con la quale è stato proposto, il videoclip, con un'esposizione che cercherà di seguire in contemporanea musica, immagini e testo. I primi secondi del pezzo sono un caotico susseguirsi di accordi veloci e passaggi di batteria, intanto scorrono delle immagini glaciali come se fossero proiettate su una sorta di pergamena, a colpire è specialmente il fatto che sembri una grafica 3D, insomma si cerca di rendere in modo spettacolare la musica degli Emperor, anche attingendo all'immaginario classicamente associato al Black Metal (anche e specialmente per merito di gruppi quali Immortal). La voce irrompe, mentre ci sono degli arcigni riff a plettrata alternata ed un blast, con un lungo scream, nella pergamena si vede di colpo l'oscurità ed una figura incappucciata che regge un candelabro, sullo sfondo il gruppo intento a suonare, si vede chiaramente Ihsahn, coi capelli lunghi legati all'indietro, agghindato come un guerriero del Black Metal con tanto di spalliere metalliche e spuntoni, sono tutti truccati con facepaint e sfoggiano le espressioni più diaboliche possibili, si trovano sotto ad una scalinata e si intravede anche il manto di fogliame ai loro piedi. Il riff alterna parti veloci con squilli acuti e distorti, in questa prima parte il testo parla di memorie di tormento, del fatto che siano stati effettuati dei tentativi per ucciderlo alla nascita, ma sono stati solo degli stupidi: ignari del fatto che lui fosse già antico, che non si può uccidere ciò che alberga dentro di noi; a questo punto il riferimento non può che andare al Male, che è dentro ognuno di noi. A questo punto il video ci mostra uno zoom progressivo sull'occhio malefico della figura incappucciata, con un bagliore sinistro che si posa proprio in corrispondenza della fronte di questa figura che mantiene un ghigno diabolico; poi si possono vedere delle immagini in cui (forse) Alver sputa velocemente il fuoco a tempo con uno stacco di batteria e subito si vede una panoramica di tutto il gruppo intento a suonare: Alver con lunghi capelli, che spesso ne coprono il volto, vestito di tutto punto con tanto di bracciali e spuntoni, dei pantaloni neri di pelle, Samoth luminoso in una cotta di maglia di anelli ed una collana che sembrerebbe un martello di Thor, fugaci immagini del batterista Trym e quindi passano sullo schermo delle velocissime transizioni in cui si riescono a vedere delle immagini di reliquie, dal sapore ortodosso per via dei fregi dorati sulla croce. In questa fase la strofa continua a raccontare dell'agonia, dell'orgoglio terreno, un cammino intriso nel suo cuore fedele, che lo ha guidato verso i percorsi più oscuri, lontano dai loro modi pestilenziali, lo ha ripulito da una grazia ingannevole. Si capisce che il riferimento è a Lucifero che segue il proprio cuore ribellandosi all'inganno divino e seguendo strade oscure per liberarsi dalla tirannide; nel testo questi si lamenta del fatto che, nonostante ciò, sia stato reso oggetto di disprezzo dagli sporchi, schiavizzati dall'ignoranza (è proprio in questo punto che si susseguono velocemente le immagini di effigi sacre), coloro che hanno ciecamente sputato sopra alla divinità dell'odio, ma adesso si è risvegliata la bestia più oscura. Nel video c'è un Ihsahn invasato, la nebbia scorre velocemente sulla scena, poi l'immagine di una croce solitaria in un paesaggio desolato, l'inquadratura ruota tenendo la croce al centro, si vedono le nuvole in lontananza, la scena poi passa da un musicista all'altro, avvolti nella nebbia, mentre un urlo in scream accompagna una nuova parte di chitarra. Si vedono i colori dell'aurora boreale, forse anche a simboleggiare questo risveglio, l'inquadratura si muove e si apprezzano effetti visivi con il gelo che sembra calare sulla scena, in sottofondo ancora i musicisti che si muovono in modo frenetico. Va detto che questo tipo di atmosfere, sia musicali che visive, saranno praticamente razziate dai Dimmu Borgir che ne faranno la loro fortuna. Dopo una coltre di nebbia di nuovo si vede Ihsahn, che canta rabbioso, parla di come questa bestia si rivolga ai cuori del genere umano ai quali l'indulgenza sembra essere un peccato (qua il riferimento è chiaro: si sta parlando del satanismo di LaVey, il quale potrebbe essere stato anche parzialmente influenzato da Crowley con la sua Thelema); la scena è tutta per Ihsahn, adesso continua la strofa in cui Lucifero, da paladino dell'umanità, si ripromette di estirpare alla fonte ciò che schiavizza l'umanità, il riff è pieno di accordi aperti e si avvale delle tastiere per creare una forte atmosfera epica e malvagia, poi l'immagine di una morte nera con falce che si staglia sul cielo, questo perché nel testo il protagonista dice che lascerà in dono a tutti il desiderio di morte. Quindi segue una parte più melodica, vagamente progressiva, in cui ci sono delle immagini di una corsa nel fitto della foresta, con effetti di fumo in sovrapposizione, in guerriero innalza al cielo la spada, ogni tanto si vede anche il gruppo intento a suonare, ancora il cielo chiaro, poi un'altra volta un mangiafuoco che sputa la fiamma, quindi in primo piano il volto incappucciato di Ihsahn che grida con fare mefistofelico. Tastiere a profusione, mentre sullo schermo scorrono immagini paesaggistiche, di laghi, delle onde del mare, quindi si vede un'eclissi solare ed il mezzo busto di Ihsahn che pronuncia, in quella che sembra una baita di legno, delle frasi che appaiono in sovraimpressione: "Honour / Commended no longer as virtue / Yet, shalt be extolled at light's demise" (L'onore / Non più lodato come una virtù / Eppure, sarà esaltato di nuovo quando sarà stata sconfitta la luce), qua il fare epico si riferisce certamente agli dèi pagani in una sorta di collegamento con le virtù luciferine, della ribellione e dell'autocompiacimento, che rispecchiano i valori del coraggio rappresentati dalle divinità pagane, anch'esse rese oggetto di disprezzo dalla cultura cristiana. Di qui l'annosa questione che vede la repressione dei popoli nordici come il risultato di una guerra combattuta a colpi di religione, non di spada; la vecchia questione che spiega il progressivo infiacchirsi dei popoli "barbari" per via delle prediche di pace del cristianesimo (che secondo alcuni storici avrebbero ottenuto anche l'infiacchirsi delle legioni romane stesse: da macchina di conquista a strumento di difesa ed infine a presidio mai sufficiente per la difesa dei confini che si andavano progressivamente sgretolando sotto la pressione dei popoli nomadi). Ancora delle riprese interne in quella che sembra una baita, questa volta si vede chiaramente un violoncello, intanto suonano le tastiere con timbro di archi, queste riprese dunque vogliono portare all'attenzione dell'ascoltatore la componente sinfonica del brano, ancora paesaggi, questa volta nuvole con scariche di fulmini in lontananza, è chiara la forte influenza di Bathory in questo immaginario che lega il Black Metal alla cultura nordica pagana che si scontra con quella cristiana. Una breve immagine di un cavaliere solitario nella foresta accompagnata dalle melodie sinfoniche che continuano, poi riprende la strofa cantata ed il gruppo si vede in una veste più oscura, nell'ultima parte. Ci sono molte melodie di tastiera e quindi si vedono altre immagini, all'aperto questa volta, di una sezione d'archi, poi di nuovo la morte con la falce, paesaggi nordici, il candelabro che proietta la luce sul violoncello, quindi una sfuriata Black con un riff velocissimo, accompagnato da un breve blast di rullante, l'immagine di un chitarrista che innalza al cielo la chitarra, il fulmine, velocissime transizioni che mostrano il gruppo che suona. Sono tutti scatenati, non c'è ombra di tastiere ma solo una velocità frenetica, movimenti di scatto, volti arcigni, poi tornano in gioco le melodie veloci che si inseriscono sul riff ritmato, scorrono immagini di una corsa per la foresta con un filtro bluastro, si vede il cavaliere della morte che appare nella copertina del primo album. Nel finale Lucifero si rivolge proprio al credente, dicendogli di non parlargli di giustizia perché non ne ha mai vista da parte di Dio, perché Lucifero si limita a restituire ciò che gli viene dato; lo chiamano traditore, poi dice al fedele che non ci vuole nemmeno parlare con lui, perché i fedeli e la parola "traditore" gli hanno strappato via il cuore, ancora ed ancora. Un bel pezzo, accompagnato da un video che sa porsi a metà tra lo stile Black tradizionale e qualche grafica ed effetti particolari che tradiscono la voglia del gruppo di sorprendere e sperimentare, le atmosfere sono prevalentemente nordiche. Interessante l'analogia tra la caduta di Lucifero e la caduta delle tradizioni pagane nordiche, in questo suo sfogo Lucifero appare più umano che mostro. 

In Longing Spirit

 Passiamo al prossimo brano "In Longing Spirit" (Nello spirito bramoso), un riff veloce a plettrata alternata e subito delle tastiere che sembrano imitare un organo, un netto accordo dell'altra chitarra e l'atmosfera si apre ulteriormente, i colpi di tom, le stoppate, cresce l'attesa ed i colpi di batteria si fanno più regolari nella cassa, uno scream si avvicina e quindi la tastiera diventa un coro mentre il ritmo rallenta progressivamente. Il pezzo è una marcia funebre, diventa lento e marcato nel ritmo, la voce è spaventosa in un rantolo sofferente e strozzato, le melodie oscure prendono il sopravvento, la voce è pulita quando pronuncia delle frasi con fare meravigliato e solenne, la voce parla dei paesaggi che si profilano nella propria mente con pensieri di tempi antichi, si chiede se gli altri abbiano percorso questo cammino. Il pezzo procede con incedere solenne ed oscuro e la voce diventa uno scream, tutto è magniloquente, una presa davvero enorme, un risultato suggestivo, c'è molto Gothic in questo pezzo. Parla del mare aperto ed ancora si chiede dove sono tutti, parla del cielo notturno e si chiede se siano tutti in grado di comprenderlo. Un pezzo lento, che prosegue con lo stesso riff, adesso lo scream torna a farsi sentire con forza, è un pezzo che trasmette un'ansia mistica, una sofferenza interiore, mentre le prime frasi sono quasi declamate poi si trasforma in un urlo di sofferenza ed odio: le stagioni scorrono nelle sue vene come se fosse neve che si scioglie sulla sua pelle, strisciano al di sotto della carne. Ancora la musica è statica e continua a ripetersi lo stesso riff che abbiamo sentito fino ad ora accompagnato dalle stesse melodie, tutta l'attenzione si concentra sulle parole, si chiede cos'abbia causato la fine della forza delle divinità. Un momento strumentale con una grande carica emotiva, una specie di strano assolo di chitarra ricco di effetti con una parte veloce che passa da un lato all'altro, poi la batteria velocizza tutto con un blast, la voce comunica tutta la sofferenza di chi annega nei propri pensieri nonostante le risposte abbiano abbandonato quel posto da tanto tempo, insomma è un dramma interiore che si sta raccontando, un dilemma. Intanto il sangue scorre freddo dal suo braccio, in questo momento ci sono riff veloci, l'atmosfera è ricca di sinfonie dissonanti sovrapposte, c'è una voglia di sperimentare, si tratta di un Symphonic Black Metal quanto più possibile vicino all'Avant-Garde (senza esserlo però), poi il pezzo si fa una marcia lenta, un tribale fatto di timpani profondi ed horror in cui si inserisce una specie di coro nordico mentre le urla strazianti continuano a farsi sentire in sottofondo. Nella precedente parte in scream la voce annuncia che morirà un altro, è l'ultimo da vedere, la graziosa entità della Natura, l'ultimo ad avere il suo cuore e la sua anima, inchiodato nell'abbraccio di Lei, trapassa. Un pezzo che è molto diverso dagli altri lavori degli Emperor, prima di tutto per la forte presenza di voci clean che, progressivamente, si trasformano negli scream sofferenti di Ihsahn, in questo pezzo emerge anche la teatralità dell'artista che riesce ad esprimere con un gran carattere ed interpretazione le sensazioni che si vogliono evocare col brano; la tematica è quella di un dramma interiore che porta alla morte del protagonista che torna nell'abbraccio della natura dopo aver abbandonato il corpo morente. 

Opus a Satana

Si conclude con "Opus a Satana" (Inno a Satana), si sentono esclusivamente delle melodie sinfoniche e dei tamburi, il tutto disegna un clima che è medievale, epico, per via dei fiati, molto ritmato come una marcia o fanfara; poi ci sono dei passaggi decisamente magici esclusivamente melodici, un crescendo di intensità ed atmosfera mistica data dagli archi che si intrecciano in cascate di melodie, squilli di trombe come per annunciare un qualcosa di glorioso, poi torna il gusto gotico con dei violini veloci, viole, violoncelli, un continuo aumentare di intensità che porta nuovi strumenti. Ancora solo melodie in un walzer del male, passaggi veloci ed intricati, che si alternano a momenti di morbide melodie, il tema si sviluppa ripetendo alcune parti già suonate, l'ascoltatore viene avvolto da una coltre di epica malvagità. In questo pezzo strumentale non ci sono strumenti elettrici, le parti sono al massimo tre e si alternano ripetendosi, è un brano che ha tutte le caratteristiche di un'intro tirata per le lunghe, è un ottimo brano col quale terminare l'ascolto di un'opera. Poi dei rintocchi di campane, una marcia con rullante e dei corni che si sentono sempre più vicini e che aggiungono ulteriori melodie, la marcia si infittisce di archi, un'atmosfera epica degna della vittoria definitiva del male: spunti medievali, poi un crescendo di ritmo in cui sembra di ascoltare un coro di voci femminili, il pathos aumenta, c'è un crescendo dinamico che culmina con dei tempi forti che rintoccano in modo insistente e l'eco delle campane in lontananza. Un brano che ci mostra le qualità compositive di Ihsahn, padrone indiscusso di questo brano? e non solo di questo. Quello che è interessante notare è la varietà di suoni messi in gioco, le atmosfere medievali che si rievocano in un contesto mistico, magico, un ascolto molto bello che conclude in bellezza questo lavoro.

Conclusioni

Abbiamo ascoltato un EP particolare, un lavoro che pare essere un singolo a tutti gli effetti per l'importanza che riveste il primo brano, dotato anche di videoclip, ma non lo è: nonostante gli Emperor abbiano un album in prossima pubblicazione decidono di sperimentare altre strade. Forse questi altri due pezzi sono dei brani preparati per il secondo album ma non utilizzati, anche perché si capisce che in un qualche modo discordano: per il largo uso di melodie ed anche per l'abbondante uso della voce pulita nel secondo pezzo. Questi pezzi ci mostrano gli Emperor del 1997 sotto un'altra veste che accantona, parzialmente, la violenza del Black Metal per approfondire l'aspetto melodico, ma pur sempre oscuro, che emerge dalle composizioni di Ihsahn che acquisisce un ruolo sempre più dominante nel gruppo. Appare chiaro dal video, ben fatto, in cui Ihsahn ha sempre un ruolo principale sia per l'essere il frontman sia anche per la qualità della sua interpretazione e presenza scenica. In questo EP le melodie la fanno da padrone, sono delle melodie intrise di malvagità, cariche di odio ma anche di uno spirito di rivalsa: mentre nel primo brano si mantiene pressappoco il tema luciferino, anche se ci sono delle riflessioni più interiori del solito, è col secondo brano che si rivela la natura innovativa: il testo è un dramma interiore in cui emerge una sofferenza mortale che si atteggia più che altro come desiderio di tornare alle origini (pagane) e non come semplice avversione verso il dio cristiano. E' un EP con un tema spirituale: il concept è chiaro: mostra la ribellione, il sacrificio ed infine la gloria di Satana, senza parole ma con eloquenti melodie di trionfo con tanto di fanfara medievale che aumenta non poco l'epicità. Altra particolarità risiede proprio nell'artwork che si presenta in una vesta più semplice e canonica, specie confronto a quanto ci avevano abituato gli Emperor con il primo album, ma anche col secondo che sarà pubblicato qualche mese dopo. Questo lavoro dunque è un completamento del secondo album, dato questo che emerge anche dal fatto che nelle edizioni successive i pezzi di questo EP sono stati inseriti nel secondo album e ne fanno parte integrante; allo stesso tempo sviano dallo stile tipico degli Emperor del periodo, ponendo più attenzione alle melodie che prendono sempre più spazio, anche un'anticipazione di quelle che saranno le sorti del gruppo negli anni successivi. A parte il primo brano c'è il secondo, "In Longing Spirit" che fa davvero una bella figura, ponendosi come via di mezzo tra il primo e l'ultimo, che costituiscono quasi gli antipodi: è un pezzo cangiante in cui gli equilibri sono sempre mutevoli e si rimane affascinati dall'estro artistico che emana dall'interpretazione di Ihsahn nei diversi fronti. Con questo EP possiamo ascoltare "Anthems to the Welkin at Dusk" completo di tutti i suoi pezzi irrinunciabili.

1) The Loss and Curse of Reverence
2) In Longing Spirit
3) Opus a Satana
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