EMPEROR

Prometheus: The Discipline of Fire and Demise

2001 - Candlelight Records/Nuclear Blast Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
09/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Ed ecco che gli Emperor realizzano il loro ultimo album, "Prometheus - The Discipline of Fire & Demise", prospettandosi il successo che effettivamente poi vi è stato lo hanno pubblicato, nella prima edizione del 2001, ben due etichette: la Candlelight Records e la Metal Blade Records (c'è anche la versione in musicassetta della polacca Mystic Productions). Nelle recensioni dei precedenti album abbiamo analizzato il percorso di un gruppo che sin dall'inizio ha reso evidente la propria voglia di rompere gli schemi e superarli, col precedente "IX Equilibrium" il gruppo ha mostrato una veste più melodica ed ancora più ragionata, complessa; il presente album continua per quella strada aumentando gli elementi Progressive. Come già anticipato, parlando del precedente album, i singoli artisti iniziavano a sentire delle divergenze - artistiche principalmente - perché ognuno di loro, essendo notevolmente maturato, iniziava a prendere strade diverse e personali; ci sono stati vari tentativi, nel tempo, di riassemblare il gruppo che però hanno portato solamente ad esibizioni dal vivo, non alla pubblicazione di altri album. La formazione è lo stesso trio del precedente album: Ihsahn, che fa praticamente tutto (chitarra, basso, tastiere, programmazione, voci e testi) oltre ad essere il produttore; Samoth che ha messo alcune parti di chitarra aggiuntive ed infine Trym alla batteria (ricordiamo che questi ultimi due, nello stesso anno, hanno pubblicato l'album d'esordio degli Zyklon). Ancora una volta, come avvenuto nel precedente album, si invoca la mitologia classica, questa volta in modo più esplicito anche nel titolo che preannuncia tematiche che in qualche modo hanno a che fare col mito di Prometeo. Il fatto che Ihsahn sta assumendo sempre più il controllo del gruppo, sia dal punto di vista della produzione che del songwriting, non dev'essere di certo piaciuto agli altri che, evidentemente, non si riconoscono più nella musica he pubblicano con gli Emperor; già dal 2004 in poi Ihsahn, con l'omonimo progetto (è chiaro che non può impadronirsi del nome Emperor), proseguirà proprio partendo dalle sonorità dell'album di cui ci occupiamo adesso, mandando di fatto avanti l'eredità Emperor. Anche in questo caso la copertina dell'album deriva da un'illustrazione classica (conservata al British Museum), si vede un particolare - molto camuffato dagli effetti - in cui c'è un Prometeo supino, in una posizione contorta, incatenato ad una roccia per le braccia e le gambe; sopra di lui un'aquila che gli dilania il fegato che, come vuole il mito, continuerà a ricrescergli per poi essere dilaniato nuovamente il giorno successivo, per sempre. Si nota il piede in alto a destra, i capelli ricci di Prometeo, l'aquila è in buona parte nascosta dal loro; in baso invece un effetto fumo, col titolo dell'album ed alcuni caratteri di questo che sembrano cadere. Tutta la copertina è stata realizzata in diverse tonalità di blu e viola, nemmeno tanto scura tra l'altro, a garantire la visibilità delle scritte c'è un semplice contorno. In questo caso abbiamo una grafica concettuale ma meno elaborata rispetto agli standard ai quali il gruppo ci aveva abituati.

The Eruption

Ma ora lasciamo stare le premesse e passiamo all'ascolto di "The Eruption" (L'eruzione), suoni ambientali da dungeon, vento e parole sussurrate, poi degli arpeggi neoclassici da clavicembalo con degli archi di accompagnamento, lo stile è barocco francese, molto sofisticato con contrappunto, trilli ed agilità. L'atmosfera è grandiosa e sinistra, l'intervento degli strumenti elettrici è maestoso: avviene con un accordo largo ed esplosivo, trionfale, seguito da una breve scala ascendente cadenzata, poi plettrata alternata ed un blast, ogni tanto emergono dei violini, il riff si stabilizza e quindi interviene uno scream acuto ed aggressivo, poi un coro pulito con intermezzi sinfonici. L'intero pezzo sembra in contrappunto, melodie diverse si incastrano alla perfezione per quanto distanti possano sembrare, poi il pezzo prende una piega decisamente Avant-Garde con tempi composti, sincopati, accelerazioni e decelerazioni nelle cadenze ipnotiche, cori puliti di stampo epico, tra accordi lenti e continui passaggi veloci di batteria, una chitarra ritmica ed una melodica in un assolo continuo e coinvolgente. Poi un passaggio strumentale con melodie di due chitarre ed archi che si intrecciano, esplosione aggressiva in un Black Metal con effetti elettronici, cori puliti a sorpresa, inseguimenti di trilli sinfonici, strutture complesse e contorte. Si torna al riff principale, con una voce roca che sussurra, poi parte un assolo in stile Thrash con una cavalcata malefica, un inseguimento di assoli uno dietro l'altro, poi una pace barocca di classe, inserimenti elettronici, ritmi cantilenanti, altri passaggi melodici ed il ritornello corale con accordi insoliti, interpretazione vocale drammatica e vibrante, si ripete e si sviluppa, poi lascia il posto alle sinfonie ed alle chitarre che diventano melodiche e lentissime, su una base quasi futuristica mentre una voce sussurra; sul finale effetti industrial. Una presentazione con un sound abbastanza diverso rispetto all'album precedente, possiamo parlare apertamente di Avant-Garde Black Metal. Il testo inizia dalla decadenza, dalle rovine di un'era un tempo grandiosa: dopo anni passati in tunnel oscuro ora c'è solo il silenzio ed il nulla. Le grida giubilanti di adorazione non erano altro che gli echi, della sua parola dura e schietta, che si riflettevano a lui rimbalzando sulle mura fredde e spoglie, illusioni di saggezza antica fuggite da vuoti circoli. "Dal nulla è sorto tutto ciò che io abbia mai conosciuto", questa è l'antica saggezza e chiave di lettura del testo; il concetto risulterà familiare a chi ha avuto la pazienza di approfondire la recensione del precedente album trovandovi il concetto finale che riporta alla presentazione e definizione della divinità per eccellenza: "io sono colui che è", con tutte le considerazioni conseguenti. Dunque egli osservò le rovine di un impero antico ormai distrutto, eppure non provava rabbia ed odio, era piuttosto sconcertato dal vuoto che circondava il suo trono; come se ciò non bastasse, ad un certo punto le mura si spezzano e si aprono (come fosse un libro) scricchiolando ed appare un tremolante vuoto immenso, grigio, dunque la domanda "What force, but silence, has deprived me of my coil? No trail to guide me. No point of reference in sight." (Quale forza, oltre al silenzio, mi ha privato del mio fardello*? Nessuna pista per guidarmi. Nessun punto di riferimento in vista) [* anche in questo caso, come avvenuto in un pezzo del precedente album, la traduzione di coil va intesa nel senso shakespeariano del termine: il fardello della vita], eppure tutto questo ha un senso perché dal nulla la resurrezione sarà più pura. L'ultimo è un concetto molto caro allo spiritualismo in generale, la concezione che bisogna prima svuotarsi di tutto per poi essere pronti ad accogliere qualcosa; è proprio questa infinita potenzialità del vuoto (fattore fondamentale della filosofia asiatica al punto da considerarlo il quinto elemento, il più prezioso) tanto che se Sun Tzu (in L'arte della Guerra) parlò dell'importanza strategica di essere come l'acqua, che sa adattarsi ad ogni recipiente e vincere perfino la roccia con la tenacia; Miyamoto Musashi (in Il libro dei cinque anelli) dedica riflessioni esoteriche al tema nel Libro del Vuoto, in cui il vuoto non si può percepire ma si desume solamente conoscendo l'esistente (la mente è il vuoto) in un libro interamente dedicato al pensiero della morte (un memento mori) che poi ispira il libro Hagakure (di Yamamoto Tsunetomo), col suo carico di conoscenza Zen applicata alla guerra. La stessa essenza ciclica, ricorrente tanto nel buddismo quanto nella cultura celtica, impregna questo testo che dalla distruzione fa partire la rinascita.

Depraved

Ed ora "Depraved" (Corrotto), che prosegue il discorso del testo precedente come se il racconto non si fosse mai interrotto. Egli guardò il mondo e vide che era ancora corrotto, come lui ma in modo diverso, chiuso. Non si rese conto di essere già stato catturato dal loro ciclo, con loro fuori, corrotti; una ribellione istintiva, posseduto da una disperazione bestiale, gli fa combattere questa legge e spezzare l'incantesimo. Capisce perché aveva creato un impero, lo aveva fatto per fuggire dalle verità nelle quali essi cospiravano; nasce uno straniero nello spirito, egli infatti si trova in un contesto diverso ed ostile, un mostro in mezzo ai ciechi. Questo ultimo passaggio è molto importante perché fa capire chiaramente che si parla di una sorta di messia, c'è una reincarnazione, lo abbiamo visto, e questo essere torna in spirito e guarda il mondo com'è divenuto; rimane poi intrappolato nelle leggi degli uomini che lo popolano ed in tutto questo non si può fare che pensare anche alla storia di Gesù Cristo che, secondo la religione cristiana, sceso in Terra a portare un messaggio divino, si trova ostacolato proprio dalle persone che popolano il mondo e, in modo specifico, dalle loro leggi che - mascherate da verità - hanno lo scopo di proteggere l'ignoranza ed i privilegi dei governanti. Del resto qualsiasi persona illuminata non potrebbe essere compresa dalla massa di ignoranti, è logico, che piuttosto cercherà di metterla a tacere con la forza. Nel testo egli cerca di invertire il modo di vivere di queste persone e, nel tentativo, si accorge che c'è ancora vita nei morti che si rifugiano in un labirinto infinito; si chiede se sia questo lo scopo del suo ritorno, del perché è stato chiamato a tornare. Un testo profondo, mostra la sensibilità ed i dubbi. Accordi distorti, effetti come di un respiro meccanico, una voce bassa che recita alcune frasi e poi accordi più vigorosi, la batteria si fa sentire in un tribale, le chitarre si sdoppiano, c'è della psichedelica nel riff poi in questo caos creativo parte un assolo melodico e veloce che culmina con dei fischi, poi continua mescolandosi alla base. La melodia prosegue mentre in sottofondo ormai c'è un blast, il riff si fa stabile e quindi diventa una strofa cantata con lo scream, leggermente effettato da un'eco forte, variazioni con una chitarra che regala una melodia distorta che si pone in primo piano, duettando con la voce, dopo una stoppata improvvisa il pezzo riparte immediatamente come se non si fosse mai fermato, ancora altri fischi, poi la tastiera porta atmosfere calme ed epiche. Irrompe nuovamente lo scream, in coro questa volta, i riff di chitarra sono ormai robusti e molto ritmati, una solida base con blast e basso che segue, riprende la melodia di chitarra in primo piano, quasi una filastrocca sinistra, si evolve con l'aiuto delle tastiere e diventa un assolo di gusto Progressive. Tutto rallenta, la batteria tace e si ripresenta con esplosioni, poi un coro pulito tra colpi tempestosi sui piatti e fischi di chitarra vibrati, l'atmosfera è surreale ed i piatti fanno un bell'effetto. Si riprende con la parte distorta mentre le chitarre cambiano tutto con degli armonici distorti e stranissimi, note acute che spiazzano, fischi, ogni tanto le tastiere si fanno vive con brevi melodie, la chitarra ritmica invece è statica come la batteria che mantiene la struttura però si concede continue variazioni. Ancora ritmi tirati, continui stacchi sui tom durante il blast, si riprende col riff principale, cantilena melodica di chitarra, stoppata e poi si riprende con l'aiuto della tastiera ritmata, altro assolo di chitarra e si conclude. Un pezzo particolare, si sente che il gruppo è maturato, ma si sente anche il predominio di Ihsahn perché tutti i pezzi sono costruiti a sua immagine, principalmente: meno parti furiose e più melodie.

Empty

Andiamo avanti con "Empty" (Vuoto), inizia già nel pieno del caos con riff distorto, blast, orchestra in controtempo e trilli di fiati, ogni tanto la chitarra che fischia; è davvero incomprensibile, poi il riff si distende con parti lente di archi alternate a variazioni armoniche di chitarra, la voce inizia a cantare con uno scream basso con risposte acute, ancora archi e l'urlo finale che continua. Una parte caotica strapiena di elementi che di colpo si fa barocca, con inserti elettronici futuristici, le chitarre tacciono e si sente poco anche la batteria, poi il riff diventa più statico con un sacco di pulsanti parti elettroniche che poi si arricchiscono di violini, altro tripudio di complessità creative con uno scream da esaurito, Avant-Garde istrionico e fantasioso in cui parti con tempi complessi ed elettronica si alternano a momenti classici barocchi. La distorsione è alta ed alcune parti di chitarra si traducono in un intricato disturbo sottostante smorzato dalle tastiere, dopo un ennesimo scream violento c'è una parte a plettrata alternata con un altro blast più ritmato, altri fischi e poi plettrate serrate ed aggressive, sopra c'è uno scream violento che si prolunga, le influenze elettroniche fanno pensare a derive Industrial, con questa atmosfera il pezzo prosegue e dopo si torna al riff principale con le chitarre che fischiano sugli armonici col finale che arriva di colpo. E' un pezzo di difficile digestione, si fonda su di un riff principale che viene riproposto regolarmente ma, di volta in volta, alternato o accompagnato da parti che cambiano sempre in modo imprevedibile; forse è un dei pochi pezzi con una presenza elettronica così evidente. Il testo racconta di uno che è un guscio vuoto, un cuore luciferino dal guscio che ha subìto un urto, questo inizio apre la porta a numerose digressioni: arrivando subito al dunque si deve notare la forte analogia tra la figura di Lucifero (visto da un'ottica gnostica) e quella di Prometeo. Mentre la visione tradizionale cristiana associa Lucifero a Satana, come due nomi della stessa entità (quindi Lucifero è il travestimento d'angelo messo in atto dal demonio ingannatore e tentatore); la visione gnostica considera Lucifero in modo diverso, nella sua accezione originale di "portatore di luce" (lux fero), in cui questa luce è da associarsi alla conoscenza (il lume della ragione?) che poi non è altro che il peccato originale di Adamo ed Eva che hanno mangiato i frutti dell'Albero della Conoscenza, diventando quindi sapienti rispetto agli altri animali, tanto da poter sfidare la volontà divina. Un mito quasi identico è quello di Prometeo che crea l'uomo col permesso di Zeus e gli fa dono della fiamma che attinge dal carro di Apollo, un gesto che già gli costa una severa punizione divina; Prometeo, ancora affezionato all'uomo e non soddisfatto, ruba la sapienza ad Atena e ne fa dono all'uomo scatenando l'ira degli dèi perché così l'uomo aveva acquisito i mezzi per sfidarli. Inutile dire che queste concezioni aprirono la strada a riflessioni poi diventate fondamentali nell'esoterismo in generale e successivamente nella New Age, che attinge a numerose discipline, mescolandone, spesso distorcendone il senso. Nel testo ci si riferisce ad un guscio ormai freddo e vuoto, in tempi passati aveva annunciato in modo roboante e furioso la distruzione della stirpe umana ma alla fine si capì che questa era l'unica cosa che gli restava. Erano passati da molto tempo gli antichi fasti di bugie perché infine è riuscito a fermare il tempo stesso, costringendolo ad una costante e straziante ricerca di un momento di tranquillità, sommergendolo di oscurità al punto dal trascinarlo lentamente alla follia: un inferno di ghiaccio, con un eterno cuore che sanguina bruciante.

The Prophet

Il successivo pezzo è "The Prophet" (Il profeta), un inizio con un riff piuttosto lento per gli standard di quest'album, melodie gravi e lente danno un sostegno solido ad un riff fatto di accordi ed una batteria prima tribale e poi in un blast moderato. La voce si fa sentire con un recitato rauco ed inquietante, me melodie di tastiera si intrecciano, poi un coro sul quale spicca una voce solista pulita e chiara, tocchi cristallini di pianoforte e cascate di melodie distorte, poi la voce si fa più grattata in uno scream leggero che diventa sempre più pesante col proseguire della strofa. Le parti di chitarra vibrano e si fanno incisive, il basso è un potente sostegno ma non emerge mai, altro coro con tocchi delicati sul pianoforte ed acuto finale. A sorpresa un riffone pesante con blast, poi fischi acuti ed una vocalità più estrema, la parte è veloce e casinara, un Death/Black d'assalto, il blast si sposta dalla cassa al rullante, le melodie tacciono o passano in secondo piano. Dopo il pezzo diventa Industrial con riff serrati a corda libera che passano da una cassa all'altra, alternati da fischi Groove. Poi il silenzio, sussurri, ambient, dopo altra esplosione col coro che abbiamo sentito, con una voce chiara e brillante, che sostiene le note legate, con delle vibrazioni. Dopo altre parole sussurrate il riff diventa Avant-Garde, una chitarra in tremolo veloce, atmosfera possente, batteria che macina blast, orchestre intermittenti e sempre più incalzanti con una dinamica crescente, il pezzo continua così e sfuma nel silenzio lasciando un senso di inquietudine. In questo testo il protagonista si sveglia dopo un lungo sonno e, spaesato, cerca un mentore perché non sapeva più dove si trovava (in questo è impossibile non notare la similitudine con l'inizio del viaggio di Dante nella Divina Commedia, ispirazione del precedente album). In questo tempo successivo ai miracoli il profeta non giunge per curare, ma piuttosto per testimoniare la morte, nel luogo dove sangue e terreno giacciono oltre i confini del sole, lui è il profeta, porta l'oscurità ed assorbe la luce; la sua morte porterà l'apocalisse in un'esplosione. Concetto piuttosto simile alla Rapture protestante, con il credo della seconda venute del messia cui conseguirà l'apocalisse; il concetto che si esprime in questo testo è quello della rinascita, in una forma nuova e con caratteristiche nuove tali che, appunto, chi prima era il portatore della luce poi diventa il portatore di oscurità; il concetto della ciclicità della vita molto buddhista potrebbe aver ispirato questo testo, con ogni probabilità.

The Tongue of Fire

Passiamo a "The Tongue of Fire" (La lingua di fuoco), già il titolo preannuncia discussioni complesse perché nella Bibbia si parla in due occasioni della lingua di fuoco: nel momento della Pentecoste con un rombo in cielo gli Apostoli vedono discendere in loro delle lingue di fuoco che portano in loro la benedizione dello Spirito Santo e da quel momento saranno in grado di parlare tutte le lingue per diffondere la Parola; nell'altra occasione si fa riferimento a Gesù, della sua lingua che è una spada e della sua parola che è un fuoco. Un fatto sembra essere certo: l'analogia tra il fuoco e lo Spirito Santo e questo carattere di "essenza creativa" che ha la parola (del resto fu col Verbo che avvenne la creazione). Lo stesso fuoco, d'altronde, rappresenta la conoscenza razionale che Prometeo ha donato all'uomo per distinguerlo dagli altri animali, la luce della conoscenza (e qui torniamo a collegarci a Lucifero). Nel testo il protagonista chiede che gli venga insegnata la lingua di fuoco così che ne possa infiammare il mondo, che è freddo e la cecità non può dargli più riparo; vuole apprendere la lingua di fuoco così da poter urlare la propria collera, la propria passione, altrimenti decadrà. La sua è un'anima mai silenziosa, eppure senza parole, imprigionata in una tomba maledetta il cui vuoto lo fa impazzire lentamente. Lasciato a morire nell'oscurità, in un sonno vigile, schernito da gocce di luce che colpiscono la superficie. Questo testo è un grido di disperazione, l'essere che si trova in questa condizione non ha la parola, la speranza, per esprimere la propria rabbia e liberarsi dal sonno cui lo ha indotto l'oscuro vuoto in cui è stato confinato. Anche in questo caso inizio chiassoso, caotico, con una batteria molto presente, due chitarre si occupano di ritmo e melodia, la voce arriva in un coro estremo, la melodia è distorta. C'è disperazione nella voce, le melodie sono dissonanti ma continuano in modo statico, varia la strofa mentre l'accompagnamento prende groove e la melodia diventa una litania ripetitiva, poi assume qualcosa di Progressive, stoppa e prosegue. Ancora nessuna traccia delle tastiere, torna a farsi sentire la voce, brevi apparizioni, le chitarre sono protagoniste ed il basso si riesce a seguire meglio; entra in gioco una tastiera che fa la parte dei violini, la voce diventa neoclassica in un'aria pulita e tenorile, con finali acidi, poi il passaggio più maestoso che prende una piega atmosferica con arpeggi e passaggi Progressive e Blues. La batteria adesso è un tribale di pelli che fanno da contrasto alle melodie con arpeggi ed accordi cristallini, il pezzo poi diventa quasi Fusion, specie quando ci si mettono delle tastiere in stile nostalgico e la chitarra ha una distorsione più leggera e graffiante; il riff si fa carico di groove e la voce alterna parti pulite ed in scream in rapida successione per poi concludere con un falsetto in coro. Nulla è prevedibile e l'attenzione rimane alta, alcune parti potrebbero ricordare lontanamente gruppi come Atheist (per quanto riguarda gli strumenti), il riff si fa di nuovo caotico, con una voce ancora più disperata ed una profusione di melodie che si incastrano sulla base offerta da un blast incessante in sottofondo. Ancora una volta la litania distorta, che si sviluppa con atteggiamento neoclassico e sfocia in un passaggio pieno di archi ed atmosfere distese, questa ultima fase dura a lungo e porta lentamente alla conclusione questo brano.

In the Wordless Chamber

Il sesto pezzo è "In the Wordless Chamber" (Nella camera senza parole), riff Black Metal con accompagnamenti sinfonici, specialmente archi, una batteria ritmata e cavalcante, squilli di trombe cori di scream; il pezzo ha un incedere drammatico e guerresco. C'è molto spazio per le tastiere in questo pezzo, la voce è straziante, a volte si confonde con la base altre ne emerge proprio per via delle dinamiche. C'è da dire che la batteria spesso mantiene il blast sul rullante mentre, a differenza degli altri pezzi, la doppia cassa è ovattata e quindi serve più che altro a dare l'atmosfera. Il riff principale è alternato da squilli di tromba che fanno pensare ad una fanfara di battaglia, il momento epico si raggiunge poco dopo con un rullante militaresco, tempi molto lenti e distesi di una magnificenza enorme, poi il coro pulito su melodie acute e sotto una voce baritonale che risponde al canto, un momento davvero alto ed epico, cascate di melodie e poi il silenzio con un'orchestra malinconica, violini e violoncelli soffusi, gradualmente prende forza, grazie ad interventi della chitarra elettrica che scandisce lenti accordi. Doppio pedale andante, un sussurro malvagio ed un crescendo di rullante accompagnato da un'orchestra vibrante, ancora l'orchestra solitaria con suoni molto lievi, violini distanti ed armonie rasserenanti che contrastano con quanto prima ascoltato. La malvagità cova in quelle note con dei violoncelli e corni che in sottofondo crescono sempre più, con accordi minori e di colpo un'esplosione con blast di cassa, chitarre velocissime e la melodia ritorna quella del riff principale con gli squilli di trombe, la voce torna forte e disperata come prima, stacchi sui piatti, una melodia in variante, con le trombe che si fanno più acute, poi il suono si distende con un lungo scream ed accordi lenti e cadenzati, riff serrati ed andanti, rullante a guerra e poi una conclusione neoclassica con le chitarre distorte e l'orchestra. Un pezzo davvero sublime, un esempio di classe che ha influenzato e determinato il filone del Symphonic Black Metal; le parti Avant-Garde continuano a sentirsi e sono inserite specialmente in quelle parti coi cori puliti e le sinfonie neoclassiche con tempi cadenzati (quasi a walzer). Il testo è ambientato nella "camera senza parole", in cui ci sono degli esseri che temono la morte disperatamente, si raggruppano presso i frutti della terra bramando la dispersione, per evitare di dover conoscere il perché delle cose. Nella camera senza parole temono disperatamente anche la vita, perciò hanno proclamato ogni verità data e l'hanno bevuta, per giustificare la loro paura. Questo passaggio è abbastanza oscuro ma potrebbe essere un riferimento ai primi uomini che, temendo la morte e la furia degli elementi, preferivano non conoscere e sostituire alla conoscenza delle superstizioni per giustificare e motivare le proprie paure. Egli sapeva che ci sono state orde di veggenti prima di lui, che si sono messi in moto per trovare una cura, ma i malati non volevano separarsi dal loro male, come se fosse proprio questo a farli sentire vivi. Nella camera senza parole, dunque, egli accettò la disperazione e le imprevedibili manifestazioni della speranza. Testo interessante, senza dubbio, sembra voler dare una spiegazione delle meccaniche inconsce e primitive della mente umana, con un tocco di misticismo.

Grey

"Grey" (Grigio) comincia con uno stacco di batteria e delle chitarre distorte che, ritmate, creano melodie quasi dissonanti, c'è l'approccio Avant-Garde in come i fischi armonici e le dissonanze si mescolano a ritmi complessi, la voce compare effettata (quasi robotica); il riff è un intricato mix di ritmiche complesse che si susseguono imprevedibili. Arriva poi un inquietante motivo alla chitarra distorta, una melodia dal sapore horror, che fa ordine e prende il sopravvento su tutto sconvolgendo il pezzo; accordi lenti e maestosi, poi la batteria torna in campo con dei brevi interventi sulla cassa, questa parte dura a lungo e poi porta a quello che sembra un assolo di chitarre che si fanno quasi neoclassiche, poi archi e fiati si gettano in una sinfonia maestosa che continua a farsi sentire anche quando le chitarre si fanno più tipicamente Black e compare la voce, questa volta imperiosa. Seguono parti cariche di groove, con fischi e ritmo, poi il blast e la voce si fa pulita ed epica, altre parti di chitarra vibrata e graffiante, la voce prosegue con degli acuti in falsetto. Ancora chitarre complesse, dissonanze, blast, atmosfera surreale, si riprende con la strofa che, tra fischi inaspettati e melodie estreme, fa perdere il filo del pezzo. Poi uno stacco strumentale, riprendono le tastiere con degli archi, le chitarre si fanno più canoniche in una cavalcata, riprende la voce e dopo la parte cantata c'è un accenno di assolo di chitarra ma viene seguito da una parte cantata con voce pulita ed epica, altro passaggio strumentale virtuoso e poi altra parte cantata con falsetto in coro, un breve stacco e quindi un finale con scream prolungato e chitarre dissonanti. Pezzo complesso, di difficile digestione, questo. Il testo ci proietta nella situazione in cui tutto è scuro, non ci sono più punti di riferimento e quindi non possiamo più navigare seguendo le stelle, semplicemente andiamo avanti e finiamo da qualche parte. Ove le luci sono deboli e le sfumature di nero sono grigie, il tempo appare come un vitello d'oro mentre i momenti fuggono via; c'è una ricerca di libertà nel futuro dove le ore cadono alle spalle. Può sempre morire, un altro giorno, disperatamente afferra il domani, è tutto fuori dalla sua portata, questo è ciò che ha appreso, questo è ciò che insegna. La corruzione sembra fiorire, mentre promette decadimento. Dove le luci sono deboli e le sfumature di nero sono grigie, dal momento dell'arrivo sono portati alla deriva, con nient'altro che un grido distante, dal profondo di un'anima, una voce senza parole che li guida; disperatamente chiamano la voce e rendono proprie le sue grida, come per negare il fatto di essere soli. Si mischiano nella solitudine e disillusi cadono vittime, potrà sempre vivere, un altro giorno. Testo sofferente, questo, in cui si descrive la vicenda di naviganti alla deriva, guidati solo da urla lontane e che, persi, si affidano a queste per trovare una strada finendo poi in trappola.

He Who Sought the Fire

Andiamo avanti con "He Who Sought the Fire" (Colui che ha cercato il fuoco), il riferimento è a Prometeo, che nuovamente è venuto ad accarezzare il conforto dei misteri, ispiranti e lontani, senza tempo nel momento in cui hanno dipinto l'immortalità. Da sempre attirato verso il centro di questa affascinante fiamma ma pur sempre timoroso del sacrificio che gli avrebbe costato conoscere il suo nome. Qua si sta parlando del mito di Prometeo ed il fuoco prende le vesti della Conoscenza, conoscere il nome di questo fuoco significa penetrarne l'identità, arrivare fino alla radice della conoscenza, ciò comporta inevitabilmente un sacrificio: questo lo possiamo vedere nel mito odinico (il sacrificio di un occhio per poter acquisire una vista interiore), ma anche nel più recente mito di Faust, che scende a patti con Mefistofele per ottenere proprio la conoscenza. Il mistero però gli dice "non disperare, avrai sempre un amico in me, fino al giorno in cui decifrerai il mio codice, a quel punto io me ne andrò e tu sarai libero? per manifestarti in altro modo"; ambiva arrivare verso i cieli, ma adesso brucerà colui che ha cercato il fuoco (questa frase sembra adattarsi più ad Icaro, del quale il gruppo parla nel precedente album tra l'altro); alcuni piangeranno le fredde ceneri, altri osserveranno l'inferno svelato. Questo ultimo passaggio sembra andare nel senso, già sopra notato, dell'analogia tra Prometeo e Lucifero: è infatti la caduta di Lucifero che determina l'inferno nella terra. La caduta di Lucifero riprende un antico mito cananeo (e sulla Terra di Canaan nulla è chiaro, nella Genesi si parla sempre di un popolo sconfitto, che dimorava nella striscia tra Libano ed Egitto, si trattava molto probabilmente dei Fenici) di Athar che tentò di usurpare il trono di Ba'al e perciò è stato costretto a governare, piuttosto, il mondo dell'oltretomba (un mito che riappare in tantissime culture diverse). Se l'epilogo della vicenda di Lucifero era semplicemente la caduta in un abisso senza fondo, la confusione tra Lucifero e l'altro angelo Satanael, ha fatto il resto e quindi nella tradizione cristiana i due si sono fusi in un unico personaggio: è in Isaia che il mito di Lucifero appare più preciso, si parla di un angelo splendente, figlio dell'alba (evidente riferimento a Venere) che un giorno ebbe l'ardire di voler scalare il cielo ed ergersi sempre più in alto, più in alto delle stelle di Dio, quindi è stato gettato su Sheol (una sorta di oltretomba ebraico), nel buco più profondo; una sorte simile sarebbe toccata anche ad Azazel, di lui però si dice che sia stato incatenato a testa in giù nel buco più profondo. Si aggiungano altri miti simili e se ne ricava la figura di un cospiratore vendicativo, Satana, che cerca di avere un regno suo in contrasto con quello divino. Nel Corano, invece, si parla chiaramente di Satana (non Lucifero), secondo questo mito la caduta avviene perché Dio ha creato Adamo ad immagine di Dio e dunque ha chiesto a tutti gli angeli di inginocchiarsi di fronte alla sua ultima creazione, come fosse anch'esso un dio superiore a loro; Satana si sarebbe rifiutato di inginocchiarsi a qualcosa creata dopo di lui, parimenti anche i sostenitori di Satana, si sentivano usurpati da Adamo. Così Dio li scagliò in Terra (non nell'inferno). La differenza è notevole: nel mito della caduta di Lucifero questi vuole superare Dio in splendore, quindi una volta arrivato nell'inferno cercherà di creare un proprio dominio per rivaleggiare con Dio; nel mito di Satana invece questo è solamente geloso della posizione che il nuovo arrivato Adamo ha assunto, perciò una volta caduto in Terra odierà l'uomo come un fratello maggiore che invidia le attenzioni che riceve il fratello minore preferito dal genitore. E' chiaro che in questo testo ci si riferisce a Lucifero come ambizioso cercatore della Conoscenza. Riff dissonanti come nel precedente pezzo, ritmati in modo più lento, accordi acuti, poi un blast con passaggi intricati e veloci in plettrata alternata, la voce inizia a farsi sentire quasi un minuto dopo ed è uno scream potente e minaccioso, la strofa prosegue e poi stoppa, la parte strumentale cambia e la batteria si fa più incisiva nel ritmo, le chitarre invece sono in tremolo picking, particolarmente vibrate nel finale del riff, anche la voce cambia accento nel ritmo e si fa più incalzante. Ci sono fischi ed un certo groove nel riffing che sfocia poi in una parte decisamente Progressive con momenti di chitarrismo virtuoso, altra stoppata e si torna al riff precedente, con rapidi interventi vocali; poi la chitarra resta da sola in una plettrata alternata, la batteria fa alcune stoppate e poi parte un assolo veloce e melodico, riprende la voce ed appare una tastiera in sottofondo. La batteria è ancora in blast ma si tratta di brevi raffiche, non un continuo, la chitarra è lo strumento prevalente e principale nel pezzo, riceve molta attenzione e gli interventi vocali sono brevi e spesso molto simili tra loro. Si ripete la parte di chitarra Progressive, così si ripete nuovamente la strofa cantata, un breve intervento di voce pulita a fine strofa, poi stacco strumentale ed un nuovo blast più Black. Una variazione della strofa, con un accordo leggermente più grave, poi rallenta in melodie e finisce con chitarra e delle frasi in voce rauca, alla fine si sentono le tastiere ed il pezzo si conclude.

Thorns on My Grave

Il brano finale è "Thorns on My Grave" (Spine nella mia tomba), entra in gioco furioso con un blast e riff serrati e veloci, poi si distende con delle melodie più lente ma non perde la furia, accordi taglienti in stile Progressive Black Metal, poi sinfonie, ancora una batteria preponderante e le melodie si fanno più vorticose con gli archi, è un assalto sinfonico. La sensazione è di una furia drammatica, perfetta per un epilogo, le chitarre sono distorte e fischiano di tanto in tanto in tanto, poi la voce è più bassa del solito, disperata ed interpretata davvero bene. Ancora una volta sinfonie, in cui il asso scandisce i tempi del crescendo, violini in prevalenza ed ancora la voce aggredisce e diventa quasi un growl nel finale prolungato, poi torna acuta ed incisiva. Cascate di archi, il rullante pesta regolarmente, riff taglienti e melodie inquietanti, il tocco melodico resta, poi si passa ad una fase quasi Progressive con una chitarra in primo piano, la voce diventa un sussurro aggressivo (fa pensare agli Atheist), altro passaggio melodico strumentale, dal gusto neoclassico. La parte strumentale dura tanto, ogni strumento segue tempi diversi che si incastrano, duettano con botta e risposta, di nuovo i sussurri malefici ma questa volta l'atmosfera è più rilassata, quasi epica. Il pezzo prende vigore, ma è ancora a velocità moderata, una stoppata e poi si riprende con un blast bestiale introdotto da uno scream soffocato, tornano anche le tastiere con le loro sinfonie, la sofferenza traspare dallo scream, altre cascate sinfoniche tra una parte cantata e l'altra. Forse non tanto entusiasmante come pezzo conclusivo. In questo testo il protagonista consegna il proprio corpo alla terra, avvolto in un foglio di plastica, ritiene che essendo quel corpo parte di questo spazio-tempo, dovrebbe rimanere nascosto. Questo corpo va avvolto nella plastica e sterilizzato perché contiene in esso ogni malattia mai conosciuta, dolore e morte, che non potrebbe mai scatenare. Sotto l'ingannevole fragile carne prolifera l'odio sempre crescente che vi è nascosto, dall'inizio della sua esistenza ha alimentato questa ingorda infezione (qua si parla sicuramente di Lucifero e della sua smania di conoscenza e di superare Dio), questa ricerca di onnipotenza ed eternità gli ha fruttato l'essere cacciato. E' il padre ed il figlio, la sua anima esule è fuggita da questo corpo depravato, il suo ultimo desiderio è solo quello che vengano poste spine sulla sua tomba. Forse in questo ultimo passaggio c'è un riferimento al concetto della benedizione delle spine cui fa riferimento Paolo nella lettera ai Corinzi, è un chiaro riferimento al martirio di chi muore ingiustamente nel perseguire un disegno divino; in questo caso si può affermare che Lucifero, imitando e rivaleggiando Dio, si definisce Padre e Figlio e quindi a morire in questo caso è il Figlio mentre lo Spirito Santo (l'anima esule) è pronta a trasferirsi altrove e rinascere in altra forma.

Conclusioni

Il capitolo finale della discografia degli Emperor mantiene tutta la creatività del gruppo però bisogna ammettere che in questo episodio particolare l'influenza di Ihsahn è più prepotente che negli altri. La base Symphonic Black Metal riceve una decisa influenza Avant-Garde che porta a melodie dissonanti e tempi intricati, in alcune parti la formula è esaltante, in altre si traduce in una complessità fine a se stessa. E' un album importante, il ruolo principale non è rivestito affatto dalla voce ma piuttosto dalle chitarre, la batteria vede ridimensionato il ricorso al blast - che negli album precedenti era praticamente perenne - a favore di scariche e passaggi più atmosferici. La voce non cambia molto rispetto a come la ricordiamo, se non per il fatto che si fa sentire di meno, grandi protagonisti dell'album, infatti, sono i sempre più lunghi passaggi strumentali che fanno pensare a gruppi quali Atheist e Cynic, portando un'influenza Progressive al sound di base estrema. Per quanto strano possa sembrare la produzione, complessivamente, non è all'altezza del precedente album; forse anche perché il cambio di sound in favore di sonorità più Progressive non è stato accompagnato da un aumento di cura dei suoni puliti in quelle fasi. La veste grafica si presenta bene ma non si avvicina alla bellezza delle opere precedenti, così come pure i pezzi sono ben composti e realizzati ma mancano di quel qualcosa in più che rendeva straordinari i pezzi di altri album. Quello che emerge da questo lavoro è un gruppo dalle potenzialità enormi arrivato ormai in una fase in cui ogni diverso membro ha diversi interessi, in questo ultimo album Ihsahn ha preso le redini, ma se è l'unione che fa la forza è ovvio che da solo non avrebbe potuto raggiungere quanto fatto in precedenza, ma solo un bell'album che non riesce ad eguagliare i precedenti. Se a livello musicale le cose non sono all'altezza del passato, il lato lirico supera addirittura quanto già realizzato: il tema principale è quello della Caduta, con riferimento a Prometeo ma principalmente a Lucifero, dei testi ben realizzati che presentano i diversi aspetti e le diverse sfaccettature dell'episodio mitologico. Questi testi ci restituiscono un mito antico umanizzato, in cui traspaiono i dubbi, i sentimenti e le emozioni umane interpretate da una sensibilità sottile capace anche di fare collegamenti affatto scontati. Un album che porta con sé la firma di Ihsahn, nel bene e nel male.

1) The Eruption
2) Depraved
3) Empty
4) The Prophet
5) The Tongue of Fire
6) In the Wordless Chamber
7) Grey
8) He Who Sought the Fire
9) Thorns on My Grave
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