EMPEROR

Live Inferno

2009 - Candlelight Records USA

A CURA DI
PAOLO FERRARI CARRUBBA
30/08/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Quattro cavalieri, araldi della fine dei tempi e dell'ascesa delle tenebre perenni. Quattro  magnifici diademi costellano la corona dell'Imperatore. Quattro degli album black metal più importanti di tutti i tempi, uno su tutti il clamoroso debutto "In the Nightside Eclipse" (1994, "Candlelight Records"), gemma immancabile di ogni collezione black metal che si rispetti. In circa un decennio di carriera i norvegesi Emperor stravolsero la scena europea e riscrissero le regole del genere rilasciando solamente dischi entusiasmanti, in grado di rimanere impressi nella memoria degli ascoltatori per sempre; partiti con produzioni abbastanza grezze e decisamente lo-fi (la demo "Wrath of the Tyrant", l'EP "Emperor", rispettivamente del 1992 e del 1993) e di seguito approdati verso i lidi del capolavoro citato in apertura di articolo. Forti di una vena compositiva instancabile, un processo evolutivo continuo e brillante, supportato da strepitose performances in sede live; insomma, una carriera a dir poco perfetta, la quale donò ad "In The Nightside.." ben due successori altrettanto degni di nota. Parlando della discografia degli Emperor, difatti, risulterebbe impossibile non citare anche due lavori della portata di "Anthems to the Welkin at Dusk" (1997, "Candlelight Records") ed "IX Equilibrium", del 1999 e licenziato sempre dalla "Candlelight..". La prima testimonianza live, invece, venne rilasciata nel 2000, quando il live album "Emperial Live Ceremony" venne ufficialmente rilasciato sul mercato. Splendida testimonianza di un'esibizione tenuta a Londra il quattordici Maggio del 1999. Manifesto di un gruppo dedito alla propria musica e alla volontà di crescere ogni anno di più. Di imporsi, di scalare la vetta più alta, di scrivere il suo nome nella leggenda. Tutto sembrava effettivamente andare per il meglio, e nessuno si sarebbe mai aspettato la brusca flessione che di lì a poco avrebbe minato la carriera del'Imperatore, portando il progetto a disperdersi in maniera (quasi) inesorabile. Purtroppo, proprio la forte vena creativa e spiccatamente evolutiva dei singoli membri portò la formazione  allo scioglimento poco dopo la pubblicazione della quarta gemma, "Prometheus: The Discipline of Fire & Demise" (2001, "Candlelight Records"),un album splendido ma controverso, avanguardistico, abbastanza moderno e progressive da abbracciare lidi decisamente distanti dal classico trademark Emperor.  E fu così che con buona pace dei fan, il combo si sfaldò e ognuno dei componenti prese la propria strada: Ihsahn intraprese una fortunata carriera solista, mentre Samoth e Trym iniziarono a dedicarsi unicamente al loro side-project blackened death metal, gli Zyklon, autori del capolavoro "Disintegrate" (2006, "Candlelight Records"), e di altri due ottimi studio albums.  Dopo quattro anni di silenzio letargico, l'eclettica creatura musicale degli Emperor si ridestò, ed i membri facenti parte della formazione dell'ultimo album in studio si riunirono partecipando a sorpresa ad un festival ad Oslo, e a gran richiesta dei fan la band intraprese un tour di date sold-out, selezionate nei maggiori festival del genere, tournee che durò dal 2006 al 2007. La "Candlelight Records" nel 2009 decise di celebrare la reunion di questo leggendario gruppo, con la pubblicazione di un doppio album contenente le registrazioni degli show tenuti nel 2006 presso il norvegese "Inferno Festival", ed il celebre tedesco "Wacken Open Air", festival al quale gli Emperor presero parte in qualità di headliner, avendo l'onore di suonare di fronte a una folla oceanica di oltre 60.000 spettatori. "Live Inferno", un vero e proprio must per ogni amante del combo norvegese e del Black Metal in generale: un cofanetto che, oltre ai normali CD audio, presenta anche un DVD nel quale possiamo dunque ammirare la performance tenuta in occasione del "Wacken..". Gli Emperor dunque mostrati in tutta la loro magnificenza, non solo mediante l'audio ma anche e soprattutto mediante il video. L'imperitura testimonianza, il monumento definitivo eretto in onore della grandezza di uno dei gruppi più importanti della storia del Metal estremo. Per quel che concerne la formazione coinvolta, oltre SamothIhsahn e Trym (rispettivamente chitarra, chitarra/voce e batteria) troviamo anche Einar Solberg dei norvegesi Leprous ad occuparsi delle tastiere; senza dimenticarsi dell'apporto di Secthdamon al basso, già membro degli Zyklon ed attivo anche nei Myrkskog e negli Odium. Fatte le dovute premesse, andiamo dunque ora a recensire ed analizzare traccia per traccia questo manufatto, ed immortale dedica ai fan, release che attesta e documenta fedelmente l'enorme impatto delle prestazioni degli Emperor in sede live.

Il primo cd del live album contiene la registrazione dello show tenuto all' "Inferno Festival"; le danze si aprono con un medley di "Into the Infinity Of Thoughts" e "The Burning Shadow of Silence", tracce di apertura del debut album qui unite in un unicum denominato "Infinity Burning (Bruciare all'infinito)". Gli applausi iniziali sono sovrastati dalla celeberrima e lugubre tastiera che apre "In The Nightside Eclipse"; subito dopo l'intro atmosferico il gruppo incendia il pubblico con il riff d'apertura di "Into The Infinity Of Thoughts", sia questo brano che quello successivo verranno tagliati nella loro struttura, riproposti in forma di un'unica canzone, un medley incalzante e prorompente, come già anticipato. Sin da subito è chiara l'altissima qualità della registrazione, i suoni sono nitidi e potenti, ma anche abbastanza grezzi da mantenere il tipico alone arcano peculiare del genere. Nessuno strumento è soffocato dal mix, dalle graffianti vocals ai distesi tappeti di tastiera, tutto è perfetto e crea un incedere regale, l'inconfondibile sinfonia degli Emperor. "As the Darkness creeps over the Northern mountains of Norway and the silence reach the woods, I awake and rise..." Le liriche del primo brano suonano come una dichiarazione di intenti, un inno patriottico ed autocelebrativo a quella che gli Emperor considerano la patria delle tenebre: La Norvegia è l'impero delle tenebre, e i nostri sono gli araldi, aedi di una celebrazione oscura e maestosa. La celebre e spettrale cavalcata a metà brano cambia registro, le glaciali tastiere di The Burning Shadow Of Silence ci avvolgono e ci catapultano nel buio del medioevo. I riff sono chirurgici eppure pregni di atmosfera, ogni dettaglio è al suo posto, il medley scorre con estrema dinamica, eppure ci travolge con la pesantezza di un carrarmato, Ihshan è un vero leone da microfono, l'ascoltatore rimane ipnotizzato ed impietrito davanti a tanta magnificenza. "As the sky goes from dark to black, ice cold whispers burns my skin. From nowhere to the deepest of my soul they speak unto me..." Il silenzio non è mai stato così rumoroso, gli Emperor continuano la loro celebrazione della magia delle terre nordiche inneggiando alla gloria del gelo, un regno glorioso, austero eppure magnifico, una dualità in cui l'intemperia affascina, scava nella carne bruciando la pelle degli uomini, un'ode alla furia cieca degli elementi. E dunque uno stacco improvviso, nessuna pausa di sorta, senza nemmeno accorgercene gli Emperor hanno cambiato brano, e siamo arrivati alla terza traccia, altro estratto dal debut album; "Cosmic Keys to My Creations & Times" rappresenta un classico immancabile nelle scalette degli Emperor, immediatamente il sinuoso riff d'apertura crea la giusta dose di tensione emotiva, il famoso stacco di tastiera infuria e subito sprofonda sotto la carica del riff portante. E così parte l'immensa scalata di epici riff sui quali è costruito il brano, incedere supportato da una glaciale tastiera e da repentine accelerazioni chitarristiche. Ihsahn ringhia, vomita le proprie acute e gracchianti vocals senza momenti di stanca, la cavalcata pare inarrestabile, e la tastiera del turnista Einar suona sempre più preziosa ed ipnotica; un muro di suono perfetto. "They are the planetary keys to unlimited wisdom, and power for the Emperor to obtain. ?I enjoy those moments I may haunt with these beats of the night." Ora il singer narra delle stelle, specchi ancestrali dell'essenza delle creature terrene, sovrumana fonte di conoscenza astrale. Siamo catapultati in coordinate spazio-tempo lontanissime dalla nostra percezione, i figli della notte popolano questa realtà e l'uomo, succube di questo distopico rovesciamento, può solamente osservare inerme il proprio riflesso in specchi d'acqua così profondi da non rispecchiare la luce delle stelle; il bagliore di quella conoscenza ancestrale muore, e rimangono solamente le tenebre dell'abisso infinito. Alla fine del brano abbiamo la prima pausa, in cui Ihshan si prende un attimo di respiro per introdurre all'audience il prossimo pezzo. Estratto dal glorioso "Anthems to the Welkin at Dusk" ,"Thus Spake the Nightspirit (Così parlò lo spirito della notte)" si apre con un riff maestoso, supportato da una tastiera barocca ed altisonante, e come da miglior tradizione parte una cavalcata feroce, questa volta caratterizzata da numerosi stop and go, che daranno al brano un incedere sincopato e granitico. Il riffing di Ihshan e Samoth è impressionante, fatto di bordate tecniche ed assolutamente dinamiche, a momenti pare quasi che i due stiano giocando su lidi shred. Ora improvvisamente la cavalcata è interrotta da un rallentamento, l'atmosfera si fa incredibilmente epica e Ihsahn stupisce con una splendida performance in clean, un finale da urlo per un brano leggendario. "Still I scorn the vacant contradiction of life, if only to bewilder. The final truth shall speak my name? Nightspirit, embrace my soul." La vittima del gelo artico è destinata a vagare nel buio, la sua anima è spossata dalla paura, dalla vergogna e dai ricordi dell'esistenza terrena, l'anima corrotta potrà trovar pace solamente nell'abbraccio dello spirito della notte, provvidenziale soccorso ultra terreno, portatore di verità e primitiva consolazione dei tormenti dell'essere. Con il prossimo pezzo "An Elegy of Icaros (L'Elegia di Icaro)", i nostri pescano dal terzo album in studio, "IX Equilibrium"(1999, Candlelight Records) regalandoci un'altra perla, probabilmente il brano più progressive fin ora proposto in scaletta. La sceltà è azzeccatissima: chiudere con un pezzo in clean e continuare il viaggio con altro brano che si apre con clean vocals magniloquenti ed epiche. An Elegy Of Icaros è una canzone variegata e maestosa, in questo caso non sono le cavalcate a farla da padrone, bensì dei riff generosi e distesi, lontani dalle primordiali sferzate black che caratterizzano il sound tipico del combo. Il brano non è certamente tra i preferiti di chi scrive, tuttavia il pezzo risulta assolutamente interessante e la performance si attesta sempre su livelli clamorosi. "Icaros, I dare you For I possess the wings of faith?The fear is not the fate I seek, My destiny will build upon, the mighty turbulence beyond. If I fall I will rise again" L'elegia a Icaro suona più una sfida alla caducità della dimensione terrena, un inno a chi osa, una sfida al destino; la celebrazione della forza che pulsa nel cuore degli uomini di coraggio, coloro che sono in grado di abbattere il fato edificando una gloria contraria ad ogni pronostico avverso. Continuiamo il viaggio con un altro estratto da IX Equilibrium, questa volta tocca all'opener "Curse You All Men! (Siate maledetti, tutti voi umani!)" una canzone splendida, dalle tinte prog-avantgarde, eppure d'assoluto impatto black old school. Il brano si basa su un riff sinuoso, quasi orientaleggiante, le tastiere suonano ancora più barocche in questo caso, eppure tutti gli elementi sono collocati in modo da far quadrare l'equilibrio compositivo, senza mai scadere in soluzioni troppo pompose o altisonanti. Verso il finale le dissonanze chitarristiche spadroneggiano, introducendo un ultimo efferato refrain. Un pezzo schizofrenico ed imprevedibile, senza dubbio uno dei picchi esecutivi del live. "Curse you all men That resent my empire Cause I have risen again?My word is your defeat" "Siate maledetti tutti voi!" Declama furente Ihsahn, celebrando il culto della personalità, l'invettiva di un imperatore furioso, pronto a regnare sui miserabili che congiurarono alle sue spalle. Un'imponente filippica scagliata contro i deboli, che incapaci di misurarsi a viso scoperto, si celano nell'ombra alla ricerca di oscure trame delittuose. A questo punto il gruppo si prende una breve pausa per introdurre il prossimo brano, e dunque ora la band recupera una vecchissima gemma del repertorio, niente meno che "Wrath Of The Tyrant (L'ira del Tiranno)", title track della prima demo del gruppo (1990); un classico immancabile, una cavalcata efferata e viscerale, una vera perla nera, malvagia e primitiva. Senza dubbio uno degli estratti più amati dal pubblico, la furia del tirrano travolge tutto e tutti senza alcuna pietà, abbiamo a che fare con la cavalcata black per eccellenza; un vero e proprio baluardo intramontabile, storia scritta su spartiti. "He is the wind, He is the storm. He is the woods, He is the roots. Nobody will escape the wrath of the Tyrant." Il testo semplice risulta perfettamente in linea con la musica, liriche ingenue eppure tremendamente d'effetto. Ihsahn canta dell'ira di un tiranno ultraterreno, entità oscura dominatrice dei figli delle tenebre: il regno dei lupi, spauracchio notturno degli uomini del nord. Ora tutto il pubblico acclama a gran voce il moniker Emperor, e il frontman incita il pubblico già infervorato a cantare sulle note della prorompente "With Strength I Burn (Ardo con forza)", uno dei brani più celebri di Anthems to the Welkin at Dusk; la canzone in questione è la più lunga tra quelle proposte fin ora, eppure il pezzo scorre agevolmente in tutta la sua furia distruttiva. Sferzate apocalittiche si alternano sul granitico drumming di Trym, le aperture melodiche sono ottimamente studiate per creare il giusto equilibrio tra impeto e melodia, superate le canoniche strofe in scream il pezzo diventa ancora più epico grazie alla superba prestazione in clean del singer; e poi un rallentamento, abbiamo un'arcana parte narrata accompagnata dalla tastiera, ed improvvisamente riparte la carica epica supportata dalle clean. Un assolo da manuale guida la nostra immaginazione verso gelide terre lontane, e poi l'incedere della cavalcata conclusiva, chiusa da un secondo assolo, plausibilmente ancora più squisito del primo. Un altro classico senza tempo, ennesimo pezzo leggendario di una scaletta indimenticabile. "I return to the soaring cliffs. They truly shine of strength. Even though, I nothing learned. With strength I burn" Un testo articolato, mesto e dai toni marcatamente lirici; la penna di Ihshan questa volta descrive il soliloquio dello spirito errante di colui che in vita fu un avventuriero, ora condannato a rivivere le proprie pene mortali, navigando all'infinito per gli interminabili oceani della malinconia. A questo punto la band torna a pescare dal disco d'esordio proponendo il duo "Towards the Pantheon (Verso tutti gli Dei)" / "The Majesty Of The Night Sky (La maestosità del cielo notturno)"Il primo pezzo si apre con l'inconfondibile tappeto di tastiera, ora un riff ondoso ed epico, uno dei fraseggi più importanti della carriera del combo; tutto il brano è basato sulle aperture melodiche del tappeto di tastiera, questa, finalizzata a creare uno scorrimento epico e maestoso, sensazioni glaciali eppure sognanti, nonostante il perpetuo uso del doppio pedale da parte di Trym, l'impeto in questo caso passa completamente in secondo piano, lasciando spazio a sensazioni oniriche; Towards The Pantheon è un magnifico volo sulle ali della fantasia. "May the wolves start to howl again. May the age of darkness arise. May we touch the black flames of the past again... and forevermore." La nera fiamma del passato torna a sorgere, Ishahn riversa tutta la sua oscura passione nell'ennesimo inno alle tenebre, l'intrepretazione canora delle liriche è estremamente sentita, quasi commovente, un tripudio di emozioni vittoriose e nostalgiche. Repentinamente il sogno è interrotto dalla furia di The Majesty Of The Night Sky; ennesimo classico della scaletta, ma in fondo quando si parla di Emperor parlare di classici è quasi un eufemismo. Trym è protagonista di bordate granitiche, il turnista Einar continua a regalarci interventi tastieristici maiuscoli supportando al meglio i fraseggi delle chitarre. Come da miglior trademark, a metà del brano le cavalcate si interrompono lasciando spazio alla melodia della tastiera; ormai è chiaro che il vero cavallo di battaglia degli Emperor è una scalata che trova continuamente un perfetto equilibrio nell'alternanza tra l'efferata violenza black e la distensione delle atmosfere sinfoniche. "My soul will leave this mortal coil of flesh and earthly life, to fly into the mist of night, into the nightside eclipse, and experience existence on the other side." Celeberrimi i versi del brano in questione, il prosieguo dell'epopea sovrannaturale cominciata con Towards The Pantheon: Un'anima del passato destinata a lasciare il mondo terreno attraverso il portale dell'eclissi, pronta a vivere l'esperienza di una realtà parallela, glaciale e misteriosa, ma colma del fascino unico che contraddistingue il cielo notturno. I norvegesi ora tornano alla carica con "The Loss and Curse of Reverence", pezzo estratto dal secondo album in studio, ennesima bordata, questa volta caratterizzata da incursioni atmosferiche più corali che sinfoniche. Probabilmente non uno dei brani di punta della setlist, ma comunque una perla ricca di virtuosismi barocchi, la canzone si infuoca verso il finale, in cui fraseggi quasi orientaleggianti creano timbriche inusuali per il sound della band; ed infine il ritmo accelera nettamente nel finale, parte più variegata e barocca del brano. "Upon bewildered masses, to whom the indulgence of my soul portray as sin made god, I shall revile and quell the source whence mockery of my kind derive." Il dipinto del peccato fattosi divinità, Ihshan nelle liriche del pezzo in questione si scaglia con fervore contro il bigottismo della religione, lo scopo del cantore è intimidire le masse, sconcertarle, e infine illuminarle di un inedito bagliore, rompendo così le catene della superstizione e dell'irrazionalità religiosa. La prossima canzone della scaletta corrisponde all'unico brano estratto dall'ultimo album in studio del gruppo: "In the Wordless Chamber (In una miserabile cripta)" è senza ombra di dubbio un ottimo pezzo, tuttavia in confronto al resto della performance, questa sezione potrebbe risultare vagamente sotto tono; l'impressione generale è che in questo caso gli Emperor in sede compositiva non abbiano voluto osare troppo, adagiandosi in soluzioni sicuramente d'impatto, ma che non lasciano mai veramente a bocca aperta, in tal sede persino le clean del versatile Ihsahn non brillano a dovere; probabilmente l'unico vero neo di tutto il live è rappresentato proprio da questa canzone. "In the wordless chamber they feared life desperately, thus they proclaimed any given truth, and swallowed as if to justify their fear" Continua l'invettiva del singer contro le menzogne della religione. "La camera priva di parola" è una metafora del confessionale, strumento di controllo della massa fedele e fidelizzata, succube di un verbo costruito su false verità e dogmi atroci, assiomi capaci di giustificare paura, odio e morte. Ci avviciniamo ora al finale della setlist con due pezzi immancabili, due tra i più grandi classici della storia del genere: "Inno A Satana" e "I Am The Black Wizards (Io sono l'oscuro stregone)". Si potrebbe parlare per ore dell'importanza dei due brani appena citati: per chi scrive questo duo rappresenta ed incarna niente meno che l'essenza profonda, il vero sunto della carriera degli Emperor; due canzoni che devono necessariamente essere considerate come piloni portanti del black metal europeo. Come intuibile l'esecuzione in questo caso è formidabile, entrambe le perle grondano perfezione da ogni nota, è impossibile non commuoversi ascoltando le divagazioni in clean in Inno A Satana. "O' mighty Lord of the Night. Master of beasts. Bringer of awe and derision." Una delle strofe più significative del genere, una genuina celebrazione della gloria del nemico della luce. "Thou art the Emperor of Darkness. Thou art the king of howling wolves." Un ritornello che ha fatto la storia, d'effetto, semplice e catchy. Senza ombra di dubbio Inno A Satana rappresenta la sublimazione concettuale delle liriche degli Emperor, l'inno più rappresentativo ed auto celebrativo del gruppo. Dunque ora siamo travolti dai celeberrimi riff di I Am The Black Wizards: La regina di tutte le cavalcate. Un riff quasi Maideniano, eppure tremendamente pesante nel suo incedere glaciale. Davanti a tanta magnificenza ci si può solo inchinare, stiamo ascoltando gli unici, inimitabili Imperatori del black metal. "Mightiest am I, but I am not alone in this cosmos of mine." In tutta la discografia degli Emperor, solo una canzone rivaleggia con Inno A Satana per lo scettro di maggior rappresentanza, I Am The Black Wizards a livello lirico è la somma celebrazione del Black Circle, una fratellanza artistica volta alla distruzione della società civile ipocrita e buonista, a favore di un nuovo regime scevro dalle menzogne della religione. I membri del Black Circle sono un'idra: Tagli una testa e ne spuntano altre mille. Si potrebbe parlare per ore dell'importanza concettuale di questo brano, ero e propria eredità artistica del black metal nord europeo. Superato questa doppietta catartica ed irraggiungibile, c'è spazio per un'ultimissima e grandiosa canzone tratta dal secondo album della band: "Ye Entrancemperium" è una marcia monolitica, l'incedere è serrato, maestoso e ferale, l'ultimo sforzo esecutivo del gruppo è immenso, non un momento di stanca, non un calo di sorta o un rallentamento, tutto il gruppo spinge il piede sull'acceleratore all'unisono in un vero trionfo di epicità. "Emperium! Behold my coming" E' impossibile non cantare il refrain in clean; gli Emperor hanno deciso di chiudere la loro scaletta con un pezzo disarmante ed estremamente coinvolgente. Ora ricorre il tema dell'autocelebrazione, "And now I enter again. Even stronger, yet amazed by what I see. In ecstasy I mock the world." Pura classe, l'ultima celebrazione, il canto della vittoria finale dell'Imperatore, somma entità, onnipotente demiurgo di beffarsi del mondo intero, in un delirante stato di estasi e megalomania. Il concerto si conclude con l'outro "Opus A Satana", una breve marcia sinfonica, degno finale di un concerto veramente strepitoso.

A questo punto è doveroso parlare del secondo disco che compone questo superlativo live album. La questione è semplice: per chi scrive la release sarebbe già stata ampiamente soddisfacente e completa grazie al primo cd, infatti la scaletta eseguita al "Wacken Open Air" riprende pedissequamente quella del live all' "Inferno Festival", anzi questa risulta più breve poiché l'esecuzione termina con "Inno A Satana", dunque "Ye Entrancemperium" risulta mancante. In generale il livello esecutivo del live al Wacken si attesta senza alcun dubbio sui medesimi livelli del concerto del primo cd, anche se i suoni e la produzione del secondo live tendono, in alcuni frangenti, a soffocare la voce di Ihshan e il basso del session-man Secthdaemon, tuttavia questo dato potrebbe essere riconducibile ai settaggi e alle condizioni acustiche del "Wacken..", perciò ragioni e fattori tecnici non direttamente riconducibili alla performance del gruppo; dunque chi scrive non se la sente di penalizzare il giudizio del materiale in questione, poiché la performance dei nostri risulta comunque impeccabile sotto ogni punto di vista. Probabilmente alcuni potrebbero preferire il suono del secondo live, poiché più grezzo, tuttavia la grinta del combo rimane pressoché invariata, dunque in questo caso la sentenza su quale delle due performance sia la migliore, è da rimandare direttamente alla percezione personale dell'ascoltatore. In ogni caso considerando che si tratta di un live album, i suoni risultano sempre ottimi, se non eccellenti, anche grazie alla post produzione affidata a Thorbjorn Akkerhaugen, tesa a valorizzare al meglio tutti gli aspetti più variegati della complessa proposta musicale dei norvegesi, dunque il lavoro nel complesso non può che essere promosso a pieni voti: Da "In The Nightside Eclipse" a "..Prometheus"Ihsahn e compagni di armi in questo doppio live album ci propongono una strepitosa retrospettiva, abbracciando ogni momento della loro gloriosa carriera, enfatizzando tutta la potenza e la magia della loro ricca proposta musicale. Il livello della release è talmente alto che chi scrive si sente tranquillamente di consigliare l'acquisto a ogni tipologia di fan, questo live infatti, potrebbe tranquillamente essere in grado di soddisfare sia gli ascoltatori di vecchia data, che i neofiti alle prese con il primo approccio al mondo degli Imperatori del black metal norvegese. La reunion degli Emperor fu una vera manna dal cielo per i fan, e questo live attesta e testimonia l'ennesimo tassello di un'eredità musicale inarrivabile e fondamentale. Samoth all'epoca parlò così, in merito al "Live Inferno": "It looks like these releases will be the final nail in the coffin for Emperor / sembra proprio che questo sia l'ultimo chiodo posto sulla bara degli Emperor". Fortunatamente il chitarrista si sbagliava, in quanto nel 2014 la band si riunirà per celebrare il ventennale del capolavoro "In The Nightside Eclipse", celebrandolo con una serie di date in cui l'album verrà riproposto nella sua interezza. E lo stesso accadrà nel 2017 in occasione del ventennale di "Anthems to the Welkin at Dusk". Purtroppo a più battute il frontman Ihsahn dichiarerà l'impossibilità di una reunion volta alla creazione di nuova musica, a causa delle divergenze artistiche ampliatesi con il passare degli anni; purtroppo i tre membri ufficiali degli Emperor sono legati da anime artistiche avanguardistiche ma anche decisamente divergenti. Non ci resta dunque che goderci questo imponente doppio live album, continuando a tener viva la memoria della leggenda. L'Imperatore continua a regnare. Lunga vita all'Imperatore.

1) Infinity Burning (Medley)    
2) Cosmic Keys to My Creations and Times
3) Thus Spake the Nightspirit 
4) An Elegy of Icaros
5) Curse You All Men!
6) Wrath of the Tyrant
7) With Strength I Burn
8) Towards the Pantheon
9) The Majesty of the Nightsky
10) The Loss and Curse of Reverence
11) In the Wordless Chamber
12) Inno a Satana
13) I Am the Black Wizards
14) Ye Entrancemperium 
15) Opus a Satana

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