EMPEROR

IX Equilibrium

1999 - Candlelight Records/Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
25/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Torniamo a parlare degli Emperor per il loro terzo album "IX Equilibrium", pubblicato dalla Candlelight Records (che ha pubblicato anche i precedenti album) ed anche dalla Century Media Records nel 1999. Sono passati solo due anni dal precedente album, "Anthems to the Welkin at Dusk", il gruppo è nel pieno della creatività e riceve sempre più attenzione, tanto che questo è l'album che segna definitivamente il successo del gruppo e - come sempre accade - tutta una serie di polemiche sul fatto che il gruppo stia diventando commerciale (come se un Black Metal così complesso possa mai ritenersi "commerciale"). Con questo album la formazione si sfoltisce: Ihsahn adesso si occupa di voce, chitarra, tastiere ed anche basso (così la formazione non include più Alver), Samoth è alla seconda chitarra ed infine Trym alla batteria; queste dinamiche mostrano quanto il ruolo di Ihsahn stia diventando sempre più principale nel gruppo, ma anche che qualcosa sta cambiando. Ihsahn inizia proprio nel 1999 il suo progetto Peccatum, assieme alla moglie Ihriel (Heidi Solberg Tveitan), ricco di sonorità Avant-Garde Metal; Samoth forma gli Zyklon (da non confondere con gli Zyklon-B, sciolto proprio lo stesso anno, che era un gruppo fatto assieme ad Ihsahn) al quale prende parte anche Trym. Questo è l'episodio emblematico dei cambiamenti che stanno avvenendo negli Emperor: i tre stanno iniziando a separare le strade perché, sia pure in amicizia, hanno delle idee diverse sulla musica, che diventano sempre più diverse col passare del tempo. L'influenza del gruppo si trasmette anche alla grafica dell'album, che deriva da un concetto di Samoth e dalla voglia di utilizzare le famose (quanto straordinarie) illustrazioni della Divina Commedia realizzate da Paul Gustave Doré (realizzate nel decennio 1857-1867): in copertina vediamo l'illustrazione che si riferisce all'episodio narrato nel Canto XIII, si vedono infatti Dante ed il mentore Virgilio che attraversano un bosco fitto "che da neun sentiero era segnato. // Non fronda verde, ma di color fosco; / non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti; / non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco: // non han sì aspri sterpi né sì folti / quelle fiere selvagge che 'n odio hanno / tra Cecina e Corneto i luoghi cólti. // Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno, / che cacciar de le Strofade i Troiani / con tristo annunzio di futuro danno. // Ali hanno late, e colli e visi umani, / piè con artigli, e pennuto 'l gran ventre; / fanno lamenti in su li alberi strani."; i luoghi tra Cecina e Corneto sono quelli della maremma, che nel medioevo erano sotto l'influenza fiorentina, le Strofadi invece sono due isole dell'arcipelago greco (la più grande delle quali si chiama proprio Arpia), vicino Zante, Virgilio le menziona nell'Eneide descrivendole come un misto tra vergini fanciulle ed esseri alati, con un perenne e disgustoso flusso mestruale, con zampe artigliate e sempre affamate emaciate per la perdita di sangue; questi esseri voraci e disgustosi, nel racconto di Dante, si accanivano contro gli alberi sui quali facevano i nidi, tormentandoli e bucandoli, in questi alberi erano racchiuse le anime dei suicidi che quindi soffrivano di queste menomazioni ed urlavano dai fori praticati dargli artigli delle arpie. I volti sfumati degli artisti appaiono su questa scena e sembrano far parte della schiera di anime dilaniate da questa sofferenza infernale. Alla illustrazione, inoltre, è stata data una tonalità tra oro e terra, un colore antico che sa di rovinato, quindi il logo del gruppo nero con contorno bianco ed un titolo dell'album con decorazioni tra il barocco e l'imperiale. Nel retro del CD, invece (brevemente) vediamo Dante e Virgilio tra gli avari. Quello che convince poco è la scelta del colore dei caratteri, che in troppi punti si confondono con lo sfondo e sono di lettura poco agevole. Già da queste considerazioni si capisce bene come la proposta concettuale del gruppi passa da orchi malvagi che assediano una fortezza (primo album) a demoni mistici (secondo album) ad un qualcosa di ancora più complesso che viene rappresentato con le illustrazioni della Divina Commedia, questo passaggio lascia intendere che anche la musica abbia seguito le stessa evoluzione e quindi c'è da aspettarsi un terzo album ancora più sinfonico e complesso dei precedenti.

Curse You All Men!

L'ascolto inizia con "Curse You All Men!" (Siate tutti maledetti uomini!), si sente un forte ruggito demoniaco che progressivamente diventa un acuto in falsetto, appena dopo chitarre e tastiere irrompono, con una batteria in un blast perenne e ricco di variazioni sugli accenti. Tempi molto veloci, le chitarre tirano fuori melodie che si leggono attraverso le plettrate in stile Black Metal, le tastiere sembrano degli archi. In questo pezzo si nota subito che, a differenza dei precedenti album, le melodie sono più facili da cogliere, la voce è uno scream, anch'esso meno estremo rispetto ai precedenti album ma pur sempre carico di odio. Il basso si sente distintamente, ma è un mero rinforzo alle parti di chitarra, la tastiera prende molto spazio ed a volte sovrappone parti diverse, le sinfonie sono sempre più in primo piano, a volte sembra di sentire degli archi, altre dei fiati veloci ed acuti. In tutto questo la voce mantiene la violenza, si susseguono scream violenti mentre le parti di chitarra si semplificano per dare più spazio alle melodie oppure alle tastiere. Il ritmo è scandito dalla batteria mentre le chitarre restano spesso esclusivamente ritmiche e statiche, la tastiera non si confonde con le chitarre ma svetta, ad un terzo del brano un vibrato ed un accenno di assolo e poi le chitarre tornano a prendersi il loro spazio con tutta una lunga serie di virtuosismi strumentali: si incastrano ritmi e veloci melodie distorte, il vibrato torna spesso durante questo passaggio che fa pensare ad un assolo. Riprende la strofa con la voce, si sente il caos che caratterizzava i primi lavori del gruppo, con delle chitarre impazzite ed una batteria tempestosa, poi arriva la tastiera a portare ordine, mentre c'è uno scream prolungato, ed il pezzo assume una forma più lineare con delle melodie più chiare, poi prende un ritmo simile al walzer, con tutti gli strumenti che rispettano le stesse cadenze, in questo punto la chitarra solista fa uscire fuori un brevissimo solo, poi si sente un coro in stile nordico al quale risponde uno scream acuto e diabolico. La batteria è velocissima, è una base inarrestabile per lo scream e non ruba spazio alle melodie; riprendono le stoppate iniziali, che si ripetono ed introducono di nuovo la strofa con plettrata alternata, la batteria è ancora un blast di sottofondo costante che scompare in alcune parti melodiche e riappare subito velocissimo. Dopo qualche stoppata finale il pezzo si conclude di colpo. Il testo inizia maledicendo tutti gli uomini la cui tribolazione è forte (in questo caso coil va tradotto nell'accezione shakespeariana), riconosce un cuore di passero sotto il teatro della miseria, i non credenti all'alba saranno forzati a lamentarsi per sempre. In questo inizio si notano già i primi collegamenti con l'universo dantesco, infatti è questa la sorte descritta nei fatti rappresentati dall'illustrazione nella copertina. Maledice tutti gli uomini che si lamentano del suo impero, perché è sorto di nuovo pronto alla guerra, le verità che pronuncia sono la loro morte e la sua parola è la loro sconfitta. Non saranno più in grado di nascondersi, la profezia si avvererà infine, conquisterà la loro percezione della realtà con la missione di uccidere il teatro della miseria. L'impero è nato grazie al peccato e mentre gli uomini scompariranno esso ne erediterà la forza: gli uomini dei dannati assicureranno la Sua vittoria, seppur riluttanti. Loro sono i pochi, Lui è il solo. Sono delle tematiche mistiche piuttosto vicine al pensiero di Aleister Crowley, secondo il quale il peccato mortale è quello di negare la verità, mentre tutte le altre condotte sono ritenute "peccato" dalla morale comune solo come risultato e giustificazione della loro miseria (per riassumere: è il debole che ha paura dello scontro, dunque è il suo interesse vietarlo, in assenza di scontro il debole ed il forte si troveranno sullo stesso piano). In questo testo quindi c'è una parodia della Divina Commedia in cui è l'imperatore, al posto di Dio, a punire gli infedeli attraverso i supplizi infernali.

Decrystallizing Reason

Andiamo avanti con "Decrystallizing Reason" (Ragione decristallizzante), che prosegue e dà più senso a quanto detto nel testo precedente, infatti se lo strumento che caratterizza l'uomo è la ragione - utile a trovare la verità ma pur sempre limitata. Il testo inizia parlando della ragione contrapposta al un semidio al quale tutti si aggrappano sacrificando la purezza dell'aria tra le loro ali, un lento e doloroso rituale per sacrificare la giovinezza perduta. Eppure dei blasfemi devoti alla ragione si nascondono tra il gregge, nonostante sono bendati trasportano fieramente la pietra sulla schiena e poggiano i piedi a terra con passo sicuro. Qua c'è un riferimento al settimo canto, che descrive la pena per gli avari ed i prodighi ai quali viene inflitto il supplizio di Sisifo, costretto a trascinare eternamente il masso; in questo canto il senso del "contrappasso" della pena può essere ricercato nel fatto che Dante voleva condannare specialmente chi, indifferentemente dal fatto che lo accumulasse o lo sperperasse, aveva la malattia del denaro e di conseguenza di tutti i beni materiali. Queste persone, che nella vita si sono preoccupate soltanto di accumulare beni, all'inferno vengono punite costrette a trascinare eternamente un inutile e pesante fardello materiale - il masso - così come hanno fatto in vita accumulando e trascinandosi appresso altri beni materiali altrettanto inutili alla salvezza dell'anima. Sono diventati essi stessi come la pietra, vuoti ed inutili (è appunto questo il destino degli uomini che non usano la ragione), che non hanno mai versato una lacrima per tutte quelle persone che sono morte al mondo ma si sono solo preoccupate di adorare il loro semidio (qua può esserci un riferimento a Gesù Cristo); invoca la ragione, chiedendo di "decristallizzarlo" (quindi di spezzare questa condizione che lo ha trasformato in pietra) e rivolgendosi al semidio dichiara di essere un blasfemo. Questo semidio condanna i caduti, pur avendo il cuore privo di odio, eppure adesso ha paura del fatto che non gli credono più, ha paura perfino del senso logico comune. In questo testo dunque prosegue il parallelo col mito dantesco ed anche qua se ne inverte il significato: a meritare la punizione sono le persone che non usano la ragione e si rifugiano ciecamente nella fede, perdendo ciò che li rende umani e diventando meri oggetti; il ribelle, invece, chi osa ragionare con la propria testa e fa uso della ragione si contrappone a questo sistema e non ne è vittima. La musica parte con delle sonorità vagamente orientali alle tastiere, una batteria tribale e delle plettrate alternate assieme ad accordi lenti, poi prende vigore con un blast di cassa, il ritmo si fa più cadenzato anche sulle tastiere che si arricchiscono di archi e trilli di fiati, stoppate ad arte e veloci plettrate di chitarre ed interviene la voce, uno scream non troppo acuto. Una parte strumentale tra una strofa e l'altra ha una parvenza molto mistica grazie ai trilli di fiati ed alle stoppate di chitarra, veloci stacchi di tom alla batteria, sfumature di piatti che sottolineano i punti forti nel cantato, si ripete la strofa e poi una parte lenta fatta di fischi e dissonanza con una voce malevola. Tutto continua senza sosta con una parte caotica in cui le chitarre si separano e seminano distruzione ad alta velocità, la batteria non accenna a rallentare ed è una mitragliatrice costante, gli interventi delle tastiere sono variegati ed adesso hanno anche il timbro dell'organo; altra parte strumentale con delle chitarre velocissime e vorticose nelle melodie, il basso è una furia disumana nel seguire il riff di chitarra e nel mettere delle variazioni melodiche sulle corde acute. Nei punti forti il cantato diventa uno scream corale, reso sublime dalle tastiere, una carica potente, poi un'altra variazione strumentale che fa calare leggermente la velocità mentre si susseguono note neoclassiche che si alternano con lo scream in un duetto diabolico per poi diventare un crescendo di accordi all'organo. Riprende il duetto diabolico, rinforzato da una chitarra che spicca, poi altro momento di melodie sublimi, la tastiera diventa una serie di ottoni, la batteria è tonante e con questa atmosfera il brano sfuma fino alla conclusione. Che bel brano! Per quanto possano dire che "gli Emperor sono diventati commerciali" ascoltare questo brano non rende giustizia alla lamentela: il pezzo mostra la stessa cattiveria che ha sempre avuto il gruppo, solo che la produzione è più curata e le parti meno caotiche.

An Elegy of Icaros

Il terzo brano è "An Elegy of Icaros" (Un'elegia di Icaro), anche in questo caso conviene iniziare interpretando il testo, prima con riferimento al mondo dantesco: in effetti la comparsa di Icaro nella divina commedia è davvero breve e Dante lo usa più che altro come un termine di paragone raccontando che, mentre assieme a Virgilio ed in groppa a Gerione (un gigante con tre teste della mitologia greca, trasposto nella Divina Commedia sotto forma di mostro simile ad un drago, con testa d'uomo, zampe di leone e coda di scorpione) discendono verso le Malebolge e quindi Dante racconta di aver avuto più paura di Icaro mentre gli si scioglieva la cera delle ali. Il mito vuole che Dedalo ed il figlio Icaro, dopo aver costruito il labirinto di Minosse (ove era appunto di guarda il Minotauro), vi fosse stato rinchiuso dal re (o per il fatto che aveva suggerito a Teseo un modo per fuggire, o semplicemente per non lasciare in vita chi conosceva la via da percorrere per fuggire) e quindi per fuggire abbia escogitato l'espediente di costruire delle ali con piume e cera ed i due si apprestano alla fuga in volo. Dedalo ammonì il figlio Icaro del pericolo di volare troppo in alto perché il sole avrebbe fatto sciogliere la cera, eppure Icaro, preso dall'euforia del volo e dimentico dell'ammonimento, va sempre più in alto provocando lo scioglimento della cera e quindi finisce in mare. Questa storia vuole anche trasmettere l'insegnamento della prudenza in generale, ma anche del non lasciarsi troppo andare oltre le proprie possibilità; è significativo che Dante racconta l'aneddoto proprio nel luogo ove vengono puniti i suicidi ed i blasfemi e questo particolare non è sfuggito agli Emperor. Il testo inizia con una sfida ad Icaro, a sfidarlo è uno che possiede le ali della fede, che sente pesanti sulle proprie spalle ma non hanno un peso materiale e dunque gli permettono di volare. La fede in questione non è la paura ma piuttosto il suo destino è determinato da una potente turbolenza che va oltre, se cade rinascerà. Nelle tombe di coloro che sono caduti si possono trovare ammonimenti sulla paura o sull'invidia, ma va elogiato colui che - puro di cuore - salta dal tuo dito e si getta nella grazia; questo è un passaggio dedicato ad Icaro che, sebbene ammonito, non si lascia trattenere dalla paura e non frena la propria ambizione continuando a volare sempre più in alto, anche a costo di cadere. Poi si rivolge ad Icaro, dicendo che ricorda come la sua voce un tempo fosse tra le voci dei dannati, l'ha sentita, ha sentito la purezza delle sue canzoni, il fato di Icaro riguarda una moltitudine di angeli e dunque lo invoca, gli si inginocchia con riverenza e lo esorta a spiegare le ali e volare verso l'oblio. Un testo poetico, che loda l'ambizione ed anche questo è un concetto molto caro al misticismo di Crowley. Il pezzo inizia in modo lento, cond ei violini ed violoncelli, poi dei leggeri tocchi di tastiera, quindi emerge l'anima Avant-Garde di Ihsahn con una voce pulita e dei tempi molto ritmati e strani, fortemente influenzato dal secondo album degli Arcturus ("La Masquerade Infernale" del 1997), le chitarre sono lente e vibrano nella melodia mentre la voce si lancia in evoluzioni melodiche. Poi un blast di batteria, immancabile e le chitarre si dividono: una distorta e veloce, l'altra melodica ed in primo piano, lo scream torna minaccioso accompagnato dalle esplosioni della batteria, il basso emerge di tanto in tanto con sonorità cupe, la tastiera questa volta non si sente molto come negli altri pezzi e fa brevi apparizioni in sottofondo. Riprende la strofa, accompagnata da una tastiera appena percettibile, con delle dinamiche che aumentano fino a sovrastare anche la voce in alcuni punti. Un riffing complesso in cui ogni strumento emerge in momenti diversi, poi una parte con uno scream basso, ecco che il basso può sentirsi di più, parti stoppate con un blast di batteria impressionante. Nella seconda parte del pezzo, in un passaggio strumentale con delle cadenze più marcate, c'è anche spazio per delle intrusioni elettroniche che rendono ancor più completa e complessa la proposta musicale del gruppo in questo lungo pezzo. Si torna alla strofa, con urla demoniache e chitarre distorte con ritmiche imprevedibili ed intricate, poi si ripete la parte iniziale con melodie e voci pulite in coro, la batteria rallenta e tutto si fa epico, un finale degno di un bellissimo brano, che poi ha dei sussulti finali più estremi riprendendo aggressività col blast, distorsione ed una serie di stoppate finali. 

The Source of Icon E

Il successivo brano è "The Source of Icon E" (La fonte dell'icona E), accordo distorto che poi prende velocità assieme ad uno stacco di batteria che diventa un blast, la tastiera si lancia in vorticose sinfonie di archi, il rullante martella e poi si sente una breve fanfare di tastiera. La voce fa un ingresso violento, lascia degli scream e poi diventa un coro per poi tramutarsi in un acuto in falsetto inaspettato, le chitarre impazziscono in una serie di frenetici tremolo picking, uno scream disperato continua a farsi sentire, poi si stoppa e resta solo la chitarra ed ecco che torna a farsi sentire il falsetto, all'inizio solitario e poi in coro, ricorda un King Diamond inquietante. Una lunga parte strumentale all'insegna della velocità e della caotica violenza nelle chitarre, il basso viene anche coperto dalle tastiere che alternano parti gravi ed acute, poi frenetiche sinfonie, trilli di fiati seguiti da maestosi crescendo. Ancora la chitarra frenetica, mentre la batteria oltre al blast sulla cassa va velocissima sui piatti, si riprende con la strofa violenta e sofferente, con un finale che arriva in fretta. Questo è un pezzo più breve degli altri, composto da meno parti e forse meno progressivo rispetto ai precedenti; si fa sentire il caos di chitarre tipico dei precedenti album, mentre le tastiere mettono ordine creando delle sinfonie facili da seguire che spesso mettono in ombra l'operato degli altri strumenti. Un pezzo che tiene alta l'attenzione, ci riporta brevemente i primi Emperor. Il testo parla di una terra che è stata creata nel nome del prescelto, le onde scagliate così che gli uomini potessero vederle, vedere colui che ha creato gli uomini, affinché fossero predominati dalla fonte dell'icona E. Queste ondate di furia che sgorgano dalla fonte dell'icona E sono ai comandi di chi narra, egli ordina loro di distruggere e sotterrare senza rimorso. Il destino di questa onda doveva rimanere un mistero, neanche il narratore che viaggiava per il mare mortale da solo, il sole non è mai sorto ed il risorgere del narratore non sarebbe mai dovuto avvenire: si chiede per quale proposito è tornato se deve stare ancora solo, e mentre un corvo lascia cadere su di lui una penna deve tornare ad essere ancora una volta il prescelto. Concettualmente questo è un testo che si collega meglio al precedente album, sia come sound che come testo a quanto pare; non dispiace di certo perché anche il precedente album è stato un bel lavoro eppure si sente chiaramente la differenza. 

Sworn

Procediamo con "Sworn" (Giurato), un ingresso pesante con delle chitarre distorte irruente, dei trilli sinfonici che si mischiano ai fischi delle chitarre, la batteria è una carica esplosiva che poi si stabilizza in un blast. La voce appare quasi subito, è uno scream aggressivo che si confonde con la musica seguendo le cadenze della chitarra, nella strofa le chitarre si fanno melodiche pur restando veloci, la tastiera poi esegue la stessa melodia. La velocità diventa molto alta proseguendo, la batteria non accenna ad arrestarsi, poi il ritmo si fa incisivo con insistenti colpi di rullante e degli stacchi veloci sui tom, il basso segue i punti forti, le chitarre eseguono plettrate alternate veloci con melodie altalenanti, è una devastazione totale. Nella fase centrale del pezzo si registra lo stesso caos, poi una stoppata e restano da sole delle chitarra con influenze Thrash che eseguono un ritmo assolutamente groovy, che poi viene rinforzato dalla tastiera e batteria con uno scream acuto in sottofondo, lo stesso riff si ripete con una chitarra melodica e si evolve distendendosi, poi appare la voce pulita in un coro Avant-Garde che diventa presto uno scream disperato, le chitarre si lanciano andare alla frenesia che alternano con passaggi più lenti e trascinati, da notare che in questi passaggi la batteria interrompe il blast ed esegue delle scariche veloci. Un passaggio strumentale melodico, con una batteria al tritolo, una breve parte cantata e poi altro momento melodico con un pianoforte in fuga, quindi l'ultimo assalto prima del finale di colpo. Un pezzo che rappresenta la sintesi tra lo stile precedente e quello attuale: è caotico e sfrenato nella velocità, addirittura influenze Thrash, lascia un ruolo principale alle chitarre mentre la tastiera si limita ad arricchire, poi ci sono dei cori in voce pulita su ritmiche sperimentali. Il testo parla di quattro occhi, due in uno, una visione frontale circolare infinita, un viaggio orbitale attraverso la sfera del tutto dove il tempo è perso e tutto trascende. Una graziosa presenza, nel tempo rubato, come fantasmi al mondo. Per il ghiaccio fuori siamo divisi, mentre una nebbia fredda e misteriosa alla mano sempre fluttua nel suo percorso, verso le altezze della terra d'ombra. Così appaiono colui che è veramente giurato, da essere visto, temuto ed irraggiungibile. Un testo criptico, che si pone in continuità coi testi del precedente album ma non presenta nessun appiglio interpretativo, tanto che - come il precedente testo - diventa difficile da comprendere e seguire. Ciò che sembra emergere, se si vuole cercare un'interpretazione, ruota attorno alla figura di chi è "giurato", posizione che può essere interpretata come un semplice vincolo o, specificamente, come un vincolo alla verità: in questa accezione il termine avrebbe più senso ed il "giurato" diventa colui che si vincola alla ricerca della verità (in questo c'è il collegamento con "Decrystallizing Reason") e così facendo eleva il proprio spirito verso altezze misteriose.

Nonus Aequilibrium

 Il successivo "Nonus Aequilibrium" (Nono equilibrio) spiega il titolo dell'album ed il concetto che vi è sottinteso. Il significato di questo testo fa ricercato indubbiamente nel misticismo, specie quello buddista di origine indiana (dovuto principalmente a Bodhidharma), e richiede una certa preparazione per essere compreso (sia pure esposto in quel modo semplice che poi diventerà la caratteristica principale del buddhismo Zen) che, come il misticismo in generale, descriva la Via verso l'illuminazione. Questa filosofia mistica inizia col descrivere l'importanza dei sette raggi (uno per ogni chakra), ognuno dei quali mira a far comprendere delle verità che riguardano noi stessi (almeno 6 secoli prima il taoismo si basava sull'assunto "conosci te stesso", il buddhismo è affine alla frangia meno pragmatica del taoismo e metodi più mistici ed ascetici, fondato sulla mistica del vuoto, recepito dalla cultura giapponese col???, Go rin no sho, di Miyamoto Musashi, tra tutti meglio espressa da Zhu?ngz?), poi estende lo sguardo al di là del proprio corpo fisico e dunque arriva a percepire la propria anima, l'ottavo chakra è infatti quello dell'anima e per percepirlo pienamente si dovrebbe intraprendere un viaggio spirituale che ci metta in comunione con queste anime elevate (qui il collegamento col testo precedente e con l'interpretazione offerta) per entrare a far parte di esse. Per arrivare al livello di consapevolezza dell'ottavo raggio bisogna essere consapevoli del sistema circostante, bisogna smettere di pensare in funzione di io e leggere invece lo schema generale delle cose, acquisire una visione d'insieme (per usare una metafora vicina al taoismo di Sun Tzu il soldato ha una propria visione ignorante e soggettiva, mentre il generale dev'essere in grado di comprendere tutte le dinamiche del campo di battaglia ed indirizzarle, secondo natura, in modo da ottenerne il vantaggio migliore), oltre a questo deve essere in grado di vedere oltre le apparenze e smettere di pensare in modo lineare. Il nono raggio, quello dell'equilibrio, basato sulla teoria del kharma e quindi della necessità di bilanciamento (equilibrio appunto) che potrebbe sfociare in un ascetismo eremitico se non si comprendesse che a questo mondo l'azione è inevitabile (ed anche la omissione ha lo stesso valore di un'azione) per cui non ha senso fuggire dal mondo ma piuttosto è necessario prendervi parte esprimendo le proprie qualità divine, ma senza alterare l'equilibrio del mondo: chi lotta contro la guerra, la malattia, la povertà e via dicendo è ancora prigioniero di un pensiero dualistico (ed anche piuttosto ingenuo) che manca di comprendere le dinamiche che ruotano attorno a questi fenomeni mentre chi le comprende, chi ha ottenuto l'equilibrio, non fa più distinzione tra bene e male ed è imperturbabile. L'infinito parte da qualsiasi punto e si dirige eternamente verso gli opposti, ma questi opposto non sono contrapposti, non combattono tra loro, sono tutta una serie di infinite differenti, e necessarie, espressioni dell'essere. E' in questo quadro di misticismo (esposto in maniera frettolosa e semplicistica) che si può collocare il testo che andiamo ad esaminare, comanda di ascoltare perché parla di purezza; è invincibile (termine che letto in maniera mistica si può intendere come imperturbabile) nel proprio culto, invincibile nella sua crociata: per quanto possano essere duri i colpi, per quanto profonde possano essere le ferite, quel suo sangue immortale scorre per Lui. In ogni respiro che sente vi è il silenzioso sussurro del Suo nome, in ogni armonia, pensiero, Egli trasforma la sua acqua in vino, sarà sempre Suo. Benedetto è lui con la consacrazione, un'indomabile dedizione, due uniti in uno come una Trinità in cui può comprendere infinità forme di unità. Già da questi passaggi è impossibile non pensare al culto cristiano, perché se il concetto di trinità è condiviso da tante religioni (non dimentichiamo Brahma, Vishnu e Shiva) il riferimento all'aneddoto della trasformazione dell'acqua in vino è decisamente cristiano; eppure questo può essere spiegato anche in un'ottica buddhista che non disdegna le religioni occidentali ed anzi apprezza le vicende di personaggi quali Elia, Enoch, San Patrizio, Santa Bernadette, Santa Cecilia ed anche il Dio biblico? basti pensare che il dodicesimo raggio, quello della divinità, è quello del "IO SONO COLUI CHE E'", proprio la frase con la quale Dio si presenta a Mosè (conosciuto nel buddhismo anche come Lord Ling) nel libro dell'Esodo il quale si fa portavoce di Dio. Il testo continua con un impegno a raggiungere la perfezione, nessun compromesso potrà toccare il suo dolore, nessuna domanda raggiungere la sua fede nell'immortalità. Si conclude nel nome del nono equilibrio. La musica inizia con una parte esclusivamente di tastiera, poi degli arpeggi puliti, delle parole con tono mistico, poi una batteria inizia a dare i primi tocchi e quindi parte un blast possente seguito da riff frenetici con fischio finale, un assalto bestiale che poi si condisce di passaggi vagamente da Technical Thrash, la voce è ossessiva ed infervorata, uno scream violento, poi passaggi di tastiera lenti e melodici con le chitarre che rispondono con melodie orientaleggianti. Il sound si distende e c'è silenzio, tutto è quiete, alcuni sussurri e poi un altro assalto bestiale con gli strumenti, poi parte un'altra strofa, un rullante pressante, cassa onnipresente, quello che sorprende sono le aperture del sound con melodie lente accompagnate da un tribale vivace che poi diventa un ennesimo blast, in questa specie di assolo c'è anche un piccolo posto per un controcanto di batteria. Le melodie continuano ad incontrarsi, poi un coro in stile Avant-Garde, sublime ed evocativo, altra lunga parte strumentale con controtempi, una batteria sempre in primo piano, dissonanze e ritmi che si incastrano seppur molto diversi. Una serie di stoppate melodiche, poi un altro coro pulito, le parti vocali si sovrappongono e susseguono, è un'estasi musicale! Altre stoppate alternate a fischi, assalto Thrash, è un delirio di creatività, urla mistiche e poi dei cori estatici, con degli scream e sussurri in sottofondo, tripudio di magnificenza. Altre stoppate e fischi, ultimo assalto con variazioni ritmiche ed una batteria trivellante, poi la chitarra solitaria, la voce malefica e terrificante con dei cori in scream di risposta, altre melodie e quindi la conclusione. Non capita spesso di sentire pezzi di questo livello. 

The Warriors of Modern Death

 Andiamo avanti con "The Warriors of Modern Death" (I guerrieri della morte moderna), inizia col suono del vento, della pioggia, rintocchi di campane a morte, atmosfera lugubre ed una chitarra distorta che irrompe nella scena come la scarica di un fulmine, il sound è totalmente da Black Metal norvegese, con un lunghissimo scream animalesco, poi una melodia distorta e maligna di chitarra che si lancia in un assolo malefico, la voce si fa sentire su un riff da Darkthrone. C'è malvagità in quantità, odio per tutti, la batteria è cadenzata e non sfodera il solito blast, poi a sorpresa le melodie di tastiera si fanno sentire in agili tocchi di pianoforte. In questo pezzo le similitudini con gli Immortal sono molte, anche se le chitarre non sono particolarmente veloci; ottime le brevi raffiche di cassa e le melodie di tastiera. Poi una variazione in cui il riffing si fa statico e lascia spazio a lugubri melodie di tastiera, sulle quali il cantato si fa più veloce ed insistente, altro assolo veloce di chitarra mentre gli urli si fanno ancora sentire, si torna al ritmo cadenzato ed ancora l'assolo scarica note che poi rallentano e si fondono coi rintocchi di campana. C'è qualcosa di Bathory nel sound semplice e secco della chitarra solista, alla faccia di chi pensa che questo album sia commerciale. L'assolo sul finale si raddoppia e l'unico dispiacere è che, sfumando nel silenzio, non l'abbiano fatto continuare ancora. Non è affatto un pezzo breve, ma è composto perlopiù di assoli che lasciano senza parole per descriverli. Il testo, invece, descrive questi guerrieri cresciuti per essere uomini, gli viene data un'immagine ed un cammino, idoli guerrieri dall'acciaio chiaro e della rabbia bruciante. Non è mai tardi per provare, stanno dritti, non supplicano mai: vivono e lasciano morire. Vede lo spirito di questi antenati, riconsidera la fede, una spada primitiva non può vincere la sua guerra. La battaglia va svolta con un'arma da fuoco verbale calcolata, l'orgoglio è giustificato, un acciaio spirituale che splende: l'orgoglio guerriero non è morto, i colori della morte sono ancora rosso e nero e, sebbene modernizzata, la battaglia si svolge ancora ed il sangue continua ad essere versato. In questo testo si spiega come uno spirito temprato, anche grazie agli insegnamenti sopra menzionati, possa essere molto effettivo in battaglia anche se questa - nell'era moderna - si svolge verbalmente? non bisogna dubitare delle applicazioni marziali del buddhismo, anche perché ci sono molte tradizioni di monaci-guerrieri in oriente. 

Of Blindness & Subsequent Seers

 Passiamo all'ultimo pezzo, "Of Blindness & Subsequent Seers" (Della cecità e successivi veggenti), il testo è introspettivo, vede sempre un'ombra dietro di sé, più alta di lui eppure con le sue sembianze; si chiede quante altre volte dovrà contemplare il proprio riflesso, si chiede se non sia stato cieco. E' già stato cieco, ha visto la ricerca ed i sogni del suo rifiuto camminare dietro di lui ed ogni volta è vincolato dal fatto di aver avuto il dono di una vista migliore ma la sua ansia ha costruito ancora un altro mattone, con la paura di sbagliare il prossimo passo. In questo testo si sta descrivendo una situazione in cui una persona, con una grande sensibilità ed una vista più acuta degli altri, è attanagliata dai dubbi e dall'ansia di commettere errori. Ricorda vagamente gli occhi sfocati di qualcuno piccolo, stranieri che sono ciechi, una mente travagliata che ha lasciato alle spalle; eppure si chiede se quello non fosse lui stesso che si guardava nel passato. Un testo intrigante, la cecità può intendersi come lo stato antecedente all'illuminazione, i grandi dubbi provengono nel momento in cui - dopo aver ottenuto l'illuminazione - si guarda al proprio passato e ci si rende conto dei tanti errori commessi nel passato più remoto ed in quello più recente; queste riflessioni potrebbero minare la nostra sicurezza e condurci in uno stato di ansia perenne di commettere gli stessi errori. Il pezzo inizia con un arpeggio pulito che si sovrappone ad una parte molto distorta, sfumano i piatti e poi un colpo secco che introduce un lungo scream depressivo e cattivo, il pezzo prende più vita e ferocia, si aggiungono delle tastiere cristalline, il brano si fa vivace con delle scarica di blast ma non diventa troppo veloce, resta andante. Le melodie prendono cadenze più marcate, tempi complessi e progressivi, poi un blast feroce, chitarre con riff stoppati e cadenzati, a sorpresa un cantato pulito con due voci sovrapposte che a volte si sganciano, si prosegue con lo scream ed il riff continua malevolo. Una parte strumentale porta nuova malvagità, stacco di tom e poi una parte più melodica, diabolica, con la tastiera; si torna alla strofa con lo scream e quindi un fischio di chitarra in loop veloce, altra sfuriata ad alta velocità e poi la chitarra continua sola per qualche attimo, si ripete la strofa. Una lunga ed approfondita parte strumentale ricca di assoli di chitarra, fatti di note veloci e melodiche e vibrato, tastiere e ritmiche serrate; variazioni nel rullante e parte un altro assolo vagamente orientaleggiante e virtuoso, batteria disumana e parte un altro scream demoniaco. elle stoppate di chitarra con ritmo cantilenante, la batteria resta in blast ma diminuisce la velocità, le chitarre sviluppano la melodia in clean e sotto c'è ancora il ritmo stoppato e la voce disperata, dannata, tutto è molto drammatico e profondo ed è con questa sensazione che il pezzo sfuma molto lentamente per lasciare spazio ad un arpeggio pulito, con spazio per il basso, con sonorità latine e neoclassiche. Dunque arriva il momento di una brevissima traccia nascosta che prosegue lo stesso arpeggio ma diventa presto un accordo di organo, con dei suoni sintetici che conferiscono al tutto un ché di mistico. Solo pochi secondi.

Conclusioni

Abbiamo ascoltato un album di pregevole fattura: molto complesso in ogni suo piccolo aspetto. Parlando della musicalità possiamo individuare una fase più moderna in cui il sound Symphonic Black Metal si arricchisce di influenze Technical Thrash e di piccole perle Avant-Garde; mentre c'è una fase più antica che riemerge raramente, di tanto in tanto, con delle sonorità più grezze riconducibili alla tradizione del Black Metal norvegese più tradizionale. Queste sonorità vengono diffuse in maniera più o meno uniforme in tutto l'album, dalla durata generosa. Quanto al concept, invece, è l'elemento più innovativo dell'album: da un lato introduce il tema di una mistica ispirata ad Aleister Crowley e rappresentata con allegorie che fanno riferimento alla Divina Commedia di Dante Alighieri, che viene interpretata in una chiave del tutto diversa, regalando bei momenti e molti spunti di riflessione originali; dall'altro lato riprende il discorso mistico iniziato col precedente album ma lo affronta da un punto di vista meno "rituale" e più "spirituale", attingendo al buddhismo, al misticismo in generale ed a tutte le discipline che trattano la coltivazione del proprio spirito. In questo modo si viene a teorizzare addirittura la figura di un guerriero che adopera il verbo e lo spirito come armi, concezione che riporta la discussione alla mistica di Crowley e che calza a pennello con la definizione che questi dà della magia "the Science and Art of causing Change to occur in conformity with Will" (la Scienza ed Arte di determinare Cambiamenti in conformità con la Volontà), teoria che però si presta a molteplici interpretazioni (anche quella più onnicomprensiva di LaVey) e che ha davvero molti elementi in comune con la mistica buddhista se si pensa al primo corollario "Magick is the Science of understanding oneself and one's conditions. It is the Art of applying that understanding in action." (La Magià è la Scianza del comprendere se stessi e le proprie condizioni. E' l'Arte di mettere in atto questa comprensione). Quindi se in un primo momento la scelta di associare Crowley ed il buddhismo, in un'ottica mistica e rituale, può essere parsa azzardata, queste similitudini possono darle più senso di quanto sembrerebbe averne in apparenza. In uno scenario del genere l'arte musicale degli Emperor diventa fine ed al tempo stesso veicolo di un ulteriore fine, quello di rappresentare concezioni mistiche elitarie. In questa prova il ruolo di Ihsahn diventa sempre più principale, tant'è che occupa anche il posto del bassista e porta nel gruppo quelle sonorità Avant-Garde che prima erano germinali ma che adesso sono decisamente più chiare. Questo è un album curato in ogni suo dettaglio, un lavoro in cui tutto è al suo posto e c'è spazio per diversi modi di interpretare la stessa voglia di sperimentazione musicale con pezzi più canonici e pezzi più innovativi; è un capolavoro la cui unica pecca si può individuare nel fatto che la voce a volte è sotto tono, sovrastata dagli strumenti. Così com'è accaduto agli Ulver ed agli Immortal, aver ottenuto un contratto con un'etichetta leader a livello mondiale ha portato al gruppo un sacco di critiche del tenore "sono diventati commerciali"; spesso i gruppi, pur di prevenire queste critiche scontate, hanno realizzato album più violenti e grezzi del solito, gli Emperor hanno proseguito per la propria strada incuranti delle ovvie critiche che avrebbero ricevuto in ogni caso solo per aver ottenuto quel contratto. Un album molto importante, un capolavoro.

1) Curse You All Men!
2) Decrystallizing Reason
3) An Elegy of Icaros
4) The Source of Icon E
5) Sworn
6) Nonus Aequilibrium
7) The Warriors of Modern Death
8) Of Blindness & Subsequent Seers
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