EMPEROR

In the Nightside Eclipse

1994 - Candlelight Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
22/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

"In the Nightside Eclipse" (1994) è il primo album degli Emperor, tuttavia prima di esso ci sono stati diversi demo e numerosi cambi di formazione (che includono artisti di spicco che sarebbe troppo lungo elencare) che hanno fatto maturare ciò che il gruppo ha poi cristallizzato nell'album. Ripercorriamo brevemente i trascorsi del gruppo, prima di tutto va contestualizzato nel fenomeno dell'inner circle del Black Metal norvegese degli anni '90, nel 1991 si forma il gruppo con Ihsahn (Vegard Sverre Tveitan, il quale all'inizio si occupava di voce e chitarra) e Samoth (Tomas Thormodsæter Haugen, che invece doveva essere il batterista). Questo nucleo centrale - rimasto immutato in tutta la carriera del gruppo - pare sia dovuto al loro incontro fortuito in un seminario sul Rock, dopo del quale i due hanno iniziato a suonare in innumerevoli progetti influenzati principalmente dal Black Metal dei Mayhem. Gli Emperor nascono quando i due trovano Mortiis per occuparsi del basso (Håvard Ellefsen, attualmente conosciuto per il suo gruppo Mortiis) e realizzano un primo demo che cattura subito l'attenzione del panorama underground e della Candlelight Records, che deciderà, di lì a poco, di affidargli la realizzazione di un EP (Emperor, 1993) e, dopo un anno, di un album che sarà l'ottavo della neonata etichetta. Ebbene bisogna pensare che in questo lasso di tempo l'inner circle è sconvolto da diversi avvenimenti che rischiano di far sciogliere il gruppo ben prima della realizzazione del primo album; come prima cosa Samoth prese parte all'incendio delle chiese del '92, nello stesso anno Faust (Bård Guldvik Eithun, prese il posto alla batteria un anno dopo dalla formazione) pare che fu invitato a fare una passeggiata nella foresta da tale Magne Andreassen che, dal racconto di Faust, avrebbe iniziato ad avanzare richieste sessuali a seguito delle quali Faust lo pugnalò a morte, dopo di ciò si unì ad Euronymous (Mayhem) e Vark Vikernes (Burzum) per incendiare una chiesa ad Oslo. In seguito alle indagini questi fatti furono acclarati e determinarono l'inflizione di una pena detentiva nei confronti di Samoth e Faust, questi avevano già registrato le parti per l'album d'esordio che è stato regolarmente pubblicato mentre i due stavano scontando la pena, questa circostanza fece accrescere ulteriormente l'interesse per il gruppo e per l'album perché questi cavalcano la notorietà dell'inner circle dedicando l'album ad Euronymous (ucciso da Vark Vikernes come ricorderete); la pena detentiva li trasforma in martiri/eroi della causa Black Metal. La formazione di questo album era composta da: Ihsahn (voce, tastiera, chitarra, testi e composizione); Samoth (chitarra, testi e composizione); Faust (batteria) e Tchort (Terje Vik Schei) al basso (attualmente nei Green Carnation, gruppo che è passato dal Death Metal al Rock; ma ha fatto importanti partecipazioni nei Carpathian Forest e Blood Red Throne). Accanto alla formazione ufficiale c'è il contributo di Mortiis per due testi (il quarto e l'ottavo). Ai lettori più attenti non sarà sfuggito un particolare determinante: la tastiera; siamo in Norvegia, nel 1993, gruppo Black Metal legato all'inner circle e c'è una tastiera. Per questo motivo gli Emperor sono ritenuti gli iniziatori del Symphonic Black Metal, influenzando gruppi tra i quali Dimmu Borgir e Cradle of Filth. Questa voglia di innovare è rispecchiata anche da un grafica superba, ad opera di Necrolord (Kristian Wåhlin), responsabile di alcune tra le immagini più iconiche del Black Metal. Questa grafica è un tripudio di elementi: un castello in cima ad una montagna, sentieri impervi costeggiano il dirupo ed un'armata di quelli che sembrano goblin oppure orchi equipaggiati con sinistre mazze chiodate si appresta all'assalto (o al rientro dopo aver compiuto una razzia), sul cielo - nuvoloso e dal carattere impressionista - vola una lunga schiera di demoni in fila, fino all'orizzonte, guidati da un Cavaliere della Morte. Il ponte in basso e, specialmente, la torre evocano un'architettura di matrice fantasy mutuata dalle grafiche collegate a Dungeons & Dragons (prima edizione del 1974): non sorprenda questo collegamento, perché nei testi dei contemporanei Immortal ci sono chiarissimi riferimenti agli scritti di R.A. Salvatore che hanno costituito il background del notissimo gioco) il quale a sua volta si ispira agli scritti di Tolkien. L'architettura di questi esseri mostruosi è composta da guglie di ispirazione gotica, che però vengono create basandosi sulla forma di artigli e zanne, la torre sembra un fusto cosparso di spine; le mura sono interrotte da guardiole, c'è un imponente portale all'ingresso della rocca. Tutto attorno paesaggi naturalistici che rievocano le foreste scandinave, l'intera grafica è resa in diverse gradazioni di blu/viola, che si interrompe solo nel margine sinistro inferiore in cui i colori si riscaldano con tonalità rosso/giallo ad indicare i fuochi dell'armata (un anno dopo anche la copertina di "Bergtatt - Et Eeventyr i 5 Capitler" degli Ulver ritrarrà una foresta impenetrabile in gradazioni di viola scostandosi dalla tradizione della foto di gruppo; mentre per gli Immortal nel 1999, con "At the Heart of Winter" l'influenza di questa grafica si farà vedere nell'architettura del forte che richiama le guglie a forma di zanna). Questa copertina spezza definitivamente la tradizione che vuole la foto della band in copertina e costituisce un'icona, un precedente irraggiungibile, di perfezione estetica usato - per molti anni a venire - come paragone e fonte di ispirazione, come metro di valutazione delle successive grafiche. La meraviglia non finisce qui: in alto a sinistra, proprio in corrispondenza dello stormo demoniaco, il logo degli Emperor (che rimarrà immutato fino alla fine) concepito e realizzato da Christophe Szpajdel (noto, a ragion veduta, come Lord of Logos) è anch'esso uno strappo alla tradizione. I tratti ricordano le curve acute delle guglie di cui sopra, sono anche composti da caratteri che traggono ispirazione dalla calligrafia medievale; il tutto è realizzato con un certo grado di simmetria (atra caratteristica riconducibile allo stile di Szpajdel, simmetria che col tempo diverrà un must per ogni logo che si rispetti) con al centro una forma di occhio che non può che ricordare il famigerato Occhio di Sauron. Questo logo dunque trae ispirazione dal mondo fantasy che deriva, più o meno direttamente, dal precursore Tolkien, poi modificato ed integrato dalle numerosissime icone derivate da Dungeons & Dragons che, col tempo, sono state adottate come canone estetico tale da diventare vere e proprie istituzioni riproposte in centinaia di salse diverse. Stiamo parlando di un album epocale che ha creato una rottura col passato, plasmando il presente e determinando le sorti del futuro nella scena Black Metal mondiale. Pare sia stato il primo CD ad avere un libretto con molte pagine, non spillate, contenenti sia i testi sia tante foto paesaggistiche, altra particolarità è il dischetto stesso che non ha alcuna scritta ma solo dei disegni.

"Into the Infinity of Thoughts

Passiamo all'ascolto con una introduzione, non segnalata nella tracklist, sono dei rumori ripetitivi sopra accordi oscuri e mistici, sembrano descrivere un assedio oppure una marcia mostruosa; evocano un'atmosfera di fantasia gotica. Poi il rombo di un tuono e l'introduzione lascia immediatamente spazio al primo brano. "Into the Infinity of Thoughts" inizia con la coda del rombo di tuono e delle glaciali plettrate alternate su un blast che non lascia pietà. L'anima melodica emerge tra le plettrate che disegnano linee melodiche, ma diventa prepotentemente evidente quando, poco dopo, fa il suo ingresso una tastiera maestosa con un timbro che sembra a metà tra un organo ed un coro di voci femminili. Adesso le melodie delle chitarre si intrecciano con gli accompagnamenti della tastiera in atmosfere violente e sublimi, in cui all'alta velocità delle plettrate, del ritmo, contrasta la calma con la quale evolve il tema melodico; irrompe uno scream acuto, anch'esso ha una propria linea melodica che traspare nonostante la distorsione, sembra seguire la chitarra. Come se non fosse abbastanza si aggiungono altre tastiere che imitano il suono degli archi, poi lasciano il posto alla formazione tradizionale, con la chitarra che rinnova la potenza con una cavalcata fatta di plettrate alternate cadenzate, i cui accenti corrispondono con quelli della batteria e di un basso, molto pulito, che è l'elemento chiave di questa commistione, avendo un timbro stranamente pulito ed un approccio stranamente melodico per un Black Metal. Ancora le tastiere che imitano il coro, la voce riprende molto pastosa, malefica e violenta, spesso viene sovrastata dalla musica, un passaggio strumentale lungo in cui le chitarre si dividono: una continua la plettrata alternata, l'altra fa arpeggi puliti. Il pezzo prende una piega violenta, molto ritmata, il basso si stacca dalle chitarre e si sentono delle stoppate, la batteria ha un'eco strana e sembra prendere il ruolo di una tempesta in lontananza. Rombi spaventosi ed una voce che canta in levare, di nuovo una parte strumentale con arpeggi, altre stoppate e la voce diventa un duetto violento, ancora più acuto. Non siamo nemmeno a metà del pezzo che entra di nuovo in scena la tastiera con gli archi, il momento diventa epico, solenne ma di una malvagità inaudita; poi un momento di caos chitarristico con degli accordi distorti ed arpeggi puliti, mentre uno scream emette dei rantoli inquietanti, torna la tastiera con una parte angelica; il pezzo torna ad essere malvagio e poi prende ritmo conservando le tastiere, la voce è molto acuta e mostruosa, disumana, sembra duettare con le tastiere per lungo tempo, poi si lascia andare ad un diabolico scream prolungato, che porta ad una parte cantata con altri rantoli, quasi soffocati, più bassi. Questa volta gli accenti sono dati dai piatti, l'atmosfera acuta del ritmo è controbilanciata dalla chitarra che adesso sta più su tonalità medio-basse, il pezzo prende un ritmo cadenzato e poi la chitarra si libera da esso in un passaggio a plettrata alternata melodica che porta ad uno stacco di batteria, poi ad un blast furioso con scream prolungato. La furia continua velocissima fino ad una parte di tastiera angelica, funestata solo da chitarre distorte in sottofondo, una voce maschile con timbro impostato pronuncia poche parole e quindi l'assalto riprende, con le tastiere ancora presenti, una batteria inarrestabile, la voce demoniaca ha il tempo di un ennesimo rantolo inquietante che il pezzo finisce. Come devono avere lasciato stupefatto, questi otto minuti, qualsiasi ascoltatore all'epoca? Il testo descrive di come l'Oscurità si insinua nelle montagne a nord della Norvegia ed il silenzio raggiunge i boschi, si sveglia e sorge, questo narratore, che inizia a vagare nella notte come molte notti prima, come nei suoi sogni, secoli orsono. Sotto la luna e sotto gli alberi, verso l'Infinità dell'Oscurità, oltre la luce di un giorno nuovo, oltre il calore del sole morente, sente il vento che sussurra e le ombre che chiamano. Quindi fissa la luna, che gli ispira visioni, in queste dodici lune piene in un anno, ogni volta la luce sacra si affievolisce, diventando sempre più debole di volta in volta. La luna gli rende ma menta pure come laghi di cristallo, occhi freddi come le più oscure notti invernali eppure c'è una fiamma dentro essi, che lo guida verso l'Oscurità oltre questo mondo. Nel nome di Sua maestà l'Imperatore, cavalcherà con orgoglio per le terre, portando la spada nera in battaglia, portando odio a coloro i quali sono gli speranzosi figli della Felicità; dove c'è la gioia le orde della paura porteranno tristezza e dolore. Le terre diverranno nere, nessun sole sorgerà e che possa la gloria della luna nell'oscurità rimanere eterna. Non si può non riconoscere la notevole somiglianza con le tematiche della scrittura di Demonaz degli Immortal. Passiamo all'ascolto con una introduzione, non segnalata nella tracklist, sono dei rumori ripetitivi sopra accordi oscuri e mistici, sembrano descrivere un assedio oppure una marcia mostruosa; evocano un'atmosfera di fantasia gotica.

The Burning Shadows of Silence

Passiamo a "The Burning Shadows of Silence" (Le brucianti ombre del silenzio), anche in questo caso il pezzo comincia col rombo del tuono, cui fa immediatamente seguito una chitarra veloce in delle plettrate caotiche, subito dopo si fa sentire la batteria con una cassa scatenata ed un rullante incalzante, il riff iniziale ha molto in comune con la old school, ma è quello successivo che introduce linee melodiche a plettrata alternata e tastiere a coro a spezzare col passato. Inizia una nuova parte, questa volta cantata, che mescola melodia e distorsione, il cantato è uno scream feroce ed animalesco in cui le parole non si distinguono dai versi di una immaginaria bestia predatrice, un timbro secco, molto grattato e con un'eco piatta. Quanto descritto si amalgama bene con la musica molto ritmata e cadenzata, ma allo stesso tempo melodica per merito delle tastiere che nelle parti cantate prendono la forma di un trio d'archi, la voce muta e prende un timbro più scuro per poi schiarirsi in rantoli farneticanti spesso a metrica libera o comunque molto caotica. In questo pezzo regna il male, nonostante  la musica frequentemente assuma vesti melodiche, la voce chiarisce sempre che si tratta di Black Metal di derivazione old school. Altra strofa, con delle variazioni vocali in cui una voce sovraincisa marca dei cari animaleschi, ringhiando minacciosa, purtroppo il caos a volte si sposa male con la maestosità della base e manca di interpretare, come avveniva nel pezzo precedente, anche questo aspetto della musica. Il pezzo si conclude con un passaggio strumentale che permette alle tastiere di emergere ulteriormente, negli ultimi secondi queste prendono la forma di un organo e lasciano gli accordi finali. E' difficile replicare la meraviglia del precedente brano, di questo pezzo colpisce come le melodie siano state innestate in tempi veloci ed accompagnate da parti vocali violentissime; allo stesso modo lascia perplessi il fatto che questa violenza di stampo tradizionale si sposi poco con le parti melodiche in alcuni punti, intendo dire che in rari momenti la componente melodica non si è integrata con successo, come invece è splendidamente avvenuto nel brano precedente. Passando al testo, invece, si prosegue il racconto e dunque il personaggio è ottenebrato, diventa sempre più buio mentre percorre la foresta, attraverso ombre silenziose; il buio del cielo diventa sempre più come se fosse una lastra di ghiaccio nero, mentre ciò avviene ci sono dei sussurri che raggiungono l'anima di questo viandante, bruciano, gli parlano lasciando doni di sofferenza e tristezza. Una luna piena rossa come il sangue, fulmini squarciano il cielo e tuoni rombano, attraverso la notte sorge una tempesta di caos, una fiamma attira l'attenzione dei suoi occhi: è il Purgatorio, un coro infernale nelle ombre, la gioia blasfema, i cancelli si aprono permettendogli di strisciare nel regno del mare dove brucerà per sempre. 

Cosmic Keys to My Creations & Times

Nel successivo brano le tematiche mutano, prendono una piega diversa, "Cosmic Keys to My Creations & Times" (Chiavi cosmiche alle mie creazioni e tempi) suona già piuttosto mistico come titolo e l'apparenza non inganna. Visto che non si tratta proprio di un gruppo sconosciuto non c'è nulla di male ad anticipare che nei successivi lavori gli Emperor tratteranno con più attenzione tematiche a sfondo mistico, in questo pezzo cogliamo il primo barlume di questa idea. Non è mia intenzione (non sarebbe possibile né utile) andare ad approfondire a un punto di vista mistico-logico tutti i significati e gli scenari che emergono dal testo in questione, perché già dal primo rigo possiamo trovare la frase "The heavens are lit by the stars where years of secrets of universal forces lay hid. They shine so bright, but yet they have seen more evil than time itself" (I cieli sono illuminati dalle stelle dove anni di forze universali segrete si sono nascoste. Queste brillano così luminose, ma già hanno visto più male loro che il tempo stesso) che fa capire come sia vasto il raggio d'azione del tema; insomma il testo si apre con un accenno di filosofia cosmologica, assume un carattere mistico con dei riferimenti a forze malvagie che determinano l'universo (ci torneremo tra poco). Più avanti prosegue dicendo che la luce di queste stelle riflessa in profondissimi laghi, affonda nelle acque nere ponendo in essere le chiavi planetarie alla conoscenza illimitata ed il potere che l'Imperatore deve ottenere. Sono gli dèi cui i lupi abbaiano durante la notte, richiedendo la prossima vittima per saziare la loro sete di sangue ed anche il narratore afferma che ci sono momenti in cui si unirebbe volentieri a loro in questa caccia. Poi si chiede quali mostri alberghino nei laghi oscuri, interrogandosi sulla natura - sicuramente malvagia - di quelle creature; a questo punto possiamo cercare di fare ordine perché fino ad ora abbiamo parlato di: cosmologia, misticismo, divinità antiche e creature malvagie. Un modo per orientarci può esserci offerto dalle teorie di Zecharia Sitchin, questo scrittore offre delle interpretazioni pseudo-archeologiche che mirano a dimostrare (nonostante lo sgomento della comunità scientifica) l'intervento di alieni, malvagi, nella storia dell'umanità in veste di creatori/tiranni; è stato l'iniziatore di questa spasmodica ricerca di corrispondenze tra ritrovamenti sumeri per dimostrare come la mitologia sumera non faccia altro che descrivere questa razza aliena responsabile della creazione della razza umana (per mezzo di esperimenti genetici), giocando anche sul fatto che ci sono impressionanti analogie nelle diverse mitologie di culture agli antipodi del globo terrestre, che lui dimostrerebbe col fatto che vi sia stato l'intervento di questi alieni (percepito dagli ominidi come divinità, del resto gli stessi indigeni d'America credevano che gli esploratori fossero divinità, idem gli aborigeni australiani più tardi). Si parla di un pianeta molto simile alla luna con una sola fase potentissima (nella teoria di Sitchin si parla di un pianeta posizionato nella zona più distante dell'orbita, vicino agli asteroidi - più o meno la posizione occupata da Eris che è un planetoide ghiacciato oltre la fascia di Plutone - che prende il nome di Nibiru, associato al dio sumero Marduk il quale collide col pianeta Ti?mat, associato all'omonima dea sumera, per dar luogo alla Terra come la conosciamo; secondo lo scrittore i miti sumeri sono una metafora di quanto accaduto e tramandato loro dagli alieni? adesso capite perché volevo evitare questi discorsi!). Paesaggi senza tempo, e questa è solo un'infinitesima porzione del cosmo, ma tutto è suo ed il passato e futuro aspettano di essere scoperti (qui emerge una scintilla umanistica), molto è stato scoperto ma prima o poi si renderà conto di essere esistito prima di se stesso (forse un riferimento alla trasmigrazione e reincarnazione delle anime di matrice egizia o persiana, sicuramente non assiro-babilonese), si renderà conto di pianeti vecchi di ere, creati con regole fatte da una corona di artigli di drago "Arrived with a stargate..." (arrivati con uno stargate, avete letto bene, nello stesso anno, il 1994, è uscito il film Stargate che ha portato al grande pubblico una versione romanzata delle teorie dell'archeologia misteriosa basata sull'intervento alieno, gli Elohim, nella creazione della ragazza umana; chi ricorda la trama del film non avrà difficoltà a ricordare anche il ruolo fondamentale delle chiavi per azionare lo stargate, che siano le chiavi cui si accenna nel testo?). A furia di parlare di teorie cospirazionistiche vi ho dato io stesso esempio di come le congetture si autoalimentino, quindi la smetto e mi dedico al lato musicale: questo lascia meno dubbi, essendo uno dei capolavori del gruppo. Inizia con una tastiera che crea suspense e poi quel famosissimo riff a plettrata alternata, che si spegne e si riaccende, complice un blast fedele, poi la tastiera accompagna, con evoluzioni di accordi in crescendo, il prosieguo della strofa con uno scream acuto e strozzato come protagonista. Con questo pezzo i generi si fondono in modo magnifico (mistico direi) e raggiungono l'apice con un passaggio veloce di tastiera, che sa di fantascientifico, accompagnato da accordi veloci, cui si aggiunge una voce che a volte si sdoppia in cori diabolici. Passaggio con chitarra solitaria che disegna un altro riff a plettrata alternata, rombo di batteria, il basso corposo rende più oscuro il riff, riprende la strofa ancora più glaciale; si evoca uno scenario desolato e sperduto, il pezzo prende ritmo e poi si distende nuovamente su passaggi melodici. Quello che si viene a creare è sublime, lo scream old school a volte cozza con ciò che succede (anche se va detto che per gli standard dell'epoca era oro), ma mantiene un'espressività invidiabile, trasmette sofferenza e solitudine (al pari di alcuni pezzi di Burzum) nell'ultimo terzo del pezzo un cambiamento brusco porta alla prevalenza delle tastiere, mentre la voce diventa un rantolo soffocato, poi la batteria scandisce un ritmo di marcia, rallentando, la voce regala altri acuti carichi di malvagità, i riff sono ripetitivi ed assillanti, massicci, poi una variazione melodica della chitarra dona una nuova veste al pezzo portandolo alla conclusione. Che capolavoro! 

Beyond the Great Vast Forest

 Andiamo avanti con "Beyond the Great Vast Forest" (Oltre la grande foresta immensa), comincia con una serie di scream caotici in un contesto di accordi distorti e veloci melodie di tastiera, tutto farcito di blast di cassa e rullante non troppo veloce. La variazione prosegue con una vocalità molto aggressiva e caotica, animalesca, si arriva ad un punto in cui il basso emerge e porta un ritmo pestato ed oscuro all'insegna dell'old school, ancora melodie di tastiera che si fanno più avvincenti, il basso resta al centro dell'attenzione che condivide con le tastiere mentre la voce viene sommersa dalla musica e si confonde con essa. Il pezzo si mantiene pressoché costante, nonostante la lunga durata, la vocalità è uno scream caotico, un rantolo acuto e strozzato, ci sono dei passaggi strumentali lenti che valorizzano un determinato strumento, poi si riprende con la strofa; un passaggio veloce porta delle vaghe influenze Thrash nel sound verso il finale, il pezzo prende velocità e parte un assalto che poi rientra nello stile Black, la melodia comunque si affievolisce, si fa oscura, poi brillante con dei passaggi acuti sui quali ci sono dei cori in scream, demoniaci, così il pezzo si conclude. In questo brano la fantasia è stata di meno, così come le variazioni, la durata non è stata sinonimo di creatività compositiva, segno che la maturità e la complessità di pezzi precedentemente elogiati non è propria di tutti i lavori di questo album, ma è frutto di sprazzi di genialità di un gruppo ancora comprensibilmente immaturo (ed alle prese con qualcosa di nuovo). Questo testo descrive un paesaggio naturalistico, oltre la grande foresta immensa circondata da montagne, scorrono dei fiumi oscuri come lacrime di dolore. Il ghiaccio nasconde il sacro anello di fuoco, ma loro risorgeranno perché sono Lui, il Signore oscuro dell'eternità, mentre loro sono i diavoli e non possono essere messi a riposare per sempre. Risorgeranno, saranno di nuovo a caccia queste creature della notte, il sangue è vita e la loro arte è infernale, come la loro vita è eterna. Il castello svetta fiero, ma grigio e freddo, ricoperto di ghiaccio mentre la luna sorge, i lupi ululano. I figli della notte sorgeranno di nuovo, attraverso la riunione di essenze malvagie ed antiche, nel nome dell'onnipotente Imperatore. I riferimenti satanici ci sono, ma è un elemento comune a tutti i gruppi Black Metal del periodo, specie quelli dell'inner circle, anzi negli Emperor questo elemento è davvero poco presente e col tempo diverrà del tutto assente (così come accaduto agli Immortal del resto).

Towards the Pantheon

In "Towards the Pantheon" (Verso il pantheon) troviamo degli accordi di tastiera che accompagnano arpeggio puliti di chitarra, l'atmosfera è rilassata, fantasy, poi si fa carica di suspense e diventa malinconica, irrompono le chitarre elettriche, basso lento ed imperioso, batteria veloce e stabile nel rullante. Ancora il pezzo è strumentale, prende ritmo e si propone un lunghissimo scream devastante ed acuto, tra rombi di pelli, poi tra melodie maestose e variazioni sui piatti, si sviluppa la strofa. E' interessante notare come la struttura sia semplice e statica in modo tale da permettere, a turno, ad ogni strumento di proporre variazioni slacciandosi dalla linea principale, una variazione della strofa con un urlo lungo e soffuso, si riprende con la strofa, un basso malevolo e presente in sottofondo offre ancora più ritmo. Adesso le tastiere si sdoppiano: possiamo continuare a sentire gli accordi sinfonici e sopra si aggiunge una specie di fanfara, vagamente fantasy/medievale, che si intreccia col ritmo e suona molto bene sul blast di cassa. Poi le chitarre si mostrano in un caotico fiume di armonici distorti,  solo di batteria mostruoso e dopo un'escalation di violenza strumentale accompagnata da urla diaboliche, poi via con le plettrate alternate, melodiche e veloci, che finendo ci riportano alla strofa che si ripropone in tutta la propria maestosità, dura poco e lascia spazio ad una variazione ritmata, con cadenze in levare e due tempi forti, adesso la batteria mostra il proprio potenziale e prende tutta la scena, le chitarre creano atmosfere malvagie rimanendo statiche, le melodie sempre presenti. Questo pezzo scorre veloce, senza molti colpi di scena, così come il precedente. Il testo è qualcosa che sembra quasi una preghiera, si augura che i lupi possano iniziare ad ululare di nuovo, che possa risorgere l'era dell'oscurità, che possiamo tornare a viaggiare per l'eternità nello sconosciuto e trovare ciò che cerchiamo. Queste schiere tributeranno ad Egli il dolore dei nemici così che lui li possa premiare con la Sua fiamma, di carne e fuoco, sorgendo per consegnare la chiave. Vedono una terra di saggezza e confidano di riuscirne a conquistarne presto il trono. 

The Majesty of the Nightsky

"The Majesty of the Nightsky" (La maestosità del cielo notturno), prosegue con la descrizione di paesaggi naturalistici, descrivendo le ombre che, come fossero una marea, scorrono verso la costa della luce per ricoprirla; ondate battagliere di nuvole crepitanti abbracciano il paesaggio notturno. I cieli sanguinano attraverso ferite aperte, i venti piangono addolorati e le lacrime cadono a raffiche, sferzando la faccia del narratore che è stretta nella morsa del gelo e ricoperta di tagli dovuti al freddo. Questo ha sofferto troppo a lungo nei deserti di sabbia dell'eternità, ma sarà ripagato perché affondando nell'oscurità libererà il segno: la sua anima si libererà dell'involucro di carne e si librerà in mezzo al cielo notturno, nell'eclissi, facendo esperienza di una esistenza ultraterrena. Come una pietra di entusiasmo bruciante rifrangerà il riflesso della superficie di quel mare insondabile, circoli di odio e dolore scivolano per la terra come un presagio del terrore a venire. La forza di mille demoni sputa-fuoco nasce nella sua anima, quando raggiunge nuovamente la superficie - dopo essersi immerso nell'oscurità - questi poteri sono sotto il suo dominio, adesso è in comunione con la maestosità del cielo notturno. In questo testo continuano ad esserci riferimenti mistici, questa volta associati con caratteristiche che si attribuiscono alla natura in sé e come rappresentazione di forze ultraterrene. Ascoltiamo il brano e ci troviamo di fronte un inizio all'insegna del caos, con chitarre frenetiche ed una voce impazzita, si intravedono le linee melodiche, poi entrano in gioco le tastiere ma per pochi attimi, la strofa prosegue con la stessa cattiveria, dopo dell'ennesima comparsa delle tastiere, a sorpresa è la chitarra a prendere la linea melodica con una specie di cantilena che si sviluppa in qualcosa che potrebbe essere anche un assolo, che si continua a ripetere con la batteria che diventa una marcia tribale, la chitarra inizia a diventare virtuosa intessendo note sempre più veloci e ricche; poi intervengono due tastiere che creano una sinfonia che quasi copre del tutto la voce. Altro passaggio melodico con la chitarra, plettrate alternate melodiche, intanto ci sono due melodie che hanno un ritmo diverso ma incastrato a quello della batteria e basso. Il pezzo si calma di colpo, diventa sublime e prevalentemente melodico: la batteria ha uno stile quasi Rock, calmo, intanto tastiere come organo e coro creano momenti epici, cui si aggiunge una voce bassa in un recitativo coinvolgente, l'atmosfera è vibrante e carica di intensità, le melodie proseguono cambiando accordi ed approfondendo il tema, con una chitarra pulita. Poi di colpo la stoppata, una chitarra distorta solitaria e ricomincia l'assalto spietato con lo scream acuto e strozzato, altra stoppata e l'assalto riprende nuovamente fino alla conclusione del pezzo segnata dal rumore di un tuono esplosivo.

I Am the Black Wizards

Passiamo ad un altro pezzo molto conosciuto: "I Am the Black Wizards" (Io sono gli stregoni neri), inizio in stile Raw che poi prende una piega melodica perché agli accordi distorti si aggiunge una chitarra a plettrata alternata melodica, poi arpeggi cristallini, nuova sfuriata con degli effetti ritmici, urla demoniache e cattiveria a gran velocità, le voci diventano un coro e continuano l'aggressione caotica mentre il riff si fa spietato, melodico, veloce, la batteria continua a pestare sul rullante e varia sui piatti regalando un'esperienza nuova ad ogni riff. Un passaggio melodico con le tastiere e poi un mid tempo fantastico, la voce si confonde con la base, il caos si fa sublime, solenne, le plettrate alternate emergono e rientrano nell'impasto sonoro, il ritmo è travolgente nella sua regolarità. Il pezzo cambia tonalità, si semplifica e diventa più incisivo, serie di botta e risposta vocali, poi tastiere con timbro di archi in un passaggio più melodico mentre il blast di cassa non accenna a fermarsi, cori mistici creano atmosfere magiche. La voce è un rantolo disperato, carico di malvagità e sofferenza, inutile ricordare che pezzi come questo hanno influenzato interi filoni musicali (Cradle of Filth e Dimmu Borgir in primis), la chitarra si lancia in melodie sinistre, non è molto distorta ed il basso segue a ruota, poi un momento di delicatezza alle tastiere, in cui il basso è un sottofondo morbido, la voce continua a dannarsi e soffrire poi arriva una parte recitata con voce impostata, la parte si prolunga fino alla fine. E' un brano che affascina, ci sono molte parti diverse che si susseguono senza rispettare una struttura precisa, il pezzo quindi si evolve in maniera quasi naturale e spontanea. Il protagonista si descrive come potentissimo, ma non è il solo nel proprio cosmo, perché ad ogni collina nera corrisponde un'anima nera, ognuna delle quali è morta migliaia di volte. Dietro mura di pietre vecchie secoli queste coltivano le arti nere, facendo bollire i loro incantesimi in calderoni di oro annerito. Molto in alto nelle montagne, ove la pioggia cade vicino ed il sole non riesce ad arrivare, gli stregoni, suoi servi, evocano le anime del macrocosmo; nessuna era sfuggirà alla sua collera. Può viaggiare nel tempo, recarsi nel futuro per poi riportare conoscenze ora perdute, visitare di nuovo antiche caverne, prima che l'Imperatore venisse a guardare i mortali che hanno scoperto i diari che il narratore aveva nascosto (altra teoria in cui si pensa che gli uomini abbiano "rubato" le conoscenze, lasciate indietro da un viaggiatore del tempo di questi popoli evoluti). Queste anime distrutte vengono invocate di modo che questi se ne possa cibare godendo delle loro sofferenze, un impero senza limiti fatto di montagne e laghi neri, egli ne è stato il dominatore eterno e gli stessi maghi non sono altro che una sua "appendice", perché è esso lo spirito animatore della loro essenza, è egli stesso quei maghi. 

Inno a Satana

Arriviamo quindi all'ultimo brano, "Inno a Satana", ritmato e melodico sin dall'inizio, plettrate alternate che si intrecciano assieme in un caos ordinato, parte sicuramente ben congeniata, ecco che si sente un coro di voci maschili chiare, che fanno ciò che negli altri pezzi era solo la tastiera a fare. In questo caso la tastiera dà solo accordi fondamentali sui quali si sviluppa il tema, le voci ricordano i cori armonici islandesi, poi il pezzo prende una piega simile agli altri con plettrate alternate a ritmo cadenzato ed una voce acuta e strozzata, uno scream diabolico e feroce. Dopo aver pronunciato altri frase con tono farneticante, il pezzo si calma con degli arpeggi e poi prende nuovamente un forte ritmo con la voce che continua violentemente, poderosi colpo sui piatti scandiscono un ritmo irruento, variazioni chitarre che fischiano, un basso che si sposta sulle note più acute in una cantilena inquietante, la voce ancora è grattata e sinistra in lontananza. Riprende il coro, bello ritmato, su di esso la voce continua in tutta la malvagità, fantastiche parti di chitarra disegnano melodie glaciali e demoniache. Il pezzo prende una deriva da Pagan Black Metal, le sinfonie sono sempre al primo posto. Stoppata, poi chitarra solitaria in distorsione old school, riprende il blast di rullante e continua la distruzione, con delle tastiere e cori che si associano caricando l'atmosfera di suoni mistici, altro coro folk accompagnato da suoni di tastiera misteriosi, la voce è uno scream che non smette mai di urlare minaccioso. Poi delle parti stoppate ed un sussurro che inneggia a Satana in un finale maestoso. Il testo inizia venerando il potente signore delle tenebre, padrone delle bestie e portatore di timore, il cui spirito è insito in ogni atto di oppressione ed odio, la cui presenza è in ogni ombra, che governa ogni piaga e tempesta, ascolta! Quindi è un'invocazione iniziale, cui poi fa seguito la venerazione definendolo signore dell'oscurità, padrone dei lupi, che ha il potere di far svanire qualsiasi luce, che non ha compassione, il cui cammino è imprevedibile ma così ampio ed inarrestabile. Ogni volta che questo signore consacra il veneratore con un insegnamento gli permette di fare un altro passo verso il suo Pantheon. Poi la venerazione si fa fanatica nel momento in cui promette che verserà per sempre il proprio sangue per esso, loderà sempre il suo nome temuto, lo servirà per sempre, sicuro che egli prevarrà.

Conclusioni

Si conclude così un album molto importante ed influente nella storia del Metal estremo, una perla di una cura e precisione invidiabili. Teniamo conto che si tratta di un esordio col botto, curato in ogni dettaglio: la grafica è innovativa e ricchissima, la durata è più che generosa, la fantasia compositiva è alle stelle ed è anche innovativa. Qua e là possiamo trovare i segni dell'immaturità del gruppo, ovvio, specie nella composizione dei pezzi centrali della tracklist; la produzione ed il sound a volte risultano confusionari: sono consapevole che ciò sia un effetto voluto ma a volte questo impedisce una buona fruizione delle splendide idee. Nonostante queste piccole macchie ci troviamo di fronte ad un capolavoro: la tastiere sono state integrate con successo in un contesto Black Metal caotico, anche grazie ad un chitarrismo fedele allo stile Black ma al contempo versatile, capace di arpeggi puliti, plettrate alternate melodiche, accordi veloci. Tutto quanto è strapieno di suoni con diverse tastiere e chitarre che si sovrappongono creando un'atmosfera mistica, anche grazie a ritmi diversi che si intrecciano bene per avendo cadenze diverse. Di altrettanta importanza è ciò che è stato fatto coi testi, dannatamente innovativi: si finisce a parlare pur sempre di tematiche interpretabili come sataniche (e non nego certo che lo siano, specie dopo l'ultimo testo) però si nota che questo non è il tema principale. L'intero album può essere interpretato come un concept che ruota attorno a questo misticismo collegato alle chiavi cosmiche per ottenere la saggezza, abbiamo già dato un'idea di alcuni dei significati che si possono attribuire a questi testi, che sicuramente vanno ricercati  nel misticismo, nella filosofia, nella cosmologia teista, nelle religioni antiche ma anche, stranamente, nella fantascienza; tematiche che non mancano di descrivere al meglio l'oscurità, i lupi (tema molto caro ai norvegesi!), la nebbia, l'oceano e l'opprimente senso di soggezione ispirato da una natura ostile ed invincibile quale quella scandinava. La valutazione complessiva non può riconoscere un voto pieno a causa del sound e di alcune mancanze compositive nella parte centrale; queste circostanze sono delle sottigliezze se consideriamo che è un album d'esordio nel 1994, ma nel tentativo di essere oggettivo sono costretto a non mostrare pietà neanche per circostanze perfettamente giustificabili. Questo album ha cambiato il modo di intendere il Black Metal, ha aperto nuove porte che sono state percorse da gruppi che, traendo ispirazione da questa musica, ha raggiunto un successo perfino superiore a quello degli Emperor. Da questo album nasce l'avvincente e maestosa storia del Symphonic Black Metal.

1) "Into the Infinity of Thoughts
2) The Burning Shadows of Silence
3) Cosmic Keys to My Creations & Times
4) Beyond the Great Vast Forest
5) Towards the Pantheon
6) The Majesty of the Nightsky
7) I Am the Black Wizards
8) Inno a Satana
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