EMPEROR

Emperor

1993 - Candlelight Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
12/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

Per gli Emperor questo EP, che prende il nome del gruppo, è il primo banco di prova. Dopo aver pubblicato il primo demo in versione cassetta vengono notati dalla Candlelight Records che decide di metterli alla prova con la realizzazione di un EP ed è così che nasce "Emperor" (1993) in edizione vinile 12'', con lo scopo di presentare ufficialmente il gruppo agli ascoltatori. La formazione vede lo storico duo Ihsahn (voce, chitarra e tastiera) e Samoth (chitarra) cui si affiancano Mortiis (adesso meglio noto per il suo omonimo progetto solista) al basso e Faust alla batteria. Faust registrerà anche il primo album del gruppo, ma per via dei controversi episodi che hanno caratterizzato la scena Black Metal (l'inner circle) norvegese non ne ha goduto la fama conseguente, finendo in carcere per omicidio doloso (che pare sia stato anche a sfondo discriminatorio perché la vittima era omosessuale); i maliziosi vogliono che sia stato questo episodio a far nascere un alone di malvagità attorno al gruppo, creando una particolare attenzione e sensibilità del pubblico, c'è però da dire che il gruppo non ha mai adottato posizioni "forti" in merito a tematiche violente oppure antireligiose (pur ricorrendo all'immaginario satanico/demoniaco per condire i propri testi), come altri gruppi contemporanei, piuttosto mostrandosi anche fin troppo pacati rispetto alla media della scena locale. Tornando all'EP c'è da dire che dura dieci minuti in meno del precedente demo, del quale trae solamente due pezzi dei quattro contenuti - quelli più rappresentativi del nuovo corso che già stata prendendo il gruppo - in modo da poter riempire la durata del vinile che non poteva superare i 24min (trattandosi appunto di un 12''), quindi due brani a lato, in ogni lato un pezzo nuovo ed uno tratto dal precedente EP ma ri-registrato. Considerando che il primo demo è stato inciso in musicassetta autoprodotta, il passaggio al vinile è un traguardo importante per il gruppo e garantisce anche un ascolto migliore. Quanto alla copertina il gruppo si mostra piuttosto originale, lasciando da parte la classica copertina Black Metal con la foto della band, molto in voga al momento, e preferendo invece adottare una soluzione (altrettanto oscura e minacciosa) diversa: possiamo riconoscere un'illustrazione del celebre Gustave Dorè (La Visione della Morte), questa illustrazione mostra un cavaliere della morte, armato della famigerata falce mentre cavalca in volo, che fa parte della lunga (e magnifica tanto da fargli ottenere un successo straordinario) serie di illustrazioni della Bibbia che questo artista ha completato nell'arco di numerosi anni. L'illustrazione è stata modificata rendendola più oscura, poi è stato semplicemente apposto il logo degli Emperor, senza tante cerimonie. I lettori più affamati di curiosità saranno lieti di sapere che il gruppo ha usato la stessa illustrazione per inserirla nella copertina del primo album (di un anno successivo) sotto forma di piccolo particolare che si può notare in cielo; ma le curiosità non finiscono qui perché il gruppo sfrutterà altre grafiche dello stesso celebre illustratore nelle proprie copertine (ed anche artwork interni al booklet) negli anni, lasciamo che sia il lettore a scoprirle leggendo le altre recensioni contenute nel nostro portale. In definitiva in questo EP inizia ad intravedersi quella cura dei dettagli che caratterizzerà il gruppo negli anni seguenti, fino a trasformarlo in un campione del genere.

I Am the Black Wizards

Cominciamo l'esame di questo EP con "I Am the Black Wizards" (Io sono gli stregoni neri), che sarà incluso nell'album d'esordio, un inizio con fischio distorto, poi un riff di chitarra solitario che si rinforza di una seconda chitarra eccessivamente distorta tanto che ne esce solamente una scarica elettrica. La batteria incalza costante mentre si ripete la melodia di chitarra, fa il suo ingresso uno scream diabolico degno degli esordi del black Metal norvegese. Poi il sound si distende, il riff rallenta e la melodia prende più spazio inframezzata da stoppate, intanto la seconda chitarra dà scariche elettriche come prima, poi si riprende con un blast di batteria e parte la strofa con una voce indemoniata nello scream acuto, a volte accompagnata da urli inquietanti. Il pezzo va avanti in un caos ordinato e malefico, la voce prende il primo posto e poi viene sostituita da melodie di tastiera epiche, le atmosfere che si creano in questo modo sono mistiche, lo scream malvagio contrapposto alle melodie estasianti il tutto accompagnato da suoni distorti. I tempi si fanno maestosi, la voce resta ancora acuta e si inserisce nella dinamica delle melodie con accenti differenti in modo da emergerne ancora di più. Le melodie vengono meno e quindi chitarra e basso prendono il controllo della situazione mentre la batteria mantiene lo stesso tempo, poi la batteria accelera ed alla voce si uniscono cori diabolici per una variazione. Si riprende col ritornello solenne fatto di scariche elettriche e tastiere maestose, lo scream è ancora là a prendersi il primo posto nell'inquietare l'ascoltatore. Poi una parte in cui si sentono solamente versi bestiali, poi un assolo disturbato e malato, mentre si sentono esseri mostruosi ringhiare, ancora una volta la melodia e la malvagità si incontrano e si mescolano. Tornano in gioco le tastiere, ancora una volta un incedere maestoso, con melodie più lente e dalle lunghe pause, la voce approfitta di queste pause per le ultime urla strazianti, la chitarra melodica fa una contro melodia che si intreccia con quella principale e quindi si aggiunge anche una voce narrante, il finale è un coro demoniaco. Nel testo il protagonista si racconta in prima persona, il più potente di tutti, non è solo in questo cosmo in cui ci sono colline nere fatte di anime morte migliaia di volte, in questo mondo vi sono stregoni dediti alle arti nere, che fanno bollire le loro stregonerie in calderoni di oro nero. Questi maghi sono i suoi servi, si trovano al di là delle montagne in cui la pioggia cade da vicino ed il sole non riesce a raggiungere le vette. Questo personaggio viaggia attraverso il tempo per recuperare saperi ormai perduti, viaggia nel futuro per uccidere i propri nemici ed imprigionare le loro anime in modo da cibarsene, il suo impero non ha limiti e c'è una grande quantità di stregoni che lo servono. Dalle montagne ai laghi, un impero illimitato in cui lui è gli stregoni, essi sono parte di lui. Dunque il personaggio descritto è un'entità che pervade il mondo e gli stregoni che lo popolano. Un pezzo pregno di cattiveria, diverso da ciò che si sentiva di solito nel Black Metal norvegese, se non altro per la ricchezza delle melodie e per il fatto di non insistere sul satanismo.

Wrath of the Tyrant

"Wrath of the Tyrant" (Collera del tiranno) è il secondo pezzo dell'EP, tratto dall'omonimo demo autoprodotto l'anno precedente, ha un sound decisamente più grezzo del brano precedente, più caotico, ma presente pur sempre delle melodie di tastiere in mezzo alle scariche elettriche distorte, ci sono esplosioni di scream dall'attacco potente e che si mantiene acuto per tutto il tempo, poi urli in clean. Il pezzo si arresta, colpi di piatto e poi riprende con rinnovata aggressività, il sound è claustrofobico nonostante le melodie siano vagamente maestose come quelle del pezzo precedente, ecco che arriva una cavalcata di chitarra in plettrata alternata ed anche la batteria prende vita sul rullante. Altra chitarra con un crescendo in stile Heavy, in sottofondo tutta la grezza cattiveria del Black Metal che si sfoga meglio nella fase successiva in cui non ci sono melodie di tastiera, alla batteria il rullante è feroce ma non si tratta affatto di un blast. La chitarra viene lasciata da sola con una plettrata zanzarosa, poi un coro di voci demoniache e quindi si riprende col pezzo con violenza, la batteria è veloce sul rullante ma statica sui piatti. Ancora una volta la chitarra viene lasciata sola e successivamente sopraggiungono le tastiere, la voce è acuta e marcia, ancora una volta una voce clean che, invece di essere narrante, esegue le stesse parti con tono cantilenante. Un pezzo che funziona poco, molto legato alla tradizione del momento se non per le melodie di tastiera che comunque faticano ad emergere per via della produzione scarna; per l'epoca si trattava certamente di un lavoro all'altezza della situazione, ma non faceva emergere il gruppo, non gli faceva esprimere le potenzialità contenute nel primo pezzo, ad esempio. Il testo ci proietta in uno scenario in cui i lupi abbaiano alla luna per la settima volta, mentre questa proietta la sua ombra sul precipizio, mentre la foresta canta il suo inno al Potentissimo. L'oscurità consuma ogni felicità, lui verrà e griderà i nomi dei prescelti, alzerà la propria voce di sventura; trasporterà la polvere dei guerrieri caduti, avrà le fiamme dell'Inferno negli occhi, camminerà in mezzo alle sue anime questa notte portando con sé la settima spada dorata, e portando il segno del male. In questo passaggio sono numerose le allusioni all'Apocalisse. Mentre gli angeli piangono e si disperano egli porterà l'inferno in terra, la distruzione nella quale gli antichi torneranno; egli è il vento, la tempesta, nessuno sfuggirà alla collera del tiranno, la bestia che si aggirerà sempre per la terra.

Night of the Graveless Souls

Andiamo avanti con "Night of the Graveless Souls" (Notte delle anime senza tomba), altro brano tratto dal primo demo, se già il titolo rispecchia lo stesso stile notato nel brano precedente, il testo ancora di più: racconta della notte che si avvicina, di ombre oscure che sorgono, si riuniscono e sembrano accendere la fiamma. Queste ombre vagano nella notte mentre un'impietosa pioggia incombe, demoni arrivano staccandosi dalla luce del sole, prendono vita temibili bestie. E' l'oscurità a regnare nel cosmo, le forze della tana del Diavolo, che siate innocenti o coraggiosi arriveranno a violentare il vostro mondo. Il testo è breve, si ripete in alcune parti, rispetta i canoni e non sembra essere molto fantasioso rispetto alla media del periodo, e pensare che solo un anno dopo il gruppo avrebbe dimostrato così tanta fantasia: sia coi testi dei nuovi pezzi presenti in questo EP ma ancor meglio con quelli che saranno realizzati per l'album d'esordio. Questo testo mostra una creatività minima, ma è anche comprensibile trattandosi pur sempre di un primo demo. La musica segue lo stesso stile ed inizia con un tupa tupa al rullante, riff distorti ed una voce demoniaca ed acuta che disturba, nessuna traccia di melodie questo è un pezzo in pieno stile old school, nel secondo riff ci sono delle cale discendenti alle tastiere che vogliono avere una parvenza diabolica, specialmente grazie ai riff malefici di chitarra ed ai continui scream acuti di voci. L'atmosfera è caotica, l'uso delle tastiere riesce a contraddistinguere il gruppo e quindi c'è una parte strumentale in cui si approfondisce l'aspetto melodico, mentre la batteria resta statica e le chitarre si rincorrono accompagnate da veloci melodie. Nel brano si nota una forte influenza dei Mayhem, che del resto era uno dei gruppi cardine della scena locale; eppure gli Emperor non vogliono assolutamente essere dei cloni. Si riprende con la strofa in piena cattiveria, senza l'ombra di melodia, una cieca furia e nient'altro, c'è prevalenza di chitarre però si nota ancora la scelta di affiancarne due di cui una molto distorta (per rimanere fedeli al genere) e l'altra meno, per riuscire comunque a trasmettere il tema melodico; si ripete quindi anche la seconda parte già descritta, con delle stoppate, un pezzo che va avanti di prepotenza e cattiveria cieca, sound grezzo e chitarrone distorto che poi si fa melodico ed effettato nel finale. Pezzo piuttosto anonimo nella prima fase, prende più corpo con le melodie ma ancora stenta a spiccare il volo, una bella prova che fa intuire il potenziale senza rivelarlo pienamente. Manca quella coerenza che possa legare bene i riff uno all'altro, il pezzo si sostanzia in un pacchetto che contiene due riff che vengono ripetuti due volte e non si legano molto bene tra loro, anzi si passa dall'uno all'altro con uno stacco anonimo, classico espediente dei gruppi alle prime armi.

Cosmic Keys to My Creations and Times

Si arriva alla conclusione con "Cosmic Keys to My Creations and Times" (Chiavi cosmiche alle mie creazioni e tempi), brano che sarà registrato anche nel prossimo album d'esordio. Il pezzo si presenta con un arcigno riff, presto seguito da una controparte distorta, cori di scream carichi di cattiveria ed un basso che rinforza la parte, la batteria è meno statica. Altre stoppate ed il pezzo può decollare grazie a delle melodie, lo scream è ancora acuto e crea un bel contrasto con la maestosità delle melodie, la batteria è frenetica sui piatti. Ancora una volta la parte strumentale iniziale, con ferocia, si ripete la strofa cantata in tutta la sua malvagità e disperazione alla voce. Un pezzo che riesce a trasmettere il caos, specialmente nella fase successiva in cui chitarra e tastiere si intrecciano in un assurdo mix di melodie mistiche, ipnotiche e ripetitive, disturbanti, un circo dei dannati in cui fa capolino ancora lo scream disperato e malevolo. Torna a sentirsi la chitarra solitaria, stacco sui tom e quindi un altro blast al rullante che fa ripartire il pezzo alla grande, tra stacchi e melodie il ritmo si tiene sempre vivo ed esplosivo, le melodie sembrano voler ricordare un coro di dannati (e ci riescono). Il ritmo incalza in un crescendo d'intensità, ancora una volta la strofa, le melodie sanno come catturare l'attenzione pur non avendo un volume alto, le chitarre non smettono mai di suonare e creano un distorto muro sonoro fatto di melodie dannate, quindi ancora un'altra parte in cui si sentono le plettrate delle due chitarra, una distorta e cattiva, l'altra a plettrata alternata e tendenzialmente melodica. Ora torna a farsi sentire la voce narrante, con un timbro più vicino ad una voce normale, di colpo torna lo scream irruento e poi il sound si distende, poi prende l'incedere di una marcia, molto cadenzata, chitarre basse ed ipnotiche, una voce ancora più bestiale e demoniaca, lenta ed inesorabile. Con questo incedere marziale il pezzo si porta alla conclusione con imperitura cattiveria. Ecco un testo molto complesso nel quale si delinea una cosmologia mistica, si descrivono i cieli illuminati dalle stelle dove si nascondono forze oscure che hanno visto più male del tempo stesso. Sono le chiavi cosmiche alla saggezza illimitata sono gli dèi cui i lupi abbaiano nella notte, un po' il sogno di ogni alchimista, l'Imperatore vuole ottenere quel potere. Questi lupi bramano la prossima vittima ed il narratore desidera poter cacciare ancora una volta con loro, nelle profondità dei laghi neri esistono delle creature ed il narratore si interroga sulla loro natura concludendo che devono essere per forza degli esseri malvagi visto che nessun essere amichevole potrebbe vivere là dentro; poi il narratore spiega che c'è un pianeta simile alla luna, ma con una sola fase di perenne oscurità. Questo ultimo passaggio ci aiuta a capire la portata rivoluzionaria degli Emperor che, al pari degli Immortal, hanno preferito crearsi un mondo di fantasia nel quale ambientare i propri testi (per gli Emperor però sarà solo un esperimento passeggero). Osserva pianeti antichi, creati da un dominatore con una corona di artigli di drago arrivato con un cancello spaziale (qui l'elemento fantascientifico tipico del fantasy anni '80), un osservatore di stelle.

Conclusioni

In definitiva è un EP a due livelli, molto diversi tra loro: i due brani tratti dal primo demo si distinguono per la loro composizione più grezza e diretta, più legata alla scena Black Metal locale, sia per la musica ma specialmente per i temi affrontati che risultano banali e privi di personalità (si noti che sono anche molto più brevi rispetto agli altri); mentre i brani composti appositamente per questo EP mostrano un gruppo che in un anno ha fatto un grande progresso integrando meglio gli elementi melodici apportati dalle tastiere ed anche per i temi che, mostrando la stessa aggressività (forse di più) trasmettono sensazioni differenti e mostrano un po' di più personalità. Il progresso, però, non si limita soltanto alla musica - e già sarebbe abbastanza visto che si tratta pur sempre di un progresso notevole - ma si estende anche ai testi, rendendoli più complessi ed originali, più fantasiosi e lunghi; sono dei testi unici fatti apposta per la musica degli Emperor, ne rappresentano la cattiveria e maestosità come non potrebbero fare dei comuni testi da Black Metal classico. Un vinile del genere avrà fatto la gioia di quegli appassionati del Black Metal dell'epoca che desideravano qualcosa di diverso, qualcosa di stimolante e molto cattivo; per un ascolto contemporaneo questo EP potrebbe essere valido solo per chi cede al fascino dell'old school, o semplicemente per gli appassionati del gruppo, ma anche per chi abbia una sensibilità storica che gli permetta di apprezzare la portata innovativa di questo lavoro, pur piccola che sia, rispetto alla scena contemporanea. Particolare menzione merita la grafica che, pur mantenendosi entro i canoni visivi del genere, apporta un elemento di classe di tutto rispetto rappresentando, anche in immagini, gli intenti più "ricercati" della musica degli Emperor. Dare una valutazione a questo lavoro risulta difficile, proprio per la composizione a due livelli, si può concludere facendo una media tra la sufficienza dei brani del demo e gli ottimi brani nuovi. Con questo EP si presenta un gruppo che presto farà la storia del Black Metal elevandosi a modello in diversi ambiti, la caotica maestosità della musica degli Emperor inizia ad intravedersi nelle vorticose note di questo lavoro e troverà lo sfogo più grande nell'album successivo.

1) I Am the Black Wizards
2) Wrath of the Tyrant
3) Night of the Graveless Souls
4) Cosmic Keys to My Creations and Times
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