EMPEROR

Emperor / Wrath of the Tyrant

1998 - Candlelight Records

A CURA DI
PAOLO FERRARI CARRUBBA
02/08/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Gioventù bruciata. Come da miglior tradizione norvegese, i primi vagiti dei leggendari Emperor furono travagliati e tumultuosi, caratterizzati da vicende di satanismo, omicidi, profanazione di cimiteri, e fughe all'estero. Insomma, una bella cornice romanzesca per un una band che oggi è impossibile non annoverare tra le formazioni più importanti ed influenti della scena black metal nord-europea. I membri dei neonati Emperor erano poco più che degli adolescenti nel 1991, eppure questi ragazzi erano già dei musicisti formidabili, forti di uno spirito ribelle e ferale, e di una decisa personalità, pregna di intenti distruttivi. Distruttivi in senso letterale, se pensiamo che due anni più tardi il batterista Bard Faust verrà arrestato per l'omicidio di un omosessuale, il bassista Mortiis scapperà in Svezia per presunte implicazioni nel medesimo delitto, ed infine il chitarrista Samoth dovrà scontare vari anni di carcere per aver dato alle fiamme vari edifici religiosi cristiani. Insomma, gente tranquilla e sobria. Al centro di questo turbinio di rocamboleschi accadimenti, abbiamo Vegard Sverre Tveitan, in arte Ygg, o più comunemente Ihsahn: l'occhio del ciclone, il frontman degli Emperor era il paciere, l'unico membro della prima formazione dei nostri ad essere totalmente estraneo a vicende delittuose o comunque situate oltre il confine della legge. Un musicista giovanissimo, eppure già tremendamente capace e dotato, un personaggio poliedrico che si rivelerà in futuro come l'unica, vera anima portante del moniker Emperor. Questo preambolo è volto a introdurre la recensione di un'uscita che raccoglie i frutti più acerbi dei nostri, una compilation datata 1998 e licenziata presso l'ormai storica "Candlelight Records": "Emperor / Wrath Of The Tyrant" consiste infatti in una raccolta che unisce i primi due ep-demo degli Emperor; rispettivamente l'ep omonimo uscito originariamente nel 1993 e il demo "Wrath Of the Tyrant" del 1992, rilasciato all'inizio in forma auto prodotta. Un'uscita degna d'esser sicuramente segnalata, della quale è bene ricordare l'esistenza, anche e soprattutto per coloro i quali siano eventualmente dediti all'effettivo culto "della demo", un culto che prevede la "conquista" fisica di lavori ai confini dell'amatorialità. Puro spirito collezionistico che porta il fan a possedere davvero tutto il materiale licenziato dalla sua band preferita, soprattutto quello riguardante gli esordi. Il periodo sempre di maggior fascino (in larga parte dei casi) per ogni band. Gli anni in cui le idee ed i progetti andavano via via formandosi sino a sfociare nell'esordio. Un esordio che, come molto spesso accade (ed è effettivamente il caso degli Emperor) coincide con il rilascio di un capolavoro senza tempo o barriere, in grado di conquistare svariati tipi di pubblico, e non solo quello "settoriale"  In seconda battuta, un culto (quello della demo) che spesso viene alimentato dalla mera e semplice curiosità. Magari, dalla volontà di fruire di un prodotto ancora "acerbo", tastare con mano i primi anni di attività di un gruppo che si ama particolarmente. Spirito "culturale", diciamo: il voler apprendere quanto più possibile su di una qualsivoglia band. Gruppi che, spessissimo, incidono demo le quali non coincideranno assolutamente con il genere proposto in seguito su full-length (come nel caso degli inglesi Cradle of Filth, per intenderci, agli inizi della carriera dediti ad un genere assai più diretto e ruvido del Black sinfonico, sperimentale e venato di goth proposto successivamente). Insomma, i motivi per affrontare un percorso "a ritroso" sembrano esserci effettivamente tutti; sta a noi, dunque, trovare le giuste motivazioni per intraprendere il cammino verso quel che fu, verso le origini. "Emperor / Wrath of the Tyrant" rappresenta quindi l'origine, l'archetipo, l'esemplare di collazione dal quale partire per comprendere meglio il successivo percorso di una band leggendaria. Sicuramente, materiale da non sottovalutare. Che merita un sincero approfondimento ed una considerazione senza dubbio di riguardo. Prima ancora dell'esplosione di "In The Nightside Eclipse", ecco l'impalcatura, le fondamenta che portarono a tutto quel che in seguito fu. Procediamo quindi con la consueta analisi track by track dell'opera in questione. 

I Am The Black Wizards

La raccolta si apre dunque con la riproposizione dell'ep omonimo, l'uscita meno recente delle due in questione, lavoro rilasciato in origine con il patrocinio della stessa "Candlelight Records". Benché l'ep sia composto da materiale grezzo, questo rimane comunque un fedele indice di ciò che saranno gli Emperor del leggendario debut album "In The Nightside Eclipse". L'opera si apre con un brano che più che storico: "I Am The Black Wizards (Io sono l'oscuro stregone)". Titolo che tutti gli amanti del black metal conoscono fin troppo bene; parliamo di un pezzo che ha scritto la storia del genere, ancora oggi attualissimo e tremendamente influente, se pensiamo che questa è tra le canzoni black più coverizzate di sempre. L'opener inizia con un riff massiccio che ben presto diventa una cavalcata infernale: stacchi fulminei e fraseggi d'immediato impatto la fanno da padrone; la dinamica del riffing ricorda la scuola della NWOBHM classica, tuttavia la matrice ferale è di chiara matrice norvegese. Da subito è chiaro che stiamo ascoltando una lezione figlia della maestria della prima ondata dei Mayhem più letali. Le vocals di Ihsahn sono un concentrato d'odio puro, uno screaming glaciale e disumano. Eppure in questa escalation di soluzioni dirette ed aggressive, troviamo ampio respiro nella tastiera atmosferica suonata dal singer stesso. Il materiale preso in analisi è oro colato, ogni fraseggio, ogni passaggio, qui grezzo e sporco, verrà ri-arrangiato successivamente per diventare finissima arte. Dalle liriche si può già evincere la grandiosa personalità degli Emperor. "I Am The Black Wizards" è infatti un'ode alle tenebre, sunto di quel cameratismo, il famoso "Black Circle" satanico che univa i membri della scena norvegese, una congrega compatta con una chiara dichiarazione d'intenti: glorificare la fine dei tempi, il tramonto del cristianesimo e l'avvento di una nuova era fatta di gelida oscurità. "Mightiest am I, but I am not alone in this cosmos of mine." Il messaggio è univoco: siamo tanti, ma uniti siamo una sola entità, una blasfema idra destinata a dominare il mondo; tagli una testa e ne spuntano altre cento. 

Wrath Of The Tyrant

"Wrath Of The Tyrant (L'ira del tiranno)" è una ri-registrazione della title track della prima demo della band, il brano consiste in un'altra cavalcata epica condita da soffusi tappeti di tastiera; il riffing in questo caso è più disteso e teatrale, gli ululati di Ihsahn sono accompagnati da sovraincisioni tetre, un parlato oscuro e demoniaco che crea un'atmosfera demoniaca e austera. Il comparto ritmico di Samoth e Mortiis è preciso e compatto, mentre il drumming di Faust sarà vario e valido per tutta la durata del pezzo. Per quanto sia una composizione in questo caso ancora acerba, "Wrath Of The Tyrant" rimane un brano di culto, un altro inno alle tenebre nel quale il singer loda la notte e le voraci creature che la popolano. "As the moon passes the shadows. It was a grim tale. The wolves pry the limbs from the conquered ones." Una truce fiaba nella quale il tempo pare cristallizzato in una notte eterna, il lupo è l'imperatore dell'ira, e il suo terribile regno fatto di morte e distruzione sarà la rovina dell'uomo. Un perpetrando della figura del "tiranno", assai apprezzata in ambiente Black Metal. Totalitarismo musicale e spesso anche politico, come spesso auspicato dai pilastri del genere, ovvero Euronymous e Varg Vikernes. Dittature spesso di differenti "colori" ma assai amate, indistintamente dall'orientamento politico di riferimento, per la loro capacità di instaurare regni di terrore e sangue, nel quale una popolazione sottomessa non può far altro che perire sotto lo schiocco d'una frusta. Decisamente le liriche che si confanno a personaggi come gli Emperor. 

Night Of The Graveless Souls

"Night Of The Graveless Souls (La Notte delle anime erranti)" consiste in un'altra re incisione di un brano tratto dal primo demo tape, una bordata velocissima costruita su un riffing assassino, ottimamente supportato dalla doppia cassa di Faust. In questo caso le tastiere non hanno un ruolo prettamente atmosferico, bensì Ihsahn sperimenta con fraseggi teatrali che arricchiscono l'incedere rendendo il brano ancor più tragico ed epico. Il pezzo si interrompe bruscamente con una dissolvenza di tastiera volta a introdurre l'ultima canzone tratta dal secondo ep. Il testo di "Night Of The Graveless Souls" riprende le tematiche affrontate in precedenza, ma con un'impostazione più ingenua; il brano in questione probabilmente è il più acerbo sia dal punto di vista musicale che lirico. "Children of the evil and demonic curse his love again", notiamo quanto le strofe abbiano un contenuto ridondante e puerile, il regno della notte prima descritto ora si anima di morti viventi e malefiche presenze. Quasi un film dell'orrore a basso costo, un testo che decide di accendere i riflettori sulla tematica dell'anima priva di pace, la quale vuol dunque impiegare il suo tempo in un modo molto semplice: rendere un inferno in terra la vita degli uomini "vivi". Apparizioni, presenze, tormenti.. le notti gelide e nebbiose in cui i morti faranno delle nostre città le nostre tombe e dei cimiteri le loro cattedrali. Nulla di nuovo, dunque: tematica ampiamente usata ed assai sdoganata, sin dai tempi del Metal più ottantiano.

Cosmic Keys to My Creations and Time

Con "Cosmic Keys to My Creations and Time" gli animi si risollevano, abbiamo infatti a che fare con la demo di un pezzo leggendario che verrà riproposto nel primo long play della band. Il brano in questione è indubbiamente una composizione matura e ben strutturata, ricca di riff brillanti e cambi di tempo volti a creare un ritmo al cardiopalmo. La canzone era già così ben riuscita in questa veste, che gli Emperor dovettero cambiare davvero pochi arrangiamenti e dettagli per la registrazione finale che sarebbe finita nell'album di debutto. Una scalata di riff maestosi e tappeti di tastiera perfettamente concatenati, ogni fraseggio pare messo esattamente nel posto giusto, al momento giusto; un piccolo capolavoro che diverrà un brano storico, nel di un vero pilastro portante del genere come "In The Nightside Eclipse". Il testo è sognante, criptico ad affascinante, il singer nelle liriche pare descrivere un viaggio interstellare, un'esperienza ai confini della realtà; un'esperienza fatta di magia e percezioni arcane. "They are the planetary keys to unlimited wisdom and power for the Emperor to obtain." Le stelle sono portali mistici per dimensioni oscure, fonti di illimitata conoscenza ed illuminazione sovrumana, il loro bagliore si riflette in abissi senza fondo, nei quali dimorano gli uomini, esseri incapaci e indegni di ricevere quella conoscenza; relegati al ruolo di meri osservatori degli astri. Giungiamo così alla seconda parte della release, costituita dal primo demo della band: L'introduzione è affidata a una semplice sezione ambient con raffiche di vento e note di tastiera. 

Ancient Queen

"Ancient Queen (Antica Regina)", posta subito dopo, è indice degli standard stilistici generali di tutto il demo tape, fatto di composizioni brevi, graffianti, cacofoniche, e primitive. Chi scrive non si dilungherà eccessivamente su dettagli tecnici poiché il sound in questione d'ora in avanti sarà marcatamente lo-fi e poco comprensibile; tuttavia la primissima impressione è di avere a che fare con del materiale molto più vicino allo stile di Darkthrone e Mayhem, che a quello che sarà il trademark tipico degli Emperor. Il riffing è violento e fangoso, il basso di Mortiis ora risulta distante e difficilmente distinguibile; le vocals di Samoth (qui annoverato con lo pseudonimo Ygg) sono un riverbero animalesco. La produzione è tremendamente amatoriale, in questa sede la vena musicale degli Emperor è decisamente acerba e puerile; anche il testo risulta infantile e ridondante: Ihshan, infatti, narra la vicenda di una nera regina distruttrice; una maga portatrice di morte e dolore, la quale sembra dunque rifarsi al tiranno che abbiamo già incontrato in precedenza. Impossibile non pensare alla celeberrima contessa Bathory, una delle figure più amate in ambito Black Metal, anche per via dell'atto di Quorthon di elevare il cognome della nobildonna a nome della sua leggendaria band. Proprio la donna, infatti, era solita trattare in maniera orribilmente dispotica la servitù ed i suoi sottoposti in generale; senza scordarsi le pratiche occulte alle quali era dedita. Molti rituali da Lei svolti richiedevano una gran quantità di sangue femminile, nel quale la contessa si immergeva, per realizzare il sogno di divenire immortale ed eternamente giovane.

My Empire's Doom

Le bacchette di Samoth introducono "My Empire's Doom (Il destino del mio Impero)", composizione più lunga della precedente, ma ancora assolutamente acerba. Il riffing è chiaramente di matrice thrash, tuttavia il lavoro alle chitarre lascia intravedere spunti interessanti e rallentamenti che creano un incedere compatto e sincopato. Ancora una volta il sound è cafononico e decisamente troppo riverberante, la struttura del brano è lineare e le coordinate compositive rimangono invariate rispetto a quelli del primo pezzo del demo. "Darkness hammers through on the priests. Darkness hammers forward on the cross." Il testo del brano, benché puerile come altri già incontrati, rappresenta una cristallina dichiarazione d'intenti, nella quale il gruppo manifesta il proprio cameratismo satanico scagliandosi contro la croce e gli idoli cristiani. In poche parole, una sorta di volontà distruttrice espressa con ferocia e priva di fronzoli, tuttavia articolata in una sequenza di parole / espressioni eccessivamente "tipiche" ed anche topiche. Cliché ampiamente sfruttati e degni di una band di giovani arrabbiati, intenti a scagliarsi contro un sistema che non riconoscono e mai accetteranno. In linea con le idee dell'Inner Circle, il quale vedeva nella provocazione fine a se stessa un ottimo elemento per shockare l'opinione pubblica. Incutere il terrore nei timorati di Dio, attaccando i loro simboli. Cristo morirà per mano dei porta vessilli del Metallo Nero, ogni testimone del nuovo culto distruggerà ogni emissario del cattolicesimo, in una guerra che vedrà il bene soccombere ed il male trionfare.

Forgotten Centuries

Il brano si chiude con una dissolvenza repentina ed immediatamente siamo investiti dall'attacco di "Forgotten Centuries (Secoli dimenticati)"; una canzone rapidissima, costruita su un riffing di matrice thrash, quasi hardcore punk. Dopo la bordata iniziale abbiamo un fraseggio più vicino al black metal classico della prima ondata, e questa struttura verrà ripetuta fino alla fine, con quale rallentamento di sorta volto a spezzare l'incedere animalesco. Il testo del brano è irreperibile e le vocals sono ancora una volta un latrato incomprensibile. A seguire troviamo la prima bozza di "Night Of The Graveless Souls", canzone di cui avevamo già analizzato la seconda, e decisamente migliore, versione demo.  In tal sede il pezzo risulta gracchiante e caotico; decisamente poco apprezzabile. 

Moon Over Kara-Sehr

"Moon Over Kara-Sehr" è un'altra composizione primitiva e infantile, in cui il basso roboante di Mortiis crea un incedere aggressivo e cavernoso. Il brano è basato sull'alternanza di bordate e rallentamenti; il risultato finale non è esaltante ma comunque si carpiscono buoni spunti compositivi. In questo caso parlare del testo risulta abbastanza pleonastico, in quanto abbiamo a che fare con liriche decisamente infantili:  "The throne is mine. A blackened storm of evil. Evil. Evil. Evil". Insomma un testo privo di originalità, che si forgia di termini misticheggianti e di seguito si stabilizza su caratteristiche "rituali", riportando l'invocazione di un "Master" (che sia Satana o, come nella tradizione dei Morbid Angel, un Grande Antico, non ci è dato saperlo) il quale giungerà a dominare sulla realtà di ogni giorno, imponendo il buio perpetuo, squarciato solo dalla mortuaria luce di una luna pallida e fredda come la morte.

Witches Sabbath

Segue "Witches Sabbath (Il Sabba delle Streghe)", pezzo cantato da Samoth, una composizione più vicina al doom che al black: la canzone è infatti costruita su riff cadenzati, una marcia fubebre e sulfurea. Dopo la proposizione del riff portante doomy, abbiamo un'accelerazione tipicamente black, supportata da vocals graffianti benché distanti; e dunque l'alternanza tra il riff marziale e le sezioni accelerate verrà riproposta fino alla fine del brano. "Witches Sabbath" ha un testo lievemente meno puerile e più elaborato; soprattutto la prima strofa inizia a far intravedere quelle che saranno le tematiche del trademark definitivo degli Emperor. "Hear the scream of the wolves calling again.  Legions are wreaking destruction upon the fortress." Una bozza concettuale di quelli che saranno i grandi testi scritti successivamente da Ihsahn, il quale per il momento decide di focalizzare la sua attenzione su di una sorta di vaticinio, oracolo, posto in forma di sabba stregonesco. Un rituale atto a predire un futuro assai prossimo, nel quale l'oscurità si riprenderà ciò che è suo. Antichi Dei malvagi risorgeranno, la loro rabbia si abbatterà violenta su di ognuno di noi.. il tutto espresso in un'ambientazione cupa, decadente e malinconica. Immagini di morte, di natura per nulla rigogliosa (si insiste sulla componente "autunnale"), di piante avvizzite e di tetre processioni.

Lord Of The Storms

Il drumming di Samoth introduce "Lord Of The Storms (Re delle Tempeste)", un altro brano a metà tra il raw black metal e l'hardcore punk; qui le coordinate stilistiche sono semplici e lineari, un riffing continuo ed incessante supportato da ruggiti demoniaci; un pezzo anonimo che scorre fin troppo velocemente, scandito da una durata esigua ed intento a mostrarci ancora quell'insieme di idee che sarà sicuramente meglio sviluppato nel monumentale primo full-length della band norvegese, in questi episodi ancora penalizzata dall'inesperienza ed intenta a farsi notare più per il proprio aspetto più rabbioso e primordiale, che atmosferico, creativo e soprattutto imponente. "Earthquakes are breaking the silence, a vision of hate", inutile rimarcare l'ennesimo testo infantile e ridondante a tema apocalittico. Terremoti e distruzione, l'odio prevale ed il male sorge, così come vaticinato nei testi sacri. L'avvento della bestia è cosa ormai certa, il Serpente è pronto a dominare la terra, strisciando fra fiumi di lava, sangue e lacrime.

Wrath Of The Tyrant

Giungiamo così all'ultima traccia del demo tape, la title track "Wrath Of The Tyrant", una raw version della canzone già analizzata in precedenza; la sorvolabile prima bozza di quello che sarà un brano storico. La cacofonia in tal sede regna sovrana; una chiusura abbastanza amara di una release che lascia solamente in parte intravedere l'effettivo potenziale degli Emperor.

Conclusioni

Tirando le somme, chi scrive non se la sente di bocciare la compilation presa in analisi. E' doveroso render grazie alla "Candlelight Records" per aver permesso ai fan del combo di poter fruire del primissimo materiale degli Emperor. La prima parte della release è costituita senza alcun dubbio da materiale interessante e di buon livello; l'ep omonimo infatti scorre piacevolmente e senza grandi intoppi di sorta. L'ascolto della prima versione di "I Am The Black Wizards" e "Comisc Keys To My Creations And Times" risulta utile e didascalico per comprendere il percorso artistico, l'evoluzione che ha condotto gli Emperor a concepire il capolavoro "In The Nightside Eclipse". La seconda versione di "Wrath Of The Tyrant" rappresenta del vero e proprio materiale di culto per gli amanti del genere; si tratta infatti di un brano che verrà spesso riproposto in sede live, ed ampiamente coverizzato a livello amatoriale. Discorso doveroso e leggermente differente per quanto riguarda la seconda parte della release. Il demo tape "Wrath Of The Tyrant" è infatti un prodotto dalla produzione completamente assente, una registrazione da garage, per la quale le definizioni raw e lo-fi suonano eufemistiche. A questo punto è necessario considerare vari aspetti per analizzare adeguatamente il contesto della release: il prodotto in questione era volto a valorizzare le capacità dei musicisti, più che la qualità del suono; la cultura raw black svalutava il mix e la produzione, valorizzando la cacofonia, l'impatto e l'attitudine. Per gli amanti del raw black molto probabilmente "Wrath Of The Tyrant" è un'uscita imprescindibile, quasi un classico; al contrario, per gli amanti di sonorità cristalline tale pubblicazione può suonare solo come una tortura agghiacciante. Per chi scrive il tape rimane obiettivamente interessante se considerata l'importanza storica della band, "Wrath Of The Tyrant" allo stato dei fatti è un documento che attesta i primordi di un gruppo destinato a entrare negli annali. Tuttavia questa mania di svalorizzare i suoni incide sensibilmente sulla percezione delle capacità effettive dei musicisti, le cui doti risultano soffocate dal riverbero, ed emergono solo sporadicamente in queste sessioni amatoriali. In ultima battuta, pur tenendo conto dell'importanza del materiale preso in analisi, la compilation "Emperor / Wrath Of The Tyrant" rimane una release della quale consiglierei l'acquisto solamente ai fan veramente sfegatati della  band, o ai feticisti delle sonorità raw black; in caso contrario auspico l'ascolto diretto e deciso di "In The Nightside Eclipse": un album che a distanza di oltre vent'anni dall'uscita, continua a rimanere un'opera attuale, ed un classico inossidabile.

1) I Am The Black Wizards
2) Wrath Of The Tyrant
3) Night Of The Graveless Souls
4) Cosmic Keys to My Creations and Time
5) Ancient Queen
6) My Empire's Doom
7) Forgotten Centuries
8) Moon Over Kara-Sehr
9) Witches Sabbath
10) Lord Of The Storms
11) Wrath Of The Tyrant
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