EMPEROR

As the Shadows Rise

1994 - Nocturnal Art Productions

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
25/01/2016
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

All'indomani del primo album, lo stesso anno in realtà, gli Emperor pubblicano il loro secondo EP "As the Shadows Rise" (1994) con la Nocturnal Art Productions. Va subito chiarito che questa etichetta non è altro che una creazione dello stesso Samoth, il cui primo prodotto è proprio questo EP, un esperimento col quale verranno pubblicati altri lavori di gruppi importanti quali gli Arcturus e Limbonic Art; gli album degli Emperor saranno comunque tutti pubblicati dalla Candlelight Records, sta di fatto che la stessa Nocturnal Art Productions (dedicata all'underground sperimentale) ha collaborato molto con l'etichetta più grande, della quale si è servita per approfittare se non altro della distribuzione, in futuro - nel 2005 - la collaborazione diventerà talmente stretta da potersi parlare di etichetta "parente". Tornando a questo lavoro si può notare che la formazione non è quella dell'album di debutto, sebbene ci sia ancora Faust alle pelli (poco dopo sarebbe stato recluso per omicidio); Ihsahn per voce, chitarra e tastiere; Samoth alla chitarra; al posto di Tchort, che stava scontando una detenzione per aggressione, al basso c'è Mortiis che da quel momento in poi rimarrà, più o meno in pianta stabile fino al 2000, infatti dopo quella data Ihsahn suonerà anche il basso. Pare che gli Emperor abbiano il vizio di pubblicare gli EP nello stesso anno in cui pubblicano un album: lo fanno in questa occasione e lo faranno col successivo "Reverence" nel 2007, cui corrisponde l'uscita di "Anthems to the Welkin at Dusk". Riguardo questo EP bisogna anche dire che il formato è un vinile 7", quindi i primi due brani occupano il primo lato, il terzo brano occupa l'altro, ma ciò che più lascia perplessi è la scelta dei brani: tutti tratti dal primo demo "Wrath of the Tyrant" (1992): se potrebbe aver avuto un qualche senso pubblicare un EP tra un album e l'altro, giusto per far uscire qualcosa nella lunga attesa, pubblicare all'indomani del primo album, un EP con tre pezzi del primo demo, sembra non avere motivo. Eppure la ragione va probabilmente ricercata nel crescente entusiasmo, dovuto alla pubblicazione del primo album ed al fatto che Samoth decide di intraprendere una strada con la Nocturnal Art Productions di cui questo sarà, appunto, il prodotto pilota; vista così già sembra una scelta motivata, anche perché questo EP (ed indirettamente anche l'etichetta che lo ha prodotto) ha beneficiato della promozione e diffusione dell'album di debutto. Con l'artwork l'idea era probabilmente tirare fuori qualcosa di classe, se nella demo cassetta del 1992 c'era un drago a tre teste in questo EP - continuando la tradizione inaugurata con un particolare del primo album - abbiamo un'altra illustrazione di Gustave Doré, questa volta si tratta di "La morte di Maria Maddalena" (personaggio molto caro alla tradizione francese), un'illustrazione nel nobile stile del crosshatching che mostra la figura della Maddalena nei pressi del sepolcro aperto a guardare, in un misto tra disperazione ed estasi, un teschio umano (il sepolcro simboleggia il momento della morte di Gesù Cristo, cui seguirà la resurrezione che Maddalena andrà a predicare in esilio in Francia dove si rifugerà in una grotta nutrendosi unicamente della presenza degli angeli, insomma diventa una mistica a tutti gli effetti). Negli Emperor niente è causale, quindi è necessario capire come porre la figura di Maria Maddalena in continuità con quanto espresso nel primo demo e, nello specifico, nei pezzi che sono stati inclusi in questo EP: vediamo prima di tutto un riferimento alla "antica regina" nel primo brano e poi al sabba delle streghe nel terzo. Per parlare della figura di Maria Maddalena bisogna sbrogliare l'annosa questione delle Tre Marie (molti di voi avranno pensato al panettone, lo so), chiamata così perché riguarda tre donne: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta; l'adultera Maria "cui molto è stato perdonato perché molto ha amato" e Maria Maddalena o di Magdala (nome di una località), l'ossessa miracolata da Gesù. Tre persone diverse e distinte che hanno assistito alla crocifissione, ma pare sia stata Maddalena l'unica testimone della resurrezione. La confusione è stata ingenerata anche dal fatto che l'episodio di Maddalena viene raccontato subito dopo di quello dell'adultera che cosparge d'olio e lacrime  piedi di Gesù, ma anche la sorella di Lazzaro cosparse i piedi di Gesù per invocare aiuto per il fratello Lazzaro, ammalato; questo ha portato la liturgia ad accomunarle in un primo momento (sebbene la greco-ortodossa continuasse a fare distinzione e commemorarle in tre giorni diversi) invero in tempi più recenti è stata riconosciuta la distinzione, anche se nella conoscenza popolare si continua a fare confusione. Maddalena sarebbe stata quindi protagonista di un episodio di possessione, da lei "erano usciti sette demoni" (si noti la corrispondenza coi sette peccati, altro elemento che ha favorito l'equivoco ritenendola l'adultera; quel che interessa a noi è anche la corrispondenza col drago a sette teste che compare nella copertina del primo demo degli Emperor). Tutti i Vangeli la rendono sempre la prima della lista ed una figura sempre vicina a Gesù, molti la annoverano tra gli apostoli (di certo non si risparmiò nell'evangelizzazione), è la prima a recarsi al sepolcro e testimoniare alla resurrezione (un'esegesi gnostica vuole anche che, in tale occasione, avesse ricevuto delle conoscenze particolari da Gesù e fosse l'archetipo del sacerdozio femminile; così come effettivamente emerge dal suo modo mistico di vivere la fede, precursore del modello monacale); come testimoniato dal bacio rituale di cui si parla nel Vangelo gnostico di Filippo (che porta i maliziosi a pensare ad un matrimonio, per via del fatto che il termine corrispondente a "compagna" [koinônós] si poteva tradurre, e spesso lo si faceva, nel senso di amica e non di sposa) sta ad indicare una comunanza spirituale che la rendeva quindi pari agli apostoli (per chi volesse approfondire c'è la questione dell'identità tra Maddalena e Sophia, nel rapporto con Cristo, da un punto di vista di sizigia gnostica e neoplatonica). La visione gnostica che - riassunta drasticamente - prevede la necessità di un equilibrio necessaria tra componente maschile e femminile nell'universo (vedi la miriade di culti basati sulla dualità complementare sole/luna) iniziò a proporre un modello di culto che riusciva ad attecchire meglio in Europa basato sugli insegnamenti segreti trasmessi a lei da Gesù, nei frammenti del c.d. Vangelo di Maria Maddalena emerge una vita da viandante: prima immersa in studi sacri presso gli esseni o al sacerdozio di Iside (ecco forse di quale demone la liberò Gesù), poi al seguito di Gesù di villaggio in villaggio, poi nella predica in Palestina, quindi esule in Francia e ancora in viaggio a predicare. Una donna che cammina sulla terra di luogo in luogo, ma sa anche fermarsi a meditare. Nella Francia dei Catari la teoria dualistica si faceva sempre più spazio, inizialmente tollerata fu poi repressa con sangue dal papato, che voleva centralizzare, tacciata dunque di stregoneria ed eresia. Ecco finalmente il probabile nesso che vede l'antica regina, Maria Maddalena nella solenne tunica nera e manto rosso, spesso raffigurata con vesti sontuose, un vaso (vedi anche le implicazioni sul Graal, esemplare il dipinto di Jan van Scorel, "Maria Maddalena")oppure la Maria Maddalena disperata e penitente, denudata (per via dell'equivoco sull'adultera) e con un teschio (in questo è esemplare la scultura di Antonio Canova, "La Maddalena Penitente"). L'illustrazione della copertina di Doré sembra contenere entrambi gli aspetti, con una leggera propensione per il secondo forse; questo rende evidente il significato della scelta di un'iconografia del genere, con la scelta di questi brani nello specifico che - rielaborati - assumono anche un nuovo significato concettuale (diverso da quello che avevano in principio col primo demo, approfondito in un'altra recensione) del quale adesso ci occuperemo. Un lavoro con il quale gli Emperor, consapevoli delle loro doti artistiche, iniziano ad arricchire sempre più la loro proposta anche dal punto di vista lirico/concettuale (lo faranno ancora di più in futuro!).

The Ancient Queen

Iniziamo l'ascolto con "The Ancient Queen" (La regina antica), una feroce chitarra distorta e poi una litania di tastiere che si ripete, morbida, avanti e indietro in due accordi, le chitarre sono un alone di malvagità mentre la batteria diventa un blast di cassa; in questo ambiente irrompe un gelido scream acuto che si prolunga spesso nei finali. Le chitarre guadagnano più attacco e ritmo per poi appianarsi leggermente durante il cantato. Serie di stoppate e si cambia velocità con dei tempi più sostenuti, senza le tastiere, ecco che segue una parte con una chitarra che propone melodie intricate e vibrate, la voce è molto ritmata nei suoi interventi, ancora gelida. Le tastiere tornano a farsi sentire, appaiono e scompaiono in accordi che danno l'idea degli archi, le chitarre occupano un ruolo importante nella sonorità anche perché una delle chitarre sembra quasi fare un solo, ecco che la tastiera diventa un organo e propone un'ipnotica melodia veloce ed acuta, la voce si concede delle risate diaboliche e poi si torna alla strofa principale, la batteria continua a pestare forte e costante sul rullante, il riverbero nella voce rende il tutto oscuro e diabolico. Si ripropone la parte già apprezzata, così fredda e malefica, con la litania di tastiera ed i blast di cassa che si alternano ad un ritmo più tranquillo. La voce ha un picco di volume e sfoga tutta la sua rabbia nel finale, poi prosegue la melodia di tastiera che sfuma, da sola, fino agli ultimi secondi. Il lavoro è stato principalmente quello di rendere meno raw il risultato, effettivamente ci sono riusciti consegnando un pezzo che mantiene la propria natura ma si può apprezzare con una registrazione ed esecuzione più pulita. Il testo parla di un'antica regina, capace di amore mortale ed odio mortale, oscura nelle ombre (l'oscurità in questo caso fa pensare alla veste nera della Maddalena), la morte è stata resistita (in questo caso il collegamento si avverte con l'episodio della resurrezione del Cristo). Dominatrice del dominio e custode della furia, la regina che vive nelle ombre; in questo caso, invece, permane il significato che il pezzo aveva nel primo demo, legato alla mitologia presente in Conan il Barbaro. Scorrono fiumi oscuri dentro sé, i regni cadono uno dietro l'altro, nuovamente striscia verso la regina, passa attraverso l'ombre di colei che vede attraverso lo spirito (ed in questo passaggio si può avvertire il collegamento con Maddalena che corrisponde alla Sophia gnostica - così come emerge dai codici di Nag Hammâdi - la quale avrebbe creato il Demiurgo, Samael il quale poi creerà il mondo materiale, senza la controparte maschile e quindi dando inizio all'imperfezione cui poi seguirà il peccato; questa Sophia per gli gnostici corrisponde allo Spirito Santo [o Gloria di Dio, Shekinah], ecco perché colei che vede attraverso lo spirito sembra suggerirci che sia la Maddalena). Una lettura del genere potrebbe sembrare decisamente intricata, degno del peggiore Dan Brown che vuole scovare collegamenti ovunque e scoprire verità nascoste arrampicandosi sugli specchi; in questo caso l'obiettivo è diverso: gli Emperor hanno scelto di rappresentare questo EP con la figura chiave della Maddalena e quindi l'interprete cerca di scovare, anche con fantasia, tutti i riferimenti che possono esserci. Non c'è dubbio sul fatto che in principio non avessero questa idea, o comunque non fosse così precisa e probabilmente voleva restare generica e parzialmente ancorata al fantasy, però è inevitabile scovare dei legami: anche perché se invece della Maddalena avrebbero messo Iside, Atena o Inanna si sarebbero fatti gli stessi discorsi trattandosi di personaggi molto simili che svolgono un ruolo quasi identico nelle rispettive tradizioni. In questo brano si parla di una figura femminile che esprime grande potenza, una figura che si avvicina al divino, ecco perché è interessante notare che nella cosmologia giudaica la Shekinah Sophia svolge un ruolo importantissimo: siede alla destra di Dio, ma al contempo viene esiliata nel Malkuth per aver emanato il Demiurgo da sola, senza la controparte maschile, generando così il mondo materiale. Da notare inoltre che nell'Albero della Vita, o Albero del Sefitorico (uno schema che riassume gli insegnamenti principali delle cabala) il Malkuth rappresenta l'elemento finale e più basso, espressione del regno terreno cui si oppone il Keter che è la Volontà Divina che si manifesta nel Nulla: insomma un eterna complementarietà tra l'essere ed il non-essere, misura di equilibrio cosmico. Nella tradizione giudaica a rappresentare il Malkuth vi è il Re Davide, chiaramente, ma anche Rachele: in entrambi si vede l'espressione del potere materiale. Concentrandosi su Rachele non basti ricordarla come la prima mite moglie di Giacobbe, perché secondo gli storici egli stesso si chiama Israele perché - si racconta nella Genesi - lottò contro un angelo di Dio (mentre secondo altri significa "che combatte PER Dio", non "contro", interpretazione che però contrasta con l'episodio del combattimento narrato nella Genesi); anche se altri storici riflettono sul fatto che Israele non significherebbe altro che Ish-Rahel (uomo di Rachele) per sottolineare il ruolo matriarcale che ebbe Rachele, tanto che il popolo di Israele non fosse altro che il popolo di quella matriarca, tutte le lotte contro Dio ed i dolori patiti da quel popolo sarebbero dunque le conseguenze della creazione ad opera di Sophia che decide arbitrariamente di creare da sola. Il ruolo di Rachele nella Bibbia, di riflesso anche nella Divina Commedia poi abbondantemente ripresa dagli Emperor, è quello della matriarca che si dispera di non riuscire a dare dei figli al proprio marito e quindi si rivolge alle arti magiche (stregoneria?) ed idoli (i sette demoni?) per raggiungere lo scopo, ottenendo però la morte per via di una maledizione: l'episodio che la identifica con la Maddalena è proprio la scena rappresentata in copertina: la disperazione di fronte al sepolcro, perché nel libro di Geremia la si vede piangere disperata per i prigionieri che da Rama (nord di Gerusalemme) vengono deportati in Babilonia, mentre nel Vangelo di Matteo è lei a disperarsi, allo stesso modo, in occasione della strage degli innocenti. In definitiva, l'immagine che ne emerge, così come dai pochi riferimenti che si possono cogliere dal testo, è quello della matriarca dal grande potere, dedita alle arti oscure, che occasionalmente si pone anche in contrasto con dio e che perciò viene colpita da una maledizione.

Lord of the Storms

"Lord of the Storms" (Il signore delle tempeste) inizia con un ritmo di batteria e chitarre zanzarose, poi una risata demoniaca, molto ritmato e malefico il pezzo, il caos regna poi quando parte il blast che si alterna al ritmo in cui il rullante scandisce il tempo. La registrazione è più confusa ed il pezzo quindi assomiglia molto all'originale: tutto gioca sull'alternanza di una parte ritmata con una parte con blast in cui le chitarre eseguono più o meno la stessa melodia, con un ritmo leggermente diverso. La voce è costante ed incisiva, si tratta di urla brevi e frequenti, a tempo col rullante spesso. Tutto è acuto e feroce, dopo della metà c'è una pausa con stacco e poi ripartenza improvvisa con gli stessi due riff di prima, il finale è un tripudio di batteria ed urla esasperate. Brano brevissimo, poco fantasioso, con il solo scopo di distruggere qualsiasi cosa. Parliamoci chiaro: il pezzo è stato scelto evidentemente come riempitivo perché era l'unico pezzo abbastanza piccolo da poter entrare nel primo lato assieme a "The Ancient Queen", per questo mostra una grande differenza col pezzo che lo precede sia in quanto a stile che in quanto a tematiche; una scelta non molto felice insomma ma forse sembrava troppo sprecone incidere un 7" usando solo 3" e mezzo da un lato (il pezzo dell'altro lato è più lungo e quindi il problema non si poneva). Il brano mostra al meglio le origini del gruppo quando muoveva i primissimi passi in un impianto fortemente influenzato dai Mayhem. Un esame più dettagliato del pezzo e del relativo testo è incluso nella recensione del primo demo degli Emperor, in questa sede basti ricordare che il testo parla di terremoti e tempeste nei cieli, un servo malefico con le sembianze di un serpente, la tempesta appare nel cielo per purificare e completare il circolo di morte innescato in una crociata per bruciare la terra. Il dolore avvolge la terra in una cappa di oscurità e venti oscuri comandano il trono in un abbraccio di morte. In questo testo non ci sono delle protagoniste femminili dalla grande forza/carisma ma ad essere protagonista è un agente atmosferico divinizzato, come capita spesso nella mitologia norrena, è un testo più classico coi quali gli Emperor mostravano la volontà di sperimentare qualcosa di diverso. Abbiamo già detto che il riferimento andava probabilmente al Crom della fantasia della serie di Conan il Barbaro, divinità che ha molti punti in comune con una divinità celtica per altro, in cui il serpente cui si fa riferimento potrebbe essere interpretato ricorrendo ad un altro elemento della mitologia della saga di Conan, il Dio Set della Stigia che assume le sembianze di un grande serpente. Insomma questo testo può essere letto come una lotta tra le divinità mentre le armate si combattono oppure, alla luce del concept attuale, si può considerare per il riempitivo che è e magari fantasticare un po' sulle implicazioni che vedono nella "seduzione" implicita nella professione generalmente (ed erroneamente) attribuita alla Maddalena, da associarsi appunto al famoso episodio del serpente tentatore, serpente che ritorna spesso nel mito biblico per rappresentare il male. Insomma questo pezzo, letto con questa fantasiosa interpretazione, diventerebbe un ponte tra le cause, descritte nel precedente testo, e le conseguenze dell'azione della Maddalena. 

Witches Sabbath

Cambiando lato del vinile si ascolta "Witches Sabbath" (Sabba delle streghe), l'inizio è da Black tradizionale, con un urlo acuto da gelare il sangue, un riff ritmato e cattivo, la batteria gioca molto sui piatti e tiene un rullante costante poi si lancia in un ritmo più veloce, si aggiungono delle tastiere a basso volume, poi le chitarre si fanno più cupe in una melodia sinistra, si sente ansimare una voce diabolica man mano che la litania aumenta di intensità anche con delle variazioni, poi un coro rituale si sente in sottofondo accompagnando con voci gravi la litania. Un'atmosfera oscura e tetra, quindi una sfuriata bestiale con le chitarre che si lanciano all'assalto: una molto distorta e ritmica, l'altra più melodica ma pur sempre veloce, urli acutissimi e strazianti, la disperazione e la malvagità a pari passo, scream da pelle d'oca. Poi lo stile cambia e diventa una lenta marcia, tornano i cori gravi e le tastiere, l'incedere è lento e solenne, lo scream acuto si fa sentire di nuovo, questa volta più regolare e preciso, uno stacco di batteria e quindi parte un lento assolo melodico di chitarra che accompagna un'altra parte cantata a tratti con lunghe pause. Una pausa con finto finale, poi una chitarra solitaria inizia l'assalto seguita dalla batteria che si lancia con un blast a manetta, ancora una volta devastazione, urla acute e gelide, riff malefici e distorti, si torna alla parte con le melodie, tutto è diabolico e sinistro. Un rallentamento improvviso ed ecco che si ripete la lenta marcia, con passaggi sui tom, le chitarre sono lente e sono al centro del sound con uno stile inconfondibile da Black norvegese, ancora i cori in sottofondo che si sentono pochissimo ma conferiscono al tutto un'atmosfera tetra. Poi dei colpi di cassa con degli archi, altra sfuriata bestiale, urla agghiaccianti ed improvvise ed ecco il finale che arriva come un rombo di tuono. In questo pezzo entrambe le caratteristiche del gruppo si alternano: parti di tastiera con riff più ragionati e tendenzialmente melodici si alternano a sfuriate ignoranti ed aggressive, è l'alternanza delle parti a fare lo stile degli Emperor del primo periodo (e forse non solo del primo?), questo improvviso mutare del sound tiene l'attenzione viva e continua a sorprendere anche negli ultimi minuti del brano. Il testo del brano è molto legato alla tradizione del Black Metal norvegese, si parla di lupi e di legioni di demoni che assaltano una fortezza, dell'oscurità nella foresta autunnale, devono temere la sua rabbia, gli dèi sorgono, le città bruciano e l'incubo inizia. Soffrirà, ultimo rappresentante di una razza coraggiosa di uomini, loro (le streghe) non negheranno mai ciò che riescono a vedere, nella malizia, comprenderanno il suo dolore. In questo testo dunque si parla di queste streghe, depositarie di conoscenze ormai perdute, proprie di una razza fiera di uomini ormai estinta (forse il riferimento è ai pagani scandinavi?). Il testo si basa sulla distruzione della fortezza a mano di legioni feroci, il tema principale è questo - anche se sullo sfondo ci sono discorsi sulle foreste autunnali - ma si intravede anche un discorso sugli antichi dèi pronti a risorgere e la "sua" furia. Rimando alla recensione del primo demo per un congruo approfondimento di quegli aspetti, in questo caso invece concentriamo l'attenzione sulle figure delle streghedepositarie di conoscenza antica, che sono le uniche in grado di comprendere la sofferenza. Ecco che si riprende col collegamento: di nuovo si parla di donne dai poteri mistici, di nuovo queste piangono la sofferenza dei caduti e di nuovo, per mezzo della loro opera, le conoscenze ufficialmente perdute vengono tramandate ai posteri grazie ad una dedizione sconfinata verso quelle conoscenze.

Conclusioni

In definitiva questo EP riesce nel compito di mostrare alcuni brani del primo demo in una veste decisamente migliore: dopo aver dato una nuova chiave di lettura ai testi, registrato i pezzi con più cura e dato una veste grafica più accattivante ma anche più artistica, gli Emperor confezionano un EP che - diffuso assieme all'album di debutto - presenterà la loro opera. L'opera degli Emperor si presenta per quello che è: un Black Metal sofisticato, in cui la cura dei dettagli è fondamentale ma nulla toglie all'estrema aggressività, a tratti agghiacciante, della loro musica. Il concept di questo EP, analizzato in maniera approfondita, ci dà l'idea delle potenzialità del gruppo e della profondità dei temi trattati, un approccio che sostituisce il satanismo violento e spesso banale, con un misticismo colto e non meno malefico (anzi?). Interessante il fatto che in questo EP si ribaltano i ruoli, mi spiego: se nel precedente EP "Emperor" il gruppo aveva esaltato una figura maschile (come del resto anche nel demo, si vedano i riferimenti a Conan il Barbaro e Crom), in questo demo il gruppo propone alcuni brani del primo demo inserendoli in un contesto nuovo che li rende suscettibili di nuove chiavi di lettura, che li stravolgono, dando loro una nuova vita musicale e perfino concettuale. Questa nuova vita passa per la figura carismatica di una matriarca, che rappresenta il lato femminile dell'Imperatore, negli album successivi non verrà ripresa questa figura (sicuramente non in questo senso) ma il mito della caduta, quello sì, torna in tutta la sua pienezza diventando il tema principale di "Prometheus - The Discipline of Fire & Demise" ben sette anni dopo, anche se in quel caso la figura femminile non compare sostituita dall'analogia Luficero/Prometeo. In questo EP dunque viene proposta una figura femminile che assume la veste di tentatrice e madre disperata, creatrice e distruttrice, una donna che controlla dei poteri occulti ma muore per via di una maledizione, una donna che siede alla destra della propria controparte maschile ma decide di andare di testa propria, creando, plasmando un universo che sarà poi condannato, vittima di una maledizione originaria, che si porterà fino alla fine dei tempi. In definitiva gli Emperor riescono a dare nuova dignità e veste a due brani, più un riempitivo, del primo demo, eseguono un ottimo lavoro che conferma la loro capacità artistica e fa da prodotto pilota per la neonata etichetta di Samael, che si specializzerà nell'underground sperimentale ed estremo portando alla luce dei gruppi che saranno fondamentali per la storia del Black Metal melodico.

1) The Ancient Queen
2) Lord of the Storms
3) Witches Sabbath
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