ELUVEITIE

Slania

2008 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
HOLLOW
01/08/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Il folk/death metal è un genere che risulta relativamente giovane rispetto alle altre branche del metal, nonostante ciò recentemente ha cominciato a ritagliarsi una fetta di pubblico non indifferente. Tutto ciò è dimostrato dal grande afflusso di pubblico che si presenta ai vari festival dove sono presenti band attinenti a questo stile. Il gruppo tratto in ballo oggi sono gli Eluveitie, originari di Berna, Svizzera. Il gruppo si è formato nel 2002 e fino ad oggi ha pubblicato 4 studio album, un live album estratto dal concerto al Metal Camp 2008 ed una compilation. L'album preso in considerazione oggi è Slania, rilasciato nel 2008 sotto l'ala protettrice della Nuclear Blast Records. Caratteristica di questa band è la presenza all'interno delle canzoni di strumenti folkloristici provenienti da varie parti d'Europa (come la cornamusa scozzese per esempio). Samon, prima traccia dell'album e breve intro strumentale, crea un atmosfera da cantastorie medievale che racconta una leggenda intorno al fuoco. L'ending della canzone si lega immediatamente alla seconda track, Primordial Breath, un concentrato di puro death metal, con una leggera vena folk individuabile dall'uso di flauto e violino. Il suono della chitarra è martellante e duro come un colpo di maglio ed i riff sembrano scolpiti nella roccia più dura. La batteria sembra voler demolire ogni cosa intorno a se, così come la voce del cantante Chrigel Glanzmann, roca e gutturale, capace di sprigionare un growl alleggerito dall'accompagnamento più melodico e pulito di Anna Murphy. Terzo pezzo dell'album è il singolo Inis Mona, la quale è orientata più al folk, pur tenendo la linea vocale tipica del death. Qui si aggiunge il suono della cornamusa, che rende la canzone molto suggestiva dal punto di vista musicale, pur caricando l'aria di una energia immensa. L'assolo della canzone risulta diverso da ogni solo tipico del metal, poichè viene eseguito dal flauto di Sevan Kirder, che dà un tocco di classe particolare alla canzone. Quarta track è l'egregia Grey Syblime Archon, canzone molto melodica dal punto di vista vocale, con una presenza più persistente di cori melodici. La ritmica di chitarra è incentrata quasi sul death tecnico, pur tenendo un sound grezzo e distruttivo capace di far sanguinare le orecchie se ascoltato troppo alto! Anagantios, quinta canzone dell'album, è una track strumentale, che rievoca i suoni tipici della Scozia, nonostante la band sia Svizzera. La musicalità si presenta dolce e soave, mettendo quasi in pace l'anima dell'ascoltatore, dopo la carica distruttiva delle prime canzoni. Uno dei pezzi più belli dell'album dal punto di vista folk, a dimostrazione dell'ottima tecnica e della varietà compositiva e strumentale di questa band. Dopo la breve pausa concessa da Anagantios, gli Eluveitie ritornano a colpirci con il loro devastante folk/death con Bloodstaine Ground, traccia veloce ed energica, senza però mancare di quel tocco melodico che lega il tutto in un sound coinvolgente. The Somber Lay segue la linea di suono della canzone precedente, possente e violenta quanto basta senza però rovinare l'ascolto aggiungendo sempre nella sezione ritmica strumenti delicati come il flauto e la gaita (cornamusa tipica della Spagna). L'ottava canzone dell'album è intitolata Slanias Song ed è cantata in gran parte da Anna Murphy, la quale rende il brano durante i primi minuti, delicato e molto musicale, per poi essere scossa da una ventata di durezza dal vocalist principale Chrigel. Nona traccia dell'album, Giamonios è un altra traccia strumentale sempre orientata a sonorità molto celtiche, caratterizzata dallo splendido suono del flauto, quasi fosse suonato da un folletto, durante il solstizio d'estate, recando nuovamente la pace nell'ascoltatore.... Pace che dura poco poichè la canzone sucessiva, Tarvos, torna a sopraffare l'ascoltatore con la sua ondata di furia distruttiva. Track che si presenta lievemente incentrata sul folk più puro, puntando ad una sonorità dura, grezza e violenta del death, con un aggiunta di tecnica quasi power. Undicesimo pezzo dell'album, è la rombante Calling the Rain, anch'essa radicata nell'acustica del death, pur avendo una presenza costante dei vari strumenti folk, i quali la rendono una vera perla in mezzo a questa esplosione di violento metal. Ultima track dell'album, Elembivos, si apre con un coro in sottofondo, che sembra recitare una litania durante un oscuro rito pagano. Il suono della gaita apre la canzone, accompagnata dalla chitarra, greve come si conviene al genere. Caratteristica di questa traccia è il testo, una cantilena ripetuta più volte durante tutta la canzone. Inoltre è presente un solo di chitarra degno di questo nome, sfoggio di una tecnica che sicuramente non manca, scritto ed eseguito con una maestria veramente degna di nota. L'album Slania è sicuramente un cd che merita di essere inserito nella collezione di ogni metallaro che ascolta sia death che folk, capace di accontentare entrambe le parti, senza essere commerciale, come spesso e volentieri accade in questo periodo. Il disco infatti porta una ventata di novità nel genere, rinnovandolo con un sound deciso e potente, coronato da una varietà di strumenti melodici, presi da varie zone d'Europa, che rendono l'album un tassello essenziale dell'evoluzione del metal e che porta agli Eluveitie la gloria che si meritano come band.


1) Samon
2) Primordial Breath
3) Inis Mona
4) Gray Sublime Archon
5) Anagantios
6) Bloodstained Ground
7) The Somber Lay
8) Slania's Song
9) Giamonios
10) Tarvos
11) Calling the Rain
12) Elembivos

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