ELUVEITIE

Helvetios

2012 - Nuclear Blast

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
22/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

E' il 2002 quando il polistrumentista svizzero Christian "Chrigel" Glanzmann fonda gli Eluveitie come studio-project dando alle stampe il primo MCD, "Ven", col chiaro intento di dare un tributo alla musica e alla cultura gallica (Eluveitie significa infatti Elvetico in lingua gallica). Influenzati pesantemente dal Gothenburg sound e dalla musica gallica e celtica, gli Eluveitie sono diventati un ensemble di musicisti che accostano al sound Melodic Death Metal gli strumenti tipici della tradizione musicale svizzera e sono diventati autori di ben 4 album (di cui uno completamente acustico) che prendono la forma di 4 immmense dichiarazioni d'amore alla cultura galica pre romana.



Ed eccoci arrivati alla quinta storia che questo ensemble svizzero vuole raccontarci. "Helvetios" è infatti un concept album che narra la storia di una tribù elvetica che si prepara a lasciare il proprio villaggio per scendere in guerra contro degli invasori che minacciano la loro terra e la loro libertà. Il nemico che si preparano ad affrontare altri non è che il micidiale esercito Romano guidato da Giulio Cesare.

"Prologue" introduce con fare teatrale il racconto del protagonista che ricorda gli anni della guerra prima di portare l'ascoltatore direttamente nel pieno dei preparativi con la titletrack "Helvetios" che, fondendo una base Melodic Death Metal chiaramente ispirata dai lavori dei Dark Tranquillity a strumenti più sinfonici come il violino e strumenti folk come la cornamusa e la ghironda, ci danno un perfetto specchio del sound degli Eluveitie e dei pochissimi cambiamenti che ha subito nel corso degli anni.

"Luxtos" ci introduce una bella melodia di flauto sorretta da semplici riff di chitarra che svolgono comunque un ottimo lavoro di supporto e che non mancheranno di far muovere tante teste durante i Live della band. E la dimensione live sembra essere molto importante per la band, che spesso pecca un pò nel cercare troppo il "break da moshpit", come in "Home", traccia nella quale le chitarre erigono un muro di suono granitico mentre il buon Chrigel Glanzmann si rende protagonista di una buona prova dietro il microfono, con un growl che ricalca moltissimo lo stile di Mikael Stanne dei Dark Tranquillity, risultando spesso però poco incisivo in passaggi dove, a mio avviso, un growl più profondo avrebbe donato più brutalità ed atmosfera al pezzo. "Santonian Shores" ricorda da vicino i finlandesi Korpiklaani con le chitarre relegate ad un ruolo ritmico e gli strumenti folk a spadroneggiare sul sound della band portando avanti la melodia centrale. "Scorched Earth" è un pezzo completamente acustico accompagnato solo da strumenti tipici gallici che riprende un canto in lingua gallica e che funge da apripista alla dichiarazione di guerra contenuta in "Meet The Enemy", violenta traccia dove le chitarre guadagnano finalmente più importanza e compaiono anche dei notevoli arpeggi di chitarra acustica creando un pezzo che merita una menzione d'onore come una delle migliori tracce dell'album. Il finale acustico di "Meet the Enemy" ci guida direttamente alla veloce "Neverland" che risente ancora di quell'esagerata ricerca di easy listening che purtroppo permea tutto l'album. "A Rose for Epona" strizza l'occhio alla New Wave of Gothic Metal lasciando che sia la bella voce della cantante Anna Murphy a cantare quest'accorata preghiera dedicata a Epona, la dea protrettrice dei Cavalli e dei cavalieri.

"Havoc" è l'attacco a sorpresa da parte dei Romani, violento e devastante che non risparmia nessuna tribù. La produzione dell'album è più che sufficiente considerando l'enorme mole di strumenti (e quindi di diversi range di frequenze) registrati nell'album, anche se purtroppo è un pò troppo leggero sulle frequenze basse causando una mancanza di un vero Groove ritmico che limita molto l'impatto dei pezzi sull'ascoltatore.

Il riff di chitarra all'inizio di "Uprising" fa ben sperare ma subito il pezzo si arena su lidi già ben noti ai fan della band e soprattutto ai fan del Melodic Death Metal. Riguardo agli strumenti folk essi non aggiungono granchè di nuovo al sound della band. Resta comunque notevole l'intermezzo recitato del pezzo che sicuramente non mancherà di scatenare i preparativi per un moshpit spaventoso. "The Siege" preme di più sull'accelleratore regalandoci uno dei pezzi più convincenti dell'album regalandoci anche un bell'intermezzo di violino finalmente ben integrato nel contesto estremo del pezzo. Con "Alesia" torna quel sound simil New Wave of Gothic Metal che sembra tanto voler strizzare l'occhio alle mode del periodo e ad un pubblico più ampio, magari meno avvezzo a sonorità estreme. Dopo "Tullianum", un altro brevissimo intermezzo recitato, ci troviamo di nuovo di fronte al Gothenburg Sound con "Uxellodunon", ultima traccia musicale dell'album prima del recitato "Epilogue", che chiude definitivamente la storia della disfatta dei Galli e chiude un album che, sebbene si faccia ascoltare con piacere e sicuramente piacerà a molti, presenta troppi difetti che inficiano il mio giudizio verso questa nuova sortita degli Eluveitie.


1) Prologue
2) Helvetios
3) Luxtos
4) Home
5) Santonian Shores
6) Scorched Earth
7) Meet The Enemy
8) Neverland
9) A Rose For Epona
10) Havoc
11) The Uprising
12) Hope
13) The Siege
14) Alesia
15) Tullianum
16) Uxellodunon
17) Epilogue

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