ELM STREET

Barbed Wire Metal

2011 - Stormspell Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
04/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Formatisi dalle ceneri della band Raid, gli Elm Street (omaggio al mitico film "Nightmare on Elm Street", che ha reso famoso il personaggio di Freddy Krüger) sono un quartetto di ragazzi parecchio agitati provenienti dall'Australia. Iron Maiden, Judas Priest, Manowar e Savatage sono citati tra le loro principali influenze. Benedetti da un'età media molto giovane (21-22 anni), hanno avuto il privilegio di suonare insieme ad alcuni gruppi di grande rilievo nel loro Paese: Vanishing Point, Electric Mary, Behind Crimson Eyes, In Malice’s Wake e The Angels. Nell'Aprile 2011 gli Elm Street hanno pubblicato sotto Stormspell il loro debut album “Barbed Wire Metal”. Tanto per far capire che non hanno voglia di perdere tempo, cominciano con una opening track al fulmicotone, appunto "Barbed Wire Metal". A dispetto della loro autoproclamata appartenenza all'heavy metal, questi ragazzi sudano thrash da tutte le parti, soprattutto il vocalist e rythm guitarist Ben Batres (che sembra voler clonare James Hetfield dei Metallica). Ciononostante nel brano si possono udire, insieme ad elementi chiaramente thrash, anche numerosi richiami alla musica dei Judas Priest, e comunque come inizio non c'è niente male, anche perché il chorus è accattivante... "The Devil's Servants" non vanta il titolo più fantasioso della storia del metal, ma si regge su una buona intro e un buon riff. Batres continua con un approccio vocale molto sporco, e forse il resto degli strumenti non supportano con altrettanta cattiveria la sua performance. Verso metà del brano si libera una bestia power metal che trascina l'ascoltatore attraverso un discreto solo ed armonie tipiche di questo genere, che se non altro è già una variazione rispetto alla prima canzone. In "Elm St's Children" il drumming di Tomislav Perkovic, nei primi due pezzi concentrato sul doppio pedale, diventa più roccioso ed efficace all'interno degli stacchi della canzone. Iron Maiden e Savatage fanno effettivamente capolino da questo brano, ma l'equalizzazione delle chitarre e i suoni del solo continuano a tenere ben saldo un piede nel thrash. C'è da rilevare che talvolta gli strumenti a corda sembrano un po' troppo "dentro" rispetto a batteria e voce, ma probabilmente si tratta di una scelta stilistica.

"Heavy Metal Power" stavolta si concentra su coordinate più spiccatamente heavy e power (non potrebbe essere altrimenti, dal titolo), e fa un certo effetto sentire una voce sporca come quella di Batres cavalcare queste sonorità. Purtroppo, i vari riff del pezzo sono abbastanza interessanti singolarmente, ma non hanno un filo unitario che li renda coerenti, e pure il solo in due parti non aggiunge assolutamente nulla a quanto già sentito nei brani precedenti."King of Kings", titolo di retaggio Manowar, inizia in modo acustico per poi sfociare in un assalto all'arma bianca da cui spuntano di nuovo i Metallica. La cattiva "Leatherface" conferma l'impressione thrash ed è un pezzo acido e sporco, quasi violento. "Merciless Soldier" è un gran bel pezzo in cui spesso si sente, soprattutto nelle chitarre, l'influsso dei Maiden, ed in cui l'acceleratore spinto a mille regala un'aura piuttosto evocativa ed efficace (persino il solo è più interessante di prima). Conclude "Metal is the Way", forse il pezzo migliore del disco, che alterna ottimamente parti melodiche ad altre ritmate e più veloci, in cui per una volta voce e strumenti sembrano integrarsi ed i temi musicali si susseguono con senso compiuto. Un'ottima chiusura per un album partito bene ma un po' zoppicante nel prosieguo. Tirando le somme, diverse sono le medaglie da appuntare al petto di questi giovanotti. Innanzitutto, a dispetto della verde età (introvabile in Italia) vantano già buone capacità tecniche e lasciano speranze per la futura evoluzione compositiva. A tratti il drummer e il chitarrista solista (Aaron Adie) evidenziano capacità fuori norma per l'età che hanno. Dal lato negativo, l'album è sovente ancora troppo monocorde per risultare interessante, le idee sono poche e solo poche di queste sono concatenate in maniera efficace. Il suono degli strumenti è spesso troppo penalizzato rispetto a voce e batteria, in un genere che non ammette al contrario che le chitarre vengano mangiate. La scelta di dichiararsi heavy piuttosto che thrash lascia un po' stupiti: troverebbero migliori riscontri ad inserirsi in un filone più congeniale al loro spirito, ma non è il dottore che ordina di seguire una strada piuttosto che l'altra. Se siete amanti di un heavy potente e con voce sporca, meglio puntare sugli italici Holy Martyr, più evoluti compositivamente, liricamente e nel sound. Se invece vi piace un heavy mischiato a secchiate di thrash tradizionale, questo è l'album underground che fa per voi. Lo spirito battagliero della band e la giovane età invogliano a stare con la manica più larga del solito, ma si impongono urgenti maturazioni... In ogni caso saremmo pronti a scommettere che questa band in futuro farà scorrere parecchio inchiostro.


1) Barbed Wire Metal
2) The Devil's Servants
3) Elm St's Children
4) Heavy Metal Power
5) King of Kings
6) Leatherface
7) Merciless Soldier
8) Metal is the Way

correlati