ELDRITCH

Gaia's Legacy

2011 - Scarlett Records

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
25/07/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Gli Eldritch sono l’ennesima conferma che il metal italiano non è secondo a nessuno e che solo un ottusa esterofilia ci porta spesso ad elogiare prodotti fatti in Svezia o in USA quando abbiamo nel cortile di casa nostra un band thrash/progressive che ha raggiunto livelli compositivi di grandissimo spessore e qualità. Non dimentichiamo che le origini della band risalgono al 1991 e non siamo certo al cospetto di gente dal primo pelo, “Gaia’s Legacy” è l’ultima perla partorita dagli Eldritch sotto forma di un album concept, come si può evincere anche dalla copertina. Il tema che unisce le canzoni è legato al fenomeno del riscaldamento globale ed è stato trattato in gran parte dal film documentario di Al Gore intitolato “Una scomoda verità”. Prima di entrare in un analisi approfondita del nuovo full- lenght è giusto intanto sottolineare la prova assolutamente positiva dei due nuovi membri della band italiana: Rudj Ginnaneschi, chitarra ritmica e Gabriele Caselli alle tastiere. Quest’ultimo che vanta un non certo secondaria esperienza nei toscani Domine ha un ruolo determinante su tutto l’album, vista la presenza massiccia di keyboards su tutto “Gaia’s Legacy”. Un album metal che si rispetti e, soprattutto un album concept , non può che aprirsi con la classica intro strumentale, in questo caso dal titolo “ Gaia’s anger ”.  “ Deviation ”, la prima vera traccia dell’album si apre brillantemente con suoni compatti in cui spicca un ottimo lavoro in fase di missaggio e produzione, le tastiere di Caselli accompagnano in maniera suggestiva i riff di Eugene Simone e Rudj ed il ritornello vede Terence Holler assolutamente a sui agio su linee melodiche per altro non facili. Un breve notiziario portatore di catastrofi apre “ Our land ”; il brano ricorda molto i Dream Theater dei bei tempi, il suono di chitarra trashy viene accompagnato nelle strofe ancora da un ottima perfomance di Holler, il cambio di tempo prima del vero refrain e stupendo, come anche l’ottimo momento strumentale centrale, inu cui spiccano i virtuosismi solisti prima di Eugene e poi di Gabriele. Anche nelle successiva “ Vortex of disaster ” il suono delle chitarre crea un groove particolare, quasi di sinistro o disagio imminente, prima che Holler (complice anche una voce effettata) ci traghetti verso un altro ritornello molto melodico. In mezzo ancora un duello solista suggestivo con un assolo di Eugene Simone da vecchia scuola, diciamo alla “Dave Murray”. Un voce narrante dal timbro vocale molto incisivo introduce le note di “ Mother Earth ”, si passa da armoniche di chitarra e soffici strati di tastiera sullo sfondo ad un bellissimo ritornello, accompagnato da chitarre molto heavy sui cui brilla la stella vocale di Holler, davvero superlativo. Interessanti anche le liriche del corhus: “Vedremo ancore il cielo sopra di noi ? / Le stelle brilleranno ancora nella loro lucentezza ? / Ci saranno ancora notti illuminate ? / Cosa ci sarà sopra di noi ?”  Chitarre in puro stile Queensryche (dei bei tempi andati, un band che ha amato moltissimo anche chi vi scrive) accompagnano melodicamente la parte centrale, prima di un brusco cambio di tempo su cui si eleva un pregevole virtuosismo di Eugene. “ Everything’s burning ” è il pezzo più veloci e heavy ascoltato fino ad ora; John Crystal e Raffahell Dridge picchiamo fortissimo fin dall’inizio del brano, un pezzo che mischia la classe dei Dream Theater o Fates Warning alla velocità e alla melodia degli Helloween. Tecnicamente “Everything’s burning” forse è il pezzo migliore, per altro la band ha filmato anche un video che potete apprezzare sotto la recensione (insieme al video forse più celebre della band, la cover metal della famosa "My Sharona" dei Knicks). La velocità non manca nemmeno alla successiva “ Thinning out ”, dopo alcuni “effetti speciali” di Caselli il brano prende una piega dinamica che culmina ancora in buon lavoro melodico nel ritornello. “ Like a child ” piace per l’accelerazione prima del ritornello (con la voce di Holler contraffatta) che si rivela ancora una volta ben cantato e strutturato. La parte centrale vede anche come special guest il tastierista dei Firewind, Bob Katsionis.  Mentre il brano finisce in dissolvenza un altro discorso estratto dal film di Gore (diretto da Davis Gugghenaim) apre “ Signs ” ; il brano sembra contaminato in qualche modo dal nu metal moderno nelle strofe, ma ancora un volta è vincente nel refrain. Nella parte centrale c’è spazio anche per un ottimo momento solista, molto tecnico anche del bassista John Crystal. “ Thoughts of grey ” è un brano di una bellezza quasi imbarazzante! Davvero niente è lasciato al caso negli Eldritch, anche qui un grande lavoro corale, potenza e melodia sono fuse in una perizia tecnica di assoluto spessore. Lo stile chitarristico può ricordare il miglior Jeff Waters, la voce di Holler può ricordare l’ugola di Mike Patton ma la canzone è pura fantasia partorita dalle mente perversa ma quanto mai ispirata di Eugene Simone, come musica e dallo stesso Terence come liriche. Un intrigante lavoro di piano di Gabriele Caselli apre delicatamente l’ultimo pezzo ufficiale di “Gaia’s Legacy”. Terence nella parte iniziale è accompagnato da effetti quasi pop/tecno music, ma “ Thirst in your hands (dry’s tears) ” è una triste ballad su come l’umanità e la sua avidità ha ridotto la linfa vitale della Terra. Il suono di deboli gocce d’acqua che cadono è l’emblematico finale di questo album “ecologico” e ricordiamo anche l’invito nell’ultima canzone di “risparmiare qualche spicciolo e conservarlo per costruire un pozzo d’acqua nelle terre assetate.”  Gli Eldtrich aggiungono come ulteriore traccia un omaggio ad un band che mettono tra le loro ispirazioni, ovvero i Fates Warning con la song “ Through different eyes ”. La canzone, pregevole passa forse un po’ inosservata perché non facente parte a tutti gli effetti dell’atmosfera liturgica e drammatica del concept. In ogni caso l’ultimo lavoro degli Eldritch ha suscitato in noi emozioni e suggestioni non spesso riscontrabili nelle ultime uscite metal italiane e non, non resta che augurargli buona fortuna ai prossimi appuntamenti live della band, tra cui il prestigioso Ragnarokkkr Metal Apocalypse 2013 di Chicago.


1) Gaia's Anger (0:59)
2) Deviation   (4:40)
3) Our Land 
4) Vortex Of Disasters 
5) Mother Earth 
6) Everything's Burning 
7) Thinning Out 
8) Like A Child 
9) Signs
10) Thoughts Of Grey
11) Thirst In Our Hands
(Dry Tears) 
12) Through Different Eyes