EIDOLON

Seven Spirits

1997 - Genocide Inc.

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
03/11/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Anche questa volta sono obbligato a partire da tempi lontani e precisamente dal 1989, quando ero soltanto uno studente quindicenne desideroso di conoscere il meglio del panorama rock e metal mondiale, la voglia di ampliare la mia sfera musicale spesso mi spingeva a chiedere a qualche amico più grande l'ennesimo nome da aggiungere all'elenco delle band preferite, a fine primavera nel giro di pochissimi giorni un solo monicker venne scolpito nella mia mente (per una serie di coincidenze l'avevo sentito decine di volte,era davvero impossibile rimuoverlo) e si trattava di un nome leggendario: quello dei Rush! Il monumentale Moving Pictures oltre ad avermi aperto la strada verso l'universo del mitico trio canadese mi fece scoprire anche l'esistenza di una scena che al di là dei vari generi proposti ha sempre messo in primo piano due caratteristiche fondamentali per poter emergere nell'affollato e spietato mondo del music business: qualità ed originalità. Insieme a Geddy Lee e soci altri gruppi come Triumph, Voivod, Annihilator, Anvil, Exciter e l'ex enfant prodige Devin Townsend con i suoi svariati progetti hanno dimostrato a tutti il valore del movimento nato in Canada nei primi anni settanta. ognuno di questi artisti è riuscito nella non facile impresa di rendere le proprie coordinate stilistiche riconoscibili in qualsiasi frangente e anche se in alcuni casi il successo è arrivato a distanza di anni, gli elogi ed i riconoscimenti sono stati unanimi fin dagli esordi. Il talento delle proposte canadesi si poteva individuare anche in band che pur non avendo mai raggiunto livelli di popolarità di quelle sopracitate hanno contribuito nel loro piccolo a far crescere ulteriormente l'interesse del pubblico nei confronti della scena, tra i maggiori esponenti di questa categoria ci sono gli Eidolon, combo fondato a Toronto nel 1993 dai fratelli Glen e Shawn Drover (rispettivamente chitarra e batteria) i due godranno di una notorietà in costante crescita prima con l'ingresso di Glen nel 1998 alla corte di King Diamond e sei anni dopo con l'arruolamento di entrambi nella corazzata Megadeth (come sappiamo tutti al giorno d'oggi è rimasto solo Shawn come fedele alleato del comandante Mustaine) insomma un'esauriente prova delle notevoli capacità insite nei due musicisti. Il debut album della creatura dei fratelli Drover intitolato Zero Hour venne rilasciato nel 1996, pur mostrando qualche piccola ingenuità sotto l'aspetto compositivo il lavoro delineò ampiamente il percorso artistico degli Eidolon, il power thrash dai toni oscuri e rabbiosi proposto si rivelò fin dal principio convincente ed accattivante, il merito è da attribuire anche ad un'ottima line-up che comprendeva il cantante Brian Soulard, il secondo chitarrista Slav Simanic ed il bassista Criss Bailey. Un anno dopo con la defezione di Simanic la band tornò sul mercato discografico in una formazione a quattro elementi con il più solido e determinato Seven Spirits, il potenziale dell'act uscì definitivamente allo scoperto grazie ad un lotto di tracce più articolate e curate in ogni dettaglio rispetto a quelle del disco precedente. Le battute iniziali dell'opener "Confession" riversano in modo perfetto l'immagine in stile horror/fantasy della copertina; campane in lontananza, inquietanti voci sussurrate ed una breve parte narrata del protagonista della storia introducono uno tsunami sonoro che irrompe con tutta la sua forza dopo una cinquantina di secondi;  la chitarra di Glen (coadiuvata dal possente muro sonoro innalzato da Shawn e Criss) si butta a capofitto in una furiosa corsa contraddistinta da un'interminabile serie di rocciosi riff, assoli veloci e taglienti e da efficaci armonizzazioni debitrici della forma più classica dell'heavy metal, Brian intensifica il lavoro del guitar player impostando la voce su toni profondi e tormentati, il testo ed il concept dell'intero album descrivono un'anima disperata che chiede di essere salvata dagli abissi del dolore eterno, in questo clima angosciante le melodie ricoprono un ruolo fondamentale arrivando a toccare vette elevate nell'eccellente refrain, la produzione è buona anche se il suono del basso a volte risulta penalizzato ma nonostante questo particolare l'avvio è da promuovere in pieno. La successiva "In Visions Past" si pone in evidenza per un riffing aggressivo e granitico e per delle dinamiche movenze thrash oriented, Soulard continua a destreggiarsi con uno stile ai confini del teatrale, non potrà mai essere ricordato come uno dei singer più tecnici della storia ma la sua interpretazione mostra una spiccata personalità, sugli scudi troviamo nuovamente l'operato del chitarrista, straordinario anche nel tetro arpeggio finale; le delicate note eseguite ed il rumore del mare in tempesta rendono lo scenario acceso e minaccioso. La maturità compositiva degli Eidolon emerge in toto nella lunga "Shattered Image", quasi dieci minuti di suadente arte metallica divisa in tre parti; si comincia con l'incedere cadenzato e sinistro di The Silent Denial, sentimenti come paura e delirio vengono riversati magistralmente da Glen e Brian, i due dimostrano una notevole abilità nell'alternare momenti oscuri ad altri più potenti, sembra il presagio di una tragedia imminente e questa sensazione viene perfino amplificata nell'intermezzo strumentale Soul Trap, la chitarra accompagnata dal sottofondo di una pioggia incessante esegue delle melodie soffuse ed angoscianti, la band torna a picchiare duro con la conclusiva Illusion, roccioso mid tempo caratterizzato da tinte ultra heavy e da un assolo monumentale, le liriche costituiscono un attacco diretto e furioso nei confronti della religione (I've realized religious hypocrisies/that's when I knew this faith was not for me) non ci sono dubbi, siamo al cospetto di uno dei vertici qualitativi del cd. Il dinamismo sonoro continua ad imperversare nella rabbiosa "The Path", si tratta di una song dalla struttura alquanto particolare, la componente canora è relegata esclusivamente a delle strofe epiche ed evocative, il punto di forza è rappresentato da uno sbalorditivo break strumentale in cui i fratelli Drover raggiungono l'apice sotto l'aspetto tecnico; brevi interventi tastieristici, vorticosi solos grondanti tecnica e feeling e accenni al prog metal più frenetico oltre a travolgere in modo positivo i nostri padiglioni auricolari servono anche a ribadire la pregevole vena creativa dei canadesi.  In un platter come Seven Spirits non poteva mancare un anthem destinato a trasformarsi in uno dei momenti di maggior coinvolgimento nelle esibizioni live, gli Eidolon raggiungono facilmente l'obiettivo con la veloce "No Escape", traccia sorretta da un drumming portentoso e da un guitar sound risonante e sempre più incisivo ma il clou del brano è da ricercare nel memorabile ed immediato refrain, da cantare ad alta voce mentre si è impegnati in un violento headbanging! La tensione accumulata si attenua con la power ballad "Priest", pur essendo un episodio gradevole risulta leggermente meno ispirato rispetto ai brani precedenti, il singer dà l'impressione di non trovarsi a proprio agio nei registri più bassi e lenti offrendo una prova appena sufficiente, a mantenere la qualità elevata ci pensano le affascinanti trame chitarristiche ed in particolar modo due assoli intensissimi. La band riprende a viaggiare su velocità sostenute con "The Inner Demon", il riff portante è un chiaro tributo alla mitica tradizione thrash statunitense degli eighties, Brian si riscatta con una performance ricca di pathos ed energia, Shawn sale in cattedra per la potenza e la precisione con cui esegue rallentamenti e ripartenze, il fratello non è da meno con degli interventi rapidi e graffianti, tre minuti e undici secondi di pura esaltazione metal! L'aura misteriosa ed epica dell'act torna alla ribalta nell'ipnotica "Set Me Free", l'andamento è cadenzato e tetro, nelle strofe la chitarra e la voce accarezzano lievemente l'ascoltare  ma questa tranquillità viene spezzata in modo brutale da un cattivissimo bridge, efficace  preludio all'imponente refrain, lo schema viene ripetuto per tre volte per poi lasciare spazio ad uno strabiliante intermezzo strumentale marchiato a fuoco dai prodigiosi virtuosismi di Glen, nel finale troviamo un'altra parte narrata così terrificante da poter essere paragonata alla soundtrack di qualche capolavoro horror degli anni ottanta. Un tuono improvviso irrompe con una carica a dir poco devastante, è l'attacco frontale di "The Seven Spirits"; il ritmo serrato e trascinante e le corde indemoniate dell'axeman assaltano senza pietà creando un turbine sonoro letale ed avvolgente, il dominatore assoluto è Soulard, la sua straordinaria prestazione è il valore aggiunto ad un brano semplicemente eccezionale, negli ultimi due minuti si ripresenta il mood plumbeo ed orrorifico dell'opener con il ritorno del protagonista della storia, un epilogo cinematografico perfetto nel ricreare il clima generale di tutto l'album. I canadesi sferrano il colpo finale con una cover che definire mitica può sembrare perfino riduttivo; dopo il tributo ai  Black Sabbath in Zero Hour con la storica Hole In The Sky stavolta tocca ad un episodio della carriera solista di Ozzy Osbourne e la scelta è da premiare senza timori, l'eterna "Diary Of A Madman" viene riproposta in una versione abbastanza fedele all'originale, si percepisce in ogni secondo la devozione di Glen nei confronti del grandissimo Randy Rhoads (il pezzo è dedicato all'indimenticato chitarrista) basta ascoltare con quanta passione esegue quella colossale alternzanza tra parti acustiche ed elettriche per rendersene conto, le tastiere sostituiscono validamente gli inserimenti sinfonici della parte strumentale e Brian reinterpreta le ossessive liriche di Ozzy con coraggio e trasporto ma la lucida follia del madman rimane irraggiungibile per qualsiasi frontman sulla faccia della terra. Seven Spirits è stato un passo fondamentale nella storia degli Eidolon per via dell'innegabile qualità contenuta nei suoi brani, la band aveva già superato lo status di newcomer per poter entrare nella lista delle migliori realtà emerse nella seconda metà degli anni novanta, le promesse verranno mantenute con i dischi successivi, un percorso nato e proseguito sotto il segno della determinazione e che anche dopo due importanti avvicendamenti dietro al microfono per circa un decennio non subirà nessuna battuta d'arresto, la speranza è quella di poter assistere ad un clamoroso comeback del gruppo, potrebbe essere la volta buona per raggiungere il traguardo del meritato successo, i fratelli Drover con la loro creatura sono ancora in credito con quest'ultimo.


1) Confession   
2) In Visions Past    
3) Shattered Image      
4) The Path    
5) No Escape    
6) Priest   
7) The Inner Demon     
8) Set Me Free   
9) The Seven Spirits  
10) Diary Of A Madman

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