EIDOLON

Hallowed Apparition

2001 - Metal Blade Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
22/11/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Nel 2001 i Canadesi Eidolon, il cui nucleo fondante è costituito dai fratelli Glen e Shawn Drover (Glen, chitarrista, ha appena lasciato la band di King Diamond, e nel giro di quattro anni sia lui che il batterista Shawn approderanno alla corte del signor Mustaine, leader ovviamente dei Megadeth), pubblica il suo quarto full-lenght, il secondo di fila sotto l'egida della Metal Blade Records di Brian Slagel. La line-up rimane invariata dal precedente album, Nightmare World, con ovviamente i due fratelli Drover, coadiuvati da Adrian Robichaud al basso e da Brian Soulard al microfono, anch'essi entrambi Canadesi. La opening track, "De-Evolution", comincia subito con un riff assassino condito di doppio pedale, non a velocità pazzesca ma con una potenza e un impatto veramente fenomenali. Bastano le prime battute di linea vocale a Brian Soulard per esternare la miscela di power e thrash metal che anima l'identità musicale degli Eidolon, in cui capacità tecniche concernenti la velocità e la pulizia strumentale si mischiano ad un'aggressività di fondo espressa anche dal testo del brano, che dipinge un mondo distopico (un argomento classico del thrash) in cui una figura opprimente e tirannica dai lineamenti diabolici schiavizza l'umanità rendendola primitiva e scatenando una involuzione che spazza via ogni forma di civiltà. "Lords Of Desecration" comincia con rullo di tamburi come fosse una trionfale marcia di una tribù guerriera, per poi lanciarsi in un riffing serrato su cui la voce di Soulard si appoggia in uno stile molto caratteristico che ricorda spiccatamente il miglior Kevin Heybourne (non vi sarete dimenticati degli Angel Witch!? In realtà l'influenza del combo inglese sugli Eidolon è piuttosto evidente). Il testo narra di una setta i cui adepti rinunciano al posto nella società che li circonda per perseguire potere e conoscenza degli oscuri segreti che da tempo sono stati nascosti al mondo. La metrica è piuttosto naif e quasi infantile, ma la forza delle parole del testo è indiscutibile e richiama buona parte della produzione di colossi come Metallica e Iron Maiden, spesso efficaci nel dipingere mondi di paura, desolazione e sconforto."Forever Be Free" è veramente un coacervo ramificato di thrash prima maniera, New Wave, epica maideniana e quella dose di incoscienza irritante che solo gli Angel Witch erano capaci di dare. La voce di Soulard è spesso stonacchiata e spinta all'inverosimile, ma se in un altro contesto risulterebbe inficiare il tono complessivo del pezzo, qui gli conferisce un'aria di sofferenza e autenticità nel raccontare la storia di chi, aspirando alla libertà, è andato incontro a una specie di morte rituale che libera la coscienza dai cappi dell'esistenza materiale. Il riffing delle chitarre di Glen è sempre aggressivo, ma stavolta nel mixing del pezzo manca quel po' di brutalità che contraddistingueva le due canzoni precedenti, e anche il solo non è dei migliori. "Feed The Machine" comincia con un tema che potrebbe tranquillamente stare in un disco "sano" dei Sabbath. Dico "sano" perché il suono dei Sabbath è per sua natura intriso di pazzia e discesa nell'abisso, mentre gli Eidolon non suonano per niente come pazzi ma come arrabbiati, come da rigore nello stile thrash. La voce di Soulard prova la strada dell'epicità e della maestosità, ma si concede ogni tanto anche qualche scorribanda nel growl. Questa volta, supportata da un drumming veramente "operaio" e potente, la chitarra di Glen compie un lavoro straordinario sia nella compattezza dei riff che nel solo. Anche la struttura episodica di chiara derivazione maideniana, a sua volta ispirata dai soliti progenitori Sabbath, trasporta l'ascoltatore in un mondo individuale distorto dalla droga e precipitato nella necessità della dose.

"Forgotten City" comincia con una batteria quasi punk, ma il tema portante con le sovraincisioni a briglia sciolta delle chitarre precipita di nuovo in una sonorità martellante e dall'equalizzazione tagliente. Il testo stavolta non è particolarmente ispirato e parla dell'esplorazione di una città perduta e pericolosa, preclusa agli stranieri che vogliono entrarvi e che probabilmente non faranno ritorno. Nell'intermezzo mid-tempo si evidenzia come la Metal Blade abbia lasciata aperta la porta dell'arsenale di mixing, effetti sonori e produzione sopraffina per far risaltare al meglio gli strumenti degli Eidolon. "Prelude Into Fear" è più dichiaratamente un pezzo power, che richiama molto gli Iron Maiden dei primi dischi con Dickinson e gli Helloween degli anni Ottanta (senza le impressionanti escursioni vocali di registro). Anche stavolta il testo dipinge uno scenario orrorifico, ben supportato dalla musica, in cui i protagonisti si trovano costretti a scappare da una minaccia piuttosto pericolosa. A differenza di altre canzoni, questa risulta un po' monotona e forse troppo prolungata rispetto a quel che ha da dire..."Mind Alterations" è un altro brano dal sapore sabbathiano condito da una buona dose di Metallica. Lo strumentale prima dell'ingresso di Soulard (qui più tirato che mai) evidenzia tutta la capacità di Glen di variare la sonorità del proprio strumento, aggredendo la linea di chitarra con un sound distortissimo e che sfrutta spesso gli armonici artificiali. Da spararsi il passaggio tra strofa e chorus, in cui si sente nettamente il cut and paste della linea vocale (eh sì, qui dispiace dirlo ma è proprio stonacchiata). La sezione centrale, composta di svariati episodi, è compositivamente molto apprezzabile, ma manca clamorosamente del dono della concisione: troppo lunga questa canzone, ridondante in svariati ritornelli che disturbano (forse non a caso, anzi magari intenzionalmente) le orecchie dell'ascoltatore con il terribile stacco verso-chorus e che si dilungano eccessivamente nei ghirigori episodici centrali. "You Will Burn" introduce una nuova sonorità, in cui gli strumenti, con un doppio pedale veramente malefico, supportano una voce a metà tra la cattiveria dell'Halford degli ultimi dieci anni e la declamazione Shakespeariana di Dickinson. Un cantante interessante, Soulard, che pur non essendo affatto un mostro di tecnica compensa questa mancanza con capacità affabulatorie e fàtiche affatto indifferenti. Il riffing e la struttura sono piuttosto "scontati" (avessi detto "classici" sarebbe stato un complimento, ma qui parliamo proprio di essere un attimo noiosi), ma ci pensa una solo finale da urlo a far capire chi comanda, e dopo tutto il brano si intitola "brucerai", mica "Riderà"..."Hallowed Apparition" mescola nell'intro un suono semiacustico con le sciabolate monofone del riff, che libera un concentrato di potere ritmico sin dalle prime battute, stavolta in modo "classico". Anche qui l'intonazione di Soulard si rivela, diciamo così, "relativa", ma ciò che lo squalificherebbe totalmente in un contesto non-thrash si contraddistingue qui come elemento veramente disturbante e capace di mettere il pubblico a continuo disagio. La coda di nuovo acustica sarà ancheun apprezzabile tentativo di stupire, ma onestamente risulta piuttosto fuori luogo. "Atomic Rage" è l'ultimo brano del disco, che comincia con un tema piuttosto radiofonico da cui potrebbero tranquillamente aver preso a piene mani un sacco di band melodic deathcore venute qualche anno più tardi. Il tema, non proprio inedito, è quello della guerra nucleare capace di distruggere la razza umana in nome di un nefasto sogno di vittoria. Nel complesso Hallowed Apparition è un album più che meritevole, che sfoggia un riff-making assolutamente di prima scelta nel genere thrash e che evidenzia le indiscutibili capacità dei musicisti inclusi, fatta salva la specifica collocazione di Soulard in un genere che non richiede quanto altri controllo e tecnica quano piuttosto potenza ed aggressività. I temi delle liriche, in pieno allineamento con quelli dei maestri, non si discostano granché dai cliché del genere ma sono al servizio di una sonorità pressante, incavolata e compatta. In definitiva, un album consigliato a chiunque volesse, dopo notevole esplorazione del panorama thrash, conoscere anche questi brillanti Canadesi, ma non certo un must per chiunque altro anche lontanamente interessato alla scena di questo stile particolare.


1) De-Evolution 
2) Lords Of Desecration
3) Forever Be Free 
4) The Machine
5) Forgotten City
6) Prelude Into Fear 
7) Mind Alterations
8) You Will Burn 
9) Hallowed Apparition
10) Atomic Rage 

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