EIDOLON

Apostles of Defiance

2003 - Metal Blade Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
24/01/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Il 2003, l'anno seguente alla pubblicazione di "Coma Nation", fu un anno molto intenso per gli Eidolon. La band canadese rilasciò infatti una compilation intitolata "Sacred Shrine" nel mese di Giugno, seguita dal full lenght numero sei nei primi giorni di Ottobre, ovvero "Apostles of Defiance". La line up era ormai entrata in una fase di consolidamento giungendo al secondo disco dopo che Brian Soulard e Pat Mulock (Rampage) si erano avvicendati dietro al microfono (anche se in questo disco a tratti si nota un deficit di affiatamento fra voce e chitarra) e la vena artistica dei fratelli Drover stava forse giungendo nella parabola discendente della carriera (anche se qualche anno più tardi entreranno a far parte dei ben più noti Megadeth, in cui Shawn milita tutt'oggi), non impedendo tuttavia a dare vita ad un lavoro soddisfaciente, frutto del connubio fra un corposo thrash metal fortemente influenzato dal filone statunitense (Exodus su tutti, a mio modo di vedere) contornato da venature tendenti al power e a sonorità melodiche, finendo per raggiungere lidi musicali che avevano preso piede nella seconda metà del decennio precedente, come approfondiremo più avanti nel track by track. Ad accentuare proprio la pesantezza dello stile proposto dalla band canadese ci pensa proprio la voce di Mulock, più duttile rispetto a quella del predecessore, che risulta grintosa nei brani più tirati ("Scream from Within", "Volcanic Earth", "Demoralized" e "Apostles of Defiance") e poetica in quelli più voltati alla melodia ed alla drammaticità ("Twisted Morality", "The Test" e "Apathy for a Dying World"). Per quanto riguarda la produzione posso dire che si limita a fare il suo compito, senza eccellere ma risultando sufficientemente appropriata: se da una parte il suono della chitarra risulta molto curato, limato al punto giusto senza renderlo troppo in evidenza né tantomeno in secondo piano, dall'altra la batteria é a mio parere troppo poco incisiva a tratti, finendo per risultare un po' stucchevole in particolar modo nelle parti meno tirate del disco. Per finire, un basso un po' più presente non avrebbe affatto guastato, ma in fondo la chitarra colma parzialmente questa mancanza rendendolo nel complesso un album abbastanza facilmente ascoltabile (persino a me, che non sono un fanatico di queste sonorità), seppure il minutaggio totale superi i cinquanta minuti di durata. Come già detto, i brani sono fra loro sono abbastanza eterogenei, ed in fin dei conti siamo dinanzi a nove buone opere, ma sostanzialmente nessuna di esse merita particolari elogi rispetto agli altri, non c'è un vero e proprio masterpiece a fare da emblema per il disco. Non mancano comunque buoni spunti, anzi, ci sono diversi momenti (sopra tutti nei brani centrali) in cui tener ferma la testa non é facile, ma d'altronde lo scopo degli Eidolon non é certo quello dscatenare furiosi head-banging come ad esempio vogliono gli Slayer, ma oltre a trasmettere grande adrenalina vogliono colpirci nell'animo creando un intenso mood epico ed evocativo. Nell'edizione limitata fu inserito un altro cd, corrispondente al debutto ufficiale "Zero Hour" del 1996, oltre ad un video per la titletrack del predecessore datato 2002. Nella versione canadese fu invece inserito un tributo alla band dei Max Webster, compaesani degli Eidolon, ovvero una cover di "In Context of the Moon", brano tratto dall'album "High Class in Borrowed Shoes" del 1977. Dunque, non proprio un album indimenticabile soprattutto per i consensi, non proprio positivi (d'altronde le aspettative dopo l'ottimo Coma Nation erano decisamente alte), ma di fronte ad un simile compito la band riuscì quantomeno a non fallire su tutta la linea (come molte band più famose facevano già da diversi anni, i Metallica, tanto per fare un esempio). Apostles of Defiance fu inoltre l'ultimo album della band ad uscire per la statunitense Metal Blade Records prima del passaggio sotto la svedese Escapi Music, label con cui gli Eidolon sono tutt'oggi sotto contratto. Si parte con il furibondo riff di "Scream from Within", brano che mette subito in chiaro quali saranno le costanti del disco. Pat Mulock rimane per il momento dietro le quinte lasciando spazio alla creatività di Glen, che imbracciata l'ascia di guerra inizia a disperdere note su note, disinserendo sin dai primi istanti il freno a mano e generando una trama convincente che alterna sezioni iraconde ed abrasive ad altre più incentrate sull'effetto melodico, come avviene ad esempio nell'assolo situato a 3/4 del brano. Anche il fratello Shawn si dimostra molto indaffarato in queste battute iniziali elevando subito i bpm su livelli non indifferenti. "Volcanic Earth" si muove sulle stesse coordinate dell'opening track ma con le influenze speed metal in bella vista, le quali combinate all'impiego di growl vocals  in corrispondenza del refrain conferiscono a questo brano "rovente" un aspetto ancora più estremizzato, pur rimanendo in un contesto thrash metal. Per il resto nulla da dire, Glen Drover si dimostra una macchina sforna-riff micidiale (non disdegnando sezioni in tremolo picking) che grazie ad un songwriting azzeccato, nel quale la melodia viene posta momentaneamente in secondo piano, rende il brano tiratissimo dal primo all'ultimo secondo. In corrispondenza del terzo brano troviamo il mid-tempo "Twisted Morality", che preannuncia il mutamento ritmico già a partire dall'intro, nel quale veniamo accolti da un melodico riff di chitarra. I bpm della batteria si abbassano in modo tale da forgiare insieme al basso una trama meno aggressiva ma non per questo meno sfavillante e vivace, creando un contesto raggiante alle vocals interamente in clean di Mulock. Nel complesso il brano é più che accettabile nonostante non spicchi per personalità, puntando anche sull'orecchiabilità del refrain.Un riff aggressivo apre "Demoralized", brano che sin dagli istanti iniziali fa capire che tenere la testa ferma sarà un'impresa abbastanza ardua. L'adrenalina si fa soprattutto strada nelle strofe incalzanti, salvo sfociare in una melodia energica soltanto nel ritornello. Ad incorniciare un riuscitissimo pezzo troviamo un assolo dagli accentuati echi slayeriani seguito a ruota dal solito riff cazzuto di Glen Drover, che accompagna la sezione ritmica in una cavalcata che rimane marcata a fuoco nella mente dell'ascoltatore. Il ritmo torna ad abbassarsi con la traccia successiva, quella "The Test" che grazie ad una chitarra dal vasto sapore melodico si tinge di un'atmosfera più pacata del solito e meno sfrontata. La trama qui proposta é però meno azzeccata rispetto a quella del mid tempo precedente, e solo l'assolo di chitarra salva la buona riuscita del brano degli Eidolon, che qui, bisogna dirlo, non centrano pienamente il bersaglio. Gli Eidolon continuano ad alternare pezzi incentrati sulla melodia ed altri più tirati anche con la successiva "The Will to Remain", una lunga composizione di oltre sette minuti che ha inizio con un riff di chitarra bello potente che si erge al di sopra di una convincente sezione ritmica, e che in corrispondenza del refrain vira verso sonorità più melodiche e in cui si manifesta un incedere epico azzeccato. Il brano é nel complesso piacevole anche se il minutaggio non é certo a favore dell'easy-listening caratteristico dei pezzi ascoltati in precedenza. Verso la metà si assiste ad uno stacco nel quale emerge un bell'arpeggio di chitarra che si evolve in un bell'assolo intriso di melodia che genera un'atmosfera sognante, prima di ributtarci a capofitto nel velocissimo riff successivo, con il quale si ritorna di peso nel thrash metal che diviene assoluto protagonista dei minuti finali. Il settimo brano é la track che dà il nome all'album "Apostles of Defiance", il quale si potrebbe semplicemente riassumere come una cavalcata di puro thrash metal che si protrae per cinque minuti, ma durante i quali il ritmo non diviene mai troppo sostenuto né troppo sulfureo. Insomma, senza essere un brano sfavillante é tutto sommato piacevole ed abbastanza omogeneo, anche se la batteria non incide più di tanto e finisce per essere poco adeguata in alcuni frangenti, a dispetto di una chitarra fluente e sempre in evidenza. Sin dalle prime battute "Pull the Trigger" appare invece più spigliata e dinamica della titletrack, anche se a livello di contenuti non aggiunge nulla a ciò che abbiamo ascoltato sino a questo punto, anzi, le cui soluzioni stilistiche appaiono come una sorta di riciclo di quelle impiegate in precedenza, in particolare il drumming non é davvero degno di nota, e neppure il lavoro svolto da Glen Drover appare pienamente convincente, nemmeno nella parentesi solistica, virtuosa ma piuttosto insapore per quello che ci ha dimostrato ad esempio in Scream from Within o Demoralized. Ad aprire il capitolo conclusivo del lotto "Apathy for a Dying World" troviamo una chitarra dai toni eterei e sognanti che viene progressivamente raggiunta dalla batteria che aumenta il ritmo sino a mutare verso un riff intricato che guida il pezzo verso un break, oltre il quale troviamo la prima strofa, dove regna la melodia della voce di Mulock. Dopo una sezione strumentale all'insegna dell'energia del thrash metal si giunge ad un refrain delicato al punto giusto che ben si amalgama all'interno del vortice sonoro, che di lì a poco vedrà la comparsa di un breve intervento della chitarra in veste di solista. Verso la metà del brano torna a farci compagnia l'atmosfera "a la Dream Theater" degli istanti iniziali, la quale ci traghetta verso i minuti finali, che non possono non essere all'insegna di un thrash metal dalle ritmiche serrate e di notevole potenza.Giunti al termine dell'ascolto di questo platter targato Eidolon, possiamo affermare di essere dinanzi ad un'opera tutt'altro che indimenticabile, non esente da difetti ma che qua e là dimostra buone idee da parte del quartetto, che personalmente sento di poter promuovere con un'ampia sufficienza.


1) Scream from Within
2) Volcanic Earth 
3) Twisted Morality 
4) Demoralized
5) The Test 
6) The Will to Remain 
7) Apostles of Defiance
8) Pull the Trigger 
9) Apathy for a Dying World 

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