DREAM THEATER

Images and Words

1992 - Atco

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
18/05/2011
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

La seconda fatica discografica della band statunitense dei Dream Theater prese forma nel 1992, tre anni dopo la pubblicazione dell'album di esordio "When Dream and Day Unite", con il quale la band si era costruita una buona reputazione, una formazione piena di talento e di notevole capacità compositiva. Così, "Images and Words" non solo conferma ciò che di buono i Dream Theater avevano prodotto con il debut album, ma andò ben oltre, dando sfogo a tutta la venatura progressiva in corpo dei nostri ragazzi, che, per la cronaca, erano il cantante James LaBrie, il chitarrista John Petrucci, il bassista John Myung, il tastierista Kevin Moore ed il batterista Mike Portnoy. Si tratta comunque del primo disco classificabile come progressive metal. Il suo predecessore infatti aveva una intonatura voltata più al progressive rock. Images and Words è un album davero strabiliante, un susseguirsi di emozioni ed energia di rara bellezza. I brani sono solamente otto, ma alcuni di questi sono lunghissime ed estasianti cavalcate infinite nelle quali è facile perdersi lasciandosi trascinare dalle note dei cinque bravissimi ragazzi, che dimostrarono così, nonostante un'esperienza un pò acerba, di essere già maturi ed in grado di iniziare già a scrivere importantissimi capitoli della storia della musica. E questo è il primo: il fatto di curare tutto nei minimi dettagli, di non tralasciare nulla, di conferire al disco una produzione più che accurata, avvenuta per mano di David Prater, è una chiara dimostrazione che i componenti fossero veri perfezionisti, caratteristica molto importante nel progressive, caratteristica che li spinge a inoltrarsi ai limiti della possibilità, dove le composizioni sono talmente estreme da poter risultare un pò esasperanti ad un primo ascolto, ma che poi basta riassaporare una seconda volta per scoprire questo loro lato in ogni suo aspetto. Personalmente, quando ascolto Images and words mi capita di immaginarmi disteso in un prato verde infinito, in mezzo alla tranquillità ed alla spensieratezza della natura, nella quale basta poco per rilassarsi godendosi la brillante voce di LaBrie, la perfetta e virtuosa chitarra di Petrucci arricchita dai soffi di basso appena accennati di Myung, ed infine tutta la maestosità di Portnoy e delle sue bacchette, perfetto nelle sezioni velocissime ed armonioso in quelle più pacate. La registrazione avvenne nei BearTrack studios di Suffern, New York. L'album si apre con "Pull Me Under", e subito si viene catapultati un lungo viaggio che terrà impegnati per oltre otto minuti di puro progressive, ricco di pause e riprese oltre ad essere adornata da meravigliosi assoli di chitarra e di tastiera. Il tutto viene esaltato dalla meravigliosa voce di LaBrie, pulita ed energica come poche, e dalla prima straordinaria esibizione di Portnoy, che non sbaglia mai un tempo, favorendo la scorrevolezza di questo eccellente brano, che avrà poi un finale decisamente inaspettato con un interruzione improvvisa che lascia sorpresi. Questo espediente non è di certo casuale, ma mira ad accentuare l'imprevidibilità del destino, dato che la morte è il tema affrontato nella canzone, con testo scritto da Moore. Ora l'atmosfera viene a placarsi con l'apertura di "Another Day", una ballad in cui prevalgono elementi melodici, di durata breve considerando ciò a cui ci ha piacevolmente abituato la band. Come nel brano precedente tutto viene guidato dalle strofe di LaBrie e con gli altri strumenti che lo seguono, ma questa volta si viene a creare una certa aria malinconica ed emozionante, e quale strumento può esprimere al meglio queste caratteristiche? Ma ovviamente la tastiera, presenza costante e fondamentale per il proseguimento del brano, che in seguito prevede persino la presenza di un sax che farà da crocevia per la conclusione della canzone. Ma prima di questo ci si imbatte in un assolo di chitarra breve ma perfetto. La tematica affrontata è molto delicata, infatti si parla di "un altro giorno", nel quale sono incentrate le speranze di vittoria su una gravissima malattia quale un tumore al cervello; in questo contesto il protagonista che emerge è proprio Petrucci, che perse il padre a causa di ciò. Chiusa questa parentesi si riapre con la vera essenza del disco grazie a "Take the Time", brano dal riff energico e sostenuto dei precedenti; qui dominano cambi di tempo che rendono la band imprevedibile ma allo stesso tempo affascinante per lo stile con cui eseguono il brano, che è un vero capolavoro. Il ritornello, impreziosito da chorus, è fra i più orecchiabili e melodiosi del disco. Senza dubbio è una delle più complesse strutturalmente (basti ascoltare i vigorosi e ipervirtuosi assoli di chitarra), ma anche una delle più riuscite. L'atmosfera torna a placarsi quando parte il quarto brano "Surrounded". Ancora una volta la direzione è affidata a LaBrie accompagnato da una delicatissima tastiera; nella parte centrale Petrucci torna a farsi apprezzare con un bell'assolo, mentre LaBrie dà il meglio di sè con acuti perfetti. Nella fase conclusiva del brano si ritorna all'atmosfera iniziale: vocals placidi e tastiera dolce. E così si arriva al brano più conosciuto probabilmente, ossìa "Metropolis - Part.1: The Miracle and the Sleeper". Un brano che considerandone la durata sarebbe difficile renderlo piacevole poichè diventerebbe un pò monotona, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando dei Dream Theater: tutti i componenti danno sfogo al proprio intelletto dando origine ad una fusione semplicemente perfetta del suono degli strumenti, tanto da farli apparire quasi come delle macchine che non si inceppano mai e che non sbagliano mai una nota. Come brano è piuttosto complesso, ma alla fin fine normale per i cinque nostri ragazzi. Anche secondo me è il brano migliore, quello perfetto che racchiude tutto ciò che i Dream Theater sono in grado di dare. Neanche il tempo di far tornare il cuore a battiti normali che riparte una lunga catena di emozioni dal nome "Under a Glass Moon". Bellissimo l'intro iniziale, ancora più straordinario il modo con il quale il brano fluisce quando inizia la prima strofa; poi si prosegue con una sezione ritmica magistrale (del resto quale non lo è?). Ed ecco riapparire una stoppata e la conseguente ripresa, mentre ci si avvia verso la parte centrale, nella quale riemergerà il lato melodico di Petrucci & co.; così si giunge alla ciliegina sulla torta, ovvero un eccezionale assolo ultratecnico di Petrucci. Ta-da! Ecco riapparire un'eco di tastiera malinconica accompagnata dai vocals a mò di sussurri: è l'apertura di "Wait For Sleep", settimo brano di Images and words. Una piacevolissima ballad, soprattutto da segnalarsi per la durata di appena due minuti e mezzo. Un minuscolo film con due soli protagonisti: LaBrie e Moore. Purtroppo si giunge all'ultimo pezzo, cioè l'interminabile "Learning to Live". Il cavallo di battaglia è l'orecchiabile intro che introduce ad una sezione tecnica ma dal ritmo poco sostenuto. Più avanti è inoltre possibile apprezzare una piacevole parentesi di chitarra acustica. Non solo progressive, ma anche pura armonia all'interno di questo brano che chiude degnamente un capolavoro quale è Images and Words. Immagini e parole che insieme formano semplicemente una sola cosa: emozioni. 


1) Pull Me Under
2) Another Day
3) Take the Time
4) Surrounded
5) Metropolis - Part.1:
The Miracle And The Sleeper
6) Under a Glass Moon
7) Wait For Sleep
8) Learning To Live

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