Drastic Solution

Thrashers

2014 - Wine Blood Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
14/05/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Una delle frange più apprezzate del metal è il thrash. Quello che viene volgarmente definito “grezzo, sporco, ignorante”. In particolare quello dalle sonorità speed e hardcore, caratterizzato da riffs veloci, ritmiche al fulmicotone, groove rapidi e potenti alla batteria, il cui tutto riconduce perfettamente al significato del termine thrash, dal verbo to thrash ovvero “percuotere”. Eh già, perché è proprio quella la sensazione che si avverte con tali sonorità nelle orecchie, quello di sentire e sentirsi percossi, e la testa comincia a fare avanti e dietro con naturalezza, automaticamente. Non solo il metal non è mai morto, è più vivo che mai così come lo è il thrash metal, che già dai suoi inizi ha ispirato ed influenzato altri generi e sottogeneri del metal quali death e black metal, crossover, alternative metal ed altri ancora. Per quanto mi riguarda apprezzo la fusione di vari stili e di sperimentazioni varie, ma solo se poi portano ad un prodotto quanto meno di discreta qualità. Ma così come colgo gli aspetti positivi nella ricercatezza e nella creatività, allo stesso modo gradisco la purezza del genere. Sono puristi anche i Drastic Solution, gruppo thrash/HC provenienti da Lizzano, paesino in provincia di Taranto, le cui sonorità old school sono il capo saldo della loro musica. E dalla Puglia con furore arrivano quattro baldi giovanotti, che hanno fatto del “percuotere” il loro must! Nati da un’idea di Patrizio Panariti, batterista che nel 1998 fondò i Demolisher Fear, i Drastic Solution vedono la luce nel 2012, dopo un periodo di dieci anni di inattività del batterista. Quest’ultimo  chiama il suo amico di vecchia data Piero Greco, il quale non se lo fa ripetere due volte ed imbraccia felice la sua chitarra. Per la voce Panariti prende  contatti con Marco Lecce, ed il 2 agosto dello stesso anno, i tre Drastic Solution entrano in sala prove. Il primo brano che viene provato è “Rising Death” scritto dal batterista nel 1999, poi si continua con gli altri pezzi inediti. Tre mesi dopo, la formazione della band si completa con l’ingresso al basso di Enzo DeBartolomeo (cantante/bassista del gruppo thrash tarantino Assaulter) in formazione con Panariti anche ai tempi dei Demolisher Fear. Nei primi giorni del maggio del 2013 la band comincia la registrazione del debut album ed il 30 dello stesso mese, il lavoro è pronto, mixaggio completo. A fine luglio i Drastic Solution prendono contatti con l’etichetta Wine Blood Records, e l’11 novembre l’accordo viene ufficializzato con la firma del contratto. Attendendo l’uscita del disco, il gruppo non rimane con le mani in mano, ed oltre ad un teaser che gira su you tube, arriva il singolo di lancio completo di video ufficiale, diretto e prodotto da Pietro Cinieri nel suo Artemika Studio. Il debut album dei Drastic Solution viene rilasciato il 14 maggio 2014, si intitola “Thrashers”, contiene undici tracce per una durata di 29 min. e 33 sec. Entriamo nell’”ignorante” e dissacrante thrash dei Drastic Solution, e vediamo che cosa hanno da offrirci.



Si parte con la prima canzone che è la titletrack del cd “Thrashers” nonché singolo ufficiale il cui video è realizzato davvero bene, irriverente, ironico, che mette il luce lo spirito goliardico dei componenti del gruppo, guardare per credere! L’apertura del brano è caratterizzata da un bel groove di batteria accoppiato ad un riff di chitarra netto e deciso. L’intro strumentale è piuttosto lungo il che è molto gradito alla sottoscritta, poi la voce di Lecce prorompe con veemenza, mettendo in risalto la grinta del vocalist, perfettamente calzante con lo spirito musicale dei Drastic Solution. Il ritmo sempre sostenuto si intervalla con momenti più cadenzati all’incirca a metà canzone, ed è la quiete prima del tempestoso assolo alla chitarra ad opera di Greco. Da sottolineare la pulizia del suono, e da specificare oltre che da mettere in evidenza, la registrazione della batteria totalmente esente dall’uso di trigger o sample editing, concetto molto caro al batterista Panariti, che ha fatto di questo il suo must inconfondibile. Le liriche sono chiare, l’essere “thrasher” è un credo, uno stile di vita. Si è nati e si morirà da tali. Non importano la fama e la gloria, il solo suonare thrash nel proprio garage è un onore, e la band venderebbe anche l’anima al diavolo per non cambiare mai e per essere sempre quello che è. Più chiari di così! Si procede con la velocissima “Ass Assault”. Una corsa irrefrenabile dei musicisti, così come quella del vocalist, che macina parole una dopo l’altra a ritmo di una mitragliatrice. Bello il riff della chitarra supportato dal basso di De Bartolomeo, in un breve duetto che precede l’assolo di Greco, in questo caso accompagnato dal buon Panariti che sulla sua batteria fa fuoco e fiamme. Molti dei testi sono da “bollino rosso” da “vietato ai minori di..”. Come in questo caso in cui il tema portante della traccia è il sesso anale. Una coppia mentre è a letto vede la richiesta da parte di lei, di “provare questa esperienza” e lui ingrifato come un montone accetta di buon grado assalendo la compagna. Il dolore e le urla di piacere eccitano ancora di più lui, che dichiara a lei “hai voluto la sediolina? Ora resta seduta”! Di certo la “spontaneità” e la chiarezza sono punti focali nelle parole del gruppo. Esplode come un uragano “Iron Cop”. Un concentrato esplosivo, traccia da scapocciamento folle, da wall of death indemoniato. Ci sono due punti su cui mi voglio soffermare: il primo è la tecnica utilizzata da Panariti nelle strofe, quella di seguire i compagni con la cassa mentre loro decelerano la corsa, con un pattern totalmente diverso rispetto all’esecuzione sul rullante. Il secondo punto è Greco con la sua chitarra, e la cattiveria nel manipolare la leva del ponte mobile. Con un risultato tanto stridulo quanto accattivante, in netto distacco con il groove della batteria, ma proprio per questo incredibilmente convincente. Nel testo c’è l’immedesimazione da parte dell’autore delle liriche (il batterista Panariti) in un Iron Cop, ovvero in un poliziotto di ferro, la cui vita è fatta di fuorilegge, sangue e pallottole,  che con la sua 44 magnum si definisce  “il Signore della giustizia e del fato”. L’inizio di “Silent Fart” mi ha riportato a quelle sonorità old school tanto care ai Drastic Solution, che non lesinano  in potenza distruttrice nemmeno in questa traccia. La struttura compositiva è compatta, granitica. Un muro del suono al cemento armato. Raffica di colpi sulle pelli, immancabile assolo colmo di intensa devastazione. La sezione ritmica si amalgama simbioticamente coi riffs di Greco. Lecce alla voce è un panzer che procede diritto sulla sua strada polverizzando tutto quello che gli si para davanti. I Drastic Solution non usano mezzi termini in nulla, dal punto di vista musicale il loro sound è massiccio ed omogeneo, non si perdono in inutili fronzoli, destinando ogni energia alla produzione di note che devastino l’ascoltatore. Ed anche dal punto di vista delle liriche, la schiettezza usata è disarmate, ai limiti del grottesco a volte, e dalla verve ironicamente dissacrante. Come in questo caso in cui il titolo “scorreggia silenziosa” fa presagire il lato burlone del gruppo. Mentre il lui della coppia è intento a guardare la tv comodamente seduto sul divano con la sua compagna, ad un certo punto sente cambiare l’aria attorno a se. Una puzza disgustosa si insinua nel suo naso e quando si rende conto che proviene “dal culo radioattivo” della sua donna, esclama: “Non credevo che le ragazze facessero cose così disgustose..”. Lasciatemi dire che sono letteralmente morta dalle risate, che idioti!!! (in senso buono ovviamente). La caratteristica predominante nelle canzoni dei Drastic Solution è la semplicità di riffs che funzionano alla grande, tutto il songwriting come detto prima, è realizzato per il solo scopo di “devastare”, di divertire e divertirsi, di fare casino e scapocciare, ed in questo la band ha fatto centro sotto ogni punto di vista. Ripensando a gruppi come Nuclear Assault, Destruction, Kreator, ed ancora Anthrax, Slayer, Exodus, che hanno fatto del thrash metal un genere culto per riffs taglienti e ritmiche dirompenti intrise di adrenalina, è quasi d’obbligo fare un paragone con la realtà thrash moderna. Che certe sonorità a mio parere non saranno mai eguagliabili è un dato di fatto, ma alcuni gruppi moderni facenti parte della categoria, abbracciando le sonorità old school riescono con la modernità ora di sound, ora di tecnica, a concepire una musicalità convincente, mettendoci un tocco personalissimo, che spazia da un gusto più melodico ad uno totalmente veloce e tagliente, come fanno i Drastic Solution, la cui parola d’ordine è, in tutte le canzoni, THRASH/HC! Ed è palese in ogni nota ascoltata, in ogni riff, in ogni groove. Si prosegue all’insegna di questa parola d’ordine con “Suck me Licia”, il cui titolo mi riporta ad un gioco ironico di parole riferito al celeberrimo cartone animato “Kiss me Licia”. Sul coloratissimo e fumettoso artwork di copertina del cd dei Drastic, dove sono rappresentate con vignette tutte le tracce presenti sul disco, in un angolo si vedono bene i due protagonisti di “Suck me Licia” nella cui coppia a sorpresa, compare invece che il famoso protagonista maschile del cartone Mirko, quello dal capelli “forza Roma” (giallo/rossi) il suo antagonista dalla chioma violacea, Satomi. La prima cosa che mi ha colpita ascoltando il brano, è stato il riff iniziale. Magari per altri non è nulla di particolare, ma sono quelle sensazioni personali, di gusto, che ti portano ad apprezzare nell’immediato un dettaglio. Per il resto la struttura del brano è molto classica, strofa – ritornello, strofa – ritornello, assolo e via verso il finale. Il tutto come sempre con un comparto sonoro molto solido e diretto. Batteria che scaglia nell’aria mitragliate di note e che assieme alla chitarra, offrono un accompagnamento perfetto al cantante. Lecce sembra sempre a suo agio nel ruolo di urlatore incazzato, ed in questa canzone non fa differenza. Di cosa parla la canzone? Eh.. qua ci metterei un bel “vietato ai minori di 135 anni”. I termini usati sono molto espliciti e si riferiscono al sesso orale. Se nel cartone animato il titolo invitata “Licia a baciare” nell’ironica traccia dei Drastic Solution, il protagonista invita la sua donna ad essere meno sdolcinata, a NON baciarlo, ma per renderlo felice di compiergli una fellatio. Il tutto descritto “minuziosamente”.. ascoltare e tradurre per credere! Spesso dalle prime note iniziali si può capire quale sarà l’andazzo del pezzo. L’intro di “Shooter” è in linea con il mood delle canzoni precedenti, ed in effetti la traccia prosegue il suo ritmo concitato fino al minuto 1:31 dove poi per mia grande e gradita sorpresa, la ritmica assume connotati più articolati rispetto a quella ascoltata fino a quel momento. Dalla chitarra alla batteria, c’è un’esecuzione quasi circense, prestazioni funamboliche, decelerazioni ed accelerazioni del ritmo impreziosite da una chitarra a dir poco spettacolare. Il riff di base è solo il preludio ad un assolo pungente come la fredda lama di una katana. Bravo Greco! Il regista Panariti dirige i suoi compagni pestando sulla cassa e facendo letteralmente volare le bacchette sulle pelli, che diventano incandescenti. Sicuramente “Shooter” è uno dei pezzi più coinvolgenti e riusciti del cd. Il brano parla di un tiratore scelto, la cui ragione di vita è la sua missione. Che sia di notte o di giorno, affrontando condizioni estreme, munito della sua arma e della sua ghillie (mimetica utilizzata dai tiratori scelti) lo shooter prosegue diritto verso il suo obiettivo, uccidere. Diretto ed incisivo il riff di apertura di “Die beatle, die!” che ritroviamo per tutta la durata della traccia. A livello compositivo non riscontriamo nulla di particolarmente interessante, ma a livello sonoro e sensoriale, anche questo pezzo è una craniata nei denti! I Drastic Solution sono una macchina schiacciasassi. Precisi nell’esecuzione, puliti nel suono, sempre in perfetta simbiosi l’uno con l’altro, una serie di peculiarità che producono un effetto granitico e devastante. Ottima la scelta della durata dei pezzi, in cui non c’è dispersione inutile di note, di frivolezze spesso ricercate da chi crede che “allungando il brodo” il risultato sia più apprezzabile. Nulla di più sbagliato, in particolare in questo genere, in cui la velocità già è di per se un “lungo” raccontare, poiché è come se il tempo fosse raddoppiato, discorso contorto, ma che spero si sia capito. La combinazione di doppia cassa e timpani è qualcosa di eccezionale, quanta grinta Panariti! E’ come se avesse voluto recuperare  in questo disco, tutti gli anni arretrati in cui è stato fermo, dando libero sfogo alla sua grande passione. La verve ironica e piuttosto sopra le righe dei “Drastic Burloni” viene a galla anche (avevamo dei dubbi??) in questo brano. Alzatosi di notte per andare ad espletare i suoi liquidi, il protagonista della vicenda, troppo assonnato per prendere la mira decide di sedersi, quando ad un tratto vede qualcosa muoversi rapidamente. E’ uno scarafaggio che gironzola nella vasca da bagno. Deciso a togliere di mezzo la bestiola, il protagonista prova a colpirla con una scopa, ma i suoi riflessi sono lenti, allora decide di sbarazzarsene con un metodo sicuro ed efficace: il suo FUCILE! Lo prende dalla rastrelliera, lo carica e BANG! La vasca è in mille pezzi, ma il “bastardo” è morto. Follemente geniale? Incredibilmente ironico? Di sicuro la “creatività” non manca, potrebbe essere un esempio da seguire qualora ci capiti ma, non tutti hanno un fucile in casa, non resta che procurarsene uno, grazie Drastic per questa “geniale” trovata. Comincia con il suono di un richiamo per anatre “Waterfowler” ed un successivo colpo di fucile. Poi si attacca subito con una batteria impazzita, vera regina di tutto il disco. La chitarra infatti passa un po’ più in sordina, lasciando spazio ad un basso che si fa largo nell’ombra, mettendosi in luce alla stregua di batteria e chitarra. Passato abbondantemente metà brano, il registro muta con gli stoppati di batteria ed un riff rivisitato che fungono da tappeto sonoro al cambio di linea vocale. Poi l’immancabile assolo anche se breve, ci conduce al finale. Il simpatico Marco Lecce ci racconta le vicende del Waterfowler, ovvero il cacciatore di anatre. Avvalendosi del richiamo apposito, di trappole acquatiche, di un nascondiglio per mimetizzarsi, il Waterfowler si appresta alla caccia, che non definisce tale, ma una vera e propria guerra! Suonando il suo richiamo è pronto per mietere più vittime possibili, per le povere anatre che vanno al patibolo, la fine è segnata. Ogni storia raccontata, ogni episodio “di vita” racchiuso nelle canzoni dei Drastic Solution, sembrano impostati in una maniera molto seria, ma le parole usate non possono che far sbellicare dalle risate. Palese per cui l’ironia, il sarcasmo tutt’altro che velato di questi mattacchioni thrash. Diverso ed interessante l’intro musicale di “Attack in the Night”, a parte il suono di quello che sembra un camion in marcia, parlo dal punto di vista degli strumenti. Il riff cadenzato della chitarra è accompagnato dalla sezione ritmica in maniera esemplare, con la solita eccellenza di amalgama che contraddistingue i Drastic Solution. Nel momento in cui Lecce irrompe col suo timbro urlato, anche il ritmo prende energia. Si ritorna alla velocità cara al gruppo. Dopo il secondo ritornello ed il conseguenziale assolo, ritroviamo un’altra variazione, la batteria accompagna con il solo ausilio della cassa, una chitarra ombrosa e vibrante, il cui riff riecheggia di magnetismo. Si riprende in men che non si dica con la potenza che ci accompagna così, fino alla fine della canzone che termina sempre con uno stoppato. Nel brano si parla di guerra ed il suono che si sente all’inizio immagino sia quello dei carri armati citati nel testo, ovvero il Tiger ed il Tiger 2. Si parla di fuoco e di esplosioni, di cannoni e carri armati. E la guerra è il tema portante anche della canzone successiva “Rising Death”. Prepararsi per annientare il nemico usando il fuoco, poiché il tempo è poco per pensare alle lame. In breve è questo il succo delle parole che sono già concise, infatti il testo è piuttosto corto. Musicalmente parlando, come sempre ci troviamo davanti ad un inizio di canzone violento, con un riff di chitarra talmente veemente e vibrante da incrinare i vetri. Poderosa la batteria che entra con prepotenza ed incattivisce ancora di più il sound. Tutto procede nel pieno delle regole musicali dei Drastic Solution, con riffs secchi, groove concitati, ritmiche elettrizzanti. Poi l’assolo, che arriva preciso, immancabile ad ogni appuntamento della combriccola Panariti & Co. Ed un Lecce che tuona incessante con le sue corde vocali. Ci stiamo avvicendando alla fine di questo debut album, che fino ad ora non ha mai nemmeno per un secondo, deluso. Un cammino iniziato e protratto sempre con un livello di energia altissimo. Buona la tecnica, brillante l’esecuzione, ottimo il suono, e permettetemi di sottolinearlo, in particolare quello della batteria, la cui potenza sonora è devasto puro, in tutti i sensi. Il brano conclusivo si intitola “Big Jerk” ed in poco più di un minuto i Drastic Solution salutano gli ascoltatori del loro cd con l’ultima mitragliata di note. I pochi accordi che costituiscono i due riff portanti della traccia sono legati indissolubilmente alla batteria, compagna perfetta ma anche sublime protagonista. A metà brano il breve assolo di Greco è il legante tra le due sezioni vocali. La fine della canzone/lampo lascia l’amaro in bocca però, già perché conclusasi viene da chiedersi “Ma noooo, è già finito il disco? Peccato!”, o quanto meno questo è quello che ho pensato io. Il testo è una divertentissima presa in giro all’utente medio di facebook, che condivide post a sfondo sociale e crede che questa azione possa mettere fine ai problemi del mondo, mentre solo una rivoluzione può davvero modificare le cose. Il ritornello esilarante dice “Sei un grande coglione” ripetuto più volte.



E finisce così il debutto dei 4 thrashers pugliesi. Di solito in conclusione mi soffermo un po’ su quello che ho ascoltato, dando i miei pareri, positivi o negativi, mettendo in risalto pecche e pregi. Ma stranamente questa volta mi trovo spiazzata, poiché non ho nulla da dire se non “bravi Drastic!”. Volendo proprio andare a trovare il pelo nell’uovo, potrei soffermarmi sulla questione testi, e consigliare all’autore Panariti, di essere meno esplicito, pensando a quanti ragazzini ascoltano metal. Ma poi mi dico che non sarebbero più i Drastic burloni che mi hanno tanto fatto ridere, e non sarebbe comunque giusto che si snaturassero. E poi considerando che oggi i ragazzini su certi argomenti, ne sanno più di me che ho oltre trent’anni, il problema proprio non sussiste! A livello compositivo non ho nulla da eccepire, se non il fatto che il loro songwriting sia sempre molto semplice, ma considerato il genere in cui si propongono, è più che pertinente questa scelta. Considerando poi che nel giro di poco più di un anno, questi ragazzi sono riusciti a scrivere dieci pezzi (undici con quello del ’99) ad incidere un disco, a firmare con un’etichetta discografica, a fare un videoclip di un livello professionale altissimo, cosa rara nelle band underground, beh direi che la tenacia ed i sacrifici che hanno fatto, meritino di essere ripagati. Ma non perché gli sia dovuto, altrimenti sarebbe dovuto a chiunque si mette a fare musica, ma perché se lo meritano. E vi basterà ascoltare il loro disco per capire quanto potenziale aspetta ancora di essere tirato fuori, e quanto questi ragazzi valgano come musicisti. Ai posteri la thrash sentenza!


1) Thrashers
2) Ass Assault
3) Iron Cop
4) Silent fart
5) Suck Me Licia
6) Shooter
7) Die beatle, die!
8) Waterfowler
9) Attack in the Night
10) Rising death
11) Big Jerk