DRAGONLORD

Rapture

2001 - Spitfire Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
23/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Fra le più interessanti entità symphonic black metal d'oltreoceano vanno sicuramente annoverati i Dragonlord, una band che sin dall'album d'esordio "Rapture", datato 2001, è sempre riuscita ad ottenere molti consensi.  In attesa del terzo capitolo andiamo allora a riscoprire l'ottimo debutto di questa band statunitense, un disco che ci fa capire di avere a che fare con bravissimi musicisti, partendo per il brillante screaming di Eric Peterson, che riesce inoltre ad originare intrecci di chitarra intricati, rabbiosi ed aggressivi insieme a Steve Smyth.  Il basso del carismatico Steve DiGiorgio è una garanzia, un perfetto accompagnatore che stende un massiccio tappeto sonoro sotto i brani, arricchiti di atmosfere epiche e melodiche grazie al lavoro del bravo tastierista Lyle Livingston e con Jimmy Revson aggiungere tutta la sua personalità con un drumming di ottima fattura, intenso e preciso. Il disco si apre con una breve parentesi sinfonica, il bellissimo strumentale "Vals de la Muerte", ideale per entrare nel magico mondo incantato di questa band che ci sta per guidare in un lungo ed intenso viaggio in mezzo ad una desolata natura infestata da presenze ignote. Così si arriva alla bellissima "UnholyVoid", track che non concede un attimo di respiro grazie alla sua atmosfera magica ma allo stesso tempo maligna, con un ritornello memorabile ed un ritmo che si divide fra sezioni ad elevata intensità e dolci parentesi sinfoniche. Passando alla track numero tre ci imbattiamo nel primo capolavoro di Rapture, ossìa "Tradition and Fire", che riprende il gioco di atmosfere creato dal brano precedente aggiungendovi un songwriting ispirato ed una tastiera ancora più accattivante che ci regala uno splendido solo nella seconda parte. Si prosegue con l'armonioso intro di tastiera di "Born to Darkness", brano nel quale gli strumenti raggiungono una complicità unica riuscendo ad avanzare passo dopo passo con un andamento incredibilmente semplice, per un brano che si avvale fra l'altro di un'azzeccata combinazione di clean vocals e screaming e di un riffaggio particolarmente riuscito. Un riff deciso e grintoso apre invece "Judgement Failed", pezzo strabiliante che vede Revson autore di un lavoro mai così preciso ed intenso in una performance da orologio svizzero, puntualissimo in ogni battuta. Verso la metà assistiamo ad un passaggio dai toni epici ed arcani eseguito magistralmente dalla band che dimostra di essere una validissima arma a doppio taglio, sia nelle parti iraconde che in quelle melodiose. Poi è il turno di "Wolf Hunt", che vede ancora una volta un Rovsen salire in cattedra insieme all'avvincente duetto di chitarre eseguito da Peterson e Smyth. Definire questo brano un capolavoro è quasi riduttivo in quanto la sua scorrevolezza è di una fluidità fuori dal comune. Il penultimo pezzo è l'epica cavalcata di "Spirits in the Mist", dall'andamento più cadenzato ma ugualmente di spessore, ed infine la title track "Rapture", altro capolavoro del disco: l'apertura è davvero epica, si passa da un ispirato riff di chitarra a i primi potentissimi scream di Peterson e le prime emozionanti note della tastiera, che si dimostra uno strumento più che mai importante per rendere i brani più armoniosi ed epici. Il brano prosegue con il tipico andamento sostenuto sino ad una bellissima parentesi ricca di atmosfere occulte e misteriose, infine riprende il classico ritmo sino al bellissimo outro, ancora una volta colmo di respiri armoniosi. Si chiude così questo intenso viaggio fra rabbia, violenza e mistero di una band in grado di evocare atmosfere ad elevato contenuto emotivo.


1) Vals de la Muerte
2) UnholyVoid
3) Tradition and Fire
4) Born to Darkness
5) Judgement Failed
6) Wolf Hunt
7) Spirits in the Mist
8) Rapture