DIO

Sacred Heart

1985 - Mercury Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
20/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Il 16 maggio del 2010 si è spenta una delle più carismatiche figure dell'hard & heavy che la storia ricordi, colui che, mutuando un nomignolo preso in prestito dalla musica leggera (da Frank Sinatra per essere precisi) non esiterei un attimo a chiamare il "The Voice" dell'hard rock: Ronnie James Dio. Questo piccolo grande maestro è stato capace di dare nuove forme alle coordinate di un intero genere, gettando le basi a livello musicale, contenutistico (i suoi Rainbow possono essere a ragione considerati i caposchiera di un certo modo di intendere l'hard & heavy più fantasy, fatto di cavalieri, draghi e magia) e formale (è quasi superfluo ricordare che fu Dio ad inventare il celebre gesto delle corna, preso in prestito dalla nonna di origini italiane che invece lo usava come gesto scaramantico) per quello che sarebbe venuto negli anni a venire. Quindi è con profondo rispetto e devozione che mi accingo a parlare di un artista che senza tanti giri di parole definirei un "Copernico musicale. Ronnie James Padovana nacque a Portsmouth il 10 luglio del '42, e trascorse la sua adolescenza a New York, dove, unitosi ad un gruppo rockabilly in cui iniziò a suonare la tromba, cambiò il suo nome in Ronnie James Dio (ispirandosi ad un gangster di nome Johnny Dio). Successivamente fondò prima un gruppo rock'n roll chiamato The Vegas Kings e poi gli Elf, spostando le coordinate su territori hard rock che, evidentemente gli erano più congeniali. L'incontro casuale con Ritchie Blackmore, carismatica ascia dei Deep Purple portò ad una collaborazione tra i due sancita dall'entrata del magico guitar hero entrò nel gruppo di Dio, e trasformando così gli Elf nei Rainbow. E da qui in poi il resto è storia: dopo quattro album magnifici, autentiche pietre miliari dell'hard fantasy Dio lascia la band irritato dalla direzione commerciale che Blackmore voleva dare ai Rainbow, e il destino vuole che venga reclutato da Iommi and co. come singer dei Black Sabbath a seguito della defezione di Ozzy Osbourne. Il "matrimonio" tra Dio e i Sabbath porterà alla realizzazione di altri capolavori indimenticabili (primo tra tutti il monumentale Heaven and Hell, masterpiece assoluto, ineguagliabile raccolta di classici senza tempo come Neon Knights, Children of the Sea e la superlativa title track). Ma anche qui le cose a un certo punto non vanno per il verso giusto e Dio si deve scontrare nuovamente con l' ottusità di chi lo circonda: Iommi lo accusa di avere messo mano in maniera impropria al mixaggio dei pezzi di Live Evil, e le sue ostilità (in realtà forse dovute al fatto che il buon vecchio Tony si sentiva esautorato dal suo ruolo di leader carismatico) sanciscono la parola fine alla collaborazione tra i due. Ma Ronnie, artista a tutto tondo, non si butta giù e decide di mettere in piedi una band a suo nome, i Dio. Dopo due album come Holy Diver (1983) e Last in Line (1984), considerati unanimemente come capolavori assoluti, Ronnie and co sfornano un terzo album , giudicato impropriamente da qualcuno un mezzo passo falso: Sacred Heart (1985). A mio parere questa considerazione può essere vera fino a un certo punto. Insomma definire l'album brutto o mediocre è una bestemmia, ma per stavolta Dio deve accontentarsi di tirare fuori dal cilindro un album "solo" bello, e non l'ennesimo capolavoro. Il disco si apre con la ruggente "King of Rock and Roll" marchiata a fuoco da una parte strumentale da paura in cui spicca il drumming forsennato del grande Vinnie Appice. Un pezzo abbastanza tirato di fottuto rock n'roll, sanguigno e d'impatto, non al livello di certi capolavori dei due album precedenti, ma di sicura presa. Segue a ruota la title track, a mio giudizio uno dei punti più alti dell' album: i ritmi rallentano mentre Dio ci porta al cospetto di un mid tempo maestoso che si fa apprezzare in tutta la sua magniloquenza. Ora si che si ragiona: il brano è un autentico vessillo piantato in nome dell'hard screziato di epos più puro ed incontaminato, e tirando le somme si può tranquillamente asserire che il pezzo vale da solo l'acquisto dell'album. Il brano finisce, e nel cuore abbiamo ancora la magia che Dio è stato nuovamente capace di trasmetterci, quando parte a ruota il terzo brano: "Another Lie". I ritmi tornano veloci quel tanto che basta e in breve siamo immersi di nuovo nel favoloso tessuto musicale di un'altra piccola perla sonora, strutturata come un sanguigno brano di hard rock n'roll, dinamica e dotata del raro pregio di non annoiare l' ascoltatore. Il brano si presenta scoppiettante e screziato da un ennesima ottima performance di Dio, la cui voce lascia spazio verso 1 minuto e 50 ad un ottimo assolo di chitarra.

La doppietta successiva, composta da "Rock n' Roll Children" e "Hungry for Heaven" ci fa nuovamente gridare al miracolo. Due pezzi estremamente vivaci e catchy destinati (alla faccia di chi critica l' album per l' assenza di capolavori) ad essere ricordati come due dei brani più emozionanti nella discografia del grande Elfo. In particolare mi piace ricordare il secondo brano, in cui Dio offre una prestazione assolutamente spettacolare, sfoderando una voce capace di resuscitare i morti.

Con la sesta traccia ("Like the Beat of a Heart") la qualità media su cui si era assestato fino a questo momento l'album (molto buona, e le premesse lasciavano presagire a chiunque non avesse mai ascoltato il disco di trovarsi di fronte al "terzo capolavoro") si abbassa un pochino. Il brano nel complesso non è male, e parte bene con un riff abbastanza cupo, ma purtroppo manca di un pizzico di mordente in più, e risulta alla lunga un po' noioso, nonostante l'ennesima ottima prova di Dio, che come vocalist si sa, non potrà mai essere eguagliato, tante sono le emozioni che riesce a trasmettere con la sua voce ipnotica da Banshee. Va meglio con la successiva e indiavolata "Just Another Day", un brano veloce e potente cesellato da una sezione strumentale da paura e da un Dio in gran spolvero. Deflagrante! Dopo un interessante brano,"Fallen Angel", pezzo tutto sommato niente male (aperto da un potente giro di chitarra, presto raggiunta dalla sempre efficace batteria che scandisce potente i ritmi di questa buona hard rock song, e dalla voce di Dio, magico cantore che subito ci traghetta verso lidi espressivi di ottima caratura) impreziosito da superlative schitarrate (verso i 2 minuti e 10) si arriva alla fine con "Shoot Shoot", brano giudicato, a modesto parere di chi scrive, un pizzico piatto e non molto ispirato. Tirando le somme l'album, soprattutto nella prima metà, si mantiene su livelli più che buoni, mentre perde efficacia con la maggior parte dei brani rimanenti. Album comunque consigliato, sia ai fan del buon vecchio Ronnie (che immagino abbiano già questa release), sia a chi si vuole avvicinare al mondo di questo grande artista, fatto di elfi e magia e soprattutto di grande musica.


 1) King of Rock and Roll
 2) Sacred Heart   
 3) Another Lie   
 4) Rock N' Roll Children
 5) Hungry For Heaven
 6) Like the Beat of a Heart
 7) Just Another Day
 8) Fallen Angels    
 9) Shoot Shoot

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