DIO

Rainbow in the Dark

1983 - Warner Bros

A CURA DI
WALE ROCK
23/03/2022
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione Singolo

Il singolo Rainbow in the dark è un gioiello firmato da una delle più talentuose band in ambito heavy metal, i Dio, nati nel 1982 dal loro fondatore Ronald James Padavona (in arte Ronnie James Dio) e dall'ex batterista dei Black Sabbath, Vinny Appice, entrambi usciti dai Black Sabbath per disaccordi interni alla band e che, insieme, decidono di dar vita ad un nuovo progetto musicale.
Ronnie iniziato a cantare giovanissimo all'età di 15 anni, quando nel 1957 fonda il suo primo complesso musicale di stampo rock'n'roll, The Vegas Kings, conosciuto poi anche come Ronnie Dio and the Prophets, con il quale aveva composto un brano in lingua italiana intitolato "che tristezza senza te", versione italianizzata di Mr Misery.
All'inizio degli anni '60 Ronnie passa a sonorità più hard rock, creando un nuovo gruppo noto col nome di Elf, con cui incide un primo album negli Stati Uniti, per poi recarsi in terra britannica a inciderne altri due. È proprio questo viaggio nel Regno Unito che gli permette di venire a contatto con l'hard rock e l'heavy metal della scena musicale britannica, fino ad aprire concerti dei Deep Purple, gruppo in cui all'epoca suona tra gli altri Ritchie Blackmore, il quale non manca certo di notare la grande qualità dell'esecuzione vocale di Ronnie. 
In seguito, quando Blackmore esce dai Deep Purple, prende in mano la situazione degli Elf, rinominandoli Rainbow. I nuovi Rainbow incidono qualche album, ma Ronnie non si sente più in buonissimi rapporti con Blackmore che, a questo punto, vorrebbe passare a un genere musicale più leggero e commerciale, decidendo così di abbandonare la band. Nel 1979 il nostro viene reclutato dai Black Sabbath, a seguito del licenziamento dal gruppo del cantante storico Ozzy Osbourne.Con i Black Sabbath Ronnie incide due album in studio e uno dal vivo, entrambi eccellenti, prima di incappare in nuovi attriti, disaccordi e divergenze stilistiche; i Black Sabbath hanno infatti intenzione di continuare su una linea musicale più cupa ed oscura, e questa divergenza artistica, unita agli eventi del Live Evil, porta il singer a lasciare anche loro.
Quando Ronnie fonda i Dio assieme ad Appice, recluta anche l'ex bassista dei Rainbow Jimmy Bain e convoca un chitarrista ai tempi non molto conosciuto, ma talentuoso: Vivian Campbell all'epoca militante nei Sweet Savage.
?I nuovi componenti mostrano un'ottima amalgama fra loro e una naturale inclinazione a interpretare le direttive stilistiche di Ronnie.

Nel maggio del 1983 viene pubblicato per la casa discografica Mercury Records il loro primo album, Holy Diver, dove Ronnie, oltre al ruolo di cantante, suona anche alcune parti di tastiera dividendole con Bain. Solo successivamente viene reclutato un tastierista nella figura di Claude Schnell.
Holy Diver è considerato da molti citici e fans l'album più iconico dei Dio, l'esempio migliore che la mente artistica e onirica di Ronnie abbia concepito, in cui la sua immaginazione viene trasformata in musica e incisa su disco per sempre. L'album ha ricevuto alcuni riconoscimenti come il Disco d'Oro negli USA nel 1984 e il disco di Platino nel 1989. 
Attraverso tale opera abbiamo accesso ai più profondi pensieri che abitano il mondo e l'animo di Ronnie, pensieri che lui trasforma in liriche intrise delle varie sfaccettature di cui è fatto il suo essere. È proprio sul secondo singolo di Holy Diver, "Rainbow in the dark", che ci concentreremo in questa recensione.
Questo singolo contiene un'altra traccia, Gypsy, come b-side, senza contale quelle versioni che comprendono altre due canzoni: "Stand Up and Shout" e "Straight Through the Heart", registrate live al Monster of Rock del 1983.
Rainbow in the Dark occupa l'ottavo posto tra le tracce dell'album e inizia con un un potente riff di chitarra accompagnato da un tappeto leggero di tastiera. Il ritmo è incalzante e possente per tutta la durata della canzone senza calare di tono, mentre la melodia ruota attorno a un riff principale che rimane spiccatamente impresso in testa.
A metà brano l'assolo di Campbell è pieno di sfaccettature che rimandano agli stili che si stavano sviluppando in quell'epoca: lunghezza, velocità, scale cromatiche, colore del suono e colpi di scena stilistici.
A fare da protagonista in tutto questo è la stessa voce di Ronnie, il quale interpreta con grande potenzialità vocali un testo in cui mette tutta la sua anima musicale e autobiografica. 
Il cantante ha infatti appena concluso l'esperienza con i Black Sabbath, ritrovandosi in uno stato di smarrimento e inadeguatezza a causa di divergenze interne alla band, sensazioni ancora fresche che lo portano alla stesura di un testo marcatamente più "emotivo" rispetto alla durezza e potenza evocate dalla parte strumentale. Questa apparente dicotomia però conferisce quel potere  "esorcizzante" che porta a una catarsi, intesa come processo di liberazione da qualcosa che angoscia. 
L'autore si paragona ad un arcobaleno nell'oscurità (da cui il titolo del brano): così come la bellezza e la potenzialità di quell'arcobaleno vengonoo soffocate dall'oscurità, così anche Ronnie era in preda a quel senso di solitudine e vuoto e vi stava sprofondando durante gli ultimi periodi con i Black Sabbath, a causa dei modi un po' da "dittatore" del chitarrista Tony Iommi, che non gli permetteva di sviluppare a pieno il suo estro artistico. Questa situazione di instabilità emotiva coinvolge anche un caro amico di Ronnie che viene citato implicitamente nel testo: si tratta di Rob Halford, frontman dei Judas Priest, anche lui costretto a dover soffocare e reprimere parte del suo essere: Ronnie si sentiva imbrigliato e alienato soprattutto dal punto di vista musicale, invece Halford dal punto di vista personale, principalmente per il fatto di non poter vivere liberamente e apertamente la propria omosessualità.
A conferire un tocco di solennità è la presenza della tastiera che amplifica il fascino del brano e regala, assieme alla grande interpretazione e all'immensa vocalità di Ronnie, l'eternitá che si merita a tutto l'insieme
In un'altra direzione invece si dirige l'altro brano del singolo, Gypsy, che occupa il terzo posto nell'album. Dopo un inizio molto diretto e senza fronzoli con una parte di chitarra solista appariscente e che preannuncia un brano molto adrenalinico, ci ritroviamo ammaliati da un Ronnie che canta senza sprecare un solo respiro e senza lasciar la possibilità all'ascoltatore di ribattere: è come una ruota che continua a girare veloce e che sparge energia continua sotto una veste ruvida e folle, facendo scorrere repentina la canzone attraverso un susseguirsi di deliri e desideri passionali. 
Senza dubbio paiono chiare le eccezionali capacità di Campbell, il quale dà prova di grande abilità e talento anche attraverso un'esecuzione tecnica impeccabile. Non di minor importanza è la sua perfetta amalgama con il resto della band, in cui il chitarrista è coinvolto fin dal songwriting; non è infatti un musicista turnista, e inoltre possiede una preziosa qualità compositiva che lo rende molto affiatato con qualsiasi band, sempre immerso a pieno regime nella stesura e nella composizione dei brani.
Il testo di "Gypsy" si discosta dai tratti personali e più intimi che caratterizzavano "Rainbow in the Dark". In questo brano, infatti, a fare da protagonista è la perversione estasiata di chi viene colpito dal fascino "ambiguo" di una zingara, ambiguo perché appresenta il male e inganna il protagonista col suo immenso fascino destabilizzante, tanto da "drogarlo" con la sua bellezza e farlo cadere nella sua trappola senza possibilità di sottrarsi dal diventare "il suo zingaro" e dal possederla, trascinandosi verso un appagamento edonista e fatto della gioia dei sensi, dove invece la spiritualità e i sentimenti vengono dimenticati, confinandoli in un angolino della coscienza prontamente messo a tacere. 
In conclusione, "Rainbow in Dark" è un singolo che non solo ha vita propria, ma che, assieme all'album Holy Diver, ha anche vita eterna.
Le caratteristiche che conferiscono questa immortalità non sono solo l'abilità tecnica dei musicisti e l'eccellente vocalità e bravura interpretativa di Ronnie, ma anche la sensibilità d'animo e l'indole stessa che il singer possiede e che gli hanno permesso di essere considerato un punto fermo per le future generazioni.
Non di meno, ha oltremodo contribuito anche la presenza di musicisti di altissimo livello e completamente dediti alla dea musica, portando quasi istantaneamente nell'Olimpo i Dio.
Ronnie era libero da schemi prefissati sia nella vita reale, sia nell'approccio lirico-musicale, trasformando le sue insicurezze e la sua crisi emotiva in qualcosa di realmente più grande e dal valore immenso: ha saputo convertire difficoltà e blocchi della vita in risultati ineguagliabili, fidandosi della parte più autentica del suo animo.
Serve quindi una grande introspezione e capacità di analisi, oltre a uno studio approfondito dei dettagli tecnici, per far confluire in una sola opera così tante sfaccettature, come accade in Holy Diver, capolavoro assoluto e pietra miliare dell'Heavy Metal.
Ronnie ha saputo sciogliere nel mix di musica e parole quasi una sintesi di tutte le caratteristiche del suo essere. Nell'opera appare tanta rabbia sia in modo diretto sia a tratti in modo più velato e sottile, poi c'è una prepotente voglia di andare oltre e superare i limiti imposti dall'esterno; non manca l'avvedutezza di chi sa che nulla è immutabile e si sente disilluso nei confronti della vita; infine trasuda quel vagare alla ricerca di un equilibrio in mezzo alle ambiguità di una vita trascorsa in bilico tra gli opposti, ma con la  catena trainante del sacrificio per una giusta causa.
Ronnie è quindi un guerriero che fa sentire la sua voce rompendo la dimensione spazio-temporale, spingendosi -controcorrente- ai confini dell'immaginario reale e lasciando la buia notte incantata da una luce eterna, come eterna è Rainbow in the dark.
In un periodo in cui altri generi musicali come l'hair metal avanzavano decisi, Ronnie con il suo stile dal sapore visionario, poetico, talvolta criptico, ma soprattutto intriso di una potenza evocativa disarmante, ha saputo distinguersi raggiungendo la vetta dei più grandi e restando in questo affascinante Olimpo per sempre.

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