DIABLO SWING ORCHESTRA

Pandora's Pinata

2012 - Candlelight Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
31/08/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Secondo la leggenda proposta dai Diablo Swing Orchestra, le origini della band svedese e del suo nome risalgono addirittura al 1501, quando una compagine di musicisti si guadagnò fama e ricchezze girando per il Regno di Svezia ed intrattenendo folle di ogni estrazione sociale. Da fautori di intrattenimento spensierato, i virtuosi musicisti diventarono ben presto - nella seconda metà del secolo - feroci critici della corona svedese, rea di schiacciare il popolo sotto il tallone della tirannia. Un destino comune a molti altri Regni europei... Dopo tutto, il '500 e il '600 furono i secoli di nascita e rafforzamento delle grandi monarchie dinastiche che avrebbero governato l'Europa a lungo, in certi casi addirittura fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. All'oppressione regia si affiancava anche l'opulenza della classe clericale svedese, arricchitasi a dismisura grazie a possedimenti terrieri e sgravi fiscali concessi dalla monarchia. In questo quadro di concentrazione delle risorse nelle mani di pochi ricchi (situazione che oggi dovrebbe far suonare più di un campanello) il popolo non poteva che soffrire la fame. L'ensemble propose quindi un modo nuovo ed alternativo di vedere le cose, facendosi quindi carico del ruolo di "commento satirico" alle iniquità sociali. Ci volle poco perché la Chiesa di Svezia si accorgesse del ruolo sovversivo dei musicisti erranti, e non mancò di tacciarli di eresia e di collusione con Satana - anche in virtù del loro uso frequente del tritono, l'intervallo conosciuto anche come "Diavolo in musica". Accusati a più riprese senza successo, gli artisti vennero incastrati per un assassinio mai commesso. Dopo un periodo di vita clandestina, in cui le performance erano infrequenti e destinate ad un pubblico "selezionato", i musicisti si stancarono di nascondersi come criminali: decisero quindi di uscire allo scoperto per un ultimo, grandioso concerto alla luce del sole. Inutile dire che l'evento fu di proporzioni gigantesche, e la folla svedese accorse da ogni dove per cantare le canzoni dell'orchestra. Prima di essere arrestati, i musicisti decisero di sigillare sei lettere da consegnarsi ad altrettanti fiduciari. Questi, a loro volta, avrebbero dovuto tramandarle di generazione in generazione per 500 anni, fino al momento in cui i loro discendenti avrebbero riformato in qualche modo l'orchestra. Il che, manco a dirlo, successe nell'ormai lontano 2003 a Stoccolma.



 



Che la leggenda abbia o meno un contenuto di verità è indimostrabile, ma quel che importa è che di certo rende perfettamente l'idea alla base della Diablo Swing Orchestra. Il repertorio è un compendio di molteplici influenze, dal progressive rock al jazz, dalla musica d'arte sinfonica a naturalmente l'heavy metal. Creato come un sestetto, il gruppo comprende dal 2011 due componenti in più (trombone e tromba). Pandora's Pinata, terzo disco della band svedese, vede l'abbandono del batterista Petter Karlsson, deluso dal proprio scarso peso nel gruppo a livello compositivo e dai guadagni monetari non proprio principeschi (lo sostituisce Johan Norbäck). Al momento, i membri sono Daniel Håkansson (voce, chitarra), Annlouice Loeglund (voce), Pontus Mantefors (voce, chitarra, synth, effettistica), Anders Johansson (basso), Johanes Bergion (violoncello, backing vocals), Daniel Hedin (trombone, backing vocals), Martin Isaksson (tromba, backing vocals) e, appunto, Johan Norbäck. Il singolo di lancio dell'album è la coinvolgente opener, "Voodoo Mon Amour", che mescola sonorità incalzanti prese a prestito dall'heavy con ritmi swing che sembrano evocare - come appunto riportato anche nel titolo - il voodoo delle città fluviali degli Stati Uniti sudorientali. Il testo riprende alla lontana l'immagine del feticcio voodoo da "maltrattare" per causare il malocchio a chi ne è rappresentato, ma in realtà il testo raggiunge un livello più criptico connesso alle relazioni tra le persone. "Guerrilla Laments" riporta a ritmi più iberici e dell'America Latina; il canto sontuoso ma misurato di Annlouice Loeglund manifesta il lamento di una comunità oppressa che lotta per la propria liberazione. Mentre il brano precedente sarebbe piuttosto adatto a commentare molti scenari della New Orleans ottocentesca, "Guerrilla Laments" potrebbe idealmente accompagnare la lotta dei Californiani che fa da sfondo alle leggendarie avventure di Zorro. Non di molto si discosta la successiva "Kevlar Sweethearts", che alle ritmiche di marcia nello stile del tango mescola atmosfere nord-europee evocate dal violoncello - suonato con molti portamenti - e da intermezzi vocali melodici accompagnati principalmente dallo strumming acustico delle chitarre. Il testo questa volta è un po' meno politicamente impegnato e si basa sul coinvolgimento amoroso.



"How To Organize A Lynch Mob" è uno stupendo strumentale lungo meno di un minuto. Oltre al chiaro riferimento alla band solista di George Lynch (ex-Dokken), il titolo significa più o meno "come riunire una folla da linciaggio"... Il sound è un amalgama di melodia dell'Estremo Oriente (viene in mente più di un film in costume del grande regista cinese Yimou Zhang) ed India. Quest'ultima influenza procede anche nella successiva "Black Box Messiah", al contempo un riferimento ai profeti televisivi dei messaggi uniformanti ed ai martiri della "scatola nera" degli aeroplani. Più lunga è "Exit Strategy From A Wrecking Ball", dal suono ispirato ad un connubio di Muse (per esempio a "United States Of Eurasia") e thrash - non a caso il testo è un inno alla distruzione, seppure solo mentale. "Aurora" è un brano dalle sonorità più classiche, in cui Annlouice torna alle proprie origini di cantante lirica, ed in cui si mescolano elementi della musica araba-andalusa ad altri della tradizione europea. L'influenza araba continua con "Mass Rapture", che al contrario del brano precedente sfrutta l'introduzione acustica come trampolino di lancio per un sound più distorto, aggressivo ed incalzante. In questo frangente, le influenze annoverano nuovamente i Muse, ma anche la corrente più industrial e, naturalmente, molto del giovanissimo metal del Paesi arabi. Il testo esprime il punto di vista di un fanatico religioso - dati il titolo e l'atmosfera della canzone si può ipotizzare di appartenenza musulmana - e dell'immagine emblematica di una fenice che rinasce dalle proprie ceneri dopo essere bruciata.



"Honey Trap Aftermath" segna un ritorno ad un mood più vicino agli USA dei campi di cotone e della navigazione fluviale. Il testo insinua il dubbio che ciò in cui si crede fermamente sia illusorio; non c'è nessun oggetto specifico per la riflessione, ma il discorso generale ben calza a buona parte delle vicissitudini della vita umana... Curiosa la coda in stile "negro spiritual". "Of Kali Ma Calibre" è un riuscito mix di epicità spagnoleggiante ed attitudine progressive, sostenuto dal ritmo grottesco di una marcia funebre. Questa volta, la critica si rivolge all'idea del giudizio universale di stampo cristiano, in cui ognuno viene giudicato e misurato... secondo quali criteri? La lunga e conclusiva "Justice For Saint Mary" comincia con un'introduzione acustica di archi e chitarre. Il brano si snoda attraverso l'uso da protagonisti di tutti gli strumenti della band: ad ognuno è assegnata almeno una sezione in cui ricoprire la parte del leone, generalmente suonando un tema caratteristico. Il (gran) finale è una letterale esplosione di suoni distorti apparentemente a casaccio, ma che in realtà sono combinati in modo da produrre un groove potente che termina il disco in fade-out.



Di certo Pandora's Pinata è un disco per palati fini, ed apprezzarlo nella sua interezza richiede un minimo di sforzo. Allo stesso tempo, ciò non significa che sia un disco pesante: fatto salvo un paio di canzoni, le altre filano via molto agevolmente e, soprattutto, in maniera varia e divertente. Il combo svedese regala spesso e volentieri momenti di grande semplicità ma anche efficacia, e non mancano i riferimenti alla tradizione classica europea, così come a molti altri panorami musicali. Insomma, è ben visibile il fatto che la DSO sia un gruppo di musicisti dalle ampie influenze e capacità. Impressiona anche la bravura dei singoli musicisti, capaci di non strafare mai pur utilizzando buona parte del potenziale espressivo del proprio strumento. In conclusione, un disco "diverso" che potrebbe far felici molti appassionati decisi per una volta a variare un po' dalla solita minestra.


1) Voodoo Mon Amour
2) Guerilla Laments 
3) Kevlar Sweethearts 
4) How To Organize A Lynch Mob 
5) Black Box Messiah 
6) Exit Strategy From
A Wrecking Ball 

7) Aurora 
8) Mass Rapture 
9) Honey Trap Aftermath 
10) Of Kali Ma Calibre 
11) Justice For Saint Mary