Devotion

Video / / Street

2013 - Bagana Records/Audioglobe

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
10/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

A cavallo tra sonorità più dure ad altre rock dalle sfumature stoner/grunge, i Devotion da Vicenza portano la loro musica in giro dal 2005, anno della formazione. Avendo a disposizione da subito materiale inedito, già l'anno seguente, incidono il primo ep presso gli Hate Studio ed incominciano con le esibizioni on stage. Successivamente incidono il primo full length "Sweet Party" al The Airport Studio e nel 2009 arriva per il gruppo, il contratto con la Bagana Records, che consente loro la distribuzione del disco per Edel e l'uscita del video ufficiale "Paper Boy". Nel 2010 i Devotion incidono il secondo album "Venus" per Bagana Records, mixato da Maurizio Baggio e masterizzato presso il West Side Studio di New York da Alan Douches (Mastodon, Sepultura..) e due anni dopo arriva il terzo lavoro "Video / / Street" rilasciato da Bagana Records/Audioglobe, masterizzato da Carl Saff ai Saff Mastering a Chicago. I Devotion nella pur giovane e recente carriera, hanno condiviso il palco con band del calibro di Sepultura, Lordi, Meshuggah, Caliban e Linea 77 tra i più noti. La line up del gruppo è composta da Gianna alla chitarra, Cangia alla batteria, Buzz al basso e Pucho alla voce. L'ultimo lavoro in casa Devotion, Video / / Street,  contiene dieci tracce per una durata di circa 40 minuti, analizziamo quindi l'operato dei vicentini. Credere fermamente in un sogno, non demordere e crescere in un percorso fatto di sforzi senza scendere a compromessi, questo è il messaggio della prima traccia "Wolf Theory" che già dalle prime note, rivela l'ispirazione stilistica decisamente anni '90 dei Devotion. Un rock melodico e marcato compare nella prima parte della canzone, ritmiche semplici ma incisive la compongono, verso i tre quarti di canzone si ha un netto cambio di energia, la batteria incalza la sua marcia, il cantato si squarcia sottolineando una prima performance dall'impronta decisamente accattivante. L'incoraggiamento a non farsi sopraffare dagli errori del passato, ma di crescere grazie a questi, di pensare al futuro e continuare dritti per la propria strada; un concetto che tutti noi conosciamo benissimo e detto con parole semplicissime, così i Devotion in "Double Dragon" lanciano un altro messaggio positivo a chi li ascolta. Il songwriting del brano ha una melodia di stampo stoner, andamento soft e lineare che passa piuttosto in sordina, tranne per la parte centrale leggermente diversificata, una distorsione prolungata e susseguita da accordi ripetuti alle corde, accompagnati dal solo tocco dei piatti, poi il pezzo riprende col suo mood iniziale arrivando alla fine nel medesimo modo. In "Delay" appare chiaro dalle liriche, il contrasto con un altro essere umano, diatriba che giunge al termine grazie ad una presa di forza e di coscienza, rispetto a chi era abituato a sopraffare il prossimo; arriva prima o poi il giorno in cui le cose cambiano e le parti si sovvertono. A livello musicale la traccia ha una struttura come sempre semplice, costruita sul classico connubio strofa/ritornello, la sonorità è accattivante, a tratti ruota attorno a percezioni uditive modernissime, in altri frangenti le reminiscenze più old si fanno sentire. Nella toccante melodia di "Candle of Life" sono racchiuse le parole di ringraziamento di un uomo per il suo grande amore, che lo ha aiutato a diventare una persona migliore, standogli accanto e prendendosi cura di lui, ed egli chiede alla sua donna se è orgogliosa di lui, e di aiutarlo nei momenti bui, di guidarlo oltre le paure. Il fatto di essere particolarmente attratta dalle ballads, esula dal gusto obiettivo che ho su questa traccia, una delle più belle del disco. Già dalle prime note i colpi alla batteria hanno un sapore tribale e trascendentale, con l'unione di una chitarra delicata, il vocalist accarezza la melodia su cui adagia le corde vocali; il ritornello raggiunge il picco dell'emotività, lo trovo davvero molo bello, c'è molto equilibio tra parti cantate e strumentali, ed il fatto che i Devotion diano particolare attenzione alla parte musicale, fa acquistare loro dei punti in più. Un inizio nu metal, con il cantato quasi rappato da il via a "Ghost", brano in cui si parla di egoismo ed indifferenza, difetti che porteranno chi ne soffre, alla distruzione. Musicalmente non trovo niente che mi colpisca, il songwriting è piuttosto scontato, con pezzi presi un po' qui e un po' li e messi insieme, nemmeno l'intermezzo da sapore Doorsiano che troviamo verso il finale, riesce a rendere il pezzo interessante. Le parole poetiche di "The Sound of Voices" descrivono la forza di vivere ogni giorno una nuova sfida con la vita, se pur stanchi si deve accettare la sfida e godere di ogni momento, il tempo scorre rapido e le esitazioni vanno messe da parte. Con questa traccia, l'aria migliora decisamente rispetto alla precedente; costruita su un mid tempo la canzone, da un punto di vista dell'originalità, non offre tanti spunti, ma è ben costruita, melodia e ritmiche sono cucite in maniera equilibrata. La sezione ritmica offre la giusta base su cui chitarra e voce possono appoggiarsi ed esprimersi al meglio. Arriviamo ad "Apartement" e al primo ascolto rimango perplessa, sono in dubbio su cosa mi susciti questa canzone; al secondo ascolto riesco a fare un quadro della situazione che al terzo (ed ultimo) ascolto definisco; risultato? La melodia mi piace, come è scritta ed eseguita, il cantato lo avrei del tutto eliminato piuttosto che realizzarlo in quel modo; uno strumentale di circa due minuti e mezzo avrebbe reso giustizia a questa traccia. Chiaro che è sempre una questione di gusti, il mio parere è questo, se pur poche le frasi contenute nel brano, cantate così lentamente e totalmente con voce effettata distorta, rende la canzone inutilmente pesante.. peccato! Vestirsi con le ali di Icaro per capire il lato oscuro della luce, adeguarsi alle regole di un gioco per moda, perché è così che ci si deve comportare, ma tutto questo apparire può sgretolarsi in un secondo, come un castello di carte che cade al soffio del vento; queste le liriche contenute in "Icarus Wings", il cui sound si colora di stoner e crossover, i riff e l'arrangiamento sono efficaci, l'interpretazione vocale assume diversi connotati, ed anche nelle parti urlate non esce mai dalle righe, risultando intonata e ben amalgamata al contesto sonoro. Deciso e dirompente il tiro che troviamo in "Envy" la cui parte iniziale è costruita su una parete rocciosa solida e compatta, la parte centrale si attenua con la chitarra protagonista indiscussa, entra in scena nel finale anche la sezione ritmica e conduce, assieme alla voce di pucho, verso un finale esplosivo. La traccia che chiude il cd "Traditional Skin" è la più articolata, le ritmiche melodiche si alternano a parti più dure, bello il refrain in cui pucho sfoga una rabbia vocale travolgente. Sezione ritmica e riff alle corde si incontrano producendo un suono amabile, che riesce a far apprezzare la canzone a chi ascolta, assieme a Candle of Life è uno dei momenti migliori di questo terzo lavoro dei vicentini.

Nel loro genere i Devotion sono riusciti nell'intento di rivangare i ricordi e le sonorità degli anni '90, riportando il tutto in chiave moderna, certamente è un sound piacevole da ascoltare e che nei cultori di questo stile musicale, troverà parecchi consensi.


1) Wolf Theory
2) Double Dragon
3) Delay
4) Candle of Life
5) Ghost
6) The Sound of Voices
7) Apartment
8) Icarus Wings
9) Envy
10) Traditional Skin