ASPHYX

On The Wings Of Inferno

2000 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
23/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Inizio nuovo millennio, tempo di rinnovo, tempo di resurrezioni, di cambiamenti; tutto questo lo si ha con il ritorno degli Asphyx, la band death/doom olandese che come una fenice moribonda e putrefatta continua a morire e rinascere, incurante dei cambi di line up, spesso radicali, e del passare degli anni, ritorno che porta il nome "On The Wings Of Inferno - Sulle Ali Dell'Inferno". Li avevamo lasciati nel 1996 con il controverso "God Cries", disco davvero unico nella loro discografia spesso odiato dai fan più "oltranzisti" della band, poiché in esso il duo Bob Bagchus (batteria) e Thomas Loomans (voce, basso, chitarra) abbandona il sound caratteristico dei nostri in favore di un death/thrash veloce e dalle forti influenze punk/hardcore e alternative; dopo di esso, la band si è sciolta per l'ennesima volta, mentre Bagchus ha subito dopo formato con Eric Daniels (chitarre) e Wannes Gubbels (basso, voce) gli ottimi Soulburn, in pratica gli Asphyx sotto mentite spoglie, come dimostrato dall'album "Feeding On Angels" del 1998 accolto con gioia dai fan delusi dall'ultimo capitolo della band principale. Le cose naturalmente si fanno ora più complicate: i Soulburn mutano nome (ma torneranno in futuro con tale moniker) diventando.. i nuovi Asphyx!  La line up è quella del terzetto già menzionato, il quale prosegue qui il loro discorso fatto di un death dai forti connotati doom, capace di essere tradizionale e legato ai capi saldi del genere, ma allo stesso tempo di offrire, di nuovo finalmente, quel qualcosa che è unico al gruppo olandese, quell'atmosfera che sa evocare con suono e parole mondi oscuri e catacombe dimenticate; i temi vertono qui sulla guerra (vista dal punto di vista degli aguzzini) e su orrori cosmici di stampo lovecraftiano, con immaginari molto death, oscuri e misteriosi. E il suono? Il suono è naturalmente all'altezza, con un cantante molto vicino allo stile disperato e grottesco di Martin van Drunen, senza però esserne una copia, e una sezione strumentale che sa quando colpire duro, quando rallentare e strisciare, e quando lanciarsi in cavalcate. E' difficile saper essere veramente morbosi senza annoiare, saper creare anti melodie ammalianti e racconti musicali che ci trasportano con loro; gli Asphyx, quasi un'entità a se stante che possiede chi entra a farne parte, dimostrano ancora una volta di essere maestri in questo, regalando un disco che si fa perdonare per il tempo passato, e segna una seconda carriera che, pur dilatata negli anni come vedremo, raccoglierà consensi e manterrà alto il nome degli olandesi. Si riprende quindi il discorso da "Last One On Earth", promulgando suoni e strutture vicinissime a quello che per molti è il capolavoro della band, ma che riescono ad avere una propria identità grazie ad un songwriting ormai collaudato e maturo, che sa dove e come variare; l'equilibrio è il segreto che il gruppo sembra aver appreso, regalandoci uno dei loro migliori episodi, per un moderno, ma allo stesso tempo old-school, caposaldo del death metal internazionale.

Summoning The Storm

Si parte con "Summoning The Storm - Evocando La Tempesta" e con un riffing tagliente e distorto, il quale sale delineato da punte squillanti; al quindicesimo secondo un urlo segna la partenza di piatti cadenzati e rullanti possenti, mentre poi Gubbels si lancia in cantato folle, sottolineato dai loop di chitarra a motosega e dai giochi marziali di batteria. Si prosegue ossessivi fino al primo minuto, dove una sezione doom rallenta il tutto con fraseggi sega ossa e drumming strisciante, mentre il cantato si affida a ruggiti in riverbero, in un'atmosfera putrida come solo i nostri sanno creare; lago poi alla ripresa del movimento intransigente, portato avanti con lo stesso modus operandi iniziale. Esso s'infrange al minuto e quarantatre su un'altra dilatazione, ancora più rocciosa e morente della precedente, mentre sulla batteria arrancante s'installano suoni funesti ed epocali di chitarra, con un ottimo effetto inquietante come solo i nostri possono; esplode all'improvviso una corsa in doppia cassa massacrante e chitarre vorticanti, mentre Gubbels si ridà ai suoi versi infernali, perfetti per la musica macabra e violenta qui proposta. Al secondo minuto e quarantaquattro si passa a bordate thrash dal gusto roccioso, segnate da ritmica pensate, rullanti di pedale, e riff a raffica; essa torna poi alla cavalcata death in doppia cassa ormai familiare, tempestata da piatti e colpi veloci. Non ci sorprende il ritorno al loop tagliente e distorto d'inizio brano, il quale si espande con le sue contrazioni di rullanti e chitarra dilatate, mentre Gubbels continua con la sua ottima interpretazione; si riprende al quarto minuto con i rallentamenti cavernosi dal gusto doom, mantenendo il drumming lento, ma incalzante, mentre assoli altisonanti con rullanti di pedale si aggiungono con un effetto caotico ed epocale. Essi evolvono in note notturne, completando il quadro con melodie stridenti ed appassionati; si arriva così al finale, dove l'andamento prosegue fino ad alcune pulsioni di piatti ritmate, le quali concludono il tutto. Il testo evoca immagini aggressive di battaglia e guerra, in un paesaggio apocalittico che ben si lega con la musica della band; evocati dai campi di terrore, ci avviciniamo con terribile velocità, devoti alla causa della sottomissione aggressiva, colpendo l'opposizione nemica. Portati avanti dal Sole, cavalchiamo i fiumi di distruzione, e le nostre ali vengono trasportate dalle emozioni più nere, portando strumenti di perdizione; la resistenza è inutile, e non dobbiamo attendere la pietà, mentre i nostri movimenti attraggono la loro attenzione, e nessuna vita verrà risparmiata, e non ne sarà data opportunità. Essi sono tutti qui per proclamare il nostro fato, e per terminare con il fuoco il nostro dominio, pregare non aiuterà e piangere è inutile, mentre anneghiamo in un mare di sangue; "A prey is spotted, the dive being set in, The howling will paralize your mind, Craving for blood, eyes fixated, Claws reach out for striking - Una preda viene individuata, l'impicchiata è pronta, l'ululato ti paralizza la mente, Cercando il sangue, occhi fissi, Gli artigli si protendono per colpire" continua il testo, poiché la morte improvvisa è il loro gioco, e non ci rimane che provare il nostro orribile fato, mentre loro tornano alla base vittoriosi a missione compiuta. Un tema semplice e brutale, di chiaro stampo death, che sottintende scenari di guerra e violenza senza pietà; come detto c'ò ben si lega con i temi del gruppo e con il loro suono, offrendo un impianto tematico adatto.

The Scent Of Obscurity

"The Scent Of Obscurity - L'odore Dell'Oscurità" si apre con un campionamento preso da "Non Aprite Quella Porta II" confermando le radici horror della band; al nono secondo un riffing circolare interrompe il tutto, interrotto sempre di più da bordate, fino all'esplosione di blast, cassa dritta e assoli squillanti e dementi, per una sequenza caotica interrotta al trentasettesimo secondo. Qui loop a motosega segnano le urla gutturali di Gubbels mentre la doppia cassa prosegue dritta e terribile; largo poi a contrazioni ritmate segnate dai piatti tempestanti in un death brutale, ma accattivante, il quale non riesce a farci stare fermi. Al minuto nove si rallenta con fraseggi notturni e severi, accompagnati da rullanti accennati e batteria lenta e cadenzata, in una coda evocativa; ecco che dopo un montante si passa a toni ancora più doom e desolati, delineati da parti squillanti e piatti. Essi proseguono quindi con note spettrali ricche di atmosfera sepolcrale e solenne, rallentata e distorta, sulla quale il cantante disperato da le sue oscure lezioni; al secondo minuto e trentotto un riff roccioso fa ad cesura, lanciandosi poi con al doppia cassa  nella conclusione del pezzo, breve, ma di grande effetto e con momenti grandiosi, caratteristica questa di molti episodi del lavoro qui recensito. Gli Asphyx tornano con il loro death mortifero e appassionante, e qui ne danno gran prova; andamenti doom, sfuriate, batteria combattiva e possente, il meglio che possiamo chiedere è qui racchiuso. Il testo torna ai temi astratti e occulti cari alla band, spesso trovati nei loro primi album, e ora riproposti con un ritorno al passato anche tematico; assaporando l'oscurità mentre viene adorata la saggezza sconosciuta, estraiamo le emozioni più bestiali da oltre il mondo irrazionale. "Inhumanity caused by frenzied reactions, Shroud from visions of inhuman perfection, Evoking the tide of insurrection, The wake, disturbed by sulphurous dimensions - Inumanità causata da reazioni frenetiche, occultata da visioni di perfezione inumana, evocando l'insurrezione, il risveglio, disturbato da dimensioni sulfuree" proseguono le parole creando nuovi immaginari funesti, mentre assorbiamo energie mentali e le trasformiamo in un santuario interiore, accarezzando un'entità con delirante divinità; un incantesimo distruttivo, un guscio vuoto, vengono negati dall'inferno mortale, a due metri sotto terra l'epitaffio è distrutto, esiliato nelle lande desolate dove siamo caduti. Un senso razionale è qui inutile da cercare, piuttosto le parole vogliono convogliare un occulto mistero con evocazioni di entità aliene e lovecraftiane; un testo ancora una volta perfetto per il suono malsano e strisciante dei nostri.

For They Ascend..

 "For They Ascend.. - Poichè ascendono..." ci accoglie con un motivo esaltante contornato da batteria pestata e piatti ritmati, ripetuto nelle sue note trascinanti con un grande effetto; al terzo minuto Gubbels arriva con riff vorticanti di scuola death, aumentando con essi e con le sue grida in riverbero la tensione sonora, epica ed imperante, con suoni sempre più taglienti. Al cinquantanovesimo secondo parte una galoppata thrash dalle raffiche rocciose e decise, mentre la ritmica prosegue con la cassa dritta che da ossatura all'andamento; si collima quindi con giri ossessivi e taglienti, dove i giochi ritmici trovano spazio tra piatti e colpi, e dove torna il cantato demoniaco del front man, in un'atmosfera cupa e tagliente. Largo quindi a nuove esplosioni dai riff severi e dal drumming pestato, le quali ci trascinano con alcune scariche che en delimitano il corso; dopo una breve cesura con fraseggi si riprende con passo ancora più opprimente e veloce, in un'orchestrazione terribile ed urgente, fatta di bordate rocciose ripetute, mentre Gubbels assume toni da orco. Al secondo minuto e trentatré si passa al finale caotico, con digressioni sempre più roboanti, concluse da un semplice colpo di piatto; un pezzo breve e veloce, con poche variazioni, ma strutturato con una perizia che lo rende comunque vivido e d'effetto. In parte la lezione di "God Cries" viene ripresa conservando certe bordate thrash e i tempi brevi, ma il tutto viene riportato al territorio death/doom proprio dei nostri, il rischio di fare troppo o troppo poco è tanto, ma il terzetto riesce abilmente ad evitarlo, e a regalarci un grande numero. Il testo prosegue il filone legato a creature orribili e misteriose, concentrandosi su una di esse, che potrebbe però essere anche interpretata come un sottomarino da guerra, metaforizzato come un mostro; dove regna il silenzio, e il giorno è scuro, in una tomba d'acqua qualcosa si aggira, un'entità che attende centinaia di prede, e la cui unica soddisfazione è fare a pezzi. Molti trofei provano la sua abilità, con al quale disturba la pace dei giorni tranquilli, oppure colpisce nelle notti tempestose, tagliando i fili della vita e facendo sanguinare a morte; "It sneaks up from the cold depths of the upmost darkness, With patience, restrained bloodlust, yet eager to defy, Silent and determinated to reach out, cut-throat, Unsuspected, invisible, waiting, nocturnal curse - Giunge dagli abissi freddi dell'oscurità, con pazienza, e sete di sangue trattenuta, eppure desideroso di sconfiggere, silenzioso e determinato a protrarsi, taglia gole, insospettato, invisibile, attende, una maledizione notturna" prosegue il testo, mentre la preda è a vista, desiderando attaccarla, ed è giunto il tempo di colpire con forza, liberando gli araldi della morte ( i siluri?) e seguendo le loro tracce fino alla disfatta. Una violenta esplosione disintegra tutto, mentre pezzi scendono dal cielo scuro, le spine dorsali sono spezzate e la pelle è bruciata, mentre un altro massacro è compiuto; come sempre abbiamo scenari di violenza cisti da chi/cosa la compie, con parole vivide che ci portano dentro a quanto raccontato, lasciando un ambiguo mistero.

On The Wings Of Inferno

 La Title Track avanza con un suono distorto di chitarra intervallato da rullanti e piatti, il quale striscia monolitico; si aggiungono ad esso giri squillanti e colpi più pestati di batteria, alzando i toni. Ecco però che al trentaquattresimo secondo si torna all'andamento sommesso iniziale, facendo da cesura; dopo di essa un suono distorto evolve con un urlo di Gubbels in una marcia thrash decisa e massacrante. Si continua così, mentre il cantante si da a versi ruggenti in riverbero, ma presto si rallenta in una sezione doom sospesa e mortifera, dove il drumming lentissimo segna il passo delle chitarre ad accordatura bassa e  delle voclas tra il disperato e il rantolante; si riprende al secondo minuto e  due con la marcia compatta e bellica, giostrata sempre con riff taglienti e andamenti vocali putridi. Si evolve poi in una sequenza decisa di giri circolari e colpi di batteria, mentre alcune bordate ne delineano il passo; al secondo minuto e quaranta si sfocia ancora in rallentamenti carichi di atmosfera notturna e sepolcrale, ripetendo i passi pesanti dalla natura doom cari ai nostri. Si avanza quindi con incudini e giri di chitarra opprimenti, mentre Gubbels assume i toni di un essere di un altro mondo; al terzo minuto e ventiquattro partono assoli stridenti accompagnati da urla e batteria incalzante, mentre in sottofondo avvertiamo falcate da tregenda, in un caos ammaliante ed estremo dal sano gusto death. Si continua così diretti verso il finale, sottolineato da un ultimo suono stridente; un altro esempio di death consumato in una durata esigua rispetto a certi mantra del genere, ma di sicuro impatto grazie alla maestria delle persone coinvolte. Il testo presenta nuove creature extra dimensionali, le quali predano l'anima umana nutrendosi della mente; esse si nutrono degli angoli della mente umana, e trasformano i pensieri in cibo, succhiando la volontà dalle anime pure, cosicché la nostra energia possa nutrire il loro mondo; sulle ali dell'inferno prosperano, bevendo gli estratti d'empietà, e mangiando le carogne della sanità,  mentre respirano aria sulfurea. "A hallowed world, reality to some, Dimensions, grotesque, abnormal to thee, A spectre of the wind, incantation of chaos, Beyond bewilderment, the realm unseen - Un mondo santo, realtà per alcuni, dimensioni grottesche, anormali per voi, uno spettro del vento, incantesimo del caos, oltre l'essere selvaggio" prosegue la descrizione, ripetendo poi il verso precedente che riprende il ritornello; pochi versi, semplici, ma che contengono immensi orrori sconosciuti, mostrandoci mondi infernali dove l'uomo è preda, anche nell'anima e nella mente, impossibilitato a sopravvivere difronte ad entità al di fuori della sua concezione. 

06/06/2006/Waves Of Fire

"06/06/2006" è la strumentale che divide le due metà dell'album; essa si annuncia con suoni oscuri ed ambientali, sui quali si sviluppa un arpeggio appassionato e delicato, il quale contrasta con il primo elemento. Al quarantesimo secondo dopo una pausa esso riprende con note ancora più sentite, creando un bel motivo spezzato, il quale sembra non voler indugiare nella violenza, proseguendo invece con alcune punte stridenti che danno un effetto acustico; al minuto e trenta il suono si fa calante, rallentato, concludendo la parte di chitarra. Proseguono quindi gli spettrali suoni spettrali, i quali proseguono in loop fino alla chiusura di quella che possiamo vedere a tutti gli effetti come una cesura sonora, semplice eppure effettiva; ci si abbandona quindi subito dopo a "Waves Of Fire - Onde Di Fuoco" e ai suoi giri squillanti accompagnati dalle vocals di Gubbels gutturali e dalla batteria in rullanti, intervallati da alcuni tamburi combattivi prima di riprendere con il suo andamento. Al trentaduesimo secondo i toni si fanno più concitati con doppia cassa e loop di chitarra a motosega, proseguendo fino all'arrivo di rullanti di pedale e bordate granitiche sottolineate da giri squillanti alternati; si riprende quindi al minuto e diciannove con la doppia cassa e i suoni sgraziati e assassini, completati dalle urla furenti di Gubbels. Un grande gioco di elementi veloci che assalgono l'ascoltatore in un vertice che si blocca al minuto e trentanove; qui si prodigano i  severi giri iniziali per qualche secondo con piatti cadenzati, raccogliendo un energia che viene poi liberata in una corsa conclusiva con batteria martellante e bordate. Un pezzo di soli due minuti, il quale vede nella precedente suite una intro strumentale che poi sfocia in un brano veloce e feroce, dove troviamo per una volta ben poco del doom solito alla band, preferendo qui basarci su un death/thrash immediato e d'effetto; non ci lamentiamo dato il risultato, capace in questo poco tempo di darci riff taglienti e raffiche veloci, pur mancando quell'atmosfera epica e tenebrosa che è il vero marchio di fabbrica del gruppo. Ogni tanto variare non guasta, e gli Asphyx dimostrano di saper trattare la materia death anche nelle sue eccezioni più turbolente; arriviamo quindi così alla parte finale dell'album, il quale scorre piacevole (per gli amanti dell'estremo, ovvio) pur nel suo suono spesso putrido e monolitico. Il testo ritorna sui temi di guerra, mostrati con metafore infernali; avvistando i cocchi che lasciano scie, una pioggia di fuoco prende dominio delle terre una dopo l'altra, evocando uno scenario di morte gioiosa, in un cielo ingoiato dal fiato infernale. Morti a causa di un pugno d'acciaio, vediamo le onde di fuoco consumare la terra, mentre l'odore della guerra può essere avvertito, espandendo il suo messaggio nella landa; "Shrouded in darkness and aiming to kill, Defying the odds, survival unknown, To hold the hordes is their will, Holding the line as they stand firm - Nascosti nel buio e pronti ad uccidere, sconfiggendo il destino, con una sopravvivenza non certa, mantenere gli ordini è la loro volontà, mantenendo la posizione mentre stanno dritti" prosegue il testo, mentre il rombo dei fucili sconfigge l'udito e l'acciaio batte su altro acciaio, e le fiamme salgono. Penetriamo il nucleo con un suono orribile, distruggendo il demone protetto dall'acciaio; il festino supremo sulle vite umane è servito, consumando sangue, ossa e carne, mentre corpi squartati pendono dagli alberi, portando la fine dell'umanità, la nostra vittoria. La guerra diventa altrettanto infernale quanto le entità demoniache per gli Asphyx, vista senza pietà dagli occhi dei carnefici; il tema della morte violenta quindi torna, tenendo fede al mondo tematico caro al genere che porta il nome dell' "oscura madre" che tutti attende. 

Indulge In Frenzy

"Indulge In Frenzy - Indulgere Nella Frenesia" parte con un verso gutturale di Gubbels, seguito da un riffing sinistro e  opprimente, il quale avanza con rullanti; al tredicesimo secondo ci si lancia in una serie di loop a motosega con colpi secchi, pedali e vocals altisonanti del cantante. Si continua poi con l'andamento precedente, il quale si alterna ancora con la parte più roboante e tagliente, sempre con il supporto ritmico dei rullanti di pedale; al cinquantasettesimo minuto alcuni giri rocciosi fanno da cesura, mentre subito dopo prende forma una corsa con chitarre dissonanti, colpi precisi e grida di Gubbels cupe. Gli andamenti si fanno quindi più pestati con piatti martellanti e fraseggi epocali in sottofondo, taglienti e sinistri; ecco che al minuto e trentotto un colpo di batteria secco segna una cavalcata da tregenda con suoni squillanti, batteria  folle e urla altrettanto deliranti. Essa si lancia veloce proseguendo fino al quinto minuto e cinquantanove; qui un assolo stridente fa da cesura, evolvendo nelle sue note vorticanti prima di accompagnarsi con una cassa dritta pestata. Il movimento è bloccato con un piatto, seguito da una bordata: ecco quindi una marcia con rullanti di pedale e fraseggi sinistri, la quale si libera nei loop a motoseghe familiari, creando terreno per il cantato cavernoso di Gubbels, sempre esaltato ed esaltante nelle sue grida disperate.  Il finale vede un' ultima galoppata di piatti e colpi roboanti, proseguendo fino alla conclusione segnata anche in questa occasione da un ultimo colpo di piatto; un ennesimo attacco veloce per i nostri, dalla ritmica forsennata e dalle chitarre affilate e distorte che sanno come ammaliare l'ascoltatore. Il testo tratta di una misteriosa frenesia assassina che porta al fanatismo e alla violenza, proseguendo con le tematiche horror care ai nostri; una perfezione mortale porta ad uccidere, togliendo sangue a coloro che resistono, mentre il nostro solo obbiettivo è schiacciare poiché i dannati devono essere spazzati via dal mondo. Dominando con aggressione un mondo astratto e feroce, i nostri mezzi sono marmi create per uccidere, e la follia è la sola via di fuga, incontrollata ed efficiente, causando sete di sangue; "Through the speed of light we move in hellish rapture, Ignoring the rules of compassion made by mortals, Denying life, back to bestial basics, Decline of humanity, profane way of acting - Alla velocità della luce ci muoviamo in estasi infernale, ignoriamo le regole della compassione, fatte dai mortali, Neghiamo la vita, torniamo ad istinti bestiali, declino dell'umanità, agendo in modo profano" prosegue il testo, mentre gli dei non approveranno i nostri attacchi, blasfemie di dottrine umane, marciando sul soffio della morte per il quale nessuna vita verrà risparmiata, flagello di tutto, portatori di odio, il cui percorso viene spazzato dalle fiamme. Noi intanto salutiamo con il piombo, ridendo, sorridendo, e scherzando; ripuliamo le nostre anime con il sangue dei morti, desiderando fatti carnali e mutilando pensieri e atti  ostili, mentre il nostro numero diminuisce, e i pochi che sopravvivono sono esiliati dalla tenebra. Immagini interpretabili, forse una critica velata alla guerra e al fanatismo religioso, ma di sicuro un quadro rosso sangue che ben si adatta al resto dei testi dell'album; un gioco perfetto di parole e suoni che arricchisce ulteriormente il disco qui analizzato.

Chaos In The Flesh

"Chaos In The Flesh - Caos Nella Carne" è introdotta da suoni dissonanti e sgraziati, in un fraseggio epico e alieno, il quale avanza nelle sue note squillanti con batteria cadenzata, prima di proseguire con suoni disporti e dilatati; al trentaquattresimo secondo Gubbels s'introduce con le sue grida, mentre la musica si fa più imponente con mura di chitarra e rullanti in sottofondo, con il tutto delineato da piatti. Si prosegue con suoni ancora più opprimenti, fino al cinquantottesimo secondo, dove un riffing roccioso s'intreccia con alcune bordate e rullanti, esplodendo poi in una cavalcata caotica; essa si consuma con drumming forsennato e giri al fulmicotone, evolvendo poi con al doppia cassa in una corsa ai limiti del grind, brutale e segnata da fraseggi severi. Ci si butta quindi ancora in raffiche devastanti con drumming martellante, per quello che probabilmente è l'episodio più brutale di tutto il disco;  i toni spacca ossa ci trascinano con loro, con grande potenza, bloccandosi solo al minuto e cinquantacinque. Qui una risata di Gubbels accompagna una cesura tagliente con digressioni distorte e piatti cadenzati uniti  a rullanti; essa raccoglie un'energia pulsante, presto liberata in un nuovo attacco con doppia cassa martellante e loop a motosega dal gusto death inconfondibile. Al secondo minuto e dodici parte una marcia massacrante con punte squillanti, riff rocciosi e drumming sentito; si arriva quindi a di un rallentamento doom desolato, dove si torna agli andamenti iniziali, mentre Gubbels raggiunge livelli vocali cavernosi davvero brutali, anche grazie al riverbero. Si continua con questo movimento oscuro, capace di creare atmosfere malate, fino al secondo minuto e cinquantadue; qui alcune contrazioni di batteria e chitarra fanno da cesura ritmata insieme ad un verso cupo del cantante, lasciando spazio subito dopo in una marcia conclusiva ricca di suoni altisonanti e drumming deciso, al quale si chiude con un verso, passando subito al brano successivo. Il testo continua il tema molto dominante della guerra, con altre costruzioni verbali incentrate sulla distruzione e la morte; andando avanti, guidati dalla velocità, il nostro strumento è fatto dall'acciaio indurito, il cui obbiettivo e schiacciare con un potere feroce, mentre il rimorso è un termine abolito da secoli. I cigoli sono coperti di terreno e carne, e quando la sua bocca ruggisce, sputa piombo, mentre dolore, morte, e dispiacere completano il suo patto diabolico; guardando gli occhi del caos veniamo iniziati dal fuoco, dando vita al terrore omicidio dopo omicidio, con ornamenti da sistemare, ovvero teschi d'argento che ridono grati. "Building up an intense speed, Wastelands made of blood and flesh, Opposing the black beast has no chance, Fire-spitting image destroys the land - Guadagnando un'estrema velocità, in terre desolate fatte di carne e sangue, opponendoci alla bestia nera non abbiamo speranza, immagini che sputano fuoco distruggono il paese" continua la descrizione, mentre  guardiamo il caos negli occhi un'altra volta, ripetendo le parole già incontrate; oscuro è il caos fatto carne umana, con pensieri malati e atti brutali, croci bianche e nere guidate dall'odio, mentre si incita "Avanti guerrieri, stuprate la pace". Gli strumenti del caos sono stati scelti liberamente, desiderosi di agire, senza sosta con l'acciaio, con vesti nere e pensieri rosso sangue, essi sono la pura visione del caos nella carne; un testo che evoca per l'ennesima volta fanatismo e violenza, proseguendo sulla scia di quello precedente. 

Marching Towards The Styx

"Marching Towards The Styx - Marciando Verso Lo Stige" è il gran finale, segnato nell'incipit da un fraseggio greve e squillante, accompagnato da batteria cadenzata e giri di basso corposi in sottofondo; esso prosegue ossessivo in un loop ammaliante, raggiungendo il quarantatreesimo secondo. Qui una voce in pulito recita la sua declamazione sulle chitarre ora ancora più taglienti, mantenendo però i tempi dilatati dal gusto doom; alcuni rullanti si affacciano creando raccoglimenti durante il corso della musica, altrimenti qui molto improntata alla ripetizione voluta, in un mantra tenebroso dalle falcate continue. I toni del recitato si fanno sempre più aggressivi, così come i giri distorti, aumentando la tensione sonora in un salire costante; al minuto e cinquantuno si aggiungono riff rocciosi e grida spettrali in sottofondo, creando una lenta cacofonia infernale sempre più presente. Effetti in riverbero colpiscono le vocals, mentre la parte strumentale è dedita ad una marcia massacrante ricca di riff granitici, fraseggi sinistri e batteria decisa, la quale avanza come un panzer sonoro fino alla conclusione, segnata da una digressione; un finale "cinematico" che più che un pezzo, è un outro narrativo dall'atmosfera sinistra, la quale riprende perfettamente il testo misterioso ed oscuro. Ancora una volta gli Asphyx dimostrano di essere maestri di atmosfera, creando un suono che con elementi qui semplici e ripetuti, riesce a tessere immagini tetre ed epocali, ancora prima che le parole; un gruppo davvero unico, che regala al death episodi di grande magnificenza e perizia. Il testo torna sui temi fantastici e horror inerente altre dimensioni e mali cosmici che annientano l'uomo; dalle profonde oscurità delle dimensioni spirituali qualcosa giunse per reclamare la Morte, la Tenebra in tutta la sua nera gloria, potente e fulminante, contro il mondo dei vivi. "The extinction of gods creatures and mortal paradise, Without any sanctified and compromises it achieved its goal, With the tools of devastation bringing the earth to roar, To conquer the weak and unbelievers, the strong and believers - L'estinzione delle creature degli dei e del paradiso mortale, senza santità e compromesso raggiunge il suo obbiettivo, con mezzi di devastazione che portano la Terra alla rovina, per conquistare i deboli e i miscredenti, i forti e i credenti" prosegue il testo mostrando l'opera dell'entità terribile, la quale corrompe le menti mortali e assaggia le loro anime gelate, mentre il gelo notturno divora lentamente le loro emozioni, anche se il potere dell'aggressione rimarrà in eterno nelle loro menti, l'unico modo di comprendere le loro intenzioni; sentiamo la furia e sperimentiamo la sua presenza, mentre vaghiamo per lande di terrore, dove la paura vivrà in ogni anima umana e la creatura nascosta raccoglie le spaesate facce pallide, che marciano verso lo Stige. Un altro testo evocativo, dove la minaccia è vaga, ma orribile, richiamando gli orrori cosmici di Lovecraft, terribili nel loro essere indefiniti; un'ottima chiusura per questo viaggio infernale tra fumi di guerra e antichi orrori, per un sano album di death putrido sia nel suono, sia nei temi.

Conclusioni

Concludendo, un album davvero ben suonato e strutturato, con pezzi oscuri, morbosi e violenti, degni del miglior death metal, capaci di essere feroci e allo stesso tempo evocativi, usando sapientemente gli attacchi cari al genere, taglienti e ossessivi, così come gli elementi doom mortiferi e asfissianti; in un'epoca dove molto spesso il death è ridotto ad una mera gara di tecnica e velocità, tradendo così la sua vera essenza, gli Asphyx rimangono esempi di come proseguire il discorso del passato, rimanendo però rilevanti e pronti ad offrire suoni capaci di coinvolgerci. Certo, il death mischiato al doom non è più una novità, e nomi quali gli Autopsy  e i diSEMBOWELMENT ci hanno regalato tra gli episodi più grevi e corrosivi del genere; ma gli Asphyx  hanno qualcosa di unico che li distingue da questi colossi, con un suono che riesce contemporaneamente a invocare scenari di putrefazione, e a presentare accattivanti riff corposi e ricchi di un "groove", con alternanze anche schizofreniche a livelli di cambi di tempo. La loro comprensione del genere li porta a saper ricreare, pur con un suono proprio, le atmosfere dei padri fondatori/ispiratori come gli Hellhammer e i Possessed , appartenendo però pienamente al death pienamente distinto e formato; veri e propri viaggi musicali che gli amanti dell'estremo non possono che apprezzare pienamente. Il songwriting è ora forse più diretto, con la maggior parte dei brani che non raggiunge il terzo minuto di durata (questa cosa ereditata dal precedente "God Cries"), mentre la produzione è perfettamente equilibrata, tornando su lidi meno puliti e "commerciali", senza però cadere nella cacofonia lo-fi, la quale è adattissima a certe uscite, ma rovinerebbe molta dell'atmosfera regalata dalla band; insomma un ottimo ritorno, il quale però purtroppo è stato ignorato per anni a causa della sua collocazione: arrivato dopo anni di pausa segnati da un lavoro da molti osteggiato, esso è seguito da altri anni di silenzio, interrotti solo dopo nove anni. Molti quindi verranno a contatto soprattutto con il successivo "Death...The Brutal Way" del 2009, il quale vedrà il ritorno di Martin van Drunen e l'abbandono di Eric Daniels e Gubbels, con insomma l'ennesimo rimpasto di formazione; un continuo comunque dell'ottima seconda metà di carriera, forse anche migliore del disco qui recensito, ma non il primo parto degli Asphyx  del secondo millennio. La creatura torna quindi nella tenebra, attendendo nella tomba; proprio come una delle entità descritte nei testi dei nostri, risorgerà per colpire, e consumare le nostre anime e menti portandole in luoghi oscuri senza ritorno.

1) Summoning The Storm
2) The Scent Of Obscurity
3) For They Ascend..
4) On The Wings Of Inferno
5) 06/06/2006/Waves Of Fire
6) Indulge In Frenzy
7) Chaos In The Flesh
8) Marching Towards The Styx
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