DEVASTATION INC.

Beyond the Shape of Violence

2020 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO
28/12/2020
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

Sono italianissimi, vengono da Genova, e suonano sano e buon vecchio thrash metal: sono i Devastatio Inc., complesso nato nel 2013 e da allora sempre attivo anche discograficamente. Il nostro paese, si sa, non ha nulla meno rispetto alle realtà straniere quando si parla di questa nuova ondata del genere, che ha visto nel nuovo millennio un brusco ritorno su scala mondiale dopo la flessione avuta nel corso degli anni '90. I problemi di formazione, per i ragazzi, tuttavia non mancano: la bassista originaria, Noemi Muschetti, viene infatti presto sostituita da Giorgio Vianson, che al quattro corde da quel momento in poi resterà componente stabile della band. I cambi, tuttavia, sono numerosi: anche l'altro chitarrista Andrea Grillone lascia nel giro di un anno di attività con la band, così come l'altro axeman Gianni Marceddu. Nel 2018 il cantante Alessio Gaglia, dopo aver suonato anche la chitarra, lascia anch'egli il complesso. L'unico membro fondatore a non aver mai mollato, e ad aver sempre portato avanti l'attività del gruppo, è dunque il batterista Nicolò Parisi, vero amante del genere. Tornando al percorso della band, dopo un anno di attività e dunque nel 2014 i ragazzi rilasciano la loro prima demo: si chiama "Devastation Inc.", omonima della band, e contiene tre tracce per la durata complessiva di dodici minuti d'ascolto. La band continua a studiare e a migliorarsi, affacciandosi per la prima volta nel 2016, al primo grande capitolo discografico della propria carriera: esce infatti l'album di debutto "No Way for Salvation", full-length da 39 minuti d'ascolto suddivisi in otto brani. Il lavoro è rilasciato dalla piccola etichetta lombarda Earthquake Terror Noise, che abbiamo visto lavorare band come Sofisticator e Vexovoid. Attualmente, la piccola label ha tuttavia chiuso. L'album di debutto comunque riceve un riscontro positivo, ed una volta completati gli ultimi cambi di line-up i ragazzi già si preparano al secondo album della loro carriera: arriva così "Beyond the Shape of Violence", nuovo disco che sarà anche il protagonista della recensione odierna. Direttamente dal booklet leggiamo la formazione definitiva con cui la band si affaccia a questo secondo disco: dietro al microfono il nuovo cantante Federico Benizzelli, alle chitarre Samuele Della Valle e Caesar Remain, quest'ultimo già visto alla sei corde con la melodic death metal band Path of Sorrow ed il progetto technical death metal Mechanical God Creation. Completano la formazione Giorgio Vianson e appunto Nicolò Parisi, batterista e membro fondatore del gruppo. A rilasciare questo secondo disco dei ragazzi nientemeno che la Punishment 18 Records, la leggendaria etichetta piemontese di Corrado Breno che è autentica bandiera quando si tratta di thrash metal fatto in casa. Il disco si compone di nove tracce totali, per una durata complessiva che si aggira intorno ai trentasette minuti totali di ascolto. Il primo pezzo, intitolato "Clouds Burst", è in realtà una breve intro che svolge appunto il ruolo di battezzare il disco. Il lavoro è stato registrato nel gennaio 2020 al Blackwave Studio. E' assolutamente bello oltre che interessante andare ad ascoltare una band thrash metal ligure, quando si parla di Genova e di questo genere viene semplice pensare ai Necrodeath, storica band italiana che con Bulldozer e Schizo è parte del "grande trio" del thrash nostrano. Si tratta, del resto, di band attive da sempre. Non possiamo dunque che alzare il volume al massimo e prepararci a sparare questo "Beyond the Shape of Violence", secondo album dei genovesi Devastation Inc. del 2020, augurandoci che sia all'altezza delle aspettative! Buon ascolto a tutti.

Clouds Burst

Il nostro ascolto parte con una breve introduzione di pochi secondi intitolata "Clouds Burst" (Esplodono le nuvole), un breve pezzo tetro e cupo a più non posso: e, giacché questo brano con il suo titolo parla di nuvole, "la calma subito prima della tempesta" è proprio ciò che mi viene da pensare nel corso di questa canzone. "Clouds Burst", in qualsiasi istante, ci lascia la sensazione che la pura violenza thrash metal possa essere scatenata in qualunque momento: sarà la verità? Andiamolo a scoprire con il primo vero pezzo di questo secondo album targato Devastation Inc.

The Golden Horde

Eccoci a "The Golden Horde" (L'orda dorata), brano che si ricollega al cento per cento all'introduzione riportandone tema, melodie e sensazioni. Tornando all'introduzione, vediamo appunto il suo tema trasportato all'interno di una sezione di semplici power chord, "senza troppe pretese", qualcuno potrà dire, ma in realtà perfetti per battezzare questo disco. Gli accordi si trasformano successivamente in un vero e proprio riff, anche discretamente veloce, e facciamo per la prima volta la conoscenza di Federico Benizzelli, il cantante del gruppo. Il frontman e vocalist della band adopera uno stile vocale riconducibile al growl del metal estremo, anche se per certi versi un po' meno gutturale e profondo. La canzone ci parla della minaccia proveniente dall'est che mise in ginocchio una parte del mondo all'epoca conosciuto: l'invasione dei mongoli. Gli spietati invasori a cavallo, a suon di saccheggi e roghi, spargimenti di sangue ed urla di terrore provocate, fecero conoscere a chiunque il significato di paura ed agonia. "Bruciare ogni regno", questo l'obiettivo, per una popolazione nomade che si muoveva con l'obiettivo di portare la morte, piuttosto che quello di trovare una casa. I discendenti di Gengis Khan arrivarono a conquistare la Cina formando un vero e proprio impero, considerando l'incredibile vastità delle zone poste sotto dominio. Il brano si pone un obiettivo: trasportare in musica l'autentica violenza mongola, e anche l'assolo di chitarra piuttosto che perdersi in tecnicismi e frivolezze, trova una formula semplice e diretta. I Devastation Inc. hanno anche un nome adatto a ciò di cui questo brano parla: la devastazione che arriva, per la sfortuna di chi si trova nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Personalmente ho apprezzato questo brano, non banale e che possiede una sua melodia, proposta con efficacia nonostante l'approccio estremo della voce, un po' come accade con i già citati Necrodeath, conterranei e colleghi nel thrash della band. Che dire, è stato un buon inizio: scagliamoci sull'ascolto del brano successivo, senza esitare, senza tergiversare.

Spear of Victory

La terza traccia di questo full si intitola "Spear of Victory" (Lancia della vittoria), si apre con un riff rapido e che scandisce con le sue note una melodia estremamente in stile new wave del thrash, dove tuttavia anche l'influenza di band come i Kreator del nuovo corso sono evidenti. Questo riff iniziale è davvero pregevole, ed il suo naturale sviluppo ha anche il ruolo di base musicale per la strofa. Il ritornello ricorda incredibilmente invece gli inglesi Onslaught, anche per quanto riguarda la vocalità: è incredibile quanto lo stile di questo cantante riesca qui ad avvicinarsi a quello del vocalist di questa band storica del genere, gli inglesi del resto hanno contribuito a scrivere la storia del thrash e ritengo sia giusto ricordarlo. Il pezzo ci parla della totale guerra che vede travolgere con un violento assalto un cumulo di impotenti nemici: la lancia è un elemento presente unicamente nel titolo, perché nel corso delle lyrics del brano si citeranno carri armati, bombe, armi automatiche e chi più ne ha più ne metta: niente "guerre dell'antichità", niente frivolezze, qui l'uso della tecnologia viene accettato a beneficio della maggior efficienza nell'uccidere. Tornando agli inglesi Onslaught, anche per quanto riguarda la base chitarristica le influenze si fanno evidenti, mi sembra in particolar modo di riascoltare il sound presente in album come "Sounds of Violence" del 2011, il quinto degli inglesi. Se la vocalità nel primo brano per certi aspetti mi lasciava ancora interdetto, qui il nuovo frontman della band è pienamente promosso: il brano funziona, nei suoi circa tre minuti e mezzo tira dritto e diretto, senza mai stancare l'ascoltatore ma anzi pungendo dal primissimo all'ultimo istante. Cari Devastation Inc., se con questo pezzo il vostro obiettivo era quello di scagliarci nel pieno della guerra, beh, direi che ci siete senz'altro riusciti! Noi, allo stesso modo, non perdiamo tempo: è tempo di scagliarci nell'ascolto della quarta canzone del lavoro.

The Perfect Shape of Oppression

Il quarto brano prende il nome di "The Perfect Shape of Oppression" (La perfetta forma dell'oppressione). La ritmica di chitarra introduttiva strizza sin da subito l'occhio alla scena metal estrema, così come il fitto tappeto batteristico che porta il brano ad incalzare con una ferocia costantemente crescente. La situazione non solo non cambia, ma viene confermata con l'ingresso del frontman: ancora una volta, il cantante contribuisce alla sezione musicale con un approccio violento, estremo, rauco. In alcuni brani questo approccio potrebbe forse essere messo in discussione, ma per il momento non ci siamo ancora trovati dinanzi a questa situazione: "The Perfect Shape of Oppression", al contrario, con il suo stile violento valorizza al meglio anche la parte cantata. Non il brano più originale mai sentito, qui i Devastation Inc. propongono ritmiche estremamente classiche, tuttavia lo fanno con il massimo opportunismo e con la massima consapevolezza. Se ho parlato di caratteristiche "estreme" del brano sin dai primi secondi, beh, andrebbe ascoltato l'assolo: la parte di sei corde solista, infatti, qui sembra in tutto e per tutto estrapolata da una "death metal band", su questo non vi è dubbio. Tirando le somme, questo è un brano che pur non avendo una eccessiva velocità, riesce a tirar fuori l'anima più cruda e diretta del complesso. Le lyrics del brano passano qui a tematiche di assoluta critica sociale, si parla di una società che nella sua organizzazione opera il lavaggio del cervello a danno dei propri cittadini. "La nazione cresce", "il pane c'è e la salute pure", diremmo, ma la vita è anche altra e i valori sono anche altri. Che senso avrebbe, del resto, vivere una vita da schiavi? Questo come accennato era il quarto pezzo, anch'esso di una durata complessiva inferiori ai quattro minuti minuti d'ascolto, praticamente la stessa durata della precedente terza traccia. Bando alle ciance, lanciamoci nell'ascolto del quinto brano di questo secondo album targato Devastation Inc.

Under the Mark on Your Skin

Si vola alla quinta "Under the Mark on Your Skin" (Sotto il segno sulla tua pelle): dal titolo potreste forse aspettarvi una traccia breve, violenta, diretta. Non è così: qui i Devastation Inc. ci propongono un brano sì violento e potente, ma anche ben costruito e sviluppato, con i suoi quasi cinque minuti di ascolto. Ancora una volta si strizza l'occhio al death metal con l'approccio vocale estremo del cantante, con riff che talvolta sfociano in veri e propri groove tipici del metal estremo, con tanto di blast beat e approcci proposti alla massima velocità possibile. A dire il vero, ogni cosa in questo brano profuma di metal estremo, e i Devastation Inc. si dimostrano, oltre che del thrash, ascoltatori e conoscitori di questo tipo di sonorità. Magari non potrà colpirvi per originalità, ma del resto non è questo l'obiettivo che si è posto la band con tracce come questa quinta del disco. A partire dal terzo minuto circa torna al primo posto il thrash metal nel senso più autentico e puro, trascurando parzialmente quella venatura estrema presente nel corso della prima parte della traccia. Gustoso l'assolo, mai eccessivamente veloce, e che culla la ritmica sottostante con opportunismo e buon senso del gusto. Le influenze estreme del brano si ripercorrono qui anche nel corso della sua parte lirica, che parla di una storia demoniaca che accenna a malvagie resurrezioni e possessioni di anime. Non è da escludere tuttavia che qui la band si sia ispirata a reali avvenimenti storici, vista anche la citazione della Francia all'interno del testo. Ad ogni modo, questo è stato un pezzo che certamente avrebbe potuto annoiare, vista la durata e l'approccio estremamente classico, ma al contrario i cinque minuti sono passati volentieri e di questo, alla band, bisogna darne atto.

Lust For Carnage

Il successivo e sesto capitolo si intitola "Lust For Carnage" (Brama di carneficina), un nome una garanzia: potreste forse aspettarvi un brano ultra veloce, uno di quegli incessanti assalti ad un numero estremo di bpm. Al contrario, ancora una volta, i genovesi Devastation Inc. scelgono di proporre un brano incentrato su una linea melodica e musicale, e le velocità sono tutt'altro che estreme, specie considerando gli standard del genere. Il pezzo viene introdotto da una linea di basso, con lo strumento unico e solo protagonista: in questo a proposta, sembra quasi di riascoltare i Death di Chuck Schuldiner, che spesso hanno utilizzato nel corso della loro carriera una tale formula. Ad ogni modo, ben presto lo strumento viene assistito da una serie di rocciosi down picking di chitarra, e poi un roccioso e gutturale growl vocale subentra affiancandosi in quello che è il riff principale del brano. Magari potrà, ancora una volta, sembrarvi non particolarmente originale, ma comunque apprezzo come la band stia ancora una volta proponendo un pezzo che possiede una sua musicalità. Non vorrei sfociare in uno di quegli scontati paragoni fra artisti provenienti dalla stessa terra, ma la melodia di questo pezzo realmente ricorda alcune dei genovesi Necrodeath che, come anticipato in apertura di recensione, hanno di che condividere con la band protagonista della recensione odierna. Il testo si concentra sulla psiche di un malvagio protagonista, assetato di sangue e di violenza: questo "satanico" macellaio trascorre il suo tempo alimentando fantasie sul come squartare, far soffrire, sventrare innocenti. Riflettendoci, si tratta di un passatempo come un altro. Nella malata mente del soggetto, "uccidere è la realizzazione dei suoi sogni", delle sue fantasie, la massima delle ambizioni da realizzare. Voi cosa ne pensate, il brano vi ha trasmesso questo?

Burn the Knowledge

Si passa alla successiva "Burn the Knowledge" (Brucia la conoscenza), il settimo pezzo di questo "Beyond the Shape of Violence". Con "Burn the Knowledge", i Devastation Inc. tornano a brani che non raggiungono i quattro minuti di ascolto. Ascoltando questo pezzo, alcuni aspetti mi lasciano alquanto sorpreso: in particolar modo, per la prima volta, ho davvero la sensazione di percepire influenze provenienti dalla scena del metal moderno, con ritmiche lente e praticamente in breakdown, in particolar modo nel corso della strofa del brano. Dovendo pescare un'influenza, direi che qui si percepisce quella degli statunitensi Lamb of God, tanto che ci ritroviamo dinanzi ad una sorta di thrash/groove metal. La parte centrale del pezzo, poi, è quasi uno sport a parte: arpeggio di chitarra e un ottimo assolo sovrastante, che successivamente ci portano al finale e riconducono il brano a quella che è stata la parte introduttiva. Questo pezzo, forse, potrà essere meno apprezzabile per i thrashers più oltranzisti e, effettivamente, forse è venuta fuori l'anima un po' più "scontata" e "prevedibile" della band in quanto a composizione delle ritmiche. Personalmente, ho tuttavia estremamente apprezzato la parte arpeggiata, ed in particolar modo appunto la solista che assiste la parte melodica di questa sezione. La parte vocale nel corso di questo brano, bisogna dirlo, ricopre un ruolo abbastanza secondario, e pure le liriche sono estremamente brevi, trattando del mistero della nascita dell'umanità e di come una tale conoscenza possa essere manipolata. Con questo pezzo, confermiamo alcune nostre sensazioni sul disco: la band ha il coraggio di proporre melodie proprie, formule personali, talvolta cadendo però un po' sulla scontatezza nella composizione delle ritmiche chitarristiche.

Onslaught

Siamo all'ottavo brano di questo secondo album dei Devastation Inc.: il pezzo si intitola "Onslaught" (Assalto), ed è con i suoi tre minuti e trenta secondi di ascolto il capitolo più breve dell'intero disco, ad eccezione della introduzione del disco intitolata "Clouds Burst". A colpirci di questo brano è quanto la band, pur mantenendo qualche influenza moderna, riesca ad unirla con la più classica vena del thrash metal ottantiano. Uno degli elementi più moderni, senza dubbio, è quello vocale: l'approccio del cantante dietro al microfono ci riporta qui, ancora una volta, più alla scena groove metal anni '90 inizio 2000, piuttosto che a quella thrash classica tipica degli anni '80. Ottimo il lavoro batteristico: spiccano veri e propri tappeti di doppio pedale e ottime sezioni in tom, mentre l'assolo è uno dei più validi dell'intero disco. Facendo un bilancio, possiamo dire che con questa traccia è confermata la tendenza della band a modernizzarsi, un po' come ascoltato in "Burn the Knowledge", anche se la cosa non è forse così palese quanto lo era nel pezzo precedente. Un'altra caratteristica di questo brano facile sin da subito da notare è come questo risulti alquanto "frammentato", quasi slegato al suo interno. Non quella che io considero solitamente una qualità ma, perlomeno, potrete essere tranquilli che nel corso di questo ascolto non vi annoierete. Questo brano ci narra di una sanguinosa e violenta vendetta, dove persino teschi ed ossa verranno rotti, spezzati. Ci è tuttavia difficile intuire se questo brano abbia un significato politico, sta di fatto che è la brutalità l'elemento chiave di questo penultimo brano di "Beyond the Shape of Violence": pronti all'ultimo capitolo?

Stolen Dreams of Tomorrow

Il disco si apre con un brano aperto da un melodico e malinconico arpeggio di chitarra. Quella che stiamo per ascoltare è "Stolen Dreams of Tomorrow"(I sogni rubati del domani), che sin da subito ci colpisce per la bellezza della composizione e, in particolar modo, della melodia. Ottima anche la parte solista della sei corde che ben presto subentra all'arpeggio, con la melodica voce del vocalist che colora al meglio questo evocativo momento musicale. E' la prima volta che ascoltiamo il cantante con una interpretazione pulita, e bisogna dire che non è affatto male. Ben presto, ad ogni modo, il frontman del gruppo cambia approccio con una voce estrema, quasi in scream, e ad ogni modo la sensazione che ci lascia è ancora una volta quella delle influenze del metal moderno nel suo approccio vocale. Se la parte senza dubbio migliore del brano è la sua introduzione, forse in questo frangente di alternanza fra parti pulite e parti distorte, il brano si perde un po'. I genovesi, tuttavia, recuperano con gli interessi nel finale, perché l'intera sezione conclusiva di questa "Stolen Dreams of Tomorrow" è davvero godibile e bella da ascoltare, in alcuni momenti si tratta forse di uno dei momenti più belli e piacevoli dell'intero disco: ritmata, carismatica, sempre melodica ma mai in maniera fine a se stessa. Inoltre, è bello e riuscito anche l'assolo di chitarra, che senza mai sfociare in velocità eccessive mantiene la sua pacatezza e il suo opportunismo. Un altro piccolo difetto è quello relativo al posizionamento in scaletta di questo pezzo, ma di questo aspetto avremo ben modo di trattare nella oramai prossima conclusione di recensione. Le liriche di questa canzone sono estremamente pessimistiche, e parlano di un futuro nefasto e tremendo e che deluderà ogni portatore di speranza, quasi come se l'intera Terra dovrà avere a che fare con un avvenimento di una drammaticità unica nella storia.

Conclusioni

Non c'è che dire, questi genovesi possiedono certamente delle limpide qualità e non fanno nulla per nasconderlo: quella che più emerge, è come la band voglia lasciare il suo tocco personale in ogni brano, dotato di una propria anima e melodia. Ascoltando questo secondo album dei Devastation Inc., non correrete praticamente mai il rischio di ritrovarvi ad ascoltare uno sterile thrash metal anni '80 senza tocchi di personalità e privo di momenti di ritmiche di alta qualità. Ogni singolo pezzo di quest'album ha un capo e ha una coda, una sua personalità e non di rado una linea melodica in grado anche di rimanere in testa. Dal punto di vista strettamente tecnico, poi, nessun componente della band stona, i ragazzi sanno suonare e, anche dal punto di vista vocale, non ci sono "nei" da segnalare all'interno della line-up del gruppo. Anche la produzione del disco è valida, il full-length suona bene, e certamente nessuno potrebbe mai lamentarsi di questo aspetto. Sarebbe ad ogni modo sbagliato, allo stesso modo, che questo disco sia perfetto, e che non abbia possibilità di miglioramento. Partendo dalla scaletta delle canzoni, non condivido molto la scelta di inserire la "ballad" del disco, il pezzo più melodico, all'ultimo posto, la traccia probabilmente sarebbe stata maggiormente valorizzata come intermezzo fra due brani estremi e "metallari" fino all'ultimo. Questo bel disco, perché comunque di bel disco si parla, avrebbe reso ancor più con dei momenti di chitarra ritmica un po' più fuori dagli schemi, alcune ritmiche di chitarra potevano al pari delle melodie avere un tocco un tantino più personale. Un ultimo aspetto che mi lascia alquanto interdetto, è questa dualità del disco fra momenti thrash old school e momenti palesemente influenzati dal metal moderno, i ragazzi a mia opinione dovrebbero fare mente locale per comprendere quale realmente sia il loro sound, la loro proposta: in genere è sempre buona idea adeguarsi al proprio cantante, valorizzarlo, quasi scrivergli la musica intorno, e qui il nuovo vocalist della band è certamente più adatto ad uno stile orientato verso il metal moderno ed estremo. Qualora i membri del gruppo, e in particolar modo il membro fondatore, amino al contrario le sonorità thrash old school, sarebbe opportuno lavorarci insieme al proprio cantante in modo da trovare una formula che, anche dal punto di vista del canto, possa portare l'ascoltatore a rivivere qualcosa di paragonabile con quel thrash metal che si ricerca. Bello il booklet e molto semplice e bella anche la copertina del disco, che ci lasciano immaginare una Terra distrutta da un qualche disastro. Come voto finale per questo full-length, mettendo insieme tutti gli elementi, direi che si tratta di un voto certamente positivo: 7,5 su 10, attendendo al più presto di ascoltare nuovo materiale firmato Devastation Inc. Questi trentasei minuti sono volati, e i miei capitoli preferiti del disco sono stati probabilmente "The Golden Horde" e "Spear of Victory", con la prima ben introdotta dalla introduzione intitolata "Clouds Burst", mentre l'album si è un po' perso nella sua parte conclusiva, con "Burn the Knowledge" e "Onslaught" che hanno forse un qualcosa in meno rispetto alle tracce di inizio album. Se non altro, i ragazzi sanno bene da quale tipo di brano ripartire!

1) Clouds Burst
2) The Golden Horde
3) Spear of Victory
4) The Perfect Shape of Oppression
5) Under the Mark on Your Skin
6) Lust For Carnage
7) Burn the Knowledge
8) Onslaught
9) Stolen Dreams of Tomorrow