DESTRUCTION

Sentence Of Death

1984 - Steamhammer Records

A CURA DI
ENRICO BLACKWOLF FAGNI
22/08/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Ben ritrovati, nefasti baluardi del nero verbo del Metallo della Morte. Quest'oggi il vostro Black Wolf è in preda ad un sano isterismo euforico. Come mai così tanta gioia in una vita così buia come la nostra? Ve lo spiego subito! In questi giorni, sono partite una serie di recensioni, dedicate esclusivamente alla discografia di un singolo artista. Ogni mia prossima recensione dunque, sarà incentrata su un album o su un EP di una determinata band, forte no? Dopo attente riflessioni su quale band, potesse essere più adatta alle mie nefaste parole: non conclusi nulla. Poi però d'improvviso, una rivelazione: Marcel Schmier circondato da una malefica aura, mi portò il suo comando. Egli disse: "Black Wolf, il momento è giunto, il Culto lo richiede, 666 pronto per la missione? Recensisci i Destruction, ora!". Dopo un attimo di indugio per ciò che era successo, caddi in ginocchio ed accolsi il comando. Quindi oggi, come avrete capito dai miei sproloqui: si recensiscono i Destruction! Ma non facciamoci prendere dall'agitazione, proseguiamo con ordine cominciando col dire: chi sono i "Destruction"? Nel 1982 tre ragazzi: Tommy Sandmann (batteria), Marcel Schirmer (basso e voce), e Mike Sifringer (chitarra), decisero di metter su una band. Adottarono il nome di Knight Of The Demon per qualche settimana, per poi passare al nome che li avrebbe consacrati: Destruction. In quegli anni, l'estremismo musicale iniziava a reclutare alfieri: una nuova generazione di metallari sempre più cattivi ed aggressivi, stava prendendo forma. Il "Thrash", si fece strada nei cervelli dei giovani riducendoli ad un branco di violenti disadattati, un po' come il vostro nefando recensore. I Destruction non furono da meno e, ereditando attitudine e lyrics dagli immortali Venom, si spinsero in un percorso di odio sonoro che continua tutt'oggi, senza aver mai cambiato lo spirito del gruppo. Dopo il primo demo nel 1984: "Bestial Invasion Of Hell", uscì "Sentence Of Death" sempre nello stesso anno. Ed è proprio "Sentence Of Death" che andremo a recensire quest'oggi. Cominciamo dunque il nostro viaggio in questo Maelstrom di pura distruzione sonora! 



Vento abissale e voce distorta, solo rumoristico con iniezioni di ponte mobile crudele e ruggente e poi, tutto esplode. Questo è l'intro di "Total Desaster". La traccia è un inferno speed/thrash composto da velocità, ritmo martellante ed occulta blasfemia, il mix perfetto per dire addio alle proprie ossa. I riffs di questa canzone hanno il potere di annidarsi nelle zone più recondite del cervello. Sia i principali, che il ritornello, che gli intermezzi, sono assolutamente ipnotici, non si può far a meno di gettarsi sulla folla da svariati metri d'altezza in preda al fomento. Il solo arriva veloce ed infuriato, senza spezzare il ritmo generale della canzone, l'ideale per non far smettere di pogare il pubblico sotto lo stage. Come traccia d'apertura non si poteva scegliere di meglio, "Total Desaster" è un tormentone senza volerlo essere, una "hit" che colpisce ma in faccia e a pugno chiuso. Il testo sembra uscito dal Necronomicon: oscure notti d'inverno dove nascono servitori del male che, comandati da Satana in persona, gettano il mondo tra le fiamme, portano morte e distruzione e sacrificano bambini e donne. Niente di rassicurante ma è così che ci piace: semplice e maligno! Senza perdere troppo tempo, sbattiamo la faccia contro "Black Mass" ed il suo feroce solo iniziale. Il main riff, con una batteria tonante e prepotente, sferza senza pietà le nostre orecchie. I ritornelli e l'intermezzo cantato sono malvagi e senza pietà. Il secondo solo ha lo stesso sapore di quello introduttivo: un'acidissima mistura di fuoco e zolfo. Altra traccia che sembra più una lama che ci colpisce ripetutamente, non c'è riposo alcuno in questo EP! Come avrete capito anche dal titolo, in questa canzone si parla di Satanismo. Ve l'avevo detto che le lyrics erano state ereditate dai Venom! Confessandosi all'altare di Cristo, un uomo vine sorpreso da diaboliche risate e voci malefiche. D'improvviso tutto si trasforma: un nero altare ricoperto di teschi, croci ribaltate e mostri demoniaci tutt'intorno a lui. Una voce si ode dal profondo: "Il nostro padrone è adirato, dobbiamo compiacerlo, tu sei il prescelto". L'uomo in preda al panico, spalancando il portone della chiesa riuscendo a fuggire per poi  svegliarsi nel suo letto: era solo un sogno. Ad un tratto però, una risata maledetta echeggia nell'aria, un fantasma si erge d'innanzi all'uomo: non c'è via di fuga. Dopo "Black Mass", parte uno dei riff più conosciuti del trio tedesco: stiamo parlando della intro di "Mad Butcher"! La formula è sempre la stessa: velocità e cattiveria. E quale modo migliore di ribadire la propria attitudine al massacro, che scrivere una canzone su un macellaio pazzo? Un fuoco brucia nei suoi occhi, nella sua folle mente in guerra, il male prende il controllo. Attraversando le strade della città con una lama di solido acciaio tra le mani, cerca il piacere perverso di cui esso necessita. Scrutando per le strade trova la sua vittima e seducendola, la trascina nel suo covo per smembrarla come un maiale. Tornando a parlare della parte musicale, non ci discostiamo molto dalle riproduzioni precedenti. Riff che posseggono le menti in sabba infernali di pura violenza, un baccanale di devastazione sonora che spinge il corpo, in un'infinita danza di autodistruzione sotto lo stage: niente di meglio può essere chiesto. Per anni le streghe sono state bruciate sui roghi nel pieno fermento dell'inquisizione Cristiana. Ma che succederebbe se le servitrici del demonio, si prendessero la loro vendetta? "Satan's Vengeance" ce lo spiega chiaro e tondo. Coloro che assistono allo spettacolo di fiamme, deliziandosi della morte di tali creature, vengono attaccati da legioni di ratti infetti, guerrieri della morte e inumani orrori. La sentenza di morte è stata pronunciata, ed un vortice di disperazione e malattia avvolge i mortali. Dio può solo assistere impotente al massacro dei suoi agnelli, i quali si sono scavati la propria fossa, sfidando il potere delle tenebre. La canzone inizia con grida disperate di dolore, per poi aprirsi all'ormai familiare marasma di riff in tremolo velocissimi, che colpiscono a testa bassa e senza pensarci due volte. Il ritornello cala un po' il tempo generale d'esecuzione, risultando abbastanza "grooveggiante". Il primo solo, che si sviluppa sulla ritmica del main riff, è la solita mannaiata dritta in mezzo agli occhi. C'è spazio anche per la melodia nel componimento dei Destruction, ed il secondo solo, che va a porre fine alla canzone, ne è la dimostrazione. Ovviamente l'atmosfera ed il ritmo non vengono cambiati più di tanto in quest'ultima sezione, anzi possiamo dire che, la traccia in sé, viene spezzettata un po' di più dal ritornello, che comunque è molto meno melodico rispetto all'ultimo riff. Purtroppo ogni cosa deve finire, è una regola alla quale nulla e nessuno sfuggono. L'ultima track di questo EP del male è, tanto per cambiare argomento: "Devil's Soldiers". Si, ero ironico. Se "Satan's Vengeance" si conclude con la melodia, "Devil's Soldiers" invece si apre con essa. Ovviamente tutto ciò, è solo un piccolo antipasto per introdurre la prima portata di mani nel viso, che verranno da lì a poco. In questa canzone finalmente riusciamo a sentire quale sia il suono del basso di "Schmier" ma non ci soffermiamo troppo su questo particolare adesso, poiché di questo (ovvero i suoni) andrò a parlare nella parte conclusiva della recensione. I primi riffs sono caotici e, se prestiamo attenzione, possiamo notare la presenza di un primordialissimo blast della batteria, ed era l'84! Dopo l'apocalisse di schiaffi, ritorna il nostro amato "tupatupa", che ci accompagnerà fino alla fine del solo, chiuso dai riff principali. Poi di nuovo ritmiche veloci ed incalzanti che epilogano traccia, album e vita altrui (degnamente aggiungerei). Purtroppo, la parte musicale della recensione è già finita, il total playing time dell'EP è infatti di 19 minuti e mezzo e di sicuro, per chi l'avesse ascoltato ai tempi, dev'essere stata una vera e propria tortura aspettare l'uscita del primo album: "Infernal Overkill". Eh si, perché questo dannato EP è una droga! Ma parliamone meglio più sotto, mie legioni di maniaci del Baphomet. 



Come dicevo: questo EP è pura eroina. Se siete amanti del Thrash puro ed old school, questo non può non essere uno dei vostri lavori preferiti. Insomma signori, ci troviamo di fronte ad un mostro di pura cattiveria e malvagità, ai Venom ed agli Hellhammer elevati alla decima ed il tutto, senza uscire dai canoni dell'epoca. Già, perché non è che ci fossero queste grandi innovazioni alla fine! Prendiamo i suoni ad esempio: il basso ha lo stesso suono di un qualsiasi basso Heavy tradizionale, lo stesso! Le distorsioni delle chitarre? Puro Hard Rock acidizzato a dovere. Non c'è una produzione mai sentita prima o dei suoni totalmente diversi dalla norma dei tempi, ed è questa la vera forza di "Sentence Of Death": innova senza farlo. Questa è la dimostrazione che, indipendentemente da che ne dicano gli "espertoni", non importa denaturare o contaminare qualcosa per innovarla. A volte basta semplicemente spingersi al limite estremo ed è grazie a questo se oggi, abbiamo capolavori assoluti del Metallo della Morte: alla rabbia e al fregarsene dei limiti imposti. Qui arriviamo anche a parlare della copertina dell'EP, perché le sorprese non finiscono mica! Avete visto la copertina no? Una semplice foto della formazione, con una saturazione particolarmente rossa ed un semplice font con scritto il nome del lavoro. Oggi potremmo anche darla per scontata, classificarla come ridicola anche ma, col senno di poi si sa: è facile fare i critici. Nonostante il modo di vestire del Metallaro, fosse stato portato in auge dal nostro immortale Halford (che riesce ad essere più virile di tutti noi nonostante abbia sdoganato il bondage nel Metal), un vestiario come quello dei Destruction lo possiamo definire quasi "futurista". Bandoliere di proiettili, croci ribaltate, pelle, pelle ed ancora pelle e soprattutto borchie fino ai denti! Possiamo dire con certezza assoluta, che la band tedesca ha segnato una svolta incredibile nel modo di fare l'estremo. I Destruction sono stati i precursori perfetti, coloro i quali hanno contribuito ad indicare la via per la scena Thrash Europea e per ciò che sarebbe venuto dopo. E pensare che ci sono ancora persone che li credono brutte copie degli Slayer! Ma questo è un discorso a parte e senza valore (anche perché lo dicono di tutte le band Thrash Europee). Quindi, per concludere questa maledettissima e nera recensione: il mio voto finale è un 8. Vorrei dargli un 10 e credetemi, per me è da 10 (e penso si sia capito da come l'ho recensito) però dobbiamo considerare alcune cose: la qualità dell'album lascia a desiderare. Genericamente non bado moltissimo alla produzione ma qui a volte sentiamo rumori di fondo, errori di esecuzione e fuoritempo. Anche il mixaggio non è il massimo, il basso è assente e a volte si sentono sbalzi tra la batteria ed il resto degli strumenti, per questi motivi non gli si può dare un voto, che oggettivamente superi l'8. Lo so, forse sono pignolo però, per amor dell'oggettività, non possiamo trascurare queste pecche. Bene, è finita ma non disperate: sono in arrivo altre recensioni targate Destruction! Alla prossima, putridi adepti del Culto, dal vostro Black Wolf è tutto!


1) Intro
2) Total Desaster
3) Black Mass
4) Mad Butcher 
5) Satan's Vengeance
6) Devil's Soldiers

correlati