DESTRUCTION

Eternal Devastation

1986 - Steamhammer

A CURA DI
ENRICO BLACKWOLF FAGNI
13/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ben ritrovati cari lettori. Oggi il vostro Black Wolf, continua l'odissea musicale nella discografia "Destruction", con il terzo capitolo: "Eternal Devastation", full lenght del 1986 e secondo album della band tedesca. L'unica cosa rimasta realmente invariata in questo CD, è la formazione ("Schmier" basso e voce, "Mike Sifringer" chitarra e "Tommy Sandmann" alla batteria). In questo disco infatti, cominciamo a sentire anche la vena politica della band, non solo il satanismo spregiudicato e sconsiderato del predecente lavoro. Il tema ricorrente dell'album è la devastazione mentale e fisica, il malessere delle vite senza senso e di una psiche marcia e danneggiata, oltre che ad un pizzico di classica anti religiosità che non guasta mai. Nel disco è presente anche una canzone che potremmo definire quasi "storica", visto che parla di tribù di Teutoni assaltate da legioni Romane. Ma procediamo per gradi, ci arriveremo più in là! Dunque, ci troviamo di fronte un album critico più che provocatorio, a differenza di "Infernal Overkill". Non fatevi ingannare però: non aspettatevi blande melodie dove si sciorinano argomentazioni spesse ed intellettuali, stiamo parlando dei "Destruction" qui. Infatti sin dai primi secondi di riproduzione, ritroviamo quei suoni acidissimi e graffianti, che ci fanno sentire un po' "a casa", se arriviamo all'ascolto di questo LP subito dopo aver lasciato alle spalle "Infernal Overkill". "Eternal Devastation" è un mix perfetto di violenza e ragione, condito pesantemente con ruvidi passanti di puro Thrash teutonico e melodie dissestanti. Un tornado F-5 di ossa rotte, come mostrato nell'artwork, che vede le teste ricciolute del power trio, tramutarsi in un ciclone sopra i cieli di una città. C'è da dire che a loro modo, le copertine dei "Destruction" rendono sempre l'idea di cosa ci riservano i loro lavori. Ma adesso, basta coi preamboli e catapultiamoci nel mondo distruzione totale di "Eternal Devastation"! 



La prima canzone che viene proposta è forse quella più famosa della band tedesca: "Curse The Gods". La traccia si apre con una particolare ma leggera introduzione pulita, la quale poi lasca spazio ad un breve riff di basso che preannuncia la strofa. Quattro colpi di piatto e via al thrash! Il primo riff è un groove mid tempo che rende impossibile mantenere ferma la testa. Un cambio di velocità improvviso ci porta sulla sezione cantata, che è suddivisa in due riffs spacca collo. Un terzo riff cantato preannuncia il velocissimo ritornello, che si imprime indissolubilmente in testa. Torniamo per breve tempo sul primo modulo cantato, che intermezza una nuova sezione più lenta e particolareggiata: mosh pit assicurato. Una piccola variazione del riff del ritornello per poi passare ad un solo prepotente e aggressivo. Di nuovo il ritornello, che va a concludere la canzone. Il testo è il concetto puro di dissacrante. Allah, Buddha, Gesù Cristo, nessuna divinità viene risparmiata dal giudizio spietato dei "Destruction", che bollano come fanatismo qualsiasi credo folle che predichi l'amore ma inciti alla violenza, al "o credi a quello che credo io, o muori". Gli Ebrei uccisero Gesù, ed i Cristiani uccisero gli Ebrei, milioni i morti per le proprie fedi, eppure gli insegnamenti di queste fedi vedono l'uccidere come un peccato mortale. Allora, che siano maledetti gli Dei, troppe persone morte, morte per una bugia. L'ultimo invito è quello di fottere chiunque voglia imporre un amore fasullo e di credere solo in se stessi, poiché la realtà di un Dio è menzogna. Un inizio decisamente al vetriolo, per un album che di veleno da sputare ne ha davvero tantissimo. Cambiamo decisamente argomento con la seconda traccia: "Confound Games". Il testo, pur essendo abbastanza astratto e poco comprensibile per essere un testo "Destruction", descrive gli effetti della solitudine e dell'emarginazione, stati che possono portare ad una vera e propria follia, dalla quale ci si può liberare solo con la morte. Una descrizione un po' bizzarra di possibili psicosi provocate da certi stati fisici e mentali, che a mio avviso fa calare la valutazione generale dell'album. Non perché non apprezzi lo sforzo, il cambiamento, il provare ad inerpicarsi in argomenti complessi, solo ed esclusivamente per il più semplice dei motivi: diventa difficile comprendere cosa davvero ci voglia dire questa canzone. Torniamo sulla parte musicale: i riffs iniziali sono di un carisma unico, la più pura essenza del thrash. I vari acuti di "Schmier" sono un asprissimo tocco di classe, poiché pur non essendo altissimi o perfetti, risultano essere di una brutalità unica. La canzone prosegue con un ritornello un po' singolare ma che non spezza troppo il sound generale. Di nuovo le strofe cantate ed il ritornello ripetuto due volte, che poi lascia spazio  alle sezioni solistiche. Il nostro buon "Mike" non ci delude nemmeno questa volta con i soli, anzi ci sorprende con un vero e proprio rinnovamento: nuove melodie che si incastonano ancora meglio con le sezioni ritmiche sottostanti ed un'esecuzione più particolareggiata. Dopo i soli, un intermezzo a tempistiche medie che scatena, senza ritegno alcuno,  un pogo di quelli che non ne esci vivo. Di nuovo il ritornello seguito dalla strofa iniziale che chiude baracca e burattini. La terza track del disco è: "Life Without Sense". Introduzione cattivissima con un solo stellare, un groove oscuro che accompagna l'acidissima voce di "Schmier", carica come al solito di una rabbia destabilizzante, come il più tetro dei sorrisi sardonici. I riff seguenti sono un mix di dinamite e ossa che si rompono, fra intermezzi ad alta velocità ed il lungo e graffiante ritornello. Poi, di nuovo il pesante ed incessante groove della strofa principale ed il solo, che però, risulta avere un attacco un po' troppo poco chiaro. Nell'insieme comunque, gran bel solo, con una ritmica trascinante che poi va a comporre un piccolo breakdown, prima di tornare full speed sul ritornello. Di nuovo il piccolo break ma stavolta variato, a terminare la canzone. Questa volta le parole sono del tutto comprensibili e ci descrivono un altro scenario di discriminazione. Un bambino nato deforme che vive la sua tremenda esistenza negli ospedali, dove nemmeno la moderna medicina può aiutare il suo corpo torturato. Le altre persone non lo trattano come un normale essere umano, pensano che non dovrebbe far parte della loro società ma sorridono di fronte a lui, anche se nel profondo delle loro menti, essi si domandano che senso abbia la vita di questo mostro. Non riescono a realizzare che questo individio possiede un cuore e dei sentimenti, non riescono a vedere il senso della sua esistenza. Il suicidio sarebbe l'opzione più semplice ma questo ragazzo dall'esistenza distrutta, è abbastanza forte da continuare a vivere, nonostante le persone che lo circondano.  Dopo "Life Without Sense", parte uno dei miei riff preferiti: quello di "United By Hatred", canzone che presenta il testo con riferimenti storici, di cui parlavo ad inizio recensione. Siamo nel 9 a.c., il campo di battaglia è la foresta di Teotoburgo. Le armate Romane, guidate da Augusto, tentano di espandere i confini dell'impero oltre il Reno ma, con loro grande sorpresa, le tribù Germaniche si oppongono così strenuamente, da portare al fallimento l'intera campagna militare. In tutto 3 legioni Romane distrutte, l'impero rinuncia alla conquista (avvenuta poi però, nel 6 a.c.) e si ritira sconfitto. "United By Hatred" parla di questo, o meglio: di come le tribù Teutoniche, unite dall'odio verso i Romani invasori, riescono a difendere la propria libertà fino alla morte. Musicalmente parlando, la traccia presenta il mio riff introduttivo preferito di questo album. Il resto ha la solita stesura compositiva che abbiamo assaporato sin dai primi minuti di questo album. Ottimo comparto ritmico, struttura varia, forse il nostro buon "Tommy" in questo album viene un po' trascurato, in quanto la batteria sembra esser stata messa da parte finora. Tornando a parlare della canzone in sé, "United By Hatred" presenta una bella gamma di riffs potenti e veloci, collegati molto bene, senza troppi cali di tempo. Cosa positiva, visto che comunque, tutto "Eternal Devastation" è pieno di mid tempo, piacevoli ovviamente, però una canzone bella tirata è sempre ben accetta. La sezione solista è spettacolare, un po' più rumoristica magari ma di assoluto impatto, zappate nel muso insomma. La track si conclude con il riff iniziale ma leggermente variato sul finire. Ebbene, siamo alla quinta traccia, l'album scorre bene, siamo li belli gasati che demoliamo i muri a suon di testate e boom, parte "Eternal Ban". Introduzione velocissima e poi di schianto nella strofa cantata. Alcuni piccoli intermezzi che pestano come berserker infuriati e poi il ritornello che è tutto un culto, da cantare rigorosamente in coro. Solo che spezza le ossa e poi di nuovo sulla strofa principale più ritornello. Secondo solo sotto la ritmica del ritornello, questa volta leggermente più melodico, di nuovo il ritornello che verrà variato e portato a velocità stratosferiche per chiudere la canzone. Wow, che pugno nello stomaco! Ma ora veniamo al testo, che si può riassumere in un sempiterno: "faccio quello che mi pare". Dissentire dalle opinioni e vedute altrui, apparire diverso, fare ciò che si vuole e che ci aggrada, le regole? Totalmente ignorate da chi vive la propria vita come vuole. E tutti coloro che vivono la vita come meglio credono, uniti insieme sono forti, uniti insieme si innalzano verso la propria libertà d'essere. Insomma, se non è il classico inno da urlare, mezzi ubriachi, per le strade della propria cittadina bigotta, allora davvero non so cosa sia un inno! Continuando il nostro viaggio, è la volta della strumentale "Upcoming Devastation" e dei suoi riffs ipnotici. Ed è qui che finalmente riusciamo a goderci un po' di più la batteria, che nell'intro è molto particolare. Ma i tempi bassi decadono presto in una devastante serie di martellate sonore, poi però sferzate da un altro calo di tempo per lasciar spazio al groove da pogo estremo. Si va avanti con questo ottovolante di tempi diversi fino agli ultimi riffs, che mantengono una tirannica velocità ed un'attitudine distruttiva degna di nota. Insomma, i "Destruction" non potevano scegliere nome migliore. "Upcoming Devastation" va giù che è una meraviglia, quasi non sembra una canzone da 4 minuti e 6 secondi! Purtroppo, giungiamo a malincuore all'ultima canzone di questo LP: "Confused Mind". Da cosa vogliamo partire? Dal Testo? Dalla musica? Ambarabà ciccì coccò, alla serata quanti denti perderò! Ok, vada per il testo.  "Confused Mind" parla del male che si insinua nella psiche marcia di un uomo che uccide dissennatamente. Nonostante cerchi il suicidio, il male prende sempre il controllo, il macellaio che è in lui adesso è libero di soddisfare i suoi piaceri perversi, e nei vicoli della città, risuonano i suoi passi pesanti e lenti mentre in mano, ha una lama di solido acciaio e.... cosa? Vi sembra familiare eh? Già, difatti senza ombra di dubbio, "Confused Mind" voleva essere una prefazione alla sorella maggiore: "Mad Butcher", fornendo una sorta di veduta su quello che era il macellaio pazzo, prima di diventare il mostro che noi tutti conosciamo. Bella idea "Destruction"! Ma ora veniamo alla parte musicale: un arpeggio lento e sinistro apre la traccia, per poi sfociare nella distorsione/motosega di "Mike" a noi familiare. Le ritmiche nucleari e la voce di "Schmier" più affilata di un coltello, unite a tempistiche folli come il macellaio pazzo, rendono questa canzone una vera e propria bomba. I riffs pre solo, ed il solo stesso, sono di una violenza inaudita. Semplicemente, aprono in due i crani degli ascoltatori. Ma c'è spazio anche per l'ormai solito tempo medio sull'ultima strofa cantata, che ricorda proprio quella di "Mad Butcher". Infine, mentre la canzone svanisce lentamente calando di volume, possiamo udire i passi affannati del macellaio, ed un urlo seguito da risate malefiche, ci fa intuire che il Mad Butcher sta per colpire, poi il silenzio. 



Bene, anche questa recensione è giunta alla fine, concludiamo con i pregi ed i difetti che mi hanno portato alla valutazione finale: 8,5. L'album è strutturato bene, forse dopo un po' può risultare un tantino monotono ma la sensazione è spezzata da canzoni come "United By Hatred" ed "Eternal Ban", senza contare ovviamente "Curse The Gods". Il reparto solista è semplicemente fantastico, non sarà ultra tecnico né così melodicamente melenso ma è equilibrato, vario e non si ha mai la sensazione di noia quando c'è "Mike" alla chiitarra, inoltre anche le ritmiche di quest'album sono davvero devastanti, questo ci conferma che "Sifringer " è un ottimo musicista. I testi parlano di argomenti differenti dal solito e questo non guasta mai, in più se vi piace la critica aspra e diretta, "Schmier" non può deludervi. Ora però arriviamo alle note dolenti, a cominciare proprio da quanto riguarda i testi: "Confound Games" è poco comprensibile. Come ho già detto, quando fai caso anche ai testi, è brutto non riuscire a capire cosa voglia dire chi ha scritto quella canzone, qualsiasi cosa voglia dire. Un errore grossolano che può costare caro. Inoltre la batteria è poco valorizzata. Ma nel complesso, altri errori ed imperfezioni non ce ne sono, quindi ritengo che un 8,5 sia un voto appropriato per questo lavoro, che comunque resta una pietra miliare della discografia "Destruction". Quest'album è particolare ed incorpora una grossa varietà di elementi, che danno vita ad un insieme unico. "Eternal Devastation" non è solo un album Thrash da prendere ed ascoltare passivamente, bisogna prestargli attenzione. Magari potrà non piacere, nella sua interezza, a molti, peròè indiscutibile il fatto che abbia molto da offrire, anche se non è il lavoro più gettonato della band. Inoltre, se qualcuno potesse pensare che il contenuto dei testi, possa essere una critica banale e magari un po' infantile, per certi versi, si ricordi che sono gli album così, che poi hanno mosso ciò che è venuto dopo. Bene, spero che la recensione vi sia piaciuta, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima tappa di questo lungo viaggio ed augurarvi un nefasto vivere, proprio come piace a noi. Dal vostro Black Wolf è tutto!


1) Curse The Gods
2) Confound Games
3) Life Without Sense
4) United By Hatred
5) Eternal Ban
6) Upcoming Devastation
7) Confused Mind 

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