DESOLATE SHRINE

The Sanctum Of Human Darkness

2012 - Dark Descent Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
30/08/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Poche band al mondo sono in grado di esprimere attraverso la musica una sensazione di buio e di solitudine come i Finlandesi Desolate Shrine, formazione che pur essendo nata nel 2010 vanta già due ottime release all'attivo come il debutto "Tenebrous Towers" del 2011 e soprattutto questo "The Sanctum Of Human Darkness", dato alle stampe negli ultimi mesi dell'anno seguente. Che la Dark Descent Records si sappia muovere benissimo nell'underground del panorama death metal finnico non é certo una sorpresa (anche Krypts, Maveth, Lantern e Gorephilia sono sotto contratto con essa) ma nel caso dei Desolate Shrine possiamo dire che l'etichetta statunitense ha davvero scovato un gruppo bello tosto, le cui sonorità rimandano ai nomi che nei primi anni novanta hanno contribuito in maniera essenziale a rendere grande il death di stampo finlandese come Purtenance, Demigod, Amorphis e Convulse, band che hanno istituito un trademark inconfondibile, cioé quelle tetre atmosfere ammorbanti che caratterizzavano seminali dischi come "Member Of Immortal Damnation" o "Slumber Of Sullen Eyes", piuttosto che in un "Tales From The Thousand Lakes" o in un "World Without God". Le peculiarità del suono dei Desolate Shrine non si fermano però a queste atmosfere radicate nell'old school scandinavo, dato che spesso e volentieri incontriamo sonorità affini al black metal, genere caro soprattutto al vocalist Markus "Hellwind Inferion" Tuonenjoki, militante in svariati progetti di stampo black fra i quali Lord Of Pagathorn, Urn ed in passato nei Tuonela e nei Famulus Ab Satanas. Il meraviglioso artwork, curato dal misterioso "LL" imprime un marcato senso di solennità e disagio allo stesso tempo, rendendo consapevole l'ascoltatore del fatto che non appena schiaccerà il tasto play del suo lettore verrà sottoposto alla recita di otto oscure litanie provenienti dalle trombe di questi tre spietati angeli della morte. Lo stesso LL si é occupato della registrazione degli strumenti, coadiuvato dalla masterizzazione del Britannico Dan Lowndes, uno che mastica death metal ed atmosfere catacombali come fosse pane quotidiano, vista la sua contemporanea militanza nei Cruciamentum e nei funeral doom metallers Profetus (questi ultimi, manco a dirlo, proprio Finlandesi). Per quanto riguarda Hellwind Inferion, condivide il microfono con l'altro membro non ancora citato dei Desolate Shrine, ovvero Roni Sahara dei Lie In Ruins. Un duetto a dir poco spaventoso, ma nel vero senso della parola, vista la tecnica -basata su tonalità talmente basse che definire "da catacomba" risulta quasi un eufemismo- che utilizzano in "The Sanctum Of Human Darkness". Il suono degli strumenti é invece fatto apposta per disegnare scenari evocativi ed oscuri al contempo, a partire dal sound cupo ed ipnotico delle chitarre finendo a quello corposo e bello massiccio della batteria, oltre ad un basso, va detto, troppo in ombra per larghi tratti, il quale finisce col perdersi nell'apocalittico ed arcano vortice sonoro che contraddistingue il disco. Rispetto al predecessore non si riscontrano particolari differenze, se non un songwriting leggermente più curato e mirato a continui cambiamenti di atmosfera. Di LL si saprà poco o niente, ma ciò di cui sono sicuro (e di cui vi convincerete anche voi quando ascoltarete il disco, se non l'avete già fatto) é che si tratta di un musicista scrupoloso che non trascura ogni minimo dettaglio e che mostra grande attenzione nei confronti della scrittura dei brani e dell'esecuzione degli stessi. Negli istanti iniziali di "Corridor: Human Altar" si ha l'impressione che improvvisamente stiano calando le tenebre, grazie a synth cupi ed arcani. Dopo alcuni secondi fa la sua comparsa una chitarra clean che contribuisce a rendere l'atmosfera ancora più tesa e minacciosa di quanto non lo sia già. I suoi arpeggi spettrali preannunciano l'ingresso dell'altra chitarra, una chitarra ruvida e lenta intrisa di distorsioni che trasporta il brano su binari di desolazione e misantropia e che prende progressivamente il monopolio dello scenario sonoro. Mentre il drumming di LL instaura un'andatura morbosa e senza sosta, l'altra chitarra tesse una trama aspra e melodica che contrasta quella cupa ed abrasiva predominante. Nel frattempo i due vocalist emettono i primi ringhi feroci e cavernosi rendendoci l'idea di trovarci dinanzi a due demoni provenienti dai meandri più oscuri degli abissi infernali. Verso la fine l'aria si distende leggermente quando gli strumenti si placano, e mentre il primo macabro rito si appresta a terminare, i synth e la chitarra clean annunciano la chiusura del brano traghettandoci nella funesta e minacciosa introduzione di "Plane Of Awake: Dreams Over Angel-Serpent Tower". Il mood si fa ancora più evocativo ed arcano, e le tenebre si infittiscono a dismisura avvolgendoci come un freddo mantello. Il ritmo si mantiene perennemente pachidermico salvo sporadiche sezioni più tirate nei quali rimane comunque in evidenza un'impronta doom-oriented, poiché il martirio delle nostre orecchie, secondo i Desolate Shrine non deve essere istantaneo ma la tortura deve avvenire lentamente in modo tale da rendere la nostra morbosa carneficina ancora più agonizzante. Le chitarre imbastiscono un muro sonoro massiccio ed opprimente, lasciando trapelare qualche accenno di malinconia in mezzo alle tonnellate di negatività sprigionate per tutti gli otto minuti della canzone. La seconda litania prende dunque forma su questa oscura cantilena, nella quale la chitarra acustica torna a manifestarsi per un breve intermezzo di quiete apparente, prima che le distorsioni tornino ad inghiottirci nel loro malatissimo vortice di nichilismo ed alienazione. L'infernale tormenta prosegue con l'impetuosa "Pillars Of Salvation: The Drowned Prince", brano maligno fino al midollo, nel quale le morbose litanie scandite dalle gutturali growl vocals dei due cantanti si stagliano su riff che sembrano provenire direttamente dalle viscere infernali. A supportare questo puro magma sonoro c'é un ottimo LL dietro le pelli, il quale sfoggia uno stile veramente personale miscelando influenze death metal e black metal, variando continuamente i bpm ma mantenendo incessantemente un incedere "fresco" e dinamico, cosa che non sempre avveniva nel, comunque ottimo, "Tenebrous Towers", nel quale certe scelte risultavano troppo forzate o poco naturali. Risalta soprattutto il nitido suono delle chitarre, abrasive al punto giusto come da tradizione death ma ugualmente caricate dall'oscura malignità tipica dei dischi che hanno reso grande il black metal. Questa equilibrata proporzione svanisce con la successiva "Lair Of Wolf & 1000 Lions: Nine Forgotten Names", un'autentica cavalcata di puro black metal che riporta alla mente alcuni tratti somatici dei grandi Immortal dei primi fasti. Dopo circa due minuti la violenza primigenia lascia spazio ad una sezione che si rifà alle evoluzioni più malinconiche e sulfuree del black metal (Watain, Marduk). Si prosegue sulle stesse coordinate praticamente fino al termine del brano (che dura in tutto otto minuti e mezzo). Le gelide sferzate delle chitarre proseguono infatti per tutto il resto della track, mentre sullo sfondo l'intensissimo drumming di LL tartassa le orecchie al punto giusto. Il massacro si interrompe con "Old Man's Visit", due minuti di puro dark ambient durante i quali nichilismo ed alienazione tornano in scena regalandoci la sensazione di cadere in un pozzo senza fondo, abitato da oscure presenze. Volete provare brividi? Ascoltate questo intermezzo al buio, da soli. E' il modo migliore, ve lo garantisco. Sul finale fa il suo ingresso in scena il piano che introduce la cupissima "The Chalice Of Flesh And Bone: The Eminence Of Chaos". L'oscuro motivetto ci introduce nuovamente nei meandri infernali, dove a farci compagnia, oltre agli strazianti vocioni dei due vocalist c'é nuovamente uno stile pesantemente contaminato dal black scandinavo che si rispecchia in un riffing secco ed arcano. Man mano l'atmosfera si ingrigisce sempre più culminando in un improvviso stacco centrale in clean, che viene però immediatamente cancellato da chitarra e batteria. Nei minuti finali il ritmo si abbassa per lasciare spazio alla più totale desolazione dei riff di chitarra di LL, cosicché il brano assume i connotati di un atmosferico death metal dalle sfumature black/doom. "Demon Heart: The Desolate One" é il brano più prolisso del lotto, con i suoi dieci minuti di durata, un colosso pachidermico e mastodontico contraddistinto da un'andatura perlopiù lenta e pesante immersa in una matrice che ci presenta il lato più arcano, in alcuni frangenti persino melodico, dei Desolate Shrine. Un pezzo indubbiamente difficile da digerire, soprattutto dopo pochi ascolti, ma che se assimilato non delude certo le aspettative, data questa sua particolarità nei confronti degli altri brani. Mentre ci si accinge alla conclusione dello stesso, la band ci ricorda comunque il suo trademark scatenandosi in un turbine sonoro black metal-oriented maledettamente rude ed opprimente dove i bpm salgono in maniera esponenziale. L'ottava ed ultima infernale litania é la splendida "Funeral Chamber: Sacred Ceremonial Light", pezzo che alterna funeste sfuriate ad opprimenti ed ancestrali rallentamenti. Non c'é alcun dubbio: il lato più oscuro del male é proprio all'interno dell'altare desolato, una creatura misteriosa e sconosciuta che sa rivelarsi in una malignità fuori dalla norma. Basti ascoltare il finale di questa closing track, nel quale violenza primordiale e cupe atmosfere di contorno si incastrano alla perfezione, chiudendo così il macabro rituale mentre i rintocchi di una funerea campana ci congedano dall'ascolto di "The Sanctum Of Human Darkness". In sé, l'opera é abbastanza complessa ed articolata; eppure la band mantiene un livello qualitativo costantemente elevatissimo, non ci si annoia mai anche nelle parti meno catchy (ammesso che esistano brani catchy all'interno del platter). E' un dato di fatto, in un brevissimo lasso di tempo i passi in avanti ci sono stati eccome, ed i piccoli dettagli che funzionavano poco nell'album di debutto sono stati aggiustati alla grande. Senza dubbio una delle sorprese più piacevoli del 2012, e nella mia personale top 3.


1) Corridor: Human Altar 
2) Plane Of Awake: Dreams Over Angel /
Serpent Tower 

3) Pillars Of Salvation:
The Drowned Prince

4) Lair Of Wolf & 1000 Lions:
Nine Forgotten Names

5) Old Man's Visit 
6) The Chalice Of Flesh And Bone:
The Eminence Of Chaos 

7) Demon Heart: The Desolate One 
8) Funeral Chamber: Sacred Ceremonial Light