DEMONAZ

March of the Norse

2011 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
YADER E LUCIA ROSSI
20/04/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Eccoci a parlare questa volta di DEMONAZ, una delle costole degli Immortal. Demonaz infatti nasce dal progetto di un supergruppo, chiamato semplicemente "I", dove militano Abbath degli Immortal, il batterista Armagedda (ex-Immortal) e Ice Dale al basso. In questo suo percorso, Demonaz ci apre una piacevole finestra sul suo lavoro solista dal titolo "March of the Norse", che a mio avviso è di buona fattura, persino superiore a molte uscite Black di questi tempi...

Prima di entrare ad analizzare "March of the Norse" mi sento di discostare molto il mio pensiero da chi ha descritto questo album come un lavoro che saccheggia il buon Quorthon e i suoi Bathory. Credo che chi riesca nel 2011 a dare vita a musica che ricalca in qualche modo le orme di Quorthon sia da elogiare e ammirare, poiché rimane un segno tangibile che la lezione impartita da lui e dai suoi Bathory non si possa cancellare con il fatidico colpo di spugna!!! Anzi rimane ben visibile che gli artisti della nostra epoca, pur creando suoni moderni e intriganti, emulano il più grande di tutti i maestri di Viking metal, forse anche come omaggio alla sua memoria e a uno dei generi metal che lui ha reso grande (tengo a puntualizzare che avere delle band come riferimento sia più che normale e giusto).

Ora direi di addentrarci in questo ottimo album di metal di fattura norvegese che ci regala Demonaz, talentuoso quanto sfortunato ex-chitarrista nonché anima degli Immortal, con i quali continua a collaborare in qualità di songwriter, avendo contribuito anche alla realizzazione dei testi dell’ultimo full-length del 2009 "All Shall Fall".

Nel lavoro che ci prepariamo ad analizzare, sono presenti ottime cavalcate epiche con passaggi thrash e heavy molto ben amalgamati fra loro che non lasciano indifferenti i nostri padiglioni auricolari... Sicuramente ogni amante di metal troverà in questo lavoro delle chiavi di lettura che riusciranno a fare proseguire l’ascolto dell’album track dopo track. Mi sono lasciato piacevolmente trafiggere da queste dieci frecce nell’arco di Demonaz, che ascolto dopo ascolto hanno inchiodato il mio corpo al muro, senza lasciare alcuna via di scampo. Ora tendiamo il nostro arco e facciamo scoccare il primo dardo, "Northern Hymn". Il pezzo ci fa volare su un intro di chitarra che lascia il passo ad un canto sussurrato, portando la nostra mente in luoghi lontani e sperduti.

Il breve volo immaginario si conclude tuttavia dopo 00:51, e vede il nostro dardo conficcarsi nell’etere di "All Blackened Sky". Qui troviamo un riff ipnotico accentuato dalla voce del bravo Demonaz, il quale ci piazza in pieno lo stile Quorthon nei nostri cuori. Il buon Demonaz riesce a creare con la sua musica quell’arcano feeling del viking metal, impreziosito di una potenza moderna nella parte chitarristica che lascia ampio spazio ad incursioni thrash che frantumano il nostro scudo protettivo, lasciando così spazio a questa freccia che ci colpirà in pieno petto.

Si riparte con "la marcia dei vichinghi", la title track, dal ritmo scandito e decisamente marcato, che ci porta ad immedesimarci piacevolmente in questa "March of the Norse", espressione che più volte sentirete scandire nel brano, quasi fosse un grido prima della battaglia dei nostri guerrieri... Solo che in questo caso il nostro esercito è armato di ottima strumentazione musicale. Tutta la track è intrisa di epicità, sia nel sound sia nei testi.

Eccoci giungere nella nostra marcia al "figlio della spada", ovvero "A Son of the Sword". Questa è una di quelle track che non si dimenticano, che s’imprime come un marchio a fuoco sulla nostra pelle. Già dalle prime note le plettrate del riff sono come un’azione di guerra che vede scontrarsi questa onda d’urto con il nostro corpo pronto ad un pogo sfrenato e ad un headbanging incessante... Sul percorso di questo pezzo respiriamo qualche piccolo riferimento che per attimi ci ricordano i Maiden dei tempi passati. Qui sentirete un meraviglioso assolo di chitarra che saprà ampiamente dissetare la vostra sete di metal. Questo brano risulta tuttavia ancora molto glaciale e ancorato ad atmosfere oscure. Basterebbe in effetti questa track a fra lievitare l’intero album come una delle uscite migliori del 2011.

Il brano che segue "Where Gods Once Rode" ci assale come un’orda di cavalieri in sella ai loro destrieri lanciati al galoppo, in un oscuro paesaggio nordico fatto di neve e ghiaccio... Le parole di Demonaz sono incorniciate da canti simil-gregoriani di struggente bellezza, mentre l’ottimo lavoro di palm-muting della chitarra ci trasporta in una terra magica e selvaggia, dove ci sentiamo totalmente liberi e fieri.

Anche la prossima track,"Under the Great Fires", ci riporta a quel filone di Viking/ Epic metal tanto caro a Quorthon e compagni. Sembra quasi di trovarci intorno ad un bivacco improvvisato in mezzo alle montagne, dove si narrano storie di guerrieri impavidi e nemici insidiosi, di villaggi saccheggiati e dati alle fiamme, leggende le cui origini si perdono ormai nella notte dei tempi... Nel brano a 3:42 ha inizio secondo me uno dei più bei assoli dell’intero album, un crescendo di accordi che denotano grande sensibilità e raffinatezza.

La prossima track "Over the Mountains" esordisce con un bel fraseggio di chitarra alternato a momenti di arpeggio carichi di feeling. Anche il tappeto ritmico del drummer Armagedda svolge egregiamente la sua funzione di sostegno all’abrasiva voce di Demonaz. Il pezzo in questione si può ascoltare anche nella versione demo del 2007, dove il sound risulta più grezzo e il tempo leggermente rallentato rispetto alla versione per l’album.

"Ode To Battle" è un breve intro (circa 0:38) al brano che segue, "Legends of Fire and Ice", l’ultimo pezzo della tracklist. Qui veniamo di nuovo trascinati nel bel mezzo di scontri leggendari in terre lontane, dove l’unico vero imperativo è la sopravivenza nel combattimento (il pezzo viene introdotto infatti da "un’ode alla battaglia"), e l’insieme trasuda epicità da tutti i pori.

La strumentale "Dying Son" infine conclude questo album più che piacevole e convincente. Il brano è come una pennellata che attinge sulla tavolozza quei colori opachi e più scuri che completano lo sfondo di un quadro Black metal con il soggetto Demonaz in primo piano, fiero e maestoso, sicuro di averci regalato un album con molti riferimenti al passato ma con un’attualità nel suono che merita tutto il nostro rispetto. Noi di Rock & Metal in My Blood diamo convinti il nostro 8 pieno... Promosso!


1) Northern Hymn
2) All Blackened Sky
3) March of the Norse 
4) A Son of the Sword 
5) Where Gods Once Rode 
6) Under the Great Firs
7) Over the Mountains 
8) Ode to Battle
9) Legends of Fire and Ice

Bonus Track:
10) Dying Sun