DEMOLITION SAINT

Ignorance is The Law

2013 - Wine Blood Records

A CURA DI
MAREK
16/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

I Demolition Saint si formano ufficialmente nel Settembre 2010, dalla sinergia venutasi a creare fra il bassista Eugenio “Zamba” Zambardi ed il batterista Simone Nola, metallari mossi entrambi dalla passione per il Thrash metal vecchia scuola, quello che tanto sconvolgeva a suon di decibel i vari anni del decennio ’80. Ben presto la loro idea comincia a far proseliti, e alla loro causa si uniscono Sanso (anch’egli grande appassionato di Thrash anni ’80 e già membro della band ferrarese Game Over) ed il giovanissimo Matteo “Mastro” Mastrangelo, anagraficamente più piccolo dei tre ma comunque dotato di una grande passione (nonché tecnica) per il suo strumento, tanto basta per renderlo un membro perfetto per i Demolition Saint. L’ultimo tassello del mosaico viene sistemato con l’arrivo in scena del cantante Danny; la band ha così modo di cominciare a comporre il proprio materiale, ed in soli quattro mesi riescono a produrre una demo, esplicativa del tipo di sound scelto dai Nostri. Tuttavia, questa partenza a gonfie vele viene per un momento “stoppata” dall’uscita di Sanso dal gruppo, avvenuta nell’inverno 2011. Agli inizi del 2012, però, i Demolition Saint trovano un nuovo membro nel chitarrista Nicolò Bondioli: questo cambio provoca significativi scossoni all’interno della band, in quanto i Nostri decidono di cambiare stile, rendendo il loro sound decisamente più elaborato e completo, dotato di grande personalità e voglia di esprimere un qualche cosa che non sia solo “assalto sonoro”, riagganciandosi alle esperienze già elaborate da maestri come Voivod e Megadeth. Si arriva così al Settembre 2013, momento in cui la band si rinchiude in studio per registrare il loro debutto, l’EP Ignorance is the Law, prodotto dalla “Wine Blood Records” (registrato presso gli “Animal House Studio” ed il “Sonika”, mastering e mixing a cura di Federico Viola), che segna il loro battesimo del fuoco nonché introduzione definitiva nella Scena. Il concept legato alle tematiche presenti nel disco è di per se molto coinvolgente e decisamente attuale: già dal titolo possiamo capire che sarà proprio l’ignoranza il tema cardine dell’EP, quell’Ignoranza alla quale siamo costretti e dalla quale siamo schiavizzati, grazie allo “splendido” lavoro compiuto dalle macchine del Potere, un potere che ci vuole prodotti in serie, insignificanti insetti privi di cervello pronti a seguire la prima banderuola che passa. Anche la copertina, ad opera di Lorenzo “Ghosthead” Baroni, è in questo senso più che mai esplicita: notiamo una donna intenta a partorire, dinnanzi a lei è presente un meraviglioso quadro intento a raffigurare una natura adamitica, incontaminata, pura. Un cervo si abbevera candidamente ad un ruscello d’acqua limpida e cristallina, la vegetazione e ricca e rigogliosa, un caratteristico ponticello in legno dona ancor più serenità a questo ambiente bucolico, sorretto da montagne innevate ed imponenti, poste sul fondo. Basta alzare lo sguardo, però, per capire come questo scenario sia solo un’illusione al quale il nascituro deve essere abituato sin dai suoi primi vagiti. Il quadro è sorretto infatti da un’inquietante figura “ben vestita” (giacca, cravatta e camicia immacolata), molto probabilmente un politico (o anche un banchiere, un burocrate qualsiasi comunque una figura “potente”), il quale sghignazza malvagiamente mostrando un sorriso crudele e molto compiaciuto. Il bambino non si accorgerà mai della realtà delle cose, ben visibile nel resto dell’artwok: lo stesso paesaggio raffigurato nel quadro è, nella realtà, del tutto diverso, il risultato di un vero e proprio olocausto naturale. La carcassa del cervo, ridotta in un cumulo d’ossa, giace alla riva del ruscello prosciugato; non vi è una traccia di verde che sia una, gli alberi secchi e spogli sembrano poter crollare da un momento all’altro, l’ambientazione è a dir poco desertica mentre il cielo terso visto nel quadro appare qui offuscato e reso giallo / verdognolo dalle quantità di smog riversato nell’atmosfera da chissà quante ciminiere. Un sole pallido cerca di splendere, ma non riesce. I dottori e le infermiere sullo sfondo sono intenti a coprire con un sipario questo spettacolo desolante, in modo che il neonato veda unicamente ciò che non esiste. Il Thrash ritorna dunque a ruggire la sua rabbia contro un mondo ipocrita e sordo, mostrando le zanne ed attaccando senza pietà le istituzioni, sia politiche sia religiose, ree di aver pensato unicamente ai propri interessi e di aver costretto il mondo al collasso generale. Concept intrigante, non c’è che dire. Come suonerà, quindi, questo lavoro? Quanta rabbia, e quanta tecnica? Il tutto sarà ben dosato? Scopriamolo addentrandoci in questo mondo, nel quale nulla è come sembra.. Let’s Play!



Partenza subito alla grande con il primo brano, Beyond the Doors of Insanity: lunghe note di chitarra serpeggiano sinuose, creando una sinistra melodia in grado di creare sin da subito una notevole (ed insidiosa) atmosfera. Il tutto è destinato a spianare la strada al cosiddetto “vero” inizio di questo brano, scandito da un riff violento di chiara derivazione thrash ’80 ma qui e là venato anche di una percettibile venatura Heavy, ed è soprattutto al secondo 00:50 che possiamo riconoscere un sound alla Megadeth che coinvolge e rende il contesto sicuramente aggressivo, ma assai ragionato e dotato di una buona dose di tecnica. Un brano che scorre e che ci fa notare quanto i nostri siano soprattutto interessati a fondere fra di loro una certa attitudine ribelle (tipica del Thrash, naturalmente) ed una volontà di racchiudere questa “rabbia” all’interno di confini più precisi e meno labili, senza esplosioni sonore fini a loro stesse o voci “sguaiate” ma anzi, mantenendo il tutto su binari di aggressiva compostezza che ci fanno senza dubbio godere appieno di un brano che sino ad ora sta sicuramente donandoci diverse soddisfazioni. La tecnica è protagonista e la rabbia tipica del genere è portata in trionfo dalla mentalità quasi “strategica” dei Nostri, i quali dispongono le loro note lungo il brano come un buon generale disporrebbe i suoi soldati sul campo di guerra. Il sound è particolarmente curato, la produzione non pecca, le note di chitarra / basso ed i colpi di batteria arrivano nitidi e ben distinti, giungiamo poi al minuto 2:32, ove assistiamo ad un momento solista sinceramente emozionante e perfettamente confezionato. E’ in questo assolo che notiamo anche la componente Heavy accennata ad inizio descrizione, un perfetto compromesso fra lo stile teorizzato da mr. Dave Mustaine passando per il sempiterno esempio di colossi Mark “The Shark” Shelton, giusto per fare qualche nome. Il brano prosegue aumentando di intensità, le chitarre di Nicolò e Matteo sono decise a scandire marzialmente un tempo di marcia quasi imperiale, un riffing impetuoso sul quale ben si adagia la voce di Danny, adattissima al contesto. Minuto 3:46, altro momento solista introdotto da note tremule e preannuncianti l’imminente svolgersi degli eventi: la batteria di Simone batte precisamente il tempo e riesce a farsi notare in maniera egregia, proprio come il basso di Eugenio, degno compare dei nostri thrashers romagnoli. Il nuovo momento solista ha un che di “oscuro” celato fra i solchi delle note, un frangente “inquieto” e sicuramente apprezzabile che sembra quasi catapultarci in un ambiente insidioso, dominato dalla notte più oscura. Man mano che si “esce” dal momento solista, gli strascichi del clima instaurato da quest’ultimo si fanno sentire, almeno finché la band non preme di nuovo sull’acceleratore, reindirizzando il brano verso canoni più “Megadethiani” e riprendendo la marcia trionfale alla quale eravamo stati abituati in precedenza. Fra momenti notevolmente tecnici e senza dubbio variegati si chiude così questa prima traccia, squillante e particolarmente scorrevole, ricca di sorprese e qualificata da un’attenzione ai particolari giusta e mai troppo ossessiva. E proprio parlando di “ossessioni”, le lyrics del brano sembrano proprio focalizzate su determinati problemi che affliggono la psiche, dipingendo uno scenario di follia ed alienazione molto crudo e diretto, descritto nei dettagli. Il protagonista del testo si ritrova solo, in una “stanza imbottita” (nel gergo, la camera d’isolamento per malati mentali afflitti da gravi crisi “distruttive”), “stretto nell’abbraccio di se stesso” (altra metafora per indicare molto probabilmente la camicia di forza), a fissare il vuoto davanti a lui. La mancanza di stimoli esterni fa sì che egli si chiuda letteralmente in se stesso, cominciando a guardare all’interno della sua psiche deviata: orribili immagini cominciano a fioccare e a sfilare dinnanzi ai suoi occhi come fosse nel mezzo di una macabra processione. Mostri antropomorfi, orribili visi che spuntano fuori dalle pareti cercando di sfogare la loro rabbia sul nostro protagonista.. il suo cervello è “saturo”, esplode letteralmente in un tripudio di visioni spaventose che spalancano letteralmente le “Porte della Follia”. Il portale è ormai aperto sul nostro mondo, nulla potrà salvare il Nostro dall’assalto di tutto ciò che spunterà fuori da esso; è la sua mente a creare questi mostri, non si può sfuggire da un nemico che vive dentro di noi. In questo caso, potremmo quasi ricondurre il testo ad uno più noto scritto sull’argomento, ovvero “Welcome Home: Sanitarium”, uno dei brani più famosi del celeberrimo “Master Of Puppets” dei Metallica. Se il gruppo americano faceva leva in maniera più mesta, “vera” e malinconica circa lo status di isolamento nel quale molti internati nei cosiddetti “manicomi” si ritrovano a vivere, i Demolition Saint decidono di far leva più su una sorta di immaginario “Horror” e ben più romanzato, mettendo comunque in luce (sebbene in maniera più parossista, come abbiamo già sottolineato) quel che è la condizione di chi, suo malgrado, è imprigionato in una stanza e costretto a ripiegare unicamente su se stesso, alimentando i suoi pericolosi pensieri ed arrivando a non giovare per nulla del trattamento. Anzi, il protagonista di “Beyond..” sembra provare del terrore puro: si sente sgomento, cerca di scappare ma non può fuggire dai suoi demoni, sente la terra bruciata attorno a se e si rende conto di non poter far altro che soccombere al mostro che lo divora dall’interno. Soccombere in maniera lucida, in quanto egli si rende conto di poter letteralmente “rinascere” in questo mondo e, superata la paura iniziale, lo accetta come sua nuova casa. Persino Dio lo ha abbandonato, non gli rimangono altre speranze. Proseguiamo il nostro viaggio con l’avvento della seconda traccia, Ignorance is the Law, ben più indiavolata ed aggressiva della precedente. Non si rinuncia certo al ben noto gusto per la tecnica e le capacità esecutive vengono nuovamente esaltate dalla consueta produzione ottimale e dall’abilità dei nostri, bravi strumentisti; tuttavia, in questo caso l’acceleratore viene premuto leggermente di più, dando vita ad un brano che si rifà alle frange più aggressive dello Speed e del Thrash. Tanto possiamo ascoltare esperienze legate a gruppi “proto” come Tank, tanto sembra poi di trovarci a tu per tu con qualche brano dei Testament o dei Metallica prima maniera, senza tralasciare certo i maestri Megadeth, forse la maggiore influenza dei nostri . Le asce di Nicolò e Matteo decidono quindi di graffiare sfoderando un riffing serrato e veloce, per un brano che non lancia scampo sin dalla primissima nota e fa subito capire una cosa fondamentale: ci troviamo dinnanzi al cosiddetto “cavallo di battaglia”, il brano “scuoti-pubblico”, l’assalto sonoro che smuove le masse e prepara il terreno per quel che sarà sicuramente un concerto devastante (parlando di un probabile live dei nostri), od in questo caso “asseconda” i gusti dei Thrashers più intransigenti, quelli che certamente apprezzano la tecnica di brani come “Beyond..” ma attendono affamati come squali il brano trainante e veloce come questa splendida “Ignorance is the Law”, il cui titolo è poi splendidamente urlato in coro dalla band. La sezione ritmica dimostra ampiamente il suo valore (Eugenio e Simone suonano con convinzione e concretezza, dimostrandosi delle vere e proprie rocce) e dopo un altro momento solista che questa volta dimostra una “100% Thrash Attitude”, è il momento di  una menzione d’onore necessaria per la voce di Danny, il quale dimostra di essere certamente un cantante Thrash ma non per questo rinuncia ad adoperare la sua ugola in maniera tale da rendere il brano molto più coinvolgente ed espressivo, in diversi punti. Prendiamo in esame il momento che si dilunga dal minuto 2:12 al minuto 2:46, nel quale il nostro sembra proprio rimandare ad uno stile “proto thrash”, sfoderando delle vocals tranquillamente accostabili a quelle di un Algy Ward dei tempi d’oro. I cori lo sorreggono a meraviglia, questo momento è meno aggressivo ed appunto più venato di Heavy, ed il nostro singer è bravissimo a dotare tutto questo contesto di un’aura di anthemicità, rendendo di fatto il brano un vero e proprio inno per i fans. Si ritorna su binari aggressivi ed il brano non cambia più toni fino alla fine, altro momento solista al fulmicotone che devasta quanto ancora fosse rimasto in piedi dopo i precedenti assalti e giungiamo così alla fine di un brano che da solo varrebbe l’acquisto di questo EP. Tanta potenza eppure espressa in maniera così elegante e ragionata, sembra quasi di vedere un falco cacciare. Velocità, Rabbia e Tecnica, questi ragazzi stanno dimostrando di avere tutte le carte in regola per regalarci un bel po’ di soddisfazioni, in futuro! Come suggeriscono sia il titolo della canzone sia la copertina dell’EP, è proprio l’Ignoranza il tema principale di questo brano. Che tipo, di Ignoranza? Quella senza dubbio forzata, finanziata ed incoraggiata dai cosiddetti “poteri forti”, quelli che mediante il controllo pressoché totale esercitato sui mass media arrivano a farci credere qualsiasi cosa essi decidano. Un qualcosa è per loro sbagliato? Lo sarà anche per noi. Viceversa, una qualche altra cosa deve essere considerata giusta? Così sarà. Tutto ci viene nascosto o comunque tutto viene filtrato attraverso la volontà di chi detiene il potere, noi “sciocchi” possiamo solamente credere di essere liberi e di avere seriamente la possibilità di scegliere in totale libertà, senza essere condizionati. Come nel futuro distopico immaginato da George Orwell, siamo costantemente spiati da un “Grande Fratello” che monitora le nostre mosse ed è pronto ad intervenire, qualora ci fosse da censurare chiunque abbia realmente il coraggio di esprimersi in maniera sfavorevole nei riguardi di questo regime silenzioso. Programmi televisivi “spazzatura” che ci distraggono dalle problematiche reali, la totale noncuranza nei riguardi della Storia che, da Magistra Vitae, si ritrova ormai a non contar più nulla, dato che dimentichiamo il nostro passato come dimenticheremmo una vecchia maglietta nell’armadio. Abbiamo tutti paura di pensare con la nostra testa, dato che contravvenire alla morale comune significherebbe esilio, boicottaggio ed isolamento dalla comunità. Saremo considerati degli “uomini perfetti” solamente se ci dedicheremo unicamente al lavoro, rifiutandoci di pensare. Con i soldi ci tengono in pugno, realizzeremo troppo tardi che siamo unicamente una massa di marionette e nonostante tutti si nascondano dietro il vessillo insanguinato della Democrazia.. c’è da ammetterlo, siamo degli SCHIAVI, e di democratico nelle nostre miserabili ed inutili vite non c’è proprio un bel niente. Penultima traccia del disco, God-Fearingè aperta magistralmente dal basso di Eugenio, e subito dei precisi rintocchi di charleston da parte di Simone spianano la strada alle asce di Matteo e Nicolò: breve espressione solista sorretta da una lunga e minacciosa nota di chitarra ritmica e si può partire immediatamente con il brano, sfruttando una ritmica dapprima maggiormente serrata ed in seguito più cadenzata e scorrevole. Il tutto è impreziosito da un riff dal chiaro sapore “stars and stripes” (notevoli le influenze della Bay Area), che si dilunga almeno finché il brano non decide di accelerare all’improvviso aumentando di cattiveria ed intensità. Secondo 00:37, le chitarre divengono di colpo meno attente alla cadenza e subito lasciano preannunciare quest’accelerazione, serrando i tempi ed aumentando notevolmente i giri, riprendendo a piene mani dai Testament del primissimo periodo. La band segue i nostri axemen e la ritmica torna anch’essa meno accattivante e più decisa e prorompente, la voce di Danny non rinuncia nemmeno stavolta ad una carica espressiva sicuramente da non sottovalutare, il tutto continua a svolgersi seguendo questi dettami estremi ma meno “diretti” di quanto udito nella track precedente. L’assalto risulta essere sempre ben strutturato e ragionato, senza strafare e senza andare a perdersi inutilmente in un caos privo di senso o comunque di logica.  Al minuto 2:00 torna leggermente una cadenza ben più “tranquilla” ed accattivante ma presto i ritmi si inaspriscono di nuovo, dando vita ad un contesto che stilisticamente parlando ricorda molto da vicino i Metallica, in un tripudio di note che giungono ineluttabilmente, una dopo l’altra, come i soldati di un esercito che ha il pieno controllo dell’ambiente nel quale si trova a combattere. Il brano continua ad articolarsi su questi binari, risultando ora più “crudele” ora più cadenzato, non annoiando mai l’ascoltatore ma anzi donandoci dei momenti da ricordare, come nel caso del lasso di tempo che intercorre fra il minuto 3:40 al minuto 5:06, sicuramente il picco espressivo e di tutto questo EP. Assoli che denotano un gusto per la melodia niente male, che affondano le loro radici, ancor prima che nel Thrash, nell’Heavy tipicamente inglese, per non parlare poi di un estro compositivo che permette ai nostri di muoversi in maniera agile e veloce anche ricamando trame e riff che di certo non ascoltiamo tutti i giorni, data la loro complessità di fondo. La tecnica può essere una delizia tanto quanto una croce, ed i nostri non sembrano proprio indirizzati verso il Golgota, anzi: in questo caso, il loro SAPER SUONARE non rende i brani freddi o sterilmente prevedibili, non ci troviamo dinnanzi ad una gelida esibizione ma anzi, dinnanzi ad un brano variegato che ora assale ora si lascia ascoltare, ora coinvolge ora sconvolge.. questo vuol dire avere padronanza dei propri mezzi e strumenti, e benché il gruppo sia così giovane è già arrivato a comprendere una lezione fondamentale, per ogni buon musicista che voglia definirsi tale. Il brano prosegue non perdendo la sua carica fino alla fine, sempre richiamando Testament e Metallica ed offrendoci altri momenti di grande tecnica (ascoltate per bene il lavoro di chitarra e batteria nell’ultimo minuto, ne vale assolutamente la pena) e chiudendo un discorso articolato ma comunque piacevolmente scorrevole. Ci riallacciamo al tema trattato nella track precedente e nuovamente di Ignoranza parliamo, questa volta però focalizzandoci sul bigottismo del credente ossessivo / compulsivo. La spiritualità è un dono, ma quando quest’ultima comincia a cozzare pericolosamente con il denaro, il potere e soprattutto la superstizione, allora si tramuta forse nel peggiore dei mali che potrebbe affliggere l’umanità. Il credente è plagiato da vere e proprie associazioni a delinquere / sette che come unico intento hanno quello di lucrare sulle menti di poveri impauriti che magari cercano solamente un conforto o una spalla sulla quale piangere. I Nostri, com’è inevitabile che sia, si rivolgono specialmente alla realtà a loro ed a noi tutti più vicina, quella della Chiesa Cattolica; in nome di un Dio creato ad hoc dal potente di turno, quest’associazione ha, nel corso dei secoli, commesso i crimini più atroci: bruciato innocenti sul rogo accusandoli di reati ridicoli come “eresia” o “stregoneria”, impedito il libero ricercare e studiare di scienziati ed uomini di cultura, soggiogato le masse ignoranti con lo spauracchio del “Diavolo” e soprattutto accumulato ingenti somme di denaro proprio sfruttando il “timor di Dio” dei cosiddetti “fedeli”. Un “curriculum” di tutto rispetto, che non fa altro che aggiungere nuove voci su di esso, anche in tempi moderni. Ringraziando l’umano progresso, oggi nessuno viene più bruciato su di un rogo “fisico”.. tuttavia, il fuoco di quello “metaforico” arde ancora. Il Vaticano è ancora in grado di sfruttare il suo ascendente, spingendo i propri seguaci a far tutto quello che vescovi o cardinali impongono loro di fare. Condannare ciò che deve essere condannato, pena la scomunica e l’allontanamento dalresto dei fedeli.. e sappiamo come, per certe persone, la fede sia tutto. Persa quella, si perderebbe una ragione di vita, e per quieto vivere, cedendo alla paura di rimanere soli, non si protesta e si va avanti a testa bassa, credendo a cialtronerie e stupidaggini senza batter ciglio. Come ci dicono i nostri Demolition Saint, “il Paradiso è in vendita!”, tutto ha un costo, persino la bontà di Dio che in teoria dovrebbe essere gratuita ed universale. In pratica.. si vuole la salvezza? Allora è bene essere generosi con le “offerte” e soprattutto chinare il capo dinnanzi all’Ipse Dixit, sottostando alle regole e ai dogmi della Chiesa / Setta. Chi si rifiuta subirà “l’ira di Dio”. L’unica speranza, come dicono saggiamente i Nostri, è aprire gli occhi ed accorgersi definitivamente che tutto quel che ci viene presentato da questi signori non è certo oro.. anzi, si tratta unicamente di svariati pezzi di materia organica anfibia comunemente detta.. (lascio intuire a voi il seguito). Svegliarsi e ragionare con la propria testa, piantandola di farsi influenzare da chi non deve avere il diritto di intromettersi nelle nostre vite con veemenza e con la pretesa di dominare la nostra realtà. E’ la precisa batteria di Simone ad introdurci l’ultimo brano del lotto, Brainless World, aperto proprio dallo strumento del nostro drummer, in maniera precisa e marziale. Un riff di chitarra dal retrogusto Heavy va a cesellare il lavoro della ritmica e ben presto anche il resto della strumentazione comincia a comparire, sorreggendo questa impalcatura heavyeggiante che però, ben presto, ritorna a vestire i panni del Thrash. I nostri ri-adottano in pieno uno stile che rimanda chiarissimamente ai Megadeth, dando vita ad uno stile tecnico ma molto aggressivo, preannunciante un’accelerazione imminente. Così è: minuto 1:31, la ritmica diviene ben più serrata e le chitarre ben più ruggenti, la voce di Danny risulta sempre un bel valore aggiunto ed il nostro singer riesce ad adoperare la sua ugola in maniera ottimale, adottando uno stile per nulla prevedibile ma anzi molto adatto ad un contesto musicale così variegato. L’aggressività continua e l’uso dei cori riesce ad enfatizzare il tutto, la batteria di Simone è un vero e proprio monolite in grado di dettare i tempi a tutta la band; il drummer si dimostra perfettamente all’altezza di una situazione non facile, ovvero fungere da punto di riferimento per una band molto tecnica ed intenta a variare il suo stile più volte. Di certo, un semplice “picchiatore” non avrebbe potuto far bene quanto il nostro batterista! Il brano prosegue, giungiamo nuovamente ad un momento solista che sicuramente riceverebbe l’apprezzamento di Dave Mustaine e subito dopo una chitarra stridente dà il via ad un momento strumentale che sfocia nuovamente in ritmiche serrate e note al fulmicotone, Danny torna a declamare i versi del brano e prorompe un nuovo assolo che questa volta ci riporta letteralmente in territori Heavy, finché la band non ritorna ad urlare letteralmente il titolo del brano con una potenza che farebbe invidia ad un qualsivoglia gruppo di ultras. Verso la fine si ri-adotta un ritmo ben più accattivante che ricorda i Metallica degli anni d’oro, ed il brano si conclude lasciandoci piacevolmente soddisfatti. Un pezzo lineare, in grado di vincere e soprattutto convincere, degna chiusura di questo EP che si è dimostrato, benché composto da soli quattro brani, assai valido e sicuramente degno di far bella figura fra la collezione di dischi di ogni buon thrasher. Un brano che chiude la “triade dell’Ignoranza”, analizzando in ultima battuta il comportamento che tutti noi assumiamo grazie alla corruzione delle nostre menti, esercitata dal potere. “Brainless World”, “mondo senza cervello”, proprio perché quest’ultimo ci è stato letteralmente estirpato dai potenti, i quali hanno provveduto a riempire il vuoto lasciato nella calotta cranica immettendo in essa una sequela di idiozie e distrazioni, le quali ci impediscono di pensare razionalmente e soprattutto ci impediscono di porci delle domande circa il nostro status di schiavi. Perché siamo costantemente soggiogati e repressi da un sistema tirannico? Perché nessuno è in grado di ribellarsi? Perché queste catene opprimenti? Domande destinate a non ricevere risposte, in quanto la nostra mente è stata totalmente corrotta ed impostata sulla lancetta della cieca obbedienza. Mediante “programmazione” è insito in noi tutto ciò che è da elogiare e da condannare, siamo trattati alla stessa stregua di un gruppo di macchinari prodotti in serie e costruiti unicamente per obbedire ad un padrone. Sappiamo fare tutto, svolgere calcoli complicatissimi, scrivere, leggere.. ma a cosa serve tutto questo, se saremo sempre e costantemente vittime di chi, premendo un pulsante, può disattivarci quando vuole? Ribellarsi non se ne parla, non siamo in grado, siamo tenuti sotto scacco dal grande “compromesso Storico” e, parlando specificatamente di noi uomini in quanto maschi, plagiati da quel che è l’ascendente che le donne riescono ad avere su di noi. “Conosci a memoria tutti i nomi di quelle puttane, ma di come gira il mondo non sai nulla!”, siamo letteralmente bombardati di immagini raffiguranti varie “signorine”, le quali fanno in modo di indurci a credere che sia solo quello il centro del mondo, e che la principale preoccupazione sia per l’appunto piacere per “rimorchiare”. Comportamento che si riflette anche sulle donne comuni, le quali crescono vedendo le varie vip, credendo che essere belle ed alla moda sia l’unica cosa che conti per davvero. Siamo costretti dunque a vivere in un mondo superficiale, ove il cervello e l’intelligenza non contano più nulla. Prigionieri di una gabbia senza sbarre, costretti a pensare ciò che ci viene detto di pensare e soprattutto costretti a non ribellarci MAI. Perché il mondo è bello, e siamo tutti felici.. non c’è motivo di arrabbiarsi, vero?



Si conclude qui il nostro viaggio alla scoperta di questi giovani thrashers emiliani. Un EP dalla durata esigua e dalla tracklist non importantissima, questo c’è da dirlo.. come c’è da sottolineare, comunque sia, l’importanza del contenuto sino ad ora ascoltato. E’ innegabile il fatto che questi ragazzi posseggano un notevole talento, nonché una capacità di dar voce alle proprie coscienze musicali che non ha dell’ordinario. Quella del Thrash, dopo tutto, è una strada percorsa e ripercorsa più volte, non possiamo certo pretendere che la si stravolga, reinventandola totalmente col rischio magari di snaturare il messaggio di fondo. Proprio in virtù di questo, i Demolition Saint rimangono senza dubbio ancorati saldamente ad una tradizione, arricchendo però il tutto con il proprio estro creativo ed il proprio talento. Ingredienti con i quali non sono stati avidi, poco ma sicuro. Espedienti musicali piacevoli e ben inseriti, brani suonati in maniera tecnicamente ineccepibile ma soprattutto sentiti, intensi, capaci di suscitare ammirazione ed al contempo sorpresa, in quanto nessuno si aspetterebbe mai, da un EP di quattro tracce, una così marcata sensibilità musicale ed un volontà di esprimersi pressoché totalizzante, che permette ai nostri di poter camminare sin da subito a testa alta, lasciando a casa la falsa modestia ed il timore reverenziale, mali che troppo spesso offuscano le reali potenzialità di un gruppo. La sostanza c’è, non ci troviamo dinnanzi ad un semplice biglietto da visita ma anzi, davanti ad un lavoro complesso che richiede d’essere ascoltato più e più volte, proprio per cogliere appieno i rimandi ed i riferimenti, e captare per bene tutte le sfumature che si percepiscono fra i solchi di questo disco. Quasi come se i nostri dicessero: “noi siamo i Demolition Saint, e sappiamo fare questo”. Un manifesto programmatico che annuncia senza dubbio un Full Length in fase di realizzazione, che consacrerà definitivamente la band e ci consegnerà un prodotto finito e maggiormente articolato. Proprio perché l’attesa di vederli all’opera in un contesto molto più complesso e “spazioso” è tanta, è bene assegnare un voto più, più che sufficiente a questa performance, con l’obbligo di farci ascoltare, in futuro, un disco veramente degno del nome che i nostri vogliono costruirsi, con così tanta caparbietà e coraggio. Le doti, ripetiamo, ci sono e sono anche ben visibili, ma sapranno coinvolgere appieno l’ascoltatore, quando si troveranno dinnanzi all’arduo compito di sistemare più tracce in perfetta armonia fra di loro, non appesantendo l’album e soprattutto non calando mai di tensione? Io voglio realmente crederci, e di sicuro ci sarà da sfregarsi le mani. Avanti tutta, ed alla prossima!


1) Beyond the Doors of Insanity
2) Ignorance is the Law
3) God-Fearing
4) Brainless World