DEMOLITION HAMMER

Tortured Existence

1990 - Century Media Records

A CURA DI
DAVE CILLO
02/06/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione


Ci sono alcuni lavori che, pur essendo nascosti alla vista dei più, possiedono un valore incommensurabile: questi album speciali, purtroppo, rimangono nella storia e nei cuori esclusivamente degli specifici fan di un genere per aver ricevuto, nel corso degli anni, una limitata visibilità. Nessuna mancanza qualitativa dunque: come accennato durante la recensione dell'album di debutto dei Mandator, ciò avviene a causa di motivazioni esclusivamente derivanti da un contesto storico-culturale meno roseo e favorevole rispetto ad un altro. Queste produzioni, proprio come quelle dei grandi big della musica heavy, si fanno ascoltare e riascoltare e chi le ha scoperte non può fare a meno di averle nella propria playlist, apprezzando il fatto che si tratti di lavori piuttosto di nicchia quasi come se fosse un'ulteriore qualità, constatando con una sorta di spirito di fratellanza e di immedesimazione come la band non abbia riscosso l'attenzione che meritava. Ricordo ancora la prima volta che ascoltai quest'album, e nella mia storia probabilmente si rispecchieranno anche alcuni dei nostri amati lettori: quando le mie casse, a tutto volume, iniziarono a sparare "44 Caliber Brain Surgery" ero totalmente impazzito, mi chiusi nella mia stanza e nonostante mi stessero chiamando non c'era alcun modo di staccarmi da quella musica. Era ora di pranzo ma poco mi interessava del mio appetito, dato che avevo per la prima volta nella mia vita scoperto cosa per me fossero i Demolition Hammer. Il mio amore per la loro musica non è mai sceso neppure di una virgola, e quando mi è stata assegnata la loro recensione mi sono quasi commosso: capirete quanto sia dunque importante per me attribuire con questa recensione un grande valore ad un pezzo di storia assolutamente da non dimenticare. I Demolition Hammer nacquero a New York nel 1986 con una formazione composta da Steve Reynolds al basso e alla voce, James Reilly alla chitarra e John Salerno alla batteria. Due anni più tardi rilasciarono la loro prima demo intitolata "Skull Fracturing Nightmare", che già si fece notare all'interno della scena catturando l'attenzione dei fan del genere e delle etichette indipendenti. A questo punto la band si assestò con l'inserimento di una seconda chitarra ad opera dell'axeman Derek Sykes e con l'entrata di Vinny Daze alla batteria, che andò a sostituire il precedente percussionista. Quando un anno dopo, nel 1989, i quattro rilasciarono la seconda demo "Necrology", composta da 6 tracce per un totale di 24 minuti, per i ragazzi fu il momento di ottenere un contratto con la Century Media Records, label tedesca nata solo un paio d'anni prima e che ad oggi vanta l'aver lanciato al grande pubblico le carriere di alcune band fra le più note del panorama heavy come Iced Earth con il loro omonimo debutto del 1990, Asphyx con "The Rack" del 1991, Nevermore con l'omonimo primo lavoro del 1995 e Arch Enemy con il loro secondo lavoro in studio "Stigmata" del 1998. Una volta sistemata per i nostri ragazzi la parte burocratica con l'etichetta arriva così "Tortured Existence", primo vero e proprio debutto discografico dei Demolition Hammer, configurato stilisticamente in quel buon vecchio e genuino thrash/death vecchia scuola di cui si fecero interpreti anche gruppi come Morbid Saint, Protector, Sadus e altri, rilasciando lavori che chi ama il genere non potrà non conoscere canzone per canzone.



 



Si parte come anticipato con "44 Caliber Brain Surgery", che apre la danze con un riff violento e ossessivo, completato al meglio dall'incredibile lavoro dietro le pelli di Vinny Daze, vera e propria icona del genere per i suoi ritmi violenti e perfettamente calzanti con il sound proposto dal resto del combo statunitense. Come stupendo è il lavoro del batterista stupenda è anche la chiave con cui Steve Reynolds interpreta i brani alla voce, aggiungendo se possibile un'ulteriore dose di cattiveria al pezzo grazie alla sua carismatica voce e alla sua timbrica raschiata che possiede un sapore old school unico e quasi commovente. La produzione, avvenuta all'epoca con un basso budget, è perfetta per il genere in quanto il lavoro degli strumenti e in particolare di batteria e chitarre valorizza al meglio la tipologia di sound presente nei brani presenti all'interno dell'album, esaltandone le caratteristiche: per quanto riguarda la stessa batteria, il suono del rullante è in particolare una vera e propria chicca, con il suo suono esplosivo e martellante ideale per qualsiasi album intenzionato ad esprimere sana violenza sonora alla buona vecchia maniera. I riff violenti e l'infermabile voce di Steve ci conducono dopo un minuto e 50 ad un più lento riff che, su qualche accordo, introduce il riff portante dell'assolo, alternato fra i due chitarristi e perfezionato da un suono grezzo ma estremamente piacevole. Come di consueto, terminata la solista i Demolition Hammer donano all'ascoltatore una sana dose di piacere grazie ad un riff violento e spietato che ci riporta ai martellanti ritmi delle parti già assaporate del brano, concludendo con una chiusura concreta ed efficace come di migliori non potrebbero essercene. Il testo della canzone è una stupenda amalgama di suoni violenti e crudeli, perfetti per riempire al meglio le linee strumentali: al centro del brano, in una scarica nervosa fra infezioni, disagi sociali e neuropatie, vi è un intervento chirurgico al cervello praticato male e senza il possesso di alcuna laurea da uno pseudo-dottore che forse aveva, sin dall'inizio, intenzione di uccidere per l'aver vissuto un'esistenza miserabile che l'ha trascinato alla follia. Da cantante, sono affascinato da come siano scritte le liriche di questo brano e di molte altre tracce di quest'album, in quanto sono una perfezione metrica di suoni cattivi ed estremamente efficaci per arrivare al proprio fine, ovvero quello di far delirare il pubblico il più possibile. Si continua con "Neanderthal", introdotta da un riff classico e di media velocità dall'impatto devastante, specie in seguito al magnifico ingresso di batteria che con una brusca accelerazione e una massiccia dose di doppio pedale rinforza la parte (semmai ne avesse bisogno). Le ritmate parti di voce sono brutalmente coerenti nel fondersi con le ritmiche e nel supportare i continui cambi di velocità presenti nel brano, vera e propria chiave che contraddistingue spesso la band da molte altre. Dopo gli scambi alla chitarra solista fra i due axeman, partiti dopo 1 minuto e trenta del brano, a catturare l'attenzione c'é lo spettacolare rallentamento che ci dona uno dei riff più magnifici tra quelli scrivibili nel genere, come del resto molti ce ne sono in questo album. Splendida la continua scarica con cui arriviamo a fine traccia, con tanto di assolo conclusivo e fade-out che ci lascia già preparare all'ondata sonora successiva. Le liriche del brano, come nell'episodio precedente, calzano a pennello con la musica: tutti i suoni violenti e taglienti messi in mostra dalla parte musicale del brano li ritroviamo nelle liriche, in cui a fare da tema c'é una feroce lotta per l'evoluzione e un eterno conflitto tra preda e predatore. L'intero testo sarà incentrato sul più naturale degli istinti, quello di sopravvivenza, e colui che riuscirà ad abbattere la sua preda avrà la possibilità di sopravvivere. Il terzo brano si intitola "Gelid Remains": lo spettacolare riff d'apertura è stavolta protagonista con un rallentamento, differenziandosi per l'accelerazione iniziale ascoltata nella canzone precedente. I risuonanti colpi di rullante di Vinny Daze scortano la nostra attenzione fino all'attacco di strofa, con un incalzante riff che si mostra ideale per essere gestito dal vocalist nella maniera più incisiva possibile. Nella traccia, in cui un riff di lenta velocità e l'inverosimile lavoro del batterista si rendono principali protagonisti, abbiamo modo di assistere al letale breakdown presente dopo 2 minuti e 20. La parte, valorizzata poi dall'ingresso di Steve, si evolve fino ad un'altro riff che in una sorta di sequenza che si innalza in maniera "violentemente progressiva" apre la strada all'assolo di chitarra, godibile ma non mostruosamente veloce, che ci ricondurrà alla strofa di canto conclusiva.  Il testo della canzone narra di come, al fianco dell'evoluzione tecnologica, si sviluppa il desiderio umano dell'immortalità: così i più ricchi, clienti di una qualche multinazionale, decidono di farsi ibernare in preda alla speranza di poter ingannare la morte, sempre più prossima. La canzone non ci lascia intendere che vi siano effettive speranze di riuscire a mantenere i tessuti umani invariati, e la pratica viene descritta come un frutto della follia della razza umana che sta diventando sempre più potente e sempre più sognatrice, fino al punto di possedere la sicurezza di poter ingannare la natura. Il quarto brano si intitola "Crippling Velocity",  canzone che apriva la loro demo "Necrology" l'anno precedente. Il brano si apre con un rapidissimo riff di chitarra che non potrà non ricordarvi i Dark Angel di "Darkness Descends", in uno spettacolare rallentamento che dopo pochi secondi introdurrà la superba strofa di canto. Il brano, che nei primi 2 minuti non possiede particolari variazioni di tempo mostrandosi stavolta uniforme nella sua ossessiva velocità, prenderà quota con la serie di riff (vero e proprio marchio di fabbrica della band quello di inserire innumerevoli riff) che in una continua evoluzione lascerà spazio agli scambi fra i due chitarristi, stavolta intervallati da una massiccia parte ritmica che "spezzetta" l'esecuzione. Anche questo brano termina  in fade-out, con la violentissima parte di chitarra che viene riempita da alcuni sample vocali rappresentanti grida di disperazione.  Le urla sono inerenti alle tematiche trattate nel testo del pezzo, che racconta di un violentissimo sterminio portato da Dio su un'umanità considerata troppo peccaminosa e quindi non degna di sopravvivenza. Tra parassiti e precarie condizioni igieniche si spargerà sull'umanità un letale morbo che porterà alla morte di massa, in una continua violenza di suoni che descriverà anche le cause mediche di come ciò è destinato ad avvenire. La marcia prosegue con la celebre "Infectious Hospital Waste", che parte nella maniera più distruttiva possibile con tanto di ben definiti colpi di cassa che sul rapido riff scandiscono il ritmo 2-1, 2-1. L'avvio del brano è una scarica letale che sussegue continuamente, in un tripudio di parti e di energia che ha reso la band ciò che è alla memoria dei nostalgici. Una volta che il carismatico cantante/bassista urla "waste" è il momento per il brano di mettere in mostra un grande riff di tempo medio, in quello che è uno di quegli stacchi che vi ricorderanno i Nuclear Assault di celebri episodi quali "Fight to be Free".  L'incontenibile energia sonora del brano si mostra infermabile, in quello che è uno dei pezzi più validi del full (ma non il mio preferito, e credo che questo possa dire tutto). Una volta ripresa la strofa con tanto di riff in palm i nostri chiudono il brano con un breve stacco di basso ed un nuovo violento attacco che conduce al finale tramite un nuovo assolo stavolta eseguito da Reilly. Le liriche di questo brano narrano di come, attraverso la marea, giunga a terra un letale morbo contenuto in un sacchetto rosso. Sebbene le autorità negheranno di riconoscere il pericolo, i batteri contenuti in quei rifiuti ospedalieri infetti si diffonderanno seminando panico e morte tra la popolazione, con le menzogne del governo che avranno oramai segnato il destino di molte, molte vite. Una volta concluso questo capolavoro l'album prosegue con la sesta traccia, intitolata "Hydrophobia": la canzone, la più breve all'interno di questo debutto, parte sin da subito con un riff ossessivo che, coadiuvato dalla martellante batteria, si evolve in una evoluzione di stampo estremo e a tratti quasi hardcore. La spettacolare linea vocale, anch'essa qui più veloce, conduce il pezzo ad una parte stilisticamente nuova alle nostre orecchie con delle note lente e armonizzate ma con tanto di scatenato Vinny Daze che dietro le pelli rende estremo ogni singolo secondo di questo episodio.  L'assolo è anche in questo caso alternato nell'esecuzione tra Reilly e Sykes, non presentando stavolta nessun rallentamento ma mantenendosi molto rapido nell'assistere al meglio le feroci ritmiche di chitarra che persistono come se, al termine di questo pezzo, l'ascoltatore debba rimanere sfinito. Il testo si mantiene nel campo "medico", trattando di un feroce quadrupede infettato dalla rabbia. Il violentissimo animale attaccherà chiunque senza possedere un buon motivo, contagiando la malattia tramite le sue fauci infette. Mentre la bestia ha perso la testa e la sua avidità per l'acqua cresce sempre più, in un crescendo di suoni e di violenza i ragazzi descrivono l'avanzare della malattia sull'animale. Sulle taglientissime ritmiche donateci da questa spettacolare produzione low-cost passiamo a "Paracidal Epitaph", introdotta da un lento riff su cui il raddoppio del basso si fa spettacolare. La parte introduttiva, che in questo caso è contraddistinta nel riff dall'uso di un paio di pitch armonici non tipici della band, si unisce perfettamente alla parte di strofa che, in quanto a velocità, non decolla a ritmi molto alti come solitamente accade durante questo full length. Ottima la sezione di metà brano, che su ritmiche altalenanti e piuttosto insolite ci conduce al ritorno del riff d'apertura della canzone, spietato come pochi e perfettamente adeguato a valorizzare l'energia trasmessa da questo brano. In un continuo evolversi e susseguirsi di parti violente e ben concepite arriviamo all'assolo che, in fade-out, chiude il brano. Anche in questo caso la parte solista non raggiunge velocità estreme (seppur comunque non indifferenti), creando una melodia piuttosto malvagia e perfettamente coerente al contesto musicale dell'episodio. Tra patogeni e armi biologiche, la canzone descrive come tramite lo sviluppo tecnologico talvolta possano essere causate più vittime che in una guerra nucleare: i nuovi mezzi con cui si tratta l'agricoltura sono infatti estremamente dannosi, con trattamenti moderni e uno scenario che tra gas inquinanti e vaccini condurrà alla morte. La penultima traccia si intitola "Mercenary Aggression": aperta da due colpi di batteria la canzone si sviluppa in maniera inizialmente non troppo rapida, con le incalzanti e frammentate metriche vocali che, come sempre, danno quel qualcosa in più all'intero lavoro. La traccia, di durata di 3 minuti circa, si sviluppa in maniera più semplice e meno articolata rispetto agli altri episodi di questo full length. Sebbene la concezione di come metter su il brano resti la stessa, le influenze si fanno qui ancor più grezze e volgari nella loro semplicità che quasi, durante la strofa, si avvicinano allo strizzare l'occhio all'hardcore punk mostrandone qualche flebile ma inaspettata influenza. Molto interessanti le liriche, che si mostrano in questo brano più basate su uno scenario reale rispetto a quanto visto precedentemente, tra fantomatici virus e catastrofi naturali che reali sono ma fino ad un certo punto. Il pezzo, che tratta di tematiche di guerra, descrive una realtà crudele dove a regnare sono spietatezza e popoli ridotti in schiavitù. Al fianco della battaglia, descritta prevedibilmente in maniera piuttosto cruda e a tratti quasi sadica, emerge l'importanza della politica e delle trattative che avvengono al di sopra del conflitto: tra mercenari e governi rovesciati queste sono, infatti, un aspetto che deciderà o meno l'esito di molte vite di cui non si conosce ancora il destino. L'album si chiude con "Cataclysm": secondo molti siti (quali wikipedia inglese e metal archives) questa traccia non appartiene all'album, ma ci tengo a sfatare questo mito in quanto il pezzo è una parte, ed una parte tutt'altro che irrilevante, di questo stupendo primo lavoro della band e dimenticarne una traccia sarebbe un errore importante. Il brano, molto studiato nei suoi quasi 6 minuti di durata, mostra in maniera chiara ed emblematica tutte le caratteristiche narrate della band fino ad adesso. Nella traccia emerge, in alcuni tratti, tutta la presenza del basso, con la canzone che si sfoga tirando fuori innumerevoli riff caratterizzati da una aggressività che in quegli anni era ancora solita a pochi. Deliziosa la sezione di metà brano, in cui si gioca tra ritmi insoliti di batteria e una parte di basso con cui gli stessi ragazzi cercano di fare qualcosa di più particolare rispetto a quanto ascoltato fino ad ora: lo strumento 4 corde è il vero protagonista di questo brano, mettendosi in mostra più di ogni altro episodio dell'album e ritagliandosi uno spazio più che fondamentale. La canzone, e quindi l'album, si chiuderanno con un brevissimo sample audio di vento. Il testo di questo pezzo ci riporta alle tematiche cardine di questo full length, e lo fa tramite calamità e disastri naturali che si fanno protagonisti di uno scenario a dir poco apocalittico. Nella canzone si racconta di come, allo sciogliersi dei ghiacci, gli oceani diverranno pietrificati e le terre verranno totalmente ricoperte dal gelo, formando un'enorme tomba di ghiaccio che porterà alla fine dell'umanità. Inutile cercare una via di salvezza, perché i quattro descrivono che tutto ciò avverrà così rapidamente da non lasciare alcuna minima chance di salvezza al genere umano.



 



Non credo che le sensazioni lasciate dall'ascolto di quest'album siano facilmente descrivibili: potrebbero essere descritte come un cazzotto sui denti, un trapano che apre un cervello in due, o più semplicemente come un esempio di pura e sana violenza sonora che farà godere gli amanti di questo sound dal primo all'ultimo secondo, senza sconto alcuno. Il prezzo verrà pagato per intero, e in maniera molto salata, perché dischi di riuscita come questo non concedono alcuno scampo nella loro continua e ossessiva riuscita tra riff tritaossa e percussioni martellanti. L'album, infatti, altro non è che la pura essenza del sound estremo in voga a cavallo fra gli anni '80 e gli anni '90: non solo "Tortured Existence" è infatti una mattonella indimenticabile della scena heavy americana, da ascoltare e riascoltare fino a data ancora da definirsi, ma la band mostra un proprio stile e una personalità tutta propria nella costruzione delle canzoni. I pezzi lunghi e studiati, infatti, distinguono questo lavoro per la presenza di un innumerevole numero di parti e di riff di cui potremmo parlare all'infinito. Le ritmiche meritano un accenno importante, grazie al basso che viene valorizzato al meglio e una batteria che meriterebbe un intero capitolo per il suo suono: sarò sintetico ribadendo, come accennato prima, che un suono così martellante ed esplosivo di percussione dovrebbe essere preso d'esempio da tonnellate di produzioni thrash d'oggi (e molto probabilmente anche del domani). Impossibile infatti ottenere un suono così incisivo, con un rullante dall'impatto così devastante e riuscito da donare piacere ad ogni singolo colpo. Come di consueto, lascio al termine della recensione un giudizio complessivo sulle liriche, assolutamente obbligatorio in questo caso. Amo infatti immensamente i testi di questo bellissimo debutto discografico della band, ma i motivi sono qui abbastanza insoliti: le tematiche, infatti, non sono a mio parere nulla di speciale. Morte, catastrofi, virus, sono argomenti che potremmo definire "non da premio Nobel" e abbastanza soliti per la scena metal estrema. Vi starete dunque chiedendo: da dove proviene allora tutto il mio apprezzamento? Esso proviene dalle parole, dalle metriche, dai ritmi e dalla violenza con cui tali concetti vengono espressi.  Le liriche di questo lavoro talvolta richiedono anche delle competenze, ovvero un minimo di conoscenze in campo medico o più in generale culturale, e la violenza e l'impatto con cui ogni frase viene urlata ha dentro sé un qualcosa di unico mai ascoltato prima. Al valore di questo pezzo di storia non c'è molto altro da aggiungere, se non che se non l'avete dovete procurarvelo al più presto perché merita uno spazio all'interno della vostra collezione.


1) 44 Caliber Brain Surgery
2) Neanderthal
3) Gelid Remains
4) Crippling Velocity
5) Infectious Hospital Waste
6) Hydrophobia
7) Paracidal Epitaph
8) Mercenary Aggression
9) Cataclysm

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