DEICIDE

When London Burns

2010 - Earache Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
30/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Verso la fine del 2010 la "Earache Records" annunciò il lancio di "Into the Pit", ovvero una serie (esclusivamente digitale e disponibili solo su I-Tunes) di live album dei gruppi di casa Earache. Prodotti i quali - nella maggior parte dei casi - si rivelarono del tutto inediti. Di certo, "When London Burns" dei Deicide non poteva considerarsi tale nel 2010! Infatti, stiamo parlando di un concerto del 2004, realizzato all'indomani della pubblicazione di "Scars of the Crucifix" e, pare, solo cinque giorni dopo che i fratelli Hoffman lasciarono ufficialmente i Deicide. C'è da domandarsi, infatti, come sarebbe altrimenti stato possibile, per chi li ha rimpiazzati dal vivo, preparare subitamente un'ora di concerto, con soli cinque giorni di preavviso. Nella formazione vediamo quindi Glen Benton (basso e voce) e Steve Asheim alla batteria, mentre gli altri membri consistono nei chitarristi Jack Owen (il quale aveva appena finito di registrare "The Wretched Spawn" coi Cannibal Corpse, dai quali si separò per tentare una strada differente), e  Dave Suzuki dei Vital Remains, vero e proprio "tuttofare", per il quale l'esperienza nei Deicide resterà solo una parentesi (a differenza invece di quanto accadde in seguito per Owen). C'è da precisare che la "Earache.." aveva già pubblicato questo live, addirittura in formato DVD quattro anni prima, nel 2006; motivo per il quale, la "nuova" pubblicazione di questa digital release diventa ancora più inutile: stiamo parlando di un concerto tenuto il 29 Novembre 2004 a Londra (in cui mezza formazione era stata improvvisata all'ultimo momento), licenziato un pugno d'anni prima ed ora riproposto dalla stessa etichetta nel 2010 per proporlo come download digitale, sfruttando la piattaforma I-Tunes. La recensione potrebbe benissimo concludersi qua, limitandosi ad osservare che probabilmente alla "Earache" non avevano di meglio da fare che riscaldare minestre. Considerando anche  il fatto che i "master mind" del colosso musicale avevano addirittura riciclato (per l'ennesima volta!) perfino l'artwork e tutto il resto. Anche se, va detto a loro discolpa, comunque sarebbe stato abbastanza inutile crearne uno ex novo per una digital release. Eppure, questa trovata è sinonimo del mercato che cambia e del fatto che l'etichetta non vuole farsi trovare impreparata. Parlando a posteriori, quelli sono infatti gli anni in cui sembrava che I-Tunes avrebbe potuto diventare un colosso, che addirittura avesse potuto avere la possibilità di monopolizzare la fruizione musicale digitale. In un impazzare di lettori mp3 portatili, circostanza in cui il lettore CD sembrava ormai diventare ingombrante, limitato ed obsoleto. Il futuro sembrava dunque essere (e lo fu, inutile precisarlo) quello del lettore mp3 portatile che permise, con pochi click, di scaricare ad un costo irrisorio (grazie anche all'enorme abbattimento dei costi consentito dal digitale) ed immediatamente la musica che si desiderasse avere nel piccolo e pratico aggeggio. La manegevolezza, la semplicità con la quale avvenivano queste transazioni sembrava aver aperto le porte ad un nuovo mondo di vendere e di ascoltare la musica; considerando anche che le nuove generazioni si avvicinavano al mondo musicale attraverso questi strumenti - e probabilmente non avrebbero trovato appetibile l'ingombrante ed obsoleto CD da acquistare ed inserire in un ingombrante ed obsoleto impianto stereo - con buona probabilità, l'etichetta pensava a loro. Permettere alle nuove leve di far incetta anche di classici, e non certo limitarli a quel che il convento passava, a livello di mainstream o presente. Un'operazione, da questo punto di vista, che parzialmente risolleva una release comunque riciclata e rivestita in fretta e furia con panni più "moderni" ed accessibili, della quale non si sentiva certo un bisogno a dir poco impellente. Adesso come adesso, sappiamo che il mercato in realtà non ha reagito benissimo a questo proliferare di pratici download digitali; non quello Metal perlomeno, e che anzi si stanno rivalutando addirittura formati quale il vinile (che sembrava estinto da tempo ma adesso inizia a ricomparire anche negli scaffali della grande distribuzione commerciale). Per non parlare dei gruppi che ancora incidono su cassetta, altro supporto "vintage" oggi più amato che ai tempi. Il colpo di coda di un mercato comunque destinato all'estinzione? Sarà il futuro a dircelo. Intanto pensiamo al passato, quello dei Deicide di "When London Burns".

Scars of the Crucifix

Nel primo pezzo, "Scars of the Crucifix (Le cicatrici del Crocifisso)", possiamo sentire un Glen Benton vistosamente brillo presentare il pezzo. Le chitarre iniziano a ruggire sfruttando un suono tagliente ma poco profondo, la batteria triggerata a dovere risulta incisiva mentre il basso ha un suono rotondo che fa breccia tra le asce (probabilmente è per ottenere questo effetto che le frequenze basse delle sei corde sono state così tanto penalizzate). Lo scream iniziale del pezzo è stato suddiviso in due metà, sfiatate per giunta (cosa che non è affatto un buon segno per l'inizio di un concerto). Col growl Benton recupera, anche se a volte fa fatica a restare dietro ai frenetici riff e cambi di tempo che impone il pezzo; la mancanza dei cori in scream si sente ma, allo stesso tempo, consente di apprezzare le plettrate alternate di una chitarra che si stacca dal ritmo generale, imponendosi. Il testo racconta delle ferite inflitte durante la Passione di Cristo, dell'ingenuità nel pensare che quel supplizio possa portare a qualcosa di buono o utile; poi si rivolge contro i cristiani insistendo sul fatto che la loro fede è un fallimento, che sta scomparendo definitivamente. Qualche incertezza sull'assolo - che Suzuki cerca di replicare fedelmente mentre Owen lancia accordi lunghi a sostegno del ritmo - che ne esce comunque più che bene, visto che comunque si tratta di parti veloci e si può immaginare che il tempo per prepararsi non fosse stato comodo. Si torna a rivolgersi a Cristo, dicendogli di strozzarsi col proprio sangue nel supplizio inflitto per i suoi peccati di blasfemia, che ha confessato per giunta. Il pezzo si conclude con le stoppate finali che fanno la gioia del pubblico, il quale non manca di esultare.

They Are the Children of the Underworld

Segue "They Are the Children of the Underworld (Sono i bambini dell'oltretomba)", pescato da Once upon the Cross (1995). Benton si prende una pausa per presentare il gruppo, continuando a mostrare evidenti segni di alterazione alcolica. Stoppate furiose e poi una caotica raffica di riff a plettrata alternata, in grado di creare una devastazione cui poi si dà un ordine con un ritmo più diretto, al quale segue il growl gutturale che continua ad infierire con le variazioni e gli accenti che assecondano il ritmo di chitarra. Il basso si sente ancora pulsale, fedele, urlo in scream e poi si parte, ancora uno scream sfiatato ed altro caos in cui la band si dimena. Un testo molto particolare questo, in cui si citano molti protagonisti della mitologia mesopotamica (tutti i riferimenti vengono meglio analizzati nella recensione dell'album); tutto questo scenario fa da sfondo a rituali di sacrifici umani, piaghe e sofferenze inflitte all'umanità da esseri demoniaci, una qualche sorta di demoni dell'Apocalisse. Benton prolunga il growl, con qualche incertezza, Asheim pesta di brutto alla batteria, cassa e piatti sono una costante, poi le variazioni alle chitarre che portano ad una nuova strofa, velocità e caos confusionario fatto di riff taglienti messi sopra un cingolato di blast di cassa. Altro scream acuto, poi Owen si lancia in un assolo altrettanto tagliente, si va avanti nella distruzione mantenendo il riff e poi stoppando di colpo. Magia nera, rituali oscuri e tanti nomi impronunciabili di divinità mesopotamiche sono solo una scusa per scaricare addosso al pubblico una valanga di odio. Il pezzo non ne esce molto compatto e Benton si prende un'altra bella pausa prima di salutare, soddisfatto, il vecchio continente.

Bastard of Christ

"Bastard of Christ (Bastardo di Cristo)" torna a reindirizzare la blasfemia verso il cristianesimo, non senza prima aver detto al pubblico che "questo pezzo se lo può infilare su per il.."; e avete capito. Stoppate iniziali, violenza, blasfema brutalità con cassa e rullante che impazziscono, le chitarre sferragliano maligne, il basso è imponente e bestiale, il ritmo si assesta e quindi incombe il growl, che gioca più sui medi, poi la voce di Suzuki si fa sentire a dare sostegno con uno scream ad alcune parti: questo sì che è qualcosa che dà più profondità al live, consentendo finalmente di riproporre determinate parti per come erano intese. Ancora alternanza di voci, questa volta se la vede solo Benton, passando dal growl allo scream, un botta e risposta invasato accentuato dai movimenti convulsivi del frontman. Uno dei testi più blasfemi del gruppo, probabilmente, che si rivolge direttamente a Cristo appellandolo con gli epiteti peggiori ed augurandogli la morte più violenta possibile. Poi ci si scaglia, come di consueto, contro i fedeli e la loro creduloneria; raccontando di come "quello là" si sia fottuto per salvarci dai nostri peccati, ma in realtà tutto quanto non è altro che finzione. La Bibbia è un libro scritto da ingordi ed avidi per giustificare e sostenere le loro ruberie ed i loro inganni a spese dei deboli e degli stupidi. Si prolungano gli accordi poi Owen piazza un assolo lento e ragionato, prendendosela comoda, poco dopo si riparte con la strofa e Benton si dà da fare per riportare il caos. Urla gutturali ed una tempesta di colpi, poi di nuovo il ritornello che grida il titolo del pezzo, col sostegno della seconda voce, di nuovo una strofa frenetica e brutale. Il testo si scaglia ancora contro i fedeli, illusi di trovare una salvezza nelle scritture che non sono altro che carta straccia, anzi sono peggio: perché le parole della Bibbia servono solamente a creare inganni. Tutti quei pacifisti di merda non meritano altro che la morte, dice il Nostro, e se ci tengono così tanto ad arrivare al loro dio allora che si affrettino a morire. Ancora plettrate, scariche di riff, uno scream finale che viene prolungato e quindi la chiusura. Con delle belle risate Benton, imitando l'accento britannico, parla del "succo di crocifissione" con blasfema goduria ed un sorriso da fare invidia allo Stregatto. 

When Satan Rules His World

Nel presentare questo pezzo Benton ci deve pensare un po', prima di ricordare che si chiama "When Satan Rules His World (Quando Satana domina il suo mondo)". Titolo pronunciato non prima di aver mandato a fare in culo due volte i presenti, fra l'altro. Si torna quindi a pescare da Once upon the Cross, dopo la piccola parentesi di Serpents of the Light (1997) del precedente brano. Ma quello che fa strano, è il fatto che ci sono altri due album prima di Scars of the Crucifix che spesso vengono trascurati dal gruppo (sia nelle compilation che nei live). Colpi di piatti e si inizia con la devastazione, Benton salta come un dannato, i chitarristi si lasciano andare ad un ritmo brutale ma accattivante, poi arriva la voce a fare il suo sporco lavoro con gutturali cadenzati ed accenti che coincidono coi colpi di rullante. Il testo inizia chiamando Dio "puttana", ed ingiungendogli di aprire le porte del paradiso per far passare l'armata demoniaca di Satana che porrà fine alla sua ignobile esistenza una volta per tutte. Tutti gli angeli scappano via di fronte alla potenza di Satana, il quale caga sopra alla Bibbia, senza ritegno alcuno. Il pezzo accelera ulteriormente, raddoppiando così il ritmo e rendendolo più incalzante; la cosa si nota specialmente nel riff di chitarra che si impastano e nella voce che si fa più pressante. Stacco di batteria e si torna ad un riff più sostenibile che riprende come prima, con qualche variazione in scream salvo poi accelerare di nuovo come prima e prendere una deriva quasi Grind, con le parti vocali sempre in scream. Poi plettrate alternate cattive, quindi tempi andanti con growl e scream che si uniscono in un comune sforzo per rappresentare l'invasione delle legioni di Satana. Perché gli angeli dovrebbero anche solo provare ad opporre resistenza, si chiede Benton, i seguaci ci Cristo si nascondono in preda al panico poiché quando Satana domina il mondo la pestilenza scorre libera, vengono tutti uccisi e storpiati, tutti i testimoni del cristianesimo massacrati. Parla l'assolo di Owen, poi immediatamente il coro di voci che infligge la brutalità conclusiva, poi stoppate, riff graffianti ed acuti, una nuova strofa e si conclude di colpo. Benton ringrazia ed assicura il pubblico che tutto può andare solamente peggio, che continua a ripeterselo, poi manda di nuovo "a fare in culo tutti gli stronzi".

Once upon the Cross

Si insiste con quell'album fino a tirarne in ballo anche il pezzo più rappresentativo: "Once upon the Cross (C'era una volta in croce)", senza presentazioni si passa direttamente alle stoppate, poi scariche di riff, plettrate furiose; poi Benton, che ha un bel da fare per stare dietro alla velocità del riffing col suo basso. E' l'inizio stesso del pezzo, col titolo che viene cantato in coro, a presentarsi da solo per chiunque: la batteria è una macchina di morte, le chitarre hanno i loro guizzi brutali, poi la voce inizia a ripetere anatemi in un crescendo di satanica blasfemia, aiutata da Suzuki, poi le plettrate alternate si fanno sempre più frequenti imponendosi ed alternandosi a colpi insistenti ai piatti che non fanno altro che aumentare il caos e la distruzione. La strofa prosegue con scream diabolici improvvisi, poi di nuovo le stoppate col titolo del pezzo ed una parte strumentale da carro armato. Dobbiamo temere Satana, il Nazareno viene tentato dal Serpente a dare un morso alla mela ma non ha scelta, è completamente in suo potere e quindi è costretto ad avvelenarsi ed attirare su di sé la maledizione. La crocifissione, una fine ignobile che verrà dimenticata per sempre mentre i blasfemi si fanno grasse risate nel vedere le sue atroci sofferenze. Continuando con la violenza il pezzo si conclude, senza alti né bassi.

Kill the Christian

I Deicide non si placano e sfoderano quindi "Kill the Christian (Uccidi il cristiano)", continuando ancora a citare Once upon the CrossDopo aver mandato a fare in culo i cristiani ed il pubblico, ed averlo invitato ad infilare la faccia nella grassa vagina della loro madre, Benton si decide a dedicare questo pezzo a tutti i genitori, i nonni e stronzate del genere. Parte una batosta, ben assestata, con un blast di rullante e cassa, plettrate serrate che stoppano all'unisono, un pezzo che macina le ossa; il growl di Benton è ancora pronto alla devastazione, scatti d'ira ed il pezzo prosegue liscio come l'olio. Botte di ritmo accentuate dalla cadenza di timpano e voce, poi il coro demoniaco ed una parte strumentale con scatti di pedale. Nel testo ci si rivolge direttamente ai cristiani, dicendo Benton che li disprezza, li odia, e che troverà molto piacere a vederli morire per poi seppellirli nella loro ipocrisia. Sulla croce il loro corpo sarà straziato, sconfitto e distrutto; devono pagarla, come Lui, Cristo, per le bugie che raccontano. Ancora parti gutturali che si alternano a scream, poi lo scatto di velocità coi tempi che decollano, le chitarre sono graffianti mentre il basso continua a pulsare costante e veloce. Il coro si prolunga, dopo una stoppata prende il via una parte strumentale che poi regala nuova brutalità con un growl ancora più gutturale, poi il gruppo rallenta all'unisono, la brutalità aumenta culminando in un passaggio solistico di Owen e poi nel finale. Le armate dell'oscurità si riversano nel mondo e fanno strage di fedeli, mettono a ferro e fuoco luoghi di culti ed effigi sacre, è la distruzione totale; un pezzo che infiamma il pubblico.

Serpents of the Light

Con "Serpents of the Light (Serpenti della luce)" si cambia album, Benton è ancora in vena di spacconerie però annuisce e ringrazia il pubblico per la presenza, se la ride ed elogia il Metal, per poi presentare con calma il pezzo, che viene accolto da un boato del pubblico. Il riff veloce, le celebri stoppate ai piatti e poi la scarica di distruzione che ne consegue; tutto si svolge come da copione confermando anche l'abilità dei due chitarristi che sono stati coinvolti non a caso ma proprio nella consapevolezza delle loro qualità. Un basso devastante, riff che tagliano, poi il growl prolungato e profondo, si unisce anche l'altra chitarra e Benton lascia uno scream acuto e poi tutta una serie di mostruosità prima di lanciarsi nel famoso ritornello, è una bestialità senza tregua, Suzuki garantisce ancora il suo appoggio ai cori, con degli scream violenti da Death/Grind. Nel testo si festeggia la libertà da Dio ed il ritorno dell'intelligenza, ci si tiene fuori dagli insegnamenti di Cristo per riprendere il controllo della propria vita senza essere schiavo di falsità; la soluzione è denunciare le loro menzogne ed allontanarcene. Assolo acuto di Owen, ben pensato ed eseguito, poi ancora bestialità con un'aggressione che combina growl e scream per poi tornare al ritornello col suo famoso riff. Devastazione, poi si rallenta e si rendono più marcate le cadenze ai piatti e rullante, si prolunga tutto in un urlo finale ed il riff continua con tutta la cattiveria possibile, stacco di batteria e si riprende a far male. I serpenti della luce vanno scacciati via, devono tornare da dove sono venuti e lasciarci in pace, liberi; i serpenti sono dei parassiti rivoltanti che devono andare via dalla vita umana. Tutta questa metafora si riferisce chiaramente a Cristo ed ai religiosi in generale che si nascondono dietro una maschera di sicurezza per avvelenare indisturbati le nostre menti.

Dead but Dreaming

"Dead but Dreaming (Morti ma sognanti)" viene presa nientemeno che da Legion del 1992. Benton non riesce a fare a meno di offendere il pubblico, dicendo "Ahh.. let's keep it going you ding-dongs" in cui l'epiteto ding-dongs è una parola, anche abbastanza stupida, per dare dell'idiota a qualcuno (e sembrerebbe volersi riferire anche ad un pene di piccole dimensioni). Dopo le offese di rito viene presentato il pezzo che parte come una mazzata, stoppate massicce, brutalità e doppia cassa a manetta, la voce è meno gutturale del resto, ci sono incursioni di scream. Il basso è cupo e malefico, così come le chitarre sono affilate, la batteria gioca molto sulla velocità della cassa per alternare con il rullante. Ancora sprazzi di follia omicida, Benton continua ad inveire e tira in ballo demoni mesopotamici per meglio colorire la blasfemia. Si traccia uno scenario apocalittico pieno di riferimenti satanici (come spesso accadeva nei primi album del resto), il culto del Signore Kur va avanti e viene innaffiato di sangue e sacrifici umani. Il gruppo ci dà dentro come si deve, rullante e piatti pestano con ferocia, ancora brutalità e velocità che si alternano, stoppata e la chitarra di Owen è lasciata da sola ad iniziare un riff che apre le porte ad una nuova devastazioni, le schiere demoniache, capitanate da sessanta demoni, si scatenano, assolo e delirio finale in un dimenarsi di braccia intente a massacrare corde e pelli, poi la conclusione improvvisa e precisa. 

Lunatic of God's Creation

Se i nostalgici nel pubblico iniziavano ad avere la lacrimuccia col precedente brano, con "Lunatic of God's Creation (Pazzo creato da Dio)" dev'essere stata una cascata di emozioni e ricordi: brano tratto dall'album d'esordio, datato 1990. Benton si concede un meritato drink, Asheim saluta il pubblico con le bacchette in mano; ci si sarebbe aspettati una presentazione di un certo stile, considerando che si tratta di un caposaldo della discografia dei Deicide, invece Benton se ne fotte e dice solo il nome del pezzo, con una certa noncuranza per poi dimenarsi come un ossesso appena parte il riff iniziale. Graffiante melodia, con qualche influenza Thrash e tempi tirati al massimo, devastazione e passaggi veloce al rullante, poi un coro di scream e growl, quindi la brutalità primitiva di Benton alla voce che dopo qualche growl torna allo scream. I riff scorrono come carta vetrata sul burro, abrasivi e sanguinari, il ritornello viene reso con un botta e risposta gutturale. Stoppata, serie di scariche di riff ben compatte e serrate e quindi può di nuovo esplodere la cattiveria in tutta la velocità. Il testo, dedicato a Charles Manson, decanta le gesta dell'omicida ponendo l'accento sul fatto che anche lui è una creatura di Dio (che quindi è l'ultimo responsabile di tutto quanto). Questo serial killer non resiste alle voci della dannazione, le segue e le asseconda commettendo le atrocità per le quali è noto. Altra scatenata parte strumentale in cui Owen sfoga la velocità e Suzuki regge il ritmo, Benton fa l'invasato con scream acuti e quindi si conclude. 

Sacrificial Suicide

Anche questo pezzo viene dedicato alle mamme e papà della gente del pubblico, "che ancora fanno sesso sui sedili posteriori delle automobili"; quindi Benton ne  grida a pieni polmoni il titolo, "Sacrificial Suicide (Suicidio sacrificale)". Le dita scorrono sui manici delle chitarre come artigli malefici, il basso comincia a rombare mentre la batteria fa sentire solo i piatti, di colpo il pezzo inizia con plettrate veloci e spietate, che poi si fanno raffiche serrate di cattiveria. Una chitarra resta ritmica mentre l'altra esegue melodie assassine, la voce è un cavernoso growl che a tratti viene affiancato dallo scream di Suzuki. Ad un certo punto esplode la violenza incontrollabile, Owen suona passaggi velocissimi con precisione chirurgica, poi di nuovo il carro armato sostenuto da un lavoro di batteria che spazia tra pelli e piatti, una corazzata che spara da tutte le parti. Ora entrambe le chitarre impazziscono, suonano parti diverse e velocissime, acute, frenetiche. Il testo inneggia al suicidio sacrificale, il modo più veloce per arrivare dal Signore Satana, blasfemo padrone dell'empietà; il suicidio, peccato in quanto distruzione della vita che è un dono sacro, è il modo migliore per passare all'altro mondo. Il suicida in realtà si comporta come il Crocifisso, simbolo di morte, sterilità e sconfitta, simbolo di fallimento e stupidità. Assoli ignoranti mentre Benton saluta il pubblico, poi il growl malefico seguito da uno scream invasato, riprende la strofa che distrugge tutto quello che incontra, di nuovo il ritornello e poi il finale pieno di stacchi alla batteria. Nel finale la dannazione avvolge finalmente l'anima del suicida che può raggiungere il Padre Satana, in una blasfemia esagerata con questo suicidio sacrificale e dedicando l'anima a Satana l'adepto raggiunge uno stato semidivino fino a diventare un pari di Dio. 

When Heaven Burns

Il seguente brano, "When Heaven Burns (Quando il cielo brucia)", è anche il titolo dal quale è stato ispirato il nome di questo live album; brano finalmente tratto da Scars of the Crucifix che il gruppo sta promuovendo. Benton continua a deliziare il pubblico, chiedendogli di "smetterla di fottersi il culo con le dita", chiamandoli "maledetti stronzi e ciuccia-cazzi", ma sono indubbiamente delle dimostrazioni d'affetto che precedono all'annuncio del brano. Colpi di piatti e si parte con la devastazione, plettrate alternate in scale discendenti ci danno l'idea di influenze Black, poi il growl bestiale ci ricorda che si tratta dei Deicide, alta velocità interrotta da una parte che si concentra di più sulle cadenze ritmiche che si fanno insistenti, la voce segue lo schema con colpi bestiali; poi all'unisono con la chitarra. Assolo scostumato di Suzuki, che unisce tecnica e strafottente violenza, blast di cassa e poi stoppate continue per accompagnare una nuova strofa. Si sente puzza di fumo, è il paradiso che brucia: l'armata infernale si fa avanti calciando i cancelli del paradiso ed invadendolo con cattive intenzioni che trovano soddisfazione nella conquista delle chiese e nella macellazione degli agnellini. E' un putiferio indescrivibile: cristiani spacciati vengono massacrati all'ammasso, un tripudio di blasfemia con le fiamme che divorano ogni simbolo di cristianità mentre le armate infernali ereditano il mondo. Quando il cielo brucia lui danza davanti al fuoco, una danza estatica e maligna, un tributo al signore oscuro mentre tutti i cristiani bruciano e scompaiono tra le fiamme. Il Brutal si sente forte e chiaro nel riffing, poi una scarica di bestialità con assolo acuto e fischiante di Owen, a grande velocità, altre stoppate e poi una nuova scarica al limite del Grind, quindi una nuova strofa tirata al massimo con Benton che distrugge tutto col suo growl. Altra strofa carica di satanismo e quindi arriva il finale tra le stoppate e la violenza. Satana gioisce nell'essere tornato a sedere sul trono del mondo, che è il suo posto, lo Spirito Santo non sa più che fare e vomita nella sofferenza, è la fine di Dio e di tutti i parassiti che lo accompagnano, è l'ora di pisciare sopra a tutti i santi e profeti. 

Dead by Dawn

Non poteva mancare un classico dei Deicide: "Dead by Dawn (Morti all'alba)". Siamo già in una parte avanzata del concerto, la metà è stata superata da tempo ed il gruppo non si è concesso molte pause (fatta eccezione per i momenti in cui Benton presenta il pezzo ed ingiuria il pubblico), nella stanchezza Benton sospira ed afferma di amare il proprio lavoro, dopo aver mandato a cagare il pubblico presenta un pezzo da cantare tutti assieme, con fare spiritoso. Plettrate iniziali e quindi devastazione, stoppata, riff di Owen e tutti assieme poco dopo, la batteria spinge sul pedale con colpi ben marcati, il rullante si fa stabile prendendo venature Thrash, anche grazie al riffing squillante, poi Owen tira fuori un assolo virtuoso ma affilato. Il growl si fa sentire, nel finale viene accompagnato dallo scream di Suzuki, poi si innesca un botta e risposta estremo alla voce, gli strumenti rimangono statici nel riproporre il riff, poi il ritmo aumenta e Benton inizia a perdere colpi alla voce cercando di fare degli scream troppo acuti che finiscono per farlo sgolare. Stoppate maligne e poi un altro assalto col ritornello frenetico che Benton canta sempre più gutturale. Nel testo si parla del Libro dei Morti, della ricerca per svelarne l'oscuro segreto, la ricerca della tomba nella quale viene custodito per possedere la potenza dei sette demoni. Questi spiriti malvagi che si nutrono di sangue sono i padroni della morte ed iniziano ad impazzare sul mondo ed all'alba sono tutti morti. C'è tutta la violenza e caos dei primi Deicide che viene trasferita nell'assolo di Suzuki, poi un botta e risposta di growl e scream, ancora bestialità ed urla incontrollate, si riprende con la strofa che il gruppo esegue senza tradire stanchezza; il rullante molla scariche pesanti mentre Asheim ringhia indiavolato. Il pezzo si conclude di colpo, com'è iniziato; ci sono tante citazioni del primo periodo e poche degli ultimi lavori, sinonimo del fatto che il gruppo vuole dare al pubblico dei pezzi diventati ormai celebri. 

Behind the Light Thou Shall Rise

"Behind the Light Thou Shall Rise (Dietro la luce tu sorgerai)" viene presentato appena dopo qualche riflessione sulla vagina sanguinante della mamma delle persone del pubblico, la furia e devastazione arrivano immediatamente. Del resto stiamo parlando di un brano che tratta di sbudellamenti e sangue, cosa che non accade spesso nei Deicide dove ci si concentra di più sulle bestemmie; si descrive un sacrificio rituale in cui le budella vengono riversate sul pentagramma per la gloria di Satana. Il growl resta su frequenze medie, forte e compatto, gli strumenti continuano a fare il loro sporco lavoro con riff lineari accompagnati da una batteria furiosa, il basso a questo punto scompare nella furia strumentale oppure perché il tocco di Benton non è potente come all'inizio. Riff a plettrata alternata tagliano tutto quanto, distorsione acuta e stridula nei passaggi, si riesce a sentire lo sfregamento dei plettri; piatti e rullante impazzano fino alle stoppate. Dall'oscurità sorge Lucifero, che si ciba della vita che viene a lui offerta dalla vittima sacrificale, la Bibbia sanguina appena l'emissario infernale giunge in Terra portando con sé il peccato e pisciando sopra al Crocifisso. Adesso il Padrone Lucifero prende piede nel mondo e schiavizza tutti i cristiani, ristabilisce l'ordine che è stato invertito dalla menzogna cristiana: si prende la vendetta su Dio. Assolo calmo di Owen che se la prende comoda e non si scompone più di tanto, l'esatto opposto di Benton che continua a dimenarsi, altra raffica di batteria con pestaggio di rullante e finale. Un pezzo che scorre velocemente, senza lasciare particolari impressioni però.

Deicide

Se questo può ritenersi un concerto celebrativo della carriera - cosa abbastanza significativa visto che avviene solo con metà della formazione che ha concepito tutti i brani che vengono suonati - non poteva mancare "Deicide (Deicida)" che Benton presenta dicendo di riuscire a sentire l'odore della figa delle donne dei presenti, poi dopo averli mandati a fare in culo presenta il pezzo che inizia con degli accordi, il tempo di Asheim ed un inizio non proprio carico. Plettrate al basso ben marcate ma manca la furia, passaggi ben scanditi alla batteria e rallentato con sfumatura di piatti, poi lo scream di Suzuki e quindi il pezzo parte, in qualche modo, con un ritmo più sostenuto e cadenze omicide. Il growl si muove su frequenze medie per mantenere la potenza, ma perde colpi accusando la stanchezza, per fortuna il sostegno di Suzuki ai cori si dimostra affidabile e prezioso. Stoppata, Owen inizia il nuovo riff e Suzuki scorre sulla tastiera, poi Asheim ci va pesante con cassa, rullante e poi tom, Benton continua a far oscillare minacciosamente le corde del basso e quindi inizia a cantare la nuova strofa, la voce spazia ed a volte torna ad essere gutturale, specie nelle parti lente. Come ricorderemo il pezzo è un inno alla forza ed all'indipendenza, non si vuole inginocchiare di fronte a nessun dio perché lui è il deicida mentre il figlio di Dio sta impotente sulla croce, sacrificato; si è sacrificato anche per lui, ma fatto sta che lui non ci crede quindi non fa alcuna differenza. Assolo di Owen con urlo di Benton, le parti strumentali sono molte ed hanno un netto sapore Thrash, specie i passaggi di chitarra, stoppata e quindi parte l'assolo ancora una volta. La voce è cupa e si alterna allo scream, si trova la forza di dimenarsi per bene durante dei passaggi più cadenzati e quindi si arriva alla conclusione. Asheim boccheggia: è dura anche fisicamente tenere questi ritmi per così tanto tempo e siamo arrivati a quasi cinquanta minuti di devastazione, è anche comprensibile iniziare a manifestare i segni della stanchezza (possiamo immaginare che anche il volo intercontinentale abbia fatto la sua parte in tutto questo) mentre l'effetto dell'adrenalina inizia a sfumare. Nel testo il deicida uccide il Signore, lo inchioda, è il male e prova gusto nel sapere che Dio vedrà il suo figlio sanguinare. 

Crucifixation

E' proprio l'immagine della Passione di Cristo che ci ricollega al brano "Crucifixation (Crocifissazione)" [Traduzione "sbagliata" appositamente per rendere al meglio il fatto che anche nel titolo originale in inglese si usa un termine "sbagliato"], Benton continua a divertirsi e presenta anche questo brano, in qualche modo torna vivo l'entusiasmo anche se il fisico è messo a dura prova, Benton e Suzuki si danno al headbanging carnivoro mentre Owen mantiene la calma. Blast di cassa e riff taglienti sono la ricetta di questo pezzo, mentre il basso è una cupa costante di sottofondo, in rinforzo alla cassa. Un testo che celebra la vittoria di Satana, che ha trionfato: signore dei signori e re dei re, osteggiato dai giusti il signore del male spiega le proprie ali e li abbatte, così salvando i malvagi dalla distruzione. Il signore Lucifero spezza le catene del male attraverso l'uccisione del figlio di Dio; in questo testo infatti viene ribaltato il significato della Passione che - invece di essere intesa come un sacrificio del corpo di Dio per permettere agli uomini di espiare i loro peccati - è un qualche genere di sacrificio rituale che permette alle orde infernali di prendere il sopravvento. La stessa malvagità che ispira i musicisti, Suzuki esegue un assolo tecnico e carico di acuti mentre Owen continua a mantenere i lenti accordi, intanto Benton fa sentire il growl mentre Asheim può prendere un attimo il fiato. Poi il ritmo si condisce di bei passaggi di batteria rimanendo lento mentre l'assolo va avanti, ad un certo punto torna il riffing veloce e la batteria usa cassa e rullante per dare tutta la cattiveria necessaria. Benton continua a regalare brutalità gratuita, scaricandola sul pubblico. Il caos chitarristico, accompagnato da una batteria che è un carro armato, poi un coro di violenza vocale, si lascia altro tempo per far sfogare gli strumenti e si conclude con un bell'assolo funestato dalla voce demoniaca di Benton. Nel testo l'atto della crocifissione è un messaggio della messa satanica, l'uccisione del figlio di Dio rappresenta la vittoria indiscussa del male, rappresenta il predominio della croce inversa, un'eterna dannazione infernale segue a quell'evento, portando Satana in Terra. 

Christ Denied

Arriviamo a "Christ Denied (Cristo negato)", citazione che ci ricorda ancora una volta quando piaccia ai Deicide Once upon the Cross, dopo una capatina nel backstage il gruppo torna per concedersi ancora al pubblico bramoso di malvagità. La pausa ha dato al gruppo quella botta di vitalità in più mentre Benton diventa sempre più simpatico e disponibile allo scherzo, il pezzo comincia come un carro armato e la voce è devastante come dovrebbe. Si va avanti con riff serrati, stoppate ad effetto, gioco di piatti ed accelerate improvvise per mettere ancora più brutalità. Nel testo si parla di una congrega riunita nella casa di Dio, poi l'inevitabile combustione e fiamme che divorano tutto, profluvio di bestemmie ed ecco che un altro testo di Benton esce fuori meravigliosamente. Il growl pesta pesante, il blast di cassa inizia e finisce a tratti, poi ecco un assolo di Owen mentre Suzuki ci va pesante, si scontrano melodia marcia e plettrate abrasive, altri passaggi strumentali con accenti su piatti e rullante, la voce riprende il lavoro sanguinario. Tutta la congrega di fedeli viene immolata, una pira avvolge l'intera riunione del il bastardo del figlio di Dio assieme a loro, tutti pagheranno per le loro menzogne e si vedranno rifiutata la salvezza perché troveranno i cancelli del paradiso chiusi. Si pesta pesante ed il pezzo scorre senza alti né bassi, accelera di nuovo ed ecco che ci sono le variazioni in scream, arrivati a questo punto del concerto la stanchezza non impedisce al gruppo di scaricare violenza, ecco un altro assolo di Suzuki, questo è veloce e con scale ascendenti e discendenti, poi un passaggio sulle pelli per chiudere il pezzo di colpo. La fretta viene testimoniata dal fatto che neanche finisce l'applauso che si introduce il pezzo finale. 

Oblivious to Evil

"Oblivious to Evil (Ignaro del male)" viene presentato di fretta, senza troppi giri di parole e senza neanche un'offesa al pubblico. Del resto è trascorsa almeno un'ora netta di spettacolo ed è ora di chiudere i battenti. Colpi di piatti e poi plettrate ben staccate e ritmate, poi accordo lungo e Benton prolunga il growl, riff solitario di Owen e poi tutto il gruppo si riunisce nel massacro. Il pezzo viene eseguito bene ma senza particolare convinzione, il coro di Suzuki è ancora bello carico di odio però. Il pezzo prende velocità e Benton mangia le frasi per riuscire a rimanere a tempo con la base, mentre il testo parla di un rituale satanico che prevede la sodomizzazione di un neonato (i maliziosi penseranno al bambin Gesù) in modo da acquisire grandi poteri oscuri. Gutturale e malefico, poi arriva un assolo di Suzuki, veloci note in stile Kerry King e poi il casino totale graffiando mentre ci pensa Owen a dare una veloce raffica di melodia tagliente ed acuta, stoppate durante il fischio di chitarra e quindi si riprende dal riff iniziale. Qualche sbavatura alla chitarra ma, a questo punto, tutto è concesso considerata la prova di alto livello e quanto si è speso il gruppo. Un bel macello pesante, batteria che continua a pestare sui pedali fino alla stoppata finale. Demoni malvagi che banchettano con la carne vengono risvegliati dai rituali sanguinari messi in atti dagli adepti: Lucifero porta con sé le legioni infernali mentre Abbaddon inizia uno sterminio metodico fino a quando non saranno tutti uccisi, fino all'ultimo. Il gruppo è stanco a fine brano, si allontana senza troppi complimenti e mette fine ad un concerto che ha portato il caos e la distruzione.

Conclusioni

Come da introduzione, si deve ribadire che stiamo parlando di un bel concerto davvero: i Deicide subiscono una scissione recente, e Benton ed Asheim hanno addosso tutto lo stress del litigio coi fratelli Hoffman. Owen e Suzuki sopraggiungono ed assumono il compito di preparare un'ora di scaletta per un importante concerto intercontinentale - non è cosa da poco - ed assolvono a questo compito egregiamente: la loro prestazione riesce ad essere molto fedele all'originale, senza contare il fatto che il duo riesce anche a metterci un po' di contributo personale, cosa che sinceramente non guasta. Si pensi agli scream di Suzuki che fanno la differenza, agli assoli di Owen, eseguiti con calma e pulizia impeccabile. Quello che non convince è il motivo che ha portato la "Earache.." a voler pubblicare nel 2010 una versione digitale di un concerto del 2004 che comunque era già stato pubblicato, come live album, nel 2006 (non tanto tempo prima dunque). Forse l'intento era quello di far convergere quanti più nomi e materiale possibile nel mondo del digitale, ma se anche così fosse stato l'unica novità è a conti fatti quella del formato. Cosa che, a conti fatti, pur sempre non giustifica una riedizione. Se a tutto questo ragionamento aggiungiamo che, nello stesso anno, la "Earache.." pubblica un'altra edizione digitale di un altro live dei Deicide (si tratta di "Deicide - Live in Nottingham)" la cosa diventa quasi ridicola. Tuttavia, questioni di lana caprina a parte,  possiamo parlare e dobbiamo del positivo che qui scorgiamo. I due nuovi arrivati mostrano di essere decisamente all'altezza (dei due, come sappiamo, solo Owen rimarrà in pianta mentre per Suzuki si tratta di una comparsa estemporanea) ed il live che ne esce fuori è più che degno: Benton si dà il suo bel da fare offendendo il pubblico nel suo modo simpatico, tra le risate generali (Suzuki è quello che sembra ridersela di più delle uscite di Benton). Forse i fratelli Hoffman pensavano che la loro dipartita avrebbe segnato una fermata d'arresto per il gruppo, forse nel retroscena ci sono state tante discussioni che hanno dato un congruo preavviso agli altri due; fatto sta che Benton ed Asheim ci tengono a rendere evidente che possono andare avanti anche da soli e questo live ne è la prova decisiva. La valutazione dell'album è da ignorare, perché ritengo non ci siano le premesse per azzardare una valutazione oggettiva: il concerto è stato un successo ma è proprio la riproposizione digitale di un qualcosa già proposto in un live album è un qualcosa che difficilmente potrebbe essere valutato. Quanto al formato, basta selezionare dalla lista e dopo un attimo di pazienza ci si ritrova con i pezzi belli pronti e catalogati nel proprio lettore mp3 tascabile; avere i Deicide in tasca è una risorsa indispensabile per i corridori che non vogliono risparmiare sulle coronarie, per i pendolari che non hanno pietà per i loro vicini di sedile, per chiunque voglia portare la blasfemia dei Deicide con sé e - chiudendo gli occhi -sognare di essere in mezzo a quella folla che riceveva valanghe di insulti e di brutalità dai propri eroi (del male) preferiti. Alla fin fine, una situazione da non sottovalutare. Un semplice pulsante.. ed ecco i Deicide in tutto il loro mefistofelico splendore. Una bella occasione, per i teenagers dell'epoca; quella di scoprire degli autentici pilastri del Death Metal, di avere a portata dei mano una così valida alternativa al "solito" mainstream iper sponsorizzato. E chi avrebbe mai potuto dirlo: si cominciava dai Deicide per magari finire a ritrovarsi invischiati nei labirinti del tormento creati dalle chitarre di Trey Azagthoth. Sino a scoprire i Death. Ed i Cannibal Corpse. E gli Obituary. Sicuramente, il digitale avrà i suoi difetti.. ma è bene non scordarsi mai dell'immenso potere divulgativo in esso intrinseco. Un potere del quale tutti possiamo beneficiare.

1) Scars of the Crucifix
2) They Are the Children of the Underworld
3) Bastard of Christ
4) When Satan Rules His World
5) Once upon the Cross
6) Kill the Christian
7) Serpents of the Light
8) Dead but Dreaming
9) Lunatic of God's Creation
10) Sacrificial Suicide
11) When Heaven Burns
12) Dead by Dawn
13) Behind the Light Thou Shall Rise
14) Deicide
15) Crucifixation
16) Christ Denied
17) Oblivious to Evil
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