DEICIDE

The Stench of Redemption 666 EP

2006 - Earache Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
16/04/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Dopo un periodaccio in casa Deicide - dovuto alla rottura con la Roadrunner Records ed alla successiva scissione che ha portato i fratelli Hoffman via dal gruppo - Benton ed Asheim si rimboccano le maniche. "The Stench of Redemption 666 EP" (2006) altro non è che un'ignobile trovata della Earache Records. Con l'avvento di iTunes sembrava che, da quel momento in poi, il mercato della musica si sarebbe completamente e definitivamente spostato verso il digitale: la musica si acquista con un click, si ascolta con un click ovunque ci troviamo, i costi di stampa sono eliminati e le grafiche servono solamente per avere qualcosa che appaia nel catalogo digitale del nostro lettore. A distanza di anni, adesso, sappiamo che non è successo niente di tutto ciò (anzi, c'è un'inversione di tendenza coi vinili che tornano nei negozi, anche non specializzati); ma sappiamo anche che questa scelta non era affatto una visionaria scelta di mercato, ma una trovata barbina dettata dalle povere condizioni economiche in cui versava l'etichetta ed il gruppo. Ecco che quindi, due mesi prima dell'uscita dell'album "The Stench of Redemption", la Earache pensa bene di piazzare una release digitale con due pezzi estratti da quell'album. La proverbiale fantasia dell'etichetta si esprime appieno nel chiamare questo EP "The Stench of Redemption 666 EP": cioè il nome dell'album che uscirà a breve, seguito da un "666" messo là così, poi un "EP" ridondante quanto inutile. Ma i responsabili della Earache, maestri del riciclo più paradossale (nel senso che, riciclando, trasformano gli oggetti utili in spazzatura), si spingono oltre e quindi sfruttano pure la copertina del futuro album; infatti ne traggono un particolare, e la copertina di questo EP è servita! C'è da ammettere che, anche se la trovata è davvero penosa, le aspettative e l'attenzione per i nuovi pezzi dei Deicide sono alte, se non altro per la nuova formazione: Jack Owen (storico chitarrista dei Cannibal Corpse che ha lasciato quel gruppo per trovare nuove strade) e Ralph Santolla (chitarrista di origini italiane dalle valide esperienze, tra cui un tour coi Death), si uniscono a Glen Benton (basso e voce) e Steve Asheim (batteria). Se Owen può dirsi completamente compatibile coi Deicide (per quanto la competizione artistica coi Cannibal Corpse fosse forte, c'era anche un'affinità artistica, specie nei primi tempi) per Santolla la cosa sembra insolita, visto che è un cattolico praticante e convinto; per fortuna l'apertura mentale di Santolla gli consente di apprezzare Benton come persona e di non prendere troppo sul serio i testi del gruppo. La scelta dei pezzi, invece, è interessante; una scelta affatto scontata e banale, che inserisce due brani: "Homage for Satan" e "Cruficied for the Innocence". In definitiva l'intento non è quello del singolo, vista la scelta dei brani; ma un EP con soli due brani, senza nulla di extra (neanche riempitivi) è qualcosa di davvero molto scarno! Diciamo che una pubblicazione del genere può essere considerata come un assaggio dell'album, un qualcosa per stuzzicare i più curiosi che sanno di non riuscire ad aspettare due lunghi mesi prima di sentire che ha tirato fuori quel malvagio di Benton. I titoli, naturalmente, non fanno altro che istigare le blasfeme aspettative dei fan del gruppo: considerando che i testi di Benton più quotati si distinguono tra quelli che inneggiano a Satana e quelli che bestemmiano Gesù, in questo EP si è dato un assaggio per ogni categoria. Un gran peccato che l'edizione digitale col download non contempli la visualizzazione dei testi, particolare molto significativo per gli appassionati (e lo sappiamo molto bene noi di Rock & Metal in My Blood che non manchiamo mai di dare ampio spazio alle liriche) che ci permette una fruizione più completa del brano; questo accade non tanto per esigenze tecniche - visto che un file di testo ha dimensioni ridicole e che quegli apparecchi sono in grado di visualizzare le foto, figuriamoci il testo - ma più che altro come conseguenza di una cultura consumistica, in cui anche la musica si pone come una risorsa usa&getta. Un approccio del genere vale per la hit dell'estate, che viene mandata in onda in tutti i lidi fino alla nausea per poi essere dimenticata per sempre una volta trascorsa l'estate; ma non ha senso per una musica che punta all'eternità e che dunque vede nel vinile la propria veste più sacra. Tralasciando ogni sermone e rimandando alla recensione dell'album per ulteriori considerazioni sui brani, fiondiamoci in questo assaggio di inferno!

Homage for Satan

Iniziamo col sulfureo "Homage for Satan (Omaggio a Satana)", chitarre abrasive, colpi netti e ben scanditi alla cassa che delineano delle stoppate in contrasto con le chitarre statiche nella plettrata alternata che sembra voler andare avanti ad oltranza, il basso pulsa timido senza riuscire a creare impatto, molto rumore di confusione, poi la devastazione è portata dal growl bestiale e casinista di Benton. C'è da fare immediatamente una precisazione che sorge spontanea all'ascolto: il pezzo è effettivamente lo stesso dell'album, per com'è suonato, ma è masterizzato in modo diverso. In questo mastering il sound premia i medio-alti, le chitarre sono davvero in primo piano ed hanno un timbro gelido; basso e batteria invece sembrano in secondo piano perché l'attacco esce fuori bene, mentre tutta la polpa del suono stenta ad emergere. Il risultato sembra essere un grezzissimo Thrash/Death primordiale, caotico e cacofonico; in un certo senso si rifà alle sonorità di gruppi quali Malevolent Creation (che hanno fatto di questo sound la loro bandiera). Considerando però che lo zoccolo duro del gruppo è composto da bassista e batterista, e considerando anche che la principale caratteristica della voce è il timbro cupo, è stata adottata una soluzione che ha spogliato il sound degli elementi prioritari. Un dato però emerge: è una bella botta in faccia! Il pezzo funziona alla grande, l'assalto vocale si mescola alla devastazione chitarristica, la batteria risulta una mitragliatrice di colpi precisi, ben assestati e carnivori; lo scream ne esce fuori esaltato, una malvagità che ha molto a che spartire col Black più satanico. Durante il ritornello growl e scream si fondono, dialogano e vanno all'unisono, è un coro infernale che inneggia al lago infuocato in cui si trova la schiera dei dannati bestemmiatori che si ribellano a Dio. Nel testo si parla di combattere il regno di Dio, della Trinità, cercando di porre fine al suo regno spezzando la croce che ne è simbolo; la tirannia di Dio ha posto fine alla libertà di pensiero, questo ha concesso il libero arbitrio solo col ricatto dell'inferno, che libertà c'è in tutto questo? Si riprende il concetto del Satanismo Razionale, il concetto secondo il quale Dio non avrebbe avuto così tanti sostenitori se non ci fosse stato Satana a fare da spauracchio. Stoppate, raffiche malvagie, tutto il caos chitarristico è di una tecnica precisa, tagliente; mentre la distorsione crea una cortina sulfurea che avvolge il sound, lo sporca, nascondendo purtroppo anche il basso. Il rullante spicca, gli stacchi sono precisi e le accelerazioni sanno di Grind, la voce in scream prende delle rincorse devastanti e si abbatte sopra il growl facendo piazza pulita di tutto il resto, è un impatto colossale. La scelta di questo pezzo non sembra casuale: tutti coloro che si lamentavano dicendo che il gruppo suonasse più fiacco da "Serpents of the Light", e non si fosse riscattato a dovere con "Scars of the Crucifix", adesso vengono investiti da questa carica selvaggia. Chi pensava che l'avvento di Owen avrebbe fatto suonare i Deicide come i Cannibal Corpse ha preso una cantonata pazzesca (del resto Owen ha lasciato i Cannibal Corpse proprio con l'intento di suonare qualcosa di diverso, non di fare la stessa cosa con altri gruppi!). Altro ritornello spietato, la batteria è una scarica straziante di colpi, a sorpresa esce fuori un assolo tecnico con virtuosismi che si sprecano - in sottofondo ancora uno scream infernale - in un contesto addirittura neoclassico; l'assurdità è che l'assolo sta bene! Parliamoci chiaro: gli assoli dei Deicide ai tempi degli Hoffman erano potabili, ma niente di sconvolgente; una roba del genere invece è come se, stando nell'inferno, venissimo catapultati in paradiso per bearci di scale, vibrati, angeliche plettrate dalla pulizia sopraffina... poi, prima ancora di accorgercene, cadiamo di nuovo nell'abisso infernale schiantandoci in un cratere fiammante: è il pestaggio di Asheim che infierisce come un satanasso su noi infami peccatori. Stoppate, si torna alla strofa iniziale che si prende una lunga rincorsa, ancora dobbiamo riprenderci dal precedente assalto e Benton ci aggredisce con la sua vocalità gutturale: i cristiani vengono scuoiati vivi, i preti vengono puniti per le vite che non hanno salvato mentre aspettavano la salvezza di un Cristo che non arriverà mai. Un omaggio a Satana, in un mondo in cui Dio non può trovare i propri fedeli che si trovano all'inferno - luogo che sarà il loro paradiso - in cui c'è anche Gesù fatto a pezzi. Inutile dire che il caro Benton non ha resistito alla tentazione di prendersela con Gesù anche in questo pezzo, il suo ruolo è marginale - è vero - però intenso. Di questo testo c'è da dire che, per quanto possa sembrare strano a dirsi, l'approccio di Benton si è leggermente temperato: nel senso che è passato da un Satanismo il cui senso era la pura dedizione al Male assoluto, ad un Satanismo di tipo diverso, vissuto in funzione di contrasto al Cristianesimo, un Satanismo che oppone la ragione alla fede. Può venirci, a tal proposito, in soccorso il noto inno di Giosuè Carducci: "A Satana"; è chiaro che Carducci non fosse un cultista del Demonio, ne cito una quartina significativa: "Via l'aspersorio / Prete, e il tuo metro! / No, prete, Satana / Non torna in dietro!". Nella quartina citata, con fare sprezzante, si ingiunge al prete di fare a meno dell'aspersorio, inutile orpello visto che Dio non lo ascolta; il prete dovrà anche fare a meno del suo inutile metro (di giudizio), dato che Satana non torna indietro, un riferimento al noto esorcismo "Vade retro Satana!". Questa quartina è compatibile col testo esaminato, ma se ci sembra un po' troppo fantasioso voler immaginare Benton a leggere le poesie di Carducci possiamo far riferimento al Satanismo moderno di LaVey, che poggia le basi su assunti molto simili a quelli che hanno ispirato Carducci nel suo inno che unisce goliardia e ribellione. Un riferimento più diretto alla filosofia laveyana sembra essere quello in cui Benton nel testo dice "God without Satan no one would believe" ("Nessuno crederebbe a Dio se non esistesse Satana"); ebbene il nono fondamento della filosofia di LaVey recita: "Satan has been the best friend the Church has ever had, as he has kept it in business all these years." (Satana è stato il migliore amico che la Chiesa abbia mai avuto, poiché l'ha tenuta in affari per tutti questi anni.). Non può essere un caso questa comunanza di pensiero, che già iniziava a leggersi in "Serpents of the Light".

Crucified for the Innocence

Occupiamoci adesso di "Crucified for the Innocence (Crocifisso per l'innocenza)", in cui Benton se la prende direttamente con Gesù apostrofandolo con le peggiori (o migliori, a seconda dei punti di vista) bestemmie che riesce ad escogitare. Inizia rivolgendosi a Lui in questo modo: "Non ho mai odiato qualcuno quanto odio te, pugnalami una volta e poi ancora ed io che sorrido come fai tu. L'ignoranza è la luce che guida la tua ipocrisia, dal tempo dell'innocenza ci è stato lavato il cervello affinché credessimo. Un fallimento come padre ed amico del genere umano, da questo giorno in poi pregherò per sempre che tu muoia!"; un ottimo inizio, carico di un odio cieco e furioso. La musica inizia con plettrate alternate, un blast feroce che alterna il ritmo, poi la voce brutale di Benton, che si abbatte su di noi come un tuono, scandisce con cattiveria queste parole di biasimo e scherno, rivolgendosi a Gesù come se fosse un bambino stupido. Anche in questo caso il mastering premia i suoni medio-alti, le chitarre a fine di ogni caotica ripetizione del riff infilano dei fischianti armonici che danno un tocco più tecnico a quella che altrimenti sarebbe solo una dimostrazione di pura e grezza violenza. Il basso si apprezza perché si muove su tonalità più alte, poi le chitarre si riscaldano su toni più bassi, parte uno scream invasato che esplode all'improvviso e fa scattare una nuova parte: frenetica, bestiale, prepotente! Nella fase iniziale del pezzo c'era una plettrata alternata cafona, caotica, in cui soltanto quegli armonici ben piazzati e la batteria precisa tradivano una predisposizione al Technical Death; questo nuovo passaggio invece rientra a pieno titolo nello schema, seppur con forti innesti Black che sono inevitabili in casa Deicide. Alta velocità, devastazione, radici Thrash facili da leggere tra le righe, poi il riffing diventa sempre più cadenzato fino a sfociare nella stoppata clamorosa, ed a quel punto inizia la sua marcia un carro armato di sonorità più cupe (che però ne escono monche da questo mastering). Viene crocifisso, sta appeso in croce e viene rimandato da suo padre, non si può sapere la verità però secondo lui è morto; una cosa è certa: non ha bisogno del suo inutile amore, fanculo il Signore nei cieli, si prenda la sua Bibbia e se ne vada via, via dalle palle, adesso bisogna spazzare via tutte le chiese dal mondo. Con questi distruttivi propositi la musica dei Deicide è un assalto anticristiano, le empie plettrate continuano a farsi strada mentre la batteria continua a mitragliare tutto ciò che si trova davanti; si torna così alla strofa iniziale, che viene volentieri riempita di innesti tecnici. Chitarra ritmica in solitaria, urlo invasato, poi a sorpresa le melodie chitarristiche si innestano nel ritornello e ci stanno che è una meraviglia. Santolla ha saputo intrecciare, nelle trame di un devastante Death/Black Metal, preziosismi tecnici e melodici che tendono al Thrash più colto e virtuoso, tutto mentre Benton continua a bestemmiare e dirci quanto vorrebbe far scoppiare le chiese di tutto il mondo. Una volta esaurito questo passaggio l'assolo più esprimersi al meglio, si presenta squillante, come una naturale evoluzione della parte melodica inserita nel passaggio precedente, con roboanti fischi e passaggi acuti e squillanti. Si aprono le danze e quindi scorre davanti alle nostre orecchie una sfilata di assoli in cui l'impatto Thrash strafottente di Owen si alterna al preziosismo da Melodic Death (scuola Amott, probabilmente) di Santolla; stiamo sentendo cose che nei Deicide non si sono mai sentite! Si riprende con la devastazione come se niente fosse, Benton approfitta della melodia per rifugiarsi nell'ombra e riemergere, più mefistofelico di prima, con qualche passaggio in growl e poi con un acuto scream prolungato, c'è un qualche riferimento Grind, poi la batteria diventa un frullatore di bastonate, di nuovo la strofa con inserti che vengono abilmente sbavati e suonano ancora più maligni di prima, nel finale le voci si sovrappongono e poi si dedicano ad una distruzione totale, poi si riprende la fase melodica che viene seguita da una scarica di stacchi ultraveloci di batteria, stoppate e gran finale improvviso. Gesù è solamente un viziato, lui invece ha avuto solo tragedie e sventure da Dio, tutta la sua vita è stata un labirinto di dolore per colpa di Dio, per questo non si rivolgerà mai a lui, non gli darà mai ascolto, non gli offrirà mai il proprio cuore. Il figlio di Dio mandato a salvarci si è tramutato in una catastrofe, un agnello di Dio di pestilenza, un demente irrilevante, il suo testamento è stato quello di farsi ammazzare; glorificare il suo sangue, il suo sacrificio, sono tutte falsità frutto della necessità comune di appigliarsi ad un qualcosa. Ancora una volta, tra le (blasfeme) linee possiamo leggere l'influenza di quel razionalismo che ispira il Satanismo moderno. In questo testo non si parla di legioni di Satana che mettono a ferro e fuoco il mondo schiavizzandone gli abitanti; al contrario si parla di liberare il mondo da una piaga, che viene individuata nella tirannia del Cristianesimo che, nato come bugia alla quale appigliarsi, è diventato un cappio al collo.

Conclusioni

Arrivando alle conclusioni è il caso di spendere qualche parolina in più riguardo all'unico elemento che distingue questi brani dagli stessi proposti nell'album: il mastering. A parità di missaggio e con le stesse identiche registrazioni, in una prima sede (questa) si è proposto un lavoro che esalta le tonalità più alte, acute, con un suono che spesso si avvicina al timbro adottato da gruppo quali Malevolent Creation; gruppi nei quali le chitarre distorte e zanzarose vengono funestate dai colpi di un rullante squillante ed una cassa precisa (spesso triggerata). Tutto ciò è un po' l'anima di quella branca del Technical Death Metal che guarda al passato e, quindi, con influenze Thrash che vengono esasperate fino a tendere al Grind, offrendo una produzione che si avvicina agli ideali estetici old school. Nella seconda sede (ossia l'album) è stato corretto il tiro, dando al mastering più calore e dando più spazio alle tonalità cupe, permettendo così al basso di uscire fuori perché, altrimenti, sarebbe stato sommerso dalle chitarre. Il bassismo di Benton, lo sappiamo, punta alla velocità e non si distingue certo per altre caratteristiche; in questi due brani il basso è il grande assente - cosa che tra l'altro non pesa molto, perché le due chitarre suonano davvero alla grande - mentre la batteria, se da un lato ha meno spessore sulle pelli, dall'altro guadagna nella percezione della precisione nei blast. La scelta finale del suono, nell'album, mirava dunque a correggere il tiro, riequilibrando un sound che in un primo momento è stato troppo sbilanciato in favore delle chitarre. Un'altra teoria, che propongo sapendo già di doverla successivamente scartare, è che questo tipo di sound sia stata una scelta deliberata in funzione del fatto che, trattandosi di una release digitale, i brani sarebbero stati ascoltati su apparecchi che, per loro natura, tendono a ridurre la qualità dell'ascolto ed a sacrificare di molto i bassi; insomma, sto teorizzando che questo tipo di intervento sia stato motivato dalla necessità di far meglio fruire i brani tramite le cuffiette di un lettore mp3. L'ipotesi (affascinante suggestione) va scartata per almeno tre motivi: non si spiegherebbe infatti come mai questa ipotetica politica della Earache non si sia manifestata con altri lavori. Hanno fatto la release digitale per abbattere i costi, dunque si presuppone che non si volessero far carico dei costi di un doppio mastering; questa ipotesi attribuirebbe alla Earache una fantasia davvero ammirevole, mentre ogni cosa ci suggerisce quanto sia proprio la fantasia l'elemento che più manca in quella sede. Le chitarre, effettivamente, sono i nuovi arrivati, l'elemento sul quale era prevedibile si concentrasse l'attenzione dei fan; lasciamo in sede di recensione dell'album tutte le (brevi) osservazioni riguardo i succosi pettegolezzi circa l'abbandono dei fratelli Hoffman, e adesso pensiamo a quello che hanno fatto i nuovi arrivati. Chi se lo poteva aspettare? I Deicide hanno accontentato tutti i loro fan, anche quelli che si sentivano un po' traditi dalle ultime pubblicazioni, mettendo assieme una miscela esplosiva, un carico bestiale di rabbia demoniaca: i due chitarristi si inseriscono a meraviglia interpretando lo stile assegnato loro dal duo storico, ma allo stesso tempo si prendono larghe libertà in assoli e passaggi melodici che danno nuova vita alla musica dei Deicide. Tecnica ad alti livelli, impatto devastante, velocità disumana e rabbia cieca; questi due brani fanno presagire ad un album di ottimi livelli che, in effetti, ha tenuto fede alle aspettative.

1) Homage for Satan
2) Crucified for the Innocence
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