DEICIDE

The Best of Deicide

2003 - Roadrunner Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
29/08/2016
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2

Introduzione Recensione

E' il 2003 quando i Deicide (o per meglio dire la "Roadrunner Records"..) pubblicano la compilation "The Best of Deicide". Visto che la compilation attinge dal materiale licenziato dagli inizi fino a quel momento, è inutile constatare quanto la line-up sia naturalmente sempre la stessa, rimanendo invariata: Glen Benton alla voce ed al basso, Steve Asheim alla batteria ed alle chitarre i fratelli Brian ed Eric Hoffman. E' bene affrontare immediatamente il tema più spinoso riguardo a questa compilation: i Deicide non ne sapevano assolutamente niente. Come nel suo stile (era già accaduto con i Type O Negative, d'altra parte) pare che la "Roadrunner.." avesse in quegli anni questa mania di realizzare compilation (poi soprannominate come la "serie the roots of?", visto che al bordo di ognuna di queste compilation c'era la scritta "The roots of" col logo della "Roadrunner Records": insomma, raccolte celebrative dell'etichetta, più che dei gruppi in sé) , insiemi di brani (anche di diversi gruppi) e pubblicazioni simili senza neanche interpellare i diretti interessati - lasciamo stare le beghe legali ed i diritti rivendicati dell'etichetta, argomenti nei quali non vogliamo entrare - con il risultato di diffondere un certo nervosismo in alcuni gruppi ed in parte del pubblico. Si può facilmente immaginare che un gruppo sia quantomeno sorpreso nel vedere pubblicata una compilation in cui nessuno dei membri abbia avuto voce in capitolo (dalle scelta dei brani alle grafiche..); si può altrettanto facilmente immaginare che parte del pubblico fosse un po' seccato da questa modalità di sfruttamento, tipica delle major della pop music, che si disinteressava delle nuove leve e toglieva la nuova linfa vitale per la progressione e continuazione del genere, preferendo fossilizzarsi e spremere al massimo quei pochi pilastri ed episodi fondamentali dei vari settori. Tornando a questa singola pubblicazione in particolare, è davvero immediato notare quanto la tracklist trascuri in modo abbastanza offensivo gli ultimi due album del gruppo (l'ultimo è ignorato, il penultimo citato con due soli brani) per concentrarsi sui primi lavori: una chiara rappresentazione di quale fosse stato il gradimento degli ultimi due dischi rilasciati dalla band. Lo stesso Glen Benton ebbe a dire, in un'intervista rilasciata a Evilution Magazine, quanto segue: "Roadrunner did absolutely nothing for the band. They didn't call us; they didn't come down to follow the recordings. They didn't even offer any tour support. We drove around in our own van for years, and they sold our merchandise wherever they could find an opportunity - and kept all the cash, of course. I don't even own any Deicide shirts!" (La Roadrunner non ha fatto assolutamente niente per il gruppo. Non ci hanno chiamato; non sono venuti a seguire le registrazioni. Non hanno neanche offerto un supporto per il tour. Siamo andati in giro col nostro van per anni, mentre loro vendevano il nostro merchandise ovunque riuscivano a trovare un'opportunità - intascando tutti i soldi, ovviamente. Io stesso non ho neanche una maglietta dei Deicide!); insomma ecco che si svela il retroscena di una pubblicazione che di afatto assurge a goccia che ha fatto traboccare il vaso. Infatti, questa release segna la fine del sodalizio tra Deicide e "Roadrunner Records". A peggiorare le cose, la presenza di annotazioni, all'interno del libretto dell'album, scritte da Joey Jordison (all'epoca negli Slipknot). Ricordiamo che gli Slipknot entrarono a far parte della "Roadrunner Records" nel 2000, aggiudicandosi anche un disco di platino grazie alla promozione attuata dalla nuova scuderia. Poco dopo, nel 2001, la "Roadrunner.." entrò a far parte della "Universal Music Group" (la quale contiene al suo interno anche "Warner Music" e "SONY"), e quindi le logiche delle enormi macchine da soldi del mercato musicale si estesero a tutti i gruppi. L'ultimo album dei Deicide, pubblicato proprio nel 2001, fu dunque figlio di queste beghe con l'etichetta ma anche di tensioni interne (probabilmente alimentate dallo stato di abbandono in cui versava il gruppo) che non hanno fatto di certo bene alla qualità dei brani. Sulle annotazioni di Jordison, Benton fu insolitamente diplomatico, affermando di essere contento dell'interesse che arriva da un ambito musicale così differente, che quelle annotazioni furono anche una cosa carina da vedersi, ma che semplicemente non gli è piaciuto il gesto di pubblicare quel materiale senza neanche interpellare il gruppo.. insomma come dargli torto? Con Joey Jordison la "Roadrunner.." si giocò la carta della cosiddetta gallina dalle uova d'oro, per rendere interessante una pubblicazione inutile, mentre spremva le ultime gocce dei Deicide. La scelta dei brani è quanto di più banale ci si potrebbe aspettare: sono tutti i pezzi molto conosciuti tratti dagli album del gruppo, roba che il potenziale acquirente di questa compilation deve per forza possedere. Nessun materiale extra, niente di speciale per invogliare ad un acquisto che è palesemente privo di senso se non per le annotazioni appunto di Joey Jordison. A stridere è poi il concetto stesso di applicare alla nicchia del Death Metal un altro concetto, quello dei Greatest Hits, come se dei pezzi del genere potessero essere dei successoni, dei tormentoni da sparare nuovamente in una raccolta, e non parte di un album, un pezzo di una storia da collocare in un determinato contesto. A maggior ragione, considerata la recente ristampa dei sei album del gruppo, proposti come "the complete Roadrunner Collection". Una compilation inutile, una tracklist scontata senza il minimo extra e, ancora peggio, una grafica patetica. L'acquisto di questo CD - che non sarà stato certo a buon mercato, all'epoca - fu reso sicuramente meno appetibile, difatti, da questa copertina indegna: foto di gruppo con angoli distorti, facce da overdose, incorniciata da un riquadro metallico arrugginito pieno di punti, in alto una scritta a caratteri cubitali recita "THE BEST OF DEICIDE", con un font sensazionalistico (e dimenticando il logo storico che la band non cambierà MAI), ad effetto tridimensionale, che invade tutta la larghezza della copertina con la propria inappropriatezza! Una cosa del genere ti aspetti di vederla nel best of di Britney Spears, nella raccolta definitiva delle Spice Girls.. anzi, forse per loro avrebbero trovato una grafica decisamente più accattivante perché, perlomeno, la copertina sarebbe stata pervasa da una fisicità piacevole, aggettivo che mai potrebbe associarsi alla foto che in questo caso hanno scelto di mettere in copertina. Insomma, la "Roadrunner.." ha avuto questo gruppo in scuderia per più di dieci anni e non ha saputo trovare una foto migliore da mettere su una compilation? A questo punto una copertina tutta nera, col logo del gruppo, sarebbe stata una scelta dannatamente migliore. Tornando alla musica, come facilmente intuiamo, sono pezzi che già conosciamo e sono già stati esaminati in queste pagine; l'attenzione si sposterà più che altro sulla scelta dei brani e su alcune riflessioni, spese qua e là, sulla carriera del gruppo nel "periodo Roadrunner". Insomma, questa compilation inutile ai fini discografici risulta essere un'ottima occasione, per noi, per fare il punto della situazione e tirare le somme degli alti e bassi del periodo iniziale della carriera di questo pilastro del Death Metal.

Dead By Dawn

Poteva il brano iniziale essere più scontato di "Dead by Dawn (Morti all'alba)"? Probabilmente una scelta più scontata ancora sarebbe stata Lunatic of God's Creation, che comunque è proposto poco più avanti. Infatti i brani del primo album vengono sparati in blocco, tutti vicini tra loro, lo stesso avviene per gli album successivi rendendo ancora meno fantasiosa la tracklist ed ancora più sprecati i soldi dell'eventuale acquisto di una compilation che sarebbe noioso ascoltare anche avendola ricevuta in regalo. Un testo dei Deicide più giovani, la fantasia di Benton è stuzzicata dalla trama di un film, "The Evil Dead" (1981 - diretto da Sam Raimi), che ruota attorno alla scoperta di un libro, il Necronomicon, assieme a degli studi sulla demonologia. Questo materiale avrebbe permesso ai protagonisti di evocare dei demoni, ma le cose non vanno esattamente come si sperava. Un pezzo solito, ottima opener, ineccepibile scelta? fin troppo scontata appunto! Quello che possiamo ascoltare è una furia bestiale in cui il growl di Benton è in stile old school, mentre le parti in scream subiscono una forte influenza Black Metal, la frenesia chitarristica e la batteria tirata al massimo sono lo stile del gruppo degli esordi. Non manca di uscire fuori la struttura Thrash, che fa da collante tra Death e Black, specie nel ritornello che dedica un momento strumentale in cui questa attitudine è evidente; la velocità è talmente alta che adesso penseremmo al Grind. Un pezzo diretto e bestiale insomma, che si fa forte dei cori di Benton sparati ad alto volume, con effetto caotico e devastante.

Carnage In The Temple Of The Damned

"Carnage in the Temple of the Damned (Carneficina nel tempio dei dannati)" è un altro brano estratto dal primo album; come si diceva, si presenta con un allarme atomico, una voce che dà l'allarme ed invita a bere perché tra poco sarà tutto finito. Ancora una volta il caos dato dal coro in growl e scream, una struttura Thrash/Death feroce e spietata, la voce prende una piega veloce che per certi versi ricorda un rap estremo, ci sono assoli ben piazzati che alzano il livello del pezzo e ricordano lo stile Slayer. Si tratta di furia cieca e caotica prestata al servizio dell'estremismo musicale, irruenza portata ad alta velocità e sbattuta in faccia all'ascoltatore che non chiede di meglio. Nel testo la protagonista è la morte, che vince su tutto, questa congrega, una setta di cultisti, decide di farla finita e gettarsi tra le braccia della morte una volta per tutte; si inneggia al suicidio di massa ed il riferimento va alla nota vicenda del predicatore Jim Jones, una connessione che si noterà meglio nel brano "Sacrificial Suicide" che infatti nell'album precede questo pezzo e ne costituisce una premessa imprescindibile per coglierne pienamente il senso.

Lunatic Of God's Creation

"Lunatic of God's Creation (Pazzo creato da Dio)" è quel brano al quale davvero non si poteva rinunciare, vista la scelta scontata nella tracklist tanto valeva metterlo come primo brano! Irruzione di chitarre veloci a plettrata alternata e cassa, che tiene il passo, con un tupa tupa di rullante che tradisce le origini Thrash di questo estremismo, gli scream sono più in stile Black. Da questo connubio esce fuori la miscela esplosiva per eccellenza: un Death Metal forte della tradizione Thrash e carico di quella malvagità blasfema tipica del Black. Benton sembra un invasato alla voce, rendendo bene l'immagine del lunatic, il pazzo invasato, nel ritornello possiamo ascoltare quella caratteristica che da sempre ha distinto i Deicide: il coro scream/growl che conferisce a questi pezzi un impatto mostruoso. Questa creatività nell'estremismo, l'intuizione di un coro rafforzativo dato dall'unione di queste due tecniche estreme, accompagnate da un muro sonoro fatto di velocità assieme ad accenti con un groove di facile lettura, ha fatto la storia e la fortuna dei Deicide. Il testo si riferisce proprio alla storia di Charles Manson, racchiude in sé la stessa semplicità ed impatto che appare nella musica; l'oscurità che ne ottenebra la mente, le nefandezze compiute. Tutte le cose avvenute dovrebbero pesare sulla coscienza di un Dio che ha permesso accadessero, rendendosene complice; tratteggiando i contorni di un Dio che parla di amore ma dispensa anche morte e sofferenza, insomma si riprende una vecchia questione. 

Sacrifical Suicide

Con "Sacrificial Suicide (Suicidio sacrificale)" riprende la fiera delle banalità: non per il pezzo, che spacca, ma per la scelta che davvero non brilla per originalità considerando che questo pezzo segue il precedente anche nell'album. Avevamo già accennato a questo brano per via della vicenda che riguarda la congrega del Peoples Temple, una setta religiosa. L'episodio del suicidio di massa scandalizzò l'opinione pubblica americana e mondiale; questo leader spirituale, Jim Jones, convinse più di novecento membri della setta a commettere suicidio (inclusi i bambini) - dopo aver anche assassinato cinque persone esterne alla congrega. Il culto in questione era più uno stile di vita che una religione, una sorta di comunismo cristiano (possiamo immaginare quanto fosse osteggiato dal Governo il comunismo negli anni '70 negli U.S.A.) in cui la componente religiosa rivestiva un ruolo marginale (secondo alcuni Jim Jones era addirittura ateo). In questo testo si inneggia al gesto come un'impresa ispirata da Satana, si parla del sacrificio di Cristo come di un altro suicidio che ha compiaciuto Satana senza realizzare alcunché di utile per l'uomo. Ancora una volta velocità forsennata e caos, dato dal miscuglio di sovra incisioni e tecniche vocali, i riff sono belli tosti ed a tratti ipnotici nel loro ritmo cadenzato. La voce è molto più profonda rispetto alla versione demo, la batteria più precisa specie nel lavoro di piatti e nella cassa. Un pezzo compatto che presenta davvero l'esordio esplosivo dei Deicide. In questa fase la musica del gruppo era ancora pervasa dall'irruenza giovanile ma iniziava a diventare più tecnica, più precisa. 

Crucifixation

"Crucifixation (Crocifissazione)" chiude il primo album e chiude anche (quanta originalità!) il blocco di brani chiamati a citarlo in questa raccolta. Riff Thrash, la risposta dell'altra chitarra, stoppate della sezione ritmica e quindi un rullante semplice ed immediato, dei passaggi caotici alla chitarra che lancia un assolo vibrato e squillante, la voce canta in coro demoniaco sopra l'assolo generando una violenza indicibile. Un altro pezzo che mantiene alti i livelli d'attenzione e di blasfemia di un album d'esordio che non vuole certo andarci piano. In questo testo abbiamo il trionfo finale di Satana: per distruggere il male Gesù si uccide in croce ma il suo gesto è inutile ed inefficace. Si parla invece della croce inversa di Lucifero, morendo attraverso la quale si possono finalmente distruggere le catene che trattengono il male, smanioso di riversarsi sul mondo, l'uccisione del figlio di Dio aprirà le porte all'invasione ed alla conquista del mondo per la gloria di Satana. I passaggi strumentali ben descrivono questa violenza, lo fanno con parti Black che si addicono decisamente alle tematiche richiamate. Con questo brano si chiude quindi la prima parentesi del gruppo; è importante inquadrare questo fenomeno nella Florida di inizio anni '90. Quando sono stati creati questi brani erano gli anni '87 ed '89, soffermiamoci sulla citazione di Charles Manson e della sua vicenda, ma anche del suo caotico modo di intendere la musica, questo voler combinare aggressività ed estremismo musicale assieme ad un'atmosfera di dannazione e sregolatezza: ricordiamo la croce inversa marchiata a fuoco sulla fronte di Benton, un chiaro segno di imitazione. Negli stessi anni nasce un altro personaggio musicale che si ispirerà allo stesso anti-eroe: proprio Brian Hugh Warner che farà una fortuna simile, in altri ambiti, partendo dalla stessa Florida nel 1989 con Marilyn Manson & the Spooky Kids, prevalentemente un Punk/Hardcore che iniziava a sporcarsi di Industrial col primo album del 1993, portando sul tavolo temi abbastanza simili a quelli tirati in ballo da Benton. 

Satan Spawn, the Caco-Daemon

Ecco quindi "Satan Spawn, the Caco-Daemon (La prole di Satana, il demone orribile)", che inizia a citare il secondo album partendo esattamente dal suo primo brano (non ve l'aspettavate vero?). Ci sono ancora dei rumori da dungeon, suoni disturbanti, claustrofobici, accompagnati da un belare di capre che si fa sempre più vicino ed insistente. Ad un certo punto scoppia l'aggressione chitarristica, un riff alla carta vetrata che pialla i polpastrelli; ma la vera rivelazione è il suono del basso: bello grosso e potente, suono gonfio e carico forte di un'esecuzione che si concentra più sugli accenti e meno sull'inutile velocità che tanto verrebbe fagocitata dal muro sonoro alzato dalle due chitarre (dai toni già abbastanza scuri di per sé). Assalti bestiali, scambio di tecniche vocali senza preavviso, più veloce ed imprevedibile, una batteria massacrante e più precisa rispetto a quella del debutto, una raffica di bestialità annichilente che butta giù i muri. Questo pezzo non vuole essere altro che un'aggressione caotica ed una dimostrazione di ferocia unita ad un'esecuzione precisa. Con il testo si parla del padre di tutti i demoni, di Satana, invocando il quale si cerca di ottenere il controllo sulla sua immensa malvagità demoniaca, una creatura precedentemente alla nascita di Dio stesso, un demone che esiste solo per distruggere l'umanità. E' davvero impossibile non notare i riferimenti alle atmosfere lovecraftiane del Necronomicon già citato nel precedente album, solo che in questo caso sembrano avvicinarsi ad una concezione più new age (o da gioco fantasy!).

Trifixion

Con "Trifixion (Trifissione)" si continua ad attingere dal secondo album, questa volta il quarto brano però, rumore di vetro e quindi inizia un assalto, parte un inaspettato assolo vagamente neoclassico, comunque tecnico e più melodico del solito, parti con sfumature Black si fondono alla base Death/Thrash e ne ricavano un Brutal malefico, assassino. Un devastante mix di velocità e precisione, sparato in modo diretto con riff taglienti ma grossi e compatti, una frenesia che in qualche modo supera la velocità già raggiunta dal gruppo e la porta verso nuovi limiti. Con questo album il gruppo si dà da fare per spingere ancora oltre il proprio stile, per dimostrare che riescono ad andare avanti e fare anche di meglio, che quello che hanno fatto non è un fuoco di paglia. Un pezzo devastante, una sfida a qualsiasi estremismo musicale, un pezzo che fa alzare l'asticella e segna una nuova misura di estremo nel Metal. Il testo parla del marchio della bestia - molto probabilmente si riferisce alla croce inversa che Benton ha marchiato sulla propria fronte - praticata per dissacrare il proprio corpo in onore di Satana. Un testo autobiografico, piazzato in un pezzo esplosivo, accresce ed infiamma il personaggio Glen Benton che inizia di ammantarsi della stessa veste di "cattivo" assunta da Charles Manson. 

In Hell I Burn

"In Hell I Burn (Nell'inferno brucio)" è un altro brano tratto dal secondo album, ormai questa compilation a comparti inizia ad essere davvero prevedibile. Molte stoppate e brutalità che si impone sin dall'inizio, nell'album questo è il settimo brano, il ritornello arriva molto presto con un coro diabolico, infernale. Lo stile dello scream e growl assieme si ripete, con furia malefica, bestialità, raffica di colpi alla batteria che non accenna neanche lontanamente a rallentare: una furia continua che si autoalimenta senza sosta, serie di riff a plettrata alternata ad alta velocità e poi un assolo caotico alla Slayer per far capire definitivamente gli intenti distruttivi. Il basso trova il suo posto e si fa apprezzare per cambi ritmici distribuiti in pulsazioni che spiccano rispetto al riffing delle chitarre. Nel testo si dice che la vita è inutile e non ha senso aggrapparsi ad essa, molto meglio farla finita e raggiungere immediatamente Satana, il suo Padrone, all'inferno nel quale bruciare - in compagnia di molti altri - sostenuto da una fede incrollabile nella Bestia. Satana mantiene la sua parola ed infatti ha distrutto il figlio di Dio, è pronto ad avvolgere tutto il mondo nella sua immensa malvagità per punire tutti gli ignobili fedeli. Un altro testo apocalittico di quelli che tanto hanno caratterizzato il secondo album dei Deicide: infatti si è passati da una prima fase più fantasiosa nel riprendere fatti di cronaca o trame di film, ad una fase più diretta che semplicemente esprime concetti semplici che vanno sempre a parare in Satana e nell'inferno? o semplicemente sui fedeli che soffrono per la loro stupidità.

Dead But Dreaming

Ovviamente anche "Dead but Dreaming (Morti ma sognanti)" è estratto dal secondo album ed anche questa volta si tratta di una scelta scontata, quasi forzata considerando la qualità del brano ed il successo riscosso ai live. Ancora furia brutale con stoppate a ripetizione ed un growl molto gutturale, riffing complesso che accelera e decelera per mantenere viva l'attenzione ed aumentare la percezione del caos ordinato imbastito dalla sezione ritmica inarrestabile. Componente Thrash in bella vista, velocizzata fino a renderla irriconoscibile, il tecnicismo al basso aumenta e sembra che il gruppo in brani come questo vogliano rivendicare anche delle abilità tecniche, per rivaleggiare coi vicini Cannibal Corpse. La caotica furia dei Deicide, in brani come questi, si affina e diventa un'aggressione mirata - piuttosto che una furia cieca e frenetica - che colpisce duramente ed esattamente dove vuole. Il testo parla di un viaggio alla ricerca di conoscenze esoteriche, si riprende l'Apocalisse e quindi l'annuncio della fine alle sette Chiese d'Oriente; il male sta arrivando e presto tutto avrà fine, sarà sottoposto al giudizio finale. La morte si rivela, assieme ai corpi degli antichi dèi appesi, il drago dell'Apocalisse risveglia gli antichi dèi che compiranno la strage finale.

Once Upon The Cross

Ma quale modo più scontato di citare il terzo album se non con la sua opener e titletrack "Once upon the Cross (C'era una volta in croce)"? Pubblicato nel 1995 questo album segna il passaggio ad una nuova fase per un gruppo che si lascia definitivamente alle spalle gli esordi col materiale pensato a nome Amon e trova un proprio stile unico setacciando tutto quanto è stato realizzato, prendendone solo le cose migliori. Gli elementi irrinunciabili sembrano essere la voce gutturale e la blasfemia, che viene addirittura accentuata: in questo brano la crocifissione è una sconfitta crudele, una sofferenza inutile che niente ha dato all'uomo, un episodio di trionfo satanico. L'episodio della morte di Gesù sarà addirittura usato come pretesto per iniziare guerre, per appagare l'avidità di uomini corrotti e per giustificare altra sofferenza, tutto secondo il piano diabolico di Satana o, meglio, dello stesso Dio che predica il bene ma va avvenire il male. Si inizia con una parte tratta dal film "The Last Temptation of Christ" (1988) di Martin Scorsese, Gesù chiede a Dio perché l'abbia abbandonato. Riff velocissimo e batteria tirata al massimo e si parte subito col ritornello, impatto sonoro delle chitarre, il basso non è tanto in primo piano quanto negli altri pezzi, poi il pezzo rallenta e preferisce essere più massiccio; questa è la fase in cui il gruppo, infatti, inizia a sperimentare una potenza che non si basa solamente sulla velocità ma giova anche delle alternanze che quindi richiedono anche parti lente e cadenzate (elementi tipici di quello che sarà il Brutal). L'incedere del pezzo è lineare, viene meno l'irruenza a vantaggio della precisione, ma un po' manca quel caos primordiale che ci ha fatto affezionare al gruppo, questa è una violenza più matura.

They Are The Children Of The Underworld

 Lo conferma "They Are the Children of the Underworld (Sono i figli dell'oltretomba)", il testo è davvero ostico e scomoda le divinità mesopotamiche per parlare di questi demoni, carichi di odio per l'umanità, inviati da un dio che voleva punire gli uomini, colpevoli di essere troppo chiassosi e fastidiosi. Nella musica si riesce ancora a rintracciare le radici Thrash, che sono comunque lontane ormai, in un riffing che punta molto sulle stoppate e tempi andanti ma mai scatenati. Un botta e risposta tra chitarre e growl regala i momenti più brutali del pezzo ed è proprio su questi ritmi che sembrano puntare i Deicide di questa nuova fase. Un riff con una metrica che diventerà sempre più ricorrente nella discografia del gruppo, che in questo brano viene ripetuto anche un po' più del necessario, stirandolo quanto basta per riempire una durata dignitosa. Insomma sembra ci sia una qualche insicurezza nell'ispirazione, eppure la tecnica e l'esecuzione sono migliorate e più precise. C'è più controllo e la furia è sapientemente convogliata, non viene scatenata senza ritegno; un pezzo che comunque mostra una progressione perché le parti strumentali sono più elaborate e godibili in sé.

When Satan Rules His World

Restiamo nello stesso album con "When Satan Rules His World (Quando Satana domina il suo mondo)", si inizia in modo bestiale senza esclusione di colpi, con la batteria che ci va giù pesante, niente velocità frenetica ma parti massicce e ben piazzate, growl gutturale e cattiveria al massimo. Il pezzo non convince pienamente, sembra mancare qual cosina, la fantasia forse. Il pezzo trascorre velocemente e quello che lascia si può riassumere nei ritmi cadenzati, nel buon lavoro di batteria e basso, le chitarre ci sono ma sembrano un po' troppo scontate, ormai i Deicide ripetono se stessi. La blasfemia del testo invece aumenta, Dio è definito una puttana, un cacasotto e via dicendo; insomma Benton decide di andare sul più pesante possibile, se la prende con la Bibbia e col credo cristiano per poi, infine, auspicare il dominio di Satana che ripulirà il mondo dalla feccia cristiana.

Trick Or Betrayed

La scelta di proseguire con "Trick or Betrayed (Raggirati o traditi)" strappa uno sbadiglio perché, pur andando avanti ed indietro con la tracklist, si stanno citando tutti i pezzi più "famosi" senza voler individuale un filo conduttore che sia artistico. Un altro estratto audio dal film già citato, con la risposta del Diavolo, poi tutta una serie di complimenti rivolti ai fedeli: un gregge di idioti che non riescono a sopportare il fatto di sbagliarsi e che Dio non esiste, un mucchio di poveracci incapaci di vivere individualmente; hanno bisogno di essere comandati a bacchetta, si illudono e disciplinano la loro vita seguendo regole inutili. Cristo è solamente un complotto per rovinarci la vita ma loro non lo capiscono, insistono nella loro gretta ignoranza, una volta morti rimarranno delusi scoprendo che Dio non esiste e che hanno sprecato la loro vita per niente. Abbiamo qualcosa di fresco, una parte in growl bella prolungata ed anche un assolo con qualcosa di Progressive, insolito per i Deicide ma ben giocato in questo contesto. La brutalità non manca e soddisfa, non siamo a livelli eccellenti ma si sente che il gruppo desidera trovare la propria strada: con questo album si è parzialmente arenato perché nel desiderio di fare la sintesi del proprio stile ha finito per diventare in parte copia di se stesso e fiaccare l'aggressività con tempi più moderati (benché più groovy).

Behing The Light Thou Shall Rise

 Sempre il terzo album, "Behind the Light Thou Shall Rise (Dietro la luce tu sorgerai)", conferma tutto quanto già detto: il gruppo vuole smettere di essere solo veloce, ma vuole essere anche preciso. In questo caso il nuovo approccio premia ed il pezzo spacca, ne risulta massiccio per via delle alternanze, il riffing bello pieno e cadenzato è una marcia potente che si schianta addosso all'ascoltatore: un riff Brutal con un grande contributo del basso che sferraglia veloce, dopo una stoppata le chitarre stanno sole, altra stoppata ed il pezzo riparte con una botta pazzesca, il rullante si fa costante e veloce. La voce insegue il riff e poi c'è una parte ancora più gutturale del solito, un pezzo che pesta forte, in questo caso forse con la lentezza ci ha guadagnato pure. Si sente il timbro gutturale di Benton che poi viene aiutato da una sovraincisione in scream, continua la parte strumentale, piena di stacchi al rullante, poi il basso si fa più potente con scariche veloci, altra strofa insistente e quindi a seguire la parte più gutturale fatta di plettrate gravi ed alternate, insomma è la ricetta di un massacro che non può non far pensare ai Cannibal Corpse. Va ricordata la sana rivalità tra gruppi che ha portato ad una reciproca influenza (e miglioramento) negli anni. Il testo descrive un rituale sanguinario e brutale che vede come involontario protagonista Gesù, che si ritrova sbudellato su un altare, con un pentacolo; tutti bevono il sangue versato da Gesù e così si consuma la vendetta di Satana nei confronti di Dio che ha osato cacciarlo. Il fatto di soffermarsi sui particolari truculenti non fa che confermare l'ipotesi dell'influenza dei Cannibal Corpse.

Serpents Of The Light

Dopo un'abbondante citazione del terzo album si passa al quarto ed ovviamente questo avviene con la titletrack "Serpents of the Light (Serpenti della luce)", che sorpresa strabiliante! Un album che consolida lo stile presentato nel precedente album, non vi aggiunge niente, con gli stessi problemi: ossia la mancanza di fantasia che fa sì che i riff si ripetano con la stessa struttura per un sacco di tempo e vengano stirati al massimo pur di riempire un pezzo. Abbiamo un riffing molto cadenzato e potente, si gioca su tempi medi trascinati come una marcia brutale con una voce sempre più gutturale che calca i tempi forti sottolineando il ritmo. Il contrasto tra voce monolitica e strumenti frenetici è evidente e costituisce parte del marchio che i Deicide hanno creato, un ottimo pezzo per niente noioso che riassume lo stile del gruppo con una combinazione vincente di parti musicali. Nel testo si parla delle menzogne di Cristo, che si copra con una maschera candida per nascondere il serpente squamoso che si cela dietro le sue menzogne; allo stesso modo sono i credenti, che cercano di accaparrare la nostra fiducia solo per soddisfare la loro avidità ed i loro vizi, oppure per giustificare la propria debolezza. Matura il modo di scrivere di Benton, cambia: non più bestemmie brutali e violente ma critiche sottili ed anticlericali.

Bastard Of Christ

Il fatto che dopo ci sia "Bastard of Christ (Bastardo di Cristo)" (così come avviene nell'album) è una scelta talmente stupida che fa il giro e diventa geniale! Un modo simpatico per ricordare all'acquirente di questa compilation, che possegga anche l'album Serpents of the Light, quanto sia stato avventato a spendere quei soldi. Questa volta Benton fa un coro di growl, lo scream è il grande assente dell'album e l'assenza pesa: va bene i canoni del Death che si stanno formando però è una rinuncia troppo drastica per il sound dei Deicide che puntavano molto sul caos. Alternanza di parti vocali e strumentali, massicci blast di cassa, irruenza strumentale che occupa una bella sezione del brano. Ancora una volta il dialogo vincente tra growl solista e coro brutale, che sembra essere la soluzione più spesso adottata dal gruppo in questa fase. Un testo che si introduce augurando la morte a tutti i cristiani, giusto per mettere le cose in chiaro sin dall'inizio; sono solamente dei pazzi col cuore pieno di risentimento, sono convinti che il loro Dio alla fine li salverà, ma non è così che stanno le cose in realtà. Questi idioti pensano che potranno fare di tutto nella loro vita, salvo infine pentirsi ed implorare pietà per i loro peccati per infine trovarsi freschi come una rosa; Benton si dichiara nemico della Croce, nemico di Dio e dei cristiani, cui augura atroci sofferenze.

Blame It On God

 Il fatto sta diventando davvero grave, perché il prossimo pezzo è "Blame It on God (Dai la colpa a Dio)", così come avviene nell'album; immagino i responsabili della Roadrunner Records che hanno dato fondo a tutta la loro scorta di fantasia per imbastire la tracklist fino a metà e poi abbiano preferito prendersi una pausa per ristorarsi dello sforzo appena compiuto, per poi decidere di infilare i primi pezzi del quarto album così come sono nell'album stesso perché tanto chi se ne frega. Il malcapitato che abbia già acquistato quell'album inizia a domandarsi se non sia il caso di mettere direttamente quello nel lettore e fare prima, così almeno si risparmia la vista di questa grafica patetica e si fa gli occhi con quella dell'album (che invece merita molto). Si tratta di un pezzo breve comunque, una serie di stoppate bestiali che si alternano con furia e velocità, la grande sorpresa del pezzo in realtà è costituita dall'assolo ben composto ed impostato con un retrogusto quasi da Progressive Death Metal. Ancora una volta il gruppo ripete lo stesso schema nel modo più prevedibile possibile. Il senso del testo di questo brano è quello, appunto, di prendersela con Dio perché alla fine - visto che dicono che tutto ciò che avviene è la Sua volontà - allora è proprio con Lui che se ne dovrebbero lamentare, non col Diavolo o altre cose del genere. In fin dei conti, dietro una facciata di benevolenza e santità, si nasconde un dio subdolo, tiranno e sadico che gode nell'infliggere punizioni ai suoi fedeli. 

This Is Hell We're In

Il prossimo brano? Ma è "This Is Hell We're In (Questo è l'inferno in cui siamo dentro)", esattamente il quarto brano del quarto album, così ci ritroviamo in una compilation i primi quattro pezzi del quarto album messi in fila esattamente come sono nel quarto album. Immagino l'acquirente di questa compilation alle prese con la propria coscienza, nella consapevolezza che bruciare quei soldi ed osservarne la fiamma per una manciata di secondi, con tutte le sue evoluzioni, avrebbe generato un intrattenimento più coinvolgente di questa compilation. Quando la scelta delle tracce diventa una sfida al buonsenso, tra le risate dei responsabili della Roadrunner che ci regalano momenti di indicibile demenzialità, il compito di un recensore è quello di mantenere la calma e soffermarsi sul dato artistico. In effetti c'è poco da aggiungere rispetto a quanto detto in sede di recensione dell'album: il testo prosegue quanto iniziato dal testo precedente, si sofferma sul mondo terreno dopo aver infamato quello ultraterreno. Si sostiene appunto che in realtà è la Terra ad essere l'Inferno, è qui che soffriamo, qui e adesso, mentre Dio ci ignora ed anzi è lui la sorgente del nostro male. Il pezzo gode di sfumature Black appena più percettibili del solito, ci sono fischi e la malvagità è più marcata rispetto agli altri pezzi, si riprende con la classica ritmica alla Deicide, con chitarre frenetiche ed una voce che si mantiene ostinata in un ritmo cadenzato e monolitico. Anche in questo pezzo viene lasciato molto spazio agli strumenti, specialmente alla batteria che si concede degli stacchi virtuosi sui tom e piatti, poi altra botta e risposta tra voce solista e coro, come molte altre volte. 

Bible Basher

 Ormai il fatto di citare il quinto album col suo primo pezzo non ci sorprende più e quindi ecco "Bible Basher (Distruttore della Bibbia)", è un pezzo breve che però è una botta davvero pesante! Torna a gran voce lo scream, le parti sono tecniche e precise ma riprendono anche quel caos degli esordi, il gruppo sembra aver trovare il giusto equilibrio ed il sound ne gode vistosamente. Un ritornello incalzante in cui viene ripetuto il titolo con cattiveria e brutalità, la plettrata sembra essere la regola anche in questo caso, ma spesso stoppata e possente. Dopo un passaggio brutale al limite del Black si riprende con la strofa, con rinnovata malvagità gutturale, la musica è ripetitiva ma non è necessariamente negativo, una fase centrale strumentale e quindi di nuovo la strofa in cui la voce gutturale rincorre il riff con brutalità. Nel testo si parla del fatto che il vero nemico dell'uomo è proprio Dio, anche se non si dice mai; tutti quanti a sparare cazzate su Dio nostro Salvatore e cose del genere ma lui non ci crederà mai a queste cose. E' un picchiatore con la Bibbia che distrugge la loro fede, pesta i fedeli che si rifiutano di ammettere di avere solo inventato un mucchio di stronzate. Un testo selvaggio che ci restituisce un Benton più furioso che mai.

Standing In The Flames

Concludiamo con "Standing in the Flames (Stando nelle fiamme)", (pare che abbiano saltato Forever Hate You che era il secondo brano dell'album, sarà stata una dimenticanza), constatando anche il fatto che l'ultimo album è stato totalmente snobbato mentre il penultimo è stato citato nell'essenziale. Troviamo la stessa dinamica di sempre, con riff a plettrata alternata, belli violenti, la voce di Benton che insegue le chitarre con una brutalità pesante e trascinata, cori di scream che aggiungono la malvagità alla solita metrica che si ripete in quasi tutti gli ultimi album dei Deicide. Rullante cafone con un tupa tupa che ispira il pogo, scariche di chitarra con basso con ritmo a metà, voce cavernosa: la ricetta dei pezzi dei Deicide che si limitano poi a fare variazioni dello stesso tema ed il brano è servito. In questo caso si tratta di un pezzo piacevole, anche se poco originale, considerato anche che l'originalità non è proprio la caratteristica che i fan apprezzano di più in questo gruppo, quindi va bene. Un testo che è ambientato nell'inferno, nell'assenza di Dio, i fedeli bevono il sangue e mangiano il corpo del figlio che Dio ha mandato inutilmente a morire, i fedeli compiono quel gesto senza nemmeno sapere che stanno facendo, ma lui lo sa: è solamente una commemorazione della vittoria di Satana. Preferisce a questo punto essere in comunione con Satana, immergersi nella notte, piuttosto che essere come quegli stupidi che ancora credono alle storielle, con la resurrezioni ed altre favole per bambini. Un testo crudo e spietato.

Conclusioni

Tirando le somme di queste compilation non si può non fare a meno di disprezzarne la scelta dei brani, eccessivamente scontata fino a diventare addirittura patetica sul finale; la "Roadrunner.." non ha apprezzato molto gli ultimi lavori del gruppo e non lo nasconde affatto, ma questo è davvero troppo. Grafica inadeguata all'occasione ed anche al gruppo, c'è come la sensazione che l'etichetta volesse promuovere la band in una veste grafica più accattivante per un pubblico più ampio, incuriosendo l'ascoltatore con le preziose annotazioni di Joey Jordison. Non c'è neanche l'ombra di un contenuto extra che giustifichi l'acquisto di questo CD, neanche un cofanetto che faccia ingolosire i collezionisti.. neanche il consenso del gruppo, se è per questo! Insomma il sospetto, sempre più chiaro, è che questa compilation sia rivolta ad un target molto diverso da quello del metallaro estremo che già conosce ed apprezza questo gruppo - e che troverebbe l'acquisto di questo CD perfettamente inutile - ma ad una fetta di pubblico più ampia (anche volendo approfittare dei nuovi contratti e della potentissima distribuzione mondiale che ne deriva); insomma alla stazione di servizio, tra le Hit Parade dell'estate, l'ignaro ascoltatore potrà trovare questo CD e magari decidere di comprarlo perché legge il nome di Jordison e perché vede dei giovani tossici in copertina che fanno molto "ragazzo problematico che vuole essere trasgressivo per fare il dispetto a mamma e papà". La storia dei Deicide è raccontata in maniera banale, trascura gli ultimi passaggi che sono meritevoli di attenzione, non si dà il giusto peso ai testi del gruppo.. cosa che si poteva benissimo fare con una compilation a tema (cosa non complicata visto che ci sono bestemmie in quasi tutti i testi, dannazione!). Si tratta di una raccolta che diventa il simbolo di cosa succede quando un gruppo di Metal estremo viene trattato secondo le logiche del mercato musicale, il quale si occupa prevalentemente di musica Pop, commerciale; situazioni che impongono limitazioni all'arte fino a snaturarla; che per venderla, la trasforma. Senza dimenticarsi, poi, dello status in cui i Deicide imperversavano. Divergenze interne al gruppo ed esterne, con l'etichetta addirittura; i Nostri ce la mettevano tutta per restare a galla ma le idee iniziavano a scarseggiare, con composizioni che non decollavano più come un tempo. Mettere assieme un album diventava sempre più un'impresa che si svolgeva allungando il brodo con parti scopiazzate dai precedenti lavori. Tutto l'entusiasmo che il gruppo aveva dimostrato dal vivo nel live album di recente pubblicazione, ma anche tutta la mancanza di entusiasmo dimostrata in molti altri concerti andati poco bene, sono tasselli che, quando messi assieme, costruiscono un'immagine fatta di alti e bassi. Intanto, questa pubblicazione ci presenta la fotografia di un gruppo nato per oltrepassare i limiti dell'estremismo musicale ed arrivato ad oltrepassare quelli della decenza e della dignità artistica: scaricati dalla propria etichetta, trascurati da essa e lasciati allo sbaraglio e senza un soldo, vittime di un mercato rapace e capace di distruggere l'immagine di un gruppo e ricomporla a proprio piacimento per stimolare le vendite. Una compilation inutile, pietosa: un'offesa all'acquirente.

1) Dead By Dawn
2) Carnage In The Temple Of The Damned
3) Lunatic Of God's Creation
4) Sacrifical Suicide
5) Crucifixation
6) Satan Spawn, the Caco-Daemon
7) Trifixion
8) In Hell I Burn
9) Dead But Dreaming
10) Once Upon The Cross
11) They Are The Children Of The Underworld
12) When Satan Rules His World
13) Trick Or Betrayed
14) Behing The Light Thou Shall Rise
15) Serpents Of The Light
16) Bastard Of Christ
17) Blame It On God
18) This Is Hell We're In
19) Bible Basher
20) Standing In The Flames
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