DEICIDE

Once upon the Cross

1995 - Roadrunner Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
22/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

A distanza di tre anni dal loro secondo album i Deicide pubblicano "Once upon the Cross", nel 1995, con la Roadrunner Records. Mentre i primi album sono stati pubblicati dalla R/C Records, una sottoetichetta della Roadrunner Records, quest'ultima ha deciso di prendere direttamente in mano il gruppo: in un primo momento pubblica una raccolta dei demo che i Deicide avevano realizzato quando ancora si chiamavano Amon, in una compilation chiamata "Amon: Feasting the Beast" e pubblicata nel 1993, all'indomani del secondo esplosivo album; successivamente, come possiamo notare, ne pubblica il terzo album che adesso esaminiamo. La formazione rimane quella degli esordi: Glen Benton al basso e voce, i fratelli Eric e Brian Hoffman entrambi chitarristi ed infine Steve Ashem alla batteria. Alcune premesse interessanti: la durata dell'album risulta simile a quella dei primi lavori, nemmeno mezz'ora, per questo motivo ci si immagina una velocità assurda e disumana eppure Steve Ashem (nel 2006) dichiara (a Metal Storm) che arrivati in studio eseguendo i brani alla velocità in cui li suonavano alle prove si sono resi conto di ottenerci al massimo 22min di durata - troppo poco per realizzare un album, che comunque si doveva fare visto il tempo ormai trascorso dal secondo - e quindi hanno deciso di suonare i pezzi più lentamente, "stirandoli" fino a raggiungere i circa 30min necessari per confezionare un album. Gli stessi pezzi, dal vivo, sarebbero stati eseguiti comunque alla forte velocità cui il gruppo era abituato in sala prove; vedremo però in sede di recensione i risultati di questa scelta. Un elemento davvero iconico di questo album è proprio l'artwork, è stato realizzato da Trevor Brown, un discusso artista noto per i suoi lavori che avevano ad oggetto tematiche feticiste, pedofile, misogine, necrofile? Per via dei suoi lavori era stato notato da gruppi quali i Cannibal Corpse che gli avevano commissionato un artwork per il celeberrimo EP "Hammer Smashed Face". Brown realizzò un artwork che poi i Cannibal Corpse rifiutarono perché "troppo realistico", infatti lo stile di Brown si basa sui manuali medici e scientifici in generale mentre i Cannibal Corpse desideravano qualcosa di più "fumettistico" e colorato. Glen Benton, che ha da sempre avuto l'esclusiva su testi e grafiche, non poteva farsi sfuggire l'occasione di ingaggiare l'artista che aveva fatto un artwork "troppo esplicito perfino per i Cannibal Corpse" (e questo la dice lunga anche sulla presenza di una sana rivalità artistica tra grandi esponenti del Death Metal floridiano e mondiale)! L'idea era quella di realizzare un'autopsia del corpo di Cristo che fosse il più possibile realistica e grottesca, pare che Brown volesse realizzare uno sfondo verde per dare una parvenza più "medica" (come aveva già fatto per altri suoi lavori) ma Benton insisté per il bianco. Una volta arrivato in mano ai vertici della Roadrunner Records un artwork così esplicito con un'autopsia di un Cristo sbudellato su uno sfondo bianco candido che ricorda così chiaramente la sindone il rifiuto fu netto: immaginiamo un'America statisticamente a prevalenza cristiana e questa cover così esplicitamente irriverente e macabra, satanica ed offensiva al punto che qualsiasi distributore si sarebbe categoricamente rifiutato anche solo di toccarlo un album del genere. La disputa fu accesa e dunque a Brown fu commissionato un nuovo artwork, meno esplicito, che egli realizzò coprendo il corpo straziato di Cristo con un telo (la sindone appunto) e quindi, di fatto "censurando" il lavoro (che, pur censurato, rimane pur sempre molto forte!); mentre l'artwork che era stato pensato per la copertina è stato inserito all'interno del booklet. Di certo questa copertina ci conforta, se fosse necessario, sul fatto che il tema dell'album non si discosta molto da quello a cui ci ha abituati Benton!

Once upon the Cross

Iniziamo con "Once upon the Cross (C'era una volta in croce)", l'introduzione del pezzo è stata tratta dal film "The Last Temptation of Christ" (1988) di Martin Scorsese, si sente un forte vento e quelle che sembrano delle esplosioni, è la scena in Gesù Cristo grida al Padre "perché mi hai dimenticato?"; appena finisce la frase straziante parte un riff in plettrata alternata, la batteria va comunque velocissima e quindi un coro in growl scandisce il titolo; la musica è chiaramente Brutal Death Metal, tempestata di colpi di piatti, poi un fade-in con un growl ripetuto regolarmente e quindi parte la strofa, le chitarre vanno all'unisono, il basso non ha lo stesso alto volume del precedente album, la batteria esegue un blast veloce ma le battute al rullante sono lente e si alternano con scariche veloci. Passaggio strumentale in cui le chitarre eseguono dei riff più complessi, poi si inserisce la voce ancora più cupa rispetto al precedente album. Stoppate, passaggi in cui il basso è mostruosamente rotondo e potente, ancora una volta il fade-in in growl, poi una parte che si ripete regolarmente ed identica a prima, tutto è pulsante ed ha un incalzare sistematico e regolare, arrivando ad inneggiare il titolo. Poi parte un assolo (qua si avverte il rallentamento del pezzo), prevalentemente in sweep picking, con scale tecniche ed un finale fischiato. Si avverte la mancanza della velocità frenetica (anche se rimane comunque più veloce della media dei lavori del panorama estremo), specie nell'assolo; tutto quanto è più preciso ma si perde di irruenza. Il pezzo è un carro armato che procede in una marcia inarrestabile ma regolare e lineare. Già il titolo si propone in modo irriverente, in un gioco di parole che ricorda la frase "once upon a time" (C'era una volta in un tempo lontano), con la quale tradizionalmente iniziano le favole, quindi prendendosi gioco di quello che è l'episodio culmine della fede cristiana, la Passione. Poi continua ordinando di temere il potere di Satana, quindi racconta del Nazzareno nella valle mentre riceveva le ultime tentazioni da Satana, "dai un morso" disse il Serpente "mangiane", è la stessa possibilità di scegliere tra bene e male, la stessa esistenza della tentazione che giustifica e rende possibile l'esistenza del bene e della resistenza al peccato. Se vogliamo sono le stesse conclusioni cui arriva l'assurdo, e molto controverso, romanzo del premio nobel José Saramago: "Il Vangelo secondo Cristo" quando tratteggia un Dio crudele, spietato e vendicativo che utilizza la morte del proprio fino a fini che oggi definiremmo propagandistici; in una lotta tra bene e male che si basa pur sempre sulla consapevolezza ed accettazione dell'esistenza del male. Una crocifissione impalata dunque, senza compassione, una dannazione eterna: Gesù è stato solo ingannato ed i blasfemi ridono della sua ingenuità. Soffrendo ed annaspando in croce Gesù inizia ad interrogare Dio sul perché è stato riconquistato dall'angelo della luce (Lucifero). Nel sopracitato romanzo di Saramago, durante l'agonia della croce, Dio racconta a Gesù di tutte le guerre che saranno fatte in suo nome, del fatto che l'esempio e gli insegnamenti da lui dati saranno stravolti e strumentalizzati per fini abietti, gli fa l'elenco di tutte le nefandezze e massacri compiuti in nome di Cristo; a quel punto, nel romanzo, le parole di Gesù si rivolgono agli uomini cui dice "Perdonatelo, perché non sa quello che fa". Il testo sembra andare pari passo con queste considerazioni, anche se non c'è modo di capire se Benton abbia letto o meno quel romanzo.

Christ Denied

"Christ Denied (Cristo negato)" che si muove nella stessa direzione, in qualche modo sembra continuarlo, del testo precedente. Una congrega riunita nella casa di Dio, inumato dal loro onnipotente Salvatore, rivelazioni male interpretate accendono la sua fiamma mentre viene rimosso dall'equazione umana. Questa frase individua il momento in cui avviene la Resurrezione, testimoniata da una congrega che si riunisce per osservare il sepolcro però Gesù, pervaso dallo Spirito Santo, aveva già smesso di essere umano. Si sottrae alla morte con carne bruciante, i suoi apostoli morti ed il figlio di dio vengono inceneriti, distrutti, assieme alla profezia; non più annunciato ed osservato, non più venerato in questo mondo: la pazzia viene estirpata, l'ipocrisia viene distrutta. Adesso a Gesù non resta altro che soffrire, senza un domani, patire un sacrificio inutile; ucciso a buona ragione e presto dimenticato, era stato avvertito ma ha voluto credere all'inganno della Resurrezione. La donna che è stata inseminata da Dio, col quale si è lordata, viene immolata col suo figlio bastardo e tutto il resto della congrega per la quale i cancelli della salvezza rimarranno chiusi. Il riff è potente e pestato, il basso si legge chiaramente, i riff sono cadenzati, ci sono delle variazioni ritmiche ma il tutto è abbastanza regolare, si aggiunge la voce altrettanto sistematica, a fine riff le chitarre accentuano con un credendo di dinamica; quindi parte il tupa tupa assassino con riff più tipicamente Brutal, con una voce che prende una piega più old school per poi correggere il tiro nella fase successiva con una scarica bestiale di blast ed un growl cavernoso. Parte un assolo melodico, dei trilli veloci carichi di melodia mentre il basso pulsa malefico in sottofondo. Anche in questo caso si intuisce che la velocità non è quella giusta, il pezzo appare fiacco nei passaggi strumentali che sembrano essere troppo lunghi ma in realtà sono solamente troppo lenti. Si avvertono le influenze Thrash nei passaggi di chitarra, negli accenti, la voce torna a farsi sentire bestiale con degli accenti diversi rispetto alla base alla quale si incastra. Altro assalto, che risulta un po' spento rispetto a quello cui ci aveva abituati il gruppo, per fortuna un'esplosione di sound ci riporta la brutalità con delle parti di batteria tremendamente veloci, blast di cassa e piatti, poi parte un altro assolo melodico a plettrata veloce, con un fischio centrale e finale. Questa volta non ci siamo: gli assoli funzionano e sono forse l'elemento più interessante del pezzo, a parte quel momento in cui esplode il sound ed inizia un blast tremendo (probabilmente Ashem si è concesso le suddivisioni raddoppiando i colpi pur lasciando lo stesso tempo di metronomo: ottima scelta per mantenere lunga la durata ma regalare comunque degli sfoghi batteristici di un certo livello) che è altrettanto valido, il resto manca di mordente; perfino il testo convince poco.

When Satan Rules His World

Il brano successivo è "When Satan Rules His World (Quando Satana domina il suo mondo)" con un inizio brutale, tempestato di colpi ai piatti e con un letto di blast di cassa ed un basso caldo, poi le chitarre vengono lasciate sole per un attimo ad avviare il riff che va avanti come una lenta marcia, questa volta il riff funziona anche lento (anzi è più monolitico), una breve accelerazione con la voce che infierisce con growl gutturali che con la velocità passano a tonalità medie, poi si va avanti con dei passaggi strumentali; lo schema si ripropone. Poi il ritornello, abbastanza simile a quello del precedente pezzo: plettrate alternate con degli accenti sottolineati da colpi di piatti, la voce che incalza in una marcia lenta ma pesante, i cori non sono in scream (e fino ad ora di cori in scream ne abbiamo sentiti pochissimi, a differenza di quanto avveniva nei precedenti lavori) ma sempre in growl, spesso più alto. Ancora una volta la batteria è protagonista, con un volume anche importante, parte un fischio e quindi una serie veloce di note in stile Thrash che si esaurisce appena di tempo prima che riparta il coro del ritornello, che dura poco e lascia spazio per un nuovo assolo: una serie di fischi vibrati. Di nuovo la strofa cadenzata, stacchi di batteria e variazioni col doppio pedale, il tempo raddoppia ed arriva il finale. Anche questa volta il pezzo convince poco, ma in questo caso non tanto per la velocità - che comunque ci può stare perché il risultato sa essere massiccio anche così - ma per la mancanza di fantasia e per le parti che si susseguono senza le variazioni, le bestialità cui ci aveva abituato il gruppo. Il testo è blasfemo come non mai: si rivolge direttamente a Dio chiamandolo puttana ed ordinando gli di aprire la porta, si presenta come un servo di colui che domina questo mondo, Satana, arcinemico della luce e basta guardare il rappresentante per capirlo. Dio farebbe bene a scappare via quando si trova davanti a Satana, che è e sarà sempre qui, per la paura verso il suo signore Satana, Dio se la fa sotto sporcando di merda il libro del proprio credo. Il rappresentante porta a porta invita alla guerra nel nome di Satana, se Dio oserà disturbarlo Satana interverrà per distruggerlo; il mondo perisce e Cristo si nasconde impotente. Quando Satana domina questo mondo c'è la malattia che dilaga uccidendo, tutti quanti vengono giustiziati. Un testo violento, non c'è che dire, che rispecchia la stessa cattiveria dei testi del precedente album; piuttosto breve anche perché è un brano che non dura neanche tre minuti.

Kill the Christian

Continua la blasfema brutalità con "Kill the Christian (Uccidi il cristiano)", un inizio veloce, con blast di cassa e rullante, sembra di ascoltare i Deicide del precedente album, poi il riff rallenta e si fa cadenzato riportandoci alla media di questo lavoro, resta strumentale per un po' e quindi irrompe la voce cupa presto rinforzata da uno scream e quindi delle parti con metrica veloce e frenetica, accompagnate da variazioni strumentali che sostengono un growl cavernoso che non si concede un attimo di tregua. In questo caso abbiamo quell'assalto bestiale tipico dei Deicide, solo che viene reso con delle tonalità più basse, si tratta sempre di blast e plettrate alternate ma l'atmosfera è calda e cupa. Arriva il ritornello in cui si ripete in maniera ostinata il titolo, una frenesia guerriera, un coro di dannati che non aspetta altro che avventarsi sul cristiano di turno da massacrare, intanto la batteria sbatte con stacchi generosi quasi ad intendere la sorte che attende il cristiano. Si torna alla strofa che viene ripetuta, variazione con cambio di tempo e sound che si apre, brutalità a carriolante, tempi veloci e cattiveria, dinamica che continua a cambiare e si arriva ad un altro ritornello bestiale, la voce si alza di tono e diventa uno scream. Dopo uno stacco arriva una parte strumentale, la voce si fa sentire effettata in modo da apparire più demoniaca, una fase strumentale con riff Brutal alla chitarra che eseguono scale mantenendo il ritmo, quindi un assolo Thrash che arriva da lontano e si avvicina di colpo con un fischio acuto. Questo è un altro pezzo breve, che però funziona a meraviglia e ci riporta i Deicide dei primi tempi; la differenza sta nel fatto che l'uso dello scream si è fatto molto parsimonioso, a differenza degli esordi. Il processo che diminuisce l'uso dello scream è dovuto anche al fatto che, pian piano, il growl si sta sempre più imponendo come stile tipico del Death floridiano, che acquisisce in questi gruppi i connotati di quello che sarà definito presto Brutal. Il testo si riferisce direttamente ai cristiani, dicendo che sono quelli che disprezzano di più, di giorno in giorno le parole dei cristiani compromettono le vite altrui e guardarli morire sarà un piacere; sepolti dall'ipocrisia si vedranno lacerare la fede in Dio, infestati moralmente, il loro corpo con la croce cavalleresca sarà oggetto di mazzate, sarà sconfitto e pugnalato. Benedicono con l'odio dentro di sé, la loro fede è per il denaro, pagheranno come il loro Dio per la falsità della profezia, Satana si vendicherà. Le armate dell'oscurità riunite bruceranno chiese e templi. Non avranno dove nascondersi in questo mondo, sono stati condannati a morte dall'unzione di Cristo; prima o poi incapperanno in lui che li libererà della loro misera esistenza, ucciderà tutti i cristiani.

Trick or Betrayed

Andiamo avanti con "Trick or Betrayed (Uno scherzo o traditi)", ancora un estratto dal film citato, questa volta brevissimo e con una frase che inizia a metà, c'è chi chiede se pensa sia il Messia ed una voce demoniaca che gli risponde "no, non lo sei". Quindi parte la musica con la forza di un passo che pesta con dinamiche cadenzate, la batteria è forte sulla cassa, raffiche di rullante, quindi la voce di Benton si presenta gutturale e ritmata, poi il riff diventa una plettrata alternata Brutal ed il ritmo si fa più veloce, con un rullante che incalza. Sfuriata strumentale dopo della strofa che finisce in coro, quindi il ritornello che pronuncia il titolo del brano in growl prolungandolo, appena dopo parte un assolo da Progressive Death Metal, ben eseguito e composto, strano trovarcelo in questo brano, poi continua in sweep e finisce con un fischio, riprende la strofa pestata con forza. Tempi cadenzati che di colpo accelerano, forza e bestialità, la voce insegue il riff senza prendere fiato per un secondo in un continuo animalesco di aggressione. Nel finale una sfuriata alla batteria che raddoppia il rullante, le chitarre ripetono il riff con intensità rinnovata e quindi si chiude con una stoppata improvvisa. E' il pezzo più breve dell'album, senza contare il fatto che praticamente viene ripetuta due volte la stessa struttura? è un pezzo che denota carenza di fantasia anche perché va a pescare nei noti cliché stilistici del gruppo, senza nulla aggiungere. Il testo descrive i credenti e le parole spese non sono di certo dei complimenti: ti diranno che Lui ti ama ma non è vero, sono controllati dalla loro Bibbia, aspettano il suo avvento per tutta la vita fino a morire delusi. Dovrebbero sbarcare dal loro percorso religioso per trovare la libertà, non riescono a sopportare il fatto di sbagliarsi e che Dio non esiste. Si tratta di uno scherzo oppure sono stati traditi, perché sta di fatto che la loro vita finisce nel dolore e farebbero meglio a strappare la Bibbia prima che sia troppo tardi; è ora di smetterla di stare tutti uniti come un gregge perché è una cosa da stupidi dei quali non abbiamo bisogno. In fondo lo sanno che il loro libro sacro non è altro che una truffa, è tempo che lo ammettano a se stessi, Cristo è un complotto per rovinarci la vita. E' assurdo che insistano che in croce abbia dato la Sua vita per noi, non è mai successo e quando saranno morti se ne renderanno conto, rimarranno delusi nello scoprire che non c'è alcun Dio. In questo testo tutto il paradosso della negazione dell'esistenza di Dio, fatta da chi comunque crede in Satana e lo venera.

They Are the Children of the Underworld

Il pezzo successivo è "They Are the Children of the Underworld (Sono i figli dell'oltretomba)", in questo testo tornano in gioco i riferimenti al pantheon mesopotamico, infatti i figli dell'oltretomba sono la prole di Anu, una delle divinità più antiche della Mesopotamia, anche noto come il padre di tutti gli dèi, nati molto prima dell'Era di Dio, in un tempo in cui non c'era la parola scritta adesso sono sconosciuti. In realtà, come sappiamo, la scrittura esisteva ed infatti e sono state rinvenute scritture risalenti al terzo millennio a.C., a Lagash, in cui si dice che i suoi figli sono Gatumdug, Baba and Ningirsu; scritti successivi riportano i nomi di Adad, Enki, Enlil, Girra, Nanna, Nergal e ?ara, mentre tra le figlie ci sono Inana, Nanaya, Nidaba, Ninisinna, Ninkarrak, Ninmug, Ninnibru, Ninsumun, Nungal e Nusku. In tutto questo la cosa che non convince è che, al pari di molti altri padri degli dèi, il suo nome significa cielo ed è quello il luogo che presiede, non il mondo dei morti sotterraneo. Per capire come mai venga citato a proposito dell'oltretomba bisogna menzionare l'aneddoto secondo il quale Anu creò anche i demoni: Lama?tu (demonessa volante che rapiva i bambini mentre venivano allattati, per poi succhiarne il sangue e le ossa), Asag (un demone mostruoso talmente terrificante che avvicinandosi ai fiumi ne faceva bollire i pesci) ed anche i Sebettu. Quanto a questi ultimi (pare fossero in sette) si narra in Erra e I?um di come Anu li diede al figlio Erra (il dio della guerra e della pestilenza, della morte violenta, dio guerriero ma anche dio portatore di pestilenza) perché questo li guidasse contro gli uomini che, schiamazzando troppo, stavano iniziando ad irritarlo; probabilmente questo fu il momento in cui le malattie si abbatterono sugli uomini e finì l'era beata (un mito simile a tantissimi altri). Nel testo infatti si parla di come le loro mani dispensino sofferenza alla vita umana, sono i figli dell'oltretomba ed esistevano ancor prima che fosse creato il cielo. Poi il testo precisa che questi sono sette (corroborando la tesi proposta, pensiamo anche a come il numero sette torni discutendo delle piaghe apocalittiche), nati nel monte Mashu, degli spiriti carichi di odio e senza nome; queste creature di Anu sono state mandate sulla Terra, dove erano ignote, per far nascere un nuovo sangue dai sacrifici che avrebbero compiuto, accrescendo la forza della corona della morte. Questo ultimo riferimento alla corona della morte può voler indicare il simbolo di Anu, la corona cornuta, in cui le corna non volevano essere un simbolo del "male" ma, al contrario, si trattava di corna di toro che rappresentava l'animale possente e regale per eccellenza. Il fatto che successivamente la fede del popolo d'Israele identificò praticamente tutte le divinità dei popoli confinanti (ed oppressori spesso) come diavoli, tanto da trasformarli nel simbolo del male, è un altro conto. Il pezzo inizia con delle stoppate, riparte cattivo con un retrogusto Thrash, il tempo è vistosamente più lento di come dovrebbe essere, il blast c'è comunque e la lunga parte strumentale introduttiva culmina in una strofa cantata in un growl moderato, preciso e prolungato sul finale. Botta e risposta tra growl e chitarre che regalano melodie brutali; ecco che si sente un ritornello indovinato pienamente (in uno stile che ascolteremo decine di altre volte nei pezzi dei Deicide, questo riff infatti sembra identico a quello di "Scars of the Crucifix" che arriverà ben dieci anni dopo!), blast e profluvio di piatti in una fase strumentale, growl gutturali prolungati in sovraincisione, tempesta di rullante e piatti, scariche controllate, una stoppata e si va avanti. Il pezzo riprende dalla strofa, segue un rinforzo in scream ma ancora non ci avviciniamo alla blasfema brutalità dell'album precedente. La violenza qua è controllata, non scatenata e caotica. Ancora una volta il ritornello, è impossibile resistergli, poi un assolo sparato di colpo, una serie veloce di note feroci con fischio finale. Lento passaggio strumentale alla fine ed il brano si conclude.

Behind the Light Thou Shall Rise

Ed andiamo avanti con "Behind the Light Thou Shall Rise (Dietro la luce tu sorgerai)" si inizia con un riff Brutal con un grande contributo del basso che sferraglia veloce, dopo una stoppata le chitarre stanno sole, altra stoppata ed il pezzo riparte con una botta pazzesca, il rullante si fa costante e veloce. La voce insegue il riff e poi c'è una parte ancora più gutturale del solito, un pezzo che pesta forte, in questo caso forse con la lentezza ci ha guadagnato pure. Si sente il timbro gutturale di Benton che poi viene aiutato da una sovraincisione in scream, continua la parte strumentale, piena di stacchi al rullante, poi il basso si fa più potente con scariche veloci, altra strofa insistente e quindi a seguire la parte più gutturale fatta di plettrate gravi ed alternate, riffing veloce in pieno stile Bruta, con coro finale in scream. Altri stacchi di rullante nella fase strumentale, stoppata a sorpresa ed il pezzo riprende, ancora strumentale, con una variazione di basso ed un solo molto vibrato nel fischio ed una scala ascendente, a sorpresa anche l'altra chitarra si aggrega con un solo intricato, poi entrambe le chitarre in sweep. Il pezzo si velocizza in un assalto furioso al rullante e quindi finisce in fretta. Il pezzo funziona, ma sa di incompleto; lavorandoci di più in fase compositiva, con meno fretta, avrebbero tirato fuori qualcosa di molto meglio perché i presupposti ci sono tutti. Il testo parla di Gesù Cristo sbudellato su un altare, le interiora disposte nel pentacolo, versa il suo sangue ed invoca il massacro ad opera di Satana, il Padrone e Signore Lucifero, che sorgerà da dietro la luce, tutti bevono il sangue versato di Cristo che va in pasto a Satana. Anche la Bibbia sanguina, si è compiuto l'inferno in Terra, e tutti soccomberanno dinanzi a Satana, che invoca il peccato e piscia sui crocifissi avanzando per prendere pieno possesso della sua creazione. Camminando in Terra Lucifero schiavizza i cristiani, ciò che un tempo era adesso non esiste più, il regno infernale è stato ristabilito e con esso si realizza la vendetta che Satana aveva giurato contro Dio. Il testo è molto feroce, anche ben realizzato, il problema del pezzo quindi rimane unicamente nella troppa fretta in fase compositiva; c'è anche da pensare che - essendo abituati tutti ad eseguire questo pezzo ad una certa velocità - eseguirlo a velocità ridotta abbia favorito la precisione (e si sente) ma abbia anche diminuito la convinzione e la violenza del risultato (purtroppo anche questo si sente!). Un epzzo dalla grande potenzialità che è stata sfruttata solo in parte, simbolo di quello che è avvenuto con questo album in generale, del resto.

To Be Dead

"To Be Dead (Essere morto)" ha un testo particolare, quasi filosofico, inizia parlando della distruzione del corpo che libera la mente, svelando i segreti dell'al di là, non manca molto alla sua morte ed una parte di lui è ancora consapevole di ciò che accade. Essere morto è pur sempre essere, chiude gli occhi per ritornare sabbia, essere morti è come sognare in eterno, un pensiero coerente e vivo ma invisibile all'uomo. Non si può percepire dalla vista umana, questa è la conseguenza dello spirito dopo della morte fisica, a differenza degli ignoranti non concepisce l'idea del peccato; è come dormire ad occhi aperti, è pronto alla morte. Infligge sofferenza ai nemici ed a chiunque abbia dubitato di lui, la sua presenza costante tormenterà l'anima mentre resta in guarda nell'altro mondo, libero dalla carne e non dimenticato. Non è molto chiaro l'intento di questo testo, specie considerato che qualche pezzo primo lo stesso Benton definiva come illusoria qualsiasi convinzione di un'esistenza dopo la morte; un testo controtendenza quindi. Il pezzo inizia con le dita che scorrono sul manico delle chitarre, un riff con abbondanza di cattiveria al basso e la batteria che insiste sui piatti, nelle variazioni il basso è pompato ed essenziale al sound, quello che ne esce fuori è molto simile al lavoro che solitamente fanno i Cannibal Corpse: dal riffing (specie la parte di basso) alla metrica delle parti vocali si avverte un'influenza innegabile, il ritmo è pulsante e perennemente cadenzato, un continuo di gutturale violenza. Le chitarre ripetono riff taglienti e massicci, stacchi di rullante, parti che si ripetono con groove brutale, le chitarre con corti riff ripetuti in modo massacrante, un assolo riverberato e marcio con note acute e vibranti su una base anche abbastanza complessa. Il basso è ancora molto veloce quando si scatena un ennesimo blast di cassa, tra esplosive variazioni al rullante e piatti, il riff continua ad essere strumentale, poi una variazione ci riporta alla strofa che prosegue senza alcun cambiamento, viene rafforzata da un coro in scream e poi si interrompe all'improvviso. In questo pezzo i Deicide suonano come i Cannibal Corpse, sembra una cosa voluta, c'è anche da dire che il testo non c'azzecca proprio niente con la musica; un brano che suona come un esperimento, il gruppo si cimenta in cose nuove sia nella musica che nei testi, il risultato spiazza ma non dispiace del tutto.

Confessional Rape

Arriviamo quindi al brano conclusivo, "Confessional Rape (Stupro confessionale)", riff distruttivo con largo uso di pelli e basso, tempo veloce e ritmo serrato, plettrata alternata in una carica devastante, il sound si apre e si fa strada un riff regolare con rullante che raddoppia appena appare la voce gutturale. E' Brutal senza compromessi, lo stile torna ad essere quello tipico dei Deicide, ma con delle variazioni ritmiche inedite, si cerca il riffing molto ritmato, dalle cadenze coinvolgenti, ci sono dinamiche accentuate in tutti i modi. Il pezzo spacca, la voce è un growl con riverbero chiaro e metallico, il rullante continua a variare tempo, la voce si accompagna ad uno scream diabolico. La batteria si lancia in un lungo assolo, una tempesta di pelli, il riffing accelera, il basso è statico e si limita a fare da veloce rinforzo, il pezzo resta strumentale per molto tempo, accelerazione con influenze alla Cannibal Corpse, la voce è massacrante e sofferente, la brutalità è garantita ed il basso prende un posto prioritario nelle stoppate successive, classiche stoppate Brutal a fine riff. La plettrata alternata è la regola, scale brutali, blast di cassa, ancora una volta un lunghissimo stacco di batteria che questa volta sfuma nel finale in un tripudio di rullante. In questa ultima fase abbiamo notato delle influenze inedite nel sound dei Deicide, non è necessariamente una cosa negativa, ma si capisce che non fa per loro. Il testo parla della pedofilia sacerdotale, tutta l'integrità che viene ostentata e nasconde una segretezza perversa che si sfoga sui bambini che vengono affidati ai sacerdoti, hanno prestato il giuramento di celibato ma non riescono a mantenerlo, dunque indulgono nel sacrilegio per celebrare Satana. Manipolano i bambini minacciandoli con l'odio di Dio, gli estorcono prestazioni sessuali, molestano la fede, mettono in atto uno stupro confessionale, non ci si può rifiutare. Sfruttano la carne della discendenza cristiana in un incestuoso consenso, dopo una vita trascorsa in questo modo saranno posti sotto il dominio di Satana, a lui andrà la loro anima. Padre ipocrisia che sfoga le proprie fantasie adescando bambini innocenti nel luogo in cui vive, non c'è giuramento che tenga, commette un peccato per il quale poi implorerà il perdono di Dio. Un testo forte, che tratta un tema molto delicato e controverso; in questo caso si invertono i ruoli: i sacerdoti pedofili vengono acclamati come massimi servitori di Satana per quanto compiono nella loro perversione spietata.

Conclusioni

Riassumendo "Once upon the Cross" è un album che suona come un'occasione sprecata per la troppa fretta: se il gruppo avesse aspettato qualche mese in più preparando più pezzi si sarebbe trovato in mano abbastanza materiale per non essere costretto a ridurre il metronomo dei pezzi e quindi potendoli suonare alla velocità con la quale erano stati concepiti (e ci sarà un motivo se erano stati concepiti più veloci!). Però non sarebbe stato così facile: in questo mondo ci sono scadenze, contratti, appuntamenti con lo studio di registrazione che non si possono rimandare. Il risultato musicale è un Brutal Death Metal che, specie nella fase finale, si lascia un po' ispirare dai Cannibal Corpse. Sarebbe comunque ingiusto rimarcare troppo questo spunto, perché l'identità artistica dei Deicide era già forte, questo album rappresenta solo un momento di incertezza, o quantomeno voglia di provare altro: i tecnicismi velocissimi di "Legion" sono stati messi da parte in favore di un groove brutale più cadenzato e massiccio. Si sente molto la mancanza dei celebri cori in scream, che hanno conferito ai loro primi album un suono dannatamente caotico ed aggressivo; in questo lavoro si propende per un approccio più gutturale e monolitico (e non è male). Le maggiori incertezze derivano dalla "mancanza di convinzione" che aleggia in tutti i brani, Ashem alla batteria riesce ad essere una macchina, specialmente quando raddoppia le suddivisioni realizzando un assalto devastante. In realtà la batteria sta al primo posto nel sound, questo sta anche in linea con l'evoluzione del Brutal che, nel tempo, ha dato sempre più rilevanza alla sezione ritmica. In questo album di passaggio le incertezze si fanno notare dall'orecchio spietato. Dal fronte lirico i cambiamenti non sono rilevanti: i testi restano blasfemi come ci si aspetta da Glen Benton; sorprende il testo filosofico del penultimo brano, forse leggermente fuori posto. Il concept dell'album è ben rappresentato da una copertina davvero eccezionale: si tratta del sacrificio della Passione e della resurrezione che ne consegue. Ne escono fuori testi blasfemi che si scagliano contro Dio e Gesù Cristo, che infamano la religione ed i suoi credenti, nella fase finale i testi passano per una visione più storica/mitologica ed infine diventano più metaforici e filosofici (pur conservando un satanismo di fondo). La grafica, dicevo, è l'aspetto vincente dell'album: cruda, irriverente, blasfema? ha in sé tutto quello che comunicano i Deicide e lo rappresenta con modalità che ricordano lo stile musicale del gruppo nella sua precisione esecutiva e crudezza dei testi. Un album di passaggio, dunque, che non rappresenta i migliori Deicide ma ne fotografa la transizione in un momento di cernita: ci sono tante influenze, tanta carne sul fuoco infernale, ed il gruppo ancora non ha ben chiaro quale sia la sua identità e dove andare a parare; a questo aggiungiamo anche una certa fretta di concretizzare ed il risultato lo abbiamo ascoltato.

1) Once upon the Cross
2) Christ Denied
3) When Satan Rules His World
4) Kill the Christian
5) Trick or Betrayed
6) They Are the Children of the Underworld
7) Behind the Light Thou Shall Rise
8) To Be Dead
9) Confessional Rape
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