DEICIDE

Legion

1992 - R/C Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
18/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione recensione

Dopo un album di debutto più che convincente, con pezzi tratti dei demo, i Deicide tornano a registrare musica, questa volta completamente inedita, con "Legion" pubblicato nel 1992 dalla stessa R/C Records che ha pubblicato il precedente album. La formazione rimane la stessa di quella dell'esordio: Glen Benton al basso e voce, i fratelli Eric e Brian Hoffman entrambi chitarristi ed infine Steve Ashem alla batteria. Benton, oltre a creare tutti i testi, cura l'immagine del gruppo in ogni sua espressione e quindi anche questa volta proviene da lui l'idea per la grafica di copertina che è nuovamente tridimensionale e rappresenta un simbolo universalmente associato al satanismo: il pentacolo. A colpire è principalmente la composizione artistica tridimensionale, a forma sferica, che rende l'oggetto rappresentato parzialmente distorto, tanto da dargli anche un aspetto abbastanza esoterico per via della ripetizione (quasi a frattale) dal simbolo. La sfera nera sembra quasi un'eclissi solare, tanto che c'è una "corona" rossastra che distingue la sfera nera dallo sfondo altrettanto nero. In realtà ci sono altre grafiche che mostrano la stessa composizione in 2D, si può vedere che non si tratta solo di un pentacolo ma di una forma più complessa composta da un pentacolo, su un'impalcatura laterale formata da due croci inverse, con una terza croce inversa in basso, accompagnata da un altro pentacolo, molto schiacciato. Dunque la composizione ha una valenza principalmente simbolica, nella triplice ripetizione della croce inversa e la duplice proposizione del pentacolo all'interno. Questo ci fa capire che Benton non ha assolutamente cambiato l'argomento principale del gruppo: il satanismo, quello più violento. La foto del gruppo, che viene proposta nel retro box del CD, ci mostra dei musicisti in posa spavalda e minacciosa, ognuno dei quali porta dei simboli esoterici al collo: Benton porta lo stesso simbolo che si vede in copertina del primo album, i fratelli Hoffman sfoggiano uno un pentacolo e l'altro una croce inversa con tanto di maglietta con un circolo satanico, Ashem, dietro di loro, porta un altro simbolo che è nascosto parzialmente dai capelli di Benton che - per la prima volta - si presenta con la croce inversa marchiata in fronte. Sulla vicenda della croce marchiata a fuoco i pettegolezzi sono stati talmente tanti, e fonte di talmente tante leggende, che sarebbe davvero tedioso approfondirle in questa sede (visto che nulla aggiungono al lato artistico che a noi più preme); basti unicamente notare che l'ispirazione per un gesto simile va certamente ricondotta al personaggio di Charles Manson, con la sua svastica marchiata in fronte, al quale è dedicato il primo pezzo dell'album d'esordio, oltretutto. Si tratta quindi di un estremismo che manifesta una visione fanatica del satanismo ed un'emulazione del "cattivo" più odiato d'America. Tornando all'album il dato fondamentale che caratterizza questo secondo lavoro, oltre alla durata complessiva poco inferiore alla mezz'ora, è la presenza di riff più tecnici e strutture più complesse, insomma i Deicide continuano la loro inarrestabile corsa tentando il colpaccio: fare un lavoro più estremo, più tecnico e più caotico del precedente.

Satan Spawn, the Caco-Daemon

Cominciamo l'ascolto con "Satan Spawn, the Caco-Daemon (La prole di Satana, il Cacodemone)", suoni di dungeon, sembra di essere all'interno di una caverna mentre fuori imperversa una tempesta, poi i belati di tante capre che si fanno sempre più vicini ed insistenti, suoni di campane tubolari e poi una macabra litania con una voce mostruosa. Quindi delle raffiche di colpi al basso ed un riff bestiale che salta fuori graffiante e distruttivo. Il basso è imponente, un suono pieno e caldo, le corde sferragliano impazzite ad alta velocità e si capisce che è una faticaccia stare dietro ai veloci riff di chitarra, pieni di stoppate, con delle parti di basso così tecniche. La batteria è forte sulla cassa mentre il rullante è un po' in secondo piano, il growl si propone bello grave e quasi abbaiando, è bestiale, presto si unisce anche il celeberrimo coro in scream, la qualità rispetto al primo album è decollata. C'è una seria componente Progressive/Groove nel riffing, anche se probabilmente i Deicide odierebbero chiunque osi dire una cosa del genere: il riffing - pieno di stoppate, cambi di tempo imprevedibili e complessi - è proprio di quel Progressive Death Metal che tende a voler sorprendere con la tecnica; ciò, nei Deicide di Legion, viene associato ad una componente estrema che accorpa anche il Black Metal (vedi i molti cori in scream e la distorsione estrema delle chitarre) e quindi qualche passaggio che oggi definiremmo Brutal. Alta capacità tecnica, la voce è più espressiva e la produzione migliorata permette di risaltare, i riff cambiano all'improvviso ed in qualsiasi momento, in una parte verso la fine la velocità aumenta tanto e la voce è uno scream insistente tanto che sembra di ascoltare Grindcore, la voce poi cambia da Growl a Scream senza preavviso. Altro coro, è un'aggressione bestiale, mostruosa, un pestare continuo, il basso è sempre al primo posto con un pulsare frenetico, la voce stordisce con assalti improvvisi. Il ritornello è la ripetizione ostinata ed assurda, in scream, del titolo, poi un assolo alla Slayer che inizia con una serie animalesca di scale veloci e se ne va con un fischio cafone, alla fine l'ennesima bestialità con dei riff che si ripetono mentre il basso fatica a stare dietro, i tempi sono composti e c'è della poliritmia con basso e batteria che seguono accenti diversi, è un caos, un macello! Il titolo parla chiaro: il riferimento al Cacodemone va spiegato premettendo che deriva dal greco kakodaim?n, spesso tradotto (erroneamente) con "demone cattivo". Va fatta la precisazione che il "demone" così come inteso nel greco antico è equiparabile a quello che oggi chiameremmo spirito, cioè non ha una connotazione necessariamente malvagia, era semplicemente un'entità non corporea, eterea; così come il prefisso caco non sta affatto ad indicare la cattiveria ma (come in cacofonia) indica piuttosto il caos. Se ne trae che il significato è quello di spirito caotico, o demone caotico; che si ricollega a quanto successivamente teorizzato nei trattati di demonologia (che il nostro Benton avrà certamente saccheggiato nel proprio fanatico interesse per il satanismo) e che non si potrebbe spiegare meglio di come fa questa strega, Paige, di un romanzo new age, Dime Store Magic di Kelley Armstrong, che dice "Among all the various levels, from courtier to archduke, you have your good demons and your bad demons, or to use the correct terminology, eudemons and cacodemons. When I say 'good' demons, or eudemons, I don't mean they run around helping people in our world. Most demons couldn't give a damn about us. By eudemons, I'm referring to those who don't actively seek to screw up the human world. A more accurate description would be chaotic and non-chaotic demons. 'Chaotic' demons or cacodemons are almost exclusively the kind who come into contact with the rest of us." (Tra tutti i vari livelli, da cortigiano ad arciduca, ci sono i demoni buoni e quelli cattivi o, per usare la terminologia corretta, eudemoni e cacodemoni. Quando dico demoni 'buoni', o eudemoni, non intendo che vanno in giro ad aiutare la gente nel nostro mondo. A molti demoni non gliene frega niente di noi. Per eudemoni, mi riferisco a quelli che non cercano attivamente di fottere il mondo umano. Una descrizione più accurata sarebbe demoni caotici e non-caotici. I demoni 'caotici' o caco demoni sono quasi esclusivamente il tipo che entra in contatto con noi.). Il testo racconta di una creatura evitata dalla luce, messa su un trono da infante, nata per schiacciare il genere umano; non lo vedranno mai risiedere nella sua ombra, conoscitore dei malvagi, sua carne profetica. I demoni lo definiscono antico, viaggia fino a dentro Satana, per portare il mare rosso sangue. Il seme del male è stato iniettato, il demone liberato, invocato, il Signore dei Demoni, il padrone, la prole di Satana, il Cacodemone. Questo demone viene portato indietro nel tempo quando ancora Dio non esisteva, esce dal grembo e la vita del demone è di chi lo ha invocato. Questo testo si ripete interamente. Si notano dei riferimenti alla demonologia, anche se non ci sono riferimenti a circoli di invocazione pare di intendere che questa prole di Satana viene invocata a manifestarsi non da Satana stesso, ma da qualcuno che cerca di controllarne l'enorme potere (sebbene qualsiasi trattato di demonologia sconsigli vivamente questa operazione che, pare, si potrebbe compiere in maniera sicura solo avendo l'Anello di Re Salomone).

Dead but Dreaming

Andiamo avanti con "Dead but Dreaming (Morti ma sognanti)", una serie di stoppate brutali con plettrate serrate ed un basso caldo e possente, riffing pieno di ritmo sul quale irrompe un growl pieno che presto si alterna con brevi ma feroci apparizioni di scream in coro. Sembra di ascoltare un Thrash velocizzato all'inverosimile, la voce ha avuto un netto miglioramento in questo album: più gutturale eppure precisa nel ritmo, colpisce tutte le stoppate in modo puntuale con una botta di fiato carica di violenza. Il riff è complesso perché, oltre ad essere lungo ed articolato, alterna fasi lente e veloci, stoppate e plettrate alternate, proposte con una precisione millimetrica. La batteria è un tappeto di blast di cassa, botte al rullante nelle parti in cui si accelera, passaggi sui tom negli stacchi. Nella seconda fase del pezzo, dopo aver ripetuto per due volte strofa e ritornello, viene proposta una variante della strofa con un coro in cui prevale lo scream, è un qualcosa di demoniaco che prende la carica con delle velocissime plettrate ed una batteria furiosa. Chitarra in riff solitario e serie di stoppate in stile Thrash, quindi parte un urlo e la carica strumentale che precede una nuova strofa bestiale, incisivi interventi in scream, poi passaggio strumentale in cui batteria e basso si sfogano e risaltano nel riffing, la parte di basso è davvero bestiale e ricorda molto il lavoro di Webster nei Cannibal Corpse. Parte un assolo di chitarra più ragionato dei soliti, una velocissima scarica di note ben piazzate, fulmineo si esaurisce in un fischio finale che non è sguaiato ma risulta affilato come un rasoio. Così si conclude di colpo il brano. Più breve del precedente, questo secondo pezzo mostra decise influenze Thrash, il tocco degli Slayer è evidente nei chitarristi che - giustamente - vedono nel noto gruppo Thrash il mostro sacro dell'estremismo musicale. Il testo questa volta è meno violento, ma ancora ricco di riferimenti esoterici: in un viaggio fuori dalla mente, in un mondo nel mezzo, alla ricerca di arte antica. Poi si rivolge a Lord Kur, figura che merita una spiegazione: nella mitologia mesopotamica è un mostro che potremmo associare al Leviatano biblico, spesso anche descritto come un drago, ma è allo stesso tempo un luogo, spesso rappresentato come una montagna, che è il regno dei morti. In questo ci aiuta pensare ad Ade: è allo stesso tempo il nome della divinità ed il nome del regno dei morti (accade la stessa cosa in tantissimi pantheon, si pensi alla norrena Hel). Rivolgendosi a Kur, questo mostro demoniaco, gli dice di vedere la casa della morte che si apre davanti alla sua spada; dentro questa attendono gli spiriti di antichi dèi appesi, sono morti ma devono continuare ad esistere, morti ma ancora sognanti. Un testo decisamente profondo al quale i Deicide non ci avevano abituati. Kur dorme sul suo trono, i signori del mondo di mezzo, in mezzo alle sette città morte. Per quanto riguarda queste sette città, se non si vuole pensare alla casualità, il riferimento va probabilmente le sette chiese dell'Asia, dette anche le sette chiese dell'apocalisse, cui Gesù volle scrivere una lettera ispirando la mano di Giovanni di Patmos che scrisse la ben nota "Apocalisse di Giovanni" o "Libro della Rivelazione" come è conosciuta meglio negli U.S.A., indirizzata a queste sette chiese intese come comunità (non gli edifici, ma l'intera popolazione della città), lo scopo era quello di informare il mondo intero e dunque venivano individuati questi sette capoluoghi che poi avrebbero diffuso in ogni angolo la notizia. La distruzione delle sette città, sette quanti sono i sigilli che si spezzano. Spalmando il proprio sangue sulla spada del demone lo invoca, invoca Kur ed i signori della terra nera, urlando incantesimi antichi risveglia questi dèi dormienti, li libera dal regno dei morti, sessanta demoni si inginocchiano davanti a Kur, colui che li ha invocati si immola e penzola dissanguando sacrificandosi a Kur. Un testo ricco, anche pieno di riferimenti ai miti antichi, si cita questo Kur che è analogo al drago di cui si parla nell'Apocalisse.

Repent to Die

Il terzo brano è "Repent to Die (Pentiti per morire)", ha un testo decisamente diverso da quello appena esaminato, più irruento. Parla di vite patetiche, ogni secondo c'è qualcuno che muore, è deliziosa la vista del pentimento: non c'è destino, solo la certezza della morte dolorosa cui sono attirati da bugie sulla salvezza eterna. Nati per essere morti e pentiti per morire, è questa l'ignoranza che appare nelle menti inconsapevoli, gente che spreca il suo ultimo respiro per Gesù Cristo. Il testo vuole porre l'accento su uno dei fondamenti del cristianesimo in generale: il pentimento; in questo testo è visto come un modo per morire, un modo arrendevole di accettare una sconfitta, un modo per ingannarsi credendo ad una salvezza eterna e quindi sprecare quel poco di vita che ci resta inseguendo il perdono nella speranza di una vita ultraterrena migliore. Si tratta di persone spaventate da cosa c'è oltre la morte, inconsapevoli del fatto che le nostre grida non sono ascoltate da Lui, che resiste tutti gli abbellimenti (probabilmente si riferisce ai luoghi di culto impreziositi d'oro e di oggetti preziosi) e si mostra sordo alle preghiere dei suoi fedeli. "Fanculo il vostro Dio" saranno le sue ultime parole, morire fa semplicemente parte del ciclo vitale e non ha affatto bisogno di essere perdonato per mezzo di dolorose espiazioni. In questo caso il testo è diretto, sprezzante, nessun riferimento biblico, demonologico o storico: solo disprezzo verso Dio ed i fedeli che sprecano le loro vite e si rendono patetici. Il pezzo parte con una carica bestiale, tutto è al massimo: riff a plettrata veloce, un basso incalzante ed un blast feroce di batteria, all'unisono gli strumenti si velocizzano ulteriormente, le chitarre tirano fuori una scala ascendente, la voce parte già in un coro che inneggia, successivamente la voce si fa ancora più bestiale dicendo "never repent!" (non vi pentite mai!); un lungo passaggio strumentale intricato, il basso è in primo piano. Riprende la strofa, molto ritmata, un inno, parte come un mezzo scream e più avanti si accompagna da un coro, si ripete, stoppate e scariche feroci alla batteria e basso che adesso vanno insieme; variazioni alle chitarre che adesso sono praticamente Brutal e veloci. A sorpresa un botta e risposta tra chitarra e batteria e parte un complesso riff di Technical Death Metal, poi variazioni alla batteria, una parte pazzesca! Assolo maledettamente coinvolgente, parte melodico e si piazza sopra un riff che già potrebbe essere un assolo, si conclude con l'immancabile fischio e la strofa cantata che segue a ruota. Un pezzo tutto ritmo e cattiveria, un inno, un qualcosa che vuol farci ondeggiare la testa e partecipare al disprezzo verso Dio.

Trifixion

Il prossimo è "Trifixion" il rumore di un vetro rotto e parte un riff bestiale cui segue immediatamente un assolo in stile virtuoso/neoclassico, velocissimo, scatenato, su una base da Death Metal, un assolo sconvolgente che scatena immediatamente il peggio da ognuno di noi. Un coro di growl gutturali, non molto riuscito, si susseguono numerose parti vocali sovra incise, una serie di riff intrisi di Black Metal, il risultato è un Brutal assassino, raffiche di colpi a cassa e rullante. Una pausa a sorpresa e si riprende col blast, poi una voce pulita, resa demoniaca, pronuncia un inquietante "in the name of Satan?", si riprende con la strofa. La cassa è velocissima, riff cadenzati, basso feroce, i cori sono esplosivi, riff a plettrata alternata devastano le orecchie mentre una voce cafona si impone bassa con una pronuncia che velocizza le ultime parole. Altre raffiche di riff, tutto scorre molto velocemente ed il pezzo finisce di colpo tanto che nemmeno sembra siano passati quei tre minuti. Questo è un pezzo che annichilisce, in tanti punti presenta esplosioni dinamiche in cui c'è praticamente un culmine di devastazione, tutto scorre velocemente anche perché i tempi sono frenetici e veloci oltre ogni ragione. Le influenze Thrash sono lontane, spesso si pensa a questo album come un monolite: tosto ma monotono e prevedibile? nulla di più lontano dalla realtà, in quanto - anche se la produzione e molti aspetti, come la voce, rimangono stabili - ci sono degli aspetti che variano in maniera significativa, come le chitarre che in questo pezzo fanno un lavoro molto diverso da quello che abbiamo ascoltato prima. Bestemmiando Dio il suo corpo viene posseduto, l'essenza di spiriti malvagi gli brucia la carne ma non assorbe alcun pentimento da lui, una diabolica sentenza di distruzione. Bruciando sanguina, un'incisione empia, il marchio della bestia, il trifixion (ossia la croce inversa). Prepara l'attrezzo per osservare il proprio fato, dissacra il proprio corpo nel nome di Satana, è il male a controllare il modo in cui morirà, è il marchio a distorcere la sua anima mandandola oltre la sanità mentale. E' un testo evidentemente autobiografico, Benton racconta dell'incisione della croce inversa sulla propria fronte. Nel nome di Satana maledice il simbolo di Dio, è la chiave, benedetto dal simbolo blasfemo celebra la propria morte, si avvolge nelle linee del trifixion, un tormento semantico per come è disegnato (infatti la croce rappresenta pur sempre una tortura) inflitto a questo altare mortale con odio puro. Per sempre legato a Satana, dà la propria vita a Satana e muore, simbolicamente.

Behead the Prophet (No Lord Shall Live)

Andiamo avanti con "Behead the Prophet (No Lord Shall Live) [Decapita il Profeta (nessun Signore vivrà)]" si inizia con stacchi, una stoppata che fa partire un riff Thrash e poi si va avanti con un tupa tupa cattivo al rullante, le chitarre sono taglienti ed i riff veloci, la voce è più sfiatata anche se si tratta sempre di un growl, poi arriva il solito rinforzo in scream. Quello che ascoltiamo inizialmente è un Thrash/Death Metal che ad un certo punto diventa quasi esclusivamente Death appena parte un ritmo più settato con blast e basso che si dà da fare pulsando in modo frenetico. Scariche di cassa si alternano a sfuriate di un Thrash velocissimo, la voce invade la scena con lunghi urli oppure growl veloci ed insistenti, cori bestiali ed una parte in cui il passo propone dei giri più tecnici, poi parte una serie di fischi con delle plettrate velocissime e caotiche tra un fischio e l'altro, cattiveria caotica. Altro passaggio strumentale pieno di stacchi di batteria, il basso è furioso, riff di chitarra con scariche di velocità e stoppate all'unisono, poi una parte più statica e ripetitiva che sfocia in una serie di riff serrati e stoppate. Ritmo cadenzato, basso e batteria pestano con gli stessi accenti su una base veloce di chitarra, la voce inizia a prendere un ritmo più incisivo pieno di stoppate, fatto di parole brevi scagliate con furia, poi il coro di scream, stacchi di batteria e variazioni sul doppio pedale. Sfogo chitarristico con un riff a plettrata alternata con un leggero sapore Black, poi altro solo che parte con un fischio e poi srotola un lungo tappeto di note veloci in stile Slayer, altra serie di stoppate ed il pezzo si conclude di colpo. Varietà, pare strano a dirsi parlando dei Deicide che sono ritenuti (anche a ragione) un gruppo monolitico eppure è così: forse perché ancora non esistevano delle categorie così precise e severe come adesso, forse perché a loro non gliene fregava niente (molto probabile!), ma sta di fatto che i pezzi, analizzato col senno di oggi, presentano influenze variegate e si passa tranquillamente da una prevalenza Thrash ad una Death, senza che per questo motivo ci sia una variazione nell'aggressività complessiva. Il testo è dannatamente blasfemo: inizia invitando a negare la resurrezione del Nazareno decapitandolo, per condannare lo Spirito Santo e vincere la guerra del male, la Legione distruggerà Geova e vedrà attraverso quel cane senza faccia perché non è possibile slegare il nostro mondo dall'influenza di Satana. Vanno spazzati via da questo mondo gli indegni, deve esserci la rinascita di Satana, si deve staccare la testa di Gesù per condannare il suo Spirito, farlo soffrire in eterno. La Vergine Madre assassinata, era stata avvisata ed ora è morta, il regno dei cieli distrutto ed i suoi abitanti fuggono in fiamme; la Legione ha aspettato per colpire e poi ha affrontato il cane sacro, il mondo sarà per sempre di Satana. Una violenza blasfema, contiene anche molti riferimenti alla Legione infernale che dà il nome all'album. Nessun Signore sopravvivrà, non avrebbe dovuto esistere sin dall'inizio, non doveva venire generato, il bambino Gesù doveva morire da subito (in questo si richiama anche l'episodio apocalittico del drago, della vergine e del neonato? dandogli un epilogo di vittoria del male); colui che è stato scacciato ed imprigionato sorgerà, il padrone Satana vincerà.

Holy Deception

"Holy Deception (Santo inganno)" continua la blasfemia e non ci va leggero: il tempo ha imprigionato la sua anima è la religione è qualcosa che lo ostacola, lo frena. Sono bugie, strumenti dell'odio sacro, il modo in cui si ingannano i deboli con nobili intenti, che soffrono senza ragione, solo vomito sul santo uomo. Decerebrati, vittime di ciò che è sacro, predicatori delle bugie sacre, ridiamo alle divinazioni perché è già scritto che moriremo tutti, non è una novità; è un Ippocrate che prende a pugni la Bibbia. Ad Ippocrate va attribuito, tra gli altri, il merito di aver teorizzato che le malattie dipendono da fattori esterni e non sono il risultato di una volontà divina predeterminata alla quale non ci si può opporre (o alla quale è addirittura blasfemo opporsi); questa separazione della medicina dalla religione ha determinato la nascita della scienza medica come disciplina razionale. Non si confesserà mai davanti a nessuno, maledice gli agnelli di Dio (il riferimento va certamente al sacramento della comunione che segue alla confessione). Un testo feroce, sì, ma con un sottofondo filosofico che va colto: si vuole infatti sottolineare come l'inganno religioso abbia da sempre costituito un ostacolo al progresso dell'uomo, lo si fa proprio con l'esempio della medicina. La medicina è da sempre stata ostacolata da tabù religiosi, che non sono stati affatto superati dopo Ippocrate: anzi nel medioevo sono tornati più fanatici che mai ed anche in epoca contemporanea la bioetica frena il progresso scientifico (per ragioni che non sono solamente religiose, ad onor del vero). Parte un riff a destra, poi irrompono batteria e basso ed il sound si completa presto con la voce brutale di Benton che passa da growl a scream con facilità, il pezzo è decisamente Death Brutal, con un suono caldo e potente sulla cassa, plettrate alternate con riff che si ripetono monolitici. Velocità, brutalità, la voce inizia come growl e diventa progressivamente uno scream, cattiveria incredibile. Passaggi strumentali mettono in risalto il lavoro di basso, mentre la batteria tempesta di colpi le pelli, poi ecco che parte un fischio di chitarra e l'altra tira fuori un assolo da Progressive Death Metal alla Death, poi un altro assolo si presenta con uno stile da Thrash tecnico e virtuoso, una prova davvero degna di lode questa: soli molto diversi ma accomunati dalla velocità e dall'alto grado di tecnica. Si riprende con la strofa gutturale, stoppate e poi ripartenza ad ogni riff, è un assalto metodico ed inarrestabile. Un pezzo solido come un mattone che si schianta sull'ascoltatore regalando anche una fase centrale virtuosa; l'aggressione finale ripropone la strofa che finisce di colpo.

In Hell I Burn

Segue "In Hell I Burn (Nell'inferno brucio)", un inizio assolutamente brutale, serie di stoppate, plettrate alternate, basso frenetico, doppia cassa e rullante veloci, la voce rincorre i riff con un growl sfiatato che poi si rinforza di un coro in scream; passaggio strumentale con scariche di colpi al basso, tappeto di cassa e quindi subito via col ritornello che è un inno infernale. Un coro di voci di dannati si impone sul sound, di nuovo parte un altro riff con due chitarre all'inseguimento, un basso che si affanna per stare dietro, la batteria statica ma ricca di stacchi che tempestano il riff con variazioni. La cassa è sempre presente in raffiche mirate, la voce è molto sfiatata e dà l'impressione di stanchezza e sofferenza. Altro passaggio strumentale che sfocia in un Brutal tanto distorto da sembrare Black. Riff caotici, bestiali, veloci? aggressione da tutti i fronti, velocità, poi nella fase centrale c'è una pausa ed una ripartenza con un'enorme botta, risate infernali ad alto volume, riprende la strofa che questa volta è accompagnata da uno scream demoniaco, esaurito ed acuto (in falsetto) che rende tutto più estremo. Parte quindi un assolo alla Kerry King, ignoranza a carriolante, si esaurisce in fretta, intanto la batteria scarica una tempesta di colpi devastando cassa e rullante, l'assalto si protrae a lungo con variazioni di basso, cambio di accenti, le chitarre impazziscono con sonorità Thrash e poi si conclude di colpo. Il testo esordisce dicendo che la vita non ha significato, è un'ossessione inflessibile quella di aggrapparsi alle corde della vita che un tempo conosceva, è morto per mano propria raggiungendo un obiettivo, con la lama alla gola ha accolto la morte con calma. Arriva all'inferno con piacere, vi brucia per Satana e la sua fede lo sostiene nel tormento, gli occhi dormienti si aprono e vedono il massacro di carne che si svolge all'inferno, una tortura infernale; poi si rivolge a Satana dicendo di aver mantenuto la propria parola e di essere soddisfatto nel vedere che Dio è morto e che anche i suoi fedeli patiscono gli stessi supplizi.

Revocate the Agitator

Siamo arrivati all'ultimo brano, "Revocate the Agitator (Richiamate l'agitatore)" che inizia con un assalto e poi, dopo una brevissima pausa, ne lancia uno nuovo e diverso con plettrate alternate e cassa veloce, la voce è un growl possente accompagnato da scream con un'eco maligna; la strofa è molto breve e segue un ritornello inneggiante. Il pezzo è molto Death e dopo un lungo urlo c'è una parte strumentale con un solo Progressive Death, dopo un fischio ne parte un altro che finisce con un altro fischio regalando una veloce serie di note; si riparte con la strofa e dopo c'è una stoppata cui segue un'intricata fase strumentale tempestata di colpi alle pelli; le chitarre eseguono variazioni dal sapore Technical Thrash, mentre il sound generale resta Death. Altre esplosioni di colpi, poi un altro assalto ed il ritornello viene eseguito a velocità malsana con uno scream acuto in falsetto. E' un'atmosfera demoniaca, la voce è profonda e contrasta con uno scream acuto da Grindcore assassino. Il pezzo è molto breve ma è una scarica di adrenalina, specie nelle parti a velocità bestiale. Il testo è una caotica sequenza di passaggi, sembra un rituale, in cui viene svegliato questo essere che scatena le morti più orribili nei fedeli ed in tutto ciò che è sacro: i cuori santi vengono assaliti dal terrore, i cristiani vengono strappati a pezzi, c'è il richiamo e tutti i cristiani vengono distrutti, non c'è più la luce a proteggerli. In questo testo si descrivono gli eventi apocalittici in cui il male prende il sopravvento e la vendetta. Il Satanista gioisce, vuole che ci sia il richiamo, la punizione viene inflitta d'accordo con la fede di Dio (infatti è la stessa fede cristiana che contempla e prevede gli eventi apocalittici in tutta la loro mostruosità), il mondo viene castrato e si istituisce l'anarchia totale. L'epilogo ideale, distruttivo, di questo album all'insegna della violenza più blasfema e tecnica.

Conclusioni

In questo album troviamo la base dell'estremismo musicale così come concepito nel Metal dagli anni '90 in poi. E' da questo album in poi che la musica, per quanto possa sforzarsi, non può più fisicamente diventare più veloce, estrema, blasfema e brutale di così! Per tutti gli appassionati defender, della vecchia guardia, questo è il momento in cui si abbassano le saracinesche del Metal Estremo e da qui in poi, tutto il resto, non è altro che una rielaborazione o rimescolamento di elementi che sono stati creati fino a questo momento. Probabilmente è finita un'era ma, ritengo, non è il caso di essere così pessimisti perché finita un'era ne inizia un'altra (che potrà dare altrettante soddisfazioni, come in effetti è avvenuto). In questo album troviamo il trademark dei Deicide in tutta la sua purezza, tutto quello che ascolteremo affonda le radici in questo solido album che ha impressionato gli estremisti di tutto il mondo: riff a velocità disumana, specie il basso che assume una veste di prim'ordine; varietà negli assalti brutali che si svolgono con stoppate, fughe e ripartenze frenetiche; vocalità prorompente con un largo uso di sovra incisioni corali dall'impatto tremendo, interpretate con varietà ed espressività; una batteria bestiale? A tutto questo aggiungiamo un estremismo altrettanto fanatico nei testi, un satanismo violento ed accanito contro qualsiasi cosa sia sacro, la figura carismatica ed inquietante di Glen Benton, con una croce inversa marchiata sulla fronte e lo sguardo spiritato da Charles Manson. Una ricetta bestiale, un'esplosione di violenza ed estremismo che travolge l'ascoltatore iniziando dalla grafica della copertina che trasuda una blasfemia demoniaca. La cura nei suoni è evidente ed il progresso - rispetto al precedente album - indiscutibile, specie per il suono del basso; l'irruenza giovanile è stata sostituita da una bestialità metodica e precisa, una brutalità assassina fatta di tecnica ed odio. I testi giocano un ruolo importante nel rimarcare questo estremismo: un momento sono più occulti, un altro momento sono quasi propagandistici, un altro ancora si limitano semplicemente a riversare disprezzo e blasfemia nei confronti della religione cristiana in generale. Questo album è una sfida, vinta, contro la musica, contro la religione, contro qualsiasi ritegno; questo album è vincere ed accanirsi contro il cadavere con ferocia. I Deicide di Legion sono un gruppo che, con brutale determinazione e precisione, ha raggiunto pienamente il risultato ambizioso che si era prefisso: quello di spostare il limite dell'estremismo musicale verso nuovi orizzonti, quello di diventare un nuovo parametro di "estremo" nel Metal.

1) Satan Spawn, the Caco-Daemon
2) Dead but Dreaming
3) Repent to Die
4) Trifixion
5) Behead the Prophet (No Lord Shall Live)
6) Holy Deception
7) In Hell I Burn
8) Revocate the Agitator
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