DEICIDE

In Torment in Hell

2001 - Roadrunner Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
05/07/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Non è passato più di un anno dal precedente album che i Deicide tornano a picchiare, e lo fanno con "In Torment in Hell" (2001), pubblicato dall'americana Roadrunner Records. Va precisato che l'album è stato anche pubblicato, nella stessa data, dalla "Metal Mind Productions" (zona Europa), dalla "Jigu Records" (Asia) e dalla divisione giapponese della "Roadrunner..". Insomma, una diffusione mondiale attentamente pianificata, niente di meno di ciò che meritano il gruppo e l'etichetta in questione. Il gruppo resta come l'abbiamo lasciato, con stessa formazione di sempre: Glen Benton al basso e voce, i fratelli Eric e Brian Hoffman, entrambi chitarristi ed infine Steve Ashem alla batteria. Anche artisticamente non c'è odore di cambiamento, a partire dalla durata dell'album che non si schioda dagli ormai classici trenta minuti che il gruppo concede, anche se questa volta sono spalmati lungo meno brani; c'è anche la partecipazione di un "evangelista televisivo" americano, Bob Larson, del quale si sente qualcosa nella prima traccia (approfondiremo comunque in quella determinata occasione). Le tematiche non sono di certo cambiate e la copertina lo esprime chiaramente: se col precedente album il grafico c'era andato piano, questa volta sfoga tutta la blasfemia repressa. Si tratta di una copertina con dei disegni che somigliano a bassorilievi incisi nella roccia, hanno uno stile che richiama in qualche modo l'arte sacra medievale; anche se, nemmeno a dirlo, di "sacro" non troviamo proprio nulla. Anzi, sembra proprio che lo stilema medievale venga presentato in maniera dissacrante e provocatorio, lungo tutta un'iconografia la quale consiste chiaramente in un profluvio di simbologia satanica: le tre croci inverse, pentacoli, il numero della Bestia, demoni, sofferenze inflitte a Gesù ed alla Madonna. Una grafica strapiena di dettagli, composta da tre illustrazioni affiancate. Queste illustrazioni si apprezzano meglio all'interno del booklet, dove ognuna di esse trova un suo spazio individuale e può vedersi, ingrandita, in tutti i suoi blasfemi dettagli. La dimensione del logo del gruppo è enorme, una scelta che non si può criticare visto il peso che ha ormai assunto quel nome e quel simbolo capace, di per sé, a scatenare i fan dell'estremismo musicale del quale il gruppo si è fatto interprete. Un album che si preannuncia infernale insomma, per titolo e per presentazione grafica. La formazione è la solita e quindi l'esperienza non mancherà di certo al quartetto. Lecito pensarlo, visti anche i risultati ottenuti con "Insineratehymn". Tuttavia, luci ed ombre accompagnarono l'uscita di "In Torment..", a cominciare da alcuni problemi che minarono il buon rapporto fra i Deicide e la "Roadrunner.."; la quale, di fatto, pretese che il disco in questione venisse rilasciato esattamente un anno dopo il precedente. Per forza di cose, il gruppo di Benton sforò di ben due mesi, non riuscendo ad ultimare il lavoro entro il termine stabilito (il 30 Luglio 2001). Le pressioni e la fretta ricevute dalla "Roadrunner..", inoltre, minarono il buon esito di ogni aspetto dell'album: dalla produzione (giudicata dagli addetti dell'epoca come non consona ad un disco del genere) al songwriting generale, considerato da molti fan come noioso e prevedibile. L'aria, nei "Morrisound Recording", era chiaramente pesante e quasi irrespirabile. Un disco, questo "In Torment..", dunque figlio di tanto nervosismo e tanta fretta generale. Un clima teso che si ripercosse anche sui membri del gruppo, i quali cominciavano a covare malumori gli uni nei confronti degli altri. Come lo stesso Steve Asheim ebbe modo di confermare, in un'intervista rilasciata per "Metal Storm": " ..non era tutta colpa della casa discografica, ci eravamo semplicemente stancati di noi stessi. Soprattutto gli Hoffman e Glen, si odiavano a vicenda. La qualità generale ne risentì molto, ed i fans furono molto dispiaciuti di questo". Tensioni in seno alla line-up e scontentezza nei riguardi della "Roadrunner.."; tanto che il successivo "Scars of the Crucifix" venne licenziato dalla "Earache..", con la quale la band strinse un accordo molto più vantaggioso. Fatte queste ulteriori premesse, passiamo subito all'ascolto dei brani.

In Torment in Hell

"In Torment in Hell (Tormentato nell'inferno)" comincia con le parole di quel pastore evangelista televisivo citato nella nostra intro, il quale si dice sicuro del fatto che Dio gli preparerà un posto accanto a Lui. Quando morirà non ci saranno più lacrime, morte e sofferenza, un'altra voce gli risponde "stupendo!" in tono sarcastico, con un timbro basso, e poi alla domanda del pastore risponde che lui invece finirà nel tormento infernale. La musica è innescata da una serie di plettrate alternate e stoppate al rullante che presto diventano un blast inarrestabile, il basso è al suo posto ed il volume non è eccessivo quanto quello dei precedenti album, anche se la presenza sonora è enorme. La voce di Benton è un assalto gutturale, rinforzata dalla presenza del suo basso è un impatto bestiale, dopo una parte in tempo medio e tipica dei Deicide c'è una lunghissima serie di stoppate in cui la voce si fa ostinata in un crescendo di diabolica brutalità, si legge anche una certa sofferenza, comunicata da un'ottima interpretazione vocale. Assolo assassino e cafone, fischi malefici effettati e riverberati in abbondanza, tra un tripudio di colpi di pelli, si riprende dall'inizio col blast di rullante e plettrate alternate, è un assalto che non lascia prigionieri: poi una parte rallentata, una variazione in cui il finale del riff ha degli spunti melodici in piena vena Brutal. La voce di Benton è gutturale e si sta sempre più abbassando di tonalità col passare degli anni. Altra sfuriata chitarristica con assolo tamarro, tutto fischiato e veloce, si riparte di nuovo dalle stoppate iniziale e blast che segue a ruota, bestialità a dire basta mentre la parte rallentata arriva puntuale come prima. C'è da dire che si nota più distorsione e la resa del sound è più sporca e cattiva, questo non si può che apprezzare, rende meno Thrash gli assoli scostumati fatti di fischi e caos ad alta velocità. Il pezzo si conclude, un assalto lineare suddiviso in tre riff, con una struttura che li ripropone tre volte seguendo sempre la stessa successione? la fantasia non abbonda insomma, ma va bene così: non ci si aspetta fantasia dai Deicide, ma una legnata in faccia. Nel testo ci si scaglia contro quel bugiardo di un prete, che non riesce a capire perché non tutti sono credenti come lui, questo perché la verità - per quanto possa essere crudele - è uno sprone per gli spiriti forti, mentre i deboli nascondono la testa a terra, come gli struzzi, illudendosi che la realtà non gli possa fare del male se si tappano gli occhi. Ai suoi occhi è come già morto, segue la luce dell'ingordigia, mentre lui insegue l'ignoto oltrepassandone i cancelli, vuole essere lasciato in pace e risparmiarsi i sermoni ipocriti. Preferisce essere nel tormento infernale, senza freni a lanciare incantesimi, tramando morte e sofferenza, portando miseria alle anime; preferisce far sanguinare i cristiani per soddisfare la propria sete di sangue, bruciarli mentre implorano pregando, calpestare l'Agnello di Dio e far inginocchiare tutti di fronte a Satana il padrone. Poi ingiunge di allontanarsi da Dio, di scoprire chi siamo davvero - divinità umane (concetto che può essere letto secondo gli insegnamenti di Aleister Crowley, quindi un vero e proprio culto di sé che potenzialmente può portare all'illuminazione ed alla divinità, simile al pensiero buddhista; oppure nella veste più soft proposta da Anton Szandor LaVey il quale si limita ad auspicare un nuovo umanesimo, che sia razionale e lontano da pensieri soprannaturali) nate per essere ingannate - codardi adoratori di uno che è morto in croce e che dunque non ha più alcun potere su di noi. Generato dalla parola di Dio, adesso Satana emerge dalla terra per reclamare il mondo, il paradiso è l'inferno, la carne è la gabbia che ci tiene in trappola, la morte ci riporterà all'odio. Un testo che grida odio e satanismo insomma, Benton non accenna nemmeno a placare la blasfemia e continua ad adorare Satana nella musica dei Deicide; questa volta non se la prende tanto con l'abilità dei vari "santoni" televisivi di approfittare della credulità popolare per spillare dei soldi - vi accenna ma non approfondisce e passa immediatamente oltre - ma semplicemente se la prende proprio con Dio in un fanatismo satanico che trasuda violenza.

Christ Don't Care

Arriva "Christ Don't Care (A Cristo non importa)", un brano che comincia con un blast al rullante scatenato e riff in plettrata alternata con una scala discendente, si ripete e poi una stoppata porta a dei riff serrati alternati a stoppate, il pezzo prende lo slancio e poi un lungo growl gutturale inizia una strofa in pieno stile Brutal, le chitarre sono ben distorte e cupe. Frenetici riff che alternano sfuriate veloci e stoppate, variazioni di ritmo che si riflettono negli accenti della parte vocale, anche in questo caso il basso resta in sottofondo con poco attacco ma una bella presenza cupa. Fase strumentale durante la quale le chitarre si concedono variazioni leggermente melodiche, seppur brutali, quindi si riprende dall'inizio riproponendo la stessa struttura, stoppate infarcite di piatti e bestialità. Si riprende dal lungo growl, questa volta con un effetto, altra strofa gutturale, bestiale, un impatto animale che cerca di annichilire, di nuovo le scale e variazioni tecniche che puntano tutto sulla velocità e la violenza, cori in scream rafforzano i finali. Assolo veloce, tecnico, pieno di scale veloci sporcate, graffiate e fischiate alla fine. Il pezzo scorre velocemente ed in fin dei conti anche in questo caso la struttura resta la stessa: tre riff che si susseguono identici (salvo piccole variazioni) per due volte ed infine l'assolo. La formazione risponde bene, del resto sono davvero molti anni che opera assieme e quindi si legge nella fase compositiva un certo affiatamento; si legge però anche una scarsità di idee. Sul testo notiamo la stessa violenza del testo precedente: inizia dicendo che Dio se ne fotte della via che seguiamo, il narratore ci invita ad andare con lui che ci mostrerà la strada di Satana, al quale dobbiamo giurare fedeltà tagliandoci i polsi col suo coltello insanguinato. Posto nudo sulla pietra dell'altare sacrificale, implorando pietà e gridando, con il nero odio lo libera delle catene divine, semplifica la sofferenza e reinventa il mondo che odia. Lasciato a morire davanti al suo Dio, il cristiano non cambierà niente, i suoi ultimi desideri puzzano di sangue.. lasciato a morire ignobilmente si dà quindi alla blasfemia, voltando le spalle a Cristo, al quale (per l'appunto) nulla importa. Vive la vita come vogliono fare i cristiani ma rispedendo al mittente le vane minacce divine; "Gesù si può fottere", non lo troveremo mai. Ad un certo punto incita ad innalzare la spada di Lucifero e dare la propria anima all'oscurità, così guadagnando una nuova saggezza e potere; così facendo non si raggiunge un capolinea ma si va oltre i confini. Non si rivolgerà mai più a Dio, va soffocata l'immagine della crocifissione che ispira devozione, a dare la propria anima senza uno straccio di motivazione oltre a quel simbolo vuoto. Alla fine delle cose, si tratta di un cristiano giunto qui e sacrificato e poi votato a Satana ed alla blasfemia, mentre a Cristo non importava nulla di tutto questo. In questo testo insomma si legge un vago riferimento al martirio, il patire immani sofferenze nella speranza di ricevere un premio, per la propria dimostrazione di fede (una qualche sorta di ordalia?); in questo testo il concetto si deride, ricordando ad ogni passo che a Cristo non importa niente delle sofferenze umane, che sono quindi del tutto inutili.

Vengeance Will Be Mine

Altrettanto violento il testo di "Vengeance Will Be Mine (La vendetta sarà mia)": prenderà ciò che è Suo e lo lascerà a morire, distruggerà la Sua vita; si crede di essere una stella ma è solo un imbroglione. Vedrà solamente una pugnalata, perderà il Suo sogno, rimarrà solo, ed a quel punto dovrà decidere che fare tra loro due quando niente è più dato per scontato. Può essere paziente quanto cazzo vuole, si laverà le mani di tutta questa fottuta faccenda (in questo leggiamo un sottile riferimento al ruolo di Pilato), se è questo che vuole, questo otterrà: non perdonerà. Ad un certo punto ordina di prenderlo, gli dice che niente di ciò che ha detto è vero ed una volta che si sarà liberato di Lui trasformerà la Sua vita in merda. Prenderà la propria vendetta su quei ragionamenti contorti e bugiardi, ma adesso si è fottuto da solo rovinandosi la vita nell'unico mondo che aveva a disposizione per vivere, non avrà modo di uscire da quello che lo attende (la crocifissione). Quello che rimarrà ai posteri sarà solo la vendetta che lui ha preso mandandolo a morte. In questo testo insomma si invertono in qualche modo gli esiti della vicenda che, pur venendo riassunta in modo più o meno rispondente alla tradizione, ne trae una conclusione diversa: cioè che alla fine il bugiardo è morto, per il Suo voler continuare a mentire imperterrito, e chi l'ha messo a morte ha ottenuto la sua vendetta dimostrando di essere più forte e trasmettendo ai posteri il proprio messaggio. Colpi ai piatti per dare il tempo, riff di chitarra bello pompato, stoppate alla chitarra ed ancora profusione di piatti, altre stoppate e quindi un'esplosione sonora che porta con sé il sound a pieno regime: bestialità e potenza al massimo. Altre stoppate con un basso ben presente e d'impatto, la voce entra in gioco in una bella alternanza tra growl e growl con scream per aumentare la ferocia. Un tappeto di cassa fa da base a questo assalto brutale e malefico, si legge qualcosa dei Malevolent Creation in questo assalto ignorante e bestiale, specie nella distorsione alle chitarre. Serie di stoppate e cori ostinati alla voce, che si sdoppia ancora una volta, altro blastk, questa volta di rullante, variazioni al basso che prende note alte con slap e popping, note tecniche che ben si incastrano nel pezzo. Botte vocali, urli che danno una carica enorme, altra fase strumentale che si traduce in un assalto continuo ed inarrestabile, serie di stoppate tecniche in cui gli strumenti sono compatti nel formare un muro. Altro assalto vocale che si impone in una cavernosa bestialità ed imponenza. Si ripete la struttura, con grande godimento e brutalità. Si inneggia con cori cadenzati accompagnati da lunghi passaggi sui tom, la dinamica delle chitarre è impeccabile e precisa, tecnica a non finire ed impatto monolitico. Un pezzo che funziona a meraviglia e gode anche di un certo groove, fossero stati tutti così i pezzi di questo album avremmo avuto tra le mani qualcosa di esplosivo.

Imminent Doom

Arriva "Imminent Doom (Condanna imminente)", si presenta con degli accordi veloci, stoppati, alternati a plettrate alternate, anche in questo pezzo è il ritmo a giocare il ruolo fondamentale, un bel groove, la voce è un coro di growl a diverse tonalità che si incontrano per disseminare la brutalità. Stacchi alle pelli, poi una variazione alle chitarre in un Brutal decisamente floridiano: stoppate continue ed andatura massiccia che lascia poco spazio alla melodia che è confinata a quei passaggi acuti di chitarra piazzati strategicamente a fine riff per aumentare la devastazione. Impatto vocale assicurato da una metrica semplice, ostinata ed insistente, talvolta aiutata da uno scream che sovrasta il growl sottostante, anche in questo caso sembra esserci qualche spunto alla Malevolent Creation, se non altro per la struttura semplicissima, la distorsione eccessiva e la malvagità senza limiti. Una lunga parentesi strumentale offre spazio ad un solo molto vibrato e malevolo, si riprende con la strofa, ancora le pelli ed il basso hanno un ruolo prioritario, variazioni di ritmo e di melodia nei brevi passaggi melodici di chitarra offrono un tocco di varietà. Altro assolo dal lungo fade-in, effetti e panning esagerato per creare un'atmosfera distruttiva, tutto suona molto old-school ed i passaggi strumentali lunghi danno molto spazio agli strumenti che possono concedersi qualche variazione in più, pur rimanendo nello stesso tema: quindi abbiamo il ritmo che passa dal rullante ai piatti, qualche tocco di basso in controtempo e chitarre che alternano riff serrati ad insistenti melodie frenetiche e vibrate. Una bella prova, specie dal compartimento strumentale, mentre la voce si limita a svolgere un compito mediocre, senza mai svettare a parte quel momento col coro in scream in cui l'impatto era notevole. Nel testo si parla dello stare sulle montagne del peccato, con la sfortuna che torna, sprecando tempo in quel buco ed angosciandosi l'anima. Purtroppo a lui è negata la pace interiore e continua a dannarsi, ci sono dei vili poteri in atto e niente può fermarli, la disgrazia è imminente e sta per abbattersi su di lui. Si tratta di un regalo da parte di Dio, che lo ripaga per ciò che ha fatto, gli ripropone tutte le cattive azioni compiute e le ripaga con sofferenza ed angoscia, viene inghiottito dalle ombre e punito dal paradiso in un continuo dolore alla testa. Il karma torna e colpisce, il dolore avviluppa la sua anima e la sofferenza non gli fa capire niente, gli fa perdere ogni controllo di sé; si domanda perché esista, cerca di divincolarsi dalla sua morsa, si auto mutila pur di rimuovere dal proprio corpo e dalla propria anima il marchio di Dio. Ecco un testo particolare che va in controtendenza rispetto agli altri: in questo testo infatti il protagonista non si gloria dei misfatti e non vede l'inferno come un premio: al contrario le punizioni divine vengono inflitte e sofferte come conseguenza delle cattive azioni. Una lettura di questo testo, compatibile col resto, potrebbe darsi considerando il "marchio di Dio" come una specie di marchio della schiavitù, una condanna che accompagna chi la subisce dalla nascita imponendogli una condizione - la schiavitù per l'appunto - che lo priva di ogni arbitrio e dignità, che lo costringe a vivere un'esistenza in funzione di altri. Questa è la vita che sembra prospettarsi a chi ha su di sé il marchio di Dio, ecco perché cerca di auto mutilarsi pur di liberarsi da queste "catene".

Child of God

"Child of God (Figlio di Dio)" si riferisce evidentemente a Cristo e ne ripercorre l'episodio cruciale (in tutti i sensi..), racconta del Suo sacrificio per porre fine alle rivalità, la profezia della Sua morte in croce. C'è da festeggiare adesso perché i suoi vili salmi, la moralità, le visioni, sono tutte andate, è stato bandito dal mondo, bisogna masturbarsi a questa idea e ricordare quanto sia assurda e stupida la Sua fede. Tutti in ginocchio di fronte a Lui ma si trattava solo di una menzogna, un sogno, e chi sarà il prossimo?, la cavalleria ha perso, è stata sconfitta e non ha più alcuna speranza, se anche tornasse incontrerebbe lo stesso destino. La sua legge, la sua morale, è vecchia di secoli ed ha perso, adesso può andare a farsi fottere perché possiamo fare le cose a modo nostro senza i Suoi inutili divieti. Viviamo ancora, fino al giorno in cui dovremo affrontare la morte, ognuno in modo diverso, non c'è bisogno di seguire le Sue vuote regole, possiamo indulgere nel peccato e fare quello che ci pare, possiamo riscrivere le regole fregandocene dello Spirito Santo. Possiamo impiccare tutti i Suoi preti in attesa della Seconda Venuta (l'Apocalisse), la punizione divina è scatenata e viene mandata la Bestia infernale; ha i soldi nella croce il mendicante degli idioti, quando tornerà incontrerà di nuovo un destino di morte. Anche in questo caso si ripropongono dei passaggi biblici, reinterpretati alla maniera di Benton: in questo caso le sorti dell'Apocalisse saranno avverse a Cristo, che è descritto come un mendicante con la croce piena di soldi - un ovvio riferimento a tutte quelle donazioni che i fedeli fanno "a Gesù", come se appunto potesse arricchirsene davvero - e poi i Suoi preti che incontreranno un destino analogo, appesi da qualche parte ed uccisi. L'inizio del pezzo ci porta un bel blast di cassa, plettrate alternate veloci e cattive, poi variazioni ritmiche tecniche con un blast di cassa, groove alle chitarre, un basso che talvolta esce dagli schemi e poi arriva dopo questa lunga parentesi strumentale irrompe la voce con un coro di growl che progressivamente diventa sempre più alto fino ad arrivare ad una parte più ritmata fatta di stoppate continue, poi un assolo acutissimo accompagnato da uno scream e continuato con una miriade di effetti e panning da destra a sinistra e viceversa, insomma questa cosa dell'assolo con pan esagerato è sfuggita di mano: qualche volta sarebbe anche curioso ma riproporre ogni assolo in questo modo, ammassando tutta una serie di rumori veloci senza né capo né coda non è davvero il massimo. Va bene fare l'assolo ignorante alla Kerry King, ma a questo punto è diventato un po' ripetitivo ed insipido. Si riprende quindi con la struttura già descritta, come prevedibile, bel lavoro di batteria, colpi ai piatti sottolineano gli accenti, quindi riprende la parte cantata in un coro di growl in crescendo che presto diventa ritmato tra molte sfumature di piatti ed un ritmo incalzante ed infine lo scream che introduce un nuovo assolo che (indovinate?) è ancora continuamente pannato da destra a sinistra e viceversa! Una serie di fischi che passano da un orecchio all'altro, forse per cercare di dare più movimento a qualcosa che invece sarebbe davvero lineare e noioso (e che lo resta nonostante il pannaggio, diventando anche fastidioso). La conclusione del pezzo è una liberazione. 

Let It Be Done

A questo punto "Let It Be Done (Lascia che sia fatto)", tempo ai piatti, plettrata alternata in stile quasi Black, stile accentuato da una lunghissima serie di scream indemoniati e growl, poi breve riff Thrash e successivamente si passa all'approccio Brutal con dei chitarroni ed un basso pompato, la voce insiste nelle vocalità gutturali che alterna con qualche coro in scream, le chitarre passano ad armonici acuti che alternano a plettrate serrate. Il riffing si carica, la metrica della voce è la stessa di un sacco di altri pezzi di precedenti album, ma almeno funziona ed è esplosiva. Si ripropone la stessa struttura, un tappeto di blast accompagna la fase ritmata con una voce insistente e continua, poi un botta e risposta tra voci e chitarre, bestialità e violenza a palate. I Deicide che ci piace ascoltare: velocità, tecnica e demoniaco caos senza troppe pretese. Di nuovo il tempo coi piatti e si ripete la stessa struttura, per la terza volta ormai, il gruppo sembra aver voluto ovviare alla velocità del pezzo ripetendo per la terza volta la stessa struttura, senza nessuna variazione; ad un certo punto, insoddisfatti, vanno con la quarta ripetizione che si conclude con una serie di stoppate finali. La fantasia non è di casa Deicide, lo sapevamo, ma questo è troppo anche per i loro canoni: si può spiegare solo ricordando che fino ad ora non era mai capitato che pubblicassero un album nuovo l'anno successivo della pubblicazione del precedente.. già prendendosi due anni non scoppiano di fantasia, ma se ne prendono solo uno il fatto diventa decisamente grave. Si parla di un falso profeta che si rivela essere uno schiavo, che arriva per cambiare il mondo e far perdonare tutti, ma non si capisce chi gli abbia dato il diritto di farlo. Poi invoca Lucifero, affinché spacchi la croce, e spezzi il Suo pensiero; perché Dio è solo un ladro al quale non bisogna credere, devono essere appesi a sanguinare Lui ed il Figlio, bisogna uccidere il pastore del gregge, condannare la propria anima a marcire all'inferno. Chiunque può odiare il proprio vicino se lo desidera, prega che Dio scompaia, perché finisca la sua paura, che se ne vada via la luce divina, finalmente arriva il tempo del male. Un testo che aggiunge poco a quanto già detto, il riferimento pare debba ancora andare all'Apocalisse.

Worry in the House of Thieves

E' la volta di "Worry in the House of Thieves (Preoccupazione nella casa dei ladri)" con un testo che si distacca leggermente dal solito: il protagonista se la prende direttamente con Dio ed i fedeli dicendo di odiarli in un modo che non ci sono letteralmente parole per descriverlo. Distrugge i sogni di tutti coloro che controlla, ma adesso che è al di sopra di Lui è in grado di smascherare tutte le Sue bugie, leggendo centinaia di libri, acquisendo conoscenza, troverà il modo di metterlo in ginocchio. Ne svelerà i segreti dei fedeli, i crimini, è solo questione di tempo prima che li affronti sbattendogli in faccia tutte le malefatte che hanno perpetrato negli anni; resteranno senza scelta e via di fuga: dovranno rendere conto di tutto quello che hanno fatto. Adesso il gioco è finito ed arriva l'ora dei conti, lontano dalla luce divina lui è riuscito a diventare più potente adesso si aggira nella casa dei ladri stando in guardia, controllando tutto quanto. Il loro ricordo degli eventi è una bugia, dolore e sofferenza ci sono sempre state nella mente umana (si riferisce evidentemente al mito dell'Eden nel quale i primi uomini non avevano dolore e sofferenza), davanti a sé vede la miseria da loro causata e se loro metteranno piede nel suo circolo perderanno la vita. Pensano che lui dovrebbe fare ciò che gli viene detto di fare da vecchie storie superstiziose, la loro putrida vita e l'essenza stessa di Dio non intacca minimamente la sua inamovibile fede in Satana. Un testo, come altri in questo album, che consiste in una dichiarazione di fede verso Satana che non crolla, nonostante l'ostinata ripetizione dei sermoni e delle omelie dei credenti che sono accecati da una luce di falsità. Ritmo non tanto veloce, groove a palate e pause strategiche per aumentare il breakdown, un pezzo diverso dagli altri e che merita attenzione; si alternano plettrate serrate e pause, la batteria pesta costante e fa da impalcatura al riffing sul quale il basso esegue delle linee accattivanti. Una variazione da Technical Death/Thrash alle chitarre e si cambia sound, con contaminazioni Black Metal, la botta è costante ed è al centro della composizione: l'obiettivo è abbattere. Voce cavernosa, assalto ostinato e brutale, variazioni che riportano l'ombra dei Cannibal Corpse di nuovo nei Deicide, l'assolo infatti questa volta è più nelle corde del Death Brutal di scuola Cannibal Corpse (senza pannaggio per fortuna!), con delle melodie niente male che risollevano la qualità generale. Bestialità, riff indovinati ed una successione di parti che scorrono lisce, con varietà e violenza al posto giusto. Insomma un pezzo indovinato in cui i riff non sono mai ripetitivi e le soluzioni non sono scontate: plettrate alternate, accordi serrati, stoppate, assoli in cui le due chitarre si separano ed eseguono parti tecniche che si intrecciano tra fischi e tremolo. Si torna alla strofa principale con le stoppate che aumentano il groove e la violenza, botta e risposta di growl e scream in un vortice animalesco ed il pezzo si conclude. Una bella prova, ci mostra che i Deicide hanno saputo proporsi in una veste leggermente diversa, pur imitando i loro celebri connazionali. Un pezzo che la dice lunga sulla mancanza di idee del gruppo che pure è così capace di eseguire delle parti che spaccano, quello che serve è proprio l'ispirazione.

Lurking Among Us

Concludiamo con "Lurking Among Us (Nascosti in mezzo a noi)", un tribale alla batteria, riff tendenti al Thrash con un assolo graffiante e vibrato, tempi lenti che macinano sangue ed un growl profondo, lentezza ed un riffing che accelera all'improvviso e poi rallenta. Il basso pulsa malevolo e costante in sottofondo, chitarre e voce accelerano all'unisono, parti in scream sono accompagnate da scale ascendenti con sonorità più melodiche. Poi un crescendo dinamico ci porta ad una parte differenze che offre variazioni: un botta e risposta tra scream e growl, altro tribale con parentesi batteristica alle pelli, il riff di chitarra prosegue identico e poi inizia una nuova strofa. Il pezzo rimane ostinato nello stesso ritmo, gli accenti sono marcati e trascinanti, un'aggressione lenta ma inesorabile. Un pestare violento, un impatto colossale. Il pezzo non è il massimo della fantasia, gode di suoni cupi e claustrofobici, scorre liscio e viene suonato con scioltezza, ancora un altro assolo alla Slayer con l'odiosissimo ed inutile pannaggio ci rovina anche questo ascolto. Prosegue con lo stesso riff che cambia leggermente nella ritmica e nella scelta degli accenti, tutto si mantiene gutturale e pesante, in alcuni passaggi ancora si sentono le scale alle chitarre, oppure delle plettrate più veloci per dare movimento alla parte. Tutto inizia a suonare troppo ripetitivo già a due terzi del brano, alcune variazioni di batteria, al rullante, portano una ventata d'aria fresca, poi il pezzo si conclude con l'ennesimo tribale ormai diventato fiacco e prevedibile. Nel testo si parla di creature che stanno in agguato, si nascondono in mezzo a noi e sono accomunate dall'odio verso Dio, sono stati ordinati soldati della morte e calpestano i cristiani mentre resuscitano i morti. I porci cristiani vengono battuti e benedetti, crocifissi tutti perché Gesù si sbagliava: i santi sono andati, un genocidio totale, tutti mano per mano al suicidio. Muoiono, finalmente staranno zitti per sempre tutti loro, i resti di Dio sparpagliati, viene ordinata l'inquisizione contro tutto ciò che sta nel paradiso. Gli angeli del male, che si nascondono tra noi, scannano le suore, liberando il mondo da quella feccia pretenziosa, riscuotono i debiti nel nome di Satana. I cavalieri del male benedicono la carne insanguinando gli altari, spaccano colli e cavano occhi. Poi si rivolge direttamente a Satana, in preghiera, affermando che farà sempre il suo volere, troverà Dio e lo ucciderà per poi partecipare al banchetto di celebrazione. Si nascondono in mezzo a noi, si cibano della Trinità, uccidono, staccano la testa ai cristiani ed impalano i santi, cancellano Dio dalla faccia della Terra per poi indulgere, assieme al loro signore Satana, sui frutti della caduta del bene.

Conclusioni

Tirando le somme si tratta di un album in cui la fantasia non è tanta, neanche per gli standard dei Deicide. E' questa l'impressione che accompagna l'intero ascolto ed è un peccato: una formazione così affiatata e collaudata da un sacco di anni potrebbe fare davvero cose grandiose; ed infatti, nei tratti con idee più brillanti, si nota quella potenza distruttiva tipica dei Deicide. Abbiamo notato come nella storia discografica dei Nostri (sia quella precedente, ma anche in quella successiva la tendenza è la medesima) non succede mai che venga pubblicato un album l'anno dopo del precedente, il gruppo preferisce prendersi più tempo per la composizione.. e fa a mio giudizio bene. Una tracklist da mezz'ora, ma del resto il gruppo ci ha abituati a questo tipo di durata, spalmata in otto pezzi in cui la ripetizione degli stessi riff e delle stesse strutture immutate è quasi sempre la regola. Al netto ci saranno quei dieci minuti di musica (al massimo), la quale viene ripetuta senza variazioni. Se poi aggiungiamo il fatto che quei dieci minuti sono spesso anche derivativi e poco entusiasmanti, otteniamo un album sostanzialmente fiacco. Gli spunti ci sono ed in alcuni momenti l'attenzione è alta, ma queste idee vengono spremute talmente tanto che dopo la quarta volta che si sente la stessa parte questa inizia decisamente scocciare, a distogliere la nostra concentrazione. I testi si mantengono belli cattivi, come quelli del precedente album, la differenza non è poi molta. Quello che contraddistingue questo album è la confezione molto appariscente, molto bella e ben curata.. insomma, sembra che sia stata posta tanta attenzione all'apparenza mentre il contenuto è stato trascurato; più o meno il contrario di quello che è successo col precedente album che, pur avendo una veste piuttosto scarna, spaccava di brutto (mi sia concessa l'espressione!). Copertina molto interessante, si diceva, ricca di particolari, disegni belli cattivi e blasfemi che non dispiaceranno di certo agli affezionati al gruppo, i quali si sentiranno naturalmente a casa, appassionati specialmente per queste vesti grafiche. Cattiveria, brutalità e blasfemia: la ricetta di ogni album dei Deicide che a volte, tipo in questa determinata occasione, ne esce fuori fiacca, forse per la troppa fretta nella realizzazione, o per la paura di osare qualcosa di nuovo, nell'esigenza di arroccarsi nella conservazione di un proprio stile ormai divenuto un trademark. Si notano quegli assoli alla Slayer, o alla Kerry King per la precisione, "ignoranza" (nel senso buono) chitarristica allo stato puro che i Deicide propongono con una carriolata di effetti, e quell'odiosissimo pannaggio che serve a dare "movimento" ad assoli che sostanzialmente non ce lo hanno. Insomma, fiacchi anche gran parte degli assoli, quando non addirittura fastidiosi. In conclusione abbiamo per le mani un lavoro che, uscendo dai Deicide, delude chi sa quanto può fare questa formazione, abbondantemente collaudata, e si aspetta sì la coerenza con il loro stile, ma anche un po' di freschezza e varietà (pur nei canoni del genere s'intende). Elementi che qui mancano decisamente. Non possiamo parlare di occasione mancata, perché il lavoro è pur sempre valido, ma possiamo tranquillamente parlare di un lavoro in sottotono, qualcosa che con un po' di pazienza sarebbe uscita meglio; ci sono molte parti che sanno di riempitivo e troppe ripetizioni senza uno straccio di variazione, che alla lunga stancano anche l'ascoltatore più affezionato.

1) In Torment in Hell
2) Christ Don't Care
3) Vengeance Will Be Mine
4) Imminent Doom
5) Child of God
6) Let It Be Done
7) Worry in the House of Thieves
8) Lurking Among Us
correlati