DEICIDE

Deicide

1990 - R/C Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
16/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione recensione

L'album di debutto dei Deicide, al quale il gruppo deve il proprio nome (è difatti una release omonima), è stato pubblicato nel 1990 in formato CD e cassetta dalla R/C Records (etichetta di un certo livello che l'anno successivo avrebbe pubblicato "Human" dei Death), la quale è una sottoetichetta della Roadracer Records, che a sua volta è una sottoetichetta della ben nota Roadrunner Records. Pare sia stata proprio la Roadrunner Records ad insistere perché il nome del gruppo cambiasse, perché il precedente nome, Amon, avrebbe in qualche modo generato tutta una serie di rimandi al pezzo "Amon" Belongs to "Them" presente nell'album "Conspiracy" di King Diamond, pubblicato appena nel 1989, un anno prima. Visto che Diamond era un nome di punta dell'etichetta, era ben compresnibile come quest'ultima non volesse generare confusione fra i fan. Parlando propriamente del disco, un dato che colpisce immediatamente di "Deicide" è proprio la tracklist: tutti i pezzi (tranne Deicide e Mephistopheles) sono tratti dai primi due demo, nel caso di "Oblivious to Evil" c'è stato un cambiamento di titolo rispetto al precedente "Oblivious to Nothing"; per il resto i pezzi sono sempre quelli ma distribuiti diversamente rispetto ai demo (e rispetto alla riedizione degli stessi in formato compilation, che sarà pubblicata nel 1993) dalla Roadrunner Records.  Che siano stati ri-registrati i pezzi tratti dai demo è una cosa abbastanza normale: erano stati autoprodotti e non avevano di certo raggiunto ancora il grande pubblico, quello che sorprende piuttosto è la scelta di ripubblicarli, dopo così poco tempo, visto che - possiamo anticiparlo - i pezzi di questo album suonano in modo molto simile rispetto a come suonavano nei demo, avrebbe sorpreso il contrario visto che sono stati registrati solo un anno dopo. A fare la storia, di questo album, oltre alla velocità folle (che era caratteristica anche del Grind che già esisteva) è il timbro gutturale di Benton che si spingeva ben più in basso dei contemporanei Morbid Angel (i quali più avanti adotteranno una voce più bassa come moltissimi altri gruppi Death, imponendo un nuovo standard stilistico che, ancora oggi, vediamo associato al Death Metal (specie la frangia Brutal). Un anno straordinario il 1990, specie per la Florida, nel quale debuttano anche i Cannibal Corpse con "Eaten Back to Life", che molto hanno in comune coi Deicide quanto a violenza e brutalità (si veda anche la voce gutturale che si impone come marchio dei Cannibal Corpse e del Death floridiano in generale). Questo album è stato determinante per la formazione e lo sviluppo della scena Death americana in generale, imponendo l'affermarsi di uno stile tutto nuovo che presto verrà definito Brutal Death Metal (specie per quanto riguarda i Cannibal Corpse) quale mix di Death e Black con suoni particolarmente cupi e tempi frenetici, etichetta che sta stretta comunque per i Deicide ai quali non è mai andata giù. La formazione è chiaramente la stessa che ha dato alla luce i primi demo dai quali questi pezzi derivano: Glen Benton al basso e voce, i fratelli Eric e Brian Hoffman entrambi chitarristi ed infine Steve Ashem alla batteria. La copertina di questo album non è la solita foto di gruppo, ma è una foto di quello che sembra una maschera apotropaica dalle sembianze demoniache, nel libretto (accanto ai crediti per la foto) è riportata la frase "Master of all things great and small" (Signore di tutte le cose grandi e piccole), che appare come una vera e propria dedica a Satana; anche se è ironico pensare che questa frase sia in realtà ispirata al poema di Coleridge, "The Rime of the Ancient Mariner", in cui la frase è inserita in questo contesto: "He prayeth best, who loveth best / All things both great and small; / For the dear God who loveth us, / He made and loveth all." (Prega meglio, chi ama meglio /tutte le cose sia grandi che piccole; / perché il caro Dio che ci ama, / ha fatto ed ama tutto). Insomma una frase che nasce in un contesto di amore e preghiera viene dedicata a Satana, più blasfemo di così? Questa maschera metallica ha gli occhi illuminati di rosso e riflette una luce rossastra, lo sfondo è interamente nero per risaltare al meglio i contorni dell'oggetto, la figura mostruosa ha le sembianze di una bestia. In alto svetta il logo della band, realizzato proprio da Benton ed Eric Hoffmann. In questa recensione approfondiremo in modo particolare i pezzi che non erano già apparsi nei demo, che abbiamo già trattato in apposita recensione.

Lunatic of God's Creation

Iniziamo l'ascolto con "Lunatic of God's Creation(Pazza creatura di Dio)", in questa versione i rumori da dungeon, che facevano da intro, sono ridotti davvero al minimo e consistono in una manciata di secondi in cui si sente il rumore di quel che sembra una porta che sbatte; subito dopo irrompono le chitarre ed un blast di cassa. Poi un tupa tupa in cui c'è un vorticoso giro di plettrate alternate, la voce si presenta leggermente più cupa rispetto al demo, gli scream sono più in stile Black, l'impatto aumenta grazia alla produzione migliorata ma pur sempre grezza. Si arriva al ritornello cantato con rabbia inaudita, stoppata e riff solitari di chitarra, poi un nuovo assalto ritmico, velocità bestiale, la voce si impone in primo piano in modo rabbioso e spesso le frasi finiscono con degli acuti in uno scream sfiatato. Benton sembra un invasato alla voce, rendendo bene l'immagine del lunatic, nel ritornello possiamo ascoltare quella caratteristica che da sempre ha distinto i Deicide: il coro scream/growl che conferisce a questi pezzi un impatto mostruoso. Sappiamo bene che in futuro questa è stata una soluzione adottata da molti altri gruppi, tra i tanti citiamo proprio i Behemoth che ne hanno fatto proprio una delle loro caratteristiche principali. E' un brano breve, poco più di due minuti e mezzo nei quali si ripete per due volte la stessa struttura che vede un fraseggio di chitarre e batteria (il basso è un po' nascosto), poi le strofe cantate con rabbia, altro fraseggio accelerato che sfocia nel ritornello che rallenta ed aumenta l'impatto con dei tempi forti particolarmente marcati, ovviamente anche il coro fa la sua bella parte nell'impatto. Il testo si riferisce proprio alla storia di Charles Manson, racchiude in sé la stessa semplicità ed impatto che appare nella musica: inizia parlando dei servi della morte, del fatto che Manson ucciderà di nuovo dalla terra del non ritorno, nel coro inneggia al pazzo della creazione di Dio, a non opporre resistenza ed ascoltare le voci della devastazione. C'è un'oscurità che ottenebra la sua vista, non riusciremo a vederla prima che ci abbia ucciso questa creatura del Signore Divino. Il pezzo è chiaramente blasfemo e sarcastico: sottolinea il fatto che Manson, pur essendo una "creatura di Dio", persegue fini omicidi ed è pervaso dalla follia. In questo testo Manson è uno strumento divino che dispensa morte e sofferenza, rappresenta l'incongruenza della divinità che predica amore ma permette che accada il male (una questione annosa questa).

Sacrificial Suicide

"Sacrificial Suicide (Suicidio Sacrificale)" è un altro brano con un testo che si riferisce a personaggi della cronaca, anche se in questo caso non c'è una citazione esplicita pare proprio che il testo si riferisca alla vicenda che vede come protagonista Jim Jones, o per meglio dire tutta la congrega del Peoples Temple, una setta religiosa. L'episodio, che scandalizzò l'opinione pubblica americana e mondiale, riguarda il fatto che questo leader spirituale convinse più di novecento membri della setta a commettere suicidio (inclusi i bambini) - dopo aver anche assassinato cinque persone esterne alla congrega. Il culto in questione era più uno stile di vita che una religione, una sorta di comunismo cristiano (possiamo immaginare quanto fosse osteggiato dal Governo il comunismo negli anni '70 negli U.S.A.) in cui la componente religiosa rivestiva un ruolo marginale (secondo alcuni Jim Jones era addirittura ateo). L'episodio del suicidio di massa, che rappresenta in maniera plateale la deriva che può raggiungere il fanatismo religioso (tema che, purtroppo, è ancora attuale), è il nodo centrale del testo. In questo testo il sacrificio viene compiuto nel nome di Satana, in un intento blasfemo di violare la sacralità della vita, in una empietà simboleggiata anche dal Crocifisso: simbolo del suicidio sacrificale e della sterilità. Si inneggia all'angelo nero, a Satana, chi si suicida si presenta come il crocifisso, nell'ultimo rituale per porre fine alla propria vita. Questo gesto serve per arrivare come un dannato all'inferno, per causare la collera di Dio, per commettere un peccato capitale che purificherà l'anima col fuoco, per arrivare così a Satana, visto che Lucifero non mente mai. A questo punto, morente, affida lo spirito a Lucifero, semidio, nel nome del suo padre Satana, augurandosi di trovare pace quando diverrà dio. La musica inizia con un fade-in di chitarre distorte e veloci, sembra di ascoltare Black, la batteria ha una doppia cassa che piano piano prende un incedere Death mentre le chitarre passano ad un terzinato aggressivo; c'è velocità ed emergono anche influenze Thrash (specie nei passaggi di chitarra dopo le stoppate), grande velocità, dopo un inizio in scream la voce passa ad un growl sforzato e gutturale, la musica potremmo definirla adesso come un veloce Thrash/Death. C'è grande velocità e di tanto in tanto ci sono dei cori che impazzano nella parte centrale in cui diventa una vero e proprio inno a Satana: parti costantemente stoppate, con cadenze cariche di groove e sottolineate dai cori growl/scream che vanno all'unisono e scandiscono il testo con violenza. E' una parte che si attacca subito in mente, un coro da stadio di Satana. Riffoni semplici, ipnotici, che si ripetono a lungo, si attaccano in testa, poi parte un assolo assassino, acuto e vorticoso, vibrato e carico di fischi che sembrano non finire mai mentre la batteria impazzisce di colpi, un growl profondo e prolungato ed una moltitudine di scream dannati. Altra strofa che segue immediatamente e la voce resta bestiale, variazione con profluvio di piatti, chitarra che si prolunga e voce che scaglia un ultimo urlo bellico, poi stoppata finale. Un pezzo di impatto, una mattonata che resta in mente, altro pezzo breve che si esaurisce in pochi minuti ma che si farebbe subito ripartire da capo.

Oblivious to Evil

Andiamo avanti per ascoltare "Oblivious to Evil (Ignaro del male)" inizia con un riff abbastanza Thrash cui si collega una doppia cassa non troppo veloce, poi la chitarra in un riff solitario dopo un breve coro di growl e scream, riprende il pezzo con un'andatura Thrash e le voci in un coro brutale. Il riff procede bello ritmato, con le cadenze accentuate dal rullante, la batteria lancia delle precise scariche di doppio pedale, la voce è quell'elemento che apporta il Death ad un pezzo che altrimenti sarebbe stato un, pur sempre massiccio, Thrash Metal. Variazioni di chitarre dialogano col coro estremo, poi accelerazione improvvisa e quindi la musica e voce raddoppiano la velocità e segue una lunga ed articolata serie di assoli in pieno stile Slayer: ci sono le cascate di scale, i fischi e le parti graffiate, il tutto reso in un avvincente duello chitarristico, sotto la batteria pesta forte col rullante e crea una devastazione che fa da base ai fischi graffiati, poi stoppate e chitarra con un riff solitario tra sfumature di piatti. Riprende la strofa, il ride accarezzato con groove, la voce è ancora minacciosa e bestiale, un'aggressione sistematica che sfocia spesso in un coro growl/scream. Dopo una parte strumentale il riff continua e si spegne di colpo in una stoppata improvvisa. E' un pezzo brevissimo che si compone di parti che si ripetono uguali e con poche variazioni: lo stile è essenzialmente quello degli Slayer e l'obiettivo è quello di dare sostegno all'elemento principale del pezzo che è costituito dalle serie di assoli scatenati. In questo testo i dannati invitano l'ascoltatore a raggiungerli: una notte malvagia, il sacrificio del bambino ancora non nato; l'ingresso nel regno dell'oscurità cui si accede dopo il rituale di sodomizzazione, non c'è luogo in cui nascondersi, si spalancano i cancelli che gli danno i poteri dell'oscurità. Nel coro viene rivolta l'offerta rituale del sacrificio umano per cibare la progenie infernale ed invocarne il male. Si esorcizza il potere dei morti, si inverte la croce del tempo (un blasfemo gioco di parole che vede la croce come una clessidra che, se invertita, riprenderà a scandire un nuovo corso temporale, quello dell'Anticristo appunto); viene tenuta in serbo l'anarchia satanica nel suo segno cicatrizzato (ricordiamo che, non molto tempo dopo, Benton avrebbe seguito l'esempio di Manson praticandosi una cicatrice in fronte). Il testo continua invocando le legioni infernali di Lucifero affinché distruggano ed uccidano ogni cosa, nell'ultima strofa invece è Lucifero stesso a parlare (oppure il protagonista che raggiunge il rango di signore demoniaco) che scatena i demoni dell'oscurità, dèi che banchettano con la carne umana, chiede di essere preparati per raggiungere il regno dei morti e di essere liberato dagli angeli che sono così giusti, perché il nostro Dio è morto.

Dead by Dawn

"Dead by Dawn (Morti all'Alba)" riprende la trama di un noto film horror: "The Evil Dead" (1981 - diretto da Sam Raimi). La trama del film, e di questo testo, ruota attorno alla scoperta di questo Necronomicon, un libro dei morti di origine babilonese, assieme a dei supporti audio con incantesimi che avrebbero successivamente evocato dei demoni che possederanno dei personaggi per poi scatenarsi nel mondo intero. Si parla quindi del libro dei morti, rilegato in pelle umana, sul quale è stato scritto con parole di sangue, il demone che si cela all'interno non può essere visto, celato nelle pagine del Necronomicon. Sette signori di una forza fatale e malvagia stanno davanti a dei portali antichi e bizzarri, pronti a riversarsi nella nostra dimensione e fuggiti dal castello di Kantar (forse il castello di Kantara a Cipro), cercano la tomba, cercano di possedere dei corpi umani per potersi manifestare, cercano lo stupro e la violenza, la morte; vogliono bere il sangue, che è l'acqua della vita, appaiono nel mondo e terrorizzano gli uomini. Sono quelli che guerreggiano, domineranno ancora, saranno tutti morti all'alba quando verranno cantati inni di morte; il protagonista cerca di convincersi che tutto questo non è vero ma è solo un incantesimo del Necronomicon, ci sono torture nel passaggio che porta da una dimensione all'altra, attraversato dai demoni che si riversano nel nostro mondo per portarvi morte. Sebbene il film si basasse sulla fantasia di Lovecraft questo testo vuole rileggere la trama in una versione più satanica, anche per mantenersi in tema col resto dei pezzi. Serie di stoppate e poi forte velocità con blast di rullante, riff solitario di chitarra che lancia un nuovo assalto con esplosioni di cassa e decorazioni sui piatti, la batteria è un carro armato possente, i riff di chitarra sono di impianto Thrash, poi un assolo squillante ed acuto con ingresso fischiante, parte centrale con scale veloci ed uscita vibrante e graffiata. Il riff ha diversi elementi Death, dati dalla ritmica principalmente, e dalla voce bestiale di Benton, all'inizio è un growl in stile vecchio, poi la voce si fa uno scream diabolico di matrice Black, il riff va avanti mentre in sottofondo si sentono delle urla demoniache (anche effettate); stranamente il pezzo ha anche delle componenti Death Grind che emergono specialmente nei cori doppiati da growl e scream, con una struttura che prevede tempi velocissimi e stoppate continue che marcano i tempi forti con ostinazione, è una trivella continua che assale l'ascoltatore di continuo. Il ritornello è feroce, con prevalenza di scream, lascia spazio ad una parte strumentale che mostra una struttura Thrash, un ritmo marcato da colpi di rullante e basso, poi l'assolo che inizia turbinante e melodico, una serie di melodie dissonanti da Progressive Death, poi dei fischi su un impianto di batteria pieno di pelli, poi la voce si presenta in growl e recita delle frasi veloci, in sottofondo urla demoniache, dopo una breve pausa la voce torna sotto forma di scream, poi di nuovo il ritornello col coro di voci bestiali e quindi finale improvviso con stoppata. Questo pezzo vuole essere semplice e diretto, ci riesce ed assesta numerose bastonate in faccia all'ascoltatore: l'elemento fondamentale è la voce di Benton, un coro esasperato ed esagerato nel volume e nella violenza, è quel quid che rende il pezzo estremo.

Blaspherereion

"Blaspherereion" è a metà dell'opera, inizia con delle plettrate alternate ed una serie di stoppate, accordo aperto e lasciato sfumare, poi una partenza al limite del Grind in un Thrtash velocissimo e tempestato di piatti, la voce è ossessiva, più vicino ad una voce pulita che ad un growl, è aggressiva e brutale, prolungata sui finali. Blast a manetta, piatti usati come se fossero un rullante, continue pause interrompono l'assalto che riprende sempre con lo stesso vigore. Quello che si sente è un Thrash/Death grezzissimo, veloce, con qualcosa di Grind, la voce è sfiatata ed in certi punti strozzata, in alcuni frangenti diventa uno scream che sorprende l'ascoltatore; ci sono dei giri strumentali e dopo si riparte da capo con la strofa. Una serie di aggressioni vocali, le chitarre poi vengono lanciate e quindi ci sono meno stoppate ed il riff è più fluido, a volte ci sono degli scream durante i quali le chitarre si fermano nell'accordo che prosegue. Ad un certo punto il ritmo cambia, si fa più cadenzato ma non accenna a rallentare, la parte è incisiva con dei cori che si fanno via via strada tra la voce cupa, sotto forma di scream riverberati, altri passaggi strumentali con blast di cassa prepotente alternato a colpi di piatti e rullante. Poi la voce di Benton introduce con un urlo un assolo in stile Slayer, si sente che questo pezzo è molto legato al Thrash e c'è da pensare che sia uno dei primi del gruppo, lo stile è grezzo e c'è una metrica Hardcore nelle voci che producono questi cori, nel ritornello, dal sapore Death Grind per via della violenza che ne viene fuori. Il pezzo è piuttosto lungo, in confronto agli altri, pur essendo costituito dalle stesse identiche parti che si alternano in maniera anche piuttosto prevedibile; in questo brano vince la veloce brutalità più che la creatività. Questo è un altro pezzo che attinge alla mitologia di Lovecraft, inizia quando viene spezzato il sigillo di Suhrim - nel Necronomicon questo è il terzo nome di Shazu, il quale conosce il cuore degli altri ed i loro pensieri, è in grado di cogliere le bugie e nulla può sfuggire alla sua vista che separa il giusto dallo sbagliato, in questo terzo nome c'è il potere di annientare i piani dei nemici, chi mente o mostra paura verrà ucciso senza pietà - per mezzo di Thoth - il quale è una divinità egizia associata alla conoscenza, Lovecraft crea il nome di Azathoth unendo Asa (dio egizio collegato alla fonte) e Thoth (dio egizio collegato alla conoscenza) - che lo libera, scatenando un massacro devastante. Una collera animalesca mostra Adar - che nella mitologia di Lovecraft è assimilabile all'Ade, un luogo coi cancelli infernali che nascondono una sorta di inferno (è anche il nome di un mese ebraico) - un male antico che vuole consumare, divorare le vite. C'è una distruzione di massa, bestemmie, devastazione; moriranno tutti per com'è stato scritto e senza possibilità di salvezza. Si invoca il signore del caos, della morte, per sterminare l'umanità che piaga il mondo; il signore Thoth è stato mandato a purificare il mondo attraverso la blasfemia. Anche in questo caso, pur ispirandosi al Necronomicon, i Deicide vanno a parare nel satanismo.

Deicide

"Deicide (Deicida)" è uno dei due pezzi che non compare in alcuno dei due demo, quindi è un inedito a tutti gli effetti, che dà anche il nome all'album ed al gruppo; analizziamo subito il testo. Inizia con un'esclamazione di orgoglio dicendo che nessun signore starà davanti a lui, è chi non riconosce l'autorità divina. Può colpire la luce e vedere attraverso la verità che è celata, è il Deicida e non c'è niente che il Signore possa fare perché è caduto, ha lasciato che il figlio morisse in croce, dimenticato, come un sacrificio che andava fatto. Sarà morto anche per lui, eppure non fa differenza perché lui non ci crede, ha mondato i suoi peccati ma non cambia niente perché la sua natura è malvagia e ne commetterà presto altri! La distruzione di Dio è la ragione di tutto il caos, della cecità dei fedeli che non ottengono nulla fuorché menzogne dalla fede, mentre il figlio di Dio non vivrà mai più. La vita deve pagare il proprio pegno alla morte prima o poi, non c'è scampo; la nascita del Deicida, occhi di dolore e suppliche di morte quando il figlio di Dio viene messo a riposare in pace. Ci vorranno tre giorni perché risorga, e se davvero lo farà il Deicida sarà pronto ad ucciderlo di nuovo, è stato lui ad uccidere Gesù, solo per vederlo sanguinare nel trono dei discepoli. Il Deicida è il male e non ha altre ragioni per uccidere Gesù: vuole il male e la distruzione del mondo; è lui a dominare il mondo. Poi la blasfemia continua ordinando di inchiodarlo alla croce. E' un testo forte in cui il gruppo si presenta in tutta la brutalità blasfema e senza compromessi, un culto del male che vede come obiettivo quello della distruzione del divino. Stoppate, rullate, colpi sui piatti e chitarre acute in plettrate alternate dal sapore Thrash, la parte rimane strumentale per diversi riff finché non si prolunga un accordo ed irrompe il coro growl/scream, altro dialogo strumentale fatto di chitarre in plettrate violente, batteria cadenzata con rullante e scariche di cassa, la voce è andante e ritmata, alterna growl e scream con ferocia. La strofa è incisiva ed ha un ritmo coinvolgente, il pezzo cerca di attaccarsi in mente pur dovendo rinunciare alla velocità, altre scariche di cassa che si alternano a momenti di plettrate veloci. Sfuriata strumentale con influenze alla Slayer date dalle chitarre acute e graffianti, serie di stoppate e si ripete la strofa con un'andatura più sostenuta, è una rincorsa violenta e distruttiva con un growl che poi si rinforza dello scream, altra variazione della base con un growl più profondo che si prolunga. Parte un assolo frenetico, il tupa tupa di rullante ci ricorda le radici Thrash, tra graffi e squilli si scaricano delle scale veloci; torna la strofa con la voce in un ritmo che obbliga a scapocciare, i tempi forti sono scanditi da un rullante sicuro e dagli accenti della voce, poi scariche di blast che si fa fisso mentre la voce raddoppia la metrica, cori di scream e poi effetti vocali demoniaci. Altro sfogo strumentale con un ride in bella vista e quindi il finale senza troppi complimenti. E' un pezzo che cerca di fare del groove la propria arma, privo di quella violenza grezza che invece è la forza di molti altri pezzi; da questa titletrack ci si aspettava di più, perlomeno che racchiudesse lo stile del gruppo che è fatto di un impatto più semplice, veloce e violento, non di groove orecchiabile. Mostra anche che il gruppo è maturato e non si accontenta della mera violenza: cerca dei pezzi che si incollino in testa, che abbiano un richiamo primordiale facile da seguire senza rinunciare alla brutalità.

Carnage in the Temple of the Damned

Si prosegue con "Carnage in the Temple of the Damned (Carneficina nel tempio dei Dannati)", si sente un allarme atomico e la voce di uno speaker che lancia l'allarme, vengono ad uccidere, invita tutti a bere il vino perché verranno tutti messi a dormire per sempre. Parte il pezzo con un assalto strumentale fatto di plettrate alternate al limite del Black, le voci sono un coro growl/scream malefico e demoniaco, con finali prolungati di scream, ci sono anche influenze Thrash/Death nella parte strumentale, la voce si lancia in quello che sembra un rap feroce ed estremo che si trasforma presto in uno scream, cui si sovrappone un assolo frenetico ed animale, fatto solo di scale veloci che sfumano con la stessa velocità con la quale appaiono. Ancora cori demoniaci, stoppate sul rullante e cassa, le voci sono brutali e si sovrappongono all'unisono, ancora groove ed interventi vocali che emettono versi demoniaci, di nuovo la strofa con un groove trascinante nella metrica veloce, quasi rap, ancora una volta un assolo questa volta pieno di effetti e parti graffianti, poi di nuovo scale veloci ed una lunga serie di fischi vibrati ed acuti. Il finale è uno stacco bestiale alla batteria. E' un pezzo che annichilisce, quello che davvero rappresenta al meglio questo album: groove demoniaco, tutto è veloce e bestiale, una legione infernale che mette a ferro e fuoco il mondo. Le parti scorrono così fluide ed interessanti che il pezzo sembra sempre nuovo pur consistendo di parti che si ripetono frequentemente (con qualche variazione), i due assoli non fanno che impreziosire il tutto. Questa carneficina nel tempio dei dannati ha una trama abbastanza simile a quella già incontrata parlando del suicidio rituale di massa: tutti questi peccatori si incontreranno dall'altra parte, la morte vince sulle vittime di questo programma blasfemo, sono dei peccatori, i demoni bevono il sangue, un concentrato di morte, mentre la congrega è tutta trapassata. E' una carneficina dei morti, cui segue la cremazione dei corpi benedetti, una fine con sermone, è un omaggio ad un'entità sconosciuta voluta da Mr. Jones (proprio quel Jim Jones di cui abbiamo già parlato); l'unica salvezza è quella di gettarsi verso le braccia della morte, verso l'empietà del suicidio, quella che era una congrega è adesso una massa di cadaveri, sia benedetta l'empietà. Un pezzo violento, blasfemo, irriverente, sadico; la musica tiene testa alle liriche con cori che inneggiano al suicidio di massa come se fossero delle voci folli che si avvicendano nella testa di Jones.

Mephistopheles

"Mephistopheles (Mefistofele)" è l'altro pezzo inedito incluso in questo album, una chitarra a plettrate veloce, l'altra risponde e poi si innesca la furia della batteria inarrestabile, veloci stoppate e ritmi serrati, ancora una volta un botta e risposta di chitarre cui segue una serie di blast senza pietà, la voce ha lo stesso groove di Deicide ma questa volta è un coro violento con uno scream sguaiato e veloce, c'è aggressività e brutalità a carriolante, i finali sono prolungati e distorti con cattiveria, le chitarre sono veloci con passaggi acuti a fine riff. Questa volta le voci convincono perché sono cariche di blasfema malvagità, sono degli urli potenti che ispirano brutalità. Lo stile è prevalentemente Thrash eseguito a velocità disumana, ma con una buona precisione che la dice lunga sulla preparazione tecnica del quartetto. Ogni tanto compaiono i cori, specie nel brigde e ritornello che è un continuo di aggressioni corali estreme su un sottofondo chitarristico con incursioni di squillanti. Passaggi stoppati, riff pieni di botte di rullante, un assolo bestiale, veloce ed intricato, il ritmo cambia e la chitarra squilla, poi l'assolo si prolunga e sembra arrestarsi per poi ripartire con un riff sfrenato e cattivo, la parte prosegue in maniera strumentale ripetendosi identica ed aumentando la cattiveria del brano con le successive stoppate e stacchi di batteria; altro rallentamento. Dopo la ripetizione della strofa e delle altre parti descritte parte una chitarra veloce e distorta, la risposta dell'altra chitarra e del basso frenetico non si fa attendere, il pezzo continua quindi in un botta e risposta strumentale fatto di un Thrash/Death carico di groove che poi si spegne di colpo. Si parla della mano che ha scritto il libro del male, probabilmente il Necronomicon, che culmina nella formula del potere malefico; un riflesso schizofrenico, crea vesciche e mutila corpi poi vengono citati i Mirmidoni di Goethe (il quale scrisse un poema, Achilleïs, sulla storia di Achille), questi mirmidoni, nella mitologia erano un popolo di formiche trasformate in uomini da Zeus per ripopolare l'isola di Egina, questo popolo conservava la cinica e spietata efficienza delle formiche che si rese manifesta, in tutta la crudeltà, nell'Iliade di Omero che racconta di quando fu guidato da Achille nella guerra di Troia: erano guerrieri spietati, efficienti ed obbedienti, con una cinica crudeltà. Questi mirmidoni sono come le legioni infernali che infliggono sterminio agli angeli che fuggono per le loro vite, (tutta questa parte del testo è stata presa dalla precedente versione di Day of Darkness), si invoca l'intervento di Mefistofele, gli atei vengono mandati al mondo per inseminarlo di blasfemia, Mefisto sta venendo a reclamare la sua anima per l'inferno, c'è distruzione e bestemmia, diventerà lo scudo di Satana ed avrà l'immortalità.

Day of Darkness

"Day of Darkness (Giorno di oscurità)" prende spunto dall'Apocalisse parlando di un giorno in cui il fuoco piove dal cielo, pregano ma l'oscurità discende e li uccide, un dolore infinito, una crocifissione che viene dall'alto per farli pagare, per infliggere un supplizio. Adesso le forze del male sono su di noi tutti e ci chiediamo che ne sarà di noi, le forze del male si mostrano e le forze del bene sono responsabili della venuta di questo giorno. Il testo è brevissimo e si ripete anche identico. Quello che emerge è la volontà di avere un messaggio breve ma che arrivasse nel modo più chiaro possibile: l'Apocalisse si avvicina ed arriverà per colpa delle forze del bene che hanno permesso che le forze del male si preparassero per questo giorno in cui infliggeranno innumerevoli supplizi agli uomini. In quell'occasione tutte le certezze crolleranno, il giusto e sbagliato non avranno significato e ci sarà solamente uno sterminio. Il brano inizia con delle plettrate abbastanza melodiche e molto veloci, poi il pezzo prende il via con una voce Black Metal che introduce l'assalto, c'è un riffing Thrash bello tosto e movimentato, stoppate continue, cori vocali con una voce che adesso si assesta sul growl, aggressione continua e dei passaggi strumentali a metà tra Thrash e Brutal, ancora cori incisivi e veloci che poi lanciano una nuova fase strumentale accompagnata da urla demoniache. Arriva l'altra strofa e tutto è molto Black, bestialità e violenza, velocità e brutalità, i passaggi strumentali portano ad una variazione più veloce e poi ad un assolo nel quale si ripete il ritornello solo che c'è un assolo al posto della voce, questo è un lungo assolo veloce in stile Slayer, con una serie di note veloci e vibrate fino al finale che arriva poco dopo. Pezzo grezzo che proviene certamente dalle prime esperienze del gruppo e ne conserva la ferocia e l'entusiasmo.

Crucifixation

Arriviamo quindi a "Crucifixation" (Crocifissazione, termine appositamente errato, perché in inglese per dire crocifissione c'è crucifiction), una chitarra in un riff Thrash, la risposta dell'altra chitarra, stoppate della sezione ritmica e quindi il riff prosegue con tutti gli strumenti, un rullante semplice ed immediato, dei passaggi caotici alla chitarra che lancia un assolo vibrato e squillante, la voce canta in coro demoniaco sopra l'assolo generando una violenza indicibile. Una parte incisiva che poi sfocia in un assalto Black a plettrata alternata e calda, la voce sembra di nuovo un rap violento in growl che si trasforma in un coro di scream prolungato, gli strumenti vengono lasciati sfogare ma poi la voce torna in coro per regalare altra blasfema brutalità. Colpi aggressivi di cassa, non sempre precisi, le voci intervengono in velocità brutale, come delle pugnalate, poi un assolo in stile vagamente Progressive accompagna altri cori demoniaci e violenti, l'assolo finisce con un fischio e relativa eco, torna il riff principale, la voce si fa sentire ancora nel growl della strofa con la metrica veloce e finale in scream, le chitarre sono inarrestabili e la batteria segue una linea da Black Metal. Il pezzo è cattivo ed ha più componenti Black che Death, le incursioni vocali del ritornello sono veloci ed incisive, frettolose, poi segue un botta e risposta tra voce solista e coro demoniaco. Nel finale un breve suono di dungeon col cancello infernale - che era stato aperto nel primo pezzo - che si richiude. Un pezzo bestiale col quale si chiude un album brutale e senza compromessi, specie se collocato nel contesto temporale del 1990 in Florida. Nel testo si celebra la vittoria di Satana, signore dei signori e re dei re, che spiega le sue ali in trionfo. I giusti gli danno la caccia, costringendolo al pentimento, ma per mezzo della croce inversa di Lucifero verrà salvato dalla distruzione ad opera degli alti prelati, la croce si inverte in modo violento ed indisturbato. Per spezzare le catene che trattengono il male, morire su una croce di morte incerta, una terminazione sacra. E' un messaggero della messa di Satana, accecati dal crocifisso che è un'impalazione sacrilega, va ucciso il figlio di Dio, va reclamata la croce inversa; la dannazione eterna dell'inferno, dal signore, la crocifissione. Infine si chiede dov'è il suo crocifisso visto che non può morire senza.

Conclusioni

Un album tosto, bestiale, che segna un momento molto importante per il Death/Brutal americano, specie per la scena floridiana. I Deicide si presentano in tutta la loro furia blasfema con questo lavoro che, con la durata di circa mezz'ora, rappresenta ciò che di più estremo ci si potesse aspettare all'epoca (ed anche di più!). I nostri si presentano con dei pezzi ri-registrati, con una produzione più degna ed all'altezza della situazione, tratti dai primi demo e due inediti; lo stile ha un'innegabile base Thrash sulla quale sono innestati degli elementi Black/Death, in alcuni frangenti la velocità e le vaghe influenze Punk/Hardcore hanno degli effetti che trasformano il sound in ciò che oggi definiremmo Death Grind. Tutte queste problematiche sui sottogeneri non animavano di certo l'arte dei Deicide che, all'epoca come ancora oggi, pensavano solamente a fare più casino possibile; in questo album, specie coi pezzi inediti, emerge la voglia di farlo con dei riff animaleschi ma semplici, diretti, facili da seguire e da ricordare. Sono proprio queste le caratteristiche che hanno decretato la vittoria e la durata, nel tempo, di questo album preso da molti (ed a ragione), come caposaldo del genere ed ispirazione per i lavori futuri. Il growl di Benton non è di certo all'altezza degli standard odierni, ma ne è l'indiscusso precursore (assieme a quello di Chris Barnes dei Cannibal Corpse che esordivano nello stesso periodo); l'uso dei cori è una novità sconvolgente che tanto cambierà il mondo del Metal Estremo in generale, imponendosi come modello dall'impatto tremendo che sarà adottato da molte altre formazioni (vedi i Behemoth). Un album breve (non di certo per i canoni di allora per i quali, data la proposta estrema, ritenevano più che generosa questa durata) che non ha perso nemmeno un po' della propria brutalità e può essere goduto ancora oggi. A caratterizzare questo album c'è anche l'ossessione per i testi blasfemi, a volte sarcastici altre brutali, che prendono anche spunto da vicende della cronaca o addirittura anche da mitologie e romanzi, ma vanno sempre a parare in un satanismo violento e blasfemo che ha come unico obiettivo la distruzione e dissacrazione di tutto ciò che è santo e divino. Un album eloquente anche per quanto riguarda l'aspetto grafico, che richiama e gioca molto sull'immaginario relativo alla ribellione estrema ad ogni signore, così come inizia il testo di Deicide: "No lord shall stand before myself" che riassume il concetto principale del Satanismo visto come atto di ribellione di una legge divina che ci vorrebbe penitenti e sottomessi, in favore di una libertà sfrenata votata alla distruzione del mondo. Un album di blasfema brutalità, un concentrato di bestialità infernale pronto a marciare con la spietata e cinica forza delle legioni demoniache.

1) Lunatic of God's Creation
2) Sacrificial Suicide
3) Oblivious to Evil
4) Dead by Dawn
5) Blaspherereion
6) Deicide
7) Carnage in the Temple of the Damned
8) Mephistopheles
9) Day of Darkness
10) Crucifixation
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